Giugno 10, 2026 Elena Lasagna LETTERATURA ANTICA E MODERNA E STORIA, Uncategorized LETTERATURA ANTICA E MODERNA , E STORIA SETTE 10/06/2026 LO STALINISMO Le divergenze riguardo alla linea da seguire nella costruzione del socialismo in Unione Sovietica cominciarono ad emergere prima ancora della morte di Lennin, avvenuta nel gennaio del 1024 dopo una lunga malattia che lo aveva allontanato già da un anno dalla scena politica. All’interno del gruppo dirigente sovietico, si era intanto fatto strada un dirigente nativo della Georgia Josif Vissarionovic Giugasvili detto Stalin, dal 1922 segretario del Comitato Centrale del partito comunista Sovietico PCUS. Continua… 11/06/2026 Questi riuscì ad imporsi, dopo il 1923, contrapponendosi a Trotzkij, l’uomo che accanto a Lennin aveva avuto il posto di maggior rilievo durante la rivoluzione bolscevica. Lo scorntro politicotra idue riguardava la visione strategica del socialismo sovietico: Stalin sosteneva la linea del “Socialismo in un solo Paese”, mentre Trotzkij vedeva la rivoluzione come un processo permanente che si realizzava solo con la distribuzione del capitalismo su scala mondiale. La linea del socialismo inun solo Paese implicava il rafforzamento del potere statale, del partito e del massimo dirigente del partito. Prevalse la maggior abilità di Stalin, il quale costrinse Trotzkij, che pure era da Lennin assai più stimato di Stalin, all’esilio. Trotzkij sarà poi raggiunto e ucciso da un sicario di Stalin in Massico nel 1940. La gestione Stalinista dello Stato fu così caratterizzata a livello politico da un accentramento del potere nelle sue mani e a livello economico da una massiccia opera di industrializzazione centralizzatas, che ebbe come conseguenza l’immediata eliminazione delle autonomie che la NEP aveva dato ai contadini. La collettivizzazione delle campagne fu condotta attraverso l’eliminazione dei Kulaki come classe e con l’obiettivo di trasformare la Russia da Paese agricolo in Paese industriale. Infatti la collettivizzazione dell’agricoltura sotto la tutela statale portò, grazie ad una organizzazione più efficiente e meccanizzata del lavoro agricolo, alla accumulazione di enormi capitali e ad un liberazione di mano d’opera: gli uni e l’altra andarono ad incrementare l’industria. Continua… 12/06/2026 Tutto ciò a tappe forzate. Il primo piano quinquennale 1928-1933 dette risultati economici eccellenti: la scomparsa della disoccupazione, la costruzione di 6500 km di strada ferrata, la nascita di 230000 aziende collettive agricole, la triplicazione della produzione industriale, e tutto ciò negli anni della grande crisi economica mondiale. La Russia si avviava a diventare una grande potenza economica, grazie anche alla programmazione della ricerca scientifica, che avrebbe raggiunto livelli pari a quelli degli Stati Uniti d’America. I successi del primo piano quinquennale accrebbero il prestigio di Stalin agli occhi dell’opinione pubblica Sovietica. Sul piano politico dell’unione Sovietica pagò il prezzo dell’indistrializzazione con un restringimento della libertà d’opinione, della manfestazione del dissenso in seno al partito e alla società. Stalin infatti usò un metodo di una crudeltà inaudita contro i dissidenti, tacciandoli di agenti dell’imperialismo straniero ed epurando, con la loro eliminazione, la fila del partito, (Le purghe staliniane). Egli giustificò tale condotta agitando il pericolo delle infiltrazioni del nemico in tutti i settori delle società ed esaltando tra le masse il culto della sua personalità. Quella che doveva essere una fase transitoria di dittatura del proletariato, divenne così dittatura del capo del partito del proletariato. Gli anni cruciali dello stalinismo, sono quelli che vanno dal 1934 al 1938. Migliaia di dissidenti o ritenuti tali furono condannati a morte o ai lavori forzati nei campi appositamente creati dal regime. Caddero uomini che pure erano stati collaboratori dello stesso Stalin e personaggi di primo piano durante la rivoluzione d’ottobre come Zinoviev, Kamenev, Bukarin uomini di