LETTERATURA ANTICAE MODERNA E STORIA TREDICI

23/09/2026

 

 

Oggi vi presento un poeta e drammaturgo norvrgese  dell’ottocento:  Henrik  Ibsen.  Lavorò in una farmacia e poi si trasferì nella capitale e studiò medicina,  dedicandosi anche con successo alla professione di scrittore giornalista,  Colto da preoccupazioni di carattere religioso ed esistenziale si chiuse in un cupo individualismo ed espresse nei suoi drammi migliori l’angoscia dell’uomo moderno alla ricerca dell’assoluto.

LA CRISI DI NORA romanzo

Nora,  moglie di Torvald Ermer,  integerrimo impiegato di banca,  per curare meglio il marito,  ha contratto un debito falsificando la firma del padre.  L’usuraio che le ha prestato il denaro,  ha scoperto l’imbroglio e ricatta il marito di Nora che reagisce violentemente contro di lei, ma accetta il ricatto preoccupato soprattutto del suo onore e del buon nome suo  e dei figli. In un drammatico confronto poi, passato il pericolo,  è disposto a perdonarla e dimenticare tutto,  come se niente fosse accaduto.  Ma Nora ha ormai scoperto che la società è falsa e conformista e si ribella.  Qui ho ripotato la parte conclusiva,  Ibsen  affronta,  denuncia i difetti della società borghese  di fine Ottocento:  falso moralismo,  conformismo,  schiavitù dell’uomo rispetto ai falsi valori,  crisi della famiglia.  Il personaggio emblematico di questa crisi è una donna: Nora.  Ella,  con il marito,  prende coscienza della corruzzione,  di cui è giunta la società,  dell’oppressione che questa esercita sull’individuo,  e si ribella.  Ai falsi valori di perbenismo e moralismo,  ella oppone l’esigenza di ribellarsi ai legami rigidi delle regole e di rinnovare la dignità individuale.  La crisi di Nora è infatti la crisi dell’uomo moderno schiacciato dalla società,  ma anche la crisi-nella-crisi della donna che si sottrae al ruolo “bambola e rivendica quello di essere umano.  Ancora oggi siamo propensi a criticare una donna che abbandona i figli,  e tuttavia questo affascinante personaggio del teatro contemporaneo  afferma una verità che non dovremo mai dimenticare:  prima ancora di essere madre,  la donna deve essere creatura umana,  altrimenti,  che educazione potrà impartire ai propri figli,  che guida potrà mai essere per loro? Nora compie il grande sacrificio di abbandonarli per ritrovare innanzitutto se stessa,  per scoprire chi è e che cosa vuole;  in definitiva si allontana per imparare a camminare da sola,  nella speranza che anche i suoi figli imparino a farlo durante l’assenza della madre,  la quale,  come aveva fatto con lei suo padre,  li aveva sempre trattati come bambolotti.