DIALOGANDO CON VOI

29/03/2023

Marco di Patty   Riprenderemo le poesie domani,  oggi sono curioso di sapere chi era Gramsci,  come morì,  ecc.  grazie!

Antonio Gramsci nacque in Sardegna,  ad Ales Cagliari,  era di famiglia modesta,  a Cagliari frequentò gli studi liceali e a 17 anni si recò a Torino e frequentò l’università.  Si interessò subito delle condizioni della classe operaia, e dell’organizzazione del lavoro in Italia.  Poi si iscrisse nel partito socialista, e insieme a Togliatti P.  e a Terracini U.  fondòla rivista “Ordine nuovo”.  Poi si distaccò   dal partito socialista e con altri suoi compagni fondò il partito comunista italiano,  nel famoso Congresso di Livorno.  Quando il fascismo s’impadronì definitivamente del governo,  Gramsi continuò la sua opera di resistenza alla dittatura.  Fu eletto deputato,  e godendo dell’immunità parlamentare,  fu arrestato e confinato nell’isola di Ustica.  Processato da un tribunale creato dal fascismo venne condannato a venti anni di reclusione da scontare nella casa penale di Turi in provincia di Bari.  In carcere si ammalò di una grave malattia e lo condusse alla morte nel 1937.  I suoi scritti sono oggi raccolti nelle lettere dal carcere e nei quaderni del carcere.  Prima di ammalarsi Gramsci vinse l’isolamento avvilente con miracolosa energia intellettuale e morale;  un uomo politico e di cultura,  fu naturalmente maestro, chiedendo alle lettere e alle note la parola che gli si toglieva imprigionandolo. Il resoconto minuzioso non è passatempo ma dono di vita,  testimonianza di un sentire che chiede di vivere con gli altri,  di dialogare.  Al figlio nato dopo il suo arresto,  si rivolge con serietà,  senza alcuna pretesa di imporgli le proprie idee.  Egli stimola il giovane a sviluppare le sue capacità,  quelle molte forze latenti presenti in lui,  confermando con forza e serenità la vocazione del ragazzo ad una vita libera e dignitosa!  Elena  L.

Elena  Dimmi se ti basta,  o vuoi tutta la pappardella della sua vita i passaggi ,  tutte  le date ecc.

Marco di Patty   Sì,  mi piace e secondo me è fatto molto bene.   Cambiando argomento, mia madre è ancora giovane, sono molti anni che è sola,  ha solo me,  a volte guarda “Uomini E donne” ,  io le ho detto che se volesse partecipare alla trasmissione per trovare un compagno,  potrebbe andarci che io acconsentirei,  si merita un po’ di felicità.  Però  questa settimana mi ha detto che stanno facendo una specie di bullismo a una signora che si chiama Gemma,  la fanno piangere,  e pensare che è una signora intelligente,  elegante e colta,  la mamma si è raffreddata,  e mi ha detto che se facessero così con lei li denuncerebbe,  per questo dice che sarà l’ultima settimana che guarda questa trasmissione,  sta dalla parte della signora Gemma.

30/03/2023

Marco  di Patty   Ho scelto o meglio dire abbiamo scelto G.Leopardi,  ma non le solite poesie famose,  ma una meno conosciuta  che si intitola ” Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”;  è una poesia molto lunga,  ti lascio il tempo per prepararla.  Grazie!

Elena  Questa poesia è lunga sì,  ma tutto sommato riaffiora sempre l’animo triste del poeta,  quella malinconia  data dall’amarezza che si porta dietro in molte delle sue poesie a causa anche delle confittualità con il padre e per la vita che lui non può cambiare.  Infatti in questo canto esprime i temi più autentici della sua meditazione sulla vita:  della sua riflessione più pacata sulla vita e sulla morte con disincantata filosofia. Una riflessione dolorosa sul male di vivere sulla noia e sulla malvagità   della natura.  L’unica certezza che il poeta,  per quello che dice l’umile pastore,  di avere,  è che quello che prova in questa esistenza e cioè il “male di vivere”,  ritiene che sia peggiore del male della noia.  La vita è descritta come un affannarsi verso il precipizio,  una fuga faticosa verso la morte e dice anche che la vita non ha senso;  niente per lui nell’universo ha un senso perché sostiene che tutto sia dominato da leggi che riducono i fenomeni del mondo fisico al movimento spaziale dei corpi.  Qui la sua forza di polemica dolorosa trova sollievo in un canto,  allo stesso tempo dolente e pacato,  e nonostante la freddezza  con cui il poeta esprime il suo pensiero,  l’aver trasferito ad un pastore i suoi profondi interrogativi sul dolore e sul significato dell’esistenza,  genera un’atmosfera in cui la riflessione diventa più serena per l’ingenuità e la semplicità con cui il pastore interroga la giovinetta immortale.  Le dolorose certezze del poeta  sfociano come dolenti interrogativi negli stupori di un’anima pura,  nell’illusione che questa possa conoscere il significato misterioso della vita.  Questa lucida consapevolezza dell’impossibilità di essere felici dà a questo canto un tono più sereno e per questo anche se sa cosa significa per lui la vita nasconde il suo grande dolore   e  si trattiene dalle imprecazioni e dalla polemica aspra.  Elena  L.

31/03/2023

Marco   Ho preparato una poesia di U.  Foscolo,  “La morte del fratello Giovanni”.

Elena  Questo sonetto il Foscolo lo scrisse per la morte del fratello suicidato;  era in esilio e si rivolse al fratello come se fosse ancora vivo.  Solo la madre si reca sulla sua tomba,  il poeta conosce bene il dolore della madre,  vorrebbe accorrere presso di lei,  ma lui non può fare altro che tendere sconsolatamente le braccia verso di loro;  sente l’avversità del destino e gli intimi affanni del fratello che gli resero insopportabile la vita,  e anche lui aspira alla quiete che ha trovato il fratello nella morte.

Il fratello Giovanni era un militare con il grado di primo tenente,  si uccise con il pugnale per sottrarsi al disonore di un processo per furto.  Fu denunciato da un sottoispettore che gli diede in prestito la somma prelevata dalla cassa della guerra,  per far fronte a un debito di gioco,  somma che il fratello Giovanni non riuscì mai a restituire.  Nel Sonetto non si parla di questa cosa,  ma si nota moltissimo la sua espressione mesta,  dolente che non sa giudicare il gesto del fratello,  ma contempla attraverso la propria esperienza i secreti affanni che travagliano la vita.  Elena  L.

Marco  Quanti sentimenti racchiude una poesia:   espressioni di gioia,  di dolore di tutta la vita presente,  passata e futura.  Grazie!  A domani.

02/04/2023

Marco di Patty   Indovina che poesia ho preparato per la prosa?  “La cavalla storna” di G.  Pascoli,  l’ho letta,  è molto bella.  E tu l’hai studiata tempo fa?

Elena  Sì,  certo,  è una delle prime prose che feci tempo fa.

La poesia parla della vita del poeta dopo la tragedia del padre,   si ripercosse indebitamente nella sua vita che ne risentì così tanto da cambiare il suo carattere e la sua esistenza. La cattiveria degli assassini del padre lo portò alla conclusione che gli uomini della terra non sono altro che atomi del male e che per avidità sono disposti a tutto perfino ad uccidere un uomo a bruciapelo così buono e giusto.  Lui non riuscì più ad essere quel ragazzo felice come quando vivevano tutti  insieme nella sua famiglia;  ora tutto il mondo gli sembra ostile da quella sera che suo padre fu ucciso.  La famiglia Pascoli viveva nella tenuta dei Torlonia in Romagna di cui il padre Ruggero ne era amministratore.  Una sera mentre tornava dal mercato di Cesena col calesse tirato dalla sua amata cavalla  qualcuno gli sparò con un fucile,  la cavalla che aveva per il suo padrone grande amore,  si liberò dalle briglie vincendo il suo istinto alla corsa,  e lo condusse a casa lentamente come se avesse capito che il suo padrone era agonizzante.  Il Pascoli parla della madre che rassegnata all’omertà  o alla vigliaccheria della gente,  cerca di parlare con la cavalla,  implorandola di confermare i suoi sospetti,  quando pronunciò un nome la cavalla rispose con un nitrito si contrappose alla malvagità degli uomini;  lei un animale così fedele mentre gli uomini malvagi uccidono per niente.  Non si seppe mai pubblicamente chi fu l’assassino di quella sera che tolse alla sua famiglia un vero uomo d’onore,  ma i loro sospetti furono confermati dalla cavalla anche più di una volta.  Elena  L.

04/04/2023

Marco di Patty   Il professore ci ha scelto una poesia di Cesare Pavese ” Semplicità”;  vorrei tanto che me la spiegassi ancora in prosa.  E la sua biografia la conosci?  Ti ringrazio.

Elena   Sì,  conosco perfettamente anche le poesie di Cesare Pavese,  le ho sempre imparate tutte.

