RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOSESSANTADUESIMA PARTE

31/03/2026

 

Daniela   Sai cosa mi è capitato?  Ieri sono andata in farmacia ed ho acquistato la vitamina B12 per mio suocero perché si sentiva stanco.  Non l’avessi mai fatto!  È allergico alla vitamina B12 e non lo sapevamo;  non puoi immaginare cosa è successo:  era tutto gonfio il viso con delle placche rosse,  ci siamo spaventati;  per fortuna il nostro medico era libero ed è corso subito gli ha fatto un’iniezione ed è stato subito bene.  Non ti dico lo spavento.

 

Elena  A volte succede che siamo troppo precipitosi con le medicine,  ci rendiamo conto solo quando ci capitano queste cose.  Sai che si può anche morire? La stanchezza non è un fatto da sottovalutare per assumere medicine fai da te.  La stanchezza va diagnosticata e poi il medico saprà cosa meglio fare. Scommetto che non ve lo dimenticherete mai!

03/04/2026

Marco  Zia,  parlami dell’esoftalmo. Grazie!

 

L’esoftalmo  è una sporgenza aumentata rispetto alla norma,  dei globi oculari dalla cavità orbitaria.  Può essere mono- o bilaterale,  e costituisce un sintomo,  spesso molto importante,  comune a varie condizioni morbose.  L’esoftalmo compare nella panoftalmite quale complicazione di affezioni settiche della cornea;  nell’invasione della fessura sfenoidale da parte di tumori maligni della regione rino-faringea;  nelle lesioni cranio-facciali da leucemia mieloide acuta;  nel morbo di Flajani- Basedow (di solito bilaterale e raramente monolaterale con rima palpebrale abnormemente ampia);  nella trombo-flebite e nei tumori del seno cavernoso endocranico (unilaterale); nelle etmoiditi quando vi siano complicazioni orbitarie;  nell’aneurisma artero-venoso della carotide interna (pulsante) ;  nelle intossicazioni acute da acido cianidrico,  cianuro di potassio,  atropina,  stramonio,  cocaina,  digitale e stricnina.

09/04/2026

 

Marco  Zia,  mi racconteresti … nei casi di iperemia?  Grazie!

Si tratta di aumento della quantià di sangue circolante in un distretto o in un organo,  determinata principalmente da  vasodilatazione capillare.  L’iperemesi attiva è dovuta ad un aumento di afflusso di sangue arterioso:  può essere provocata da fattori chimici,  termici,  meccanici,  psichici;  rappresenta il primo momento di ogni processo infiammatorio.  Gli organi interessati aumentano di volume e assumono un colorito rosso intenso.  Il quadro istologico è caratterizzato da rami capillari aperti al circolo,  fino alle più piccole diramazioni,  con il lume dilatato e pieno di globuli rossi.  L’iperemesi passiva detta pure iperemesi venosa,  congestione passiva,  stasi venosa è condizionata da un ostacolato deflusso di sangue  nell’organo e comporta un sovrariempimento dei capillari e delle vene;  la causa più frequente è l’insufficienza acuta o cronica del cuore.  In quest’ultimo  caso gli organiinteressati presentano un colorito rosso bluastro scuro,  sono aumentati di volume ed edematosi.

14/04/2026

 

Marco  Zia,  c’è qualcosa a livello fisico che altera l’attività del midollo emopoietico impedendo la maturazione delle cellule progenitrici dei globuli rossi ,  dei leucociti e delle piastrine? Grazie.

 

Elena  Sì,  intanto diamo una definizione di “emopoietico” per queli che non sanno che cosa sia.  Emopoietico= relativo allemopoiesi.  Emopoiesi significa:  processo si formazione degli elementi figurati del sangue (globuli rossi,  globuli bianchi e piastrine) che avviene in vari organi attraverso successive trasformazioni di un’unica cellula progenitrice detta emoistioblasto.

Può essere un composto chimico o un agente fisico che altera l’attività del midollo… ed è un composto mielotossico.  Tra questi composti potenti si annoverano anche gran parte dei farmaci antineoplastici,  alcuni chemioterapici;  vari farmaci del sistema nervoso centrale, alcuni farmaci antitiroidei,  diuretici,  antidiabetici, ecc. e tra gli agenti industriali si distinguono per le marcate proprietà mielotossiche il “benzene”.  tra gli agenti fisici si contano le radiazioni ionizzanti di qualsiasi fonte.  Le manifestazioni cliniche delle miopatie tossiche sono :  l’anemia,  la leucopenia, e la piastrinopenia. Le mielopatie tossiche possono manifestarsi nella forma globale,  con interessamento di tutte le serie midollari,  o più raramente in forma parziale,  bicitopenica, o monocitopenica.  Si distinguono inoltre forme acute,  che si instaurano dopo pochi giorni di esposizione al tossico,  e forme croniche che richiedono mesi o alcuni anni, di esposizione.  Nella maggior parte dei casi il meccanismo di azione degli agenti mielotossici è di tipo allergico e idiosincrasico;  talora il grado midollare si stabilisce direttamente,  come conseguenza di un disturbo della sintesi proteica che impedisce la regolare maturazione di uno o più stipiti cellulari.

24/04/2026

 

Patty   Che cos’è esattamente l’ingegneria genetica?  Grazie.

È un insieme di tecnologie che permettono di agire sul patrimonio genetico degli organismi in maniera mirata. Mediante queste tecniche è possibile unire in laboratorio porzioni di materiale genetico (geni) di organismi diversi,  il che consente la formazione di nuove combinazioni di geni e quindi di nuove caratteristiche ereditarie.  Tale complesso metodologico va anche sotto il nome di tecnologia del DNA ricombinante.  Le applicazioni dell’ingegneria genetica sono:  1) mutagenesi in vitro-  tale metodica permette di rompere il DNA in punti specifici,  di clonare frammenti di DNA,  di fare analisi delle sequenze di nucleotidi,  e quindi di sintetizzare oligonucleotidi con sequenze ben definite.  Dal punto di vista pratico tale tecnica può essere applicata per la terapia di malattie genetiche tipo emoglobinopatie; 2)  produzione di molecole di interesse medico da parte di microrganismi- l’ingegneria genetica permette la produzione di proteine di origine umana da parte di cellule batteriche:  insulina,  urochinasi,  endorfine,  interferone,  ormone somatotropo (STH),  antigeni virali;  3)  Utilizzazione in agricoltura par la produzione di ormoni per la crescita di animali (bovini,  ovini,  suini) per l’allestimento di vaccini contro l’afta epizootica,  la colibacillosi e il sarcoma di Rous e per la preparazione di aminoacidi (lisina trptofano) e vitamine  (C,  B12); 4) utilizzazione nell’industria farmaceutica,  alimentare,  chimica  ecc.  Il rischio  della manipolazione del materiale genetico è la possibile interferenza con i meccanismi biologici e il superamento delle barriere naturali che impediscono lo scambio dei geni tra specie diverse.

 

DIALOGANDO CON VOI

30/03/2026

Annalisa  In quale misura tieni alla Madonna?

Elena  Niente di meno come tengo alla mia vita.

Annalisa  Perché ci sono tante Madonne?

Elena  La Madonna è solo una,  solo che assume un nome diverso dal posto in cui è apparsa!  Per esempio “La Madonna di Lourdes è perché è apparsa a Lourdes,  a Fatima  è apparsa ai tre pastorelli di fatima con il nome Della “Regina della Pace”  Ecc.  Anche quando la vedi con la pelle scura,  è sempre Lei,  la Beata Maria Vergine Santissima,  ed è,  e sarà sempre  solo lei!  E nessuna donna al mondo concepirà mai un figlio come ha fatto Maria  con Gesù ed Elisabetta con Giovanni attraverso lo Spirito Santo.  Tutto il resto è menzogna!  O Stregoneria,  oppure illusione.

 

Annalisa  Che cosa significa  “Il verbo si è fatto carne”?  perché io non ho le idee chiare.  Grazie!

Elena  Gesù ha voluto che noi ci moltiplicassimo attaverso lo Spirito e la carne.  Ma da non confondere che Dio ci faccia concepire un figlio e partorirlo restando ancora Vergini come è stato per Maria Santissima.  Non lasciatevi ingannare con questa frase;  ragionateci molto e poi capirete che cosa significa il tutto.  Non lasciatevi manipolare da gesti o da parole gentili come fanno gli stregoni.  Loro possono essere il diavolo sotto forma di ogni professione e di ogni cultura:  come  maestri,  ecclesiastici e come maestri di vita falsi ,  come quello che abbiamo trovato la settimana scorsa.  Perché nessuno è e non sarà mai come Dio !    (in evidenza)

o1/03/2026

 

Annalisa  Dimmi tutto quello che vuoi che io lo farò,  ma non…

Elena  Io non ti ho detto di guardare,  anche perché io non avevo tempo,  sei stata tu per curiosità che l’hai fatto! Noi facciamo senza di loro!

MADRE   SANTISSIMA  ABBI PIETÁ DI LORO!

Per tutte le preghiere che diranno non saranno mai timorati di Dio perché sono falsi! La loro fede è fasulla!  Il loro piano è un altro! Lo so chi siete e quello che volete  fare.


Marco  Sai zia?  Io e i miei amici,  insieme al prof. ti aiuteremo nella campagna contro la pedofilia.  Cercheremo tanto fino a quando avremo trovato quello che stai cercando.  Te lo prmettiamo.

Elena  Grazie!  Siete molto cari.  Ma non ne ho bisogno.  quando sarà il momento tutto verrà a galla!


Linda e Robert poco fa mi hanno chiesto se ho finito di leggere il libro che mi hanno regalato ed é S. Agostino,  io ho risposto che l’ho finito ieri sera.  E mi hano domandato se mi è piaciuto,  io ho risposto che non mi era piaciuto il film,  e non mi è piaciuto il libro.  Comunque grazie di tutto !  A presto.

02/04/2026

 

Annalisa   Dimmi,  in questi dieci mesi,  qual è stata la Chiesa che sceglieresti in Roma per andarci sempre?  Che cosa ti ha colpito?  Perché?  Grazie!

Elena  Senza dubbio è la Chiesa di San Francesco a Ripa,  con le S. messe presiedute dai sacerdoti che ho visto fino a ieri sera.  Mi ha colpito come sanno aderire al Vangelo in modo moderno e vero,  senza fantasie loro che non c’entrano niente con il Vangelo.  E l’educazione che hanno nei riguardi dei fedeli sia quelli del posto che quelli che guardano attraverso la TV 2000.  Grazie a tutti Voi!


Annalisa  Tu ami solo i ricchi?  Grazie!

Elena  Assolutamente no,  io amo la gente,  che sia povera,  o ricca non ha importanza,  ma non amo i bugiardi e i subdoli!  Quelli che usano Dio per arrivare ai loro scopi;  per questo non credono a quelli che hanno avuto il dono di apparizioni dello Spirito Santo e apparizioni Celesti e altro ancora. Per  quello che riguarda i ricchi,  quelli che conosco io sono dei Santi!  Hanno lavorato sodo e hanno donato molto.  Detesto anche gli egoisti,  anche se non sono ricchi,  hanno tutto e negherebbero un pasto caldo ad un senza tetto,  e non solo,  ma lo negherebbero alla propria madre. Essere ricchi non è un delitto!  Anzi meno male che ci sono dei benestanti ricchi dentro che amano il loro prossimo.

 

04/04/2026

Annalisa   Sai che vorrei venire con te ora!  A che ora parti? Però non vorrei essere invadente.

Elena  No,  non sei invadente,  solo che avevamo parlato di lunedì pomeriggio,  se ben ricordi.  Io partirò fra un’ora,  ma noi ti aspettiamo lunedi pomeriggio e poi potresti ritornare il martedì.

 

Annalisa  Sono impaziente,  ma così va benissimo.

