RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOTREDICESIMA PARTE

14/02/2022

 

 

 

Come ci si infetta della malattia chiamata tetano?  Marco di Patty.

 

Il tetano è una malattia infettiva sostenuta da un bacillo sporigeno detto” Clostridium tetani”,  che colpisce gli esseri umani ma anche gli animali domestici mammiferi. La penetrazione delle sue spore avviene attraverso le ferite nelle quali si moltiplica diffondendo una esotossina che possiede un elettivo tropismo per il sistema nervoso.  Dopo un periodo di incubazione  di 5-6 a 15 giorni;  nella forma cronica il tempo è più lungo,  il tetano esordisce bruscamente con contratture dolorose ai muscoli della faccia,   con trisma  (chiusura forzata della bocca)  e con caratteristico atteggiamento di riso sardonico;  gli spasmi muscolari si estendono poi alla nuca e al dorso,  determinando un’estensione forzata del capo e dalla colonna dorsale,  vengono interessati anche i muscoli flessori del tronco, quelli laterali,  o tutta la muscolatura  prevalgono la contrattura dei muscoli flessori,  negli inferiori quelle degli estensori.  Si può avere asfissia per spasmo del diaframma e dei muscoli respiratori;  l’interessamento degli sfinteri ostacola l’emissione delle feci e delle urine;  la temperatura corporea,  quasi sempre normale all’inizio,  può raggiungere nel periodo preagonico i 42  °C.   La mortalità al giorno d’ogi è meno frequente,  ma per diversi anni fa era del 30-50%.  La diagnosi si basa sull’obiettività clinica e nell’eventuale ricerca del batterio responsabile nelle ferite.  La profilassi si attua praticando l’immunizzazione attiva con anatossina e nel caso di ferite,  iniettando siero antitossico con metodo desensibilizzante.  A differenza della siero-profilassi,  la vaccinazione garantisce un’immunità di lunga durata.  Inoltre è possibile,  anche a distanza di diversi anni,  ripristinare rapidamente le difese immunitarie specifiche dell’organismo con una sola somministrazione di vaccino  che nei soggetti vaccinati contro il tetano andrebbero praticata ogni due anni.  Elena  L.

 

16/02/2022

 

Secondo te ci si nasce con una coscienza?   O s’impara ad usarla man mano con l’educazione ?  Grazie!  Marco di Patty

 

 

Dal punto di vista neurofisiologico,  la coscienza viene sostenuta  da certe strutture a livello del sistema nervoso centrale, quali soprattutto la sostanza reticolare e il sistema talamico di proiezione. All’attivazione derivata da queste strutture corrispondono precisi indici neurofisiologici,  riflesso psicogalvanico,  elettroencefalografici  ecc.,  che consentono di determinare lo stato di coscienza nello stato di vigilanza,  nel sonno,  nel come, (in cui si ha abolizione della coscienza) .  Nella psicanalisi,  il termine viene usato sia per designare il livello conscio della vita psichica, in contrapposizione a preconscio e inconscio,  sia soprattutto per designare l’insieme delle norme comportamentali acquisite del soggetto nella strutturazione della sua personalità.  Comunque la coscienza resta sempre l’insieme dei processi psichici attraverso i quali l’individuo riesce ad organizzare il proprio comportamento intenzionale,  mantenendo il controllo dei propri processi di pensiero e delle sue attività conoscitive sull’ambiente.  Elena  L.

 

17/02/2022

 

 

Che cosa significa per te la parola “Fisiologia” ?  Grazie! Marco di Patty

 

 

La fisiologia è basata sul metodo sperimentale ed è la scienza che studia le funzioni degli organismi viventi a livello microscopico.  Solo rimuovendo,  alterando e agendo su un determinato organo si riesce il più delle volte a comprenderne la funzione.  A questo scopo si utilizzano gli animali scelti  secondo lo studio in corso,  e siccome molti processi fondamentali come la respirazione,  la divisione cellulare,  l’ereditarietà, e la riproduzione,  sono comuni a tutti o quasi gli organismi,  il risultato delle prove può essere esteso a una vasta gamma di esseri viventi.  Per spiegare molti comportamenti degli organismi,  la fisiologia utilizza modelli fisici,  chimici,  e anche meccanici compatibili con le strutture anatomiche degli organi chiamati in causa,  in quanto le stesse leggi applicabili su quei modelli possono essere riferite ai processi biologici.  Data l’articolozione degli studi,  in seno alla fisiologia sono nate le specializzazioni,  che si occupano ognuna di un unico organo e apparato.  E così abbiamo tutte le specializzazioni:  la neurofisiologia studia il sistema nervoso centrale e periferico,  la fisiologia cardiovascolare la circolazione del sangue e l’emodinamica,  la scienza dell’alimentazione e i meccanismi della digestione ecc.  Elena  L.

21/02/2022

 

Mi parleresti della colite in genere?  Nessuno cura più questa cosa,  perché?  Grazie!  Marco di Patty.