C. Pavese  nacque nel 1908 a S. Stefano Belbo,  un piccolo paese delle Langhe.   Studiò a Torino dove si laureò in lettere.  Insegnò alle scuole serali come supplente,  ma non potè essere mai di ruolo perché non era iscritto al partito fascista.  Nel 1930 cominciò a collaborare con saggi sulla letteratura americana alla rivista “La Cultura” di cui nel 1934 ne assunse la direzione;  in quella stessa epoca cominciò la sua opera di traduttore  di autori inglesi e americani.  Nel 1935 fu arrestato per antifascismo e confinato a Brancaleone Calabro da cui tornò nel 1936.    Fu uno dei principali animatori e dirigenti della casa editrice Einaudi,  sorta in quegli anni.  La sua vita la passò ininterrottamente quasi tutta a Torino,  dove morì suicida nel 1950.  Delle sue opere ricordiamo:  I volumi di prosa “Paesi tuoi,  Feria d’agosto,  Il compagno,  Dialoghi con Leucò,   Prima che il gallo canti,  La bella estate,  La luna e i falò,  le raccolte di poesie Lavorare stanca,  e Postuma.  Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,  il mestiere di vivere,  Diario,  Notte di festa,  La letteratura americana e altri saggi raccolta quasi integrale degli articoli e dei saggi,  e i due volumi delle lettere.

La poesia “Semplicità la scrisse durante il suo esilio a Brancaleone Calabro. L’idea di libertà per il carcerato si identifica,  con la libera e velocissima corsa delle lepri.  Una volta libero però l’uomo si ritrova oppresso dalla nebia d’inverno,  dai muri di strade,  dall’acqua fredda e la prigione rivive ogni volta che morde in un pezzo di pane… Il ricordo della prigione non abbandona mai l’uomo che vi è stato.  La libertà sognata fra le mura di un carcere non si riacquista uscendone,  perché l’isolamento materiale si trasforma in solitudine esistenziale per l’uomo;  è questo il concetto essenziale della poesia.  I campi arati i ciuffi di rovo spogliati lungo l’argine ancora verde in agosto,  e prima,  i riferimenti della città,  all’osteria,  alla stalla,  richiamano il giudizio espresso dallo stesso poeta e scrittore su “Lavorare stanca” ,  la sua prima raccolta poetica,  definita “l’avventura dell’adolescente” che orgoglioso della sua campagna, immagina con simile la città,  ma vi trova la solitudine e vi rimedia col sesso e la passione che serviranno soltanto a sradicarlo e gettarlo lontano da campagna e città,  in una più tragica solitudine che sarà la fine dell’adolescenza.   E con questa prosa chiudiamo anche questo articolo.   Aspetto altre poesie. Ciao!

DIALOGANDO CON VOI

22/03/2023

Marco di Patty  Indovina che poesia sto imparando?  “Elogio dell’imparare”  di B.  Precht.  Non è difficile ma siccome ha dei versi un poco strani,  nel fare la prosa non vorrei cadere in cacofonia;  ma se mi dai la tua spiegazione ci riuscirò bene come sempre.

Elena  Ok.  L’ispirazione per questa poesia fu suggerita al poeta dall’episodio reale che è la vita.  Egli invita tutti ad imparare,  per riuscire a svolgere questo compito difficile.  Si rivolge all’analfabeta,  invitandolo ad incominciare dalle cose più semplici;  per riuscire a comprendere tutto quello che gli potrà offrire il mondo della cultura.  All’uomo  sfortunato anche se emarginato dalla società può trovare conforto nell’acquisire sapienza.  All’uomo in prigione perché anche se è dietro le sbarre il mondo continua e acquisti il sapere;  perché l’aiuti a non commettere lo stesso errore.  Si rivolge alla donna in cucina,  anche se costretta a restare  ogni giorno isolata dal mondo,  impari,  un giorno le servirà.  Anche per il sessantenne non è mai troppo tardi per imparare e sapere.  Ai senzatetto e gli affamati li aiuterà a costruire quello che a loro manca per arrivare ad occupare un posto nella società.

Non si deve aver paura di chiedere e stancarsi di imparare,  perché solo con la cultura si è in grado di verificare se stessi per non lasciarsi influenzare. Quello che non si sa non ci verrà mai detto.  Sapere per controllare se quello che si fa ci verrà contraccambiato  per partecipare alla vita attiva di tutti.

Elena  Questa è la mia spiegazione,  so che non copierai ma come sempre in questa maniera saprai fare una prosa stupenda.

Elena  Questa poesia è stata scritta molto tempo fa,  quando c’era molto analfabetismo,  in molte categorie di persone,  se il professore l’ha riproposta oggi che siamo nel 2023 è perché in molte cose si sta ritornando indietro;  molti giovani sanno solo di computer e telefonia,  follower ecc. ma non conoscono la geografia,  la storia,  e tutte le altre materie importanti per avere una base su cui è doveroso appoggiarsi per se stessi e per gli altri.

Marco di Patty   Ho fatto la prosa,  l’ho consegnata e il professore mi ha elogiato molto;  però gli ho fatto vedere anche la tua spiegazione,  non mi piace mentire ad una persona come lui:  è sempre pronto ad ascoltarci.  Ci ha anticipato che la settimana prossima faremo  “La casa dei doganieri” di Eugenio Montale;  la sai?   Grazie!

Elena   Sì,  in passato me la chiese una ragazza,  la figlia di una signora che conobbi tempo fa.  Me la ricordo bene perché era un’altra poesia che mi piaceva e mi piace ancora.

Il poeta pensando al passato diventa triste perché sente la nostalgia di un amore perduto,  questa poesia è piena di sogni e di rimpianti.  Egli ricorda la vecchia casa dei doganieri dove un tempo fu il punto d’incontro con la donna amata.  Gli appare desolata da quella sera in cui si spezzò l’idillio e ne prova grande amarezza.  Poi pensa al vento che sferza da anni le vecchie mura della casa e il ricordo del riso dolce di lei risuona nel suo animo triste.  Il tempo  passa inesorabile e quella sorte che lui sogna non si avvera;  lei non c’è più e non vuole ricordare.  Ricorda ancora quando si incontravano,  un filo che non si ricongiunge a lei perché ormai è lontana da tutto questo:  forse si è già fatta un’altra vita,  non sente più il suo respiro come prima come quella sera.  Si allontana sempre di più il ricordo perché il tempo che passa gli toglie ogni speranza.  L’orizzonte va scomparendo come la rara luce della petroliera,  e il poeta immagina di uscire dal sogno ricollegandosi alla realtà.  Lascia la casa dove con tanto rimpianto una sera ha voluto ricordare;  e non sa se ci saranno altri  come lui e cioè lei a ricordare la casa dei doganieri.  Elena  L.

Elena  Anche questa poesia è stata scritta molto tempo fa,  quando si credeva di più nell’amore vero che dura in eterno,  adesso si conoscono e si sposano senza provare innamoramenti che diano un senso a quel legame che dovrebbe essere importante per costruire una vita insieme nel tempo;   se una persona si sposa senza essere innamorata quell’unione non può durare una vita.  L’amore vero non è solo sesso ma soprattutto non è ipocrisia.

24/03/2023

Marco di Patty   Mi piace molto la tua spiegazione della poesia, però vorrei capire meglio cosa significa :  la bussola va impazzita all’avventura e il calcolo dei dadi più non torna;  e poi la petroliera,  e l’ultimo verso “Ed io non so chi va e chi resta”.  Grazie!

Elena  Volentieri.   Le immagini simboliche della bussola impazzita,  che non indica cioè la direzione esatta,  e dei dadi vanamente gettati alla ricerca di una direzione favorevole,  stanno ad indicare lo smarrimento e il disordine interiore del poeta in preda all’angoscia che il ricordo della felicità per sempre perduta gli procura.  Nella donna il ricordo è stato frastornato,  cioè cancellato da altre vicende,  ed è come se dalle mani di lei sia caduto un capo del filo del ricordo,  sì che il filo s’addipana,  si avvolge su se stesso,  torna alla sua matassa.  Ma il capo del filo è tratenuto dal poeta.  Invano egli cerca di ricostruire quel momento di felicità nel suo ricordo seguendo quel filo:  vede sempre più lontane la casa dei doganieri e la banderuola piantata sul tetto,  annerita dagli anni,  che gira senza pietà.  La banderuola sta a significare lo scorrere inesorabile dal tempo.  Ancora l’immagine del filo del ricordo:  un capo è nelle mani del poeta,  ma l’altro è caduto da quelle della donna amata,  che ora è lontana e nell’oscurità il poeta non sente più il suo respiro.  L’orizzonte sembra perdersi in lontananza  per il balenare intermittente delle luci di una petroliera.

E adesso viene l’ultima parte:  Il poeta sente che occorre uscire da quel luogo e dal cerchio struggente dei ricordi.  Il varco è qui? Si chiede il poeta,  mentre la scogliera (il frangente) schiumeggia (ripullula) sulla balza scoscesa.  Ma ormai tutto è vano;  la donna probabilmente non ricorda più nulla di quella sera che ora appartiene solo al ricordo del poeta (questa mia sera),  il quale non sa più chi va e chi resta,  cioè chi sia rimasto vicino a lui e chi si sia allontanato per sempre.  La solitudine e lo smarrimento regnano ormai nel suo spirito.  Elena  L.