Elena  Vedi Annalisa,  non vorrei che ti facessi illisioni per colpa mia,  perché io non ti ho detto che Piter nel cuore ha una persona da molto tempo;  e lui non è uno che si rassegna e poi va con quelle che gli capitano per dimenticare;  lui non è così.  Io ti metto in guardia;  non bisogna offendere o scherzare con i sentimenti,  ne con  i tuoi e nemmeno con i suoi.  Comunque puoi ballare con lui se ti va,  è una bella persona e ballerà volentieri con te.  Io vi presenterò e poi vi lascero da soli.  Ciao,  a lunedì pomeriggio!

 

07/04/2026

 

Annalisa    Io non potrei mai descrivere la festa di ieri,  perché non mi crederebbe nessuno.  E neanche delle persone che ho conosciuto

non credevo che fossero così!  Non sarei più voluta ritornare a casa.   Piter è unico come lo sono anche tutte le altre persone in quella casa.  Bellissimo dentro e fuori,  leale,  coraggioso buono ma sveglio;  insomma io stentavo a crederci.  Come potrei ripagarti di tutto questo?  Anche se avevi ragione tu nel senso che lui ha il cuore occupato,  ma mi ha dato una lezione di vita che potrei  restare così per sempre; e ho solo fatto un ballo con lui. Io vorrei restarti amica per sempre!  Grazie di tutto!

Elena  Per me va bene la tua amicizia,  anche perché io chiedo solo lealtà e nente altro.  Ciao carissima,  a domani.

08/04/2026

Annalisa  Vorrei tanto che finissero le guerre,  tu no?

Elena  Guarda,  lo dico ancora:  le guerre sono nel cuore degli umani!  Non c’è niente da fare!  Lì si è stancato anche Dio!  Perché chiediamo aiuto al Cielo,  sempre chiediamo,  ma non deponiamo mai le armi neanche quelle che abbiamo in cuore,  perché ognuno di noi vuole vincere!  Sempre!  Perfino tra i piccoli,  chi esercita più potere affossa l’altro,  anche chi prega fa così;  ecco perché la Vergine Santissima lascia il libero arbitrio a chi lo ha scelto:  il primo uomo e la prima donna!  Le guerre finiranno quando lo vorranno loro,  gli umani,  e come lo vorranno loro!  È così da quando esiste il mondo! Perché quando ne finirà una ne hanno già pensato di iniziarne un’altra!

Annalisa  Certo che Lunedì sera io non lo dimenticherò mai!  Perché quella gente sembrava di un altro pianeta.  Belli così non ne avevo mai visto!  Tranne te ovviamente!  No,  non sto scherzando!

Elena  Sai perché quella gente è bella così?  Perché in loro risplende il fascino della lealtà,  sono molto intelligenti e non sanno mentire.  Infatti che bisogno ha di mentire una persona intelligente?

Annalisa  Infatti l’intelligenza bella non mente,  sono solo i cretini quelli che mentono:  di farle belle o di farle brutte per loro è la stessa cosa,  come se la gente fosse stupida e non in grado di capire.  Guai a chi sottovaluta il suo prossimo!  Lo fanno solo gli imbecilli!

Elena  Però c’è il lato positivo in tutto questo:  con gli imbecilli non si rimane mai delusi!

Elena  E adesso metterò qui una poesia che mi ha dedicato l’amico di Piter,  Michele  J.  L’ha dedicata a me,  perché dice che la cucina di Sabato sera era divina.  Me l’ha detto  martedì, prima che ritornassi a casa.

 

COME TE NESSUNA

Del  Dottor Michele J.

 

Tu sei come lo splendore di un cielo stellato

altri occhi non ho per poterti guardare

Oltre il monte lassù vorrei sfiorare il tuo volto

quella dolce e grande virtù che ti porta via  da me.

Sono stato un sognatore,  un romantico,

posso sognare di sfiorare il tuo volto

 in una notte sull’acqua che scorre

giù per le alte vette!  Non mi bastano più

questi sogni!  La speranza mi attende,

mi chiama,  un grido d’amore che

irrompe dentro di me!  Anche tu sentirai

le mie note.  Ma povero me,  povero cuore

 sento un brivido freddo e tu te ne vai,

poi ritorni,  è la brezza dell’alba che

m’illude col suo dolce sorriso,  mi parla,

 mi tocca,  con gesti gentili,

sboccerai mio dolce fiore!

E allora non sarà solo un sogno d’estate,

ma sarà come il far dell’aurora nel

 giardino dei sogni,  dove tu sarai

il fiore più bello!

 

 Del dottor Michele J.  medico senza frontiere.

Elena  Grazie!

Annalisa  Che donna fortunata sei!  Mamma mia!  Che poesia meravigliosa donata da un uomo altrettanto meraviglioso! È bello come il dottor Zivago,  e scrive poesie stupende! Che anima!  Se io fossi in te lo sposerei!

Elena  Ma che dici?  Sei scema?  È il miglior amico di mio figlio!  Di Piter,  oh, ma ci sei?  Io l’ho pubblicata perché galantemente me l’ha regalata:  cioè l’ha scritta per me,   però lì si ferma tutto! Io non tengo nascosto nulla.

Vedi,  nella mia famiglia e in quella di Piter c’era un rigido codice morale,  di cui nessuno di loro ha mai derogato.

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Annalisa  abbiamo anche detto il S. Rosario per Cuba,  speriamo che qualcosa si muova.

Elena  La povera gente di Cuba ne ha passate tante!  E adesso è sotto la dittatura dell’esercito;  lui è straricco,  e la popolazione fa la fame! Ci sono cose che non si possono raccontare!  Ma quella gente lì che tiene povera altra gente, in realtà è la più povera del mondo!  Come si fa a vivere felici tenendo progioniere altre persone!  Quanta brutta gente che c’è! Per me non sembrano neanche persone,  ma bestie! Il potere e la menzogna sono  figli dell’immondizia!

Annalisa  Senti?  Ma Il Don Mario di cui hai parlato tu è sempre quello che ha dato le dimissioni?  quello che ama gli animali?

Elena  Ma certo che no!  Questo è giovane,  l’altro di cui ho parlato nell’articolo precedente era di Roma,  era molto anziano allora,  quindi adesso non saprei neanche se sia ancora vivo; comunque ho detto la verità,  una verità che sapevo da tempo.

 

LA VERITA’ SUL VANGELO E LA S. BIBBIA QUATTRO

26/03/2026

 

 

GLI  ALTRI  SETTANTADUE  APOSTOLI

“La messe è abbondante,  bisogna accrescere il numero degli operai”.  Così parla Gesù ad altra gente che ha scelto,  a settantadue discepoli che dovranno aiutare i dodici nel compito di diffondere il messaggio. Per questi “Settantadue”,  la selezione è stata ugualmente rigorosa:  Gesù li manda a predicare a due a due,  li invita alla povertà e li munisce del potere di risanare i malati in nome suo.  “Andate!  Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.  Non portate né borsa,  né bisaccia né calzari e non fermatevi a salutare nessuno nel viaggio.  In qualunque casa entriate,  prima dite:  “Pace a questa casa!”  E se lì vi è un figlio di pace,  la vostra pace riposerà su di lui,  altrimenti essa ritornerà su di voi.  Mangiate e bevete ciò che vi sarà offerto,  perché l’operaio ha diritto alla sua mercede.  Non passate da una casa all’altra… Chi ascolta voi ascolta me;  chi respinge voi respinge me;  e chi respinge me respinge Colui che  mi ha mandato”.  Questa seconda missione è andata bene.  I discepoli non hanno trovato accoglienze ostili come accadde in Samaria a Giacomo e Giovanni;  cosicché traboccanti d’entusiasmo:  “Signore” ,  dicono,  gli stessi demoni ci obbediscono in tuo nome”.  “Sono già caricati” ma Gesù smorza immediatamente il loro ardore: ” Non vi rallegrate perché gli spiriti del male vi obbediscono,  ma piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”.

 

28/03/2026

I  DODICI DI GESÚ

Le folle,  soprattutto della Galilea  orchestrano nei vangeli i giorni della vita pubblica di Gesù;  fragorose,  imprevedibili,  invadenti,  superficiali e fragili nei loro entusiasmi.  Dalla massa anonima a fluttuante comincia però ben presto ad emergere un certo numero di uomini,  che più da vicino e con maggiore assiduità seguivano il Maestro.  Continua…

30/03/2026

Molti di questi discepoli quando Gesù a Cafarnao,  nel discorso sulla fede e sull’eucarestia,  disse parole “dure”si allontanarono.  A questo gruppo appartenevano anche uomini di prestigio e di qualità come i gerosolimitani Giuseppe d’Arimatea, e Nicodemo che si tenevano nell’ombra per non pregiudicare immaturamente la loro posizione sociale.  Il Vangelo di Luca (X, 3-12)  è il solo a parlare di una settantina di discepoli,  ai quali Gesù dà istruzioni particolari e affida occasionali incarichi missionari: essi,  nella prospettiva del carissimo medico di Paolo,  preludono forse all’universalità della missione apostolica.  I  Vangeli raccontano anche alcune “vocazioni”  di Simone Pietro e Andrea,  di Giacomo e Giovanni,  di Matteo  ma a un certo punto danno grande risalto a un gesto di Gesù,  grave di significato e improntato a religiosa solennità.  Quando le folle affamate di miracoli ma non altrettanto delle parole di vita eterna,  assediavano Cristo,  e i  suoi nemici avevano già deliberato di sopprimere Colui che nessuno poteva imprigionare nei lacci della parola;  quando ormai era tempo di provvedere alle sorti future del Regno di Dio,  Gesù salì sulla montagna prossima a Cafarnao e vi si trattenne tutta la notte in una preghiera solitaria,  caratteristica di alcuni momenti decisivi del suo ministero.  Gesù dunque chiamò a sé dodici uomini,  quelli che Egli volle, (Marco, III, 13) e dei quali dirà: “Non siete voi che avete scelto me,  ma io che ho scelto voi”.  (Giovanni,  XV,  16).  Sia i quattro dei quali è raccontata la vocazione,  sia gli altri otto erano lontani dall’ idea di dedicarsi completamente a Gesù:  nessuno aveva precedenti tali da giustificare questa aspirazione e tutti erano più o meno nell’età in cui non si corre il rischio di rinnegare il proprio passato per affrontare l’avventura. Ognuno aveva un mestiere o una occupazione,  una famiglia,  lunga esperienza di vita,  una decisa forma mentale.  Il gesto di Gesù fu una irruzione nella loro anima e nella loro vita,  analoga a quella con la quale,  nella Bibbia Dio aveva in antico scelto in maniera sorprendente i profeti.  Continua.

31/03/2026

Gesù volle i Dodici affinché stessero con lui.  La tradizione ebraica esigeva che i discepoli facessero vita comune con il loro Maestro per potere assimilare lentamente l’insegnamento, che veniva impartito non soltanto con lezioni teoriche,  ma il piùspesso derivava dal comportamento del Maestro di fronte a importanti o a quotidiani accadimenti:  ogni momento ed occasioni erano  buoni per penetrare il segreto della personalità e dell’insegnamento del Maestro.  Con la sua scelta,  dunque,  Gesù lasciava chiaramente intendere di voler formare personalmente un gruppo ristretto di discepoli,  ai quali affidare la sua dottrina e la continuazione della sua opera.  Il loro numero era già eloquente:  dodici,  quanti erano i patriarchi capostipiti delle dodici tribù,  che costituivano l’antico popolo di Dio.  I Dodici di Cristo dovevano essere infatti la scaturigine del nuovo Israele di Dio,  del quale essi saranno i giudici dell’ultimo giorno (Matteo,  XIX,  28).  L’evangelista Marco disse anche che Gesù fece– cioè mise in essere,  costui– I Dodici — come nell’Antico  Testamento  è detto che Dio “fece”  Mosè mediatore  dell’Alleanza,  condottiero legislatore di Israele,  ed Aronne,  sommo sacerdote.  L’essere “fatto ” dal Signore significava dover tutto a Lui,  passare in suo dominio,  diventare strumento dei suoi disegni,  impegnarsi in opere superiori alle capacità umane.  (Come ad esempio i miracoli di Gesù)  Più tardi gli uomini al seguito immediato di Gesù,  furono giudicati dall’autorità religiosa di Gerusalemme “Illetterati” e indotti ( Atti,  IV  ,  13 ) e il  motivo dell’ignoranza e della rozzezza degli apostoli è diventato un luogo comune.  Questo giudizio dei nemici di Cristo era prevenuto e va inteso nel senso che i Dodici non erano stati addotrinati dai rabbini,  cioè dai maestri riconosciuti da Israele,  come lo era stato per esempio Paolo di Tarso,  formato dal grande Gamaliele,  e quindi non potevano arrogarsi il diritto di interpretare le Sacre Scritture a favore di Cristo.