 

La colite non è una cosa da trascurare,  come del resto tutte le patologie o disfunzioni o affezioni infiammatorie che colpiscono il nostro organismo.  Questa infiammazione acuta o può essere anche cronica del colon,  può essere provocata da infezioni batteriche o altro, da intossicazioni esogene,  intossicazioni endogene e da altre alterazioni funzionali per squilibrio neurovegetativo.  Inoltre può essere di natura allergica o disvitaminosica.  La colite di tipo acuto,  è provocata da tossinfezioni alimentari,  errori dietetici,  o antibiotico-terapia che favoriscono la distruzione della flora intestinale,  o da altre cause.  Inizia in modo brusco con dolori addominali o crampi con l’emissione di feci normali e liquide miste a sangue,  nausea,  vomito,  e anche con febbre modesta, spossatezza e polso frequente.  Questa forma difficilmente può assumere un andamento grave, anche se a volte questi disturbi se si fanno intensi possono allarmare il paziente.  La colite cronica invece decorre con sintomi più lievi e si presenta con aspetti vari:  Colpisce prevalentemente i soggetti nevrotici ed è caratterizzata da eccessiva secrezione di muco nel colon,  stipsi ostinata alternata a diarrea mucosa e membranosa.  la colite parieto-intestinale è caratterizzata da un processo flogistico a disposizione interstiziale,  che interessa gli strati sottostanti della parete.  La colite poliposa è caratterizzata dalla presenza sulla mucosa del colon una massa di polipi.  La colite segmentaria è una colite che può essere provocata da anomalie locali;  la sua insorgenza inoltre,  può essere favorita dall’esistenza  di processi aderenziali o infiammatori  propagatisi dagli organi vicini.  La colite spastica o colon irritabile,  è caratterizzata da disturbi addominali vaghi,  dolori lungo il decorso del colon,  meteorismo,  stipsi ostinata con episodi diarroici;  è di origine psicosomatica.  La più grave forma di colite è la colite ulcerosa  criptogenetica,  è una grave forma di colite a decorso cronico con periodi più o meno frequenti di riacutizzazione,  durante i quali la sintomatologia è rappresentata da frequenti scariche diarroiche contenenti sangue,  con dolori addominali,  tenesmo,  febbre di vario grado,  con quasi sempre un interessamento dell’organismo.  La cura è chirurgica…  Elena  L.

 

 

22/02/2022

 

È vero che il nostro intestino può essere infettato da parassiti simili all’anguillula e che ci fa stare molto male? Marco di Patty

 

 

Sì,  il nostro intestino può ospitare molti parassiti che ci fanno stare male,  uno di questi è lo Strongyloides stracoralis.  Questa infestazione parassitaria dell’intestino dell’uomo da parte di questo parassita si manifesta con anemia, enterite benigna,  febbre lieve ma intermittente;  la cura è la disinfezione.  Questo parassita visto al microscopio si presenta proprio come l’anguilla.  Un altro parassita che disturba molto nell’intestino umano è la “Tenia” o verme solitario,  “Taenia solium” ,  è lungo fino a tre metri,  è munita di uno scolice piccolissimo con due corone di uncini e quattro ventose.  È in grado di produrre dagli 800 ai mille proglottidi,  contenenti ognuna circa 6000 uova.  Come avviene l’nfestazione nell’uomo?  Si dice che l’uomo si infesti mangiando carne di maiale poco cotta,  o cruda contenente gli stadi di larve del parassita dette :  cisticerchi,  i maiali sembra che s’infettino ingerendo feci umane contenenti proglottidi della tenia.  Parassita dell’uomo ed è la specie di Taenia saginata,  detta anche tenia inerme in quanto priva di corone e di uncini: i suoi cisticerchi si rinvengono nella muscolatura e in taluni organi interni dei bovini.  Elena  L.

 

23/02/2022

 

 

Che cos’ è la cariocinesi?  Grazie!  Marco di  Patty

 

 

È una divisione cellulare indiretta,  mediante la quale i “cromatidi” gemelli derivati dalla suddivisione longitudinale di ciascun cromosoma di una cellula,  si distribuiscono nelle due cellule figlie di quest’ultima in modo che ciascun cromosoma venga rappresentato in esse una sola volta.  La cariocinesi assicura quindi un corredo cromosomico costante,  tipico della specie  cui l’organismo appartiene.  Si distinguono quattro fondamentali:  profase,  metafase,  anafase,  telofase.  In profase i cromosomi appaiono come filamenti lunghi e sottili,  più o meno avvolti e intrecciati,  che vanno via via ingrossandosi e spiralizzandosi,  fino a raggiungere 1/10 della lunghezza iniziale.  In ognuno di essi si evidenzia sempre più chiaramente il centro motore, detto centromero;  membrana nucleare e nucleo vanno scomparendo,  mentre dai centrioli,  migrati ai poli opposti della cellula,  si organizza il fuso acromatico,  costituito da fibre continue,  che vanno da un polo all’altro,  e fibre cromosomiali che prendono contatto con i centromeri.   In metafase i cromosomi si muovono e si dispongono a formare la piastra equatoriale del fuso ripiegandosi a V,  con le braccia che sporgono nel citoplasma e con i centromeri interni,  formando così una tipica figura stellata.  Segue la scissione sincrona di ogni centromero  a forma di spirale   in due granuli, ognuno dei quali trascina il  cromatidio cui è collegato migrando ai due poli cellulari.  Segue l’anafase,  in cui si formano due gruppi di cromatidi che si possono ormai chiamare cromosomi figli.  In telofase la separazione dei cromosomi è completa,  si ricostituiscono due membrane  nucleari attorno ai nuovi nuclei,  i cromosomi appaiono nuovamente distesi e a forma di spirale. Contemporaneamente avviene la citodierresi, cioè la divisione del citoplasma nelle due cellule figlie.  Il nucleo acquista poi la morfologia tipica della fase di riposo o fase intercinetica.  Elena  L.