cultura. Le cifre sono impressionanti: dal 1936 al 1938 furono impriginati 8 milioni di uomini, dai 5 ai sei milioni furono mandati nei campi di lavoro della Russia settentrionale e della Siberia. L’organizzazione statale che Stalin rafforzò si basò su una leva di uomini fidati, esecutori delle sue direttive. Nacque così un nuovo ceto sociale, la buracrazia di stato, nelle cui mani si contrentravano tutti i poteri decisionali ed esecutivi. La partecipazione politica, l’apertura culturale che la rivoluzione aveva messo in moto nel tessuto sociale del Paese, vennero stroncate dalla politica di Stalin che pure continuava ad essere amato e venerato grazie alla sua innegabile capacità di fare della Russia uno stato forte e in grado di resistere all’accerchiamento economico dell’occidente (grazie a queste capacità, intorno alla figura di Stalin si raccoglieranno tutte le forze morali e materiali della popolazione sovietica, nello sforzo grandioso di difendersi, pochi anni dopo dell’attacco Nazista). In politica estera negli anni Trenta, la Russia riuscì a rompere le barriere che gli stati Uniti occidentali le avevano creato intorno entrando a far parte nel 1934 della Società delle Nazioni. L’incontratata agemonia del PCUS entro la terza internazionale determinò per i partiti comunisti europei una stratta osservanza verso le direttive Sovietiche, spesso dettate dal principio univoco della difesa dello “Stato Guida” del socialismo a cui furono a volte sacrificate istanze di Rivoluzione Nazionale, come avvenne per la guerra civile spagnola. 15/06/2026 L’INGRESSO DEI CATTOLICI SULLA SCENA POLITICA L’ondata democratica che nei primissimi anni del secolo sconvolse tutta la società italiana, investì anche il mondo cattolico organizzato. Questo faceva capo dell’Opera dei congressi, un organismo fondato nel 1874 e articolato in varie sezioni, una delle quali– la seconda–si occupava specialmente di “oeuvres sociales” e aveva la sua sede a Bergamo. Fino ad allora la sua attività più cospicua si era svolta nel campo della costituzione, sul modello delle casse Raiffeisen in Germania, di casse rurali, e con successo,: alla data del 1897 le casse rurali cattoliche esistenti erano 705, la maggior parte delle quali in zone di prevalente piccola proprietà, quali l’alta e media Lombardia e il Veneto a Nord del Polesine. L’opera svolta dai cattolici a difesa della piccola proprietà negli anni della crisi agraria in queste regioni contribuì molto ad accentuare il carattere di zone “bianche” che ancora oggi esse hanno e a coltivare nel Clero veneto e lombardo un attitudine di realismo e al contatto con la gente. Fu in questo ambiente che nacque e si formò un umile prete, che tale sarebbe rimasto anche quando divenne papa, Angelo Roncalli. Oltre alla costituzione di casse rurali e società di mutuo soccorso, l’attività della seconda sezione dell’Opera dei congressi non andava: gli “Intransigenti” (così erano chiamati quei cattolici che, a differenza dei clerico moderati, non erano disposti ad alcuna transizione con lo Stato italiano) che ne erano alla testa, non erano certo a incoraggiare associazioni che avessero per dichiarato scopo quello, come si diceva allora, della “resistenza”, o come si direbbe oggi, del sindacalismo. Operai e padroni dovevano collaborare e non combattersi: era questo del resto anche l’insegnamento di papa Leone XIII nella sua celeberrima enciclica “Rerum Novarum”del 1891. Altri però erano inclini a interpretare in diversi e più avanzati termini il contenuto del messaggio pontificio, nel senso però di una più coraggiosa milizia sociale dei cattolici e di una lotta al socialismo non sul piano della mera opposizione, ma della concorrenza. In questa direzione, nell’arroventata atmosfera di fine secolo, venne sempre più orientandosi un gruppo di cattolici che faceva capo a un giovane sacerdote marchigiano stabilitosi a Roma, Romolo Murri, il quale nel 1898 fondò una battaglia rivista, la “Cultura Sociale” esemplata sul modello della socialista “Critica Sociale”. I seguaci del Murri, che