LETTERATURA ANTICA E MODERNA QUATTRO

27/02/2026

 

Oggi ritorniamo da Giovanni Pascoli con “L’acquilone”

È una poesia di ricordi lontani,  e di nostalgica ma rassegnata malinconia.  Il poeta si trova a Messina,  insegnante di letteratura latina all’università;  l’aria tiepida di una giornata di fine febbraio,  gli riporta alla mente una giornata di primavera di tempo fa,  della sua fanciullezza,  quando ad Urbino studiava nel collegio dei “Padri Scolopi.  È un affollarsi di ricordi,  un susseguirsi di immagini,  in cui l’una richiama l’altra,  finché la poesia dei ricordi lieti si trasforma improvvisamente in poesia della morte e del rimpianto. La visione dei tempi felici passati,  richiamati alla mente del poeta,  dalle vive sensazionini olfattive della incipiente e precoce primavera,  in uno stupendo crescendo diventano illusione perfetta di realtà,  tanto che alla fine realtà e ricordo si alternano con naturalezza e delicatezza di voce.

Si ricorda quel giorno quando era in collegio;  lo stesso sole e la stessa stagione con le prime viole, sotto le foglie secche vicino al convento dei Cappuccini.  Si respira una brezza dolce,  le soglie delle chiese ormai sono piene di erba fresca,  sembra un’altra stagione,  un altro luogo,  un altro mese e un’altra vita come appunto era là in collegio.  Vede gli aacquiloni alzarsi in cielo come bianche ali sospese.  Il poeta immagine di essere là come quel giorno e osserva anche che nelle zone ombrose ci sono piante fiorite con le loro bacche invernali e sopra svolazza il pettirosso,  dall’altra parte al sole si vedeva la lucertola che faceva capolino.  Ed ora il vento si alza come gli acquiloni sono tutti fermi con davanti a loro Urbino ventoso ed ora incominciano ad impazzire:  uno di qua,  l’altro di là,  pencolano,  un altro risale e  sale rubando il filo dalla mano del bambino esile,  malato e uno strillo per l’emozione di averlo perso e il poeta ricorda uno ad uno i compagni della sua camerata e ricorda di questo bambino malato che salì in cielo come il suo acquilone;  quanto pianse per lui quel giorno!  Ma poi si ravvisò e tra lui e lui,  disse:  meglio venirci da giovane come hai fatti tu che da anziano.  Tu hai visto cadere solo l’acquilone, e la tua giovinazza,  ma hai goduto le mani di tua madre che ti pettinava i tuoi capelli e ti adorava,  mentre noi vecchi ormai,  abbiamo sofferto tante pene:  per i nostri cari,  per le guerre e per tutto quello che da adulti ci riserva la vita.

Elena L.

28/02/2026

Ho una prosa di una poesia di Gabriele D’annunzio,  “O falce di luna” .   Romantica e moderna come i giorni nostri.

O Falce di Luna

O falce di luna calante

che brilli su l’acque deserte,

o falce d’argento,  qual messe di sogni

ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,

sospiri di fiori dal bosco,  esalano al mare

Oppresso d’amor,  di piacere,

il popol de’ vivi s’addorme…

O falce calante qual messe di sogni

ondeggia al tuo mite chiarore qua giù.

 

PROSA

La visione di un paesaggio così,  suscita sempre in un animo sensibile,  sentimenti nostalgici, e rimpianto per la vita che passa e ci lascia da soli.  In una dolce notte di luna calante,  il poeta ammira e respira il silenzio delle acque del mare. Un dolce baglior si confonde nell’acqua cullata dalla brezza di maggio che riporta fin quaggiù il profumo dei fiori del bosco fino alle acque ;   una viva sensazione  di non essere soli nel silenzio e del bagliore della notte,  per i vivi profumi e tutto quello che si raccoglie dal silenzio.  La gente ormai è avvolta nel mondo dei sogni;  nell’amore della notte si è addormentata,  e la falce di luna continua a sognare complice insieme alla luce del  poeta.

Elena L.

 

05/03/2026

Con “I promessi sposi”nasce la letteratura moderna d’Italia.

I PROMESSI SPOSI

Il capolavoro di A. Manzoni è una delle massime espressioni letterarie di ogni tempo,  è un romanzo che molti hanno definito storico:  le vicende di “due promessi sposi” Renzo e Lucia, che dopo lunghi guai riescono finalmente unirsi in matrimonio,  si svolgono nel Seicento,  sullo sfondo della Lombardia dominata dagli spagnoli,  e si intrecciano variamente con gli avvenimenti italiani con la guerra dei Trent’anni e le sue ripercussioni,  dalla guerra per Casale Monferrato alla caduta dei Lanzichenecchi e alla peste milanese del 1630. Il mondo Secentesco ne viene fuori come un meraviglioso affresco,  visto nei suoi costumi sociali e politici,  rappresentata da figure di umili e di “potenti”,  di vinti e di vincitori,  sui quali aleggia e trionfa la Provvidenza Divina.  È necessario chiarire subito che il romanzo manzoniano,  non è come molti hanno ritenuto per lungo tempo e ingiustamente,  opera di edificazione religiosa,  e soprattutto esaltazione della rassegnazione e di abbandono inattivo ai valori della provvidenza;  essa invece segna il vero trionfo della grandezza di DIO,  che Manzoni nelle sue opere precedenti aveva visto il consolatore dei suoi figli ,  ai quali aveva dato la visione di sè: in esse Dio poteva con la sua bontà,  e solo come bontà,  salvare coloro che aveva illuminato e pervaso della sua grazia distraendoli e traendoli fuori dalla storia,  ma rimanendone egli stesso escluso,  come accade spesso nelle tragedie.  Ma nei promessi sposi,  Dio appare insieme come infinita bontà e come infinita giustizia,  quella giustizia che si accetti o si respinga la Grazia,  resta viva e operante in seno a tutta l’umanità.  E se ne rendono conto alla fine del romanzo,  i due sposi, che ragionando insieme sulle loro avventure, e cercando di darne un giudizio,  con popolana semplicità,  cavano una morale posta a conclusione del libro: “Dopo un lungo dibattere e cercare insieme,  conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato ragione;  ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani;  e che quando vengono, o per colpa o senza colpa,  la fiducia di Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore.  Questa conclusione benché provata da povera gente, ci sembra giusta come tutta la storia.

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Abbiamo preso un pezzo del romanzo da analizzare, la parte politica,  economica e sociale,  mentre il resto del romanzo dei due promessi sposi la lasciamo per più avanti;  il personaggio di don Abbondio lo abbiamo già conosciuto nel primo articolo di letteratura antica e moderna.  Il romanzo inizia proprio con “Questo matrimoio non s’ha da fare”.

In questo romanzo,  le vicende di Renzo e Lucia s’intrecciano con reali fatti storici accaduti nella Lombardia dominata dagli spagnoli.  Il romanzo ci dà un quadro storicamente esatto,  un tumulto scoppiato a Milano e del comportamento delle parti contrapposte dei dominatori e dei dominati:  la folla inferocita a causa della carestia,  ha prima dato l’assalto ad un panificio,  poi sempre più infuriata,  si è recata nel palazzo del vicario di provvisione che si occupa,  appunto dell’annona,  e sta per assalirlo mentre questi si nasconde,  arriva il sostituto del governatore spagnolo,  Antonio Ferrer,  che è benvoluto dalla folla perché aveva fatto diminuire il prezzo del pane,  provvedimento che non era certo servito a risolvere la crisi economica esistente a Milano,  ma che lo aveva reso molto popolare.  La folla infatti si aspettava da lui un atto di giustizia.  Il Manzoni sembra condannare contemporaneamente tanto la disonestà e l’astuzia di Ferrer,  quanto la stoltezza dei popolani che si illudono che l’autorità si possa mettere alle porte del popolo.  È qui l’aristocratico intellettuale che parla e che non può non descrivere con ironia sia il tumulto che l’intervento di Ferrer.  Si sente sempre sebbene stemperata nell’ironia,  l’amara convinzione manzoniana che le azioni degli uomini o sono  stolte o deprecabili (la violenza delle masse) o astute o disoneste (l’abilità del Ferrer nell’informare la folla).  Uno dei meccanismi più riusciti è quello del discorso di Ferrer che usa l’italiano per convincere e ingannare il popolo,  e lo spagnolo per dire la verità:  il linguaggio del potere è quasi sempre ambiguo e oscuro per poter meglio mentire.

06/03/2026

E adesso parliamo di “Fra Cristoforo”  Come parli frate?…

Renzo e Lucia saputo che il divieto della celebrazione del loro matrimonio è stato imposto da Don Rodrigo:  Il prepotente signorotto del luogo,  chiedono consiglio ed aiuto a fra Cristoforo,  del vicino convento di Pescarenico.  Il frate coraggiosamente decide di recarsi  da don Rodrigo,  per convincelo a desistere alla capricciosa passione concepita per Lucia,  ma il colloquio fra i due è tempestoso e vano.  Nei due si contrappone il “bene e il male”:  L’uno incarna l’umiltà cristiana,  la fede,  gli ideali di giustizia,  l’altro il sopruso,  la sicurezza dell’impunità,  il piacere dell’arbitrio.  Il frate riconosce una sola potenza:  quella di Dio,  l’uomo è esaltato dall’idea che la potenza sia misurabile con la capacità di sottomettere i deboli con la violenza.  Tuttavia in questo scontro tra bene e male,  Manzoni vede anche nel malvagio la possibilità di redimersi;  infatti don Rodrigo prova un certo turbamento ai richiami del frate, e addirittura ha paura quando sta per fare la sua profezia.  Fine

Come ho già scritto la parte che parla di Don Abbondio la troverete nel primo articolo di “Letteratura antica e moderna”.  Ciao.

Elena L.

Marco  Grazie Zia mi hai salvato un’altra volta.

10/03/2026

Oggi presento una poesia di Natalia Ginzburg, l’unica poesia che abbia scritto alla memoria di suo marito Leone Ginzburg, morto nelle carceri di Roma il cinque febbraio 1944,  ucciso dalla ferocia della Gestapo,  Natalia gli dedica questa poesia.  Lei era  nota nel mondo letterario con il nome di Alessandra Tornimparte, riprende il suo vero nome che dovette abbandonare,  per ragioni raziali,  nel periodo dell’oppressione fascista.  Il marito Leone destituito dall’inseguimento universitario di letteratura russa,  nel 1934 per essersi rifiutato di prestare “Il giuramento di fedeltà” al regime fascista,  fu perseguitato e arrestato diverse volte.  Fu uno dei primi collaboratori della casa editrice “Einaudi”,  e dopo la caduta del fascismo 25 luglio 1943 si trasferì a Roma.  Qui sopraggiunti i tedeschi, fu arrestato e recluso nel carcere di Regina Coeli,  dove morì per le torture subite. Aveva 35 anni.    Elena Lasagna.

MEMORIA

Gli uomini vanno e vengono per le strade delle città.

Comprano cibi e giornali, muovono a imprese diverse.

Hanno rosco il viso,  le labbra vivide e piene.

Sollevasti il lenzuolo per guardare il suo viso

Ti chinasti a baciarlo con un gesto consueto.

Ma era ultima volta.  Era il viso consueto.

Solo un poco più stanco,  e il vestito era quello di sempre.

E le scarpe eran quelle di sempre.  E le mani erano quelle

che spazzavano il pane e versavano il vino.

Oggi ancora nel tempo che passa sollevi il lenzuolo

a guardare il suo viso per l’ultima volta.

Se cammini per strada nessuno ti è accanto.

E non è tua la strada,  non è tua la città.

Non è tua la  città illuminata è degli altri.

Degli uomini che vanno e vengono comprando cibi e

giornali.  Puoi affacciarti un poco alla quieta finestra

E guardare in silenzio il giardino nel buio.

