LETTERATURA ANTICA E MODERNA SETTE E STORIA

21/05/2026

 

TERRA  ANDALUSA

 

La cortesia e l’ospitalità  messe insieme costituiscono la più bella accoglienza che si possa trovare in terra straniera. In altri paesi d’Europa ho trovato grazia e cortesia,  ma a Siviglia,  il desiderio di far piacere agli altri.  Al giorno d’oggi questo si è trasformato in piacere di ferire. Tempo fa eravamo  Linda,  il dott. Robert,  Piter ed io. Lì,  cercavamo di orizzontarci in un quartiere eccentrico,  quando vedemmo venirci incontro un popolano;  mi trovavo davanti a loro circa 4 metri:  io lo fermai per chiedergli el camino mas corto para ir a la Iglesia de San Lorente.  Mi domandò:  quiere usted de ver “El Cristo del granPoder?  E subito dopo:  Est estranjero  usted? La via è troppo complicata;  venite con me: vi accompagno.  E tornò indietro. Credette di capire che fossimo francesi, e crebbe il suo desiderio di renderci servizio;  e poiché aveva dei parenti a Bordeaux,  si offrì anche di parlare francese.  Ma il francese lo parlava in modo che poi non capivamo una sola parola,  forse era dialetto;  Piter lo pregò di parlare in spagnolo che Piter gli avrebbe risposto correttamente. Diciamo pure che lo spagnolo è molto simile all’italiano.  C’è anche da dire che questa gente parlava con le mani,  con i segni e con gli occhi;  perciò la nostra conversazione ispano,  francese e italiano non ebbe intoppi.  In dieci minuti  la nostra guida ci narrò la sua storia e quella di Natalia,  sua moglie,  che poco lontano da dove arrivava,  avevano un negozio di libri,  francobolli e tabacchi,  ma durante il percorso incontrammo uno dei figli,  e così  disse al padre:  Papà,  la mamma ti sta cercando perché ha bisogno che tu porti la fattura dal padrone.  Lui rispose:  Scusami con la mamma e dille che ho incontrato questa famiglia francese,  e l’accompagno a S. Lorente,  che da sola,  tu mi capisci,  non è facile che ci possa arrivare.  Poi incontrarono anche la nipote Anandes:  aveva una lunga treccia,  era molto bassa e sottile, e credeva di non riuscire a salutarci nella nostra lingua,  ci salutò con le mani alte e disse: “Vaya con Dios!” Andando con Dio di strada in strada,  il buon Armandos  parlava di quel ricco “Cristo del gran poder” che avremmo veduto nella gran luce delle cento candele accese,  dentro la capilla,  vestito di velluto,  con una cintola fulgente di diamanti e rubini.  E si rammaricava che non fossimo capitati a Sevilla nella settimana Santa,  per la processione del venerdì,  quando il concorso di tanti cristiani del mondo che per la festa della Vergine non si troverebbe un posto in nessun albergo e in nessuna casa ospitale tanto la città era piena, nemmeno se si pagasse non in denaro ma in rubuni o diamanti. Così vi avrei ospitato a casa mia.  Noi lo ringraziammo infinitamente e lui ci disse che non si sarebbe mai dimenticato né di noi e nemmeno di quella giornata.

Spiegazione di alcuni vocaboli:  L’Andalusia è la valle del Guadalquivir,  nella Spagna meridionale.

Siviglia,  è una delle città più importanti della Spagna,  bagnata dal Guadalquivir.

San Lorente,  La strada più breve per andare alla chiesa di San Lorenzo.

El Cristo del gran Poder: statua che viene portata in processione la notte tra il giovedì e il venerdì Santo.

Capilla:  Cappella;  Virgen:  la Vergine.

