13/07/2026


I PASTORI
di Gabriele D’ Annunzio
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzo i miei pastori,
lasciano gli stazzi e vanno verso il mare;
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti alpestri
che sapor d’acqua natìa, rimango ne
i cuori esuli a conforto che lungo la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano, e vanno pel
tratturo antico al piano, quasi un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri. O voce
di colui che primamente, conosce il tremolar
della marina! Ora lungh’esso il litoral
cammina la greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana, che quasi
dalla sabbia non divaria. Isacquio,
calpestio, dolci rumori. Ah perché non
son io co’ miei pastori?
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In autunno i pastori lasciano i loro monti e vanno verso le zone della pianura in terra di Puglia, al mare, per svernarvi; da tempo immemorabile la vicenda si ripete ogni anno, e nella gravità dei gesti di questi pastori, costretti ad un esilio lontani dalle loro case, sente la forza rassegnata e nostalgica. Alla discrezione segue il grido di rimpianto del poeta, che vorrebbe essere con i suoi pastori; con quelle persone che gli ricordano l’infanzia, i luoghi natii e la sua casa.
15/07/2026
Marco di Patty Ho letto il libro “Cristo si è fermato a Eboli”, ma so che ne esiste un’altro con quel titolo, e non ha niente a che fare con questo. Proprio come I tuoi poteridell’anima, tutti vorrebbero il tuo titolo. Ma è pazzesco! Parlami del libro più autentico di “Cristo si è fermato a Eboli”. Grazie!
Elena Allora, il primo che scrisse “Cristo si è fermato a Eboli, fu Carlo Levi, nacque a Torino nel 1902. Si laureò in medicina ma preferì dedicarsi alla pittura. Antifascista, amico di Piero Gobetti, e di Carlo e Nello Rosselli, collaborò attivamente alla diffusione delle idee di “Giustizia e Libertà. Subì il carcere e fu confinato in Lucania, dove conobbe le misere condizioni di vita delle popolazioni del Mezzogiorno e le descrisse con commossa partecipazione, nel suo primo romanzo”Cristo si è fermato a Eboli”. Amnistiato nel ‘ 36, dovette emigrare in Francia. Rientrato in Italia, la resistenza lo vide tra i suoi protagonisti. Ancora arrestato, dopo la liberazione Levi partecipò attivamente al dibattito e alla propaganda sull’arretratezza del Sud pubblicando altri volumi al riguardo. Morì a Roma nel 1975.
Diciamo che “Cristo si è fermato a Eboli è l’opera più riuscita e felice di Carlo Levi che, condannato al confine dal regime fascista rimase in Lucania dal 1935 al ’36 e scrisse questo libro, che è un diario della sua esperienza di conflitto, ma soprattutto sulla tragica realtà di un Sud assolutamente isolato dalla storia e dalla realtà di un mondo contadino chiuso nella propria arretratezza, consapevole della propria abiezione, ma privo della volontà di emergere. C’è però da parte di Levi, una particolare e duplice disposizione nell’osservare e vivere la realtà della Lucania: da un lato la sua preparazione culturale, la sua ideologia di intellettuale del Nord che lo spinge a parlare di rivoluzione contadina, dall’altro lato, una disposizione tutta affettiva e settentrionale che lo induce a mitizzare questa civiltà contadina per quel tanto di primitivo e di magico che essa ha, quasi l’astratta considerazione che l’esser rimasta essa ai margini della civiltà moderna le ha almeno consentito di conservare un sua compattezza di autenticità. I contadini sono per l’autore , i soli che, vivendo in una condizione disumana, appaiono coscienti della propria situazione: essi sanno ed affermano di non essere cristiani: questa consapevolezza li rende più autentici e buoni.
27/07/2026
Da tanto tempo ormai che dovevo scrivere di cosa parla il libro di Italo Svevo, pubblicato nel i923, si tratta della “Coscienza di Zeno” L’ultima sigaretta.