Allora quando piangevi c’era la sua voce serena.

Allora quando ridevi c’era il suo riso sommesso.

Ma il cancello che a sera s’apriva resterà chiuso per sempre.

E deserta è la tua giovinezza,  spento il fuoco,  vuota la casa.

OVUNQUE IO VADA SEI SEMPRE LA MIA TERRA

26/02/2026

Spesso rivedo il mio paese,  sì,  perché ormai sei diventato mio,  là come un sogno ad occhi aperti,  il lago,  vedo la verde collina  i giardini alberati e rigogliosi di fiori variopinti,  che man mano si libera dalle strette dei monti ,   si abbracciano e poi camminano da soli,  ma con il cuore colmo di noi. Il lungolago appassionato per le vie strette dove ci si incontra a scambiare una parola santa,  un bacio ad un bambino,  l’arrivederci a presto.  E guardandoci intorno in prospettiva sulle alture miti un  filar di cipressi allegri  e spettinati dalla brezza,   circondati da colli ed alte vette,  poi uno scrosciare di acque limpide dei ruscelli,  che lavano le nostre anime; e le case tutte ordinate come le menti delle genti beate.  In mezzo ai pini e castani ombrosi,  tra oleandri e melograni in fiore,  ci sei tu mio amato cuore (Il cavallo);  vedo e saluto tra le cime di alti pini,  i pescatori del paese con la Madonna ai piedi del castello,  che protegge le loro reti.  Là si vede lo spuntar del sole ,  coi  battiti brillanti della Vergine Maria e dall’altra parte il suo calar lontano che a volte parla ma a volte resta muto.  Il mio amor è lontano,  ma Tu mi salvi sempre tenendomi per mano.

Elena Lasagna

LETTERATURA ANTICA E MODERNA TRE

23/02/2026

 

Oggi ho una poesia di San Francesco d’Assisi.

SAN  FRANCESCO E  IL  LEBBROSO.

Di A.  Silvio Novaro

 

Svogliatamente al caval diè di spone

Francesco figlio di ser Bernardone

e uscì d’Assisi tacito e soletto,  e portava un

bel manto e un bel berretto,  ma triste egli era

e non sapea perché  mentre uno sguardo al ciel

d’autunno dié.  grigio era il ciel,  grigio il momte

Appennino,  e pien di foglie secche era il cammino.

Movensi al vento quelle foglie rosse:  la sua

tristezza ei non sapea che fosse…

Or mentre il pian cavalca pensieroso,  davanti

al suo caval vede un lebbroso,  che implora

l’elemosina col volto,  rotto dal male e

contraffatto molto.  Un freddo orrore si

raduna in mezzo al cuor di cavaliere un gran

ribrezzo gli lega i polsi.  Al suo caval s’abbraccia

perché da scudo alla vista gli faccia.

 

PROSA

 

Questa poesia narra con semplicità un episodio della  giovinezza di Francesco, quando ancora non era stato toccato dalla grazia di Dio.  Francesco,  figlio di un ricco mercante Pietro Bernardone,  era uno dei giovani più ammirati e invidiati di Assisi.  Eppure nonstante la ricchezza,   e la gioventù,  non era felice ,  anzi,  provava una grande insoddisfazione di sé,  di cui non riusciva a scoprire le cause.  Ma un triste giorno d’autunno,  il tipico autunno con le foglie secche trasportate dal vento e il cielo grigio,  Francesco se ne andò col suo cavallo senza una meta e senza allegria.  Appena fuori dalla città,  improvvisamente vide un lebbroso,  col volto devastato dalla malattia,  in atto di chiedere la carità.  Che spettacolo orrendo,  e il primo impulso per Francesco è stato quello di fuggire e di abbracciare più stretto il cavallo,   perché gli nascondesse la vista del povero malato.  Ma nel suo cuore nacque un sentimento di pietà:  scese da cavallo e trasse dalla sua borsa un fiorino d’oro e lo donò con gesto fraterno al lebbroso.  Poi non contento della carità che aveva compiuto volle baciargli tre volte la mano,  augurandogli la pace.  Poi montò a cavallo e nel partire si voltò per dargli ancora il saluto,  ma il lebbroso non c’era più.  Al suo posto c’erauna rosa che mandava un soave profumo e Francesco sentì il suo cuore sgombro di tristezza,   e pieno di allegria e di amore.

25/02/202

Domenica Annalisa mi ha detto che il prof. di Italiano di Marco si lamenta perché certi ragazzi non sono capaci di capire le prose e i riassunti.  Se devono fare una relazione non centrano il nocciolo ma prendono un frammento e girano intorno a quello.  Com’è possiile che ragazzi che il prossimo anno devono andare all’università siano così scarsi in Italiano.  Il prof. non è all’antica,  ma è un giusto:  ha quantaquattro anni.  Comunque lui mi dice che le dovrai fare così come le fai tu e non cambiare perché loro non sono capaci. Sai cosa ti dico?  Che meno fanno e meno farebbero con la loro testa,  ma quelli bravi non si lamentano.  Questa non è modernità,  ma incapacità!

Elena  Se gli lasciano usare l’intelligenza Artificiale sempre ,  per forza il loro cervello si aggrappa dove può.  Fra non molti anni avremo tutti dei ragazzi in deficit ,  cioè non in grado di capire le questioni principali di ciò che vuole dire un argomento  e non centrare il nocciolo di tutta la poesia e andare avanti per questa strada;  che serve anche per imparare a scrivere.  Comunque io lunedì ne ho fatta solo una,  oggi ti farò il resto e potrai venire a prenderle già dal pomeriggio verso le quattro  O le cinque. È come andare in aereo ed attaccarsi solo ad un’ala.

 

Oggi presento uno scrittore poeta indimenticabile di chi ama la buona letteratura:  Cesare Pavese in “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. (Dedicata al mondo)

 

VERRÁ LA MORTE E AVRÁ I TUOI OCCHI

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,  questa

morte che ci accompagna dal matino alla

sera,  insonne,  sorda,  come un vecchio rimorso

o un vizio assurdo.  I tuoi occhi saranno una

vana parola,  un grido taciuto,  un silenzio.

Così li vedi ogni mattina quando su te sola ti

pieghi nello specchio.  O c ara speranza,  quel

giorno supremo anche noi che sei la vita e sei il

nulla.  Per tutti la morte ha uno sguardo.  Verrà

la morte e avrà i tuoi occhi.  Sarà come

smettere un vizio,  come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,  come ascoltare

un labbro chiuso.  Scenderemo nel gorgo muti.

 

PROSA

 

Ho letto tutto di Pavese C.  :  poesie,  racconti,  saggi, ecc.  Questa persona così intelligente, sapiente, e tante qualità ancora,  ha sofferto molto la solitudine dell’uomo colto e alla ricerca di comunicazione con gli altri:  compagni di lavoro,  compagni di lotta e di donne amate a metà.  Ma egli non riuscì mai a vivere la sua vita con pienezza nel rapporto con gli altri:  era l’eterno incompreso.  L’impossibilità di comunicare con il mondo circostante,  lo portarono fatalmente a confessare il prorprio fallimento,  Egli non era capito perché era molto al di sopra delle righe;  questo lo portò alla morte.  Il suo suicidio non fu un suicidio improvviso dato da un colpo di testa,  ma un volontario distacco da un’esistenza che non gli apparteneva più.  Non aveva fede cristiana e spesso si abbandonava al vizio.  Nel 1937 aveva scritto:  Non riesco a pensare alla morte senza tremare a questa  idea:  verrà la morte necessariamente per cause ordinarie,  preparata da tutta una vita,  tant’è vero che sarà avvenuta.  Sarà un fatto naturale come il cadere di una pioggia.  E a questo non mi rassegno dece il poeta,  perché non si cerca la morte volontaria,  che sia affermazione di libera scelta,  che esprima qualcosa?  Invece di lasciarsi morire?  Perché?  Per questo.  Si rimanda sempre la decisione sapendo,  sperando,  che un altro giorno,  un altra  ora di vita  potrebbero essere affermazione,  espressione di ulteriore volontà che scegliendo la morte escluderemmo.  Perché insomma parlo di me,  dice il poeta,  si pensa che ci sarà sempre tempo.  E verrà il giorno della morte naturale.  E avremmo perso La grande occasione di fare per una ragione,  l’atto più importante di tutta una vita.

Elena L.

Oggi ho un’altra volta la prosa della casa dei doganieri di Eugenio Montale;  dicono che la prima è andata smarrita.  Come può essere.

LA CASA DEI DOGANIERI

Tu non ricordi la casa dei doganieri sul rialzo

a strapiombo sulla scogliera: desolata t’attende dalla

sera in cui vi entrò lo sciame dei tuoi pensieri e vi

sostò  irrequito.  Libeccio sferza da anni le vecchie

mura,  e il suono del tuo riso non è più lieto.  La

bussola va impazzita all’avventura,  e il calcolo

dei dadi più non torna .  Tu non ricordi;  altro

tempo frastorna  al tua memoria;  un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo;  ma tu resti sola,  né qui

respiri nell’oscurità.  Oh l’orizzonte in fuga,  dove

s’accende rara la luce della petroliera!  Il varco è qui?

Ripullula il frangente ancora sulla balza che

scoscende…  Tu non ricordi la casa di questa mia sera.

Ed io non so chi va e chi resta.

PROSA

 

Questa poesia è concordemente considerata una delle più belle non solo di E. Montale ma di tutti gli altri poeti contemporanei.  La tristezza e la nostalgia di un amore perduto ha ispirato il poeta questa poesia piena di sogni e rimpianti.  Egli ricorda la vecchia casa dei doganieri,  dove un tempo fu il punto d’incontro con la donna amata. Gli appare desolata dalla sera in cui si spezzò l’idillio e ne prova grande amarezza.  Il vento sferza da anni le vecchie mura della casa,  e il ricordo del viso dolce di lei  risuona nel suo animo triste.  Il tempo passa inesorabile,  e quella sorte che lui sogna non si avvera;  perché lei non c’è più e non sa se si ricorderà ancora di lui.  Egli ricorda di quando si incontravano,  un filo che non si ricongiunge più,non cè più empatia:  lei è lontana in tutti i sensi,  dal suo cuore e dai suoi occhi.  E così si allontana sempre di più il ricordo perché il tempo che passa gli toglie igni speranza.  L’orizzante sta scomparendo con la rara luce della petroliera (allora non si vedeva spesso quella luce)  e il poeta immagina di uscire dal sogno ricollegandosi alla realtà.  Lascia la casa che con tanto rimpianto ha voluto ricordare;  e non sa se ci saranno altri come lui (cioè lei) a ricordare la casa dei doganieri.

Elena L.

27/02/2026

Oggi ho un riassunto del romanzo di A. Josef Cronin,  grande scrittore contemporaneo,  intelligente con una personalità un po’ lunatica,  ma meraviglioso ugualmente perché si dice che quando non era in uno stato d’ ansia o nervosismo lui fosse una persona adorabile;  io non l’ho conosciuto.

