LA VERITA’ SUL VANGELO E LA S. BIBBIA QUATTRO

26/03/2026

 

 

GLI  ALTRI  SETTANTADUE  APOSTOLI

“La messe è abbondante,  bisogna accrescere il numero degli operai”.  Così parla Gesù ad altra gente che ha scelto,  a settantadue discepoli che dovranno aiutare i dodici nel compito di diffondere il messaggio. Per questi “Settantadue”,  la selezione è stata ugualmente rigorosa:  Gesù li manda a predicare a due a due,  li invita alla povertà e li munisce del potere di risanare i malati in nome suo.  “Andate!  Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.  Non portate né borsa,  né bisaccia né calzari e non fermatevi a salutare nessuno nel viaggio.  In qualunque casa entriate,  prima dite:  “Pace a questa casa!”  E se lì vi è un figlio di pace,  la vostra pace riposerà su di lui,  altrimenti essa ritornerà su di voi.  Mangiate e bevete ciò che vi sarà offerto,  perché l’operaio ha diritto alla sua mercede.  Non passate da una casa all’altra… Chi ascolta voi ascolta me;  chi respinge voi respinge me;  e chi respinge me respinge Colui che  mi ha mandato”.  Questa seconda missione è andata bene.  I discepoli non hanno trovato accoglienze ostili come accadde in Samaria a Giacomo e Giovanni;  cosicché traboccanti d’entusiasmo:  “Signore” ,  dicono,  gli stessi demoni ci obbediscono in tuo nome”.  “Sono già caricati” ma Gesù smorza immediatamente il loro ardore: ” Non vi rallegrate perché gli spiriti del male vi obbediscono,  ma piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”.

 

28/03/2026

I  DODICI DI GESÚ

Le folle,  soprattutto della Galilea  orchestrano nei vangeli i giorni della vita pubblica di Gesù;  fragorose,  imprevedibili,  invadenti,  superficiali e fragili nei loro entusiasmi.  Dalla massa anonima a fluttuante comincia però ben presto ad emergere un certo numero di uomini,  che più da vicino e con maggiore assiduità seguivano il Maestro.  Continua…

30/03/2026

Molti di questi discepoli quando Gesù a Cafarnao,  nel discorso sulla fede e sull’eucarestia,  disse parole “dure”si allontanarono.  A questo gruppo appartenevano anche uomini di prestigio e di qualità come i gerosolimitani Giuseppe d’Arimatea, e Nicodemo che si tenevano nell’ombra per non pregiudicare immaturamente la loro posizione sociale.  Il Vangelo di Luca (X, 3-12)  è il solo a parlare di una settantina di discepoli,  ai quali Gesù dà istruzioni particolari e affida occasionali incarichi missionari: essi,  nella prospettiva del carissimo medico di Paolo,  preludono forse all’universalità della missione apostolica.  I  Vangeli raccontano anche alcune “vocazioni”  di Simone Pietro e Andrea,  di Giacomo e Giovanni,  di Matteo  ma a un certo punto danno grande risalto a un gesto di Gesù,  grave di significato e improntato a religiosa solennità.  Quando le folle affamate di miracoli ma non altrettanto delle parole di vita eterna,  assediavano Cristo,  e i  suoi nemici avevano già deliberato di sopprimere Colui che nessuno poteva imprigionare nei lacci della parola;  quando ormai era tempo di provvedere alle sorti future del Regno di Dio,  Gesù salì sulla montagna prossima a Cafarnao e vi si trattenne tutta la notte in una preghiera solitaria,  caratteristica di alcuni momenti decisivi del suo ministero.  Gesù dunque chiamò a sé dodici uomini,  quelli che Egli volle, (Marco, III, 13) e dei quali dirà: “Non siete voi che avete scelto me,  ma io che ho scelto voi”.  (Giovanni,  XV,  16).  Sia i quattro dei quali è raccontata la vocazione,  sia gli altri otto erano lontani dall’ idea di dedicarsi completamente a Gesù:  nessuno aveva precedenti tali da giustificare questa aspirazione e tutti erano più o meno nell’età in cui non si corre il rischio di rinnegare il proprio passato per affrontare l’avventura. Ognuno aveva un mestiere o una occupazione,  una famiglia,  lunga esperienza di vita,  una decisa forma mentale.  Il gesto di Gesù fu una irruzione nella loro anima e nella loro vita,  analoga a quella con la quale,  nella Bibbia Dio aveva in antico scelto in maniera sorprendente i profeti.  Continua.

