04/01/2026


Se leggerai con passione le pagine qui
dentro, potrai provar grande emozione
ma ancora più dolce sarà l’incanto!
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MARCO Tutte le tue prose e le tue relazioni di storia me le ha fregate il prof. di Italiano. Adesso però avrei bisogno delle spiegazione di un capolavoro di Aessandro Manzoni “I promessi sposi” Dai promessi sposi, “Questo matrimonio non s’ha da fare” Grazie! Mille volte anche per lui.
Elena Mi fa piacere. Come abbiamo detto il racconto non contiene solo la descrizione dell’incontro di don Abbondio con i Bravi, ma già anticipa i temi principali del romanzo, e il nuovo stile di Manzoni narratore. Egli, fin dalle prime pagine, ci si rivela con atteggiamento bonario, come di chi ha una più serena visione della vita, ed è disposto a comprendere meglio i difetti degli uomini. La figura di Don Abbondio, già appare in una luce tutta negativa, eppure c’è nel narratore, con lo sdegno di chi, riferendosi ad astratti principi di bene assoluto, condanna chi lo trasgredisce, bensì, la convinzione che la viltà di Don Abbondio che lo fa venir meno ai propri doveri sia anche determinata dalla condizione storico-sociale. Ecco infatti che Manzoni ci descrive la società del seicento, società corrotta, dove il potere ha sempre la meglio, perché la giustizia viene amministrata dall ‘aristocrazia e questa, non curandosi delle leggi, che pare siano numerosissime e non tralasciano di stabilire pene severissime per ogni colpa, tende solo a difendere i propri privilegi di classe. Ecco dunque una società in cui ogni individuo tende ad associarsi ad altri, per potersi difendere e poter a sua volta esercitare, impunito , delle prepotenze. Alla luce di queste considerazioni, le colpe di Don Abbondio vengono considerate con benevolenza, perché il povero curato conosce bene le leggi della società, e sa che è meglio inchinarsi ai potenti; di conseguenza egli ha impostato tutta la sua vita all’insegna della sottomissione al più forte.
Emerge una figura meschina, senza dubbio, un carattere ambiguo e servile, che tende sempre a scaricare sugli altri le responsabilità; che non assume posizioni a favore dei più deboli, che solo contro questi sa essere forte, che aspira, ad onta del suo sacerdozio, ad una vita tranquilla e comoda. Eppure si ha l’impressione che don Abbondio sia, come altri, vittima delle iniquità e delle sopraffazioni di quel periodo storico che va sotto il nome di “Dominazione spagnola”.
Elena L.
Marco Grazie zietta ti amo.
05/02/2026
Elena Come mi hai chiesto ieri sera, ho già preparato la prosa di “Rio Salto”, (un’altra poesia del Pascoli.)
RIO SALTO (prosa)
Questa poesia descrive un sogno ad occhi aperti, Rio Salto è il ruscello che scorreva vicino alla sua abitazione. Piove a dirotto, e il rumore dell’acqua che batte contro la grondaia della sua casa, suscita nella fantasia del poeta, la visione di cavalieri chiusi nelle loro corazze luccicanti (cavalli pregiati da corsa riccamente bardati, che venivano usati dai cavalieri nei viaggi oppure nelle cerimonie), si allontanano al galoppo verso la valle fonda, lungo le rive del Rio Salto. Il suo fantasticare lo porta lontano, e si bea di questo stato euforico che lo trascina verso una realtà non troppo lontana e felice. Ma cessati i rumori del temporale, anche le immagini fantastiche si dileguano come la luce tremolante per il vento, andava ad offuscarsi piano piano verso una realtà diversa ma non meno bella di allora, appaiono i rumori abituali, si presenta al poeta, qual è bella anch’essa non meno di un sogno: è quella infatti della sua terra natia e i pioppi stormiscono lungo le sponde antiche del fiume! Questa poesia fu scritta prima della morte del padre e del fratello; quando ancora nella sua casa si viveva un’aria di felicità, per la famiglia riunita.
06/02/2026
Prosa della poesia di Giacomo Zanella “Il mezzogiorno in campagna”.
Il poeta è una grande ammiratore della natura e delle sue bellezze, sa osservare i vari aspetti e momenti, e ritrarne con pennello di artista infinite e delicate sfumature. In questo sonetto, dominano nella calma meridiana della campagna, due personaggi: il mendico e il pollo. Essi sono ravvicinati nel comune atto istintivo di soddisfare la propria fame. A mezzogiorno il povero si ripara dal caldo, all’ombra di un vecchio noce, e chiede la carità alla massaia, mentre il cane abbaia difronte allo sconosciuto. La donna caritatevole, lascia per un momento la sua cucina, e offre al mendico un pezzo di pane. Il povero mangia con avidità; ma altri due aspettano qualcosa da quel pane: la gallina e il pollo, il quale si allunga tutto pur di arrivare alla briciola caduta in terra.