LA MISSIONE DI SANT’ANDREA

Spiegazione

Padre Francesco Chrisholm,  scozzese,  riceve un giorno dal suo vescovo l’ordine di recarsi in Cina,  a Pai-tan,  dove già  qualche anno prima era stata fondata una missione cattolica.  Al suo arrivo però,  non solo trova la missione in un deplorevole stato di abbandono,  ma deve anche affrontare l’ostilità degli abitanti.  Tuttavia,  egli non si perde d’animo,  e per prendere più stretti contatti con quella gente,  apre un dispensario,  che a poco a poco viene sempre più  frequentato dai malati bisognosi di cure.  Padre Chrisholm crede  sia giunto ormai il momento di ricostruire la Missione,  non però nel luogo di prima ma sulla collina della “Verde Giada”,  dove si estendeva un magnifico spazio verde circondato da un boschetto di cedri.  Era veramente un posto meraviglioso per innalzare un monumento al Signore!   Ma il proprietario del terreno,  un giudice di nome Pao,  membro della corporazione dei mercanti e dei magistrati che controllano gli affari della città,  rifiuta di vendere la sua proprietà.  Eppure la provvidenza divina  ha stabilito che proprio su quel terreno venga fondata la missione cattolica.    Padre Francesco Chrisholm,  mostrò quel documento che gli rilasciò il signor Cià per ricompensare il padre di avergli salvato il suo piccolo di sei anni,  dall’infezione mortale:  Padre Francesco anche se non aveva mai operato nessuno quel giorno si fece coraggio e prese l’iniziativa molto importante per la sua vita perché per il bambino era questione di vita o di morte.  Padre Francesco allora non credette ai suoi occhi,  perché durante l’operazione il padre del bambino si mostrava indiffidente e ingrato.  Se il piccolo Yu era vivo lo doveva soltanto a padre Francesco e alle sue preghiere.  Ma siccome il signor Cià era parente e stretto collaboratore del signor Pao,  quest’ultimo non fu informato della donazione che Cià consegnò a padre Chrisholm e così ci fu una disputa poco gradevole per il sacerdote che aveva già rinunciato a quel terreno.  Ma cosa sia successo poi veramente fra loro resterà sempre un enigma,  perché il fato o Dio volle che padre Chrisholm avesse la sua missione proprio in quel’appezzamento di terreno e la chiamò  “La missione di Sat’Andrea:  comprendeva la chiesa incorniciata tra i cedri,  la sua casa di mattoni rossi, la piccola scuola,  il fornito ambulatorio e un grazioso giardino, ricco di piante e di fiori. La mano del Signore arriva ovunque…

Elena L.

 

 

SPIEGAZIONE DEL VANGELO SECONDO MATTEO n. due

20/02/2026

TENTAZIONE DI GESÚ

Dal Vangelo secondo Matteo

 

Dopo il battesimo Gesù sentì una voce dall’alto dire: ” Questo è il mio figlio prediletto,  nel quale mi sono compiaciuto”.

Gesù fu condotto dallo Spirito per essere messo alla prova.  Restò quaranta giorni e quaranta notti senza mangiare né bere.  Ebbe fame,  soffrì,  ma non si arrese al maligno.  Gesù resistette alle lusinghe di Satana che lo incitava ad accettare le sue proposte,  dicendogli con tutta la malvagità che aveva in sé,  di trasformare quei sassi in pani,  allora avrebbe capito che era veramente il Figlio di Dio;  ma Gesù  benché fosse agli estremi delle sue forze,  gli rispose: “Non si vive solo di pane”.  Basta la fede in Dio a fortificare le nostre tentazioni.  Allora il maligno non si rassegnò e condusse Gesù nella città Santa,  lo fece andare sul pinnacolo del tempio e lo esortò a buttarsi,  e se era il Figlio di Dio Lui lo  avrebbe salvato.  Ma Gesù superò anche questa prova e  gli rispose:”  Non tentare il Signore  Dio tuo “. Di nuovo il Diavolo lo condusse sopra un monte altissimo,  e da lì si vedeva tutto il paese,  le ricchezze del paese e gli disse che se Gesù avesse venerato lui,  cioè satana sarebbe stato il padrone di tutto ciò che vedeva.  Gesù vinse anche l’ultima prova di satana,  lo invitò ad andarsene dicendogli: “Adora il Signore Dio tuo e solo a Lui rendi culto”.  Subito dopo Gesù fu venerato da una schiera di angeli,  perché riuscì a mantenersi forte e vincere il male.  Quel male tentatore che ci perseguita quando desideriamo il superfluo?  La vita comoda senza sacrifici e senza lottare;  quella cecità di persone che restano indifferenti al male degli altri; e tutto quello che non è amore per il prossimo,  per il creato e per il Cielo,  può indurci in tentazione e peccato.

21/02/2026

IL MARTIRIO DI GIOVANNI BATTISTA

Dal Vangelo secondo Matteo

Giovanni arrestato per ordine di Erode Antipa,  governatore della Galilea,  viene rinchiuso nella fortezza di Macheronte.  Tutto questo succede per far tacere l’uomo che ha comunicato i vizi di Erode,  il tetrarca corrotto;  per finire queste accuse,  prima che dalle predicazioni di Giovanni si espandessero fino alla politica.  Ma Erode si ferma solo alla prigione,  non lo vuole morto,  lo considera un bravo profeta e politico,  lui lo vuole solo neutralizzare.  ma a volerlo morto invece è la nipote di Erode,  Erodiade  soggiogata dalla madre sempre per lo stesso motivo;  perché aveva sposato il fratello di suo marito morto e non voleva che fosse motivo di scandalo.  Una sera Erodiade ballò per Erode suo zio,  e infatuato di lei anche per come ballava,  gli disse che avrebbe esaudito ogni suo desiderio. Erodiade volle la testa di Giovanni Battista su un vassoio d’argento;  Erode restò perplesso a questa richiesta della ragazza,  ma poi una promessa era altrettanto da rispettare e non negò questo suo desiderio.  Così mandò qualcuno a decapitare Giovanni e portarono la sua testa su un vassoio d’argento. Lui non si ribellò,  Per Giovanni conta solo la sua totale disponibilità per la missione affidatagli da “DIO”  e non l’esistenza terrena del suo corpo.

 

23/02/2026

 

LA PECORELLA SMARRITA

Dal Vangelo secondo Matteo

 

12  Che ve ne pare?  Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una,  non lascerà forse le novantanove sui monti,  per andare in cerca di quella perduta? 13 Se gli riesce di trovarla,  in verità vi dico,  si rallegrarà più per quella che per le altre novantanove che non si erano smarrite.  14 Così il Padre vostro Celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.

Spiegazione

Quello che ci vuole dire l’evangelista Matteo è intelligenza razionale e irrazionale,  la serenità  e un crescendo clima d’ amore per Dio,  per il prossimo e per noi stessi.  Gesù è il nostro pastore e noi le sue pecore;  ha un occhio per tutti,  specialmente per chi ha più bisogno,  come la pecorella smarrita;  essa ha perduto la fede,  e si è inoltrata in una via buia senza uscita;  solo Lui può risanarla,  e noi con il nostro aiuto .  Dio ci insegna come vivere, come trattare con amore non solo la gente a posto e buona con la fede,  ma soprattutto chi non è in grado di superare la barriera del male per entrare nella grazia della fede.  Non ci dobbiamo vergognare a tendere la mano a nessuno di chi ha toccato il fondo o così facendo togliamo la grazia di Dio:  se amiamo amiamo Dio,  se odiamo odiamo anche  Dio.  Ecco perché Gesù lascia le novantanove pecore del gregge,  rischiando di non ritrovarle per salvarne una:  ma le altre ormai potevano camminare da sole,  quella smarrita no.

Lo stesso vale Nella parabola “Il figliol prodigo” :  Il padre del ragazzo smarrito ha seguito le orme del Signore come nella “Pecorella smarrita” .  Il padre aveva perso un figlio ma poi accettando il suo ritorno a casa l’ha ritrovato;  come molti padri e madri non farebbero.

 

25/02/2026

Annalisa   Perché non dai più la tua spiegazione del Vangelo?

Elena  Perché non voglio fare dei torti a nessuno.

I MIEI VERSI E POESIE CINQUE

17/02/2026

 

Amore è il ritorno della primavera

che dà il suo benvenuto al mondo

è la sinfonia di un tramonto d’estate con le sue calde

lame  piene di luce per te.

Elena L.


A volte un fiore sotto i rovi nella boscaglia

nasconde ciò che c’è di più prezioso in un cuore

 e nello spirito:  sensualità  potente che si lega al

profondo dell’anima, va oltre  questa fiamma

ed è la magia che solo l’amore vero sa riconoscere.  ( Ma se ti

sbaglierai troverai l’inferno! Se non esaudirai le sue

richieste ti rovinerà! Stai attento Piter!)

Elena L.

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18/02/2026

Il vero amore non si uniforma , resiste nell’essere se stesso;

vive nella realtà del cuore,  del corpo e dell’ anima e non si

perde mai tra le nuvole o tra le genti.

Elena L.

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Vai  dai poveri mortali,  eterno sogno d’amore,  io ti offro tutto di me  e del mio mondo.  Il tuo volto sarà mutevole,  vi si alterneranno la luce del divino,  la luce di mille vite in una sola e  la luce della speranza! Ineffabile Creatura! Offri la tua anima al giardino incantato delle rose.

Elena L.


19/02/2026

 

L’amore vero è grandezza che cela tra le pieghe della vita fino a sorprenderci, e arricchisce ciò che già ci appartiene,  senza stancarci mai.


20/02/2026

Tu sei la mia grande sete davanti a una fonte di acqua fresca. Come l’agonia di una vita cerca l’acqua della fonte di Dio Salvatore.


21/02/2026

 

I malintesi nascono dalle passioni instabili.  L’animo sensibile ritrova dimensioni interiori grandi piene d’amore vero.


22/02/2026

Un essere umano senza l’amore vero è come la Madre Terra colpita dalla siccità.  Non aspetta altro che la sua acqua per poter germogliare e vivere felice senza morire dentro come la cenere.

23/02/2026

Amore è irrazionalità lucida.  Questa minima differenza è di grande importanza.

 


25/02/2026

Le parole d’amore fanno  bene al cuore sempre!

 


Amore è anche:  soffermarsi ad ascoltare lo sbocciare di una nuova stagione;  perdersi nella natura, una foresta di simboli,  un tempio in cui ci si può annullare,  dove si sente l’essenza del tutto:  il profumo dei fiori,  il verde delle praterie,  l’abbaraccio del sorriso di un bambino.  L’udire di una musica che ti penetra dentro l’anima;  lasciarsi andare a sensazioni allusive spesso non dominate dalla percezione razionale.  In questo tempio della vita si raggiunge l’estasi dei sensi mai provate prima come l’amore vero atteso da una vita.  All’improvviso scopri nuovi mondi misteriosi che si aprono all’uomo per coglierne il senso del divino  in  un cantico d’amore.


 

La menzogna non è solo menzogna,  ma è il contrario dell’amore.


28/02/2026

Mi hanno chiesto:  qual è la differenza tra amore e amore grande?  Come dovrebbe essere un amore grande?

Elena  Quando proviamo amore per qualcuno,  io credo che non ci sia una difinizione di amore grande o amore appena.  O è amore o non lo è affatto.  Chi sa amare davvero non ha bisogno di altri amori o di batticuori,  perché se vi batte il cuore e dite che siete innamorati di un’altra persona allora non amate né uno né l’altro. Per me esiste solo l’amore vero.


04/03/2026

L’amore vero non chiede nulla in cambio, ma non si può sostituire mai.

09/03/2026

 

LEALTÁ

Ritornerà la sera, come l’acqua del lago

sarà una sera limpida e luminosa,  nel

cuore e dentro l’anima sei solo tu.  Sei il Cielo,  la Terra,

dolcezza che risplende  bellezza infinita.

Sei di anima viva,  una stella sperduta che

che illumina nella luce dell’alba.  La speranza

vita delle stagioni,  il torrente del cuore si rispecchia

sopra il tuo cammino;  dove sei tu c’è la vita e l’amore

per il mondo!