31/03/2026

Gesù volle i Dodici affinché stessero con lui.  La tradizione ebraica esigeva che i discepoli facessero vita comune con il loro Maestro per potere assimilare lentamente l’insegnamento, che veniva impartito non soltanto con lezioni teoriche,  ma il piùspesso derivava dal comportamento del Maestro di fronte a importanti o a quotidiani accadimenti:  ogni momento ed occasioni erano  buoni per penetrare il segreto della personalità e dell’insegnamento del Maestro.  Con la sua scelta,  dunque,  Gesù lasciava chiaramente intendere di voler formare personalmente un gruppo ristretto di discepoli,  ai quali affidare la sua dottrina e la continuazione della sua opera.  Il loro numero era già eloquente:  dodici,  quanti erano i patriarchi capostipiti delle dodici tribù,  che costituivano l’antico popolo di Dio.  I Dodici di Cristo dovevano essere infatti la scaturigine del nuovo Israele di Dio,  del quale essi saranno i giudici dell’ultimo giorno (Matteo,  XIX,  28).  L’evangelista Marco disse anche che Gesù fece– cioè mise in essere,  costui– I Dodici — come nell’Antico  Testamento  è detto che Dio “fece”  Mosè mediatore  dell’Alleanza,  condottiero legislatore di Israele,  ed Aronne,  sommo sacerdote.  L’essere “fatto ” dal Signore significava dover tutto a Lui,  passare in suo dominio,  diventare strumento dei suoi disegni,  impegnarsi in opere superiori alle capacità umane.  (Come ad esempio i miracoli di Gesù)  Più tardi gli uomini al seguito immediato di Gesù,  furono giudicati dall’autorità religiosa di Gerusalemme “Illetterati” e indotti ( Atti,  IV  ,  13 ) e il  motivo dell’ignoranza e della rozzezza degli apostoli è diventato un luogo comune.  Questo giudizio dei nemici di Cristo era prevenuto e va inteso nel senso che i Dodici non erano stati addotrinati dai rabbini,  cioè dai maestri riconosciuti da Israele,  come lo era stato per esempio Paolo di Tarso,  formato dal grande Gamaliele,  e quindi non potevano arrogarsi il diritto di interpretare le Sacre Scritture a favore di Cristo.

È certo che le scuole pubbliche al tempo di Gesù,  ogni ebreo riceveva in casa,  specialmente dal padre,  un’accurata istruzione religiosa.  Il filosofo ebreo Filone,  contemporaneo di Cristo,  diceva dei suoi correligionari:  dato che esse considerano le loro leggi come rivelate da Dio,  e che sono istruiti nella conoscenza delle leggi fin dall’infanzia,  portano nella loro anima l’immagine delle prescrizioni della legge.  Flavio Giuseppe,  nel I secolo d.C.,  così si vantava nei confronti dei dotti greci:” Presso di noi, se si domandano le leggi al primo venuto,  saprà recitarle tutte più facilmente  del proprio nome.  In tal modo,  fin da quando l’intelligenza si sveglia,  lo studio approfondito delle leggi si scolpisce,  per così dire,  nelle nostre anime”.  Per legge,  gli ebrei intendevano tutta la Bibbia,  che metteva in grado ogni israelita di avere non una indifferente cultura.  La Bibbia è parola di Dio,  legge,  storia,  geografia,  poesia,  pedagogia,  pascolo fecondissimo per la mente,  e fuoco al cuore,  una biblioteca che resta di interesse universale.

01/04/2026

Certo,  nel Vangelo i Dodici,  spesso penetrano a fatica nei pensieri di Cristo,  talvolta li fraintendono o restano perplessi,  soprattutto non riescono a capire ciò che Gesù diceva a proposito della sua tragica fine e della gloria che ne sarebbe seguita: la Passione e la Risurrezione,  li trovano del tutto impreparati,  smarriti,  quando Gesù fu arrestato lo abbandonarono tutti.  Uno degli aspetti più interessanti del Vangelo,  commovente,  anzi è la premurosa pazienza con la quale Gesù formò i suoi Dodici.  Ad essi riservò la conoscenza del regno di Dio,  che alle folle venivano proposti sotto il fitto velo delle parabole; ad essi,  come ai suoi “amici” dirà le parole che Egli aveva udito dal Padre ( Giovanni,  XV,  15) e,  dopo che per bocca di Pietro i Dodici avranno dichiarato la loro fede in contrasto con le opinioni vaghe e inconsistenti della folla si dedicherà quasi del tutto a prepararli allo “scandalo”della croce.  Si deve  fare attenzione al fatto che i Vangeli riflettono fondamentalmente la situazione in cui Gesù rivela con molte cautele il mistero della sua persona e della sua missione in un ambiente fermo a certe concessioni ed attese messianistiche relative al compimento della storia della salvezza– che non collimavano con gli annunzi dei profeti ispirati da Dio.  Soltanto a partire dalla Pasqua della morte e della risurrezione di Cristo tutto venne in chiaro e le cautele furono abbandonate.  Nell’ultima cena,  Gesù promette ai Dodici lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal  Figlio e verrà a coronare l’opera di Cristo,  a dimostrare che il conferimento dei doni divini di salvezza nel suo nome è la prova inoppugnabile della divina origine e missione di Lui.  Lo Spirito Santo dovrà rimanere per sempre con i dodici,  essere in essi,  insegnare loro tutto,  e ricordare ad essi ciò che hanno ascoltato da Gesù,  introdurli a tutta intera la verità e annunziare tutte le cose da venire  (Giovenni,  XIV,  16-26; XVI,  13).  E soltanto dopo la pentecoste dello Spirito i Dodici verranno allo scoperto per adempiere al compito al quale Cristo intendeva destinarli.  I Dodici infatti scelti e formati da Gesù,  non solo conoscono le parole da Lui dette, e i fatti della sua vita,  ma ricevono precisi poteri,  per cui l’apostolato è una creazione del Vangelo.  continua…