 

 

 

 

 

 

 

 

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTODODICESIMA PARTE

09/02/2022

Mi spiegheresti l’insieme dei processi che mantengono costanti le condizioni dell’organismo,  intervenendo con meccanismi di controregolazione ogni qualvolta che si ha un allontanamento dalla situazione di equilibrio?  Grazie!   Marco di Patty

Tutti gli apparati concorrono a mantenere le condizioni necessarie nello svolgere le funzioni,  cioè concorrono a mantenere l’ambiente interno dell’organismo entro i limiti compatibili con la vita e la funzione di tutte le cellule che lo compongono.  Questi limiti riguardano soprattutto lo stato di idratazione dei tessuti,  il mantenimento di un  pH quasi neutro,  (7,40 circa) e di una temperatura interna uniforme  di (37,  o 37,5  C°  circa),  la costanza di alcuni soluti nelle cellule, nei tessuti interstiziali,  nel plasma,  ecc.  Questo processo di autoregolazione, è caratteristico per altro di tutti gli esseri sani,  organizzati in qualità di esseri viventi. La percentuale di acqua nel nostro organismo è del 65-70% circa,  questo significa che in un adulto del peso di 70 kg  ve ne sono circa 45 litri,  30 dei quali si trovano nel protoplasma cellulare,  15 sono extracellulari;  3,5 appartengono al plasma sanguigno,  altri 12 ai fluidi interstiziali.  Normalmente questa quantità di acqua e questi rapporti subiscono poche variazioni,  anche se in un adulto vengono secreti  circa 8 litri di succhi digestivi,  vanno perduti circa 200 cc. di acqua con la sudorazione, altri 400 cc. con l’evaporazione diretta attraverso i tegumenti,  400 cc.  con la respirazione e 1500 cc con le urine.  Il tubo digerente assorbe quasi completamente l’acqua dei succhi digestivi,  però le altre perdite vengono compensate dall’acqua derivante dalle ossidazioni cellulari,  da quella contenuta nei vari alimenti solidi ed eventualmente dall’introduzione di bevande.  Continua.

10/02/2022

Al controllo dell’equilibrio provvede soprattutto il rene,  che,  regolato dall’ippotalamo attraverso l’ormone antidiuretico dell’ipofisi e l’aldosterone,  può variare la quantità delle urine emesse e la concentrazione dei sali eliminati così da mantenere costante la pressione osmotica dei  fluidi organici.  L’altro fattore essenziale per il controllo idrosalino è l’introduzione dei liquidi e trova la sua regolazione naturale nel senso di sete che si sviluppa quando i fluidi organici tendono a concentrarsi.  (Non bisognerebbe mai arrivare a questo,  ma si dovrebbe introdurre liquidi in maniera costante) Al mantenimento del pH,  e cioè dell’equilibrio acido-base,  provvedono:  l’apparato respiratorio che può aumentare o diminuire l’eliminazione dell’anidride carbonica regolando la ventilazione;  il sangue con i sistemi tampone dei bicarbonati e dei fosfati;  il rene che può scambiare le basi dei sistemi tampone con ioni H e con l’ammmoniaca.  La fonte principale del calore per l’organismo è data dall’attività del tessuto muscolare che trasforma in energia termica circa l’80% dell’energia chimica consumata nella contrazione. Il sangue provvede alle diffusioni del calore negli altri organi e tessuti.  Se la temperatura interna tende ad aumentare si mette in moto una serie di riflessi che provocano un aumento della dispersione del calore:  vasodilatazione cutanea, secrezione di sudore,  l’evaporazione del quale assorbe energia ,  sensazione di dover diminuire l’attività muscolare e l’introduzione di alimenti.  Quando la temperatura interna tende a diminuire allora avviene il contrario. Ai limiti dei processi omeostatici c’è poi il continuo ricambio cui sono soggetti i componenti del nostro organismo.  Le cellule infatti,  si rinnovano senza sosta e anche se alcuni tipi cellulari,  come i neuroni e le fibrocellule muscolari,  o alcune strutture come le ossa sembrano rimanere costanti ed immutate,  le molecole e gli atomi che li costituiscono vengono continuamente rimossi e sostituiti,  tranne che nella vecchiaia.  Per alcuni tessuti il ricambio è sostenuto da una continua distruzione e da un altrettanto continua proliferazione di nuovi elementi cellulari.  Valgono per tutti gli esempi della cute e quello delle cellule  del sangue e per dare una misura dell’entità del fenomeno,  basta ricordare che nell’uomo vengono distrutti ogni secondo 10.000.000 di globuli rossi ed altrettanti ne vengono generati.  Gli organi e gli apparati sono interdipendenti nelle loro funzioni e quante informazioni debbano essere scambiate ad ogni istante per la conservazione dell’equilibrio generale.  Continua.