ben presto si caratterizzarono come ” Democratici Cristiani”, svolsero negli anni tra il 1898 e il 1902 un’intesa opera di propaganda e di organizzazione e riuscirono anche a costruire numerose leghe cattoliche. La roccaforte del nascente sindacalismo cattolico furono le regioni settentrionali specialmente la Lombardia, con le sue fabbriche tessili popolate da mano d’opera femminile e i suoi contadini tradizionalmente legati al Clero. Ma anche la Sicilia, dove in quegli anni compiva le sue prime esperienze un altro giovane prete che avrebbe fatto parlare molto di sé, Luigi Sturzo, vide un notevole rigoglio della democrazia cristiana e delle sue organizzazioni. Ma l’atteggiamento ufficiale della Chiesa non fu certo incoraggiante per il movimento che faceva capo al Murri: le istruzioni pontificie del febbraio 1902 prima e lo scioglimento dell’Opera dei congressi del luglio 1904 poi, misero per il momento fine alle sue attività organizzative. L’ingresso dei cattolici organizzati nella vita politica italiana non sarebbe venuto secondo le aspettative dei democratici cristiani, ma secondo quelle dei clerico-moderati. L’avanzata del movimento socialista convincerà infatti tra non molto il nuovo Papa Pio X prima ad attenuare e poi a togliere definitivamente la prescrizione, vigente dal tempo della breccia di Porta Pia, che proibiva ai cattolici di partecipare alle elezioni. Essi vennero invece sollecitati a unire i loro sforzi a quelli di coloro che difendevano l’ordine costituito contro l’assalto delle forze sovversive. Comunque il seme sparso dai democratici cristiani del primo Novecento non era stato gettato invano. Gli inizi del secolo vedevano così l’ingresso sulla scena politica non soltanto dei socialisti, ma anche dei cattolici. 16/06/2026 I PROBLEMI POLITICI E SOCIALI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE I popoli furono sottoposti a una terribile prova. Presto si rivelarono infondati i timori che le classi dirigenti, avevano potuto concepire circa l’attaggiamento della classe operaia in caso di conflitto. Nei grandi imperi autoritari, il prestigio dei sovrani, l’influenza del clero ortodosso fra gli Slavi e di quello cattolico in Austria-Ungheria, il lealismo quasi universale, ottennero l’adesione quasi generale delle masse popolari. L’abilità con la quale, la guerra fu presentata in Russia, come una difesa dello slavismo, in Germania, come una lotta contro il regime zarista, odiato da liberali e da socialisti, fece sì che nessuna opposizione si manifestasse né in Russia né in Germania, dove il Reichstag votò all’unanimità i provvedimenti richiesti dal governo. Quanto ai francesi, consci di essere vittime, di un’aggressione ingiustificata, essi furono unanimi nel difendere, insieme col loro paese, la giustizia e il diritto calpestati. In Inghilterra, pochi deputati laburisti e pochi liberali pacifisti, tentarono di opporsi alla dichiarazione di guerra, ma la violazione della neutralità belga fu decisiva per l’adesione dell’opinione pubblica. La mobilitazione e la concentrazione delle truppe si compiono in mezzo all’entusiasmo, l’unità interna di ciascuna nazione sembra così solida che molti provvedimenti previsti prima della guerra, per neutralizzare gli elementi rivoluzionari non vengono adottati: sembra che i popoli seguano adeguatamente i loro governi. Comunque, le cose cambieranno rapidamente. Il fatto è che, per la prima volta, i contadini soldati, strappati alle professioni e alle famiglie, parteciparono realmente alla guerra, a una guerra particolarmente sanguinosa, lunga e amara, nella quale sono coinvolte tutte le classi della società– non più soltanto le classi inferiori, e tutti sono sottoposti a prove tali che nessuno avrebbe mai immaginato. Il fatto è che la guerra investe anche i non combattenti, non soltanto per l’ansia per la sorte di quelli che sono al fronte, ma anche con le difficoltà nella vita materiale, con le privazioni che impone a tutti. Ma gli uomini avevano dovuto sopportare prove così dure come quelle imposte ai combattenti di questa