25/03/2023

Marco di Patty,  Ne ho scelte altre,  appena consegno questa al professore poi te le dirò;  ne cono sci molte di belle poesie?  Potresti anche consigliarmele tu,  per me va benissimo.

Elena  Meglio che le scelga tu,  oppure fattele consigliare dal tuo professore,  preferirei così,  a lunedì.

27/03/2023

Marco di Patty   Siamo certi che ne sai una più del diavolo,  perché non ci racconti tutto?   L’ho scelta la poesia,  è “Corrispondenze di Charles Baudelaire”.  Se la sai l’aspetto.  Grazie.

 Elena  Sì,  volentieri.  Anche perché come me per C. Baudelaire la natura è una foresta di simboli,  un tempio in cui l’uomo ha quasi l’impressione di annullarsi per penetrarne l’essenza.  In questa poesia le sensazioni si fondono:  sensazioni olfattive come il profumo,  sensazioni visive,  le grandi praterie,  quelle uditive,  gli oboi,  non sono più distinguibili in questo modo tutto particolare di penetrare il mistero della natura.  All’uomo non serve più il rigore logico,  non la conoscenza scientifica,  ma il lasciarsi andare a sensazioni allusive,  non dominate dalla percezione razionale.  In questo tempio che è la natura, l’uomo raggiunge un’estasi dei sensi e dell’anima mai provati prima,  un annullamento di sé e contemporaneamente scopre nuove possibilità,  nuovi mondi favolosi,  misteriosi che si aprono all’uomo che sa leggere la natura e cogliere in essa il senso del divino.

In quanto a quello che mi hai chiesto,  non posso parlare di cose che è vero riguardano tutti noi,  ma non voglio attirare l’attenzione di persone che non se lo meritano perché sono cattive ed hanno la coda di paglia.

28/03/2023

Marco di Patty   Ci sono cose gravi che ancora non sono state scoperte?

Elena  Certo,  purtroppo sì,  una di queste è ancora la pedofilia,  bambini  usati e abusati per denaro,  è sempre quello che fa commettere certe cose di cui un essere umano intelligente dovrebbe vergognarsi:  il denaro e il potere,  per queste due cose si fa di tutto:  si vendono le persone,  si ammazzano nell’anima le persone vere che sanno amare davvero!  Ci sono anche donne complici che pur di non lavorare colpiscono altre donne innocenti e stanno nel giro dei magnacci.  Anche se siamo in Italia quegli esseri si meriterebbero la sedia elettrica!  Più di così non posso dire!

DIALOGANDO CON VOI

13/03/2023

Marco e Patty    Ancora oggi l’ironia ci salva da pianti e dolori?

Elena  Diciamo pure che la persona ironica riesce a sopportare di più le botte morali, diciamo che l’ironia è un antidolorifico apparente.  Ma a volte certe persone vogliono farci credere di essere ironiche,   se non si è veri l’ironia funziona poco o niente.

Dott.  Robert  Che cos’è per te la furbizia?  E quando la furbizia sfocia nella disonestà?

Elena   Una persona furba coglie nella vita certe sfumature che magari qualcun altro può cogliere ma senza interesse,  mentre il furbo o la furba mettono in atto cose con abile diplomazia riuscendo a tenere o ad allontanare sprechi di vitalità e di concentrazione,  arrivando prima di altri ma senza danneggiare nessuno.  Mentre chi si dice furbo o furba accanendosi contro chi è migliore di loro, e ci vogliono far credere che la luna è un’altra cosa,  allora lì c’è qualcosa di allarmante,  se poi li metti alla prova tutto si raffredda e quell’acting out irrazionale viene limitato o addirittura azzerato.  Il mentire agli altri su se stessi è disonestà!

14/03/2023

Dott.  Robert   Cosa pensi delle visioni Mariane di Trevignano Romano?  La signora che dice di avere le SS. Stigmate pensi che sia sincera?

Elena  Io sono credente,  e per me la signora dice la verità.  I sensitivi veri esistono.  Perché non la lasciano in pace?  Non fa del male a nessuno,  anzi,  fa solo del bene alla gente.   Avere le  SS. Stigmate credono che sia cosa da poco?

16/03/2023

Marco di Patty   Sto leggendo un libro  “Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi.  Mi piace,  ma vorrei che me ne parlassi.  Lo conosci?  Grazie.

Elena  Sì,  certo,  lo lessi tempo fa.  Più che altro è un diario che scrisse quando fu condannato al confino dal regime fascista,  rimase là in Lucania dal 1935 al ‘ 36 e scrisse questa opera forse la sua migliore parlando dell’esperienza di esiliato,  ma colse al volo di raccontare  la tragica realtà che le persone stavano vivendo nel Sud.  Isolato dalla realtà racconta di un mondo contadino chiuso lì,  nella propria arretratezza,  consapevole però di ciò che era e cioè un popolo senza via d’uscita  che viveva nella meschinità ma anche privo della volontà di emergere.  Osservando giorno dopo giorno questa popolazione,  vive la realtà della Lucania:  da un lato la sua preparazione culturale e intellettuale del Nord lo spinge a parlare di rivoluzione contadina,  dall’altro lato verso di loro ha una disposizione affettiva che lo induce a farne un mito di questa civiltà,  per quella verità e spontaneatezza  trovata in tutta quella gente che nonostante vivessero ai margini  della civiltà moderna ha mantenuto l’autenticità che si dovrebbe trovare in un essere umano sempre!  Quello di essere persone vere e compatte.  È da valutare ancora di più perché pur vivendo in una situazione disumana,  apparivano coscienti della propria situazione. Essi avevano la consapevolezza di non essere cristiani,  ma erano autentici e di buon cuore. Elena  L.

17/03/2023

Marco di Patty  Sai che il mio professore di italiano è molto contento per il fatto che mi applico anche fuori dal programma scolastico; io lo riconfermo,  anche se ho già deciso da tempo di fare il medico,  mi piace molto studiare italiano e storia.  Non si può dire così del prof. di matematica,  lui sostiene che non devo allontanarmi da quello che è il programma scolastico,  sembra sempre che abbia rabbia con qualcuno,  sì,  è sempre cupo e offensivo con i miei compagni:  dice che non si lavano,  non è vero secondo me,  ci deve essere qualcos’altro.  E poi come si fa a dire a dei ragazzi di 16 anni queste cose che sono solamente bugie;  sai cosa c’è?  Forse è la sua di puzza che esce dalle sue orecchie,  sembrano  due concimaie,  presto ci germoglierà il prato inglese o le margheritine.  E c’è anche  che  cerca sempre di indurre gli altri a fare ciò che dice lui,  non dico nelle ore di lezione,  ma vuole entrare nelle nostre vite e dirci un giorno chi dobbiamo votare,  si può?  Lui è fascista!

Elena   Se questo professore è arrabbiato con i tuoi compagni potrebbe anche avere ragione,  per altre cose magari,  ma non dire loro che si dovrebbero lavare;  se tu dici che non è vero,  io ci credo.  Forse sono poco attenti durante la lezione di matematica,  questa materia o piace o non piace,  non c’è una via di mezzo.  Le sue angoscianti preoccupazioni igieniche dovrebbero riguardare solo lui e non coinvolgere altre persone come i ragazzi.   Forse con lui si annoiano,  perché certe cose non le dovrebbe dire:  non fa di certo simpatia!  Comunque di qualsiasi partito lui sia resta sempre una persona maleducata!  Studiate bene storia e italiano,  la costituzione,  osservate come va il mondo e non siate mai delle pecore,  ma decidete con la vostra testa sempre!

18/03/2023

Linda  Sai?  Noi ti ammiriamo molto per come sei,  e per aver portato avanti fino ad oggi quello che stai facendo senza mai pretendere nulla in cambio!  Consapevole poi delle sensazioni interiori e di ciò che ti circonda.  Per noi sei unica!

Elena   Forse perché ho sempre tenuto in considerazione che là fuori ci sono nuove forme di vite umane che vale la pena  ascoltare,  altre invece meglio non stare a sentire perché sono più sospese tra la realtà e l’idiozia.  Io sono sognatrice ma molto realista,  e tutto questo si traduce in serenità accogliendo sempre con attenzione l’obbiettivo che mi sono prefissata.  Amo la trasparenza, l’immediatezza del sentire del capire arrivando il più delle volte a chiare conclusioni,  mi piace essere diretta è quello che mi suggerisce l’inconscio;  non ho bisogno di chiusure mentali e di prepotenze,  da quelle sono sempre fuggita nel senso che cerco di non dare peso a quelle persone,  preferisco starne alla larga,  ma se qualcuno mi offende gratuitamente allora come avete potuto vedere mi difendo sempre!

Marco di Patty  Sai che lì da te certe comari dicono che ci sono i fantasmi?  Non saranno quelle megere?  Io e mia madre quando siamo restati lì a dormire non abbiamo sentito e nemmeno visto niente!

Elena  Il mondo è fatto di persone intelligenti,  molto intelligenti e di stolti.  Non soffermarti mai ad ascoltare questi ultimi,  perché hanno l’odio dell’invidia e dell’ignoranza,  sarebbe solo una perdita di tempo!  Quando leggono qualcosa non capiscono niente!  Ecco perché credono di far fessi gli altri,  perché lo sono loro!

