LA VERITA’ SUL VANGELO E LA S. BIBBIA TRE

12/03/2026

 

Il pastore e il Messia atteso.

Oggi come oggi,   l’immagine del buon pastore non ha più nulla di seducente.  Quale era la sua forza duemila anni fa?

Intanto è necessaria una rettifica,  Il buon Pastore,  è il Pastore ideale ed esemplare.  Ed è pure il solo e l’unico Pastore.  L’imagine è andata deteriorandosi nel corso dei secoli,  prendendo una tinta arcaica che in origine non aveva.  Nelle antiche civiltà,  in Mesopotamia,  come in Egitto,  il Pastore è il capo,  il re.  In Israele dopo Mosè,  il Pastore è ugualmente colui che governa,  ma secondo la legge di Dio,  non secondo una politica di potenza.  Però a partire da Davide,  ci sono dei re buoni e dei re detestabili.  Sopravviene l’esilio di Babilonia:  al ritorno si fa strada l’idea che il solo buon Pastore è il Messia atteso.  Gesù rivendicando il titolo di Pastore,  di responsabile del popolo di Dio, afferma dunque la sua qualità messianica.  Ma cambia il tipo di rapporto,  sostituendo a quello collettivo che tradizionalmente unisce il Pastore al gregge,  quello individuale:  instaura perciò un rapporto con ciascuna delle pecore,  che chiama sue “amiche”. Così il rapporto di subordinazione si trasforma in rapporto di tenerezza;  all’autorità si sostituisce l’amore.

13/03/2026

gesù si rivolge agli uomini liberi,  ma li chiama “le mie pecore”.  È possibile conciliare la nostra libertà con la nostra apparteneza a un gregge?

 

Una certa maniera di leggere la parabola del buon Pastore ha innescato innegabilmente condotto gli stessi capi spirituali a forma di clericalismo oppressivo.  I laici assimilati a pecore in attesa di essere tosate,  erano confinati in una posizione puramente passiva di ossequio e di approvazione;  questo paralizzava spesso le loro iniziative e imbrigliava le loro personali capacità.  Gesù ci invita a un comportamento ben diverso.  Non c’è niente di passivo nella frase” Le mie pecore ascoltano la mia voce”,  poiché ascoltare è già mettere in pratica.  Così “le mie pecore mi conoscono”.  Questa conoscenza dell’intelletto e del cuore,  infatti è l’esperienza totale di un essere.  Un’esperienza che viene vissuta,  ad esempio,  nell’amore di una coppia.  Abramo conobbe sua moglie,  ed essa ebbe un figlio;  ” io non conosco uomo”,  dice Maria all’Arcangelo Gabriele.  Gesù,  certo è la guida:  non possiamo cercare ognuno una propria verità;  si è sempre liberi ma nei limiti di una appartenenza ad una comunità ben delineata.  Questa a taluni può sembrare una ,  limitazione della loro libertà,  ma in effetti non è che la chiave di una libertà più vasta.  Avviene così anche nell’amore umano:  quando ci si dona totalmente a qualcuno che si ama,  non ci si autolimita affatto;  ci si supera,  ci si rivela a se stessi.

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOSESSANTUNESIMA PARTE

11/03/2026

 

 

 

Patty   Senti,  sono venuta a prendere il manoscritto di medicina per Marco.  In più l’ultima che ti ha chiesto:  la neurite.  Grazie!

La neurite è un processo degenerativo di uno o più nervi.  Le nevriti si differenziano dalle nevralgie in quanto i nervi presentano lesioni parenchimatose con interessamento del cilindrasse o della guaina mielinica.  Oppure lesioni interstiziali concernenti il connettivo intras- e perifascicolare.  Le mononevriti insorgono in seguito a un trauma del nervo interessato,  si manifestano con paralisi flaccida e atrofia dei muscoli innervati del nervo offeso,  anestesia superficiale nei territori cutanei dipendenti da  questo,  abolizione dei riflessi tendinei,  disturbi vasomotori,  secretori e trofici.  Le forme cliniche delle mononevriti dipendono dalla localizzazione e dalla natura della lesione e dall’interruzione completa o incompleta del tronco nervoso.  La natura della lesione che ha compromesso l’integrità di un tronco nervoso ha influenza sulla sintomatologia;  le lesioni irritative da ferite infette con penetrazione di corpi estranei danno nevriti di tipo irritativo con sintomi di natura sensitiva e trofica.  La prognosi delle nevriti localizzate è sempre riservata e il decorso è lungo mesi.  Continua…

12/03/2026

La nevrite ascendente ha invece origine incerta,  è una forma rara che si osserva come origine di complicazione di piccole ferite localizzate alla punta delle dita delle mani,  specie nelle zone innervata dal nervo cubitale.  Dopo qualche tempo compaiono dolori che interessano successivamente il dito leso,  la mano e l’intero arto,  seguiti da fenomeni atrofici e da grave limitazione funzionale:  l’evoluzione è molto lenta.  Le polinevriti si osservano nel corso di infezioni,  intossicazioni endogene (diabete,  gotta,  colemia) di avitaminosi.  Anche il raffreddamento può favorirne l’insorgenza.  Si manifestano con paralisi flaccide multiple nel dominio dei nervi spinali;  ipotonia e atrofia degenerativa,  eventualmente paralisi nel dominio dei nervi cranici (nevrite ottica) anestesia specie alle estremità distali degli arti;  abolizione e diminuzione dei riflessi tendinei;  disturbi vasomotori,  trofici,  secretori nelle parti paralitiche;  eventuali alterazioni delle funzioni psichiche.  Il decorso può essere acuto,  subacuto e cronico.  Le forme cliniche dipendono dalla predominanza di alcuni sintomi rispetto ad altri (forme motrici o sensitive) o dall’agente patogeno (  alcolica,  saturnina da solfuro di carbonio,  ecc.)

PER I RAGAZZI DUE

11/03/2026

 

LA LETTERA DI ANASTASIA

 

Sono Anastasia,  ho vissuto fino a diciannove anni in un paese della Russia,  eravamo in cinque figli,  3 maschi e due femmine.  I miei genitori erano amabili e giusti,  ma non avevamo niente,  solo non ci mancava da mangiare  perché lavoravamo tutti in quel pezzetto di terreno che avevamo,  però eravamo felici.  Eravamo quello che si dice qui:  una famiglia unita.  Purtroppo quando persi mio padre e due dei miei fratelli ho dovuto cercare un lavoro,  e sono venuta qui in Italia.  Non vi dico in che famiglia sono capitata,  il padrone mi guardava come se fossi uno scarto della società,  ma noi eravamo una famiglia per bene,  mai avuto guai con la giustizia e anche in famiglia ci siamo voluti un grande bene;  anche perché quando c’ era il pane fresco era una festa.  Mi sono demoralizzata qui in Italia,  perché pensavo che le famiglie fossero tutte dominate da padri padroni e schifosi uomini nei riguardi della servitù. Avrei voluto ritornare a Mosca,  ma non avevo i soldi per il viaggio,  e così andai di casa in casa a chiedere lavoro.  Fino a quando incontrai la famiglia giusta,  che Dio li benedica!  Quanto si soffre non per la povertà ma per la gente ostile e cattiva!  Non mi sono mai interessata di politica,  ma vorrei tanto avere una casa qui,  perché ora che non ho più nessuno al mondo ritornare al mio paese adesso,  non mi attira del tutto anche se lo amo lo stesso.  Quello che mi interessa adesso è mantenere la salute,  e guadagnare abbastanza per fare studiare mio figlio,  e poi una casa anche piccola,  ma almeno potrei dire è casa mia. Ti confesso che non mi sono mancate le occasioni di farmi un amante per il denaro,  ma io non ho accettato mai!  Solo di questo posso essere orgogliosa;  di non avere tradito me stessa solo per del vile denaro.  Però mi sento ricca anche se non ho che le mie braccia e un figlio da mandare a scuola;  quello è il mio tesoro più prezioso perché l’ho concepito per amore.  Grazie per avermi ascoltato.

 

Anastasia,  tu sei una delle donne più ricche del mondo,  prova a pensarci,  ma lo sai già,  questo credo che sia merito anche della tua famiglia dove hai vissuto.  Anche qui da noi c’è gente povera e ricca dentro indipendentemente dalle ricchezze materiali.  Ma la gente non è tutta così,  Puoi trovare la famiglia anche qui e essere felice con tuo figlio.  Sento che realizzerai i tuoi sogni:  quello di far studiare tuo figlio e quello della casa.  Qui da noi c’è un detto che rivela:  “la fede fa grandi cose”!  Quindi non smettere mai di sperare!  Un forte abbraccio!  Elena Ciao!

Annalisa  che cosa hai detto ai giovani di martedì per renderli così entusiasti?

Elena   Poche cose ma sincere,  come quello di essere felici amando molto e non bruciare quell’amore per trasformarlo in cenere o odio ma di portarselo con sé,  di non piegarsi mai alla cattiveria,  alla superbia,  all’indifferenza  e alla menzogna.  Per restare giovani sempre.  Perché solo così ci si sente realizzati nel profondo.