 

Elena  Lasagna 09/03/2026

(Dedicata al Cielo)

 

SPIEGAZIONE DEL VANGELO SECONDO MATTEO

13/02/2026

 

IL DISCORSO DELLA MONTAGNA

Dopo ogni miracolo e clamorose guarigioni,  Gesù è creduto da molta gente;  altra gente lo guarda con sospetto e diffidenza,  ma cerca di non darlo a capire,  tenendo ben nascoste le piaghe dello Spirito.  Gesù legge nelle loro anime,  e così salì sulla montagna,  gli apostoli si sedettero intorno a Lui facendosi ascoltare prima da loro,  prese la parola recitando le “Beatitudini”:  il codice dell’amore,  prolungato quel giorno e mai più revocabile.  Viene definito il rapporto verticale tra ogni uomo e Dio soldato,  al rapporto orizzontale di tutti gli uomini tra loro.  Certe sue parole hanno guarito i malati,  altre indicano la via per il risanamento dello spirito;  e requisiti capitoli per la conversione da perduti a beati. Ogni segno è un gesto d’amore,  e ogni gesto d’amore è accompagnato da riferimenti alla fede e da inviti da imitazioni di lui.  Gesù dice:  chi predica l’amore deve essere il primo a praticarlo.

 

16/02/2026

LA NASCITA DI GESÚ

 

Un giorno,  nove mesi prima a Nazaret,  Maria ricevette il messaggio destinato a sconvolgere la sua vita e quella di Giuseppe.  L’Angelo Gabriele entrò nella casa di Maria e le disse: ” Ti saluto piena di grazia;  il Signore è con te”.  Ma Maria si turbò a queste parole e si chedeva che cosa volesse dire questo saluto.  Ma l’Angelo soggiunse e le disse:  “Non temere Maria perché tu hai trovato grazia presso Dio;  concepirai e darai alla luce un bambino e lo chiamerai Gesù.  Sarà grande e da grande Egli verrà chiamato Il figlio dellAltissimo,  e Dio gli darà il trono diDavide suo padre e regnerà nella casa di Giacobbe per sempre,   il suo regno non avrà mai fine.  Allora Maria disse all’Angelo:” Ma come avverrà questo? Io non ho  relazione con alcun uomo”.  L’angelo le rispose:” Lo Spirito Santo verrà da te e la potenza dell’Altissimo  ti prenderà sotto la sua ombra,  per questo il bambino sarà Santo e verrà chiamato “Figlio di Dio”,  Emmanuele,  (Dio è con noi) .  Maria si assoggettò a questo destino più grande di lei;  ma non potè non pensare alla sua famiglia,  specialmente a Giuseppe.  Cosa dire a Giuseppe?  Le crederà?  Questo era il suo unico pensiero.  Matteo l’evangelista,  ci rivela che questa sua preoccupazione era grande e autentica.  Giuseppe saputa la notizia,  decise di ripudiarla in silenzio,  segretamente,  anche perché voleva molto bene a Maria,  non voleva farle del male.  Lui aveva già maturato questa decisione quando l’Angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse:  ” Giuseppe non temere di prendere con te Maria tua sposa,  perché ciò che ella ha concepito viene dallo Spirito Santo:  darà alla luce un figlio e tu gli darai il nome di Gesù.  Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati.  Quando si svegliò Giuseppe prese con sé Maria senza indugi.  Il tempo passò,  ci furono altri eventi dopo questi,  e un bel giorno Maria accompagnò Giuseppe fino a Betlemme  per il censimento.  Il viaggio era lungo e faticoso,  specialmete per Maria in quello stato,  ma Maria non era obbligata ad accompagnare il suo sposo,  lei ancora una volta decise di stare accanto a Giuseppe e lui accanto a Lei,  e poi nelle sue condizioni da gravida non si staccava mai da lei.  Arrivati a Betlemme,  si trovano nel villaggio binco,  sembrava un oasi di pace,  ma dentro era pieno di baccano,  di uomini tornati al paese per il censimento ,  di pellegrini,  pastori nomedi ecc.  Allora si recarono alla vecchia casa di Giuseppe,  ma anche lì era piena di ospiti,  non ci stava più niente,  Giuseppe era talmente preoccupato che non perse tempo,  si rifugiarono al riparo in una stalla per le greggi.  Maria,  proprio in quella notte mette al mondo un figlio,  lo fasciò,  e lo  depone in una mangiatoia,  dove si mettono i foraggi per le greggi.  In quel momento è nato il Salvatore di Israele;  ma solo due persone al mondo lo sapevano.  Non lontano da lì,  dei pastori  vegliato tutta la notte i recinti dei greggi,  per timore deavevanoi briganti stabilirono dei turni di guardia.  Il silenzio si era fatto ancora più profondo,  quando ad un tratto l’Angelo del Signore apparve in tutto il suo splendore e furono colti da grande spavento.  E l’ Angelo disse loro”  Non temete,  io vi annuncio una grande gioia,  che sarà quella di tutto il popolo.  “Oggi nella città di Davide  è nato il Salvatore che è Cristo Signore,  per questo vi servirà un segno,  voi troverete un neonato avvolto in fascie,  deposto in una mangiatoia”.  E subito si unì una schiera dell’esercito celeste,  che lodava Dio dicendo:  ” Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che ama.  I pastori allora abbandonarono i loro greggi e andarono a Betlemme dove trovarono Maria,  Giuseppe e il Bambino.  E mentre spunta un nuovo giorno essi glorificarono Dio per tutto ciò che hanno udito e veduto.

 

17/02/2026

 

I MAGI  SECONDO  MATTEO

La narrazione dell’omaggio reso a Gesù dai magi fatta dall’evangelista Matteo,  occupa nel Vangelo una parte importante.  In questo passo,  l’interpretazione logica,  va al di là del realismo storico:  e perciò il suo racconto può essere ben compreso analizzandone il signficato.  I magi venivano dall’Oriente,  dalla patria dei magi vaganti,  scrutatori di stelle,  e indagatori di misteri.  Sostanzialmente si tratta di stranieri.  Dopo i poveri,  sono gli stranieri ad accorrere riverenti presso Gesù.  E i loro doni al Bambinello,  simboleggiano tutte le ricchezze che i pagani portano con sé al momento della conversione:  la loro cultura,  le loro qualità umane,  e tutto ciò che di buono esiste per darlo in dono al grande Re.   I magi chiedevano in giro dove avrebbero trovato il neonato,  “Il Re dei Giudei”,  e dissero di avere visto sorgere una stella che li condusse proprio  là nella mangiatoia della stalla dove era nato ;  poi dopo   averlo adorato se ne andarono felici…

18/02/2026

  FUGA DALL’EGITTO

Il re Erode interrogò i Magi con l’inganno dicendo che voleva sapere dove si trovasse il  Messia per andare ad adorarlo,  mentre invece voleva trovarlo per ucciderlo;  ma sono stati avvertiti in sogno dall’Angelo di non tornare da Erode,  ma di ritornare al paese per  un’altra strada.  Erode dopo essersi accorto di essere stato ingannato dai Magi,  ordinò a tutti gli scribi e ai sommi sacerdoti del popolo di trovare il luogo dove era nato il Messia.  Erano appena partiti i Magi che un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe per dirgli di prendere con sé il bambino e Maria e di allontanarsi dal posto,  perché re Erode lo stava cercando per ucciderlo.  Così Giuseoppe,  Gesù e Maria partirono per l’Egitto e lì vi restarono fino alla morte di re Erode.  Nel frattempo Erode fece uccidere tutti i bambini che trovò,  al di sotto dei due anni;  andarono di luogo in luogo,  di casa in casa e ci fu la strage degli innocenti,  più di trenta bambini…

RITORNO DALL’EGITTO

Morto re Erode,  l’angelo apparve in sogno ancora a Giuseppe,  dicendogli di ritornare nel paese d’Israele perché ormai Gesù era al sicuro,  dal momento che chi lo perseguitava sono morti tutti.  Gesù era  sfuggito al massacro,  e  andarono ad abitare nella regione della Galilea, in una città chiamata Nazaret;  e così si adempì ciò che era stato detto dai profeti e Gesù fu chiamato il Nazareno.

Predicazione di Giovanni

Giovanni Battista,  nato alcuni mesi prima di Gesù,  ha scelto di vivere nel deserto,  un ambiente senza indulgenza per ogni tipo di debolezza.  Egli incontra gente di ogni tipologia:  poveri,  ricchi,  ebrei e non ebrei,  gente friduciosa e gente disperata ecc.  Ma tutta questa gente aveva qualcosa in comune:  tutti si aspettavano che accadesse qualcosa:  e a tutti egli rivela la venuta del Messia.  Li spinge a prepararsi,  diffonde a tutti la certezza del Suo arrivo,  perché l’atteso è già presente:  “si tratta di Gesù di Nazaret”  È mezzogiorno,  il sole sul deserto picchia forte,  screpolando anche le dune del deserto.  Giovanni è vestito come i beduini:  con una pelle di cammello,  per nutrirsi aveva miele e locuste. Si  affrettava verso il Giordano,  perché la gente arrivava da ogni parte di Gerusalemme,  da tutta la Giudea e dalle zone vicino al Giordano.  In riva al fiume lo aspettano i suoi discepoli,  sono sempre più numerosi,  e sempre di più;  ma  nonostante questo Giovanni non è soddisfatto,  anzi,  non lo è per niente. Lui vede con sdegno il suo paese cadere sempre più in basso,  nella fogna,  nel vizio e nella corruzione,  come Erode Antipa governatore della Galilea:  una fogna di corruzione e di vizio,  perché lui stesso è giunto a sposare la moglie di suo fratello.  Poi Giovanni viene attratto dalla corazza luccicante dei soldati e dice:  ci sono anche oggi dei soldati tra i seguaci in attesa.  Già ieri ne aveva battezzati due e chiedevano che cosa dovevano fare dopo il battesimo,  per essere davvero dei convertiti.  Giovanni rispose che non dovevano maltrattare il prossimo e di accontentarsi delle loro paghe che percepivano,  incitandoli a cambiare vita,  i loro pensieri,  affinché si trovassero puliti all’arrivo del Messia.  Giovanni lo ripete in continuazione dicendo loro:” Sta arrivando colui che è più potente di me;  se io vi bettezzo con l’acqua della conversione,  Lui vi bettezzerà con il fuoco dello Spirito Santo.  Lui saprà se siete grano da mettere nel granaio e se siete la pula da bruciare.  Con questo discorso Giovanni ci fa capire che senza la fede non riusciamo a vedere Dio nè tanto meno al riparo dall’inferno;  ma soprattutto la fede ci insegna come cambiare direzione per il nostro futuro e per il futuro del mondo.

20/02/2026

IL BATTESIMO DI GESÚ SECONDA VERSIONE

Dal vangelo secondo Matteo

Quel giorno Gesù dalla Galilea si recò al Giordano per farsi battezzare da Giovanni,  dove Giovanni è atteso da un gruppo di seguaci per ricevere il battesimo e per ascoltare la sua parola.  Ma tra la folla Giovanni riconosce Gesù;  si conoscevano già,  ma poi per le loro strade diverse si persero un po’ di vista,  ma non nel cuore.  I due giovani sono parenti, Giovanni pensa che Gesù sia venuto a parlare con lui,  come faceva qualche tempo fa,  a volte mettendolo anche a disagio.  Gesù ancora non ha fatto miracoli,  ma si è saputo della sua sapienza:  per Lui non c’era niente che non sapesse fare o dire.  Ormai Gesù per Giovanni era già un grande,  e non uno che doveva imparare da lui.  Però sapeva anche che Gesù non era ancora famoso come “Messia” ,  con una schiera di gente che lo adorava e una schiera che lo odiava, appunto per la sua sapienza e per essere l’unico vero “RE” come appunto avverrà nel corso della sua vita.  Ad un certo punto Giovanni e Gesù si trovano uno di fronte all’altro,  e quando Gesù china il capo per farsi battezzare,  Giovanni rimane perplesso,  anzi un po’ si altera perché davanti alla sua grandezza lui non avrebbe voluto battezzare Gesù,  non lo trovava giusto,   ma Gesù che battezzasse lui.  Gesù lo convince che questa è la volontà di Dio sulla terra.  Allora Giovanni comprende la parola “Giustizia” ,  lo fa scendere nel fiume e lo battezza.  Con questo atto,  qui incomincia la missione di Gesù e finisce quella di Giovanni.  Lui così umile e giusto si ritira per lasciare il posto al grande Re e Gesù percorre il suo camino senza di lui.  L’incontro ha sigillato i loro destini.  Uno incomincia e l’altro sta per finire,  addirittura Giovanni verrà poi imprigionato e decapitato per ordine di Erode…

 

 

 

 

 

DIALOGANDO CON VOI

13/02/2026

Residenza del dottor Robert e della dottoressa Linda

 

 

Buon S. Valentino a tutti gli innamorati  !