Dott.  Robert   Ha funzionato vero?  Ma si può essere così stupidi a cinquant’anni?  Come sono arrivati  lei la giuliva ha mostrato il telefonino con il tuo articolo.

Elena  Sapevo che oggi sarei stata oggetto di conversazione,  quindi  li ho lasciati divertire poi ho cambiato la data.  Alla mia età credevano davvero che non sapessi la data vera della festa del papà?  Sono quasi tutti cinquantenni,  ma non sono tanto sviluppati nel cervello.

Dott.  Robert   Anche lì,  c’è poco sale in testa!  Non sanno fare altro che criticare gli altri! E il sito è una truffa,  ma che cosa truffi tu che sai solo dare agli altri?  Che cosa avresti da truffare?  Se c’è qualcuno che truffa non sei certo tu!

Elena  Lasciamoli stare poverini!  Alla larga!

Patty  Se un uomo ti corteggia e dice di essere innamorato perso di te,   a te piace e ci caschi,  poi tutto ad un tratto dice che si è accorto che non lo era affatto,  ma che schifo di uomini ci sono in giro?

Elena   Cara Patty,  stai attraversando un periodo un po’ così e così, questo ti rende vulnerabile;  ma  attenzione la vulnerabilità è intelligenza,  se non fossi intelligente non saresti nemmeno vulnerabile.  In quel periodo ci si può confondere credendo di sentire ciò che sentono gli altri,  ma spesso non è così;  non ti devi rattristare o pentire di esserti lasciata andare,  lui è stato un disonesto perché ha capito che se non fossi stata giù di morale non ti avrebbe corteggiata e lusingata  sicuramente avrebbe perso lui.  Al giorno d’oggi bisogna stare attenti a questi uomini:  anche se a volte sono sinceri nel dichiararsi  certi sessantenni e più in là  che hanno sempre corteggiato e diciamoci la verità hanno sempre cacciato,  oggi prendono degli ormoni che inducono a fare quel tipo di esercizio  chiammolo così,  in realtà loro sanno che non sono innamorati ma cercano solo sesso.  Credo che sia così anche per certe donne;  l’amore vero è un’altra cosa!   È  raro perché è una cosa completa e non è il classico colpo di fulmine o il colpo di sesso indotto da farmaci,  specialmente a quell’età.

Patty  Vuoi dire che se l’amore  è completo,  quando una persona non sente più attrazione fisica per l’altro allora bisognerebbe separarsi?

Elena  Certo che no!  L’amore vero secondo me resta vivo per sempre e non ci sarà niente e nessuno che lo potrà sostituire.

DIALOGANDO CON VOI

27/02/2023

 

 

 

 

Marco di Patty  Ritornando ancora sulla letteratura e storia,  dimmi che cos’è “Marzo 1821”?  Sono dei sonetti o è un’opera di A. Manzoni?

 

 

Elena   Il Marzo 1821 è un’ode che il Manzoni compose durante giorni tumultuosi ed eroici,  per l’entusiasmo sollevato dallo scopio dei moti liberali in Piemonte il 10 marzo 1821,  ma che non pubblicò a causa del precipitare degli eventi.  Il componimento fu stampato a Milano nel 1848 insieme al frammento “Il Proclama di Rimini” che era stato composto nel 1815.  All’Ode marzo 1821 è premessa la dedica ” Alla illustre memoria di Teodoro Koerner poeta e soldato dell’indipendenza germanica,  morto sul campo di Lipsia il giorno 18 ottobre 1813,  nome caro a tutti i popoli che combatterono per difendere o per riconquistare una patria.

In Marzo 1821 il cristianesimo del Manzoni assume la sua significazione politica:  egli mostra infatti come la prima rivendicazione degli uomini la libertà sia stata operata da Cristo,  e come non sia possibile chiamarsi cristiani se si opprimono i popoli.  Il liberalismo,  nato dalla rivoluzione francese,  ritrova per Manzoni la sua origine e la sua giustificazione nel Cristianesimo,  e diventa così legge universale:  la libertà,  condizione essenziale su cui si fonda la salvezza del cristiano ancor prima dell’attività politica,  non fu data in privilegio ad alcuni e negata ad altri popoli,  e non può per questo motivo,  essere valida la ragione della forza.  Il dio che guidò il popolo d’Israele attraverso il deserto e il mar Rosso,  quello stesso Dio che esaudì le preghiere dei popoli germanici quando erano oppressi, non poteva restar sordo alla voce degli italiani oppressi di ieri  che sono divenuti oppressori,  per questo fatto solo si sono resi nemici di Dio e hanno tradito un patto che è valido per tutti i tempi e per tutti i luoghi.

 

28/02/2023

 

 

Dal 1820 al 1822 il Manzoni però scrisse una tragedia in 5 atti  “Adelchi”  dove si narra la drammatica fine del dominio dei Longobardi in Italia per opera del re dei franchi carlo Magno,  invocato dal papa Adriano I,  scende in Italia, dopo aver ripudiato la moglie Ermengarda,  figlia del re dei Longobardi desiderio e sorella del valoroso e generoso Adelchi;  dopo che invano l’esercito franco ha cercato di attraversare il valico situato tra le montagne alpine che segnavano il confine tra i due regni,  CarloMagno riesce a sorprendere alle spalle l’esercito longobardo col provvidenziale aiuto del diacono Martino,  e successivamente espugna una ad una le città nelle quali sono andati a chiudersi Desiderio Adelchi e i pochi duchi rimasti fedeli.  L’infelice Ermengarda,  che ,  malgrado la terribile offesa ricevuta,  è ancora innamorata del marito carlo,  si spegne,  consunta dal dolore,  nel monastero di Brescia,  prima che la città cadesse nelle mani dei Franchi. La tragedia si conclude con la morte di Adelchi dinnanzi allo sguardo fatto pietoso di Carlo e a quello di desiderio fatto prigioniero.

 

Nel giardino del monastero di San Salvatore,  a Brescia,  dove Ermengarda,  figlia di desiderio e sorella di Adelchi,  si è ritirata,  in cerca della pace dello spirito che non riesce a trovare,  innamorata ancora del marito Carlo Magno  che per ragioni di stato l’ha ripudiata.  Ermengarda muore dal dolore,  mentre il regno longobardo crolla sotto i colpi dei Franchi vittoriosi.  Ma la vicenda terrena della sventurata donna perde le sue caratteristiche di concretezza e di contingenza per innalzarsi su un piano ideale,  quello per dirla col Manzoni,  della “provida sventura”.

 

 

07/03/2023

 

Marco di Patty   Sai che dopo tutto quello che mi hai insegnato per difendermi dai miei compagni un po’ scemi,  adesso sono loro che hanno paura di me.  Grazie!

 

 

Elena  L’importante è che tu non alza mai le mani prima di loro; sei diventato forte proprio per questo motivo,  non hai mai abusato di quello che sapevi ,  questo ti ha reso sicuro di te e ancora più forte,  loro lo avvertono,  prima di avvicinarsi ancora con prepotenza ci penseranno non una ma dieci volte! Ma se fosse necessario picchia forte!

 

09/03/2023

 

 

Marco di Patty   Sto imparando le poesie anche di Salvatore Quasimodo,  sai che però ci sono dei versi che non riesco a capire perfettamente,  per esempio:  “Non sono triste nel Nord,  non sono in pace con me,  molti mi devono lacrime da uomo a uomo”.  Me la scrivi?  Grazie!

 

Elena  Lui non è in pace con se stesso perché molte persone l’hanno fatto soffrire e  non gli hanno mai chiesto scusa.

 

LETTERA ALLA MADRE

(prosa)

 

 

Spinto dall’angoscia per la madre malata il poeta decide di rispondere ad una delle sue lettere.  Inizia parlando del paese in cui vive,  delle nebbie,  del fiume burrascoso e degli alberi bruciati dalla neve.  Non è triste nel Nord,  ma non si sente in pace con se stesso per le amarezze subite dagli altri; ma dice anche che non si aspetta che qualcuno gli chieda perdono (anche allora c’era molta ignoranza e cattiveria).  Poi pensa alla madre malata,  a lei che ha sempre vissuto nella povertà come tutte le madri dei poeti, ma ricca di amore per i suoi figli lontani.  Immagina che lei risponda alle sue parole,  e con un lampo di gioia negli occhi si ricorda di quel ragazzo che fuggì di casa portando con sé solo i suoi versi e il suo buon cuore.  Egli ricorda con nostalgia quella notte in cui lasciò quel grigio scalo dei treni e se ne andò dal suo paese del Sud.  Ringrazia la madre per avergli dato quell’ironia che lo salvò da cose molto più gravi;  ma è addolorato per non averle mai scritto e implora la morte di non varcare la soglia e il cuore di lei. Ma a questa preghiera nessuno risponderà;  le manda un ultimo addio e con un filo di rassegnazione pensa che la morte a volte toglie la sofferenza e dalle ingiustizie che la vita ci assegna.

Elena  Lasagna

 

 

10/03/2023

 

 

Marco    Bellissima anche quella  “Ed è subito sera”.  Così bresve ma così intensa!  Misteriosa e anche non facile da capire del tutto,  o sbaglio?