12/03/2026

 

LA MORTE DI TOMMASO

Tommaso è il protagonista del romanzo  Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini

Un giovane che si potrebbe chiamare disorientato,  che vive nello squallore di una borgata romana, fra giovani della sua stessa educazione e delle sue stesse tendenze.  L’abbruttimento e il vizio sono congeniali alla situazione nella quale Tommaso e i suoi amici si vengono a trovare,  anche se in Tommaso non mancano fermenti che,  seppure non portano a grandi conquiste interiori,  finiranno a poco a poco,  attraverso una serie di imprese balorde,  per fare intravedere una coscienza umana e generosa.  Tommaso si ammala di tubercolosi,  e seppure curato resta definitivamente minato nel fisico.  La sua vita allora si svolge in una violenza che potrebbe essere il contravveleno  della precarietà sempre imminente e preludente alla fine.  Quando una notte una tempesta inaudita si abbatte su Roma,  e le case mal costruite della sua borgata vengono allagate;  la coscienza di Tommaso si risveglia in un’ansia generosa di solidarietà sociale;  per questo egli nel pieno della tempesta si slancia nell’opera di soccorso e rimane lunghe ore in mezzo all’acqua e al vento.  Il giorno seguente egli è già un uomo finito.  Del vecchio Tommaso resta solo un qualche accenno di violenza verbale:  il resto è dimenticato perché redento nella generosità nell’impresa di soccorso e di salvataggio dei bisognosi suoi simili e nel dolore che tutto gli appartiene.

E. Lasagna

13/03/2026

 

CHI SIAMO NOI?

È evidente che da quanto si dice che il decadente è fondamentalmente uno sradicato,  che si sente contemporaneamente estraneo e superiore agli altri.  Se si oppone alla borghesia industriale di cui condanna la volgarità.  La superficialità e l’attaccamento al denaro e al benessere,   non meno sprezzante è il suo atteggiamento verso il proletariato che osa rivendicare diritti,  che avanza violentemente e contribuisce a creare disordine;  né tanto meno l’artista si astiene a condannare i governi parlamentari,  e specialmente in Italia,  la politica di relativa apertura alle masse e le parvenze di democrazia.  Da questo isolamento scaturisce quello che è il centro del sistema decadente e cioè l’estetismo.  In realtà per il decadente,  la sfera della morale è un tutt’uno con quella dell’arte,  ed infatti al centro del sistema decadente è l’estetismo,  la vera e propria religione del bello.  Non la morale corrente,  ma le regole della società borghese presiedono  alla vita e all’arte del decadente,  ma egli instaura una nuova morale,  una nuova religione,  la religione della bellezza,  della raffinatezza,  dell’eleganza:  la vita stessa è costruita come un’opera d’arte. A sua volta l’estetismo,  che deriva dalla convinzione che il decadente aveva di essere superiore e distante,  tanto dalla borghesia volgare e materialista,  quanto dal proletariato rozzo,  prepotente e violento,  era causa ed effetto insieme all’atteggiamento individualista.  Un esasperato individualismo caratterizza questo movimento:  l’individuo si astrae e si isola al di sopra dagli altri,  incapace di comunicare col mondo esterno,  con un mondo con cui non ha più nulla in comune.  Secondo molti esperti sono tramontate le speranze positivistiche di migliorare la società,  per sempre;  la certezza che la conoscenza dei mali sociali possa contribuire alla soluzione di essi.  Il decadente ha perso questa fiducia,  vede i mali della società e se ne ritrae con disgusto,  orgoglioso di essere un individuo che si eleva al di sopra della mediocrità e superficialità delle masse,  fiducioso solo nel gesto isolato,  nell’atto che lo distingue dalla inettitudine generale.  Nasce così il culto della violenza in tutti i suoi aspetti,  da quella politaica che aspira a un governo forte contrapposto alla democrezia,  per respingere definitivamente le istanze delle masse,  e quella collettiva che auspica la guerra come sola igiene del mondo.  e come mezzo per uscire dalla grettezza  dell’esistenza massificata,  a quella individuale,  come tendenza a porsi al di sopra e al di fuori dalle leggi comuni,  come fosse un’aspirazione al gesto eroico,  all’azione individuale.  Chi sei?

 

DIALOGANDO CON VOI

06/03/2026

Annalisa  Che cosa provi quando scopri la menzogna nelle persone che ti stanno a cuore?

Elena  Ho pietà di loro e perdono;  vedi? Certa gente parla con l’intelligenza che si ritrova!  Ma la pietà del Cielo è infinita.

Annalisa  Se si ama qualcuno e lui  o lei non lo sa,  lo si può considerare vero amore?

Elena  Se dall’altra parte c’è empatia,  magari glielo farà capire e poi lo scopriranno insieme con il tempo se davvero è vero amore o se è solo passione.

Annalisa  Come lo scopriranno se vivono così distanti?

Elena  L’amore fa miracoli,  fa nascere un’empatia vigorosa che non si perderà facilmente. Questa si chiama vita. Annalisa  io auguro cose bellissime anche a te.  Non sarà Piter per caso? Se è così vi auguro una grande felicità! Avete la stessa età,  circa.

Annalisa  Lui è bellissimo,  io non so se gli piacerò davvero!

Elena  Anche per lui come me,  ricordo che la bellezza è soprattutto quella dell’anima;  dovresti avere più fiducia in te stessa.

Annalisa  Ma Patty mi ha detto che lui non ha occhi che per te!

Elena  Ma perché è stato lontano per mesi e quando è venuta là con me che c’era anche lui ha capito che eravamo affiatati,  ma essendo mio figlio,  è un altro modo di volersi bene,  un modo senza malintesi o che ne so,  il nostro è amore non tra un uomo e una donna ma tra madre e figlio che si vogliono bene davvero,  quindi c’è posto per una fidanzata sempre se per lui sarai la donna ideale,  ovviamente.

07/03/2026

Annalisa  Per fortuna che ti ho trovata,  speravo che non fossi già partita,  devo farti gli auguri per la festa della donna;  per te con la D maiuscola.  Salutami Piter.

Elena  Ma guarda che Piter là non c’è,  te lo posso salutare telefonicamente quando ci sentiremo.  Però io non posso sollecitare con lui quello che provi,  questa è una cosa molto delicata;  non restare delusa se per caso lui ti dirà di no,  anzi ringrazialo per la sua sincerità.  Piter non è un uomo facile,  ma credo che abbia bisogno di trovare la donna giusta;  non c’è nulla di più basso che volere una persona se lui o lei non sono d’accordo.  Tu sei intelligente e lo sai;  indipendentemente da  quello che provi tu;  se vieni respinta,  non è perché tu non sia alla sua altezza,  anzi,  lo saresti eccome,  ma al mondo non ci si innamora a comando. Grazie per gli auguri di domani se per caso non ci sarò.  Ciao,  buon fine settimana a tutti!

 

09/03/2026

L’intelligenza non la si giudica solo dal numero di lauree che uno ha conseguito. Anzi…

Annalisa   Ti piacciono i giochi di prestigio?

Elena  No,  non mi hanno mai illuso neanche da piccola.  Per me sono giochi innocui per scemi! A me picciono le cose vere.  Vado a raccogliere le viole,  ciao!

09/03/2026

Marco   Che cos’è la storia dei giochi di prestigio?

Elena  Ma niente  Marco sono cose a cui non voglio neanche pensare!  Hai presente chi non ha nulla da fare?  Bene, alcune babbione di cinquant’anni sostengono che io riesco a diventare invisibile! Ma vorrei dire loro che io non c’entro niente,  se qualcuno mi fa diventare invisibile in loro presenza certo non è merito mio;  io non sono così magica!

Marco  Però,  ricordati che domani alle nove ho promesso al mio prof. di Italiano che saresti andata nella sua classe.

Annalisa mi ha già informata due volte,  quindi non mancherò,  anzi,  verrò con piacere.

Annalisa  Se tu dovessi preparare un pranzo per una persona a cui tieni molto,  prenderesti qualcuno o lo faresti da sola?  Che cosa prepareresti?

Elena  Come primo piatto ravioli con pasticcio di carne e tartufo,  il tutto in equilibrio;  vitello in sugo di erbe, e sugo di sapori nordici,  olio, extra vergine d’oliva e limone contorno di verdure al gratin; dolce da forno,  ricoperto di pasta sfoglia leggera e fillo in un nascondiglio di crema mou,  crema caffè e cioccolato,  crema pasticciera al rum e vaniglia;  infine all’ultimo momento prima di servire una copertura di panna leggera al sapore di mandorla dolce;  ovviamente tutto con moderazione.

10/03/2026

 

Grazie Carissimi Linda e Robert, Voi per me siete

non solo dei carissimi amici ma siete fratelli veri,  e genitori meravigliosi;  se qualcuno deve imparare a vivere dovrebbe venire lì da voi. Grazie per la fiducia che mi avete dimostrato.  Questa estate sarò spesso lì da voi.

10/03/2026

Annalisa  Quei versi che hai scritto alla fine del libro ” I poteri dell’anima”  A chi li hai dedicati? Al principe?

