Settembre 25, 2026 Elena Lasagna Uncategorized PER I BAMBINI DIECI 25/09/2026 C’ERA UNA VOLTA… Una volta tempo fa, anzi molto tempo fa, in una rigida notte invernale, il buon Dio chiamò a sé un angelo, piccolo, biondo, con delle alucce d’oro di libellula innamorata e additandogli il mondo che roteava tutto bianco nell’azzurro del cielo, gli disse: “Vedi? Vai laggiù, e sappimi dire quanti bimbi buoni ci sono, e nominò un Paese. Un piccolo Paese della terra, l’angelo assentì con la testa, poi con un frullo d’ali si lanciò dal Paradiso. Scavalcò nubi e stelle,. Poi un vortice di venti lo ghermì, lo avvolse e lo spinse sui tetti del Paese dove il buon Dio gli aveva ordinato di scendere. Nevicava in terra, e il piccolo angelo che non era abituato a quel freddo, tremava come un giunco sottile; ma obbediente, incominciò il suo giro d’ispezione per le case, dov’erano i bimbi buoni, fino a che le alucce furono stanche e i piedi gelati. Allora, proprio allora, si trovò innanzi ad una porta socchiusa. Un morbido tepore scendeva sulla neve della porta semiaperta. Vi era un bisbiglio di preghiere, come un ronzio di api lavoranti intorno ad un alveare. L’angelo scosse la neve dalle ali d’oro, entrò e chiuse la porta. In una stanzetta calda e luminosa, steso in un letto bianco, un bimbo bruno affondato nei cuscini, dormiva e sognava. Infondo al letto in una poltrona, una donna s’era addormentata bisbigliando le sue preghiere. E così l’angelo biondo assiderato dalla neve, apparve in sogno al piccolo bimbo; e gli mostrò le alucce incrostate di ghiaccio e i poveri piedi nudi. Per pietà gli chiese le sue scarpine, bene imbottite e già calde davanti alla giamma del focolare. Il bimbo ebbe un fremito tra le lenzuola e l’angelo ebbe le piccole scarpe e uscì dalla cameretta per continuare la sua ispezione. Eran secoli e secoli che l’angelo era stato bimbo e non sapeva più camminare con le scarpine perché era abituato a volare. Allora poi cadde sulla neve e vi rimase per un po’, perché aveva un’ala che gli dolorava. Una porta rugosa dall’età, girò pesantemente sui cardini e agli occhi del piccolo angelo apparve un’officina di un fabbro ferraio. Fu come un raggio di sole in un giorno di tempesta. Il piccolo angelo aveva capito il volere del Signore. Dopo un momento usciva leggero e agile su due lamine d’acciaio sottile che aveva fissato sulle scarpine, e pattinava veloce picchiando di casa in casa, annotando nomi, fatti, bugie e capricci, e opere buone e ingordigie di bimbi finché dall’alto del campanile, perso tra le nubi, passarono in fretta le ore. Il piccolo angelo aveva finito il suo compito. Era l’alba e doveva tornare. Provò a volare, ma era così piccino che il peso dei pattini lo teneva a terra. Allora si ricordò del piccolo bimbo che dormiva nella sua stanza calda. Egli gli lasciò le scarpine coi pattini davanti la fiamma del focolare. Al mattino il bimbo buono si svegliò e si ricordò del sogno, vide le due scarpette sporche di neve, armate delle lamine di acciaio e pianse. Poi provò ad infilarsele e uscì sulla strada ghiacciata. Tentennò, cadde e si rialzò, finché volò veloce per le contrade del Paese, benedicendo il regalo dell’angelo biondo. E il popolo mattinierò gridò al miracolo e provò le scarpe con le sottili lamine di acciaio, ma loro non volarono.
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