È certo che le scuole pubbliche al tempo di Gesù,  ogni ebreo riceveva in casa,  specialmente dal padre,  un’accurata istruzione religiosa.  Il filosofo ebreo Filone,  contemporaneo di Cristo,  diceva dei suoi correligionari:  dato che esse considerano le loro leggi come rivelate da Dio,  e che sono istruiti nella conoscenza delle leggi fin dall’infanzia,  portano nella loro anima l’immagine delle prescrizioni della legge.  Flavio Giuseppe,  nel I secolo d.C.,  così si vantava nei confronti dei dotti greci:” Presso di noi, se si domandano le leggi al primo venuto,  saprà recitarle tutte più facilmente  del proprio nome.  In tal modo,  fin da quando l’intelligenza si sveglia,  lo studio approfondito delle leggi si scolpisce,  per così dire,  nelle nostre anime”.  Per legge,  gli ebrei intendevano tutta la Bibbia,  che metteva in grado ogni israelita di avere non una indifferente cultura.  La Bibbia è parola di Dio,  legge,  storia,  geografia,  poesia,  pedagogia,  pascolo fecondissimo per la mente,  e fuoco al cuore,  una biblioteca che resta di interesse universale.

01/04/2026

Certo,  nel Vangelo i Dodici,  spesso penetrano a fatica nei pensieri di Cristo,  talvolta li fraintendono o restano perplessi,  soprattutto non riescono a capire ciò che Gesù diceva a proposito della sua tragica fine e della gloria che ne sarebbe seguita: la Passione e la Risurrezione,  li trovano del tutto impreparati,  smarriti,  quando Gesù fu arrestato lo abbandonarono tutti.  Uno degli aspetti più interessanti del Vangelo,  commovente,  anzi è la premurosa pazienza con la quale Gesù formò i suoi Dodici.  Ad essi riservò la conoscenza del regno di Dio,  che alle folle venivano proposti sotto il fitto velo delle parabole; ad essi,  come ai suoi “amici” dirà le parole che Egli aveva udito dal Padre ( Giovanni,  XV,  15) e,  dopo che per bocca di Pietro i Dodici avranno dichiarato la loro fede in contrasto con le opinioni vaghe e inconsistenti della folla si dedicherà quasi del tutto a prepararli allo “scandalo”della croce.  Si deve  fare attenzione al fatto che i Vangeli riflettono fondamentalmente la situazione in cui Gesù rivela con molte cautele il mistero della sua persona e della sua missione in un ambiente fermo a certe concessioni ed attese messianistiche relative al compimento della storia della salvezza– che non collimavano con gli annunzi dei profeti ispirati da Dio.  Soltanto a partire dalla Pasqua della morte e della risurrezione di Cristo tutto venne in chiaro e le cautele furono abbandonate.  Nell’ultima cena,  Gesù promette ai Dodici lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal  Figlio e verrà a coronare l’opera di Cristo,  a dimostrare che il conferimento dei doni divini di salvezza nel suo nome è la prova inoppugnabile della divina origine e missione di Lui.  Lo Spirito Santo dovrà rimanere per sempre con i dodici,  essere in essi,  insegnare loro tutto,  e ricordare ad essi ciò che hanno ascoltato da Gesù,  introdurli a tutta intera la verità e annunziare tutte le cose da venire  (Giovenni,  XIV,  16-26; XVI,  13).  E soltanto dopo la pentecoste dello Spirito i Dodici verranno allo scoperto per adempiere al compito al quale Cristo intendeva destinarli.  I Dodici infatti scelti e formati da Gesù,  non solo conoscono le parole da Lui dette, e i fatti della sua vita,  ma ricevono precisi poteri,  per cui l’apostolato è una creazione del Vangelo.  continua…

03/04/2026

Durante la vita di Gesù,  i Dodici furono inviati– questo è il significato della parola “Apostolo”– in una missione temporanea e limitata ai figli di Israele (Matteo,  X,  5-6),  ma per il futuro il campo del loro ministero sarà il mondo intero: “Andate dunque” disse il Risorto e istruite tutte le genti battezzandole… insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco,  io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”,  Matteo XXVIII,  19-20).  In virtù dei poteri che Cristo ha in cielo e sulla terra,  i Dodici sono incaricati di operare prodigi nel suo nome (Marco,  XVI,  17-18),  di assolvere o condannare i peccatori (Matteo,  XVIII,  18),   di rinnovare il miracolo e il sacrificio eucaristico in memoria di lui (Luca,  XXII,  19).  Gesù  dunque destina i dodici a continuare nel tempo la sua stessa missione– “Come il Padre ha mandato me,  anch’io mando voi”  (Giovanni XX,  22) e che meraviglia,  se nel corso delle accorate confidenze dell’ultima Cena   Egli parli a lungo di loro al Padre perché siano custoditi,  difesi,  siano una cosa sola come il Padre e il Figlio lo sono,  e perché l’amore con il quale il Padre ha amato il Figlio sia in loro e Gesù in essi? (Giovanni,  XVII ).  Il disegno è completo:  i Dodici saranno portavoce di Cristo,  araldi del Vangelo,  insegnando tutta laverità sui misteri di Dio e dell’uomo,  che per mezzo dei sacramenti– segni e mezzi della salvezza– da essi amministrati parteciperanno alla vita eterna di Dio,  saranno i pastori del gregge cristiano,  che guideranno sui pascoli della salvezza.  In una parola saranno “Testimoni” di Cristo per l’umanità intera.  La loro testimonianza verterà innanzi tutto sulla risurrezione di Cristo,  fatto e mistero,  fondamento essenziale della fede e della speranza nuove,  e si estenderà alle sue parole,  ai fatti della sua vita,  ai suoi miracoli,  alla sua opera: la testimonianza diverrà cioè un Vangelo.

 

 

AL DI LA’ DELLA FELICITA’

24/03/2026

PER SEMPRE NOI

 

 

Dalla finestra leggermente socchiusa entravano i profumi della primavera:  rose,  giacinti,  gelsomini che ornavano i balconi delle case in   una notte di inizio maggio, le vivide luci di Place du Tertre lasciavano intravedere la piazza piena di turisti e noi eravamo con le teste chine sopra i libri,  ma con una voce che gridava dentro:  venite,  ci siete anche voi,  basta con questa vita!  Noi che dovevamo lavorare di giorno e studiare di notte. Ma un sabato sera,  sentivamo la musica suonare qualcosa di dolce e romantico che ci fece alzare di scatto e guardandoci negli occhi ci preparammo per la serata senza nemmeno dire una parola.  Lei era mia sorella maggiore Nicole,  io sono Isabelle. Quasi contemporaneamente corremmo verso lo stanzino del bagno,  per vedere chi arrivava per prima, ma vinsi io che riuscii a mettere la mano sulla maniglia della porta.  Poi mangiammo qualcosa e via di corsa giù per le scale;  salutammo la portinaia e percorremmo rapidamente rue Ravignan e scendemmo nella metropolitana,  alla stazione di Abbesses. Venti minuti dopo eravamo agli Champs-Elysées;  poco lontano c’era un locale notturno di quelli non malfamati ma era come un ritrovo di giovani che si scambiavano le loro identità.  Era stata la signora portinaia ad indicarcelo perché lo frequentava anche sua figlia e le sue amiche.  Il locale era frequentato da giovani di buona famiglia,  ragazzi studiosi e lavoratori proprio come noi.  La serata continuava con la sua musica e le nostre chiacchierate,  tra le poltrone e i tavoli laggiù,  Isabelle intravide un giovane che rideva continuamente,  forse aveva bevuto un bicchiere di troppo.  Era un giovanotto affascinante,  diverso da tutti gli altri,  come aspetto e come sensualità. Sembrava che parlasse anche quando non diceva niente;  capelli neri inanellati,  occhi neri,  viso aristocratico con pelle bianca,  con un taglio di bocca sensuale e allo stesso tempo sguardo infantile,  vidi che mi notò.   Io ritornai da Nicole che aveva fatto conoscenza con un giovane biondo e occhi chiari, parlava un’altra lingua, ma riusciva a farsi capire anche con la nostra lingua:  un francese un po’ mozzo ,  certo non abituato a parlarlo giornalmente come noi;  chissà di dove fosse,  mi chiedevo,  così solo per curiosità,  non mi sembrava una bellezza inglese,  no,  sicuramente era nordico ma non inglese.  Continua… Arrivata lì al suo tavolo,  Nicole,  le presentò  Patrick:  il  giovane si presentò e disse di essere finlandese,  di una periferia di Helsinki,  e si trovava a Parigi in visita ai suoi zii.  Veniva spesso perché la zia,  la sorella della madre l’aveva cresciuto quando sua madre si ammalò di tisi,  così la vera madre morì e lui rimase a vivere con la zia fino alla maggiore età.  Le ragazze trascorsero una serata piacevole,  divertente,  la sera era diventata notte fonda,  e l’indomani giorno di festa avrebbero dovuto alzarsi di buon’ ora per recuperare i loro studi;  così in un batter d’occhio andarono di corsa alla metrò e poi a dormire.  La notte rimasta,  passò in fretta e verso le ore sette le ragazze erano ancora assonnate e poco desiderose di mettersi a studiare.  Lo fecero in silenzio,  per almeno quattro ore,  poi Isabelle cucinò una pasta per entrambe e dopo pranzo scesero nel cortile del palazzo a fare una passeggiata e a contemplare la serata trascorsa.  La portinaia Adele chiese loro se il locale fosse piaciuto e se si fossero divertite.  Isabelle e Nicole,  due sorelle di sedici e diciotto anni,  molto carine ma soprattutto ragazze responsabili.  Nicole lavorava come cameriera in una casa signorile,  Isabelle,  era infermiera in una casa di due persone anziane inferme.  Per Nicole era il primo anno di università,  alla facoltà di architettura,  Isabelle invece frequentava il penultimo anno di liceo scientifico.  Non avevano parenti:  i genitori morti in un incidente quando loro avevano la tenera età di sei e otto anni,  sono state cresciute in un orfanatrofio,  poi da qualche anno ripresero a vivere nell’appartamento dei genitori.  Ed ora le loro vite sono molto impegnate,  ma felici.

26/06/2026

I giorni scorrevano in fretta,  maggio se ne stava andando e con lui i più bei giorni dell’anno.  Isabelle e Nicole erano avanti con i loro studi,  avevano anche il tempo per i loro hobby;  Nicole disegnava bellissime case e castelli,  Isabelle riusciva a mettere insieme fragranze profumate come se avesse sempre fatto quel mestiere. Passò un mese circa da quella sera che Nicole conobbe Patrick  e così decisero di andare ancora in quel ritrovo per passare una serata in compagnia.  Arrivate davanti al locale,  Nicole si accorse che Patrick le stava venendo incontro,  entrarono tutti insieme a si sedettero a un tavolo di fronte all’entrata.  La musica continuava a suonare,  bellissme canzoni di tutto il mondo,  musiche da film, e musiche d’amore.  Qualcuno si avvicinò a Isabelle chiedendole di ballare, ma lei gentilmente gli rispose più tardi grazie! Poi fu la volta di Nicole e Patrick  ballarono quasi tutta la sera senza mai dire una parola,  né uno né l’altra,  poi quando si risedettero al tavolo lui gli chiese perché in queste tre settimane passate,  loro non vennero qui e le chiese se  fossero andate da un’altra parte.  Ma Nicole disse la verità:  che lo studio non ha permesso loro di abbandonare i libri perché una di loro doveva sostenere gli esami.  Patrick disse che rimase lì da sua zia solo per lei,  a che non se ne sarebbe andato senza prima averle parlato.  Nicole arrossì ma ne fu lieta.  Isabelle si alzò per andare alla toilette,  e nel tornare vide andarle incontro quel giovane di un mese fa.  Lei arrossì,  e poi si misero a parlare mentre ballavano.  Lui si chiamava Hervée era figlio di un principe indiano,  ma non glielo disse subito,  per non mentirle glielo disse prima di lasciarsi e si fece promettere che si sarebbero ritrovati il sabato prossimo.  Isabelle non le promise nulla perché teneva molto ai suoi studi e a quelli di sua sorella.