 

 

Elena  Sai cosa c’è?  La poesia in sé non è difficile da capire,  ma ci si può confondere perché ognuno la interpreta a modo suo;  dovresti concentrarti solo sulla poesia,  a quello che provi nel pensarla.

 

 “ED È SUBITO SERA”

 

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.

 

di Salvatore Quasimodo

 

PROSA

 

Questa poesia elegante e raffinata esprime l’amore,  il rimpianto delle cose perdute e il tormrnto del dolore umano.

La disperata condizione umana che si risolve nella solitudine dell’individuo che cerca di vivere e di amare,  ma che non ha tempo di vedere neppure quanto la sua vita possa offrire,  è sintetizzata in modo ineguagliabile in questa che,  più che una poesia,  si potrebbe meglio definire una intuizione folgorante,  racchiusa e quasi imprigionata nel corso di tre versi.  Le parole assumono in questo caso,  tutta una particolare concretezza e sembrano voler veramente abbracciare il mondo.  Elena  L.

 

 

 

 

 

DIALOGANDO CON VOI

15/02/2023

 

 

 

Elena   E adesso proseguiamo con la cessazione del potere nazista o la caduta del nazifascismo.

 

La progressiva avanzata degli Alleati verso il nord,  accelerarono la disfatta delle nazioni dell’Asse.  Sul fronte orientale, già dall’estate del 1943 i Russi avanzavano ed avevano liberato l’Ucraina e la Crimea. L’ultimo anno di guerra vdeun pauroso incremento della produzione di armi,  da ambedue le parti,  ed il perfezionamento di nuovi micidiali ordigni di morte.  La Germania collaudò la Vl e la V2,  razzi a reazione talmente veloci da sfuggire alle intercettazioni nemiche.  La “V” della sigla di queste armi era l’iniziale della parola tedesca “Vergerltungswaffe”,  che significa arma della rivincita;  il numero dopo la V indicava le diverse serie dell’arma,  ovviamente sempre più potenti.  Le Vl e le V2 furono lanciate su città inglesi e la più colpita fu Londra.  Rimase allo stato di progetto la V3 che avrebbe avuto autonomia  intercontinentale.  Dall’una e dall’altra parte si lavorò alla fabbricazione della bomba atomica.  decisiva per le sorti della guerra fu la ripresa dell’offensiva degli Alleati sul fronte occidentale.  Un esercito eneorme comandato dal generale Eisenhiwer,  sbarcò in Normandia nel giugno del 1944.  Tra l’estate e l’autunno dello stesso anno,  l’Armata Rossa liberava la Romania e la Polonia,  avvicinandosi sempre di più alla Germania,  mentre i partigian francesi liberavano Parigi,  ed insieme alli Alleati cacciavano i tedeschi dal territorio francese.  Episodi di resistenza si registravano anche in Germania,  dove un fallito attentato alla vita di Hitler compiuto da un gruppo di militari,  scatenò le reazioni più feroci del dittatore,  che insicuro nel suo stesso ambiente,  fece uccidere migliaia di sospetti.  Occorre sottolineare,  come aspetto fondamentale di questa guerra,  che,  parallelamente alle vere e proprie azioni militari,  i bombardamenti aerei furono usati continuamente da entrambe le parti come arma di distruzione fisica e morale contro le popolazioni inermi,  e che con lo sbarco in Europa degli Americani i bombardamenti assunsero dimensioni inaudite.  Nella fase finale della guerra intere città tedesche furono rase al suolo,  ad esempio Dresda con più di 100.000 morti.  Il 25 aprile del 1945 gli eserciti anglo-americani e i sovietici si congiunsero sul fiume Elba.  La Germania era finalmente sconfitta.  Il 30 aprile Hitler si suicidava:  due giorni dopo l’Armata Rossa entrava a Berlino.   L’ammiraglio Doenitz,  successore di Hitler,  accettava la resa incondizionata,  che venne firmata il 7 maggio al quartier generale di Eisenhower a Reims e l’8 maggio davanti al maresciallo rosso Zukov a Berlino.  In Italia intanto gli Anglo-americani dopo l’insurrezione di Firenze agosto 1944 si erano fermati in toscana e in Emilia.  Nell’aprile del 1945 ripresero l’avanzata in concomitanza con l’intensificazione delle azioni partigiane.  Il 25 aprile CLNAI ( comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia  diede il segnale dell’insurrezione generale ai circa 200 000 partigiani impegnati nella lotta.

 

 

Mussolini in fuga fu catturato e giustiziato.  Il 29 aprile i tedeschi,  firmarono la capitolazione in Italia.  Il Giappone ancora per alcuni mesi oppose una dura resistenza all’accerchiamento della flotta statunitense.  Infine il presidente degli Stati Uniti Harry Truman,  succeduto a Roosevelt morto il 12 aprile,  ritenneopportuno stroncare le ultime velleità giapponesi usando la nuovissima bomba atomica.  Hiroshima 6 agosto e Nagasaki 9 agosto furono rase al suolo.  Il 14 agosto il Giappone accettava la resa incondizionata che veniva formalmente firmata il 2 settembre 1945 a bordo della corazzata americana “Missouri” ancora nel porto di Tokio.  Con questo atto si concludeva la seconda guerra mondiale,  mentre si apriva una nuova era nella storia,  l’era atomica,  basata sul terrore delle capacità distruttive degli uomini.  Più che una necessità militare il Giappone era ormai in ogni caso già vinto,  la decisione di Truman fu una scelta politica,  una dimostrazione di forza militare che accompagnata  alla già riconosciuta forza economica,  farà degli Stati Uniti la nazione protagonista, insieme all’Unione Sovietica,  delle conferenze di pace.  Elena  L.  dalle mie ricerche di tempo fa.

 

16/02/2023

 

 

Dott.  Robert   Secondo te qual è il metodo più adatto alle condizioni della convivenza

umana?

 

Elena   Per me è il metodo della libertà e il rispetto del metodo della libertà che comprende il rispetto di tutti i cittadini,  del lavoro,  delle regole e dell’ambiente,  che dovrà essere quindi il segno di riconoscimento e l’impegno d’onore di tutti gli uomini veramente liberi.  Molti ancora non sanno che cosa significhi la vera libertà.  Il miglior sistema politico è rappresentato da un governo fondato sull’uguaglianza dei diritti e dei doveri.  Un unico esercito che dipende dal governo e che non potrà essere mandato in guerra,  senza il consenso del popolo.  Una camera eletta a suffragio universale,  senza il consenso della quale nulla d’importante potrà essere deciso.  Bisognerà cercare mezzi e modi per ottenere un governo forte e stabile per salvaguardare la Costituzione da colpi di mano,  che venissero dall’alto o dal basso.  Oltre alla netta distinzione dei poteri,  lo Stato dovrà rispettare i diritti naturali dell’uomo e della famiglia,  considerare le autonomie locali, sindacali,  culturali ed economiche come lo spazio vitale del cittadino.

 

 

17/02/2023

 

 

Linda    Questa politica economica sarà naturalmente unitaria nella sua impostazione e nella sua esecuzione?  Sarà ancora largamente decentrata e contare sulla collaborazione degli organi sindacali- professionali?

 

 

Elena   Questa politica economica sociale offre ancora alla classe lavorativa e impiegatizia larghe possibilità di elevazione.  Perciò si dovrà credere nell’istruzione tecnico-professionale per giovani operai e contadini,  (questi ultimi guarda quando sono aumentati) per specializzati e capo-tecnici;  poi le scuole aziendali e interaziendali e le stesse organizzazioni professionali dovranno con numerose borse di studio rendere accessibile ai figli meritevoli di lavoratori  la scuola specializzata.  Una scuola atta alla formazione di tecnici dirigenti,  prepara i quadri più elevati della nuova economia.  E le scuole per operai e contadini al giorno d’oggi sono molto ma molto illuminanti e richiedono grande studio e responsabilità per il fatto che “noi siamo quello che mangiamo” e noi siamo responsabili dell’ambiente che ci circonda.

 

 

18/02/2023

 

Marco e Patty  Quando alle medie si parlava di persone emigrate,  qualsiasi discorso scorretto erano scusati dai professori,  perché dicevano:  ”  ma sapete,  loro non hanno studiato l’Illuminismo,  ecc. ecc.

Io mi chiedevo sempre che cosa significasse questo discorso,  ho pensato perfino che gli insegnanti li volessero compatire.  Perché?  Cosa c’entra questo con l’Illuminismo? Anche nella mia scuola non abbiamo fatto il Romanticismo e l’Illuminismo.