11/02/2022

L’apparato delle comunicazioni,  segue nel nostro organismo tre modelli fondamentali: il sistema nervoso,  il sistema umorale,   e il sistema endocrino.  Del sistema nervoso mi riferisco soprattutto alla sezione vegetativa,  quella che innerva i visceri.  Vi si riconoscono plessi quasi indipendenti  che regolano la motilità e le secrezioni del canale digerente,  e altri plessi più direttamente collegati con i centri,  capaci di inibire o stimolare la secrezione di una ghiandola,  l’attività cardiaca,  la respirazione,  ecc.  La regolazione di queste funzioni ha luogo attraverso un’attività riflessa in cui gli stimoli periferici partono dagli stessi visceri e vengono interpretati nei centri neurovegetativi a volte con la partecipazione o l’influenza diretta del sistema nervoso centrale.;  la risposta motoria risulta coordinata alle necessità dell’organismo intero.  Per esempio:  è sufficiente che il bolo alimentare penetri nell’esofago per eccitare quei movimenti peristaltici che ne provocano la progressione e al contempo determinano l’apertura del cardias così che il cibo possa cadere nello stomaco.  L’insieme di questi movimenti è governato dai plessi neurovegetativi presenti nelle pareti dell’esofago.  La caduta della pressione arteriosa rallenta la stimolazione dei barocettori del seno carotideo e dell’arco aortico,  la dimminuzione dell’ossigeno o l’aumento dell’anidride carbonica nel sangue stimolano i chemiocettori del glomo carotideo e di quello aortico, ne deriva in entrambi i casi una stimolazione del centro vasomotore bulbare che invia impulsi alla midollare surrenale per una maggiore secrezione di adrenalina;  il risultato finale è una vascolarizzazione periferica con aumento della pressione arteriosa.  Un altro esempio chiama in causa la regolazione umorale e i rapporti tra i vari meccanismi di comunicazione che ho citato,  dato che la midollare surrenale fa parte del sistema delle ghiandole endocrine.  Su queste ultime vale la pena di accennare ancora per ricordare di ciò che ho già accennato.  Si tratta di organi che secernano particolari sostanze,  gli ormoni, riversandole direttamente nel torrente circolatorio. In ordine a questa attività presentano solitamente una struttura a cordoni pieni o ad acini chiusi,  tra i quali scorre il sangue in capillari sinusoidali.  La parete del capillare,  segue la morfologia dell’epitelio secernente  accollandosi alle sue cellule,  in modo che il prodotto della secrezione possa passare rapidamente in circolo. Gli ormoni sono attivi in quantità piccolissime,  agiscono sulla proliferazione,  sulla differenziazione e sulla funzione delle cellule semplicemente dirigendone le potenzialità,  senza entrare direttamente nell’elaborazione dell’informazione,  né apportando energia.  Sono di natura ormonale,  agiscono a distanza trasportati dal sangue,  non solo i prodotti delle ghiandole endocrine,  ma anche la sostanza,  ad esempio,  che viene elaborata dalla mucosa duodenale ed eccita la contrazione della colecisti ;  sono ormonali anche i prodotti che si generano nella distruzione o nell’irritazione delle cellule e producono vasodilatazione,  leucotasi,  attivazione dei processi riparativi ecc.  Elena  L.  (Dalle mie ricerche di medicina).

12/02/2022

Mi parli delle difese come le descrivi tu?  Mi servirebbero per la settimana prossima.  Grazie!  Marco di Patty

In psicologia la difesa è la modalità in cui ogni persona cerca di proteggere il proprio Io in tutte le forme e le circostanze  che vengono vissute nella maniera ansiosa e spiacevole.  I meccanismi di difesa vengono considerati i più importanti strumenti nell’adattamento dell’individuo all’ambiente.  A esso vengono riconosciuta una notevole importanza  anche per la strutturazione della personalità dell’individuo,  per la formazione degli atteggiamenti,  e tutto ciò che ne consegue.  Questi meccanismi di difesa  vengono chiamati:  razionalizzazione,  proiezione,  sublimazione,  rimozione ecc.

Nel corpo ,  i tessuti che ci delimitano rappresentano una anche la nostra prima difesa:  la cute, e il tessuto sottocutaneo sono impermeabili all’acqua e proteggono dai raggi solari,  costituiscono un discreto isolamento termico,  formando una barriera per quasi tutti i microrganismi  e sono la sede del tatto,  uno degli apparati che con l’ambiente ci mette in comunicazione.  Un altro gruppo di difese è rappresentato dai processi infiammatori,  e da quelli immunitari,  intimamente correlati nella genesi e per i tessuti che vi partecipano.  Ogni volta un corpo estaneo,  vivente,  tossico o inerte che sia,  riesce ad entrare nel nostro organismo,  provocando localmente una reazione infiammatoria e cioè vasodilatazione,  afflusso di sangue,  fuoriuscita di leucociti dai capillari e attivazione delle cellule del reticolo endotelio,  tutti elementi che cercano di sciogliere con particolari enzimi o di fagocitare la sostanza estranea.  In alcuni casi la natura di quest’ultima è tale che la reazione diventa generale,  tutto l’organismo vi partecipa  ed è allora che compare la febbre.  L’infiammazione locale può portare alla distruzione dell’intruso,  ma se questo non è possibile le cellule affluite per combatterlo si modificano fino ad avvolgerlo in una specie di capsula che lo rende innocuo.  Se invece la lotta si prolunga  un gran numero di cellule viene distrutto e forma insieme ai tessuti lesi dall’agente estraneo quel fluido denso e giallastro che chiamano pus.;  insieme a d esso, dell’agente infettante può riportare la situazione alla normalità,  alla guarigione.

