Maggio 9, 2026 Elena Lasagna Uncategorized PER I RAGAZZI QUATTRO 09/05/2026 Oggi vi mostro una poesia di Camillo Sbarbaro, nato a fine ottocento a Santa Margherita Ligure in provincia di Genova. Ha scitto molte poesie, ma la sua principale opera si chiama “Pianissimo” Ma non è questa la poesia che voglio trascrivervi oggi ma è: TACI ANIMA STANCA DI GODERE Taci, anima stanca di godere e di soffrire (all’uno e all’altro vai rassegnata. Ascolto e non mi giunge una tua voce, non di rimpianto per la miserabile giovinezza, non d’ira e di speranza, e neppure di tedio. Giaci come il corpo ammutolita, in un indifferenza disperata. Noi non ci stupiremmo Non è vero, mia anima, se il cuore s’arrestasse, sospeso se ci fosse il fiato… Invece camminiamo. Camminiamo io e te come sonnambuli. E gli alberi son alberi, le case sono case, le donne che passano sono donne, e tutto è quel che è. La vicenda di gioia e di dolore non ci tocca. Perduta ha la sua voce la sirena del mondo? E il mondo è un grande deserto! PROSA Quel “taci” non è un imperativo, ma una semplice constatazione. Né la gioia, né il dolore colpiscono più l’anima che è rassegnata a tutto, fino ad arrivare al tedio: una vera e propria malattia dell’anima. Quando lo spirito, la volontà cessano di partecipare alle gioie, ai dolori, alle lotte dell’esistenza, perché l’anima è malata e rinuncia a vivere perché non ha più la forza di lottare, allora l’essere umano si sente terribilmente solo; ecco perché è importante lottare per realizzare i propri sogni. Il poeta ascolta se dalla sua anima gli può giungere come una volta, una voce di rimpianto o d’ira, di speranza o di noia. Nulla! l’anima tace disperata indifferente, a tutto come il corpo. Eppure è viva come è vivo il corpo, ma non vive chi è incapace di emozioni. Infatti nessuna delle innumerevoli voci del mondo circostante ha in sé la forza di commuoverla. Ora lui vede il mondo come vede dentro di sé; il nulla, tutto si è spento, come se non esistesse. E dice tra sé e sé: quando il cuore cessa di battere, l’uomo muore. Ma neppure la morte sarebbe causa di stupore per l’anima del poeta. N. B. Non bisognerebbe mai lasciarsi andare così rinunciando alla vita, a qualsiasi prezzo! Elena Lasagna 15/05/2026 Luca (amico di Marco) Il progresso tecnologico, danneggia l’ambiente naturale minacciando anche la sopravvivenza dell’uomo? Grazie! Elena Bisognerebbe ricondurre l’uomo a una cultura filosofica, che possa ripristinare l’equilibrio e armonia necessaria tra l’homo faber e l’homo sapiens. Da sempre quando si parla di ecologia e tecnologia, sembra che la prima imponga a quest’ultima una situazione grave e che sconvolga addirittura i progetti intellettuali e operativi. Alcuni pensano che ritenendo la questione ecologica imponga una rettifica importante, ma non è mai stata una svolta radicale dell’agire e del pensare umano. Paradossalmente potrebbe invece promuoverlo. Ogni qualvolta che si promuove un progetto come quello di non distruggere più gli alberi ecc. l’ecologia diventa un pretesto per un ulteriore sviluppo tecnologico. Ho fatto un solo esempio, ma si dovrebbe procedere prima ad un riesame della cultura che ha accompagnato e favorito se non provocato l’opera di degradazione dell’ambiente naturale umano, altrimenti ci saranno ancora catastrofi; non inserito in un orizzonte culturale globale, difficilmente il discorso scientifico potrà vincere l’opposizione di tanti interessi e non solo materiali contrari. Troppe ragioni richiedono questa revisione culturale, perché la si possa ancora trascurare. Si tratta di accompagnare scienza e ricerca filosofica che con costante sforzo di attenzione recuperino le necessarie armonie con la natura e con il resto, nelle ragioni più proprie dell’umano: come sentimenti, esperienza storica, fantasia e intelligenza. Per me questa collaborazione tra scienza e filosofia è indispensabile, perché quando si ha di mira soltanto il fare, e il produrre, e inevitabile la sua distruzione! Non è possibile continuare a provocare la natura sempre. Occorre esplorarla riconoscendone la realtà, sul piano di