30/04/2026

Ultimo selfie scattato a maggio 2026
Marco Ci parli della “Rabbia del Sud ” Di Egidio Sterpa? Un libro dell’inizio anni settanta. Grazie.
La rabbia del Sud è un lungo viaggio alla ricerca dell’altra Italia, di quel Sud ancora diseredato e sfruttato, considerato terra di conquista.
È un viaggio attraverso le contraddizioni e gli squilibri meridionali, segni di una realtà particolare in cui esistono isole industrializzate e sacche di miseria e sottosviluppo; in cui la crescita tumultuosa e sproporzionata e il tentativo di mutare le condizioni di arretratezza economica si scontrano con strutture urbane, sanitarie, burocratiche fatiscenti e inadeguate. Tutte queste contraddizioni creano un senso di frustrazione, delusione emerginazione e rabbia, che ha le sue radici in mali secolari, aumenta di fronte a nuove ingiustizie tramuntandosi in aperta protesta contro lo stato e le sue istituzioni. Egidio Sterpa individua anche le cause del sottosviluppo meridionale: l’emigrazione causa ed effetto insieme; la mancanza di una nuova ed autentica cultura nel Sud, l’assenza di ceti imprenditoriali preparati e coscienti del loro compito sociale; le cattive aministrazioni; Le mafie, il banditismo. L’interrogativo che sembra percorrere tutto il libro è se sia possibile ancora la presenza di due Italie: una prospera, civile, colta; un’altra depressa, arretrata economicamente degradata. Coloro che per lungo tempo hanno creduto complementari le due Italie e che cioè sono stati convinti che il Sud sottosviluppato fosse un serbatoio di braccia di lavoro ed un mercato facile per il Nord industrializzato, vengono ora smentiti dalla realtà. Ora le contraddizioni latenti fino all’inizio del secondo dopoguerra sono esplose e si è visto che è stato eccessivo lo sviluppo industriale del Nord con città troppo affollate dagli emigranti, e che il Sud troppo a lungo trascurato e sfruttato ha espresso la sua rabbia in vere rivolte popolari. Ancora una volta, il libro che era un grido di allarme del Sud e per il Sud troppo provato, troppo abbandonato e soprattutto malgovernato a livello locale e a livello centrale.
E. Lasagna
06/05/2026
Marco Ho appena finito il libro di Giuseppe Tommasi di Lampedusa in “Il principe Fabrizio ” dal Gattopardo. Ci dai la tua spiegazione? Grazie!
Elena Io l’ho letto tanto tempo fa, Il Gattopardo è un romanzo storico, il romanzo della storia e della vita siciliana e italiana, dal 1860 al 1883, vista attraverso gli occhi del protagonista, con disillusa ma umana comprensione. L’azione del romanzo ha inizio nel 1860, quando Garibaldi sbarca a Marsala. Il principe Fabrizio Salina, Il Gattopardo è un gentiluomo ormai cinquantenne, alto, vigoroso, bellissimo, con un che di nume greco; viveva in una villa a Palermo con la sua famiglia, una moglie cara e bigotta che gli aveva dato molti figli: tre figlie, due di mente ristretta, e una sola, Concetta, sensibile e intelligente, sebbene chiusa in un orgoglio tradizionalmente principesco, e due maschi, un terzo il più ardito. Essendo andato a cercar fortuna di traffici in Inghilterra, fedelissimo alle consuetudini della loro casa con anima rituale. Persuaso che questa famiglia fosse ormai del passato, incapace di salvare le sue terre e il suo prestigio nel nuovo regno, assecondava e aiutava il suo dilettissimo nipote e pupillo, Tancredi Falconeri, corso ad arruolarsi fra i Mille, con la coscienza di acquistare in tal modo la nuova cittadinanza per sé e per i suoi congiunti, i Salina. Con l’aiuto del Gattopardo, Tancredi sposa la bellissima Angelica, figlia di Don Calogero Sedara che, salito dal basso con usuraia furbizia, aveva accumulato una fortuna veramente principesca, che darà nuovo lustro ai Falconeri. Prima del matrimonio, a Palermo, nella casa dei principi Pantaleoni, si svolge un grande ballo, a cui partecipano siciliani di antica e nuova nobiltà e ricchezza insieme con invitati lombardi e piemontesi: è questa la nuova società che il principe Fabrizio aveva previsto e che voleva.