26/05/2026

I PROBLEMI DEL DOPOGUERRA

IN ITALIA

 

Il primo problema del dopoguerra fu quello relativo agli accordi di pace,  e in particolare,  come si è detto in altri articoli inerenti a questo argomento. La questione di Fiume e della Dalmazia.  Il patto di Londra prevedeva l’assegnazioneall’Italia del Trentino,  dell’Alto Adige,  dell’Istria,  della città di Triestee una parte della Dalmazia esclusa la città di Fiume.,  che sarebbe toccata alla Croazia.  A guerra finita,  la popolaziome di Fiume,  votò la sua annessione all’Italia,  mentre la Dalmazia entrava a far parte naturalmente del nuovo regno di Jugoslavia.  Al tavolo della pace,  i rappresentanti Vittorio Emanuele Orlando,  presidente del Consiglio dei Ministri, e Giorgio Sidney Sonnino,  ministro degli Esteri,  reclamaronol’annessione di  Fiume,  secondo il principio di autodecisione,  e l’annessione della Dalmazia per gli accordi di Londra.  Il presidente Americano Wilson, non vincolato dal patto di Londra,  non riconobbe la validità della doppia e contrastante pretesa dei delegati italiani,  che mostravano di non comprendere le conseguenze politiche della caduta dell’Impero Asburgico,  e in particolare le esigenze relative alla formazione dello Stato jugoslavo.  L’abbandono del tavolo della pace dei delegati italiani,  gesto con cui essi esprimevano il risentimento e l’offesa del governo italiano,  verso i trattati che ritenevano iniqui per il nostro Paese,  generò nell’opinione pubblica italiana il mito della vittoria mutilata che fu estremamente pericoloso perché fornì una motivazione nazionalistica,  patriottica aggressiva ai disagi reali di moltissimi reduci,  ex ufficiali e piccoli borghesi insoddisfatti. L’occupazione di Fiume da parte di un gruppo di volontari, capeggiati da Gabriele D’Annunzio,  al di là della retorica nazionalista e patriottica fu in realtà il primo segnale che qualcosa non funzionava nello Stato italiano;  si trattava infatti di una sedizione militare,  ed era la prima volta che ciò avveniva. La questione adriatica fu risolta attraverso accordi separati tra il governo italiano e quello jugoslavo intavolati durante il ritorno di Giolitti al governo.  Secondo il trattato di Rapallo,  Fiume era dichiarata città libera e Zara passava all’Italia. Per allontanare D’Annunzio e i legionari fu necessaria un’azione di forza.  Ma esisteva nel paese un risentimento contro la guerra e chi l’aveva voluta,  ben più profondo e vasto. La fine della guerra era stata attesa come il momento che avrebbe riportato la tranquillità e l’ordine economico.  La pace accrebbe i disagi della piccola borghesia,  su cui pesava un carico fiscale crescente,  e delle masse popolari esposte ad un’inflazione incalzante che ridusse all’osso il potere d’acquisto.  Disordini e assalti in massa ai magazzini furono le conseguenze del carovita post-bellico.

03/06/2026

L’AMERICA  LATINA

In America Latina nel periodo intercorso tra le due guerre mondiali,  andò sempre crescendo la penetrazione del capitalismo statunitense ai danni di quello inglese,  dominante nel periodo precedente.  Questo massiccio intervento economico provocò uno sviluppo anomalo nei Paesi sud-americani,  e più precisamente una tipica forma di sottosviluppo.  Infatti gli investimenti del capitale straniero consolidarono all’interno dei singoli Stati il potere delle classi privilegiate locali.  Beneficiarono di questa situazione soprattutto i latifondisti che erano i fornitori dei prodotti alimentari per le industrie straniere. e un esiguo gruppo di finanzieri e speculatori che trassero grandi guadagni dai traffici con i Paesi colonizzatori.  D’altra parte la massa della popolazione restò poverissima,  priva di adeguate strutture sociali,  doppiamente sfruttata dagli agrari locali e dai capitalisti stranieri.  Nella maggioranza dei casi, i regimi politici di questi Pesi furono,  autoritari e militari,  con il pieno appoggio degli Stati Uniti.  Difficilissima è stata dunque ed è ancora l’America Latina la via del prograsso democratico attraverso una politica parlamentare. La situazione politica sudamericana ha continuamente oscillato,  per tutto il nostro secolo,  tra le sommosse rivoluzionarie delle masse diseredate e di colpi di stato militiari:  spietatamente repressivi e appoggiati dai gruppi privilegiati. La mancanza di un  consistente stato medio,  che del resto non poteva formarsi nelle condizioni di sottosviluppo economico,  ha così determinato in America Latina una contrapposizione fortissima tra classi dirigenti,  proprietari terrieri e finanzieri da un lato,  e popoazione a prevalenza contadina dall’altro.  In linea di massima questa situazione è comune a tutti i Paesi sudamericani.  Il dominio incontrastato dagli Stati Uniti sull’economia del subcontinente,  ha però determinato,  dagli anni cinquanta in poi,  una situazione endemica.  Molti Paesi faticosamente hanno tentato di imboccare la strada dello sviluppo autonomo e democratico e sonoandati soggetti a feroci repressioni e a dittature militari.  Un altro esempio il caso della Bolivia,  che nel luglio del 1980,  con un sanguinoso colpo di stato,  un gruppo di militari,  nelle cui mani si concentravano enormi poteri economici (Anche illeciti come il traffico di cocaina) ha posto fine ad un processo di sviluppo democratico avviato dalle forze politiche progressiste. Prendiamo anche l’esempio di Cuba oggi che come ho già scritto in un altro articolo Cuba è sotto il dominio dittatoriale dell’esercito;  il popolo vive a stenti e l’esercito si arricchisce e vive nel lusso.