La settimana passò in fretta,  arrivò il sabato sera ma loro quella sera non uscirono,  forse per paura di legarsi troppo,  non se lo potevano permettere,  prima dovevano portare a termine i loro obiettivi.  La domenica mattina si sentì suonare il campanello del loro appartamento,  era la portinaia, che avvisava Nicole che nell’atrio c’era un giovane che chiedeva di lei.  Nicole,  si fece una doccia rapida e si vestì,  poi scese le scale in un battibaleno e insieme a Patrick uscirono per una passeggiata;  la signora portinaia si recò subito ad avvisare Isabelle.  Era quasi mezzogiorno e Isabelle era in pensiero per la sorella,  ma mentre aspettava preparò il pranzo per tre;  ce la mise tutta per far sì che riuscisse una cosa gradevole e anche per essere ospitale al ragazzo di sua sorella. Dopo aver apparecchiato bene la tavola per tre,  Isabelle scese le scale e li aspettò in portineria.  Infatti solo dopo pochi minuti si videro entrare;  si stavano salutando quando Isabelle invitò Patrick a pranzo con lo stupore di Nicole.  Il ragazzo accettò e insieme passarono una bellissima giornata.  Poi nel pomeriggio Nicole e Patrick uscirono di nuovo per parlare di loro due;  restarono insieme fino a sera.  Patrick  non avrebbe più voluto andarsene da Parigi,  ma l’indomani dovette telefonare al nonno per raccontargli tutto, lui sempre acido com’era di solito,  non s’intenerì e ordinò a suo nipote di ritornare a casa immediatamente o sarebbe stato licenziato.  Allora Patrick volle confessarsi con sua nonna che al contrarfio del nonno gli disse di restare il tempo che occorreva che ci avrebbe pensato lei.  Patrick lavorava nello studio notarile del nonno,  ma non andavano d’accordo;  restò ancora per un mese intero,  e una volta appianate le cose con Nicole,  lui ritornò a casa.  Patrick e Nicole erano innamorati come non si vedevano da molto tempo;  erano fatti l’uno per l’altra!  Loro due si sentivano spesso,  Nicole riceveva le telefonate in portineria,  d’accordo con la signora.  Passò altro tempo e Hervée  era disperato perché non sapeva niente di Isabelle,  ma un sabato sera quando venne Patrick,  allora andarono tutti e tre insieme a ballare,  e lì ritrovò ancora Hervée e pur essendo molto giovane Isabelle cercò di non mandarlo via,  anche perché per lui sentiva una cosa che le faceva battere molto forte il cuore.  Lui non se ne sarebbe tornato in India se non alla fine dell’anno scolastico,  e lei gli disse che se voleva aspettarla non avrebbe avuto occhi che per lui.  Intanto tutti i sabato sera si trovavano a ballare,  poi chiaccheravano molto,  parlando del loro futuro,  ma lei aveva paura per la situazione di lui;  non era una famiglia tanto semplice!  Durante le vacanze Isabelle sarebbe andata con lui a conoscere la famiglia.  Si fece coraggio e accettò.  Hervée aveva dei genitori d’oro,  buoni,  comprensivi e generosi.  La sua dimora era un castello in mezzo al deserto,  ma erano altrettanto civili e rispettosi.  La madre sembrava avesse l’età di Nicole,  ma in realtà ne aveva compiuti cinquanta, le cose andarono benissimo!  Lui chiese ai suoi genitori se  erano contenti della scelta che  stava per fare,  loro,  si vedeva che non erano contrari, tant’è vero che la mamma di lui lo chiamò per dargli un anello di famiglia,  che sarebbe andato alla sua futura moglie.  Contenti tutti il giorno seguente ritornarono a Parigi,  dove ancora frastornata Isabelle raccontò l’accaduto a Nicole.  Nicole si mise a piangere,  per l’emozione e si congratulò con entrambi,  si raccomandò pèrché la sua sorellina era molto giovane.  Tutto sembrava procedere nel migliore dei modi:  i ragazzi si amavano da morire,  e per ora non si sarebbero lasciati mai! L’estate a Parigi era molto bollente,  tutti lasciavano la città per andare al mare o in montagna,  e venne anche il loro momento che sarebbero partiti insieme tutti e quattro per una località marina per passare almeno due settimane. Scelsero S. Juan les pins, una località marina molto suggestiva,  elegante,  meravigliosa.  Lì i quattro ragazzi vi soggiornarono per quindici giorni,  si divertirono moltissimo e ritornarono innamorati più che mai.  Rientrati a Parigi,  Patrick dovette lasciare la capitale per andare dalla sua famiglia che erano i nonni;  era vero,  la nonna riuscì ad aggiustare tutto,  i rapporti con il nonno erano migliorati,  sembrava rinato,  tant’è vero che voleva conoscere Nicole,  ma anche questo avverrà  più tardi,  le ragazze erano molto impegnate con lo studio.  Isabelle doveva scegliere quale facoltà le sarebbe piaciuta per incominciare la sua vera strada;  lei era nata per fare chimica e per comporre profumi e cosmetici.  Nicole doveva finire la sua strada che aveva intrapreso e d era architettura.  Ancora un po’ d’impegno e avrebbero finito i loro sacrifici dello studio. Isabelle una volta laureata poteva essere assunta in un’azienda chimica farmaceutica oppure in un’azienda di stilisti famosi per produrre i profumi più ammirati del pianeta.  I quattro ragazzi erano veramente felici,  e avevano già un piano da rispettare:  quello del matrimonio;  non appena si sarebbero laureati.

27/03/2026

Passarono i giorni,  i mesi e anche gli anni,  Le ragazze si laurearono,  e dopo poco tempo trovarono anche il lavoro;  un lavoro stabile e ben pagato.  Isabelle e Nicole aspettavano le lauree dei loro fidanzati,  perché prima non avrebbero voluto sposarsi.  Tutto procedeva bene tra i quattro,  le ragazze incominciavano a mettere da parte i soldi per vivere la  vita con il loro amore,  nel frattempo  si divertivano molto: uscivano insieme a ballare,  a fare lunghe passeggiate e anche i ragazzi non vedevano l’ora di finire gli studi.  Un giorno arrivò una triste notizia per Patrick,  la sua  amata zia lo aveva lasciato e così lì a Parigi aveva solo Nicole e gli altri due ragazzi.  Passarono alcuni mesi e Patrick fu chiamato dal notaio, la zia gli aveva lasciato un patrimonio in denaro;  una cifra esorbitante.  Ma lui un grande sentimentale,  non ne fu tropp0 felice per la notizia,  e si recava ogni giorno al cimitero per adorare la zia.  Anche in Finlandia Patrick non aveva più nessuno:  il nonno e l’amata nonna se ne erano andati e così lui dovette vendere tutto per restare più vicino a Nicole.  Venne anche il gorno della sua laurea,  una laurea ben meritata e sudata;  che fu festeggiata da tutti loro  con una cena al lume di candela,  offerta da Patrick.  Anche se a Hervée gli mancavano due anni dalla laurea,  lui voleva che Isabelle lo sposasse,  a tutti i costi,  che per sostenere la famiglia non avrebbe avuto bisogno dei soldi del suo lavoro,  perché aveva già un’eredità molto consistente.  Ma Isabelle non disse subito sì,  volle rifletterci ancora.

Un giorno,  Hervée chiese ai ragazzi se volevano conoscere la sua terra,  e i suoi parenti,  così aspettarono le vacanze delle ragazze per esaudire il suo sogno.  A nessuno di loro importava del titolo reale di Hervée,  per loro era solo un caro ragazzo come tanti.  Un sabato partirono tutti per L’India,  esattamente per Jodhpur,  un viaggio molto faticoso e stancante,  nonostante Hervée avesse tutti i servizi che desiderava,  ma la località era quasi irraggiungibile.  Arrivati a destinazione i ragazzi rimasero stupiti guardando il castello era come nelle favole,  ma non era una favola.  Gli abiti che indossavano tutti lì al castello erano meravigliosi:  broccati,  in oro e argento,  perle, e pietre preziose.  Hervée volle che Isabelle e i suoi amici provassero a fare una gita in cammello,  per esplorare il deserto,  e che loro stessi (I cammelli )avrebbero ritrovato la strada verso il ritorno.  Fu un’avventura meravigliosa,  una favola d’altri tempi.  Poi tutto il soggiorno lì da loro è stato una cosa irrepetibile:  di gran lusso e confort.  A malincuore venne il giorno della partenza,  Si salutarono e si abbracciarono tutti e poi si incamminarono verso la città per prendere l’aereo.  Arrivarono a Parigi dop ben10 ore di viaggio,  esausti ma felici. A Nicole la madre di Hervée aveva regalato una spilla di rubini da indossare per il matrimonio di sua sorella e suo figlio.  Le ragazze ripresero a lavorare,  ma non smisero di fare i loro progetti,  entro l’estate dell’anno successivo si sarebbero sposati tutti e quattro,  insieme.  A Patrick fece da testimone un suo amico di università,  ma per accompagnarlo all’altare aveva  chiesto alla madre del suo amico.  Le ragazze invece furono accompagnate all’altare dal marito della portinaia,  ormai erano come di famiglia.  Mentre Hervée vennero i suoi genitori ;  quello fu un giorno memorabile anche per La grande Parigi.    Le ragazze avevano organizzato tutto nei minimi particolari per non deludere nessuno.  Isabelle scelse un locale non troppo costoso ma discreto dove facevano la cucina italiana e francese,  fatta bene:  gli chef erano italiani.  Il locale era addobbato a festa con tanti fiori,  ma niente cose pacchiane o provinciali.  Anche la chiesa era meravigliosa.  Insomma il tutto restò nella memoria di chi ha potuto vedere con i propri occhi quella cerimonia.  Isabelle e Nicole avevano comprato casa  a due piani,  e arredata con grande buongusto;  degna di chi ha sudato per guadagnarsela.  Il tutto sembrava proprio una favola.  I quattro ragazzi salutarono i parenti e amici poi si prepararono per il viaggio di nozze,  in Italia sul lago di Como.  Nel frattempo i genitori di Hervée restarono nell’abitazione dei due ragazzi,  per tutto il tempo del viaggio di nozze.  E anche questo tempo passò in fretta,  Hervée e Isabelle accompagnarono i genitori all’aeroporto e si lasciarono  con le lacrimucce della madre di lui;  ma felici di avere visto il loro figlio felice come non lo avevano mai visto prima.  Passarono gli anni e Nicole ebbe una bellissima bambina,  mentre Isabelle un maschietto,  ora che sono passati molti anni Hervée e Isabelle sono diventati nonni di una bella bimba,  mentre Nicole non ancora,  ma questi quattro si amano ancora come fosse la prima volta. La ricetta?  La ricetta della felicità è sempre stata quella di incontrare e sposare la persona giusta.  Loro sono più felici di prima;  più passa il tempo e meglio è la loro gioia.

Quindi amici miei,  non perdete tempo con persone che vi fanno sentire  infelici,  ma cercate la persona giusta,  perché là fuori c’è,  esiste!

Elena  Avrei potuto ricavarne un libro di duecento pagine,  ma ho preferito ricavarne solo un riassunto per mostrarvi che la felicità sta ovunque,  bisogna solo trovarla altrimenti non ne vale proprio la pena!

L’amore non è sofferenza ma è gioia perenne!