 

 

Elena  Forse perché i presupposti dell’Illuminismo settecentesco erano: la certezza nelle capacità razionali dell’uomo;  il disprezzo per tutto ciò che non fosse dimostrabile al lume della ragione,  e quindi disprezzo per la religione,  considerata pura superstizione,  per le tradizioni,  gli usi e i costumi dei popoli;  la condanna del Medioevo,  considerato un periodo di barbarie fra due civiltà,  quella romana e quella rinascimentale (1400 e 1500) ;  il cosmopolitismo,  e cioè la convinzione che l’uomo fosse cittadino non di una patria-nazione ma del mondo intero,  perché l’intelligenza e il genio non hanno patria;  la convinzione che solo gli uomini “illuminati” dalla ragione e dalla cultura potessero modificare la società.  Sul piano storico gli effetti più vistosi del pensiero illuminista furono la rivoluzione francese nel 1789 edopo,  l’impero napoleonico,  che possono considerarsi prodotti dell’Illuminismo,  ma che nella stesso tempo,  ne rivelano le contraddizioni e ne denunciano gli errori di valutazione.  Infatti la Rivoluzione francese,  seppure guidata dalla borghesia illuminata fu oltre a un grande e positivo evento storico,  ma anche una grande esplosione di violenza spesso incontrollata e quindi non guidata dalla ragione;  e Napoleone Bonaparte,  accolto in tutta Europa come un liberatore e un portatore di “uguaglianza,  libertà e fratellanza” (valori fondamentali dell’Illuminismo),  fu in realtà un despota che sconvolse l’Europa con guerre tremende e in gran parte motovate dalle sue ambizioni.  Così,  negli anni che vanno all’incirca dal 1790 al 1820 si creò in Europa un clima psicologico di delusione e di frustrazione:  l’uomo e particolarmente l’intellettuale,  sentì che la sola ragione non era più sufficiente a spiegargli ciò che accadeva;  egli inoltre,   non trovava risposte razionali alle domande che sempre più spesso lo angosciavano…Continua.

 

20/02/2023

 

Domande che indicavano una crisi profonda di natura psicologica,  ma le cui origini erano da rintracciare nella crisi storica e nel venir meno dei valori e degli ideali illuministici rivelatisi insufficienti.  In questo clima storico culturale,  ha le sue radici il “Romanticismo”,  vasro movimento di pensiero,  nato in Germania alla fine del settecento,  si propagò poi in tutta l’Europa proprio come era stato concepito in Francia,  il Romanticismo non fu uguale in tutte le nazioni, ma assunse in Francia,  in Italia,  in Inghilterra una fisionomia particolare,  un indirizzo nazionale.  Esso infatti superava l’idea di cosmopolitismo e riscopriva il concetto di patria,  risvegliandosi nei popoli europei in seguito alle invasioni napoleoniche,  e pertanto,  pur avendo una matrice comune, prendeva aspetti nazionali,  perché diverse erano le siruazioni storiche nei vari Paesi.  Il Romanticismo infatti,  pur senza negare il valore della ragione, rivalutava il sentimento,  e quindi,  l’individualismo  infatti è proprio il sentimento che rende diversi gli individui,  che li caratterizza;  scopriva l’esigenza che l’uomo ha di illudersi,  di sperare o di credere in una religione,  proclamava la libertà assoluta dell’arte  e dell’artista che “inventa”.   Quest’ultimo punto è molto importante,  poiché dal cinquecento in poi era prevalsa la tendenza classicistica che imponeva modelli da imitare e regole a cui attenersi rigorosamente.  I romantici invece bandirono tutte le regole e  proclamarono l’assoluta libertà della creazione artistica.  E ancora,  gli illuministi avevano considerato la storia come una serie di eventi isolati e come un cumulo di errori e di orrori,  i romantici rivalutarono il senso della storia e considerarono tutti gli avvenimenti umani in rapporto al divenire allao spirito dell’uomo ed all’ambiente in cui si erano svolti,  concependo la storia come svolgimento di fatti concatenati fra loro (storicismo).   I romantici addiritturaesaltarono proprio quei periodi storici che gli illuministiavevano ritenuto barbari,  e cioè l’età primitiva e il Medioevo,  sia per motivi storici,  cioè per l’esigenza di celebrare il momento dell’origine delle nazioni,  sia perché essi,  opponendosi ad un’arte di imitazione e proclamando l’esigenza di un’arte “naturale” nutrita di sentimento e fantasia,  ritenevano di poterla trovare proprio in quelle età precedenti,  caratterizzate dal predomini  o del sentimento sulla ragione.  Il Romanticismo europeo nacque dunque in contrapposizione all’illuminismo,  ma ciò non significa certo che esso abbia negato tutti i principi ed i valori del movimento precedente;  è vero che esso bandì ciò che di fatto era entrato in crisi,  ma mantenne intatti,  anzi esaltò i grandi ideali degli illuministi,  coè la fede nel progresso umano,  la sete di libertà,  l’uguaglianza nei diritti e nei doveri,  la fratellanza nella lotta e nella speranza.  Possiamo dire che in conclusione il Romanticismo è figlio ribelle dell’Illuminismo.  Fine  Elena  L.

 

 

Marco e Patty    Grazie mille!

 

 

 

 

 

S

DIALOGANDO CON VOI

03/02/2023

 

 

 

Marco   Come fu l’ingresso dei cattolici sulla scena politica?  Sto parlando degli anni tra il 1800 e il 1900.

 

 

Elena  L’ondata democratica che nei primi anni del secolo sconvolse tutta la società italana,  investì anche il mondo cattolico organizzato.  Questo faceva capo all’opera dei congressi,  un organismo fondato nel 1874 e articolato in varie sezioni,  una delle quali,  la seconda si occupava specialmente di iniziative di carattere sociale e di pubblica utilità;  aveva la sua sede a Bergamo.  Fini ad allora la sua attività più cospicua si era svolta nel campo della costituzione,  sul modello delle casse Raiffeisen che organizzò in Germania istituti bancari speciali aventi lo scopo di favorire gli investimenti, i finanziamenti ed il risparmio dei piccoli e medi proprietari terrieri. Tale enti presero appunto il nome di “casse Raiffeisen;  e con successo nel 1897 le casse rurali cattoliche esistenti erano 705, la maggior parte delle quali in zone di prevalente piccola proprietà,  quali l’alta e media Lombardia e il Veneto a nord del Polesine.  Continua.

04/02/2023

 

 

L’opera svolta dai cattolici a difesa della piccola proprietà negli anni della crisi agraria in queste regioni,  contribuì molto ad accentuare il carattere di quei territori in cui la maggioranza della popolazione appoggiava politicamente le posizioni del mondo cattolico,  che ancora oggi esse hanno e a coltivare nel clero veneto e lombardo un’attitudine al realismo  e al contatto con la gente.  Fu in questo ambiente che nacque e si formò un umile prete di nome “Angelo Roncalli”  che così rimase anche quando divenne papa.  Oltre alla costituzione di casse rurali e società di mutuo soccorso, l’attività della seconda sezione dell’opera dei congressi non andava:  gli intransigenti,  così erano chiamati quei cattolici che a differenza del clerico-moderati,  non erano disposti ad alcuna transazione con lo Stato italiano,  che ne erano alla testa,  e non erano certo disposti ad incoraggiare associazioni che avessero per scopo (anche se dichiarato) quello della resistenza,  quello che oggi si chiama sindacalismo.  Allora operai e padroni dovevano collaborare e non combattersi.  Altri però erano inclini ad interpretare in diversi e più avanzati termini il contenuto del messaggio pontificio di papa Leone XΙΙΙ che il suo insegnamento di una più coraggiosa milizia sociale dei cattolici e di una lotta al socilismo non sul piano dell’opposizione ma della concorrenza.  In questa opposizione nella arroventata atmosfera di fine secolo,  venne sempre più orientandosi un gruppo di cattolici che faceva capo ad un altro giovane sacerdote stabilitosi a Roma,  Romolo Murri il quale nel 1898 fondò una rivista battagliera:  “La cultura sociale”.  Egli si dedicò fin dagli anni dell’università,  all’organizzazione di un movimento politico cattolico aperto alle istanze sociali e al rinnovamento delle posizioni più conservatrici.  Continua.

 

 

05/02/2023

 

I seguaci di Murri, che ben presto si caratterizzarono come “democratici cristiani”,  svolsero negli anni tra il 1898 e il 1902 un’intensa opera di propaganda e di organizzazione riuscendo anche a costruire numerose leghe cattoliche. La roccaforte del nascente  sindacalismo cattolico,  con le sue fabbriche tessili popolate da manodopera femminile e i suoi contadini tradizionalmente legati al clero.  Anche la Sicilia che in quegli anni compiva le sue prime esperienze un altro giovane prete che ben presto fece parlare di sé,  Luigi Sturzo fu tra i più convinti e autorevoli sostenitori del gruppo democratico cristiano facente capo a Murri.  Data l’avversione dimostrata dalla Curia Romana per il movimento democratico cristiano,  si impegnò in seguito nelle amministrazioni locali.  L’atteggiamento ufficiale della Chiesa non fu certo incoraggiante per il movimenti di cui faceva capo Murri:  le istruzioni pontificie del 1902 prima e lo scioglimento dell’Opera dei congressi nel luglio del 1904   poi,   secondo le aspettative dei democratici cristiani,  misero fine  alle sue attività organizzative.  L’ingresso dei cattolici organizzati nella vita politica italiana non sarebbe avvenuto secondo le aspettative dei democratici cristiani,  ma secondo quelle dei clerico-moderati. E così l’avanzata del movimento socialista convincerà franon molto il Papa pioX,  prima ad attenuare,  poi a togliere definitivamente la prescrizione,  vigente dal tempo della brecci adi Porta Pia,  che proibiva ai cattolici di partecipare alle elezioni.  Essi vennero invece sollecitati a unire i loro sforzi a quelli di coloro che difendevano l’ordine costituito contro l’assalto delle forze sovversive.  Comunque quello che fecero i democratici cristiani nel primo novecento non fu spazzato via;  gli inizi del secolo vedevano così l’ingresso sulla scena politica non soltanto dei socialisti, ma anche dei cattolici.  Elena  L.