guerra, xoprattutto dopo la stabilizzazione dei fronti. Rimasti in prima linea durante l’inverno 1914-15, dentro trincee più o meno profonde, esposti senza riparo, non soltanto ai bombardamenti e agli assalti improvvisi, ma al freddo e alla pioggia, mal nutriti, spesso divorati dai pidocchi, privati del sonno per le esigenze della guardia, i soldati vivono nell’acqua affondando nel fango fino alle ginocchia: certi uomini, rientravano come fagotti di fango. Solo a poco a poco la situazione migliora, si apprestano dei ricoveri, una rete di comunicazione pwrmette alle cucine da campo di fornire, nei limiti del possibile alimenti caldi; turni frequenti consentono al soldato, sfinito da parecchi giorni passati in prima linea, la possibilità di ritirarsi su posizioni arretrate, e eni villaggi di retrovia, dove potrà riposarsi. Nei settori del fuoco, il combattente è sottoposto a una tensione nervosa continua: i viveri non arrivano; i bombardamenti martellano le vie di comunicazione; le trincee i ricoveri. Gli obici di grosso calibro scavano enormi buche e riducono il terreno a un campo di crateri che la pioggia trasforma in pantani. A verdun per la prima volta è usato il sistema di martellamento intensivo e distruttore, che in pochi giorni logora intere divisioni, toglie alle migliori truppe ogni capacità offensiva e stritola le riserve umane. Continua 17/06/2026 Perciò bisogna effettuare turni frequenti che rinnovano senza posa truppe fresche e che sono costosissimi, perché anche le retrovie sono bombardate intensamente. La morte incombe ad ogni istante, anche nei settori più calmi dei quali il “comunicato”non fa menzione. Alla fine del 1915 l’esercizio britannico, ha perduto un terzo dei suoi effettivi 273000 uomini, e 12000 ufficiali; alla stessa data l’esercito francese, con 593000 uomini caduti, dei quali 16000 ufficiali; l’esercito tedesco conta 628000 caduti dei quali 20000 ufficiali. Poi nel 1916 vennero le grandi offensive che costarono a Verdum, 336000 uomini all’esercito tedesco e 362000 alla francia; sulle somme, 420000 inglesi e 202000 francesi. Complessivamente sul fronte occidentale, più di 2 milioni di combattenti furono messi fuori combattimento in questo solo anno. Anche la campagna dei Dardanelli costò cara: agli inglesi 215000 uomini e aifrancesi 27000 (sui 79000 che vi erano stati mandati). In Russia , le perdite in caduti, dispersi, feriti sarebbero state di 3.800000 uomini durante i primi due anni di guerra; in seguito, l’esercito russo avrebbeperduto ogni semestre circa un milione di caduti e di feriti, oltre 500.000 prigionieri. Le sofferenze, il pericolo, hanno trasformato il combattente, che in breve tempo è diventato molto diverso da quello che era nel 1914: pur continuando a dispiegare con coraggio sovrumano, ha perduto ogni illusione; le sue simpatie non vanno al di là del quadro dei suoi compagni d’armi e degli ufficiali subalterniinsieme con i quali affronta il pericolo: soltanto quelli che restano notte e giorno con lui, sono ai suoi occhi dei veri combattenti. Il suo entusiasmo iniziale ha lasciato il posto a una rassegnazione amara, risultato delle delusioni provate, delle avversioni che gli ispirano le leggende diffuse dalla stampa e da coloro che, non conoscendo la guerra…, vogliono continuarla a sue spese e con metodi condannati dalla stanchezza e talvolta del sentimento dell’inutilità di tanti sacrifici e tante sofferenze. La popolazione civile a sua volta vive in condizioni difficili, esposta ai bombardamenti aerei ed alle conseguenze dirette o indirette della guerra sottomarina e del blocco. La scarsezza di manodopera ha provocato il ricorso agli operai stranieri e anche alla mano d’opera femminile; le donne torniscono gli obici nelle officine, e nelle campagne lavorano la terra insieme con i vecchi. I salari sono stati aumentati inegualmente secondo le industrie; in Inghiterra, e in francia, i sindacati collaborano con il governo, ma i prezzi salgono e il potere d’acquisto diminuisce. I governi devono imboccare la strada del razionament