 

…Grazie a Te per avermi dato quella forza

di combattere. Ogni volta che scenderà il

crepuscolo,  prenderò una stella perché

l’immortale non svanisca.  Sarò felice di pensare a te

perché so che quando si farà giorno ti rivedrò nel sole

arrivederci dolce sovrano,  ogni volta che mi

penserai  troverai in me la fede di un vero

amore.

 

 

Elena  Macché principe!  Li ho dedicati a Dio,  anche se Dio non l’ho mai visto,  ma so che esiste,  oppure non so se quello che ho visto fosse lui in altre vesti;  ci sono stati episodi di grande emozione e di verità che mi hanno fatto vivere con coraggio quei momenti di separazione da persone che amavo e che amo tutt’ora.  E loro ne sono i testimoni attendibili e perfetti.

Post Scrittum  per i maleducati: Non seguitemi ma ignoratemi anche in internet!

10/03/2026

Annalisa  Hai visto?  Che ti dicevo?  Sei piaciuta molto a tutti!

Elena  Sono rimasta soddisfatta,  sono dei ragazzi e ragazze splendidi e molto educati.  Grazie!

11/03/2026

 

Annalisa  Se tu fossi certa di rendere infelice una persona a cui vuoi bene,  cosa faresti?

Elena  Io sparirei dalla sua vita.

12/03/2026

Annalisa  Il principe che conoscesti tu tramite il padre di  Piter,  non sarà quello che hanno fatto vedere recentemente in TV ?  Quello che  ha denunxiato la sua fidanzata perché gli ha sottratto molto denaro?

 

Elena  Ma che sei scema?  Io un tipo così non l’avrei neanche voluto conoscere,  si vede in faccia ciò che è!  Come si fa a reclamare ciò che ha ottenuto dai suoi errori!  Sì,  perché se ami una donna,  non le dai in mano la tua carta di credito;  una donna vera si sarebbe offesa,  l’ha tratta come una prostitua di lusso.  E poi la disonora così !  È un altro principe dall’anima bassa e popolare. No,  quello che ho conosciuto io tempo fa era un po’ più in su,  ma non troppo.  Dico non troppo perché si dava delle arie da principe;  ma un vero principe prima lo è dentro l’anima e poi  non lo ostenta come se gli altri fossero scemi;  tutti sapevano chi fosse!  Pensa che mi ha anche chiesto di ballare,  ma il suo comportamento mi fece ballare con un ragazzo chiamato ad aiutare ai tavoli.

Annalisa  Ma tu sei matta da legare!

Elena  Tu credi?  Ma cosa pensi che sia un ragazzo con un titolo così?  Meno di altri che sgobbano dalla mattina alla sera e sono più signori di un principe con un’anima così scarsa di buon senso.

 

 

PER I BAMBINI

05/03/2026

LA PREGHIERA DEI BIMBI

Quasi tutti i bambini pregano il Signore la sera prima di coricarsi,  ma non tutti lo fanno con sentimento e devozione.  I bimbi che sanno chi è Gesù  e la Madonna lo fanno bene,  con fede,  mentre quei bimbi che non hanno ricevuto la verità dalla loro famiglia,  pregano con le labbra;  perciò le loro preghiere non arrivano a Dio,  ma si smarriscono dietro la luce effimera delle lucciole.  Le preghiere dei bimbi preparati invece giungono alla casa del Signore come un canto di angeli,  è una casa lontana lontana nei cieli,  che gli angeli e i santi nascondono,  circondandola di nubi e di stelle; ma le preghiere dei bimbi trovano ugualmente la strada verso la casa di Dio,  vi entrano piano piano dal buco della chiave  e si nascondono nei nidi degli uccelli,  aspettando come essi che Iddio si risvegli.  Buona notte.

LA CROCETTA D’ORO

Di Sergio Corazzini

Io porto tanto amore a

una crocetta d’oro

che s’apre sul mio cuore.

È un tenue lavoro,

non è un ricordo no;

come l’ebbi l’ignoro.

Io l’amo perché so

che croce fu dolore,

e assai ne spasimò

o mio dolce Signore.


PROSA

Il poeta apparteneva a una famiglia borghese caduta quasi i miseria, e perciò da giovanissimo dovette adattarsi per vivere ad un umile impiego.  La rassegnazione con cui sopportava le vicende della vita si ritrova nelle sue liriche,  di cui costituisce il motivo fondamentale. Strinse rapporti di amicizia con altri giovani poeti suoi coetanei.  Questa poesia solo di pochi versi rivela la delicatezza d’animo e la profonda rassegnazione del poeta,  che sopportò religiosamente il dolore della sua breve vita per amore di Dio.  Egli porta sul petto una crocetta d’oro,  a cui è molto affezionato,  non perché essa sia un caro ricordo,  ma perché è il simbolo della sofferenza di nostro Signore che patì per il riscatto dell’umanità.

Elena L.

06/03/2026

LE FIAMMELLE

I bimbi intorno al focolare,  si divertono,

con visini accaldati e rossi, a guardare le

fiammelle scoppiettanti,  che salgono

e salgono ma non le vedo ritornare.

Le fiammelle scintillanti e belle che il

camino inghiotte,  volate forse a riveder

le stelle? Buona notte faville buona notte!

Mandano un vago scoppiettio,  mentre che voi

partite,  forse è una voce di gentil desio, che vi

prega a restar  ma voi salite,  ma voi salite frettolose

a schiere,  però che è giunta l’ora che vi tarda

le stelle rivedere,  e a sé vi chiama una miglior dimora.

dove li avete i candidi lettini a cui volate in frotte

forse tra i coppi accanto agli uccellini.  Buona notte

Buona notte e le fiammelle continuano a volare.

 

PROSA

 

Le fiammelle sono le scintille che si sprigionano dai carboni accesi,  e salgono su per il camino.  I bambini seduti intorno al focolare,  si divertono a seguire le fiammelle e chiedono loro se andranno a raggiungere le stelle.  I bambini vorrebbero fermarle,  ma esse continuano a salire senza ascoltarli.  Forse andranno verso una dimora più bella.

Elena  L.

07/03/2026

Per i bambini dagli otto anni in poi,  a meno che non abbiano già letto moltissimi libri.

 

IL FIGLIOL PRODIGO

(Dal vangelo secondo Luca  cap.  15, v. 11-32)

Un uomo aveva due figli,  e il minore disse al padre:” Padre dammi la parte che mi spetta”.  E divise tra loro il patrimonio.  Dopo alcuni giorni,  messa insieme una cosa,  il figlio minore se ne andò in un lontano paese,  e là sperperò  tutto il suo avere vivendo dissolutamente.  E come ebbe dato a fondo ogni cosa,  in quel paese infierì una grande carestia ed egli cominciò a sentiire la miseria.  E andò a mettersi con uno degli abitanti del paese,   che lo mandò nei suoi campi a badare ai porci.  E bramava di riempire il ventre con le ghiande che mangiavano i porci,  ma nessuno gliene dava.  Allora rientrato in sé disse:”  Quanti garzoni in casa di mio padre han pane in abbondanza,  mentre qui io muoi di fame!  M’alzerò e andrò da mio padre,  e gli dirò:  “Padre,  ho peccato contro il cielo e contro di te,  non son più degno di esser chiamato tuo figlio;  trattami come uno dei tuoi garzoni”.  E alzatosi andò da suo padre.  E mentre egli era ancora lontano,  suo padre lo scorse,  e mosso a pietà,  gli corse incontro e gli si gettò al collo e lo baciò.  E il figlio disse: ” Padre ho peccato contro il cielo e contro di te;  non son più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: ” Presto portate qua la veste più bella,  rivestitelo e mettetegli al dito l’anello e ai piedi i calzari;  portate il vitello grasso e ammazzatelo;  e si mangi e si banchetti,  perché questo figlio  era morto è risuscitato;  era perduto ed è stato ritrovato”.  Così cominciarono a fare grande festa.  Ora il figlio maggiore era in campagna,  e nel ritorno,  avvicinandosi a casa,  sentì  musiche e danze,  ciamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse ciò che sentiva e che vedeva.  Egli rispose:”  È tornato tuo fratello,  e tuom padre ha ammazzato il vitello grasso,  perché lo ha riavuto sano”.  Allora egli andò in collera e non voleva entrare;  ma suo padre andò fuori e si mise a pregarlo.  Ma rispose a suo padre:”  Padre da tanti anni iomti servo,  non ho mai trasgredito un tuo comandamento,  eppure non mi hai mai regalato uncapretto per fare festa con i miei amici.  Mentre  appena è arrivato questo tuo figlio che ha sperperato tutto il suo,  hai per lui ammazzato il vitello grasso”.  E il padre rispose:”Figlio,  tu stai sempre con me e tutto il mio è tuo;  ma era giusto banchettare e fare festa,  perché questo tuo fratello era morto ed è risuscitato,  era perduto ed è stato ritrovato.