 

 Marco e Patty  Che cosa secondo te è e sarà il potere più duraturo del mondo?

 

Elena   Ciò che è costruito sul fondamento dell’amore è immortale!

 

06/02/2023

 

 

Marco di Patty  Che cosa trovi di più ributtante in questa vita?

 

 

Elena  Per me è sempre stato la menzogna e il rubare.

 

Marco di Patty   Ritornando al tempo della dittatura,  ma Mussolini odiava gli ebrei oppure li difendeva?  Ho trovato un po’ di confusione in merito,  informandomi qua e là.

 

Elena  Nel 1932 uno scrittore tedesco di famiglia ebraica intervistò Mussolini.  Tra i diversi argomenti trattati c’è anche quello relativo  alla questione della razza:  in certi brani le opinioni di Mussolini sono nettamente favorevoli agli Ebrei e contrarie ad ogni forma di razismo.  Da lì in pochi anni però egli si allineerà ai folli principi dell’antisemetismo nazista e ispirerà il “decalogo”dove si riporta tutte le idee e le interviste fatte a favore degli Ebrei.  Ma quando poco dopo,  Hitler impadronitosi del potere,  mise al bando tutte le scritture che furono pubblicate anzi firono bruciati tutti i libri che parlavano dei colloqui con Mussolini,  addirittura le copie in circolazione vennero sequestrate.  La svolta si verificò il 14 luglio 1938,  quando dopo che il consiglio dei ministri aveva approvato,  nell’aprile precedente,  la fondazione di uno strano” Istituto per la Bonifica Umana e la Ortogenesi”,  il giornale d’Italia,  uscì a Roma portando in prima pagina una dichiarazione,  firmata da un gruppo di specialisti,  che portava il titolo “Il fascismo” e il problema della razza.  Continua

 

07/02/2023

 

 

Elena  Ciano disse che a redigerla fu Mussolini in persona,  fu il primo documento ufficiale che annunciava il passaggio del fascismo nel campo che fino a quel momento era stato tenuto solo dasiGoebbels e dai Rosenberg.  Il documento era redatto sotto forma di “Decalogo” ed era firmato da 10 studiosi,  in pratica quasi tutti sconosciuti,  assistenti o incaricati universitari di zoologia o di antropologia.  Il più illustre tra loro era il senatore Pende,  ordinario di Patologia speciale all’università di Roma,  doveva smentire la sua apprtenenza al gruppo,  già in data 05 ottobre 1939.  Si trattava di una serie di enunciazioni che Luigi Salvatorelli,  nella sua storia dell’Italia nel periodo fascista,  definisce vaghe,  assurde e scientificamente infondate.  Le razze umane esistono;  esistono grandi e piccole razze;  la popolazione italiana è nella maggioranza di razza ariana e anzi,  contradditoriamente,  esiste una specifica “razza italiana”,  eccetera.  Affermazioni scientificamente infondate,  ma dotate, le ultime due,  di importanza pratica.  Dicevano: ” Gli ebrei non appartengono alla razza italiana”  e i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo.  Su queste basi poteva avere inizio qualunque persecuzione.  Non è facile chiarire a fondo l’ultimo atteggiamento di Mussolini sul cosiddetto problema ebraico,  forse perché lo stesso capo del fascismo non aveva idee troppo chiare in proposito.  La sua parola d’ordine iniziale contro gli ebrei fu per il vero piuttosto di procedere sulla via delle “discriminazioni” anziché  su quella delle “persecuzioni” vere e proprie.  Mussolini a volte sognava falò di libri ed opere d’arte ebraici,  alla maniera di Hitler,  a volte si opponeva contro misure pratiche che avrebbero dovuto logicamente discendere di una impostazione della “questione” quella lui stesso aveva dato.  Si poteva quasi dire che l’uomo si sforzasse,  per far piacere al dittatore tedesco,  di provare sentimenti e di manifestare convinzioni che non gli erano del tutto proprie e congeniali.

Certo che Mussolini in quel periodo sembrava essere più interessato,  a una politica genericamente razzista,  che ad una specificatamente antisemita.  All’inizio,  nell’estate del 1937 inquadrò addirittura l’antisemitismo nei suoi ricorrenti sfoghi contro la borghesia,  e contro gli italiani in genere che,  a suo parere,  erano  troppo  “simpatici” e invece dovevano diventare duri,  implacabili e odiosi.  Più tardi il suo antisemitismo apparve  annacquato nella politica demografica generale,  come un elemento aggiuntivo alla preoccupazione costante perché gli italiani non si mescolassero troppo con i nativi delle colonie e del nuovo impero conquistato da Badoglio.  La questione raziale,  del resto, gli scoppiò subito tra le mani e gli si trasformò in gravissime preoccupazioni d’ordine politico generale.

 

Il 28 luglio dopo 15 giorni dalla pubblicazione della famosa dichiarazione,  Pio Xl,  da Castelgandolfo dove trasferì la sua corte estiva,  pronunciò il primo discorso antirazzista.  L’impressione in Italia fu enorme,  la gente ebbe un respiro di sollievo,  e a Palazzo Venezia si reagì con durezza.  Ciano venne subito incaricato di convocare il Nubzio Pontificio,  monsignor Borgoncini,  e di spiegargli i presupposti e i fini del razzismo italiano.  La conversazione,  anche se Ciano riferì di aver trovato il Nunzio personalmente molto antisemita fu condita di aperte minacce alla Chiesa e all’Azione Cattolica.  Il colloquio servì a poco perch^,  pochi giorni dopo e ancora il successivo 21 agosto,  il Papa pronunciò altri discorsi chiaramente intonati al rispetto della personalità e della libertà umana,  così gravemente lesa dalla politica mutuata da Hitler.  Mussolini andò su tutte le furie.  Continua.

08/02/2023

 

 

Mussolini convocò subito padre Tacchi Venturi investendolo con grande ira:  ” Non fatemi perdere la pazienza altrimenti reagisco e faccio il deserto”!  Poi disse:  ” Se il Papa continua a parlare io gratto la crosta degli italiani e in men che non si dica li farò tornare anticlericali”!   Ciò nonstante il Pontefice ,  continuò a parlare e gli italiani,  da questo atteggiamento della Chiesa,  non stettero ad ascoltarlo,  anzi,  dimostrarono ancora più rispetto per la Cattedra di Pietro.  Poco dopo si aprì sulla questione raziale,  una seria crisi con la Monarchia.  Essa culminò nel pomeriggio del 28 novembre,  quando Vittorio Emanuele convocò il capo del governo al Quirinale e gli disse di provare un’infinita pietà per gli ebrei.  Tutta la penosa scena venne ricostruita  vivamente in una pagina delle famose “Agende”di Ciano Galeazzo.  Il vecchio sovrano citò al suo primo ministro il caso dell’ottantenne generale pugliese,  di religione israelita,  solo al mondo e carico di medaglie,  che grazie ad una delle più sconcertanti disposizioni della nuova legge era impedito di tenere un domestico al suo servizio.   Mussolini rispose che la sorte degli ebrei poteva interessare soltanto a quelle ventimila persone con la schiena debole che ancorqa esistevano in Italia,  Il re replicò,  asciutto,  che anche lui doveva essere contato tra questi.  Elena  L.

N.B.  Ciano Galeazzo era il genero di Mussolini.

 

 

 

 

 

 

 

DIALOGANDO CON VOI

26/01/2023

Fiori finti fatti a mano

Marco e Patty   Quando incominciò la dittatura nazista?