Quando la sostanza che è penetrata nel nostro organismo è di natura proteica,  e ricordiamo per inciso che tutti i batteri sono  formati anche da proteine,  il tessuto reticolo-endoteliale,  le plasmacellule e i linfociti in particolare, producono delle glubuline capaci di legarsi specificamente alla sostanza introdotta,  annullandone le eventuali proprietà tossiche e facilitandone la distruzione da parte delle altre difese organiche.  Questo tipo di difesa specifico si chiama immunità;  gran parte degli anticorpi,  rappresentati dalle globuline immunitarie,  circolano col plasma,  condizionando così una pronta difesa nel caso di un nuovo contatto con la sostanza che ne ha evocato la produzione.  Tra i processi difensivi si possono enumerare anche quella della coagulazione e quelli riparativi  o cicatriziali.  M olti tessuti sono capaci di sostituire o rinnovare le parti lese con la proliferazione dei propri elementi cellulari:  l’osso fratturato riunisce i frammenticon il tessuto osseo neoformato,  l’epitelio cutaneosi riproduce facilmente, anche il fegato è capace di riformare le proprie strutture.  Se la perdita di sostanza è molto vasta,  però o si tratta di tessuti incapaci di riprodursi,  come quello nervoso e quello muscolare,  le cellule distrutte vengono sostituite dal tessuto connettivo fibroso che poi porterà alla formazione della cicatrice.  Elena  L.

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOUNDICESIMA PARTE

01/02/2022

CONTINUA  DALL’ARTICOLO   “RISPOSTE AI LETTORI

QUARANTADUE CENTODECIMA PARTE”

Il sangue e le sue funzioni

Giardino d’inverno

Il colore rosso del sangue è determinato dall’emoglobina contenuta negli eritrociti.  Il contenuto di emoglobina in ciascun eritrocito è definito da un parametro caratteristico,  detto valore globulare.  Gli eritrociti concludono il loro ciclo vitale in 120 giorni ca. ;  essendo privi di nucleo,  essi non hanno la capacità di moltiplicarsi.  La loro distruzione (eritrocateresi) avviene per fagocitosi ad opera di cellule del sistema reticolo-istiocitario,  specialmente a livello della milza.  I leucociti hanno l’importante funzione di provvedere alle difese dell’organismo contro gli agenti patogeni che,  per qualsiasi causa,  penetrano nel circolo sanguigno o si insediano nei tessuti a livello cellulare. Tale  funzione è svolta soprattutto dai granulociti:  i granulociti neutrofili hanno la capacità di uscire dai vasi sanguigni per portarsi nel territorio dove è in corso un processo infettivo.  A tale livello essi attuano la fagocitosi delle particelle batteriche,  che vengono poi distrutte dalla digestione a opera di particolari enzimi endocellulari ( catepsine).  La mobilità dei granulociti si deve in parte ai loro movimenti ameboidi,  in parte a forze attrattive di natura chimica che spingono tali cellule verso il territorio dell’infezione  (chemiotassi).  A differenza dei neutrofili,  i granulociti eosinofili hanno scarsa mobilità e modesta attività fagocitaria.  In essi sono presenti enzimi che intervengono nei processi immunitari, in particolare nella distruzione dei complessi antigene- anticorpo.  I granulociti basofili interverrebbero nei processi dell’emostasi,  contenendo nelle loro granulazioni forti quantità di eparina.  I linfociti svolgono un ruolo di grande importanza nei processi immunitari, essendo sede di sintesi delle globuline anticorpali.  I monociti svolgono un’intensa immunità fagocitaria e quindi svolgono anch’essi una funzione di difesa antinfettiva.  Le piastrine si formano nel midollo osseo dal disfacimento dei dei megacariociti;   svolgono l’importante funzione di favorire la coagulazione del sangue.  Esse infatti si portano nel punto di lesione dei vasi,  dove si agglutinano e liberano fattori che concorrono alla formazione della tromboplastina.   Quest’ultima agisce,  unitamente alla protrombina,  per appunto formare la trombina:  la formazione di questa sostanza,  indispensabile per far trasformare il fibrinogeno in fibrina,  che avviene però soltanto in presenza di ioni Ca++.   continua con i gruppi sanguigni: come e perché.

I GRUPPI SANGUIGNI

Molti di noi sanno che il sangue dei diversi individui può essere suddiviso in gruppi,  in base alla presenza  o meno sulla superficie dei globuli rossi di particolari complessi molecolari,  con caratteristiche di antigeni.  I sistemi antigenici più importanti secondo cui si può giungere alla suddivisione in gruppi,  sono il sistema  ABO e il sistema Rh.  La denominazione ABO deriva dal nome degli antigeni che con la loro presenza (gruppi A,  B,  AB) o con la loro assenza (gruppo 0)  determinano quattro diversi gruppi.  Il sistema Rh prende invece  in considerazione il fattore Rh:  nell’ 87% circa degli individui è presente l’antigene Rh,  per cui questi soggetti vengono  definiti Rh+,  mentre quelli in cui tale antigene è assente vengono definiti  Rh-.  Per quanto riguarda il sistema ABO, nel sangue sono presenti sia gli antigeni eritrocitari,  sia gli anticorpi plasmatici, quindi, negli individui di gruppo A il plasma contiene l’anticorpo (agglutinina) anti-B e i globuli rossi L’antigene (agglutinogeno) A.  Negli individui di gruppo B il plasma contiene l’agglutinina anti-A e i globuli rossi l’agglutinogeno B.  Negli individui di gruppo AB il plasma non contiene nessuna agglutinina e i globuli rossi contengono ambedue gli agglutinogeni A e B.  Infine negli individui di gruppo O il plasma contiene ambedue le agglutinine anti-A e anti-B,  mentre i globuli rossi non contengono alcun agglutinogeno.  I gruppi sanguigni  prendono dunque il nome dagli agglutinogeni presenti nei globuli rossi;  nel sangue di ciascuno individuo non sono mai presenti l’antigene (agglutinogeno)  e l’anticorpo agglutinina) corrispondenti,  mentre è sempre presente invece  l’agglutinina dell’agglutinogeno mancante.  I caratteri che definiscono l’appartenenza di un individuo a un gruppo sanguigno si trasmettono secondo le leggi dell’ereditarietà.  Continua…