Spiegazione

Questa parabola,  quella della “pecorella smarrita”, e “La dramma ritrovata” illustrano la misericordia divina verso i peccatori. Queste sono immagini stupende di pietà,  verso la debolezza umana,  che Gesù poteva sentire più degli altri uomini. Perché non dobbiamo esaltare sempre i bravi ma dobbiamo invece cercare di perdonare i figli o i genitori,  o i fratelli che si sono perduti nel peccato ed hanno smarrito la fede cristiana.  I personaggi del ” Figliol, prodigo”   sono naturalmente simbolici:  Il padre è Dio misericordioso,  il figlio è l’uomo peccatore.

Elena L.

09/03/2026

CAINO E ABELE

La loro triste storia

“Abele fu pastore di pecore e Caino agricoltore.  Dopo molto tempo avviene che Caino offrì a Dio sacrificio dei frutti della terra;  Abele poi offrì i primi del suo gregge,  i più grassi.  Dio riguardò Abele e i suoi doni,  ma non riguardò Caino e i doni di lui.  Caino si adirò grandemente,  e il suo volto si abbatté.  Il Signore gli disse: “Perché sei adirato?  Perché abbattuto è il tuo volto?  Forse,  se farai del bene,  non anche ne riceverai?  Se invece farai del male,  il tuo peccato non starà subito alla tua porta?  Disse Caino al fratello Abele:” Usciamo fuori”  E come furono per i campi Caino insorse contro il fratello Abele e l’uccise.  Disse il Signore a Caino: ”  Dov’è il fratello tuo Abele?” E lui rispose: “Non lo so,  sono io forse il guardiano di mio fratello?”  Gli disse il Signore: ” Che hai fatto?  La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra.  Sarai perciò maledettto sulla terra…  Anche se lavorerai non ti darà frutti;  sarai ramingo e fuggiasco per il mondo…”.

(Antico Testamento .  Genesi4).

L’uccisione di Abele fu quindi il primo fratricidio commesso sulla terra.   Triste è la storia toccata al buon giovane ignaro,  ma più terribile è quella del suo triste fratello, messo alla prova da nostro Signore,  proprio come i loro genitori. Adamo ed Eva nel paradiso terrestre;  Caino fu tormentato da un rimorso senza fine. Senza la fede non c’è ubbidienza né rispetto.

Elena L.

11/03/2026

QUANDO  DIO CREÓ GLI ANIMALI

 

Quando Dio ebbe creato gli animali,  ne chiamò alcuni e disse loro:  “Voi sarete gli amici dell’uomo e lo servirete”.  Lavorerete per lui e in compenso vi darà cibo e vi curerà.  E disse agli altri: ” Voi non assalirete l’uomo e vi procurerete da voi il vostro cibo”.  Così disse il Signore:  e quando la terra fu pronta per accoglierli,  Egli vi pose l’uomo e la donna.  Questo è il luogo che voi abiterete disse loro.  La terra è grande e ricca di piante e verde;  con l’aiuto degli animali voi la coltiverete in modo che possa dare il cibo per tutte le creature che  da voi discenderanno. Gli animali vi daranno oltre il lavoro doni preziosi:  pelle,  lana,  piume,   per coprirvi e difendervi dal freddo;  latte,  e uova, per il vostro sostentamento.  Voi li amerete e li proteggerete,  ma soprattutto li rispetterete.  I buoni ascoltano e mettono in pratica le parole del Signore:  amano e curano gli animali domenstici,  e non li costringono a lavori superiori alle loro forze;  non cacciano se non per bisogno,  gli animali selvatici,  ed anche per questi sentono pietà,  se li vedono soffrire.  Leggendo queste pagine,  imparerete come vivono gli animali,  come si affatichino per procurare il cibo sé e ai loro piccoli;  come sappiano fabbricarsi la casa e difenderla dai nemici,  come sappiano essere pietosi fra di loro;  come siano fedeli e riconoscenti verso gli uomini che li trattano con amore.

13/03/2026

I giochi dei bambini in campagna.

 

Io arrivai in campagna,  ricca di una

cosa meravigliosa;  una bellissima capanna,

intorno una fontana che zampillava ninna nanna.

  Stava tra verdi pini,  con il riso dei bambini

il ridente labbro di marmo,  s’invetra come

la trasparenza cristallina di un cielo limpido.

Poi i giochi sulla  dolce  ombra dei cipressi alti

che arrivavano al cielo rosso e  attendevano la grande

luna che rispende nella notte bruna.

Per i bambini piccoli.  PROSA

Ho sognato la campagna all’ora del tramonto,  rallegrata dalle grida gioiose dei bambini,  che giocano intorno alla fontana,  offriva uno scenario incantevole.  Osservavo,  rapita da improvvisa commozione,  l’avanzare lento delle ombre,  che a poco a poco tutto sommergono,  mentre il cielo per l’ombra dei pini si era fatto più buio,  sembravano attendere l’arrivo della luna.

E. Lasagna

 

 

 

PER I RAGAZZI

01/03/2026

(SAN LUCA 12)

 

Disse un giorno Gesù ai suoi discepoli:  “non abbiate preoccupazioni per la vostra vita riguardo al cibo,  né per il vostro corpo riguardo al vestito.  Considerate gli uccelli dell’aria:  essi non seminano,  non mietono,  non hanno dispensa nel granaio,  eppure Dio li nutre… Osservate come crescono i gigli,  essi non lavorano e non filano;  eppure vi dico che nemmeno Salomone in tutto il suo splendore non fu mai vestito come uno di loro.  Ora se Dio riveste così l’erba,  che oggi è nei campi e domani sarà gettata nel forno, quanto più lo farà con voi,  o persone di poca fede!  Voi dunque non preoccupatevi di quel che mangerete e non vi tormentate lo spirito…cercate piuttosto il regno di Dio e tutte le altre cose saran date in più”.

—————————————

 

Che cosa fa invece l’uomo di poca fede?  Egli si preoccupa di tutto senza pensare  che l’Angelo custode ci è sempre vicino e ci aiuta nelle nostre necessità materiali e spirituali.  Più saggi dell’uomo sono gli uccelli che non si lamentano mai perché sanno che migliore sarà quella che viene.  Esso ha fiducia nell’opera della provvidenza Divina,  non dispera e canta lietamente godendo i beni che Dio gli ha concesso;  perché dopo l’annata magra,  ecco che viene l’abbondanza e dopo l’inverno il ruscello ricanta e tutto rinasce di nuovo.

Ragazzi:  Buona domenica a tutti!

 

03/03/2026

 

Che cosa diresti ai ragazzi sulla guerra?

 

Che la nostra vita è troppo preziosa per poterla distruggere senza viverla.  Un essere umano intelligente non combatte con le armi,  ma sa risolvere con le parole del buon senso.  Speriamo che tutti i giovani del futuro possano comprendere quello che significa la parola “Guerra e Pace”.  Se guardiamo indietro nella storia,  quante persone sono state uccise fino ad oggi?  Che diritto avevano quelli che hanno voluto lo sterminio di tutta quella gente?  Erano tutti innocenti e i bambini?  Che cosa avevano fatto?  Perché hanno lasciato che Itler sterminasse una razza intera? E tutti gli altri Paesi che hanno iniziato le guerre senza accettare un patto d’accordo di riconciliazione?  Quelli vanno tolti dal mondo prima che incomincino ad uccidere innocenti.  E tutti quei ragazzi soldati di Putin?   Insomma si fa presto a dire eccettate la parola di riconciliazione se si ha a che fare con dei criminali!  La gente malata di guerra va curata o tolta dal mondo.   Adesso si fa presto a dire anche ma non dovevano attaccare L’Iran!  Bravi che bella figura fate ora!  Che Santi! Perché poi ci sarà la vendetta,  allora lasciamo che si continui come hanno fatto fino ad ora,  che in Iran come ancora in altri paesi,  non si possa neanche dire una parola;  un giovane non può esprimersi!  Quanti ne hanno ammazzati fino ad oggi? Ragazzi e ragazze innocenti,  sul fiore della loro vita! Quella non è guerra?  Pensateci bene con profondità prima di esprimervi solo perché l’Iran ha fatto una mossa di vendetta;  sapeste quanto è superficiale dire così! Ora speriamo solo che ci sia la rivolta dei giusti.  Con l’aiuto della preghiera alla Vergine Maria forse se vorrà,  qualcosa si vedrà.  Però le guerre sono nel cuore degli uomini senza fede e dei malati di mente.

Annalisa  Ma tu non sei mai stanca?

Elena  No,  non mi stanco mai,  ma a volte se non riesco a dormire abbastanza poi mi viene sonno.

03/03/2026

Secondo te che cosa esige una patria malsana? (Come molte nazioni…)

Elena  Secondo me uno stato esige che su questa base le due generazioni fondino i loro sforzi ricostruttivi,  e la loro unione diventi un centro che attragga il massimo numero di energie sane e valide;  provenienti anche da altre correnti;  e siano pur uomini che nelle presenti angustie, abbiano sentito per la prima volta la vocazione sociale.  Dalla tendenza realistica di adeguare i propri sforzi alle esigenze dei tempi e alle necessità dei popoli,  nascerà quel programma concreto di riforme che dovranno attuarsi nello Stato del domani.  Ma già ora deve poggiare su alcuni punti fondamentali che s’ispirano ai nostri principi o sono conclusioni di un’esperienza sociale,  ecomica e politica ormai secolare.