una utilizzazione sapientemente rispettosa ma esauribile sul piano dell’uso indiscriminato operato dall’uomo sulle ricchezze della natura, che obbedisca alla misura egocentrica dell’uomo. 19/05/2026 LE GUERRE del passato sono ancora quelle di oggi. Arabia Saudita e Iran (del 1978) Nel 1946 la compagnia petrolifera statunitense Aramco (Arabian-American Oil Company) scoprì nuovi giacimenti petroliferi in Arabia Saudita. Il Paese, retto da una monarchia assoluta, si legò politicamente agli USA che ne sfruttarono le nuove cospicue fonti di ricchezza e ne fecero un punto strategico basilare per la loro politica di controllo del Medio Oriente. In Iran fin dal 1908, l’Inghilterra aveva scoperto e sfruttato il petrolio con l’appoggio della monarchia regnante. Lo sfruttamento inglese continuò anche sotto la dinastia dei Pahlavi, al potere dal 1925. Nel 1951 il primo ministro Mossadeq, uomo politico progressista tentò di rendere indipendente l’economia del Paese dall’Imperialismo Europeo, nazionalizzando l’industria del petrolio, ma le forze militari, appoggiate dagli Anglo-Americani, interruppero il nuovo corso e riportarono al potere lo Scià. Reza Pahlavi, che cedette alle compagnie petrolifere statunitensi, la gestione di una parte del petrolio Iraniano. Lo Scià represse duramente le forze progressiste e nazionaliste del Paese instaurando una forma anacronistica di potere assoluto. Ma nel gennaio 1978 ha avuto inizio la cosiddetta rivoluzione islamica contro il crudele dispotismo dello Scià e l’asservimento economico degli Stati Uniti. Lo scià, dopo una serie di tentativi violenti di repressione che hanno causato migliaia di morti, nel gennaio del 1979, è stato costretto a lasciare l’Iran, dopo quindici anni di esilio è rientrato l’Ayatollah Khomeini, capo spirituale e politico della rivoluzione che ha instaurato un regime caratterizzato di fanatismo nazionalistico e religioso. Lo scià trovava riparo prima negli Stati Uniti, e quindi in Egitto dove è morto nel 1980. La vicenda iraniana ha toccato direttamente gli interessi del caqpitalismo statunitense, in un settore, quello petrolifero, di fondamentale importanza per il mantenimento del sistema produttivo in tutto il mondo, epertanto ancora oggi la situazione è piena di incertezze preoccupanti. 22/05/2026 ARABIA E ISRAELE Dopo la fine della prima guerra mondialòe, la Società delle Nazioni, aveva assegnato all’Inghilterra la Palestina, in vista della costituzione di uno stato ebraico indipendente. Perciò l’Inghilterra favorì l’immigrazione in Palestina di Ebrei provenienti da tutto il mondo. Questo flusso migratorio si intensificò dopo la seconda guerra mondiale, ma trovò l’ostilità delle popolazioni indigene arabo-palestinesi che si videro progressivamente spodestate dalle comunità ebraiche. Malgrado il conflitto latente tra Ebrei e Palestinesi, nel 1948 scaduto il mandato inglese, il consiglio Nazionale Ebraico, guidato da David Ben Gurion, proclamò la nascita dello Stato di Israele. In conseguenza di ciò, ebbe inizio un doloroso esodo di Arabo-Palestinesi che si ritrovarono stranieri nella propria terra: da allora oltre tre milioni di essi si rifugiarono nei campi per profughi presso gli Stati Arabi confinanti. Intanto nasceva l’organizzazione per la liberazione della Palestina, che iniziava azioni di guerriglia contro lo Stato di Israele. Scaturiva così da questa situazione il conflitto tra Paesi Arabi e Israele, i primi con l’appoggio dell’URSS, il secondo con quello degli Stati Uniti. Le motivazioni di fondo di questo conflitto erano legati agli interessi imperialistici, sul petrolio del Medio Oriente e all’importante questione dei profughi Palestinesi. Una posizione di guida tra i Paesi Arabi assunse l’Egitto, dove nel 1952 il re Faruk veniva deposto da Gamal Abd el Nasser, che proclamava la Repubblica divenendone presidente. Nasser nel 1956 nazionalizzò il canale di Suez, fino ad allora gestito con immensi profitti, da una compagnia Anglo-francese: la sua decisione provocò l’attacco armato Francia e Inghilterra, che vedevano così tramontare il loro potere coloniale