03/02/2022

Nell’ambito del sistema ABO l’appartenenza a un determinato gruppo è definita da geni aventi carattere di dominanza.  Così ad esempio,  se uno dei genitori è del gruppo A e l’altro di gruppo O,  il figlio potrà essere di gruppo O o di gruppo A;  oppure ancora,  se uno dei genitori è del gruppo AB e l’altro di gruppo A il figlio potrà essere di gruppo AB,  A,  o AB e così via. Oltre ai due sistemi ABO e Rh,  ne esistono altri,  come per es.  quello MN,  per cui si possono avere tre gruppi: M,  N,  MN.  Questi gruppi non hanno grande importanza pratica.  Da quanto detto risulta chiaro che prima di effettuare una trasfusione di sangue è necessario accertare la compatibilità tra il sangue del ricevente e quello del donatore.  Da sempre gli incidenti trasfusionali sono dovuti all’incompatibilità di gruppo. La trasfusione di sangue tra soggetti che appartengono allo stesso gruppo è sicuramente priva di inconvenienti;  invece ,  in caso di incompatibilità, i globuli rossi del donatore vengono agglutinati dalle agglutinine anticorpali presenti nel sangue del ricevente:  si formano ammassi coerenti che determinano l’ostruzione dei vasi sanguigni  (embolia) e alterazioni circolatorie in organi vitali,  fino al collasso e alla morte.  Inoltre,  in caso di agglutinazione,  i globuli rossi vengono distrutti massivamente;  la grande quantità di emoglobina che da essi si libera tende a precipitare sotto forma di cristalli nei tubuli renali,  provocando insufficienza renale,  anuria e quindi la morte.  Grande attenzione deve essere posta nella pratica trasfusionale al gruppo Rh.  Un individuo Rh¨  ,  trasfuso con sangue Rh+,  viene sensibilizzato e quindi produce anticorpi anti-Rh che possono provocare agglutinazione degli eritrociti in seguito a una seconda trasfusione di sangue Rh+.   Va infine rilevato che l’importanza dei gruppi sanguigni,  oltre che nella pratica trasfusionale,  è notevole anche in campo medico-legale,  perché rappresenta un utile elemento di identificazione personale consentendo di accertare la non paternità.  Elena  Lasagna

05/02/2022

È vero che le ghiandole sudoripare e altri annessi cutanei si possono ammalare di infezioni?  Grazie  Marco di Patty.

Sì,  il dottor Robert dice di sì.   Questa flogosi è determinata da infezione stafilococcica che interessa appunto le ghiandole sudoripare e gli annessi cutanei.  L’infezione interessa elettivamente le ghiandole sudoripare apocrine (ascelle,  perineo,  inguine,  ecc. )  con aspetto foruncoloide – ascessuale,  più frequente durante le stagioni calde.  Il sesso femminile risulta più colpito per l’uso di creme depilatorie e altri prodotti non sempre adeguati al tipo di pelle di ciascun individuo.  Si manifesta con un nodulo di forma sferica,  sottocutaneo,  ma aderente alla cute,  libero sui piani profondi,  dolente;  a volte si risolve spontaneamente.  Spesso diventa molle e dolente,  anzi molto doloroso con arrossamento della pelle a fluttuazione e finisce con l’ulcerarsi al centro:  dove ne fuoriesce pus denso,  senza cencio  (stato di debolezza fisica e psicologica).  Oltre alla forma descritta degli adulti è frequente anche l’infezione infantile che si localizza di solito con ascessi plurimi al capillizio dei lattanti.  Elena  L.

07/02/2022

Secondo te che cosa dobbiamo aspettarci dalle radiazioni?  Marco di Patty.

Tutte le radiazioni hanno effetto su tutta la materia,  sia organica che inorganica,  in rapporto alla natura e alla lunghezza d’onda della radiazione,  perché la materia assorbe,  trasmette,  riflette più o meno intensamente ogni radiazione.  Diciamo che i materiali biologici sono i più sensibili e l’effetto può variare da semplici alterazioni superficiali,  ad alterazioni patologiche.  Tali effetti si verificano non solo con le radiazioni degli infrarossi ma anche con periodi più o meno lunghi di esposizione ad altri tipi di radiazioni.  In particolare le radiazioni elettromagnetiche:  campi di microonde emesse da installazioni radar,  possono provocare danneggiamento termico di tessuti sensibili come la retina dell’occhio;  sensibilmente radiazioni luminose  ecc. e anche le radiazioni ionizzanti.  Campi intensi di microonde possono provocare  alterazioni della popolazione cellulare del sangue.  In pratica gli effetti delle radiazioni sull’organismo dipendono da quattro fattori fondamentali:  la qualità e la dose della radiazione,  in rapporto al tempo di esposizione;  la modalità dell’irradiazione interna o esterna;  il carattere acuto o cronico dell’esposizione;  la sensibilità specifica dei tessuti.  Particolarmente sensibili agli effetti delle radiazioni sono i nuclei delle cellule:  le radiazioni indotte nei cromosomi portano durante la riproduzione sessuale,  a profonde trasformazioni delle cellule figlie;  quando vengono colpitecellule riprodutrici si può giungere a una vera e propria mutazione. L’azione delle radiazioni sui cromosomi e geni non si rivela però sempre nociva:  la microbiologia infatti sfrutta, le mutazioni radioindotte per ottenere nuove forme viventi di grande utilità per il genere umano.  come ad esempio nuovi ceppi di muffe per la riproduzione di nuovi antibiotici.  Nell’uomo in genere ,  i danni più gravi si riscontrano nei tessuti emopoietici.  L’irradiazione del timo delle linfoghiandole, della milza,  e del midollo osseo,  porta a una rapida distruzione delle cellule emopoietiche,  con la relativa scomparsa di linfociti,  granulociti,  emazie e piastrine del sangue.  Anche l’apparato digerente è altrettanto sensibile,  come lo è l’apparato genitale,  dove le radiazioni provocano  la riduzione del volume testicolare,  ecc.  e la cute,  che in base alle dosi può presentare arrossamenti,  dermatiti,  ulcerazioni,  adiodermiti croniche.  Per ciò che riguarda il sistema nervoso periferico si è sempre ritenuto che eventuali disturbi fossero conseguenza di alterazioni metaboliche,  ma l’elettrofisiologia invece ha scoperto che anche le cellule nervose sono sensibili alle radiazioni anche a dosi relativamente piccole.  Anche a distanza di molti anni,   possono comparire malattie e fenomeni correlati con l’effetto delle radiazioni sul patrimonio genetico dell’individuo esposto o dei suoi discendenti.  Anche l’esposizione ripetuta a piccole dosi di radiazioni ionizzanti può turbare gravemente i sistemi dell’informazione ereditaria delle cellule  riprodutrici e di quelle somatiche ad alto ritmo riproduttivo,  con conseguenze diverse.  Elena  L.