Questo capolavoro di Italo Svevo, parla del dopoguerra. La crisi sociale giunta al suo culmine con il disastroso imperversare della guerra mondiale, ha realmente isolato l’individuo che, posto dinnanzi al mistero della vita, ha finito con l’accettare la realtà così, come si presenta, rinunciando alla lotta e chiudendosi in se stesso. Zeno, vive così, tanto per vivere, egli non vuole essere travolto dagli avvenimenti e, nell’analizzare la propria coscienza, coglie le manie mediocri ed ossessive che rivelano il fondo banale dell’esistenza ed il piatto disordine della condizione umana. Analizzare la propria coscienza non gli serve per cercare le sue colpe, ma per analizzare la malattia, causa di quella debolezza che lo fa passare dai buoni propositi alle più amare disfatte. La sua incapacità, per la sua depressione, con la mancanza di una reale volontà, si esprime nel continuo proposito, nello smettere di fumare, e nel passare invece, la vita a fumare l’ultima sigaretta. L’unica sua forza è la caparbietà in cui difende il suo egoismo, e la tendenza all’umorismo: incapace di vivere con gli altri, Zeno sperimenta du di sé tutta l’insufficienza della condizione umana, ma sempre con un sorriso, tra ironia e indulgenza. Prevale però una visione della vita allarmante e disperata che porta alla sconfitta e all’alienazione dell’uomo affetto dal una malattia sociale, comune a tutti i deversi e di quelli che hanno sofferto molto e si sono rassegnati. La solitudine e l’inettitudine. Infatti Zeno è un innetto tanto negli affetti che negli affari, se ottiene risultati positivi, questo è dovuto solo al caso: Ogni sua azione sortisce sempre un effetto opposto a quello che si potrebbe immaginare, ed il suo successo è conseguenza dell’inettitudine, così come gli insuccessi scaturiscono dalla sua volontà di agire.
E. Lasagna
10/08/2026
IL SOCIALISMO E LA POLITICA INTERNAZIONALE
La lotta del proletariato è internazionale, non solo perché i proletari di tutto il mondo combattono contro la stesso nemico di classe e per lo stesso fine, ma perché non è possibile distruggere l’assetto capitalista della società borghese se non se ne distrugge la struttura nazionalista, base di ogni imperialismo. Il Psi appunto in quanto esprime i reali interessi del popolo lavoratore d’Italia ripudia ogni politica di cosiddetto ripiegamento nazionale, di isolamento politico, di autarchia economica; esso considera la solidarietà internazionale dei partiti proletari come elemento essenziale della sua azione, come lo strumento per promuovere e concretare una politica di pace che armonizzi gli interessi di tutti i popoli e avvii l’Europa verso la libera federazione di stati.
La fine della guerra, porrà sul tappeto in termini decisivi il problema del coordinamento unitario dei diversi paesi europei: e questa deve essere intesa come un’esigenza della ricostruzione socialista, come lo sbocco naturale a cui conduce l’evoluzione politica ed economica dell’ Europa, che liberata dai particolarismi capitalistici, dovrà raggiungere un’organizzazione federativa, avviamento dell’unione delle repubbliche socialiste. La carenza dell’internazionale operaia socialista e lo scioglimento della Terza internazionale, pongono il problema della ricostruzione del movimento operaio internazionale. La nuova internazionale dovrà realizzare sul piano della dottrina e dell’azione la sintesi dell’esperienze mondiali dei socialisti e dei comunisti, e unire i proletari d’Europa e del mondo nella grande lotta finale per il socialismo. Il Psi invia al popolo lavoratore un messaggio di fede, di entusiasmo e di cosciente ottimismo. Dure lotte furono per i lavoratori, ma da quella guerra la rivoluzione proletaria, il cui ciclo si è aperto molti anni or sono in condizioni pressoché analoghe a quelle attuali di allora, prenderà nuovo slancio e nuovo vigore. Quando la metà arrivò, uniti fra loro faranno un’Italia libera e socialista, in una Europa libera, socialista pacificata. (certamente non per molto, perché dittatori e pazzi alla guida di alcuni paesi hanno incominciato a giocare alla guerra rovinando interi popoli; ma chi ne pagano di più le spese sono stati, sono e saranno sempre i bambini.