o. L’insufficienza dei grassi e l’uso di alimenti poco nutrienti, la mancanzadi sapone e di antisettici favoriscono le epidemie, e così, di fronte a una diminuzione del 40% della natalità, la mortalità della popolazione civile, cresce del 14% nel 1916, del 37%, nel 1918. Nella primavera del 1917 scoppiano scioperi in Germania, negli stabilimenti di munizioni di Berlino, a dipsia, poi a Dusseldorf, e in Francia, a Perigi, e a Saint- Etienne, nonostante che la legge proibisca sciopero e eerrata. In Inghilterra, gli shop stewards, delegati operai di fabbrica prendono posizione contro le Trade-Unions, sospette di collusione col governo per aver rinunciato al diritto di sciopero e accettato la sospensione delle norme sindacali di collocamento, e scatenano nelle miniere e nei cantieri navali numerosi scioperi che impegnano 800.000 operai. In Italia, importanti moti popolari scoppiano in agosto e in settembr, nelle provincie di Torino, Genova e Alessandria. Nel gennaio 1918 altri moti a Berlino (250.000scioperanti). A Brema, ad Amburgo, a Essen sono repressi duramente, ma il disagio rimane: si è fatta la prova generale della rivoluzione. Nelle file degli eserciti, la stanchezza generale, il nutrimento insufficiente, la rarità delle licenze, la mediocrità di certi capi, la propaganda pacifista, l’esempio dell’affratellamento tra soldati tedeschi e russi e, in Italia, l’influenza dell’enciclica di Benedetto XV sull’inutile strage, provocano numerosi ammutinamenti. Il fallimento dell’offensiva Nivelle del 16 aprile, provoca una tale delusione e tanto rancore fra e truppe francesi che vi hanno preso parte, che nella regione di Sissons si assiste a rifiuti collettivi di ritornare in prima linea e ad atti di indisciplina che si prolungano per parecchie settimane. Ammutinamento a numerose diserzioni si verificano anche nell’esercito italiano. Rifiuti di obbedienza si hanno in agostoanche nella flotta tedesca d’alto mare, e un battaglione di fanteria di marina si rifiuta di marciare contro i ribelli; il comando tenta invano di frenare la propaganda pacifista trasferendo le reclute in zona d’operazioni e censurando la corrispondenza da e per il fronte. Il maggior mnumero di disertori si conta nell’esercito Austro- minato dalla lotta delle nazionalità, dalla propaganda alleata, e da quella dei prigionieri rimpatriati dalla Russia, nonché dalla denutrizione: 300.000 disertori all’interno, nel 1018, danno origine alla formazione di vere bande, soprannominate”le riserve verdi”. che vivono di brigantaggio. In concomitanza con i movimenti operai, scoppiano amutinamnti nelle caserme, fra gli equipaggi, fra le truppe combattenti, che talvolta battono in ritirata, aprendo larghe brecce nel fronte. Quanto all’esercito tedesco, il solo segno visibile di indebolimento è l’aumento del numero di prigionieri (350.000 da luglio a novembre); ma nella marina serpeggia la ribellione, che ha raggiunto anchhe le flottiglie dei sommergibili. Si verificano atti di sabotaggio; un gruppo di marinai tenta di impadronirsi di una torpediniera per fuggire in Norvegia. Altri rifiutano di imbarcarsi, infine il 28 ottobre i marinai di Kiel alzano la bandiera rossa, e il tre novembre si unisce a loro il resto della flotta: Lubecca, Amburgo, Cuxhaven, Brema cadono nelle mani dei marinai e degli operai. Il 7 novembre Kurt Eisner proclama la repubblica di Baviera, l’8 Colonia, Düsseldorf, Coblenza, Magonza sono in piena rivolta. La Germania crolla. Lo scoramento causato dal massacro, le sofferenze, il senso della vanità dei sacrifici e dell’ingiustizia della sorte hanno provocato questi movimenti di rivolta, che hanno determinato il crollo degli imperi militari, ma che scuotono anche i paesi liberali. Qui l’esaltazione della vittoria e le condizioni di vita meno gravi permettono alle classi dirigenti di sedare l’agitazione; altrove esse riusciranno con l’aiuto dei vincitori a ristabilire la loro autorità soltanto a prezzo di sanguinose lotte civili. Ma in Russia non ci riusciranno.
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