Amore significa non eludere mai la realtà immergendoci in facili distrazioni!

L’Amore è come un fiore perenne delicato da proteggere per non farlo morire mai.

Amore significa sentirsi  completamente liberi perché Amore è la pienezza del cuore e dell’anima.

L’amore non ferisce mai!

Se non sei capita non sei amata!

 

Annalisa  Che vuoi dire con amore significa sentirsi completamente liberi…

Elena  Certo non voglio dire di lasciarsi o di avere altre persone,  ma essere completamente liberi in questo senso significa che se ami davvero,  ti senti completamente libera dentro da ogni desiderio da ogni male da tutto il resto,  perché sei a posto così!  Poi non hai finito la frase che dice: “perché l’amore è pienezza, del cuore e dell’anima!”

16/02/2026

 

 

Annalisa   Perché ti sei scattata un selfie con gli occhi chiusi?

Elena  Perché  sabato pomeriggio sono andata a confessarmi e,  dopo avermi ascoltato, il parroco mi ha detto che ho il peccato negli occhi.

Annalisa  Quanto avrei voluto esserci per sentire quello che gli avrai detto!  Non oso chiedertelo.

Elena  Te lo dico  gratis:  io sono stata educata,  gli ho detto che se fossi stata senza peccato non sarei andata a confessarmi;  ho detto questo solo per essere gentile,  perché in realtà non ho fatto niente,  mi sono confessata per ricevere la Santa Comunione.  Lui rispondendomi maleducatamente,  io gli ho semplicemente fatto osservare di guardarsi dentro perché il peccato non era nei miei occhi ma nel suo cuore. Poi mi sono inginocchiata, ho salutato i Santi e sono uscita.  Bla,bla,bla,bla.

 

Annalisa  Ami di più i ricchi o i poveri?

Elena  Io amo le persone con la ricchezza interiore,  anzi la nobiltà d’animo;  poi che siano ricchi o poveri proprio a me non me ne può fregar di meno!  Sai sarò sfortunata,  perché la bruttezza interore la vedo ancora prima di parlare con una persona,  poi succede che mi dica:  ma dai non puoi sempre credere in tutto quello che vedi!  Invece sì,  devo crederci sempre se non voglio rimanere delusa.

Annalisa  È vero che anni fa sei stata fidanzata con un principe vero? Era straniero o italiano?

Elena  Prima era un vescovo,  adesso è diventato un principe.  Comunque se ti riferisci al principe inglese donnaiolo,  no!  Non avrei neanche accettato di conoscerlo!  Averli conosciuti ed essere fidanzati c’è un bel mare di mezzo.  Comunque sono cose che non devono riguardare che me stessa e nessun altro. Non sempre principi e principesse sono degni di ricoprire quei ruoli!  Intendo dentro l’anima.

18/02/2026

Annalisa  Sai mi sono accorta che tu non riesci proprio a mentire,  sei come l’acqua pura che scorre nel ruscello di Robert e Linda.  I tuoi versi sono assolutamente vivi e stupendi;  ma cos’hai in quella testolina?

Elena  Mentire perché?  È una rottura.  In quanto a pura non dirmelo più perché mi offende;  sul serio.  Io non mento ma se non voglio dire una bugia sto zitta piuttosto.  Nella mia testa ho della segatura;  sai come dicevano quando ero piccola?  (degli zii acquisiti)  Ero così testarda che quando volevo ottenere una cosa non c’era niente che mi fermasse,  a meno che quella cosa ferisse qualcuno;  chi mi era a contatto mi diceva che avevo la segatura dentro la testa. Sapessi come si arrabbiava con loro  mia nonna!

 

Annalisa  Altro che segatura,  quelli che dicevano così erano analfabeti mia cara.

19/02/2026

 

Annalisa  Sei bravissima a fare le prose,  Te l’ha detto Marco quello che dice il suo prof, di Italiano?

Elena  Sì,  grazie!

Annalisa  Ti prego non smettere!

Elena  Per ora no,  ma a volte però ci sono poesie che non mi dicono tanto e questo mi fa rompere un po’ la pazienza.  Mi piace tanto la letteratura ma devi ammettere che c’è qualche poesia noiosa anche nei grandi poeti.

Annalisa  Anche questa prosa della poesia di Montale è bellissima. Quella che mi piace di più per ora è quella della “Lettera alla madre ”  della poesia di S. Quasimodo,  però sono tute belle,  anzi le tue prose abbelliscono le poesie pur restando nel tema.

Annalisa   Come ti piacerebbe vivere? Sei contenta della tua vita?

Elena  Non tanto,  d’ora in poi vorrei viaggiare di più,  per esempio andare a trovare Piter,  anche se sono posti impossibili,  io ci andrò.  Come del resto,  ora tra poco andrò a cavallo anche se prima di arrivarci dovrò fare un bel po’ di strada.

Annalisa  solo per cavalcare un’oretta o due?

Elena  Sì.

25/02/2026

Se ami un uomo,  riusciresti a tradirlo?  Annalisa

Elena  Assolutamente NO!  Non sono così grande come gli altri.

Annalisa  Quando andrai da Piter?

Elena  Ho cambiato idea,  non andrò più.  Prima eravamo affiatati come una cosa sola,  non era una cosa normale tra madre e figlio,   e adesso non voglio essere proprio io a metterlo nelle condizioni di prima.  Noi ci vogliamo bene,  ci sentiamo spesso e quello che importa è la sua salute e la sua felicità.  Quando lo sentirà ritornerà lui stesso e lavorerà qui in Italia o al massimo in Austria.  Per quest’anno le mie vacanze si limiteranno qui in Italia.

26/02/2026

Scusami Annalisa se ieri sera non ti ho risposto,  ma ero al telefono con Piter,  e ora rispondo al tuo messaggio:  che cos’è per me la crudeltà?  È grande ignoranza,  non c’è rispetto per quelli che soffrono.

Annalisa   Da noi c’è un proverbio che dice:  Non ascoltate mai i bigotti e le bigotte perché sono tutti falsi; tu cosa ne dici?

Elena  Cosa vuoi che ti dica, a volte anche i proverbi sbagliano,  ma questo calza bene anche qui da noi.

Elena  Se io sono un vostro fardello,  che cosa mi seguite a fare in internet?  Ignoratemi.

 

Annalisa  Senti ma per fare sollevamento pesi come fai tu,  ci vuole il certificato medico?  Tu l’hai fatto fare?

Per fare certi esercizi con i pesi,  bisogna esserea posto con il cuore,  la circolazione,  il colesterolo,  la pressione arteriosa ecc.  Io non l’ho fatto fare,  ma so che sono in ottima salute.

Annalisa  Come fai ad essere così porcellanata e così muscolosa e soda?

Elena  Non faccio sempre questi esercizi,  perché non voglio diventare muscolosa come Sandocan,  però,  se vedo che sto diventando meno soda.  allora incomincio ancora per qualche mese;  poi sospendo e sempre così.

Annalisa  Sta tranquilla che tu non diventerai un uomo neanche con il trapianto!

Elena  Non mi ci vedrei nei panni di un uomo!  Solo al pensiero mi si rivolta tutto!

Annalisa  Nelle foto,  usi l’intelligenza artificiale?  Me l’hanno chiesto.

Elena  Assolutamente no,  uso una macchinetta da pochi soldi,  senza trucchi,  lei mi fa come sono,  mi trucco un po’ gli occhi (solo un po’ di matita e un po’ di rosso alle labbra,  niente fondotinta e niente creme coprenti); a volte ci sono delle sfumature chiare e scure,  ma sono giochi di luci e d’ombra.

28/02/2026

Ho scoperto che una delle mie cugine mi tradisce sempre,  cosa dovrei fare io perdonare?  Mi invita a casa sua,  lei viene da me,  poi va a riferire cose non vere per screditarmi davanti alla gente;  non sarà questo un bene da affezionatissima come dice lei?

Elena  Certo perdonare è l’unica cosa da fare;  sempre secondo me.  Il comportamento ambiguo di certe persone è davvero allarmante.  Ma perché?  Fare di quei giochetti con la fragilità delle persone?  Che cosa ci guadagni quando hai disonorato tua cugina?  È un segnale malsano di bassezza,  di sporcizia interore,  e di più!  Lei è così leale che non  crederanno  a quello che vuoi dimostrare,  prima o poi si ritorcerà contro di te! Pregherò per te!

 

Annalisa   Sai che a scuola i ragazzi (quelli bravi s’intende)  ti lodano tutti?

Elena  E io che pensavo: mi manderanno qualche accidente?

Annalisa  Certo che no!  Anzi  prima della fine dell’anno scolastico devi venire a farci visita alla scuola.

Elena  Se è necessario verrò con piacere!

01/03/2026

Elena  Ragazzi,  io andrei a dormire,  non so ancora che giornata mi aspetterà domani,  oggi,  sono già le due e trenta.

Marco  Parti oggi?

Elena  Ancora non lo so,  ma senz’altro andrò domani sera.

Annalisa  Secondo te quando sarò pronta per vincere a scacchi?

Elena  Lo sentirai da te.

Annalisa  Non ti ho mai chesto qual è la bellezza che ti piace più di tutti. Ha importanza per te l’altezza di una persona?  Tu quanto sei alta?

Elena  Quella interiore è la bellezza che preferisco,  ma anche quella esteriore come ad esempio occhi scuri e pelle bianca  vellutata. No,  che una persona sia 1,60 o due metri a me non dà fastidio.  Io sono alta 1,68 ma mi hanno messo 1,67 perché hanno detto che avevo i capelli gonfi. Per me erano ubriachi.

Annalisa,  non andrei più via da qui,  però adesso ti liberiamo e ti diamo la buonanotte e un grazie immenso per la torta.

04/03/2026

Annalisa   Senti ma più passa il tempo e tu diventerai sempre più giovane come andrà a finire?

Elena  A non lo so io,  se diventerò un neonato mi metterai davanti ad un convento,  vedrai che qualcuno si occuperà di me.

Annalisa  Mi vien da piangere al pensiero.

LETTERATURA ANTICA E MODERNA DUE

11/02/2026

Questa era la dimora del poeta Gabriele D’annunzio.  Ora diventata museo pubblico a Gardone Riviera (sul lago di Garda)

 

Elena  Oggi è stata una giornata molto impegnativa;  ringrazio di cuore Il dott. Robert,  Linda,  Alessandro e Federica.

12/02/2026

Elena  Sì,  entro oggi vi preparerò la prosa di un’altra poesia di S. Quasimodo.

“Lettera alla madre”.