La prosa e la spiegazione dell’Inno “Fratelli D’ Italia”.
Goffredo Mameli compose l’inno fratelli D’Italia in quel clima di entusiasmo e di speranza che si era diffuso anche a Genova nel settembre del 1847, in seguito alle riforme effettuate da Pio IX nello Stato Pontificio. L’inno musicato dal genovese Michele Novaro, divenne ben presto così popolare che tutti i patrioti lo impararono a memoria e lo cantarono sui campi di battaglia del 1848-49. Così scrisse Giosuè Carducci: ” Io ero ancora fanciullo, ma queste magiche parole, anche senza la musica, mi mettevano i brividi per tutte le ossa. E anche oggi, ripetendole, mi si inumidiscono gli occhi”. L’inno è un ardente invito agli italiani perché si uniscano, nella fratellanza, nella speranza e nel ricordo delle glorie passate, combattano contro lo straniero, che calpesta il suolo sacro della Patria.
L’Italia s’è desta: si è svegliata dal torpore provocato dalla dominazione straniera.
Scippio : P. Cornelio Scipione era il grande generale romano , vincitore di Annibale nella battaglia di Zama.
S’è cinta la testa: si è circondata la testa, indossando l’elmo per combattere.
“Le porga la chioma”: la Vittoria porga la chioma all’Italia, perché questa possa afferrarla.
07/02/2026
Auguro a tutti un sereno e gioiso weekend.

09/02/2026
E’ pericoloso far notar troppo all’uomo quanto egli sia simile alle bestie, senza mostrargli la sua grandezza. È anche pericoloso mostrargli la sua grandezza senza la sua piccolezza. È ancora più pericoloso lasciargli ignorare l’una e l’altra. Ma è molto utile mettergli davanti l’una e l’altra. Se egli si vanta io l’umilio, se egli si umilia, io lo innalzo e lo contraddico sempre finché capisca che egli è un mostro incomprensibile! (molti uomini quando voglono qualcosa di impossibile fanno così con il loro prossimo).
Difficile indagare l’anima umana: difficile giudicare un uomo. A volte uomini magnanimi hanno meschinerie e talora macchie perfino inconfessabili; mentre a volte uno spiraglio illumina di luce improvvisa anche la coscienza più tempestosa e nera… Misteri dell’anima umana, in cui soltanto Dio riesce a leggere.
10/02/2026
Elena Ragazzi, ma, io non ho difficoltà a fare le prose di ogni genere, però mentre ci siete, cercate delle poesie più belle; avrei più soddisfazione anch’io. Non che queste siano brutte, ma sono tristi.
EUGENIO MONTALE “Meriggiare pallido e assorto!
Meriggiare pallido e assorto,
presso un rovente muro d’orto
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli e frusii di serpi
Nelle crepe del suolo e sulla veccia
spiar di file di rosse formiche, c’hora si rompono
ed ora s’intrecciano, a sommo di minuscole biche
Osservare tra frondi il palpitare lontano
di scaglie di mare, mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
PROSA
Elena L.
In questa poesia spicca il profondo e disperato pessimismo del poeta nei confronti della vita e del senso dell’esistenza umana. L’angoscioso senso di vuoto che avverte chi è nato per scoprirsi sconfitto (cioè tutta l’umanità) viene reso anche con il linguaggio scarno, ridotto all’essenziale, fino ad apparire oscuro. La fatica del vivere è resa felicemente dalla struttura stilistica del componimento, nel quale si trova un infinito di ogni periodo (meriggiare, ascoltare, osservare, spiare, sentire); ciò determina una pesante monotonia ritmica nelle notazioni del paesaggio che riempiono disordinatamente le tre quartine iniziali: notazioni rapide e secche, aride, come è rapida e arida la vita dell’uomo. E l’ultima strofa dà un senso compiuto alla premessa descrittiva: non resta che una triste meraviglia in chi per tutta la vita è condannato a seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. Ne pensiero di Montale, questa muraglia rappresenta l’impossibiltà per il poeta, e per tutti gli uomini, di superare i limiti posti dal destino al desiderio di raggiungere l’infinito…
Marco Un’altra prosa di “Salvatore Quasimodo in : “Ed è subito sera”.
Elena Ma quante ne volete? Ne ho già fatte cinque di questa poesia, tutte diverse, ma ovviamente con lo stesso significato. E vada per l’ultima.
Ed è subito sera Prosa (sesta versione)
Questa poesia elegante, raffinata, esprime l’amore, il rimpianto delle cose perdute e il tormento del dolore umano. Elena L.