La coscienza

Le riforme politiche,  sociali ed economiche,  le garanzie costituzionali,  i controlli amministrativi,  le stesse sanzioni penali resteranno inefficaci se non è viva ed operante una coscienza vera e non superficiale. Le forze dell’ordine,  la finanza, i giudici i revisori ecc.  non bastano a frenare e a reprimere la corruzione;  bisogna che tutte le istituzioni si sentano responsabili innanzi a “Dio”.  I conflitti sociali non si possono comporre senza il senso di fraternità,  e di fermento della civiltà cristiana.  I patti internazionali non valgono niente se non c’è “coscienza” ma menefreghismo.  La libertà politica di un popolo soccombe se non è accompagnata da una vita sociale onesta.  Se tali freni di un governo non agiscono,  sarà indotto per attuare le sue riforme ad una costrizione eccessiva e perfino ad una dittatura ferrea e sanguinaria.  L’efficacia delle riforme statali è vincolata al miglioramento del costume.  Tutti insieme i popoli dovrebbero agire con onestà in modo che quando qualcuno si sogna di volere la terra di un altro popolo allora si potrà risolvere al meglio la situazione con meno vittime.  Sembra una cosa detta così,  ma pensateci bene!

 

Che cosa significa accudire gli anziani?  Solo quando sono a letto infermi,  oppure dare soccorso anche quando sono sani?

 

Ci sono situazioni che non dobbiamo ignorare:  solo perché due coniugi anziani sono in salute,  non vuol dire che dobbiamo abbandonarli a loro stessi.  Ci sono figli e nipoti che hanno speso un patrimonio senza guadagnare mai un centesimo,  fino a quando i genitori o gli zii oppure i nonni avevano denaro da dare loro allora andavano a trovarli anche quando erano govani,  ora che hanno chiuso i battenti del denaro perché altrimenti gli sollevano anche i mattoni della casa,  allora quei nipoti ingrati non si fanno più vedere.  Insomma ricattano perché gli zii hanno deciso di donare il resto del patrimonio a chi ha più cervello di loro.  E hanno fatto bene,  perché non si può arrivare a tanto!  Non ci si fa pagare l’interessamento verso una persona!  È umiliante e un colpo basso;  dovreste incominciare a restituire il patrimonio che avete ricevuto dai vostri zii!  Non erano neanche donazioni,  ma prestiti,  quindi quando incomincerete sarà fin troppo tardi! Prego,  avanti!

 

04/03/2026

Elena  Oggi vi citerò ancora Cesare Pavese su gentile richiesta del vostro prof. di Italiano.

SEMPLICITÁ

L’uomo solo che è stato in prigione —ritorna in prigione

ogni volta che morde in un pezzo di pane.

In prigione sognava le lepri che fuggono

al terriccio invernale.  Nella nebbia d’inverno

l’uomo vive tra muri di strade,  bevendo

acqua fredda e mordendo in un pezzo di pane.

Uno crede che dopo rinasca la vita,  che il respiro

si calmi,  che ritorni l’inverno,  con l’odore del vino

nella calda osteria,  e il buon fuoco,  la stalla e le cene.

Uno crede,  fin che è dentro uno crede.  Si esce fuori

una sera,  e le lepri le han prese e le mangiano al

caldo,  gli altri,  allegri.  Bisogna guardarli dai vetri.

L’uomo solo osa entrare per bere un bicchiere

quando proprio si gela,  e contempa il suo vino:

il colore fumoso,  il sapore pesante.  Morde il pezzo

di pane che sapeva dilepre in prigione,  ma adesso

non sa più di pane né di nulla.

E anche il vino non sa che di nebbia.

L’uomo solo ripensa a quei campi,  contento di

saperli già arati.  Nella sala deserta sottovoce

si prova a cantare. Rivede lungo l’argine il ciuffo

di rovi spogliati che in agosto fu verde.  Dà un fischio

alla cagna.  E compare la lepre e non hanno più freddo.

PROSA

Il ricordo della prigione non abbandona mai l’uomo che vi è stato. Per il poeta,  la libertà sognata fra le mura di un carcere non la si acquista uscendone,  perché l’isolamento materiale si trasforma in solitudine esistenziale per l’uomo. L’idea di libertà si identifica,  per il carcerato,  con la libera e velocissima corsa alle lepri.  Ma una volta libero l’uomo si ritrova dalla nebbia d’inverno,  dai muri di strade dall’acqua fredda,  e la prigione rivive ogni volta che morde un pezzo di pane,  quando sarà tornato in libertà.  I campi arati,  il ciuffo di rovi spogliati lungo l’argine,  già verde in agosto,  e,  prima i riferimenti alla città,  all’osteria,  alla stalla,  richiamano il giudizio espresso dallo stesso Pavese su Lavorare stanca,  la sua prima raccolta poetica,  definita l’avventura dell’adolescente,  che orgoglioso della sua campagna,  immagina con simile la città,  ma si trova la solitudine,  e rimedia in maniera sbagliata con sesso e passioni,  che servono solo a sradicarlo e gettarlo lontano da campagna e città:  in una più tragica solitudine che è la fine dell’adolescenza e un inizio che sarà la sua vera fine.

Elena  L.

 

LETTERATURA ANTICA E MODERNA QUATTRO

27/02/2026

 

Oggi ritorniamo da Giovanni Pascoli con “L’acquilone”

È una poesia di ricordi lontani,  e di nostalgica ma rassegnata malinconia.  Il poeta si trova a Messina,  insegnante di letteratura latina all’università;  l’aria tiepida di una giornata di fine febbraio,  gli riporta alla mente una giornata di primavera di tempo fa,  della sua fanciullezza,  quando ad Urbino studiava nel collegio dei “Padri Scolopi.  È un affollarsi di ricordi,  un susseguirsi di immagini,  in cui l’una richiama l’altra,  finché la poesia dei ricordi lieti si trasforma improvvisamente in poesia della morte e del rimpianto. La visione dei tempi felici passati,  richiamati alla mente del poeta,  dalle vive sensazionini olfattive della incipiente e precoce primavera,  in uno stupendo crescendo diventano illusione perfetta di realtà,  tanto che alla fine realtà e ricordo si alternano con naturalezza e delicatezza di voce.

Si ricorda quel giorno quando era in collegio;  lo stesso sole e la stessa stagione con le prime viole, sotto le foglie secche vicino al convento dei Cappuccini.  Si respira una brezza dolce,  le soglie delle chiese ormai sono piene di erba fresca,  sembra un’altra stagione,  un altro luogo,  un altro mese e un’altra vita come appunto era là in collegio.  Vede gli aacquiloni alzarsi in cielo come bianche ali sospese.  Il poeta immagine di essere là come quel giorno e osserva anche che nelle zone ombrose ci sono piante fiorite con le loro bacche invernali e sopra svolazza il pettirosso,  dall’altra parte al sole si vedeva la lucertola che faceva capolino.  Ed ora il vento si alza come gli acquiloni sono tutti fermi con davanti a loro Urbino ventoso ed ora incominciano ad impazzire:  uno di qua,  l’altro di là,  pencolano,  un altro risale e  sale rubando il filo dalla mano del bambino esile,  malato e uno strillo per l’emozione di averlo perso e il poeta ricorda uno ad uno i compagni della sua camerata e ricorda di questo bambino malato che salì in cielo come il suo acquilone;  quanto pianse per lui quel giorno!  Ma poi si ravvisò e tra lui e lui,  disse:  meglio venirci da giovane come hai fatti tu che da anziano.  Tu hai visto cadere solo l’acquilone, e la tua giovinazza,  ma hai goduto le mani di tua madre che ti pettinava i tuoi capelli e ti adorava,  mentre noi vecchi ormai,  abbiamo sofferto tante pene:  per i nostri cari,  per le guerre e per tutto quello che da adulti ci riserva la vita.

Elena L.

28/02/2026

Ho una prosa di una poesia di Gabriele D’annunzio,  “O falce di luna” .   Romantica e moderna come i giorni nostri.

O Falce di Luna

O falce di luna calante

che brilli su l’acque deserte,

o falce d’argento,  qual messe di sogni

ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,

sospiri di fiori dal bosco,  esalano al mare

Oppresso d’amor,  di piacere,

il popol de’ vivi s’addorme…

O falce calante qual messe di sogni

ondeggia al tuo mite chiarore qua giù.

 

PROSA

La visione di un paesaggio così,  suscita sempre in un animo sensibile,  sentimenti nostalgici, e rimpianto per la vita che passa e ci lascia da soli.  In una dolce notte di luna calante,  il poeta ammira e respira il silenzio delle acque del mare. Un dolce baglior si confonde nell’acqua cullata dalla brezza di maggio che riporta fin quaggiù il profumo dei fiori del bosco fino alle acque ;   una viva sensazione  di non essere soli nel silenzio e del bagliore della notte,  per i vivi profumi e tutto quello che si raccoglie dal silenzio.  La gente ormai è avvolta nel mondo dei sogni;  nell’amore della notte si è addormentata,  e la falce di luna continua a sognare complice insieme alla luce del  poeta.