“Mater dulcissima,  ora scendono le nebbie,  il Naviglio urta confusamente contro le dighe,  gli alberi si gonfiano d’acqua,  bruciano di neve.  Non sono triste nel nord,  non sono in pace con me,  ma non aspetto il perdono da nessuno;  molti mi devono lacrime da uomo a uomo.  So che non stai bene, che vivi,  come tutte le madri dei poeti povera e giusta nella misura d’amore per i figli lontani.  Oggi sono io che ti scrivo ” Finalmente dirai,  due parole di quel ragazzo che fuggì di notte,  con un mantello corto e alcuni versi in tasca.  Povero,  così pronto di cuore,  lo uccideranno un giorno in qualche luogo.  “Certo,  ricordo fin da quel grigio scalo di treni lenti che portavano mandorle, e  fichi alla foce dell’Imera,  il fiume pieno di gazze  di sole e di eucaliptus.  Ma ora ti ringrazio,  questo voglio, dell’ironia che hai messo sul mio labbro mita come la tua.  Quel sorriso mi ha salvato da pianti e da dolori;  e non importa se ora ho qualche lascrima per te,  per tutti quelli come te che aspettano e non sanno che cosa.  Oh gentile morte,  non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro,  tutta la mia infanzia è passata sullo smalto del suo quadrante,  su quei fiori dipinti :  non toccare le mani e il cuore dei vecchi!  Ma forse qualcuno risponde?  Oh morte di pietà,  morte di pudore!  Addio cara,  addio mia dulcissima mater.

 

PROSA

Spinto dall’angoscia per la madre malata,  il poeta decide di rispondere  ad una delle sue lettere.  Inizia parlando del paese in cui vive,  delle nebbie del nord,  del fiume burrascoso,   degli alberi sbiancati dalla neve e spezzati dal gelo.  Nonostante questi scenari diversi dal paese in cui viveva da piccolo fino alla sua maggiore età,  dice che non è triste nel nord,  ma non è in pace con se stesso.  Molti gli devono lacrime da uomo a uomo,  per i torti subiti e l’amarezza a causa di chi non l’ha capito.  Ma non si aspetta che nessuno gli porga le scuse;  l’uomo così inorgoglito e superbo,  non si abbasserà mai a chiedere scusa a un poeta squattrinato.  Poi il pensiero va alla madre,  si rammarica per non averle scritto prima e per non essere diventato ricco ,e  di non averle dato una vita più dignitosa. Lei che ha vissuto solo per i figli lontani.  Poi il poeta immagina che lei risponda alle sue parole:  e con un lampo di gioia negli occhi ricorderà quel ragazzo  che tanto tempo fa se ne andò di casa con pochi spiccioli e qualche verso in tasca.  Lei preoccupata perché aveva paura che in quel mondo a lui sconosciuto si trovasse  male e anche nei guai,  per il suo buon cuore e per la sua ingenuità.  Ora lui la ringrazia per avergli insegnato l’ironia come difesa.  Poi si sente addolorato e non vorrebbe che morisse senza che prima possa leggere la sua lettera.  Egli implora la sorte perché l’orologio del tempo non smetta di andare avanti,  ricordandosi del vecchio orologio appeso al muro della sua cucina e cerca di capire pregando,  se Iddio gli dà una risposta,  ma forse con la sua poca fede non riesce a sentire la sua voce o il suo pensiero,  e  rassegnato dice:  la morte a volte ci toglie dalle ingiustizie e dalla sofferenza che la vita ci assegna;  e la saluta con un ultimo addio:  “addio  cara,  addio mia dulcissima mater”.

 

Annalisa  Ma questa prosa fa rabbrividire tanto è commovente;  è bellissima!  Perché non fai la prosa anche della tua poesia che hai dedicato a tua madre?  “Canto alla madre”?

Elena  Taci, taci,  che la dovevo fare l’anno scorso poi ho portato avanti e se non facciamo rumore andiamo avanti ancora.

16/02/2026

SANTA MARIA DEGLI ANGELI

Di Giosuè Carducci

Frate Francesco,  quanto d’aere abbarccia

questa cupola bella del Vignola, dove incrociando

a l’agonia le braccia,  nudo giacesti sulla terra sola!

E luglio ferve e di canto d’amor vola,  nel pian

laborioso.  Oh che una traccia  diami il canto

umbro de la tua parola,  l’umbro cielo mi dà de

la tua faccia!  Su l’orizzonte del montan paese

nel mite solitario alto splendore,  qual del tuo

paradiso in su le porte,  ti vegga io dritto con le

braccia tese cantando a Dio.  Laudato sia,

Signore per nostra corporal  sorella morte!

PROSA

Nel luglio del 1877 ilCarducci andò a Perugia come commissario per gli esami di maturità classica.  Di lì si recò a visitare Assisi e così ne scrisse al suo amico G. Chiarini: ” sono ad Assisi” :  è una gran bella cosa,  paese,  santuario e città,  per chi intende la natura e l’arte,  nei loro accordi con la storia,  con la fantasia con gli affetti degli uomini.  (Sono tentato dice il poeta di fare alcune poesie su San Franceso)”.  Ma in realtà gli venne fuori solo questa bella poesia intitolata “Santa Maria degli Angeli”,  che gli fu ispirata dalla visita alla basilica costruita nel luogo dove San Francesco morì.  Il poeta contemplando la bella cupola del Vignola (L’architetto Jacopo Barozzi,  detto il Vignola perché nacque a Vignola prov.  di Modena)  vorrebbe veder profilarsi,  sullo sfondo dei monti,  la figura del Santo,  in atto di preghiera,  mentre eleva a Dio il suo canto di lode e d’amore,  che si diffonde nella serenità del paesaggo umbro.

Elena  L.

17/02/2026

Oggi presento su richiesta un’altra poesia di Giosuè Carducci:  “Pianto Antico”. E la mia prosa.

PIANTO  ANTICO

L’albero a cui tendevi la pargoletta mano

il verde melograno da’ i bei vermigli fior

nel muto orto solingo,  rinverdì tutto or ora,

e giugno la ristora di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta,  percossa e inaridita

tu dell’inutil vita,  estremo unico fior,

sei nella terra fredda,  sei nella terra negra;

né il sol più ti rallegra,  né ti risveglia amor.

 

PROSA

 

Pianto Antico,  perche?  Perché è antico come la vita è il dolore umano che colpisce l’uomo per la perdita di una persona cara;  e perciò il Poeta chiama “Antico”il suo pianto per la morte del suo unico figlioletto  Dante.  Il dolore del Carducci fu straziante,  ma quando egli compose questa poesia,  un anno dopo la morte del piccolo,  esso si era come trasfigurato nella contemplazione virile di una legge universale.  La natura riforisce ogni anno a primavera,  e gode della luce e del calore del sole;  l’uomo invece quando la morte l’ha colpito,  non rifiorisce più  (questo è secondo lui)  E qui si nota che al poeta manca il conforto della fede cristiana nella vita futura,  e perciò il suo dolore,  pur così misurato,  è sconsolato e tragico.

Elena  L.

18/02/2026

Elena  Ancora G. Carducci a richiesta gentile

 

NELL’ANNUALE ‘ DELLA FONDAZIONE DI ROMA

 

Te redimito di fior purpurei,  april te vide su ‘ l

colle emergere, dal solco di Romolo torva

riguardante su i selvaggi piani;  te dopo tanta forza

di secoli ;  aprile irraggia, sublime,  massima,  e

il sole e l’Italia saluta,  Te ,  flora di nostra gente,

  o Roma.  Se al Campidoglio non più la

vergine tacita sale dietro il Pontefice

né più pèr Via Sacra,  il trionfo piega i quattro

candidi cavalli,  questa del Foro la tua solitudine

ogni rumore vince, ogni gloria;  e tutto che al mondo è

civile,  grande Augusto,  egli è romano ancora.

Salve Dea Roma!  Chi disconosciti cerchiato,  ha il senso

di fredda tenebra,  e a lui nel reo cuore germoglia

torbida la selva di barbarie.  Salve dea Roma! Chinato

ai ruderi del Foro,  io seguo con dolci lacrime e adoro i

tuoi sparsi vestigi,  patria,  diva santa genitrice.

Son cittadino per te d’Italia,  per te poeta,  madre dei

popoli  che desti il tuo spirito al mondo,  che Italia

improntasti di tua gloria.  Ecco a te questa,  che tu di

libere genti facesti,  come uon,  Italia,  ritorna,  e

s’abbraccia al tuo petto,  affisa ne i tuo in d’aquila occhi

E tu dal colle fatal pe’l tacito Foro le braccia porgi

marmoree,  alla figlia liberatrice additando le colonne

archi e gli archi:  gli archi che nuovi trionfi aspettano

non più di tegi,  non più di cesari,  e non di catene

attorcenti braccia umane su gli eburnei carri,  ma il

tuo trionfo popol d’Italia,  su l’età nera,  su l’età

barbara su i mostri onde tu con serena giustizia

farai franche le genti.  O Italia  O Roma!  Quel giorno

placido tonerà il cielo su’l Foro e i cantici di gloria

di gloria,  di gloria correran per l’infinito azzurro.

PROSA

Tra le molte poesie del Carducci che evocano il passato,  quelle ispirate dalla storia,  dal significato,  dal mito di Roma sono le più alte e potenti.  A Roma il poeta pensa con gratitudine commossa,  con slanci di passione,  con veri gridi dell’anima,  o che la saluti nell’Annuale della sua fondazione come “Flora di nostra gente”,  o che l’ammiri dall’alto del Gianicolo,  simile a una nave immensa lanciata per l'”Impero del mondo” o che rammenti le rovine imponenti delle terme di Caracalla e invochi la febbre per mantenere in sacro silenzio quella solitudine”.  Era il 21 aprile del 753 quando Romolo tracciò il solco della città quadrata;  oggi,  dopo tanti secoli,  Roma è ancora illuminata dal sole di aprile e l’Italia la saluta come la primavera della nstra gente.  Che importanza ha se i consoli non salgono più al Campidoglio per celebrare il loro trionfo?  Roma è grande anche nella solitudine,  e chi non riconosce la missione che essa ha esercitato nel mondo civile è un barbaro.  Il poeta ,  chino sui ruderi del Foro,  venera i segni dell’antico splendore e immagina che in futuro sul Palatino si celebrerà un nuovo trionfo,  quello del popolo italiano,  rinato a nuova vita,  sulle tenebre delle barbarie.  Quello pensa il Carducci,  che sarà un nuovo giorno di gloria per l’Italia e per Roma.

Elena L.

19/02/2026

Elena  Finalmente una poesia e poeta che mi piacciono molto.  Eugenio Montale in “Maestrale”.

MAESTRALE

S’è rifatta la calma nell’aria:  tra gli scogli

parlotta la maremma.  Sulla costa quietata nei

broli, qualche palma a pena svetta.  Una carezza

disfiorala linea del mare e la scompiglia un attimo

soffio lieve che vi si infrange e ancora il cammino

ripiglia.  Lameggia nella chiaria e vasta distesa,

s’increspa indi si spiana beata,  e specchia nel suo

cuore vasto,  codesta povera mia vita turbata.

O mio tronco che additi,  in questa ebrietudine

tarda,  ogni rinato aspetto coi tuoi raccolti diti

protesi in alto,  guarda:  sotto l’azzurro fitto

del cielo,  qualche uccello di mare se ne va; né sosta

che su tutte le cose pare sia scritto:  “più in là”.

PROSA

Il poeta paragona la sua vita al mare,  il quale come lui,  è fatto di tempeste e di calme. Si sente triste il poeta,  dentro di sé c’è un vuoto:  forse un vuoto d’amore,  ma poi guardando il paesaggio e i giardini (I broli sono i giardini) egli si sente più sollevato e dimentica per un attimo la sua tristezza.  E così anche il mare è tornato tranquillo dopo la lotta con il vento impetuoso:  soltanto qualche albero svetta lievemente e qualche piccola onda s’infrange sulla costa.  Il mare è freddo come l’acciaio,  e come in uno specchio si riflette la vita del poeta,  che nel vedere un uccello volare verso il mare,  incita se stesso  ad andare oltre,  sempre più lontano.

Elena L.

20/02/2026

Oggi invece abbiamo ancora una poesia di Salvatore Quasimodo: “Finita è la notte”.