 

 

LETTERATURA ANTICA E MODERNA CINQUE

23/03/2026

Oggi presento il poeta tedesco Bertolt Brecht in

“A coloro che verranno”

1) Davvero vivo in tempi bui!  La parola innocente è stolta!

Una fronte distesa vuol dire insensibilità.  Chi ride,  la notizia attroce

non , l’ha saputa ancora.  Quali tempi sono questi,  quando discorrere

d’alberi è quasi un delitto,  perché su troppe stragi comporta silenzio!

E l’uomo che adesso traversa tranquillo la via mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici che sono nell’affanno?

È vero:  ancora mi guadagno da vivere.  Ma credetemi è appena

un caso.  Nulla di quel che fo mi autorizza a sfamarmi.

Per caso mi risparmiano. ” Mangia e bevi mi dicono e sii contento di averne”.  Ma come posso io mangiare e bere,  quando

quel che mangio a chi ha fame lo strappo,  e manca a chi ha sete il

mio bicchiere d’acqua?  Eppure mangio e bevo.

Vorrei anche essere un saggio.  Nei libri antichi è scritta la saggezza

lasciar le contese del mondo e il tempo breve

senza tèma trascorrere.  Spogliarsi di violenza,  render

bene per male,  non soddisfare i desideri,  anzi dimenticarli,

dicono,  è saggezza.  Tutto questo io non posso: davvero

vivo in tempi bui!    2 ) Nelle città venni al tempo del disordine,

quando la fame regnava,  tra gli uomini venni al tempo delle

rivolte,  e mi ribellai insieme a loro. Con il tempo passò che sulla terra m’era stato dato.  Il mio pane,  lo mangiai era

tra le battaglie.  Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.  Feci all’amore senza badarci,  e la natura la guardai con

impazienza.  Così il tempo passò che sulla terra m’era

stato dato.  Al mio tempo,  le strade si perdevano nella palude.

La parola mi tradiva al carnefice. Poco era in mio potere.  Ma

i potenti posavano più sicuri di me;  o lo speravo.

Così il tempo passò che sulla terra mi era stato dato.

Le forze erano misere,  la meta era molto remota.  La si poteva

scorgere chiaramente,  seppure anche per me quasi inattingibile.

Così il tempo passò che sulla terra mi era stato dato.

3)  Voi che sarete emersi dai gorghi dove fummo travolti,  pensate

quando parlare delle nostre debolezze anche ai tempi bui cui voi

siete scampati.  Andammo noi più spesso cambiando paese che scarpe

attraverso le guerre di classe,  disperati anche quando solo ingiustizia c’era,  e nessuna rivolta.

Eppure lo sappiamo anche l’odio contro la bassezza

stravolge il viso.  Anche l’ira per l’ingiustizia fa roca la voce.  Oh noi che abbiamo voluto apprestare il terreno della gentilezza,  noi non si

potè esser gentili.  Ma voi quando sarà venuta l’ora  che all’uomo un aiuto sia l’uomo,  pensate a noi con indulgenza.

Bertolt Precht

PROSA

 

Bertolt Brecht  patì la dittatura nazista,  e lottò contro di essa con impegno di uomo e di letterato;  scrive questa poesia nel 1938.  Hitler era al potere da cinque anni,  e si apprestava a scatenare la seconda guerra mondiale che per sei anni dal 1939 al 1945 avrebbe scatenato orrore e morte in tutto il mondo.  Il poeta essendo in esilio sente con chiarezza i pericoli che insidiano la libertà e la dignità stessa dell’uomo,  eli indica nella prima parte della poesia, che è una delle più intense testimonianze del clima dei tempi bui,  in cui piombò la gwermania hitleriana con le due guerre.  Nella seconda parte il poeta rievoca le lotte e le rivolte della prima guerra mondiale ai tempi del nazismo,  quando le forze divennero misere e la meta molto remota.  La terza parte della poesia si può considerare un testamento spirituale per i posteri,  per coloro che potranno giudicare i tempi  bui condannando o anche approvando l’operato di chi vi si trovò coinvolto:  il tono della poesia diviene qui intenso e commosso,  e l’invito all’indulgenza che il poeta formula altro non è che un invito alla fratellanza,  alla umana comprensione che sola può rendere la vita degna di essere vissuta.

E. Lasagna

 

30/03/2026

E va bene,  prima lo faccio io, ma mi aspettavo che almeno due di voi me l’avesse già finito.

 

L’ORGOGLIO

Che cos’è? Meglio averlo oppure no?

 

Certo!  L’orgoglio in una prsona è molto importante.  Senza orgoglio si assume quell’atteggiamento sempre indulgente,  rassegnato ecc. Il mio orgoglio è quello di avere avuto tre genitori meravigliosi e due nonni altrettanto speciali.  L’orgoglio è come il respiro,  ci rende capaci di difendere la nostra dignità.  Ci aiuta nella sofferenza, e a contestare ciò che è sbagliato per noi, per non cadere negli abissi;  guardare ciò che è oscuro e a captare quei messaggi nell’ombra;  senza trascurare quelle forme sottili e magnetiche che si muovono intorno a noi.  Ci ricorda anche che certi timori non hanno senso,  se questa parte di orgoglio che conserviamo per noi stessi,  spesso è strategia vincente per poter prendere contatto con le parti più profonde del nostro io,  rendendoci coscienti della nostra potenza e non solo della fragilità.  Quando invece l’orgoglio ci rende ciechi nei confronti degli altri,  e non riusciamo a perdonare chi ci ha ferito,  ci copre di ambizione e di cinismo,  al punto di non riuscire più a capire ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.  Il troppo orgoglio ci rende ciechi,  egoisti e cattivi;  incapaci di dialogare,  sottometterci per una buona causa come la fede,  e a non vedere in noi stessi e negli altri ciò che è prezioso.

 

LA NOTTE

 

La notte è bella se nel cuore c’è amore

La strada è deserta ma in alto brillano le stelle.

Il mio cammino nella notte fantasiosa,

pensare a cose brutte la mente più non osa;  le gioie

le dolci illusioni,  lascia che ci accompagnino nella

brezza della sera;  che quando sei in cuore non è nera.

La brillante collina mi parla di te,

E gli alberi scuri dalle ombre della luna,  sembrano vecchi

Re  dentro la laguna;  vorrei passare al di là del fiume

là mi sembra tutto più vicino,  ma anche là sull’altra

sponda ciascun uomo ha il suo destino,  solo Dio saprà

dominare i suoi colori nella notte,  di chi si ama

Lui accenderà i loro cuori.

Arriverà l’alba,  una stella si perde nell’incanto

della brezza,  la città dorme ancora   e tu mia luce

dell’ anima,  risplendi nell’aurora.

 

E. Lasagna  31/03/2026

 

03/04/2026

Oggi vi manderò la prosa della lunga poesia di “Giacomo Leopardi :  ” Canto notturno di un  pastore errante dell’Asia”

Spiegazione

In questa lunga poesia si esprimono i temi più autentici della meditazione leopardiana sulla sua vita:  è l’approdo poetico più alto della disincantata filosofia del poeta;  della sua riflessione pacata sulla vita e sulla morte,  sul male di vivere,  sulla noia,  sulla malvagità della Natura.  L’unica certezza che il poeta ha per bocca dell’umile pastore,  afferma di avere,  è che la vita è male,  equesto male è un tutt’uno con l’esistenza,  ma ancora peggiore del male è la noia.  La vita è descritta come una faticosa fuga verso la morte,  come un inutile affannarsi verso un precipizio;  la vita non ha senso,  niente nell’universo ha senso;  perché questo è dominato da ferree leggi meccanicistiche. Qui la forza polica e dolorosa del Leopardi si acquieta in un canto allo stesso tempo dolente e pacato,  e nonostante la freddezza e la serenità con cui il poeta esprime il suo pensiero,  l’aver trasferito ad un pastore i profondi interrogativi sul dolore e sul significato dell’esistenza,  genera un’atmosfera in cui la riflessione è più serena per l’ingenuità,  la semplicità,  con cui il pastore interroga la giovinetta immortale.  Le amare e dolorose certezze del poeta vengono presentate come “dolenti interrogativi nei tremiti o negli stupori di un’anima vergine” nell’illusione che questa possa riconoscere il significato recondito della vita”.  Proprio la lucida  consapevolezza dell’impossibilità di essere felici dà al canto un tono più triste appunto,  per questo altissimo di dolore cocente,  ma trattenuto da ogni aspra polemica.

E.  Lasagna

17/04/2026

 

Oggi presento una poesia di Franco Fortini: “Complicità”

COMPLICITÁ

 

Per ognuno di noi che dimentica

c’è un operaio della Ruhr (importante bacino

minerario della Germania) che cancella

lentamente se stesso e le cifre che gli

incisero sul braccio,  i suoi signori

e nostri.  Per ognuno di noi che

rinuncia,  un minatorie delle Asturie

dovrà credere a una seta di viola e

d’argento,  e una donna D’Algeri sognerà

d’essere vile e felice.  Per ognuno di noi

che acconsente vive un ragazzo triste

che ancora non sa quanto odierà di

esistere.

Spiegazione

La sua poesia è breve ma intensa,  spietata requisitoria contro i cedimenti di alcuni che considerano storicamente definita la resistenza permanente contro i compromessi, i cedimenti,  le alleanze ambigue,  gli interessi contingenti.  La militanza a cui si riferisce il poeta non è più quella della resistenza armata,  ma quella di una vigile e civile resistenza contro chiunque attenti alle libertà conquistate;  pertanto sono chiamati a questo compito proprio gli intellettuali,  tutti coloro che con il loro impegno quotidiano mettono la loro cultura,  i loro scritti,  le loro parole al servizio della causa della libertà e della giustizia.  Questa storia è una sorta di autocritica dell’intellettuale di sinistra,  non priva di delusione e di un certo senso di frustrazione dinnanzi a tante lotte lasciate a metà.  È come un appello valido oggi nei confronti di sedicenti intellettuali di sinistra che incitano ad una cieca e sterile violenza quanto di quei militanti che sempre più spesso dimenticano in nome del successo,  del prestigio e del benessere materiale e ai valori ideali a cui dovrebbero sempre attenersi!

E.  Lasagna

 

PER I RAGAZZI TRE

20/03/2026

 

 

TESTAMENTO  di Carlo Pisacane

Spiegazione

È uno dei più commossi  e sinceri scritti del nostro risorgimento.  È il testamento di un combattente per la libertà,  il quale ben consapevole degli enormi rischi a cui si espone,  partenente alla sinstra mazziniana,  ritiene ,  diversamente dal suo maestro,  che il problema da risolvere subito sia quello sociale e che non si possa tentare di organizzare L’Unità d’Italia se prima non si fa prendere coscienza alle masse,  non solo con la parola,  cercando di istruirle,  ma coinvolgendole subito nella lotta.  Così le grandi masse contadine,  da oggetto diverrebbero soggetto della storia,  proprio nel momento in cui la logica capitalistica sta per ritenerle fuori dal moto risorgimentale,  dando a questo un’impronta moderata e sabauda.  Se era utopistico l’interclassismo di Mazzini,  lo era altrettanto il socialismo di Pisacane,  la sua speranza di poter conquistare alla causa della libertà masse di diseredati,  chiusi in una secolare ignoranza e abulia.  La sua fine ad opera,  anche di quei contadini che voleva trascinare alla lotta, ne è una tragica conferma.  Egli ha coscienza però di una condizione sociale terribilmente ingiusta,  che può solo peggiorare con l’avanzare dell’industrializzazione e del capitalismo.  C’è in lui la convinzione che all’Italia si presenta l’unica occasione di essere libera e non nella direzione moderata della monarchia;  c’è l’invito ai propri patrioti di sentirsi tutti coinvolti in prima persona nella causa della libertà della patria.  Forse perché stilato in forma di testamento,  il brano risulta più sobrio,  meno enfatico,  degli scritti più romantici e letterari del Mazzini,  e comunque,  più tragico,  perché le previsioni del giovane Pisacane,  si avverarono,  e perché il documento rimase quasi sempre ignorato dalla storiografia ufficiale del nostro Risorgimento che non riteneva utile,  vista la svolta moderata che ad esso era stata impressa,  far conoscere il socialismo di Pisacane.