E. Lasagna
N. B. Principe o non principe, altroché gattopardo! Quelle famiglie, a mio avviso erano due famiglie di stolti, io penso che i veri principi sono quelli che nella vita si comportano da gentiluomini non abusando della debolezza altrui per fare denaro. Quella per me era una società con tanto marcio dentro, incominciando dai genitori e poi saranno stati sicuramente così anche i figli e forse anche i figli dei figli! Loro sono morti senza sapere cosa significhi essere ricchi davvero e essere grandi uomini!
11/05/2026
Il caso di J. Robert Oppenheimer
Julius Robert Oppenheimer, fisico nucleare che aveva diretto il centro di ricerche di Los Alamos dove era stata realizzata la bomba atomica fatta esplodere nell’agosto del 1945 sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, pochi anni dopo nel 1954, si trovò a dover rispondere a una commissione d’inchiesta sotto l’accusa di essersi opposto alla realizzazione della bomba H detta anche all’idrogeno e di avere così favorito la rincorsa della Russia nella gara degli armamenti nucleari. Il processo si svolse in un momento in cui l’opinione pubblica americana era fortemente turbata perché, con lo scoppio della bomba H sovietica nel 1953 appena un anno dopo lo scoppio della bomba H americana, si era capito che gli Stati Uniti avevano perduto il monopolio delle armi nuceari e quindi la supremazia bellica sul resto del mondo. Openheimer, adducendo difficoltà tecniche, si era opposto alla realizzazione della bomba H, ma in verità i motivi erano ben diversi: egli, come tanti altri, era rimasto profondamente turbato dagli effetti devastanti e feroci delle due bombe sganciate sul Giappone, mentre sapeva che quelle avevano una potenza insignificante rispetto a quella inimmaginabile della bomba H. Ma i motivi umanitari di Openheimer non furono compresi, e da questo all’accusa di simpatia per i sovietici e di tradimento, il passo fu breve. Al processo svoltosi dal 12 aprile al 14 maggio 1954, venne condannato, ma nel 1063 il presidente Kennedy annullò di fatto la condanna conferendogli il “premio Fermi”.
13/05/2026
CUBA
PARLIAMONE
Dagli inizi del secolo, la risorsa principale dell’isola di Cuba, quella dello zucchero, era stata gestita dall’economia statunitense. A livello politico, gli USA appoggiarono dal 1952 la crudele dittatura di Fulgencio Batista. Dal 1956 si svilppò nel Paese un movimento di guerriglia popolare in cui assunsero un ruolo di guida Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara. La guerriglia si estese rapidamente dalla campagna alle città e fu appoggiata dalla popolazione cubana, che vedeva in questo movimento la via per la riscossa nazionale della condizione coloniale in cui gli Stati Uniti tenevano Cuba. Nel 1959 Castro andato al potere, espropriò le società americane che possedevano le piantagioni di canna da zucchero e gli impianti di raffineria, e cominciò a varare riforme democratiche. I ceti possidenti passarono all’opposizione, mentre il governo statunitense si irrigidì, isolando economicamente l’isola. A questo punto il regime di Castro andò accentuando i suoi caratteri di rivoluzione socialista nazionalizzando gli zuccherifici statunitensi e avvicinandosi all’URSS e alla Cina popolare. La popolazione cubana rispose agli appelli di Castro e una partecipazione collettiva alla costituzione di un sistema socialista. Questo entusiasmo popolare fece fallire il tentativo d’invasione dell’isola compiuto nel 1961 alla Baia dei Porci da un gruppo di esuli cubani anticastro appoggiati dal governo statunitense (Amministrazione Kennedy). Gli Stati uniti preoccupati non tanto di aver perso