Elena L.

 

05/03/2026

Con “I promessi sposi”nasce la letteratura moderna d’Italia.

I PROMESSI SPOSI

Il capolavoro di A. Manzoni è una delle massime espressioni letterarie di ogni tempo,  è un romanzo che molti hanno definito storico:  le vicende di “due promessi sposi” Renzo e Lucia, che dopo lunghi guai riescono finalmente unirsi in matrimonio,  si svolgono nel Seicento,  sullo sfondo della Lombardia dominata dagli spagnoli,  e si intrecciano variamente con gli avvenimenti italiani con la guerra dei Trent’anni e le sue ripercussioni,  dalla guerra per Casale Monferrato alla caduta dei Lanzichenecchi e alla peste milanese del 1630. Il mondo Secentesco ne viene fuori come un meraviglioso affresco,  visto nei suoi costumi sociali e politici,  rappresentata da figure di umili e di “potenti”,  di vinti e di vincitori,  sui quali aleggia e trionfa la Provvidenza Divina.  È necessario chiarire subito che il romanzo manzoniano,  non è come molti hanno ritenuto per lungo tempo e ingiustamente,  opera di edificazione religiosa,  e soprattutto esaltazione della rassegnazione e di abbandono inattivo ai valori della provvidenza;  essa invece segna il vero trionfo della grandezza di DIO,  che Manzoni nelle sue opere precedenti aveva visto il consolatore dei suoi figli ,  ai quali aveva dato la visione di sè: in esse Dio poteva con la sua bontà,  e solo come bontà,  salvare coloro che aveva illuminato e pervaso della sua grazia distraendoli e traendoli fuori dalla storia,  ma rimanendone egli stesso escluso,  come accade spesso nelle tragedie.  Ma nei promessi sposi,  Dio appare insieme come infinita bontà e come infinita giustizia,  quella giustizia che si accetti o si respinga la Grazia,  resta viva e operante in seno a tutta l’umanità.  E se ne rendono conto alla fine del romanzo,  i due sposi, che ragionando insieme sulle loro avventure, e cercando di darne un giudizio,  con popolana semplicità,  cavano una morale posta a conclusione del libro: “Dopo un lungo dibattere e cercare insieme,  conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato ragione;  ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani;  e che quando vengono, o per colpa o senza colpa,  la fiducia di Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore.  Questa conclusione benché provata da povera gente, ci sembra giusta come tutta la storia.

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Abbiamo preso un pezzo del romanzo da analizzare, la parte politica,  economica e sociale,  mentre il resto del romanzo dei due promessi sposi la lasciamo per più avanti;  il personaggio di don Abbondio lo abbiamo già conosciuto nel primo articolo di letteratura antica e moderna.  Il romanzo inizia proprio con “Questo matrimoio non s’ha da fare”.

In questo romanzo,  le vicende di Renzo e Lucia s’intrecciano con reali fatti storici accaduti nella Lombardia dominata dagli spagnoli.  Il romanzo ci dà un quadro storicamente esatto,  un tumulto scoppiato a Milano e del comportamento delle parti contrapposte dei dominatori e dei dominati:  la folla inferocita a causa della carestia,  ha prima dato l’assalto ad un panificio,  poi sempre più infuriata,  si è recata nel palazzo del vicario di provvisione che si occupa,  appunto dell’annona,  e sta per assalirlo mentre questi si nasconde,  arriva il sostituto del governatore spagnolo,  Antonio Ferrer,  che è benvoluto dalla folla perché aveva fatto diminuire il prezzo del pane,  provvedimento che non era certo servito a risolvere la crisi economica esistente a Milano,  ma che lo aveva reso molto popolare.  La folla infatti si aspettava da lui un atto di giustizia.  Il Manzoni sembra condannare contemporaneamente tanto la disonestà e l’astuzia di Ferrer,  quanto la stoltezza dei popolani che si illudono che l’autorità si possa mettere alle porte del popolo.  È qui l’aristocratico intellettuale che parla e che non può non descrivere con ironia sia il tumulto che l’intervento di Ferrer.  Si sente sempre sebbene stemperata nell’ironia,  l’amara convinzione manzoniana che le azioni degli uomini o sono  stolte o deprecabili (la violenza delle masse) o astute o disoneste (l’abilità del Ferrer nell’informare la folla).  Uno dei meccanismi più riusciti è quello del discorso di Ferrer che usa l’italiano per convincere e ingannare il popolo,  e lo spagnolo per dire la verità:  il linguaggio del potere è quasi sempre ambiguo e oscuro per poter meglio mentire.

06/03/2026

E adesso parliamo di “Fra Cristoforo”  Come parli frate?…

Renzo e Lucia saputo che il divieto della celebrazione del loro matrimonio è stato imposto da Don Rodrigo:  Il prepotente signorotto del luogo,  chiedono consiglio ed aiuto a fra Cristoforo,  del vicino convento di Pescarenico.  Il frate coraggiosamente decide di recarsi  da don Rodrigo,  per convincelo a desistere alla capricciosa passione concepita per Lucia,  ma il colloquio fra i due è tempestoso e vano.  Nei due si contrappone il “bene e il male”:  L’uno incarna l’umiltà cristiana,  la fede,  gli ideali di giustizia,  l’altro il sopruso,  la sicurezza dell’impunità,  il piacere dell’arbitrio.  Il frate riconosce una sola potenza:  quella di Dio,  l’uomo è esaltato dall’idea che la potenza sia misurabile con la capacità di sottomettere i deboli con la violenza.  Tuttavia in questo scontro tra bene e male,  Manzoni vede anche nel malvagio la possibilità di redimersi;  infatti don Rodrigo prova un certo turbamento ai richiami del frate, e addirittura ha paura quando sta per fare la sua profezia.  Fine

Come ho già scritto la parte che parla di Don Abbondio la troverete nel primo articolo di “Letteratura antica e moderna”.  Ciao.

Elena L.

Marco  Grazie Zia mi hai salvato un’altra volta.

10/03/2026

Oggi presento una poesia di Natalia Ginzburg, l’unica poesia che abbia scritto alla memoria di suo marito Leone Ginzburg, morto nelle carceri di Roma il cinque febbraio 1944,  ucciso dalla ferocia della Gestapo,  Natalia gli dedica questa poesia.  Lei era  nota nel mondo letterario con il nome di Alessandra Tornimparte, riprende il suo vero nome che dovette abbandonare,  per ragioni raziali,  nel periodo dell’oppressione fascista.  Il marito Leone destituito dall’inseguimento universitario di letteratura russa,  nel 1934 per essersi rifiutato di prestare “Il giuramento di fedeltà” al regime fascista,  fu perseguitato e arrestato diverse volte.  Fu uno dei primi collaboratori della casa editrice “Einaudi”,  e dopo la caduta del fascismo 25 luglio 1943 si trasferì a Roma.  Qui sopraggiunti i tedeschi, fu arrestato e recluso nel carcere di Regina Coeli,  dove morì per le torture subite. Aveva 35 anni.    Elena Lasagna.

MEMORIA

Gli uomini vanno e vengono per le strade delle città.

Comprano cibi e giornali, muovono a imprese diverse.

Hanno rosco il viso,  le labbra vivide e piene.

Sollevasti il lenzuolo per guardare il suo viso

Ti chinasti a baciarlo con un gesto consueto.

Ma era ultima volta.  Era il viso consueto.

Solo un poco più stanco,  e il vestito era quello di sempre.

E le scarpe eran quelle di sempre.  E le mani erano quelle

che spazzavano il pane e versavano il vino.

Oggi ancora nel tempo che passa sollevi il lenzuolo

a guardare il suo viso per l’ultima volta.

Se cammini per strada nessuno ti è accanto.

E non è tua la strada,  non è tua la città.

Non è tua la  città illuminata è degli altri.

Degli uomini che vanno e vengono comprando cibi e

giornali.  Puoi affacciarti un poco alla quieta finestra

E guardare in silenzio il giardino nel buio.

Allora quando piangevi c’era la sua voce serena.

Allora quando ridevi c’era il suo riso sommesso.

Ma il cancello che a sera s’apriva resterà chiuso per sempre.

E deserta è la tua giovinezza,  spento il fuoco,  vuota la casa.

OVUNQUE IO VADA SEI SEMPRE LA MIA TERRA

26/02/2026

Spesso rivedo il mio paese,  sì,  perché ormai sei diventato mio,  là come un sogno ad occhi aperti,  il lago,  vedo la verde collina  i giardini alberati e rigogliosi di fiori variopinti,  che man mano si libera dalle strette dei monti ,   si abbracciano e poi camminano da soli,  ma con il cuore colmo di noi. Il lungolago appassionato per le vie strette dove ci si incontra a scambiare una parola santa,  un bacio ad un bambino,  l’arrivederci a presto.  E guardandoci intorno in prospettiva sulle alture miti un  filar di cipressi allegri  e spettinati dalla brezza,   circondati da colli ed alte vette,  poi uno scrosciare di acque limpide dei ruscelli,  che lavano le nostre anime; e le case tutte ordinate come le menti delle genti beate.  In mezzo ai pini e castani ombrosi,  tra oleandri e melograni in fiore,  ci sei tu mio amato cuore (Il cavallo);  vedo e saluto tra le cime di alti pini,  i pescatori del paese con la Madonna ai piedi del castello,  che protegge le loro reti.  Là si vede lo spuntar del sole ,  coi  battiti brillanti della Vergine Maria e dall’altra parte il suo calar lontano che a volte parla ma a volte resta muto.  Il mio amor è lontano,  ma Tu mi salvi sempre tenendomi per mano.