FINITA È LA NOTTE

 

Finita è la notte,  e la luna si scioglie

lenta nel sereno,  tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra

di pianura,  i prati sono verdi, come nelle

valli del sud a primavera.

Ho lasciato i compagni,  ho nascosto il cuore

dentro le vecchie mura,  per restare solo

a ricordarti.  Come sei più lontana della

luna,  ora che sale il gorno,  e sulle pietre

batte il ferro dei cavalli.

 

PROSA

Il poeta dalla sua lontana Siracusa si è trasferito in Lombardia.  È settembre e le pianure lombarde brillano di vegetazione,  come in primavera le valli meridionali.  Una notte egli prova il desiderio di essere solo con il suo cuore,  e lasciati i compagni,  si chiude in una casa per ricordare,  e pensa con struggente nostalgia a colei che egli ama.  Passano così le ore;  la luce lunare è soppraffatta da quella dell’alba,  e a mano a mano che il giorno cresce,  e si odono i rumori della vita che si risveglia,  la figura della donna amata si allontana,  sbiadisce.  Con rammarico il poeta pensa :  è finita la notte e la vita attiva irrompe e rompe tutti i suoi sogni.

Elena L.

21/02/2026

Elena  Oggi abbamo la poetessa Ada Negri con la poesia “Fiorita di Marzo.

FIORITA DI MARZO

La fioritura vostra è troppo breve,  o

rosei peschi o gracili albicocchi nudi sotto ai

bei petali di neve.  Troppo rapido è il passo

con cui tocchi il suolo,  e al tuo passar l’erba

germoglia,  o primavera,  o gioia de’ i miei occhi.

Mentre io contemplo ferma sulla soglia dell’orto,

il mio miracolo dei fiori sbocciati sulle rame

senza foglie,  essi ne’ loro tenui colori,  tremano

già del vento alla carezza,  volan per l’aria

densa di languori,  e se ne va così la tua bellezza

come una nube,  e come un sogno muori,  o fiorita

di Marzo o giovinezza!

PROSA

Il primo apparire della primavera ogni anno,  sembra ai nostri occhi incantati un miracolo,  ma la sua durata ci ricorda la labilità di tutte le cose che come i fiori di questi frutti siano instabili.  È arrivata la primavera,  e al suo passaggio rapido l’erba germoglia,  i peschi si coprono di fiori rosa,  e gli albicocchi di fiori bianchi.  È una visione d’incanto che dà gioia agli occhi,  e la poetessa si ferma sulla soglia dell’orto per ammirare,  ma è altrettanto triste dentro perché questa fioritura è fragile,  basta un soffio di vento o una gelata notturna per distruggere tutto perché questi fiori sono sbocciati dai rami senza foglie;  come gli amori finti che non reggono più di tanto perché non ci sono le fondamenta della verità ma solo l’illusione.  E come i rami fioriti di ieri che ora sono grulli e spogli senza niente.  Troppo poco la fioritura è durata,  come la giovinezza infranta!

Elena L.

 

 

LETTERATURA ANTICA E MODERNA

04/01/2026

 

 

 Se leggerai  con passione le pagine qui

dentro, potrai provar grande emozione

ma ancora più dolce sarà l’incanto!

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MARCO     Tutte le tue prose e le tue relazioni di storia me le ha fregate il prof. di Italiano.  Adesso però avrei bisogno delle spiegazione di un capolavoro di Aessandro Manzoni “I promessi sposi”  Dai promessi sposi,  “Questo matrimonio non s’ha da fare”  Grazie!  Mille volte anche per lui.

 

Elena  Mi fa piacere.  Come abbiamo detto  il racconto non contiene  solo la descrizione dell’incontro di don Abbondio con i Bravi,  ma già anticipa i temi principali del romanzo,  e il nuovo stile di Manzoni narratore.  Egli,  fin dalle prime pagine, ci si rivela con atteggiamento bonario,  come di chi ha una più serena visione della vita,  ed è disposto a comprendere meglio i difetti degli uomini.  La figura di Don Abbondio,  già appare in una luce tutta negativa,  eppure c’è nel narratore,   con lo sdegno di chi,  riferendosi ad astratti principi di bene assoluto,  condanna chi lo trasgredisce,  bensì,  la convinzione che la viltà di Don Abbondio che lo fa venir meno ai propri doveri sia anche determinata dalla condizione storico-sociale.  Ecco infatti che Manzoni ci descrive la società del seicento,  società corrotta,  dove il potere ha sempre la meglio,  perché la giustizia viene amministrata dall ‘aristocrazia e questa,  non curandosi delle leggi,  che pare siano numerosissime e non tralasciano di stabilire pene severissime per ogni colpa,  tende solo a difendere i propri privilegi di classe.  Ecco dunque una società in cui ogni individuo tende ad associarsi ad altri,  per potersi difendere e poter a sua volta esercitare,  impunito ,  delle prepotenze.  Alla luce di queste considerazioni,   le colpe di Don Abbondio vengono considerate con benevolenza,  perché il povero curato conosce bene le leggi della società,  e sa che è meglio inchinarsi ai potenti;  di conseguenza egli ha impostato tutta la sua vita all’insegna della sottomissione al più forte.

Emerge una figura meschina,  senza dubbio,  un carattere ambiguo e servile,  che tende sempre a scaricare sugli altri le responsabilità;  che non assume posizioni a favore dei più deboli,  che solo contro questi sa essere forte, che aspira,  ad onta del suo sacerdozio,  ad una vita tranquilla e comoda.  Eppure si ha l’impressione che don Abbondio sia,  come altri,  vittima delle iniquità e delle sopraffazioni di quel periodo storico che va sotto il nome di “Dominazione spagnola”.

Elena L.

Marco  Grazie zietta ti amo.

05/02/2026

Elena  Come mi hai chiesto ieri sera,  ho già preparato la prosa di  “Rio Salto”,   (un’altra poesia del Pascoli.)

RIO SALTO  (prosa)

Questa poesia descrive un sogno ad occhi aperti,  Rio Salto è il ruscello che scorreva vicino alla sua abitazione. Piove a dirotto, e il rumore dell’acqua che batte contro la grondaia della sua casa,  suscita nella fantasia del poeta,  la visione di cavalieri chiusi nelle loro corazze luccicanti (cavalli pregiati da corsa riccamente bardati,  che venivano usati dai cavalieri nei viaggi oppure nelle cerimonie),  si allontanano al galoppo verso la valle fonda, lungo le rive del Rio Salto.  Il suo fantasticare lo porta lontano,  e si bea di questo stato euforico che lo trascina verso una realtà non troppo lontana e felice.  Ma cessati i rumori del temporale,  anche le immagini fantastiche si dileguano come la luce tremolante per il vento,  andava ad offuscarsi  piano piano verso una realtà diversa ma non meno bella di allora,  appaiono i rumori abituali,  si presenta al poeta,  qual è bella anch’essa non meno di un sogno:  è quella infatti della sua terra natia e i pioppi stormiscono lungo le sponde antiche del fiume!  Questa poesia fu scritta prima della morte del padre e del fratello;  quando ancora nella sua casa si viveva un’aria di felicità,  per la famiglia riunita.

06/02/2026

Prosa della poesia di Giacomo Zanella “Il mezzogiorno in campagna”.

 

Il poeta è una grande ammiratore della natura e delle sue bellezze,  sa osservare i vari aspetti e momenti,  e ritrarne con pennello di artista infinite e delicate sfumature. In questo sonetto,  dominano nella calma meridiana della campagna,  due personaggi: il mendico e il pollo.  Essi sono ravvicinati nel comune atto istintivo di soddisfare la propria fame.  A mezzogiorno il povero si ripara dal caldo, all’ombra di un vecchio noce,  e chiede la carità alla massaia,  mentre il cane abbaia difronte allo sconosciuto.  La donna caritatevole,  lascia per un momento la sua cucina, e offre al mendico un pezzo di pane.  Il povero mangia con avidità;  ma altri due aspettano qualcosa da quel pane:  la gallina e il pollo,  il quale si allunga tutto pur di arrivare alla briciola caduta in terra.

 

La prosa e la spiegazione dell’Inno “Fratelli D’ Italia”.

Goffredo Mameli compose l’inno fratelli D’Italia in quel clima di entusiasmo e di speranza che si era diffuso anche a Genova nel settembre del 1847,  in seguito alle riforme effettuate da Pio IX nello Stato Pontificio.  L’inno musicato dal genovese Michele Novaro,  divenne ben presto così popolare che tutti i patrioti lo impararono a memoria e lo cantarono sui campi di battaglia del 1848-49.  Così scrisse Giosuè Carducci:  ” Io ero ancora fanciullo,  ma queste magiche parole,  anche senza la musica,  mi mettevano i brividi per tutte le ossa.  E anche oggi,  ripetendole,  mi si inumidiscono gli occhi”. L’inno è un ardente invito agli italiani perché si uniscano,  nella fratellanza,  nella speranza e nel ricordo delle glorie passate,  combattano contro lo straniero, che calpesta il suolo sacro della Patria.

 

L’Italia s’è desta:  si è svegliata dal torpore provocato dalla dominazione straniera.

Scippio : P.  Cornelio Scipione era il grande generale romano ,  vincitore di Annibale nella battaglia di Zama.

S’è cinta la testa:  si è circondata la testa,  indossando l’elmo per combattere.

“Le porga la chioma”: la Vittoria porga la chioma all’Italia,  perché questa possa afferrarla.

 

07/02/2026

 

Auguro a tutti un sereno e gioiso weekend.

09/02/2026

E’ pericoloso far notar troppo all’uomo quanto egli sia simile alle bestie,  senza mostrargli la sua grandezza.  È anche pericoloso mostrargli la sua grandezza senza la sua piccolezza.  È ancora più pericoloso lasciargli ignorare l’una e l’altra.  Ma è molto utile mettergli davanti l’una e l’altra.  Se egli si vanta io l’umilio,  se egli si umilia,  io lo innalzo e lo contraddico sempre finché capisca che egli è un mostro incomprensibile!  (molti uomini quando voglono qualcosa di impossibile fanno così con il loro prossimo).

Difficile indagare l’anima umana:  difficile giudicare un uomo.  A volte uomini magnanimi hanno meschinerie e talora macchie perfino inconfessabili;  mentre a volte uno spiraglio illumina di luce improvvisa anche la coscienza  più tempestosa e nera… Misteri dell’anima umana,  in cui soltanto Dio riesce a leggere.

10/02/2026

Elena   Ragazzi,  ma,  io non ho difficoltà a fare le prose di ogni genere,  però mentre ci siete,  cercate delle poesie più belle;  avrei più soddisfazione anch’io.  Non che queste siano brutte,  ma sono tristi.

EUGENIO MONTALE     “Meriggiare pallido e assorto!

 

Meriggiare pallido e assorto,

presso un rovente muro d’orto

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli e frusii di serpi

Nelle crepe del suolo e sulla veccia

spiar di file di rosse formiche,  c’hora si rompono

ed ora s’intrecciano,  a sommo di minuscole biche

Osservare tra frondi il palpitare lontano

di scaglie di mare,  mentre si levano tremuli scricchi

di cicale dai calvi picchi.

 

PROSA

Elena L.

 

In questa poesia spicca il profondo e disperato pessimismo del poeta nei confronti della vita e del senso dell’esistenza umana.  L’angoscioso senso di vuoto che avverte chi è nato per scoprirsi sconfitto  (cioè tutta l’umanità) viene reso anche con il linguaggio scarno,  ridotto all’essenziale,  fino ad apparire oscuro.  La fatica del vivere è resa felicemente dalla struttura stilistica del componimento,  nel quale si trova un infinito di ogni periodo (meriggiare,  ascoltare, osservare,  spiare,  sentire);  ciò determina una pesante monotonia ritmica nelle notazioni del paesaggio che riempiono disordinatamente le tre quartine iniziali:  notazioni rapide e secche,  aride,  come è rapida e arida la vita dell’uomo.  E l’ultima strofa dà un senso compiuto alla premessa descrittiva:  non resta che una triste meraviglia in chi per tutta la vita è condannato a seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.  Ne pensiero di Montale,  questa muraglia rappresenta l’impossibiltà per il poeta, e per tutti gli uomini,  di superare i limiti posti dal destino al desiderio di raggiungere l’infinito…

 

Marco  Un’altra prosa di “Salvatore Quasimodo in : “Ed è subito sera”.