23/03/2026

Quello che mi piacerebbe parlare con voi oppure in un tema,  è:  cosa ne pensate dell’orgoglio?  In quale misura dobbiamo tenere l’orgoglio per amare noi  stessi e in quale misura invece dobbiamo abbandonarlo per amore degli altri?

28/03/2026

 

Oggi ho una breve poesia di Bertold Brecht ( a gentile richiesta del vostro prof di italiano).

GENERALE,  IL TUO CARRO ARMATO

Generale,  il tuo carro armato è una macchina potente.

Spiana un bosco e sfracella cento uomini.

Ma ha un difetto : ha bisogno di un carrista.

Generale,  l’uomo fa di tutto. ll tuo bombardiere è potente.

Vola più rapido di una tempesta

e porta più di un elefante. Ma ha un difetto:

ha bisogno di un meccanico.

Generale,  l’uomo fa di tutto.

Può volare e può uccidere.

Ma ha un difetto:  può anche pensare.

 

PROSA

Questa poesia fu scritta da Brecht sotto la dittatura nazista.  Ogni manifestazione di violenza dei pochi,  è possibile solo se i molti subiscono passivamente la violenza stessa, solo se i molti,  non “pensano”.  L’ideale interlocutore,  il Generale,  è potente perché dispone di terribili mezzi di distruzione che la tecnologia più avanzata gli ha messo a disposizione:  carri armati che spianano boschi e fracellano cento uomini,  e aerei da bombardamento che volano più veloci di una tempesta,  e potrebbero trasportare persino elefanti.  Però tutti quei mezzi di distruzione non potrebbero funzionare senza uomini capaci di manovrarli.  Ed ecco la logica:  gli uomini maneggiano i mezzi che danno potenza al generale,,  ma anche l’uomo ha un difetto:  può pensare!  Che significa che fino a quando l’uomo sarà pedina cieca del gioco dei potenti,  questi distruggeranno  e uccideranno,  ma  quando l’uomo acquisterà coscienza di sé e della sua dignità,  quando comincerà a pensare,  saranno finite le guerre e incomincerà la pace.  È solo questione di amore e d’intelligenza.

E.  Lasagna

09/04/2026

Ragazzi,  ho letto tutto di Pirandello,  ma ho riletto “L’uomo dal fiore in bocca” poi vi mostrerò la prosa. Ho trovato questo racconto molto istruttivo,  ci va pensare che la vita non può essere sempre una corsa sensa poterla ammirare e ascoltarla ogni giorno come si merita;  perché potrebbe sfuggirci di mano quando meno ce l’aspettiamo.

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA

Spiegazione

 

Questo racconto drammatico,  sembra che riesca a dare un’idea precisa del teatro Pirandelliano,  di quel teatro,  che le soluzioni più impensate,  ma anche più rigorosamente logiche,  i ragionamenti più paradossali,  trovano l’ambiente e le impressioni più validi,  ma soprattutto più umani.  Particolarmente in quest’opera,  sembra che Pirandello ci inviti a guardare la vita non semplicemente dal nostro punto di vista di uomini sani e normali,  ma anche di quello di altri,  di coloro i quali,  che per una ragione o per un’altra hanno dovuto spostare il loro punto prospettico,  e ragionano,  discutono,  sentono in modo diverso dal nostro.  Chi ha ragione noi o loro?  E Pirandello risponde:  ” Noi e loro”  Perché non c’è una realtà in sé,  ma tante realtà quanti sono gli uomini che le creano.  Prendiamo il caso di questo racconto: dall’uomo colpito da un male inesorabile,  il cancro al labro,  egli già sente e soprattutto,  sa di essere condannato, e con estrema lucidità di mente conta i giorni che ancora gli restano.  Cosa può importare a lui delle nostre norme di vita,  del bisogno di nutrirsi e di riposarsi,  della necessità di stare a casa per sentire intorno a sé il dolce tepore della famiglia.  Egli intende se è possibile concentrare in pochi giorni la vita che gli altri,  i santi,  i normali,  vivono in seguito di ansie;  vuole vedere e contemplare ciò che gli altri vedranno nel tanto tempo  che hanno a disposizione.  Che la notte serva agli altri per riposare,  è cosa normalissima,  ed essi hanno ben ragione a seguire un certo ritmo,  ma per lui,  per l’uomo dal fiore in bocca,  anche la notte va utilizzata per vedere il mondo.  Ed egli non potrebbe ugualmente vederlo,  neppure vegliarlo,  fino al momento in cui comincerà l’estremo definitivo sonno  se non soccorresse la fantasia e una particolare attenzione,  se il suo occhio non si soffermasse a guardare le cose,  che gli altri non notano neppure,  se non restringesse a queste cose comuni il suo mondo.  Tutto ciò potrebbe sembrare e forse anche divenire arzigogolo e cerebralismo,  ma ad evitare che si pervenga a tale conclusione,  vigila lo scrittore,  che mostra quanta umanità,  quanta rabbia,  e soprattutto quanto amore,  per la vita e per le creature che la compongono,  ci sia in chi sa di essere sul punto di lasciarla per sempre.  Il sorriso non è tentativo di evasione dalla realtà,  ma virile accettazione di quel che è fatale,  e volontà di ridimensionare la propria personale vicenda,  per farla diventare parte minima,  gocce nell’oceano della natura e del dolore di tutta l’umanità.  Ma l’uomo dal fiore in bocca dovrà in sostanza, andate a farle capire queste cose!  Vi diranno che siete pazzo e come tale vi tratterranno.  Perciò inizialmente si mostra irritato nei confronti della moglie che vorrebbe ricondurlo alla sua normalità e vorrebbe quasi tenerlo prigioniero del suo amore e delle sue cure.

  E. Lasagna

 

 

PER VOI CON TANTISSIMI AUGURI!

19/03/2026

 

 

Per la vostra festa con tutto il mio amore.

Al mio padre naturale,  al mio padre adottivo e padre di Piter, e a mio nonno Pietro il papà di mamma.  Con voi dentro il mio cuore non mi sono sentita mai sola neanche un’istante.  Tutto l’amore che mi avete dato,   io l’ho regalato a voi per sempre!

DIALOGANDO CON VOI

18/03/2026

 

 

Annalisa  Sai?  Ho prestato dei soldi un mese fa,  mi aveva detto che li avrebbe restituiti dopo una settimana,  al massimo dieci giorni,  invece quando lo incontro mi ignora.

Elena  Io non mi meraviglio più di niente!  Però al giorno d’oggi,  i soldi o si donano oppure niente,  li vadano a prendere in banca.

Annalisa  Il fatto è che mi guarda come se io fossi colpevole di qualcosa.

Elena  Questo è un attacco per difendersi dalla restituzione .  A volte le persone si comportano così:  vogliono farti sentire colpevole di qualcosa che tu non hai commesso per poter fare i comodi loro senza sentirsi in colpa,  ma rigirano la cosa e ti ci fanno sentire tu che sei innocente.

Annalisa  Però sono strategie che non reggono!

Ti ho chiesto se sei mai stata invidiosa,  ma non ti ho domandato che cosa ne pensi dell’invidia!

Elena    Per me l’invidia è un sentimento meschino,  uno dei più meschini che possano esistere.  Spesso chi prova quel sentimento ha tutto:  carriera,  denaro e potere,  quindi puoi ben capire che di persone così noi non ne abbiamo bisogno!

Annalisa  Se sei d’accordo adesso vado,  poi ritornerò stasera per una partita a scacchi; cosa dici ne ha voglia?  O ti annoi a giocare con me?

Elena  Avevo deciso di andare da un’altra parte per verificare una cosa importante,  ma tu non mancare,  chissà,  può darsi che verrai con me,  oppure giochiamo.  Ciao.

20/03/2026

Annalisa  Se vuoi posso restare,  se hai qualcosa da fare,  lo faccio io volentieri!  Se vuoi posso essere la tua serva come ha Zorro.

Elena  Ma che dici? La serva?  Ma non dire più queste cose!

Annalisa  E va bene,  Patty è rimasta tante volte e anche Marco,  perché io no?

Elena  Di te mi fido come mi fido di loro due.  Ciao,  a più tardi.  Ho molti libri se vuoi leggere.

24/03/2026

Annalisa  Cosa pensi di quelle diete dimagranti che portano ad avere un corpo da bambina?

Elena  La magrezza eccessiva già di per sé non è segno di salute.  Queste diete purtroppo fanno diminuire non solo il grasso,  ma anche i muscoli e  le ossa, e dopo qualche tempo anche se la persona riprenderà il peso iniziale,  i muscoli e le ossa rimarranno danneggiati.  Saranno problemi seri, perché si ritroveranno con il doppio di grasso senza muscoli,  con tutti gli acciacchi di questo mondo!

Annalisa  Secondo te si possono amare due persone contemporaneamente!

Elena  Per me non esiste!  Sarebbe un amore da due soldi! Da buttare!  Non fa per me!

 

Annalisa  Grazie,  ciao,  a domani.

 

Annalisa  Stamane ti vedo in grande forma! Ti sei abbronzata?  Sull”ultima foto sei bianchissima,  oggi hai il viso leggermente abbronzato.  Come mai?

Elena  Guarda che non mi sono esposta al sole per abbronzarmi,  ma andando a cavallo anche se l’aria era frizzantina, avevo il viso coperto,   il sole in montagna  pizzica.  Ma il mio colore è bianco;  certo un bianco sano.

Annalisa  Sei una cuoca meravigliosa!  Ho una domanda molto personale da farti,  Posso?  Se tu potessi fare un figlio alla tua età,  lo faresti?

 

Elena  Certo che sì!  Se il mio corpo dentro,  è a posto come lo è di fuori,  credo che ci riuscirei senza fare danni.  Poi c’è quel genio del Professor A. Antinori,  se me lo dicesse lui,  allora posso stare tranquilla. Anzi penso che andrò a trovarlo. Lo conobbi tempo fa e fece un miracolo per una signora sterile, io allora lavoravo in un poliambulatorio.

Annalisa  Sei tu il genietto,  perché sei avanti mille anni luce.

Elena  Sì,  per te e per altri sono avanti,  ma vallo a dire a chi ha le famiglie allargate oppure ha vite parallele,  due mogli e otto figli e anche una come amante,  per vedere se io sono avanti!  Io non tollero i tradimenti;  se un matrimonio è finito,  sì,  questo lo concedo,  anche se si crede non possibile,  invece succede che a volte certi matrimoni diventano un inferno sulla terra.  Quindi le persone possono incominciare da zero,  specialmente se non ci sono ancora dei figli.  Ma avere due mogli,  l’amante,  per me questo è da manicomio!  E bada bene che non c’entra niente la chiesa,  ma solo perché mi fanno vomitare.  Certa gente non la voglio nemmeno come amica.  Che pestilenza!

26/03/2026

Annalisa   Vorrei sapere se il romanzo che stai scrivendo ha qualcosa a che fare con te.  Grazie!

 

Elena  No,   proprio niente,  ma è una storia di due sorelle,  una storia vera.  Che la prima sera che sono andate in un locale hanno trovato il vero amore che durerà tutta la vita.  Sto parlando degli anni ottanta,   sono ancora insieme a sono felici!  Loro l’hanno capito subito!  Sembra un romanzo rosa ma è la verità!

27/03/2026

Annalisa   Senti domani andremo a Rimini, c’è un posto libero sul corrierino, io mi sono permessa di fare il tuo nome;  verresti con noi?

Elena  Domani è sabato,  ed io tra il mattino e la sera sono in partenza per il lago,  lo sapevi che non rinucerei per nulla al mondo.

Annalisa  Sì,  però dal momento che mi farebbe piacere che tu venissi ho tentato;  ma se una volta non ti vedono,  che succede?

Elena  Non succede niente,  ma sono io a non voler mancare! Comunque grazie!