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTODECIMA PARTE

26/01/2022

 

 

 

IL TIMO

 

Il timo è una grossa ghiandola situata nel torace,  è un organo bilobato nel mediastino anteriore. Di notevoli dimensioni nell’infanzia fino alla pubertà,  poi entra in involuzione e si atrofizza progressivamente,  perdendo la capacità di elaborare linfociti che in origine è più accentuata degli altri organi linfopoietici    Ha una struttura tipicamente linfoide:  infatti tra le maglie dello stroma ghiandolare,  tra cellule epiteliali che originano embriologicamente dall’endoderma faringeo,  si trovano numerose cellule di tipo linfatico,  alle quali è riconosciuto un importante ruolo nella funzione immunitaria.  Al timo a più riprese ad esso è stata attribuita un’attività endocrina.  Si è supposto che svolga una funzione regolatrice sulla crescita,  sullo sviluppo e sulla calcificazione dello scheletro, e una attività inibitrice della maturazione sessuale.  La  struttura del timo presenta una parte corticale costituita da tessuto linfoide e una parte midollare contenete linfociti e grappoli di cellule situati in un reticolo (corpuscoli di Hassall).  Ho accennato che il timo è essenzialmente un organo linfoide.  Sotto la sua influenza in epoca infantile si formano le cellule responsabili della produzione degli anticorpi che intervengono nelle reazioni di rigetto di tessuti omologhi trapiantati e delle reazioni di ipersensibilità ritardata.  Ancora oggi si pensa che la funzione del timo si svolga attraverso un ormone;  questo agirebbe sulle cellule degli organi linfoidi trasformandoli in linfociti immunocompetenti,  cioè in strutture capaci di formare anticorpi contro proteine estranee. Il timo sembra essere implicato nella patogenesi delle malattie autoimmunitarie,  come l’ertrite reumatoide,  il lupus eritematoso disseminato,  in cui si osservano reazioni di ipersensibilità nei componenti dello stesso organismo.  Elena  L.

 

28/01/2022

 

IL SANGUE E LE SUE FUNZIONI

 

Il sangue è un particolare tessuto che circola dentro i vasi sanguigni,  rappresenta il fattore più importante di uniformità dell’ambiente interno dell’organismo.  Il sangue consta di una funzione liquida detta plasma,  che rappresenta la trama intercellulare,  e di una frazione corpuscolata,  la quale comprende diverse serie di cellule distinguibili,  in base ai caratteri morfologici specifici,  in eritrociti  (globuli rossi)  piastrine e leucociti  (o globuli bianchi). Questi ultimi non rappresentano una classe omogenea di cellule,  poiché comprendono linfociti,  monociti,  e granulociti polimorfonucleati;  i granulociti si differenziano,  a loro volta,  in neutrofili,  basofili ed eosinofili.  I leucociti hanno l’aspetto di masse medie gelatinose del diametro di pochi micron;  sono dotati di nucleo e provvisti di pseudopodi che ne facilitano i movimenti.  Il loro numero varia da 5000 a 9000 per mm³ in funzione dell’età,  dello stato fisiologico e delle eventuali condizioni patologiche dell’individuo.  Il numero dei leucociti dei diversi tipi,  espresso come percentuale del numero totale,  costituisce la formula leucocitaria.  le piastrine si trovano nel sangue circolante in numero di 200.000 ÷ 300 000 per mm³ ;  hanno un diametro di 2-3 μ e presentano una parte centrale colorabile (cromomero)  circondata da una parte chiara,  trasparente,  detta ialomero.  Nell’individuo adulto la massa sanguigna totale è ca.  5 1,  corrispondendo in misura  approssimativa,  1/12 del peso corporeo.  Il rapporto tra la componente corpuscolata e quella plasmatica viene definito ”  valore ematocrito”;  in condizioni normali esso è costante e corrisponde al 45%  per gli elementi corpuscolati e al 55% per il plasma.  Gli elementi corpuscolati,  infatti,  mantengono costante sia la forma e la struttura sia il loro numero,  ciò che porta a conservare inalterato il valore ematocrito  (omeocitostasi).