Elena  Ma quante ne volete?  Ne ho già fatte cinque di questa poesia,  tutte diverse, ma ovviamente con lo stesso significato.  E vada per l’ultima.

Ed è subito sera Prosa  (sesta versione)

Questa poesia elegante,  raffinata,  esprime l’amore,  il rimpianto delle cose perdute e il tormento del dolore umano.  Elena L.

 

 

RISPOSTE AI LETTORIQUARANTADUE CENTOSESSANTESIMA PARTE

03/01/2026

 

 

Sono Alessandra,  Mia figlia ha smesso di allattare il bambino perché è affetta da mastite;  che cos’è esattamente?  Si guartisce?  Ti ringrazio.

 

Elena  La mastite è una condizione  flogistica della mammella a decorso acuto o cronico. La mastite acuta si verifica nelle prime settimane di allattamento,  (si chiama esattamente :  mastite puerperale) in seguito a penetrazione di germi o ragadi attraverso il capezzolo e i condotti galattofori;  nel primo caso si ha una linfangite,  e poi una mastite interstiziale  essendo interessato lo stroma.  Nella seconda si ha una mastite parenchimatosa o ghiandolare.  Il processo può rimanere circoscritto (ascesso mammario o mastite purulenta) o può estendersi in tutto l’organo. (mastite totale o panmastite).  In ogni caso la mammella colpita presenta una tumefazione,  circoscritta o diffusa, dolente: inoltre si ha febbre, linfadenite, ecc.  malessere generale,  fuoriuscita di pus dal capezzolo, insieme al latte,  Il decorso è lungo e ostacola l’allattamento.  Si cura con antibiotici e spesso con incisione chirurgica con drenaggio.  La mastite cronica è causata da germi piogeni,  e presenta una sintomatologia analoga alla precedente.

Annalisa  Sono  andata dal medico perché ho gli occhi che mi lacrimano spesso e poi mi bruciano,  ecc.  lui mi ha detto che ho la cistite,  come può essere?

Elena  Sì,  hai la cistite agli occhi.  Si chiama dacriocistite ed è un’infiammazione del sacco lacrimale causata,  da streptococco o da pneumococco,  quasi sempre secondaria o ostruzione delle vie lacrimali. Nei bambini la dacriocistite, è una complicazione della dacriostenosi congenita;  negli adulti,  invece, può seguire a trauma nasale,  rinite ipertrofica,  polipi della mucosa,  ipertrofia dei turbinati inferiori,  ecc.  La dacriocistite acuta è caratterizzata da dolore,  rossore ed edema locali,  congiuntivite,  blefarite,  dacrioblenorrea,  e a volte da febbre e leucocitosi.  La dacriocistite cronica dà un lieve rigonfiamento del sacco lacrimale,  che in alcuni casi può presentarsi disteso per la presenza di una raccolta purulenta,  chiamata ascesso lacrimale o flemmone del sacco.

 

10/02/2026

Elena  Mi hanno chiesto che cos’è l’interferone.

È una proteina efficace,  prodotta da cellule animali,  capace di prevenire e di bloccare la riproduzione intracellulare dei virus.  La produzione di interferone è indotta dall’ingresso nella cellula sia di virus attivi,  sia di virus inattivati al calore o mediante trattamento con raggi ultravioletti.  L’interferone svolge certamente un ruolo di grande importanza nel processo di guarigione delle malattie da virus.  Esso condizionerebbe inoltre,  il grado di virulenza di un virus.  In pratica,  l’interferone avrebbe una funzione coplementare rispetto agli anticorpi,  i quali mentre rappresentano un valido mezzo di difesa contro l’attecchimento delle infezioni virali,  hanno però un’influenza modesta sul meccanismo di guarigione delle infezioni in atto.  Esistono tre tipi di interferone:  alfa,  beta  e gamma,  sintetizzati da cellule diverse  delle linee linfocitarie e fibroblastiche.  L’ultimo è chiamato anche interferom-immune.  Il ruolo biologico dell’interferone,  è stato per un certo tempo interpretato esclusivamente in funzione della sua attività antivirale,  mentre la maggior parte degli studiosi, ritiene che la produzione di interferone sia un articolare meccanismo di reazione delle cellule ad agenti dannosi di varia natura e che l’azione antivirale rappresenti un aspetto importante ma solo parziale di tale reazione.  La scoperta degli effetti antivirali dell’interferone ha comunque suggerito la possibilità di un suo impiego terapeutico  nelle infezioni da virus,  ma numerose difficoltà ne hanno reso  a lungo impossibile l’utilizzazione clinica.  Solo dopo numerosi esperimenti in laboratoro,  hanno cominciato ad essere disponibili i primi preparati commerciali a base di “Alfa, e Gamma  Interferon,  non privi comunque di effetti collaterali importanti come :  febbre,  astenia,  ecc.

19/02/2026

 

 Annalisa e Marco    Che cos’è l’infiltrato in medicina?  Grazie!

Elena  È una condizione patologica di un tessuto,  che ha subito un processo di infiltrazione.  Il termine viene più comunemente usato nel campo della patologia polmonare tubercolare.  Infiltrato perifocale o epitubercolosi,  reazione delle zone polmonari che circondano il  focolaio primario o le adenopatie satelliti.  L’inizio è spesso febbrile,  acuto con febbre a 39-40ºC,  acuto con tosse secca e dolore toracico,  seguito dopo pochi giorni da febbre,  e deperimento,  talora si riscontrassero segni clinici di essudato polmonare,  che però più spesso mancano,  per cui la diagnosi è possibile solo radiologicamente.  Di solito la regrssione avviene in poche settimane.  Infiltrato precoce o tisiogeno diAssmann-Redeker,  focolaio circoscritto post- primario,  solitamente unico,  situato in regione sottoclaveare di origine linfoematogena,  aerogena o da attivazione locale di vecchie lesioni.  L’inizio spesso è acuto,  febbrile,  se si tratta di decorso benigno,  la febbre dopo alcuni giorni esita in febbricola;  è molto frequente l’emoftoe,  anche come segno iniziale  (emoftoe d’allarme).  La risoluzione benigna è frequente,  ma non è rara l’evoluzione a cascosi acuta con escavazione e formazione di caverna,  con escreato positivo per la presenza di bacillo di Koch,  o la diffusione di un intero lobo con massima tendenza a caseosi.

 

23/02/2026

Patty  mi ha detto:   Ho chiesto a Marco che cosa posso fare per curare la sciatica,  lui mi ha risposto che devo farmi l’ernia al disco.  Dimmi che è uno scherzo.  Grazie!

 

Elena Potrebbe essere uno scherzo di tuo figlio,  ma non è così banale come scherzo.  A volte  il dolore sciatico è dato proprio dall’ernia al disco.  Non dovrebbe essere il tuo caso,  anche perché se è una sciatalgia si risolve bene.  Sei all’inizio quindi non sei recidiva e questo è un bellissimo segnale.  Usa i farmaci che ti ha dato il medico,  e se non ti passerà  poi vediamo cos’altro si può fare.  Intanto togliti quell’ansia che hai e vivi con felicità;  è una medicina anche questa sai?

26/02/2026

Annalisa   Sono preoccupata per mio nipote:  sta dimagrendo e vuole fare tutto da solo.  Mi sono accorta che assume quantità industriali di “eutirox”,  a dosi molto elevate,  cosa può andare incontro?  Grazie.

 

Elena  Ma io non so dove vadano a trovare certe cose!  Ma certo che può andare incontro a “Iodismo”.  E credimi a volte fa dei danni irreversibili;  digli di smettere che per dimagrire ci sono i dietologi.  Meglio andare sul sicuro.

In seguito a cure iodiche troppo intense,  si va incontro ad una condizione tossica.  Vi è una forma leggera di iodismo,  che costituisce una tipica idiosincrasia e si manifesta con alterazioni infiammatorie che comprende molti organi.  Questa forma di iodismo,  compare già all’inizio del trattamento e scompare con la sospensione della cura iodica.  Quando abbiamo la forma grave,  allora coinvolge il sistema nervoso centrale,  che poi potrebbe degenerare in altre patologie,  come ad esempio:  paresi,  e anche paralisi,  manifestazioni cutanee diverse,  come l’acne,  edema palpebrale,  ecc.

28/92/2026

 

Daniela  Che cosa potremmo dare a merenda ai nostri nipotini per non farli ammalare spesso?  Le solite merendine fsnno ingrassare  e loro non hann bisogno di diventare obesi da così piccoli. Quando restano a pranzo nella scuola spesso gli danno il riso al burro;  mio nipote è diventato dipendente,  lo mangerebbe sempre anche a cena.

Elena  Sì, ti credo,  un risotto burroso crea dipendenza.  Ma si può rimediare:  a merenda dagli la frutta fresca,  magari con qualche nocciolina o noci.  Poi alterna con una bruschetta al sugo al pomodoro aromatizzato fatto in casa con olio extra vergine d’oliva  a crudo e sopra la bruschetta qualche scaglia di parmigiano.  Poi una fetta di crostata con una composta di frutta fatta di fresco;  un panino al prosciutto crudo; un budino al cioccolato e crema pasticciera  fatte in casa,  Un toast con una cotoletta di pesce e capperi,  e domenica un gelato. (Non troppo grandi le porzioni;  quello che conta è la qualità non la quantità. Per ora sospendi le  merendine.  Se riesci a fargli lasciare le merendine avrai allungato la vita a tuo nipote. Ciao!

 

Alessandra  Mia mamma è caduta già da un mese fa,  sembrava che non si fosse fatta niente,  nessuna rottura,  ma ora le si forma il liquido che sembra una grossa bolla mobile piena di liquido.  Cosa posso fare? Un tempo tu le facevi in ambulatorio,  ora perché mi mandi da altri?

 

Elena  Perché anche se li ho fatti tempo fa,  ero sotto copertura del medico ed era legale;  ora ci sono delle leggi che giustamente  bisogna rispettare.  Lì devi andare a farla svuotare da persone competenti in opedale oppure da qualcuno che abbia la licenza per farlo.  Comunque il medico saprà indicarli la steada giusta da percorrere.

Alessandra  Ma perché quel liquido?  che cosa significa?

Elena  Non ti spaventare,  a volte succede a causa di traumi come è successo a tua madre,  ma a volte purtroppo succede non a causa di cadute che provocano il truama ma per un processo osteomielitico.

 

04/03/2026

 

Daniela  Che cos’è che abbiamo di obbliquo nel corpo umano?  Grazie!

 

Elena   In anatomia è riferito ai muscoli,  cosi detti dal nome della direzione delle fibre,  pste obliquamente all’ asse del corpo o ad altri punti di riferimento:  muscoli obliqui del capo,  piccoli muscoli pari della nuca che contribuiscono ai movimenti di rotazione e di inclinazione della testa;  muscoli obliqui dell’addome (Grande obliquo o esterno e piccolo obliquo eo interno) quelli della parte addominale antero-laterale,  che agiscono sulle costole provocando movimenti espiratori,  intervenendo nella compressione dei visceri addominali e cooperando alla flessione del rachide;  muscoli obliqui dell’occhio,  muscoli estrinseci,  il superiore e l’inferiore che provocano la rotazione del bulbo oculare,  rispettivamente in basso e all’esterno e in alto e all’interno.