Annalisa  Tempo fa andavo a messa in un paese circostante il mio,  ho smesso perché alla fine della S. Mesasa c’era un prete che entrava nel confessionale con un librone alto venti cm circa,  di bella manifattura,  somigliava allla copertina del Vangelo.  Solo che era un libro di stregoneria,  perché certe donne poi si comportavano in maniera oscena e lui rideva sotto ai baffi.  Uno così come lo giudicheresti?

 

Elena  Ma guarda ormai non mi stupisco più di niente,  ci sono cose che se non hai le prove hanno sempre ragione loro,  ma sono certa che qualche volta ci lasceranno lo zampino.  Io vado a messa qualche volta in una chiesa dai miei amici,  lì mi trovo bene, e le preghiere a casa le dico da sola.  Sono sola con Dio e la Madonna  non ho più bisogno di nessuno.

 

Annalisa  Tu sei una persona buona,  per questo vorrei darti un consiglio di amica sincera:  se io fossi in te non svelerei più niente dei tuoi bellissimi segreti,  specialmente a quella gente che poi ti pesta.  Io ho fatto un giuramento importante che non ti tradirò mai!  Promettimi che non dirai più niente di quello che ti è capitato!

Elena  Io ti apprezzo molto,  ma sta tranquilla,  io non ci tengo per niente a suscitare scalpore, se devo essere sincera la voglia di farmi vedere così all’improvviso l’ho avuta più di una volta,  ma anche se ci dai tutte le prove del mondo,  fanno finta di niente! Quando una,  due,  tre… persone sono perfide non se lo meritano!

Annalisa  Ma questa cosa non è da tutti,  se c’è una che se la merita sei proprio tu,  è una cosa troppo grande perché venga messa da parte così!  Dimenticavo,  hai visto la novità:  più che suo padre sembra suo nonno!

 

Annalisa  Devo proprio salutarti,  mi rimangono poche ore per dormire,  si parte alle sette.  Adesso non andrei più! Grazie per la partita a scacchi,  dici che un giorno riuscirò a vincere?

Elena  Certo!  Ne sono sicura.

 

Elena   Buona notte!

30/03/2026

Annalisa   Ti vedo alta di umore!  Là deve esserci una magia che ti fa sentire ciò che sei,  vero?

Elena  Proprio così!  Solo là mi sento me stessa,  poi un’altra ragione è il cavallo,  ma per prima cosa sono le persone sincere che ti vogliono bene;  quando sono in compagnia con loro non mi stanco mai,  mentre con persone poco sincere anche se sono parenti,  se non senti l’affetto e il bene meglio che se ne vadano presto.

Annalisa  Come hai passato quei due giorni?  Quasi due.

Elena  Meravigliosamente bene!  Ieri alle diciotto abbiamo detto il S. Rosario nella loro cappella,  sembra che anche lì ci sia Dio;  la Madonna è sempre con me!  Sono arrivata alle 22,  mi hanno detto che tu eri appena andata via.

Annalisa  Sì,  è vero,  prima di andare a casa sono passata di qua.  Sai che il professore mi ha detto che fai delle prose stupende? C’era anche lui a Rimini.

 

Elena  Grazie!  E ringrazia anche lui.

 

 

Annalisa  Sai non ti abbiamo mai chiesto di Emanuela Orlandi,  tu la sai la sua storia?

Elena  La sua è una storia triste più delle altre,  perché tempo fa cadde in una rete di pedofili,  e nessuno ha saputo dire la verità alla sua famiglia.  Il tutto successe lì a Roma,  e quel famoso don Mario che si faceva sempre negare;  lui era la chiave giusta che apriva tutte le porte, o c’era da spaccargli il grugno!

Annalisa  Mi sembra quasi impossibile che sia già arrivata la settimana di Pasqua.  Allora verrà a casa Piter? Per quanto tempo?

Elena  Sì,  per quantotempo ancora non lo so, quello che so e che il Lunedì (Pasquetta)  Ci sarà una festa in suo onore;  quindi se vorrai venire così lo potrai conoscere di persona,

Annalisa  Mi tremano già le gambe!  Certo che annullerò tutti gli impegni!  Sei sicura nè che posso venire?

Elena  Ma certo,  altrimenti cosa te lo direi a fare?Scommetto che stanotte non chiuderai occhio!

Annalisa  Ci puoi giurare mi sto già sentendo male adesso!

Elena  Là ci sono già tre dottori con lui,  e poi io saprei curarti bene.

Annalisa  Nonmancherò nemmeno se avessi la febbre a 40°C.

Elena  Se sei mesasa così è solo un imbambolamento,  non è amore!

Annalisa  Non saprei proprio ma so che mi sento così!  Chiamalo come vuoi ma se non è amore questo!

Elena  Ho capito!  Gli dirò di stare attento a te!

PER I BAMBINI DUE

14/03/2026

 

L’ANIMA  SI REINCARNÓ

 

Uscita dal suo corpo,  l’anima volò nella sua casa,  poi si presentò al tribunale Celeste,  là dove si pesano le buone e le cattive azioni, aveva alla sua destra l’Angelo della Luce,  alla sua sinistra l’Angelo delle tenebre. Un altro Angelo versava sulla bilancia tutto il bene compiuto,  il maligno versava tutto il male fatto.  La povera anima stava lì tremante,  tra la speranza e il timore.  Quando l’ago della bilancia pendeva a destra,  tutti i Cieli splendevano di gioia,  quando l’ago della bilancia pendeva alla sinistra,  si vedevano angeli neri terribilmente arrabbiati perché quell’anima non aveva fatto peccati.  Poi appare in volo un Angelo dorato,  con una scia di angioletti bianchi che gli tenevano il lungo manto,  e l’anima si vestì di un corpo giovane e vigoroso,   come tanti anni prima,  dove la morte la portò via in un incidente nella sua abitazione.  Ed ora l’anima vivrà per sempre nel suo corpo immortale,  perché la luce degli angeli la rese forte e invincibile.  Avete visto bambini?  Se non si commettono grossi peccati si potrà vivere per sempre!  Ciao!  Alla prossima.

17/03/2026

Per i più piccoli.

C’era una vecchia signora,  che dopo avere curato tutte le persone anziane del villaggio,  non aveva più le forze di lavorare ancora.  Si ritirò in una piccola casa in campagna,  per compagnia aveva un cane,  un gatto e un canarino nella gabbietta.  Li curava come fossero persone,  ogni settimana chiamava il medico veterinario,  ma purtroppo un giorno non solo le morì il gatto,  ma subito dopo il canarino.  Lei gli fece il funerale,  lo posò in una scatola di plastica imbottita di velluto,  e ci pose il canarino morto,  poi chiuse la scatola e la sotterrò nel suo giardino.  Un giorno la vicina di casa vide il suo cane che stava scavando con le zampette,  La scatola si aprì,  uscì il canarino e mentre il cane posò il canarino sul terreno la signora corse a sgridare il cane credendo che lui lo avesse ucciso.  Lei ebbe paura e invece di spiegare alla vicina di casa che cedeva che il suo cane avesse affogato il canarino preferì rimetterlo nella sua gabbietta.  Quando la signora rientrò e vide il canarino nella gabbia le prese un infarto,  perché pensava che fosse resuscitato.

Le bugie e la paura di affrontare le cose,  spesso creano tanti danni agli altri. Ciao!

21/03/2026

 

Due Bambini,  Cecilia e Josè fratello e sorella,  sono figli di un povero lavoratore. La vigilia di Natale trascorre per loro come un qualsiasi altro giorno e l’unica gioia che possono concedersi è guardare  fuori dalla finestra attraverso i vetri,  nel  palazzo di fronte la festa che si stava svolgendo.  I due bambini sono buoni e non provano invidia per la felicità che vedevano nei visini degli altri.  La notte si addormentarono serenamente,  e avvenne che nei loro cuori e nelle loro menti fecero un sogno meraviglioso:  appare una grande fata,  e sempre nel sogno li manda a cercare un’anima azzurra,  portatrice di felicità.  Prima però,  Ella consegna a Cecilia un diamante prodigioso;  girandolo si accorgono subito che si vedono le amime dei bimbi,  degli uomini, degli animali e delle cose che gli altri bambini e gli uomini non vedono.  (Sono troppo occupati a divertirsi e a pensare solo a loro stessi).

E. Lasagna

30/03/2026

Oggi cari bambini vi mostrerà una poesia di Trilussa  (un poeta romano).

ER  FUMÉ  E  LA  NUVOLA

Un fumo nero nero e fitto fitto,  Ch’ esciva da la cappa

d’un camino  annava dritto,   a sbuffi,  verso il cielo,

tanto che per un pelo,  sbatteva in d’una nuvola  abbottata:

una nuvola ch’era stata assieme a le compagne

a fà’ nà pioggia de beneficenza pe’ tutte le campagne.

Perché te metti su la strada mia? Je disse er fiume

Levate davanti!  Io so’ fijo der foco! Passa via!

Sai?  nun m’incanti   j’arrispose lei:  fai male a dì ste cose

proprio a nopi!… Nun te fa’  der paese che nun sei.

Conosco tanta gente che se dà st’arie,  e poi l’acchiappi,

strigni, guardi e nun c’è gnente.  Datte puro sto fume,

ma fai male  a dì che vie’ dar foco;

Perché tu sai benissimo Ch’è un coco

che coce na’ braciola de maiale!

PROSA

 

Il poeta,  in questa poesia vuole colpire coloro i quali,  volendo apparaire quello che non sono,  ad ogni costo,  vantano la loro illustre vita,  la loro altolocata amicizia,  il che è tutto falso,  perché provengono da famiglie umili e disorientate.  Questi indizi sono di animi meschini perché si vergognano delle loro origini,  delle proprie condizioni,  il voler nascondersi a tutti i costi,  c’è il rischio di essere sempre scoperti.  Così il poeta paragona il fumo che innalzandosi dalla cappa di un camino,  verso il cielo,  incontrata una nuvola bianca,  la rimproverò perché gli intralciava il cammino,  e la scacciò in malo modo,  vantandosi figlio del fuoco.  “Non  m’incanti  ribattè la nuvola,  non del fuoco sei figlio,  ma di una braciola di maiale che il cuoco sta cucinando e del suo fumo che sa di bruciato.

E.  Lasagna

LA VERITA’ SUL VANGELO E LA S. BIBBIA TRE

12/03/2026

 

Il pastore e il Messia atteso.

Oggi come oggi,   l’immagine del buon pastore non ha più nulla di seducente.  Quale era la sua forza duemila anni fa?

Intanto è necessaria una rettifica,  Il buon Pastore,  è il Pastore ideale ed esemplare.  Ed è pure il solo e l’unico Pastore.  L’imagine è andata deteriorandosi nel corso dei secoli,  prendendo una tinta arcaica che in origine non aveva.  Nelle antiche civiltà,  in Mesopotamia,  come in Egitto,  il Pastore è il capo,  il re.  In Israele dopo Mosè,  il Pastore è ugualmente colui che governa,  ma secondo la legge di Dio,  non secondo una politica di potenza.  Però a partire da Davide,  ci sono dei re buoni e dei re detestabili.  Sopravviene l’esilio di Babilonia:  al ritorno si fa strada l’idea che il solo buon Pastore è il Messia atteso.  Gesù rivendicando il titolo di Pastore,  di responsabile del popolo di Dio, afferma dunque la sua qualità messianica.  Ma cambia il tipo di rapporto,  sostituendo a quello collettivo che tradizionalmente unisce il Pastore al gregge,  quello individuale:  instaura perciò un rapporto con ciascuna delle pecore,  che chiama sue “amiche”. Così il rapporto di subordinazione si trasforma in rapporto di tenerezza;  all’autorità si sostituisce l’amore.

13/03/2026

gesù si rivolge agli uomini liberi,  ma li chiama “le mie pecore”.  È possibile conciliare la nostra libertà con la nostra apparteneza a un gregge?