Cuba quanto del contagio che la rivoluzione cubana potesse portare ai paesi limitrofi come del resto stava avvenendo, si adoperarono a soffocare la guerriglia scoppiata in Argentina, in Uruguay, Bolivia, tentando così almeno di isolare la potenza di Castro. Nell’ottobre del 1962 le vicende cubane furono al centro dell’attenzione mondiale. La richiesta fatta da Castro all’URSS, di installare nell’isola potenti basi missilistiche sovietiche, provocò l’instaurazione di un blocco navale statunitense a Cuba. La situazione internazionale sembrò precipitare e si temette lo scoppio di un altro nuovo conflitto mondiale. Kennedy e Cruscev riuscirono tuttavia a trovare un’intesa. Al ritiro delle installazioni sovietiche da Cuba, corrispose all’impegno americano di rinunciare ad attaccare o a fare attaccare l’isola per abbattere il governo di Castro. Continuava ad operare in Sudamerica la guerriglia di ispirazione castrista. Che Guevara vennne assassinato nel 1967 in Bolivia dove conduceva azioni di guerriglia. Strumento della politica statunitense in America Latina, fu in questo periodo la cosiddetta ” Alleanza per il progresso”, un programma di aiuti ai governi reazionari dei paesi Latino-Americani in funzione controrivoluzionari promosaa da Kennedy.
Oggi L’isola di Cuba è sotto la dittatura dell’esercito che si è arricchito notevolmente con i beni del popolo; mentre la gente vive una situazione di stenti e grande povertà addirittura disumana!
Elena Lasagna
20/05/2026
L’ANIMA DI PARIGI
Per conoscere a fondo l’indole di un popolo, non basta restare solo alcuni giorni e via, ma bisogna vivere in mezzo ad esso. Chi vuole conoscere gli usi e la psicologia dei parigini, bisogna vovere almeno un mese sui Grands Boulevards. Su questa grandissima strada che prendemolti nomi e che conduce alla chiesa della Madeleine, a place della République, lì si sente l’anima di Parigi. Sui Grands Boulevards si trova di tutto: Negazi, teatri, cinema, baracche di venditori ambulanti, pittori, caffè, bistrot, ecc. Un misto di aristocratico e di popolaresco, di raffinato e di dozzinale, ne fa dunque un’arteria unica dove ognuno si sente a suo agio. Da un secolo e mezzo a questa parte, Parigi ne ha viste di tutti i colori, di tutte le razze perché : la rivoluzione, il terrore, l’Impero, la restaurazione, il secondo Impero e la terza repubblica. Tutti questi avvenimenti hanno contribuito a modìdificare sensibilmente il modo di vivere dei suoi abitanti. Chissà se la psicologia dei parigini in tutti questi anni sia cambiata. Una volta la folla che s’incontrava nei Grands Bouleverds, era curiosa, indolente, svagata; tra le scene che più attiravano la gente erano quelle dei “camelots”. Oggi invece la gente va più di corsa, sono distratti non dal paesaggio parigino ma dai telefonini e sempre messaggiano in ogni momento senza neanche badare a dove mettono i piedi. Oggi ad attirare la gente sono più gli artisti di strada: esibizionisti di valore e anche grandi pittori pronti a farti subito un grande ritratto. Un grande campione di “camelot” era Père la Souris, egli esordiva e incantava e invogliava la gente a comprare anche cose inutili, ecco perché a Parigi era così famoso. La sua eloquenza era irresistibile e i curiosi raccolti intorno a lui aprivano il potafogli piuttosto spesso. i Grands Bouleverds non vogliono dire soltanto i camelots o come propone un purista ” démonstrateurs”. ma senza questi ciarlatani i G. Boulevards perderebbero un po’ del loro carattere e la loro nota più poetica. La conservazione dei camelots è ancora per i parigini un problema importante quanto la conservazione dei monumenti.