PER I BAMBINI SETTE

02/07/2026

 

 

D.alle fiabe che mi raccontavano i miei nonni:  molto di più la nonna.

L’OSSO CHE CANTA

Una volta,  in un paese di contadini,  si lagnavano molto di un cinghiale che sconvolgeva i campi,  uccideva il bestiame, azzannava e sbranava gli uomini.  Il re promise un grande ricompensa a chiunque liberasse il paese da quel flagello:  ma l’animale era così grosso e forte che nessuno s’avventurava nei pressi del bosco.  Infine il re pubblicò un bando:  chiunque catturasse,  o uccidesse il cinghiale,  avrebbe avuto la sua unica figlia in isposa. Nel paese vivevano due fratelli, figli di un pover’uomo;  essi si offrirono alla difficle impresa:  il maggiore,  che era accorto e astuto, lo faceva per superbia;  il minore,  innocente e un po’ tardo,  lo faceva per buon cuore.  Il re disse: Per essere più sicuri di trovare l’animale,  entrate nel bosco da parti opposte.  Il maggiore entrò da nord e il minore da sud.  E dopo un po’ di strada quest’ultimo incontrò un omettino che,  che aveva in mano uno spiedo nero e gli disse:  Ti dò questo spiedo,  perché il tuo cuore è innocente e buono.  Così puoi assalire con fiducia il cinghiale che non ti farà danno alcuno.  Egli ringraziò l’omino e si mise l’arma in spalla,  andò avanti senza paura.  Poco dopo scorse l’animale,  che gli si scagliò contro,  ma gli oppose lo spiedo e nella sua cieca furia,  quello gli si precipitò addosso con tanta violenza che ne ebbe il cuore spaccato.  Allora il giovane si mise il mostro sulle spalle e prese la via del ritorno,  per portarlo al re.  Attraversato il bosco,  trovò al margine una casa,  dove facevano baldoria,  ballando e bevendo.  Il fratello maggiore si era fermato là:  pensava che certo il cinghiale non gli sarebbe sfuggito,  ma prima voleva farsi coraggio con una belle bevuta.  Ora quando vide suo fratello più giovane che usciva dal bosco con la preda sulle spalle,  il suo cuore invidioso e malvagio non gli lasciò tregua.  Gli gridò: Entra caro fratello,  riposati e ristorati con un bicchiere di vino.  Il più giovane,  che non sospettava nulla di male,  entrò;  e gli raccontò di quel caro omettino,  che gli aveva dato uno spiedo con cui egli aveva ucciso la bestia. Il maggiore lo trattenne fino a sera,  poi se ne andarono insieme.  Era buoi,  quando arrivarono a un ponte su un ruscello;  il maggiore mandò avantil’altro,  e quando furono a metà del pontelo colpì alle spalle,  facendolo precipitare morto.  Lo seppellì sotto il ponte,  poi prese il cingiale e lo portò al re,  dando a intendere di averlo ucciso.  E così ebbe la principessa in sposa.  Poiché il fratello minore non faceva mai ritorno,  egli disse: Il cinghiale l’avrà sbranato.  E tutti gli credettero.  Ma nulla rimane nascosto davanti a Dio,  si doveva scoprire anche questo misfatto.  U n giorno molti anni dopo,  un pastore spingeva il gregge sul  ponte;  vide giù fra la sabbia,  un ossicino bianco come la neve e pensò di farne un bel bocchino.  Scese,  lo raccolse,  e intagliò un bocchino per il suo corno. La prima volta che egli prese a suonare,  con sua gran meraviglia,  l’ossicino cominciò a cantare da solo: ” Ah caro pastorello,  soffi nell’osso mio.  M’ha ucciso mio fratello,  mi seppellì qui al rio,  a causa del cinghiale,  per la sposa regale”.  Che strano corno! — disse il pastore,  canta da solo!  Devo portarlo a sua maestà il re.  Quando si presentò al re,  il corno ricominciò a cantare la sua melodia.  Il re capì benissimo e fece scavare sotto il ponte;  allora comparve tutto lo scheletro dell’ucciso.  Il fratello cattivo non potè negare il delitto:  fu cucito in un sacco e annegato;  le ossa della vittima invece,  ebbero riposo in una bella tomba regale al cimitero.