Elena L.

LETTERATURA ANTICA E MODERNA TRE

23/02/2026

 

Oggi ho una poesia di San Francesco d’Assisi.

SAN  FRANCESCO E  IL  LEBBROSO.

Di A.  Silvio Novaro

 

Svogliatamente al caval diè di spone

Francesco figlio di ser Bernardone

e uscì d’Assisi tacito e soletto,  e portava un

bel manto e un bel berretto,  ma triste egli era

e non sapea perché  mentre uno sguardo al ciel

d’autunno dié.  grigio era il ciel,  grigio il momte

Appennino,  e pien di foglie secche era il cammino.

Movensi al vento quelle foglie rosse:  la sua

tristezza ei non sapea che fosse…

Or mentre il pian cavalca pensieroso,  davanti

al suo caval vede un lebbroso,  che implora

l’elemosina col volto,  rotto dal male e

contraffatto molto.  Un freddo orrore si

raduna in mezzo al cuor di cavaliere un gran

ribrezzo gli lega i polsi.  Al suo caval s’abbraccia

perché da scudo alla vista gli faccia.

 

PROSA

 

Questa poesia narra con semplicità un episodio della  giovinezza di Francesco, quando ancora non era stato toccato dalla grazia di Dio.  Francesco,  figlio di un ricco mercante Pietro Bernardone,  era uno dei giovani più ammirati e invidiati di Assisi.  Eppure nonstante la ricchezza,   e la gioventù,  non era felice ,  anzi,  provava una grande insoddisfazione di sé,  di cui non riusciva a scoprire le cause.  Ma un triste giorno d’autunno,  il tipico autunno con le foglie secche trasportate dal vento e il cielo grigio,  Francesco se ne andò col suo cavallo senza una meta e senza allegria.  Appena fuori dalla città,  improvvisamente vide un lebbroso,  col volto devastato dalla malattia,  in atto di chiedere la carità.  Che spettacolo orrendo,  e il primo impulso per Francesco è stato quello di fuggire e di abbracciare più stretto il cavallo,   perché gli nascondesse la vista del povero malato.  Ma nel suo cuore nacque un sentimento di pietà:  scese da cavallo e trasse dalla sua borsa un fiorino d’oro e lo donò con gesto fraterno al lebbroso.  Poi non contento della carità che aveva compiuto volle baciargli tre volte la mano,  augurandogli la pace.  Poi montò a cavallo e nel partire si voltò per dargli ancora il saluto,  ma il lebbroso non c’era più.  Al suo posto c’erauna rosa che mandava un soave profumo e Francesco sentì il suo cuore sgombro di tristezza,   e pieno di allegria e di amore.

25/02/202

Domenica Annalisa mi ha detto che il prof. di Italiano di Marco si lamenta perché certi ragazzi non sono capaci di capire le prose e i riassunti.  Se devono fare una relazione non centrano il nocciolo ma prendono un frammento e girano intorno a quello.  Com’è possiile che ragazzi che il prossimo anno devono andare all’università siano così scarsi in Italiano.  Il prof. non è all’antica,  ma è un giusto:  ha quantaquattro anni.  Comunque lui mi dice che le dovrai fare così come le fai tu e non cambiare perché loro non sono capaci. Sai cosa ti dico?  Che meno fanno e meno farebbero con la loro testa,  ma quelli bravi non si lamentano.  Questa non è modernità,  ma incapacità!

Elena  Se gli lasciano usare l’intelligenza Artificiale sempre ,  per forza il loro cervello si aggrappa dove può.  Fra non molti anni avremo tutti dei ragazzi in deficit ,  cioè non in grado di capire le questioni principali di ciò che vuole dire un argomento  e non centrare il nocciolo di tutta la poesia e andare avanti per questa strada;  che serve anche per imparare a scrivere.  Comunque io lunedì ne ho fatta solo una,  oggi ti farò il resto e potrai venire a prenderle già dal pomeriggio verso le quattro  O le cinque. È come andare in aereo ed attaccarsi solo ad un’ala.

 

Oggi presento uno scrittore poeta indimenticabile di chi ama la buona letteratura:  Cesare Pavese in “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. (Dedicata al mondo)

 

VERRÁ LA MORTE E AVRÁ I TUOI OCCHI

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,  questa

morte che ci accompagna dal matino alla

sera,  insonne,  sorda,  come un vecchio rimorso

o un vizio assurdo.  I tuoi occhi saranno una

vana parola,  un grido taciuto,  un silenzio.

Così li vedi ogni mattina quando su te sola ti

pieghi nello specchio.  O c ara speranza,  quel

giorno supremo anche noi che sei la vita e sei il

nulla.  Per tutti la morte ha uno sguardo.  Verrà

la morte e avrà i tuoi occhi.  Sarà come

smettere un vizio,  come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,  come ascoltare

un labbro chiuso.  Scenderemo nel gorgo muti.

 

PROSA

 

Ho letto tutto di Pavese C.  :  poesie,  racconti,  saggi, ecc.  Questa persona così intelligente, sapiente, e tante qualità ancora,  ha sofferto molto la solitudine dell’uomo colto e alla ricerca di comunicazione con gli altri:  compagni di lavoro,  compagni di lotta e di donne amate a metà.  Ma egli non riuscì mai a vivere la sua vita con pienezza nel rapporto con gli altri:  era l’eterno incompreso.  L’impossibilità di comunicare con il mondo circostante,  lo portarono fatalmente a confessare il prorprio fallimento,  Egli non era capito perché era molto al di sopra delle righe;  questo lo portò alla morte.  Il suo suicidio non fu un suicidio improvviso dato da un colpo di testa,  ma un volontario distacco da un’esistenza che non gli apparteneva più.  Non aveva fede cristiana e spesso si abbandonava al vizio.  Nel 1937 aveva scritto:  Non riesco a pensare alla morte senza tremare a questa  idea:  verrà la morte necessariamente per cause ordinarie,  preparata da tutta una vita,  tant’è vero che sarà avvenuta.  Sarà un fatto naturale come il cadere di una pioggia.  E a questo non mi rassegno dece il poeta,  perché non si cerca la morte volontaria,  che sia affermazione di libera scelta,  che esprima qualcosa?  Invece di lasciarsi morire?  Perché?  Per questo.  Si rimanda sempre la decisione sapendo,  sperando,  che un altro giorno,  un altra  ora di vita  potrebbero essere affermazione,  espressione di ulteriore volontà che scegliendo la morte escluderemmo.  Perché insomma parlo di me,  dice il poeta,  si pensa che ci sarà sempre tempo.  E verrà il giorno della morte naturale.  E avremmo perso La grande occasione di fare per una ragione,  l’atto più importante di tutta una vita.

Elena L.

Oggi ho un’altra volta la prosa della casa dei doganieri di Eugenio Montale;  dicono che la prima è andata smarrita.  Come può essere.

LA CASA DEI DOGANIERI

Tu non ricordi la casa dei doganieri sul rialzo

a strapiombo sulla scogliera: desolata t’attende dalla

sera in cui vi entrò lo sciame dei tuoi pensieri e vi

sostò  irrequito.  Libeccio sferza da anni le vecchie

mura,  e il suono del tuo riso non è più lieto.  La

bussola va impazzita all’avventura,  e il calcolo

dei dadi più non torna .  Tu non ricordi;  altro

tempo frastorna  al tua memoria;  un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo;  ma tu resti sola,  né qui

respiri nell’oscurità.  Oh l’orizzonte in fuga,  dove

s’accende rara la luce della petroliera!  Il varco è qui?

Ripullula il frangente ancora sulla balza che

scoscende…  Tu non ricordi la casa di questa mia sera.

Ed io non so chi va e chi resta.

PROSA

 

Questa poesia è concordemente considerata una delle più belle non solo di E. Montale ma di tutti gli altri poeti contemporanei.  La tristezza e la nostalgia di un amore perduto ha ispirato il poeta questa poesia piena di sogni e rimpianti.  Egli ricorda la vecchia casa dei doganieri,  dove un tempo fu il punto d’incontro con la donna amata. Gli appare desolata dalla sera in cui si spezzò l’idillio e ne prova grande amarezza.  Il vento sferza da anni le vecchie mura della casa,  e il ricordo del viso dolce di lei  risuona nel suo animo triste.  Il tempo passa inesorabile,  e quella sorte che lui sogna non si avvera;  perché lei non c’è più e non sa se si ricorderà ancora di lui.  Egli ricorda di quando si incontravano,  un filo che non si ricongiunge più,non cè più empatia:  lei è lontana in tutti i sensi,  dal suo cuore e dai suoi occhi.  E così si allontana sempre di più il ricordo perché il tempo che passa gli toglie igni speranza.  L’orizzante sta scomparendo con la rara luce della petroliera (allora non si vedeva spesso quella luce)  e il poeta immagina di uscire dal sogno ricollegandosi alla realtà.  Lascia la casa che con tanto rimpianto ha voluto ricordare;  e non sa se ci saranno altri come lui (cioè lei) a ricordare la casa dei doganieri.