Elena   La data precisa del giorno non lo so bene,  ma so che era il marzo del 1933,  segna veramente una svolta storica nelle vicende di quegli anni.  Dopo l’incendio del Reichstag,  la nuova Camera si riunì senza i deputati comunisti,  ormai in gran parte in prigione o ricercati dalla polizia e comunque esclusi dall’aula nonostante la legittimità della loro elezione.  Alla camera così mutilata Hitler presentò una lunga dichiarazione programmatica nella quale,  senza più alcuna remora,  smentiva anche le promesse fatte il 1° febbraio subito dopo la sua investitura e annunciava senza mezzi termini l’nstaurazione della dittatura. Non solo pronunciò una chiara minaccia all’indirizzo dell’autonomia dei Länder,  ma più esplicita ancora fu la proclamazione della fine di ogni garanzia giuridica per la libertà dei cittadini e la legittimazione del principio delle discriminazioni.  Non meno esplicito fu il linguaggio di Hitler a proposito dell’amministrazione della giustizia:  “In futuro il tradimento della nazione e del popolo sarà punito con spietatezza barbarica” ;  ed era chiaro quello che intendeva Hitler per tradimento e chi fossero i traditori.  Continua…

27/01/2023

Sulla base di queste e  di altre analoghe premesse Hitler sottopose al Reichstag un progetto di legge per sollecitare i pieni poteri,  con lo scopo primo di privare il supremo organo legislativo delle sue prerogative.  Nonostante questo chiaro proposito,  la maggioranza del Reichstag votò l’attribuzione dei pieni poteri a Hitler.  Se si eccettua il partito nazionalsocialista,  che era l’arteficie della riforma dello Stato,  e l’alleato partito tedesco nazionale,  gli altri partiti che votarono la legge eccezionale sancirono in quello stesso momento il loro fallimento e la loro morte politica.  Fallimentare fu soprattutto la sorte dei partiti borghesidell’era Weimariana;  tanto il cattolico partito del Centro, al quale interessava principalmente non pregiudicare i rapporti tra la Chiesa cattolica e il nuovo regime, quanto il partito liberale democratico,  scioglievano ora le loro ultime riserve nei confronti del governo hitleriano.  Tenuti lontano dall’aula i comunisti, l’unico gruppo che votò apertamente contro i pieni poteri fu quello del partito socialdemocratico,  che per bocca del deputato…O.W. respinse decisamente la violazione della costituzione implicita  nella Ermächtigungsgesetz,  non senza pregiudicare un atteggiamento di ferma opposizione esprimendo il suo consenso per la parte della dichiarazione di Hitlerrelativa alla politica estera.  La legge di pieni poteri conferiva al governo la podestà legislativa non solo ordinaria ma anche costituzionale,  pur mantenendo apparentemente inalterati gli istituti   del Reichstag e di un altro organo di governo rappresentativo con poteri amministrativi e legislativi,  la cui sopravvivenza aveva un carattere puramente formale.

Contemporaneamente alla Camere veniva sottratta anche la competenza per la ratifica di una parte dei trattati internazionali;  in questo modo Hitler si liberava anche di eventuali ostacoli nei confronti della sua politica estera.  La validità della legge dei pieni poteri fu fissata originariamente per il periodo fino al 1° aprile 1937,  ma venne successivamente prorogataper altri 4 anni il 30 gennaio 1939 e si ebbe una nuova proroga fino al 30 gennaio 1943,  e a questa data venne ulteriormente prorogata a tempo indeterminato. In pratica  essa rimase in vigore durante tutto il periodo del terzo Reich;  svincolando il potere esecutivo da ogni controllo parlamentare,  essa costitui dal punto di vista formale la costituzionalizzazione di ogni arbitrio,  fornendo lo strumento diretto della dittatura.  Così divennero i padroni del Reich anche a norma della costituzione.

Quella che il teorico della legalità nazionalsocialista,  Carl Schmitt,  aveva definito ” legge costituzionale provvisoria della nuova Germania”,  in realtà ne divenne la costituzione definitiva,  d’ora in poi come amavano dire i capi nazionalsocialistiil vero Reichstag non sarebbe più stato rappresentato dall’effimero e inutile consenso dei notabili del regime e di personalità fiancheggiatrici decorative insediate nel Rechstag,  ma dai congressi del partito,  che si riunivano in solenne assise a Noriberga,  in una pesante cornice coreografica che rifletteva tuttoil cattivo gusto del regime per le riesumazioni neoclassiche accoppiato dall’inclinazione germanica per le costruzioni titaniche e colossali,  simbolo del nuovo imparo millenario.

   Elena  L.  Questa purtroppo è stroria vera.

Marco   Che cosa significa la parola Länder ?

Elena    Länder?  Sono le regioni,  i cui rappresentanti costituivano il Reichsrat.

28/01/2023

Marco e Patty Perché A. Hitler odiava così tanto gli ebrei?

Elena   Hitler era un pazzo come tutti i rappresentanti delle dittature.

Pensa che Hitler fra il 1925 e il 1927 compose un’opera.  L’opera è divisa in due parti:  nella prima è presentata un’autobiografia dell’autore,  mentre nella seconda sono esposte le idee politiche programmatiche del nascente nazionalsocialismo.  Affermata l’assoluta superiorità della razza ariana,  Hitler spiega come la grande,  spietata battaglia da condurre ,  sia quella contro la razza semita,  giudicata di natura inferiore (perché in realtà era un popolo superiore),  colto e intelligente accusata di voler trascinare il mondo intero verso la più spaventosa corruzione.  Due idee fondamentali sostengono tutte le altre tesi del libro:  quella di razza,  valore supremo preesistente anche allo stato e ad essa deve essere subordinato e quella di spazio vitale,  cioè del territorio necessario e sufficiente a difendere,  a mantenere pura e a incrementare la “razza eletta”,  quella ariana,  destinata a dilatare,  per il bene di tutti,  questo suo spazio vitale fino ai confini del mondo.  Costruito fanaticamente sul mito della grandezza e della gloria della nazione tedesca,  l’opera,  essenzialmente antidemocratica,  ha posto le basi sulla più spietata,  disumana e delirante ideologia nazista.

Il suo motto era “sangue – razza e di “territorio nazionale-spazio vitale”  che Itler andò esponendo e che pure alla base del suo progetto di “millenario impero tedesco” da realizzarsi distruggendo il popolo ebraico e dominando sulle altre nazioni.  Elena  L.  Continua.

29/01/2023

Ho sempre pensato che chi vuole dominare il mondo fosse un pazzo,  nel senso giusto della parola;  se fosse stato un cittadino qualunque lo avrebero confinato in un manicomio criminale.  Ora ti posso raccontare ancora  quello che diceva delle sue teorie educative: “Il debole deve essere spazzato via”.  Allora io penso che avrebbero dovuto spazzare via lui che odiava il mondo,  e non lasciargli commettere quelle stragi di innocenti!  Poi  disse:  ” Nei centri del mio nuovo ordine verrà allevata una gioventù che spaventerà il mondo!” Io voglio una gioventù che compia grandi gesta,  dominatrice,  ardita,  terribile!  Questo deve essere fatto!  Essa deve sopportare il dolore,  non deve avere nulla di effeminato;  un animale rapace,  libero e dominatore.  Farò istruire il mio popolo in ogni esercizio fisico,  una gioventù atletica;  questa è la prima cosa ed è la più importante.  Così facendo distruggerò millenni di addomesticamento dell’umanità ed avrò di fronte a me il materiale nobile,  e potrò creare cose nuove.  Non voglio un’educazione intellettuale,  perché il sapere mi rovina la gioventù.  I giovani devono imparare il senso del dominio e devono imparare la paura della morte.  Questo è l’uomo misura e centro del mondo!

E poi sappiamo tutti quali orrori fece. E pensare che le persone forti sono quelle che amano il popolo come se stesso,  e che la bellezza vera è quella che abbiamo dentro di noi,  verso di noi e verso gli altri.   Anche perché gli uomini belli e scemi come li voleva lui non hanno mai concluso nulla!   ( a pensarci bene avrebbe dovuto togliersi di mezzo da solo,  dal momento che non era né bello e nemmeno intelligente,  ma aveva solo una mente criminale)! Elena  L.

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Dott.  Robert e Linda   Chiudiamo questo argomento portando nel cuore sempre questi innocenti caduti per mano di un governo pazzo e crudele,  ladro di vite umane.

Elena  Come dicono le grandi menti:  “L’importante è non dimenticare”.

Dott.  Robert e Linda  Secondo te sono più figli i figli legittimi che per i genitori non ci sono mai e pensano solo all’eredità,  oppure i figli acquisiti che danno amore,  affetto ai loro genitori fino alla fine dei loro giorni?

Elena  Il sangue non è acqua,  questo è vero,  ma se è vero che i figli sono di chi li cresce,  sarà pur vero che i genitori sono di chi li accudisce.

02/02/2023

Alessandra e Giovanni   Siamo curiosi di sapere da te come hai trovato la cucina nei posti dove sei stata all’estero?

Elena   Non è che io abbia viaggiato tutto il mondo,  ma nei posti all’estero dove sono rimasta per qualche giorno,  in certi altri di più,  la cucina peggiore in tutto e per tutto l’ho trovata in Francia;  non solo in una città di provincia,  ma anche nella bellissima capitale;  allora il piatto più prelibato erano le” lumache”,  io ho preferito mangiare delle uova,  e pensare che era un ristorante famoso.  Poi Londra nel ristorante “Ginos”  allora famoso,  la sera si mangiava  al lume di candela,  ma nonostante fosse il ristorante con gestione italiana,  io ricordo ancora quei piatti nostri rovinati;  persino la pizza era una cosa inmangiabile.  Poi in altri posti trovare un caffè decente era un’impresa.  A Vienna in un famoso ristorante ho mangiato la torta sacher,  quella sì che non l’avevo mai mangiata così buona da nessuna parte,  era paradisiaca,  tutto si perdeva in una fragranza di sapori con note profumate di aromi che ne provo ancora la piacevolezza.  Tutto sommato se una persona italiana resta fuori all’estero per molto tempo io credo che senta la nostalgia della nostra cucina;  per me è imbattibile in tutte le regioni,  chi più  chi meno;  l’Italia resterà sempre al primo posto.