09/06/2026

LA RUSSIA E I PRIMI ANNI DEL REGIME SOVIETICO

Nel 1919 il partito bolscevico prese il nome di Partito Comunista e promosse la costituzione della Terza  I nternazionale (komintern),  momento organizzativo dei vari partiti comunisti europei di nuova formazione che avrebbe dovuto coordinare la rivoluzione socialista che i comunisti russi ritenevano imminente in tutto l’occidente capitalistico.  Era infatti su questa ipotesi internazionalistica che Lennin e Trotzkij avevano agito in Russia non prevedendo la possibilità di una costruzione del socialismo in un solo Paese.  Sconfitta l’ipotesi della rivoluzione mondiale,  il governo del nuovo stato, che d’ora in poi si chiamerà Unione Sovietica,  so trovò davanti a pesantissimi problemi economici.  La Russia accerchata e minacciata dai Paesi capitalistici,  dovevaq mettersi all’altezza del livello produttivo,  di questi ultimi,  per la subordinazione dell’economia straniera.  Continua…

10/06/2026

Si rese necessario,  allora instaurare temporaneamente il controllo dello Stato su ogni attività produttiva,  facendo passare in second’ordine la spinta dell’autogestione che la rivoluzione aveva messo in moto tra le masse. Esigenze di sopravvivenza fecero sì che si rinunciasse ad un programma di passaggio rapido al socialismo.  Questa situazione durò fino al 1921 quando venne inaugurata la “NEP” (nuova politica economica),  un piano di programmazione economica riguardante soprattutto l’agricoltura.  I contadini potevano vendere sul mercato i prodotti eccedenti del loro lavoro,  mentre lo Stato manteneva la direzione e il controllo dello sviluppo economico.  La NEP inaugurava un’economia mista,  in cui al controllo statale e alla nazionalizzazione delle industrie si affiancava un ritorno all’accumulazione privata nelle campagne in cui riemergeva la figura dei Kulaki (piccoli capitalisti rurali)  .  La produzione agricola così incentivata,  compì enormi progressi,  anche se, in contraddizione con i principi socialisti,  ricomparve una notevole differenziazione sociale tra conyadini Kulaki contadini medi e contadini poveri.  La NEP era considerata però da Lennin un periodo transitorio dettato da necessità contingenti.  Si intendeva con essa di rinviare di qulche anno,  su una base di una più solida struttura economica,  il problema della collettivizzazione nelle campagne.  Accanto al problema economico la Russia sovietica aveva affrontato problemi sociali e politici.  Si era affermata una nuova democrazia sociale,  si era ristrutturata l’assistenza sanitaria e rinnovata l’organizzazio e scolastica.  In questi campi la Russia superò in breve tempo,  per l’efficienza e funzionalità,  i Paesi occidentali;  alcuni di questi,  nel primo dopoguerra,  si trovarono in una sitazione di profonda crisi tale da spingere le masse popolari a rivendicare una democratizzazione della vita sociale.