Elena L.

27/02/2026

Oggi ho un riassunto del romanzo di A. Josef Cronin,  grande scrittore contemporaneo,  intelligente con una personalità un po’ lunatica,  ma meraviglioso ugualmente perché si dice che quando non era in uno stato d’ ansia o nervosismo lui fosse una persona adorabile;  io non l’ho conosciuto.

LA MISSIONE DI SANT’ANDREA

Spiegazione

Padre Francesco Chrisholm,  scozzese,  riceve un giorno dal suo vescovo l’ordine di recarsi in Cina,  a Pai-tan,  dove già  qualche anno prima era stata fondata una missione cattolica.  Al suo arrivo però,  non solo trova la missione in un deplorevole stato di abbandono,  ma deve anche affrontare l’ostilità degli abitanti.  Tuttavia,  egli non si perde d’animo,  e per prendere più stretti contatti con quella gente,  apre un dispensario,  che a poco a poco viene sempre più  frequentato dai malati bisognosi di cure.  Padre Chrisholm crede  sia giunto ormai il momento di ricostruire la Missione,  non però nel luogo di prima ma sulla collina della “Verde Giada”,  dove si estendeva un magnifico spazio verde circondato da un boschetto di cedri.  Era veramente un posto meraviglioso per innalzare un monumento al Signore!   Ma il proprietario del terreno,  un giudice di nome Pao,  membro della corporazione dei mercanti e dei magistrati che controllano gli affari della città,  rifiuta di vendere la sua proprietà.  Eppure la provvidenza divina  ha stabilito che proprio su quel terreno venga fondata la missione cattolica.    Padre Francesco Chrisholm,  mostrò quel documento che gli rilasciò il signor Cià per ricompensare il padre di avergli salvato il suo piccolo di sei anni,  dall’infezione mortale:  Padre Francesco anche se non aveva mai operato nessuno quel giorno si fece coraggio e prese l’iniziativa molto importante per la sua vita perché per il bambino era questione di vita o di morte.  Padre Francesco allora non credette ai suoi occhi,  perché durante l’operazione il padre del bambino si mostrava indiffidente e ingrato.  Se il piccolo Yu era vivo lo doveva soltanto a padre Francesco e alle sue preghiere.  Ma siccome il signor Cià era parente e stretto collaboratore del signor Pao,  quest’ultimo non fu informato della donazione che Cià consegnò a padre Chrisholm e così ci fu una disputa poco gradevole per il sacerdote che aveva già rinunciato a quel terreno.  Ma cosa sia successo poi veramente fra loro resterà sempre un enigma,  perché il fato o Dio volle che padre Chrisholm avesse la sua missione proprio in quel’appezzamento di terreno e la chiamò  “La missione di Sat’Andrea:  comprendeva la chiesa incorniciata tra i cedri,  la sua casa di mattoni rossi, la piccola scuola,  il fornito ambulatorio e un grazioso giardino, ricco di piante e di fiori. La mano del Signore arriva ovunque…

Elena L.

 

 

SPIEGAZIONE DEL VANGELO SECONDO MATTEO n. due

20/02/2026

TENTAZIONE DI GESÚ

Dal Vangelo secondo Matteo

 

Dopo il battesimo Gesù sentì una voce dall’alto dire: ” Questo è il mio figlio prediletto,  nel quale mi sono compiaciuto”.

Gesù fu condotto dallo Spirito per essere messo alla prova.  Restò quaranta giorni e quaranta notti senza mangiare né bere.  Ebbe fame,  soffrì,  ma non si arrese al maligno.  Gesù resistette alle lusinghe di Satana che lo incitava ad accettare le sue proposte,  dicendogli con tutta la malvagità che aveva in sé,  di trasformare quei sassi in pani,  allora avrebbe capito che era veramente il Figlio di Dio;  ma Gesù  benché fosse agli estremi delle sue forze,  gli rispose: “Non si vive solo di pane”.  Basta la fede in Dio a fortificare le nostre tentazioni.  Allora il maligno non si rassegnò e condusse Gesù nella città Santa,  lo fece andare sul pinnacolo del tempio e lo esortò a buttarsi,  e se era il Figlio di Dio Lui lo  avrebbe salvato.  Ma Gesù superò anche questa prova e  gli rispose:”  Non tentare il Signore  Dio tuo “. Di nuovo il Diavolo lo condusse sopra un monte altissimo,  e da lì si vedeva tutto il paese,  le ricchezze del paese e gli disse che se Gesù avesse venerato lui,  cioè satana sarebbe stato il padrone di tutto ciò che vedeva.  Gesù vinse anche l’ultima prova di satana,  lo invitò ad andarsene dicendogli: “Adora il Signore Dio tuo e solo a Lui rendi culto”.  Subito dopo Gesù fu venerato da una schiera di angeli,  perché riuscì a mantenersi forte e vincere il male.  Quel male tentatore che ci perseguita quando desideriamo il superfluo?  La vita comoda senza sacrifici e senza lottare;  quella cecità di persone che restano indifferenti al male degli altri; e tutto quello che non è amore per il prossimo,  per il creato e per il Cielo,  può indurci in tentazione e peccato.

21/02/2026

IL MARTIRIO DI GIOVANNI BATTISTA

Dal Vangelo secondo Matteo

Giovanni arrestato per ordine di Erode Antipa,  governatore della Galilea,  viene rinchiuso nella fortezza di Macheronte.  Tutto questo succede per far tacere l’uomo che ha comunicato i vizi di Erode,  il tetrarca corrotto;  per finire queste accuse,  prima che dalle predicazioni di Giovanni si espandessero fino alla politica.  Ma Erode si ferma solo alla prigione,  non lo vuole morto,  lo considera un bravo profeta e politico,  lui lo vuole solo neutralizzare.  ma a volerlo morto invece è la nipote di Erode,  Erodiade  soggiogata dalla madre sempre per lo stesso motivo;  perché aveva sposato il fratello di suo marito morto e non voleva che fosse motivo di scandalo.  Una sera Erodiade ballò per Erode suo zio,  e infatuato di lei anche per come ballava,  gli disse che avrebbe esaudito ogni suo desiderio. Erodiade volle la testa di Giovanni Battista su un vassoio d’argento;  Erode restò perplesso a questa richiesta della ragazza,  ma poi una promessa era altrettanto da rispettare e non negò questo suo desiderio.  Così mandò qualcuno a decapitare Giovanni e portarono la sua testa su un vassoio d’argento. Lui non si ribellò,  Per Giovanni conta solo la sua totale disponibilità per la missione affidatagli da “DIO”  e non l’esistenza terrena del suo corpo.

 

23/02/2026

 

LA PECORELLA SMARRITA

Dal Vangelo secondo Matteo

 

12  Che ve ne pare?  Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una,  non lascerà forse le novantanove sui monti,  per andare in cerca di quella perduta? 13 Se gli riesce di trovarla,  in verità vi dico,  si rallegrarà più per quella che per le altre novantanove che non si erano smarrite.  14 Così il Padre vostro Celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.

Spiegazione

Quello che ci vuole dire l’evangelista Matteo è intelligenza razionale e irrazionale,  la serenità  e un crescendo clima d’ amore per Dio,  per il prossimo e per noi stessi.  Gesù è il nostro pastore e noi le sue pecore;  ha un occhio per tutti,  specialmente per chi ha più bisogno,  come la pecorella smarrita;  essa ha perduto la fede,  e si è inoltrata in una via buia senza uscita;  solo Lui può risanarla,  e noi con il nostro aiuto .  Dio ci insegna come vivere, come trattare con amore non solo la gente a posto e buona con la fede,  ma soprattutto chi non è in grado di superare la barriera del male per entrare nella grazia della fede.  Non ci dobbiamo vergognare a tendere la mano a nessuno di chi ha toccato il fondo o così facendo togliamo la grazia di Dio:  se amiamo amiamo Dio,  se odiamo odiamo anche  Dio.  Ecco perché Gesù lascia le novantanove pecore del gregge,  rischiando di non ritrovarle per salvarne una:  ma le altre ormai potevano camminare da sole,  quella smarrita no.

Lo stesso vale Nella parabola “Il figliol prodigo” :  Il padre del ragazzo smarrito ha seguito le orme del Signore come nella “Pecorella smarrita” .  Il padre aveva perso un figlio ma poi accettando il suo ritorno a casa l’ha ritrovato;  come molti padri e madri non farebbero.

 

25/02/2026

Annalisa   Perché non dai più la tua spiegazione del Vangelo?

Elena  Perché non voglio fare dei torti a nessuno.