 

Una certa maniera di leggere la parabola del buon Pastore ha innescato innegabilmente condotto gli stessi capi spirituali a forma di clericalismo oppressivo.  I laici assimilati a pecore in attesa di essere tosate,  erano confinati in una posizione puramente passiva di ossequio e di approvazione;  questo paralizzava spesso le loro iniziative e imbrigliava le loro personali capacità.  Gesù ci invita a un comportamento ben diverso.  Non c’è niente di passivo nella frase” Le mie pecore ascoltano la mia voce”,  poiché ascoltare è già mettere in pratica.  Così “le mie pecore mi conoscono”.  Questa conoscenza dell’intelletto e del cuore,  infatti è l’esperienza totale di un essere.  Un’esperienza che viene vissuta,  ad esempio,  nell’amore di una coppia.  Abramo conobbe sua moglie,  ed essa ebbe un figlio;  ” io non conosco uomo”,  dice Maria all’Arcangelo Gabriele.  Gesù,  certo è la guida:  non possiamo cercare ognuno una propria verità;  si è sempre liberi ma nei limiti di una appartenenza ad una comunità ben delineata.  Questa a taluni può sembrare una ,  limitazione della loro libertà,  ma in effetti non è che la chiave di una libertà più vasta.  Avviene così anche nell’amore umano:  quando ci si dona totalmente a qualcuno che si ama,  non ci si autolimita affatto;  ci si supera,  ci si rivela a se stessi.

16/03/2026

Chi è il prossimo?

È la stessa domanda che fu posta a Gesù,  il quale rispose con la “parabola del buon samaritano”.  Usò una logica di tipo paradossale,  indicando come prossimo non già l’uomo ferito e bisognoso di aiuto,  ma il samaritano.  In questo modo Gesù sebra indicarci che la nozione di “prossimo” innanzi tutto la conseguenza di un moto del cuore;  prossimo è colui al quale ci si deve avvicinare ,  sia egli davanti alla nostra porta o altrove,  e con cuore aperto,  al di là della logica umana e della casta,  della parentela, della razza,  dell’interesse sociale e politico.  È l’uomo,  senza aggettivi.

17/03/2026

 

Perché  La Madonna si recò in fretta da Elisabetta?  Per accertarsi di non avere sognato o altro?

 

Maria non aveva dubbi di prove,  ma per partecipare .  Tutto il brano evangelistico è sotto il segno della gioia annunciata a Maria,  erede dell’attesa di fede  di tutto un popolo durante due millenni.  “Rallegrati figlia di Sion”:  queste sono secondo la traduzione letterale di Luca, l, 28 le prime parole dell’Annunciazione.  E le espressioni di gioia sono fra le più frequenti nei primi due capitoli di Luca.  Questa gioia e la gioia della Salvezza,  attesa dai profeti. È una gioia comunicativa,  perché la Buona Novella è fatta per essere diffusa.  E Maria vuole condividerla subito con la cugina Elisabetta che ha ricevuto appunto la prima comunicazione di questo evento con l’annuncio della nascita del precursore di Gesù San Giovanni Battista.  La fretta di Maria è quella dello slancio non del dubbio.  Al momento giusto lei ha chiesto una spiegazione,  che concerneva il modo in cui avrebbe avuto e potuto essere la Madre del Figlio di Dio.  Lei disse :  “come avverrà questo io non conosco uomo”,  ma non ha chiesto un segno è l’Angelo che glielo offre.  Le disse che Elisabetta ha concepito anch’essa un figlio nella sua vecchiaia,  colei che era sterile,  e nel sesto mese,  perché niente è impossibile a Dio.  E mentre Zaccaria  (marito di Elisabetta)  è biasimato per non avere creduto,  Maria è lodata per la sua fede.

18/03/2026

 

I  miracoli sono una prova della divinità di Gesù?

 

No,  perché Gesù non cerca mai un’adesione forzata,  quasi imposta da fatti miracolosi.  Vuole invece risvegliare negli uomini la fede.  E vediamo infatti che addirittura. Egli rifiuta di operare miracoli quando lo si sfida a farlo,  come intimandogli di mostrare i documenti,  di fornire le prove,  rifiuta nettamente, a Nazaret,  come nel deserto di fronte a satana.  Invece a chi è disposto a credere,  Egli dà col miracolo un “segno” che lo trasforma testimone della sua parola.  E attenzione:  “Al tempo di Gesù questi prodigi non erano necessariamente una prova della divinità di chi operava.  I contemporanei di lui sono abituati a certi uomini di fede,  che autenticano le loro parole con atti concreti.  Inoltre essi non hanno il nostro odierno concetto di miracolo:  non pensano come invece pensiamo noi-  che esso sia un fenomeno impossibile da spiegare con le leggi di natura.  Per loro non c’è barriera tra il naturale e il soprannaturale,  tra le regole e l’eccezione.

19/03/2026

 

SAN GIUSEPPE

 

San Giusepp è uno sposo esemplare,  un artigiano coscienzioso,  un giusto che rispetta la legge.  Promesso sposo a Maria,  ma alla notizia che lei aspettava già un figlio non suo,  Lui decise di mantenere la sua posizione per non disonorarla,  ma di ripudiarla in silenzio.  Una notte però gli venne in sogno un Angelo del Signore,  il quale gli disse che Maria era innocente e che il figlio che portava in grembo era stato concepito dallo Spirito Santo,  e che non doveva ripudiarla ma di accettare questa sua volontà.  Venne il giorno in cui Maria diede alla luce il Bambino Gesù;  il re Erode però vuole la morte di questo bambino,  infatti in quei giorni furono uccisi trenta bambini sotto ai due anni,  ma Giuseppe avvertito  dallo stesso angelo  portò al sicuro Gesù e Maria in Egitto.  Morto Erode,  l’angelo del Signore torna da Giuseppe e gli disse:  “Levati,  prendi il bambino e sua madre,  e torna in terra di Israele,  poiché sono morti coloro che attentavano alla vita del bambino.

20/03/2026

LA PALESTINA

Il più naturalwe itinerario per attraversare la Palestina da nord a sud,  il meno incidentato apparentemente è la valle del Giordano.  Ma in realtà è un itinerario pericoloso ai tempi di Gesù,  per la presenza di animali selvaggi;  e anche faticoso,  perché nel corso di lunghi mesi,  il calore in questa zona è soffocante.  Va nella stessa direzione la strada costiera,,  malgrado l’ostacolo del gruppo montuoso del Carmelo che raccoglie la maggior parte del traffico da e per Alessandria d’Egitto.  In dieci giorni i corrieri imperiali sbarcati a Cesarea possono raggiungere la capitale egiziana. Un terzo itinerario nord-sud corre in posizione centrale rispetto ai primi due, lungo la linea di cresta delle colline.  Ma è un percorso evitato dagli ebrei osservanti,  perché passa attraverso la detestata Samaria.  Nell’altra direzione Est-ovest,  la via reale, collega il porto di Cesarea,  via Scitopoli,  alla grande pista di Damasco e dell’Oriente,  alla quale si congiunge nei pressi di Derat.  Più a sud c’è la strada di Giaffa e Naplusa,  che passa tra i monti Ebal e Garizim.  Infine Gerusalemme è di per sé un centro importante di comunicazioni:  da essa partono le strade per Gaza  attraverso Betlemme o lungo il torrente Sarar,  poi due strade per Giaffa,  attraverso Emmaus o la via di Lydda;  e una per Gerico.  Oltre a quest’ultima città,  la strada attraversa il Giordano al guado di Betabara e taglia la grande pista transgiordanica,  prima di arrivare a Filadelfia,  l’attuale Amman.

 

Ed ora andate,  come agnelli tra i lupi

“E ora andate!” Per la prima volta gli amici di Gesù si trovano lanciati nel mondo ad annunciare il Regno;  da soli senza di Lui.  È la svolta capitale: compaiono sulla faccia della terra i primi portatori della Parola.  Il mondo che essi percorrono è minuscolo:  un pezzo di Galilea.  Ma è sufficiente a far sorgere,  di fronte all’annuncio,  tutti i tipi di reazione che si ripeteranno invariabilmente lungo le generazioni fino a noi.  Ecco ciò la lieta speranza,  ecco l’indifferenza degli ottusi,  il rifiuto e l’odio dei “disturbati”.

21/03/2026

Eccoli riuniti tutti e dodici intorno a Gesù.  nel piccolo villaggio di Galilea.  C’è Simone detto Pietro,  Con suo fratello Andrea;  altri due fratelli,  Giacomo detto poi il maggiore,  e Giovanni,  entrambi figli di Zebedeo,  uno che sta abbastanza bene,  proprietario di varie barche da pesca;  poi Filippo e Bartolomeo,  Tommaso detto anche latinamente Didimo (gemello) perché appunto ha un fratello nato con lui;  Matteo,  l’ex-esattore delle tasse;  l’altro Giacomo,  detto il minore,  figlio di Alfeo;  Giuda Taddeo,  chiamato anche semplicemente Taddeo;  Simone il Caneo,  detto anche lo Zelota e infine Giuda L’Iscariota,  quello che lo tradirà.  Dodici,  di origine differente,  ma amalgamati dalla comune e totale fiducia  nel loro Maestro.

25/03/2026

Hanno percorso insieme la Galilea per mesi e mesi.  Hanno seguito Gesù nella sua azione, vedendo crescere intorno a lui l’ammirazione delle folle,  e tutti insieme hanno accettato le conseguenze della disciplina,  che Gesù ha imposto,  in vista della loro missione:  niente più casa,  niente beni personali.  Con una guida simile sono pronti a marciare in capo al mondo,  ed  egli sempre pronto a placare le loro apprensini e a risolvere i loro dubbi,  li prepara pazientemente a un mestiere nuovo:  quello di missionari della buona novella. E oggi,  appunto,  è venuto il momento per tutti di avviarsi su questa strada:  Questi inviati di Gesù,  gli apostoli dovranno fare onore al loro titolo.  Gesù che non ha umane preoccupazioni di prestigio personale,  conferisce loro straordinari poteri:  guarire gli ammalati,  esorcizzare i demoni.  resuscitare i morti,  proprio come fa egli stesso.  E fa loro le sue raccomandazioni come a figli:” non prendete né oro né argento per il viaggio,  né moneta nelle vostre cinture,  né bisaccia né abito di ricambi”.  Il loro destino è la povertà.  Ma essi messaggeri di Gesù non si devono preoccupare per il vitto e l’alloggio:  ci sarà sempre una casa per accoglierli.  “Nelle case in cui entrerete, trattenetevi fino alla partenza. E se qualcuno non vi riceverà,  uscite da quella casa o da quella città,  e scuotete la polvere dai vostri piedi,  per ben mostrare ciò che vi hanno fatto”. I fedeli compagni di Gesù si sparpagliano lungo le strade.  D’ora in poi saranno in dodici a diffondere nei villaggi di Palestina il messaggio lanciato dal loro maestro.  È la loro prima missione,  un vero esordio.  Poi,  tornandone,  raccontano a Gesù tutto ciò che hanno fatto:  risultati ed esperienze di questa “prova generale”,  saranno oggetto di studio di appartata meditazione.  E poi Gesù decide di andare a Gerusalemme,  la città nella quale manifesterà il suo amore per gli uomini.  Si decide per la strada più breve,  quella attraversa la Samaria,  e non importa se si tratta di una regione malfamata.  Giacomo e Giovanni sono già partiti in anticipo,  per organizzare le soste di tutto il gruppo.  Ma eccoli ritornare d’improvviso,  fuori di sé:  i samaritani rifiutano di accogliere questi pellegrini in marcia verso Gerusalemme.  È un’offesa intollerabile,  e gli apostoli ora che detengono il potere di punire questa ampia razza, lo vogliono subito usare:  “Signore” gridano, “Vuoi che noi ordiniamo al fuoco di distruggere quel villaggio ostile?”  Gesù rivolgendosi verso di loro,  ne dissipa senza complimenti l’eccitato zelo: ” il figlio dell’uomo non è venuto a perdere gli uomini,  ma a salvarli”.  E non attende replica.  Partenza immediata,  per un’altra strada.  Continua…