in Medio Oriente. Accanto alle due nazioni europee si schierò Israele che sferrò un fulmineo attacco contro le difese egiziane nel Sinai. Fu la prima delle numerose guerre arabo-israeliane, interrotta dopo pochi giorni dall’intervento dell’ONU, che sotto le pressioni statunitensi e sovietiche impose ad Israele di lasciare i territori conquistati e a Francia e Inghilterra di abbandonare le loro velleità di intervento in Medio Oriente. Nel 1967 il conflitto riesplose con la cosiddetta guerra dei sei giorni: fu Israele ad attaccare improvvisamente l’Egitto, la Giordania e la Siria, mostrando al mondo l’efficienza del suo apparato militare, creato in così poco tempo, grazie agli aiuti americani, Israele estese le sue frontiere fino al canale di Suez e al Giordano. Nel 1973 l’Egitto, dove nel frattempo era morto Nasser ed era stato eletto presidente della Repubblica Anwar el Sadat e la Siria ripresero le ostilità (guerra del Kippur, la massima festa religiosa ebraica ricorrendo la quale fu sferrato l’attacco). Israele riusci a bloccare l’offensiva araba, ma le gravi perdite che subì fecero crollare il mito della sua invincibilità. Dopo di allora, gli Stati Uniti hanno favorito un avvicinamento tra Egitto e Israele, sia per sottrarre l’Egitto all’influenza sovietica, sia per tutelare meglio in un clima di pace i loro interessi economici in tutto il Medio Oriente: si giunse così al trattato di pace di Camp David, stipulato tra Egitto e Israele nel marzo del 1979. 27/05/2026 IL CILE Differentemente da Cuba, che fu una rivoluzione popolare a fere uscire il Paese in una condizione di arretratezza coloniale, in Cile, dal 1964 si era avviato un processo graduale di sviluppo democratico con la collaborazione di tutte le forze politiche progressiste e con l’appoggio della classe operaia e dei ceti medi. Nel 1970 venne eletto il presidente della repubblica: Salvador Allende, leader di Unidad popular, una coalizione di socialisti, socialdemocratici, democristiani, dissidenti e indipendenti di sinistra. Le riforme del nuovo governo furono radicali: vennero nazionalizzate le miniere e le banche, fu avviata la riforma agraria. L’obbiettivo di Allende era quello di arrivare pacificamente e gradualmente nella legalità costituzionale, ad un socialismo libertario. Questa linea politica provocò l’opposizione congiunta della democrazia cristiana e dei partiti di destra i quali, con una serie di scioperi e boicottaggi al governo, gettarono il Paese nel caos. Gli Stati Uniti appoggiarono le forzr reazionarie creando seri problemi all’economia cilena. In questa situazione di estrema difficoltà, Allende, pur essendo criticato dalle masse e da un’ala dello stesso partito socialista, che vedevano solo come via d’uscita un’azione più decisa contro la destra e la DC, e restò fedele ai suoi principi di legalità costituzionale. Egli fu coerente con questa linea politica fino all’ultimo, quando l’11 sembre 1973 restò solo al palazzo governativo dove fu trucidato da un gruppu di militari cileni che attuarono colpo di stato. Appoggiato dalla destra conservatrice, dalla democrazia cristiana, Dalla CIA ( Central Intelligence Agency, il servizio segreto statunitense), il generale Augusto Pinocher, rovesciato il governo democratico di Unidad Popular, e sconfitta la resistenza del popolo cileno, instaurò nel Paese una feroce dittatura fondata sul terrore, restituendo l’economia cilena allo sfruttamento statunitense. Le condizioni del Cile erano diventate ancora più spaventose e gravi, l’economia del Paese era in ristagno, la disoccupazione aveva raggiunto vette altissime e il terrore dominava la popolazione ridotta al silenzio. Dalla morte della dittatura di Augusto Pinochet si susseguirono dversi governi, dalla democrazia alla sinsistra , alla destra radicale di oggi. Di tutte le guerre io penso che siano indotte e governate non da Leader intelligenti, ma da stupidi, criminali, assassini con certi popoli altrettanto complici di stupidità e ignoranza. E. Lasagna.
Lascia un commento Annulla risposta Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento. Δ