Il plasma è essenzialmente una soluzione salina,  contenete sali di metalli alcalini  (sodio e potassio)  e alcalinoterrosi  (calcio  magnesio);  tra questi sali il è più importante è il cloruro di sodio che vi è contenuto nella quantità di 9 g per litro.  Nel plasma insieme ai sali troviamo delle proteine plasmatiche,  che vengono raggruppate in diverse frazioni, aventi natura chimica e funzione molto diversa,  quale per esempio,  quella di anticorpi difensivi  (gammaglobuline) o quella di legare grassi  (lipoproteine),  ecc. Una di queste frazioni il “fibrinogeno” è particolarmente interessante,  perché conferisce al sangue una proprietà essenziale,  quella di coagulare,  cioè di trasformarsi da sostanza liquida in sostanza solida.  La coagulazione del sangue impedisce il dissanguamento che deriverebbe da lesioni,  anche piccole,  dei vasi sanguigni.  Certi uomini essendo affetti da una malattia ereditaria,  “l’emofilia”  hanno il sangue incoagulabile,  vivono perciò in costante pericolo di dissanguamento.  La coagulazione del sangue è dovuta,  essenzialmente alla coagulazione di uno dei componenti proteici del plasma,  il fibrinogeno.   Questa proteina è normalmente allo stato disperso ma, quando il sangue viene a contatto con una superficie diversa dal rivestimento interno dei vasi,  essa si rapprende formando fibrille che si intrecciano in una rete ,  la “fibrina” ,  che racchiude nelle sue maglie il siero  (plasma privo di fibrinogeno)  e le cellule ematiche;  l’insieme forma il coagulo di sangue.   Continua…

 

29/01/2022

 

In un tempo successivo la rete di fibrina si contrae ed espelle dalle sue maglie il siero,  mentre vi rimangono ancora incorporati i globuli rossi ed i globuli bianchi.  Questa trasformazione del fibrinogeno dallo stato disperso allo stato di rete solida è dovuto ad una trasformazione chimica irreversibile;  infatti nella rete non troviamo più ò a proteina  fibrinogeno,  ma un’altra proteina,  a fibrina,  derivata dalla prima per parziale idrolisi.  Questa scissione proteica è opera di un enzima,  la trombina,  che si trova nel sangue nello stato inattivo,  come protrombrina,  e che,  in presenza di calcio,  viene attivata da una chinasi che si libera dalle piastrine.  Le piastrine non sono veri elementi cellulari,  come i globuli rossi e i globuli bianchi,  ma frammenti di cellule.  Esse sono molto fragili e a contatto con una superficie ruvida,  diversa dal rivestimento endoteliale vasale,  si disgregano,  liberando la chinasi e dando origine,  in tal modo,  al processo della coagulazione.  Nell’emofilia,  la protrombina si attira molto più lentamente che di norma, mancando nel plasma un altro fattore,  il fattore Vlll, cosicché il tempo di coagulazione è pericolosamente prolungato.

 

La funzione fondamentale del sangue è quella di assicurare le connessioni metaboliche tra i vari organi α,e tessuti dell’organismo,  conferendo così a quest’ultimo un aspetto unitario sotto il profilo biochimico.  Continua.

30/01/2022

 

Più precisamente,  il sangue svolge una funzione di trasporto delle sostanze nutritive e dei metaboliti,  tra questi comprendono  i gas respiratori:  ossigeno e anidride carbonica,  il cui trasporto costituisce la cosiddetta fase ematica della respirazione.  Attraverso il sangue vengono anche veicolati gli ormoni, le vitamine,  gli enzimi e alcune frazioni proteiche aventi,  nel medesimo tempo,  attività regolatrice e di difesa.  Nel plasma sono contenute numerose sostanze allo stato di soluzione;  fra queste figurano il cloruro di sodio,  che conferisce al sangue gran parte della sua pressione osmotica,  e il bicarbonato di sodio, che rappresenta una delle forme di trasporto ematico dell’anidride carbonica.  Una seconda importante funzione del bicarbonato è quella di mantenere entro i limiti fisiologici le variazioni del pH del sangue.  Analogo potere tampone hanno i fosfati,  nella duplice forma di fosfati monobasici e bibasici.  Le proteine sono contenute nel plasma in concentrazioni comprese tra 6,5  e 8%.  Con le tecniche più progredite di separazione (elettroforesi) si è  riusciti a distinguere fino a  30 frazioni proteiche plasmatiche.  La proteina a maggiore velocità di migrazione è l’albumina,  contenuta nel plasma nella percentuale di 4,5%.  Seguono le globuline, contenute nella percentuale di 2’5%,  distinguibili a loro volta in tre frazioni principali,  α,  β,  ϒ,  che a un esame elettroforetico approfondito possono venire ulteriormente classificate in varie frazioni α¹,  α²,  α³,  β¹,  β²,  ϒ¹,  ϒ².  Vi è infine il fibrinogeno,  frazione compresa tra le β e le ϒ globuline.  Ciascuna cellula dell’organismo può contribuire alla sintesi  delle proteine plasmatiche;  esistono strutture specificamente preposte a tale funzione,  in particolare il fegato e le cellule del sistema reticolo-endoteliale.  Continua.

 

31/01/2022

 

Le Globuline rappresentano gli anticorpi naturali e acquisiti dall’organismo,  svolgono un’importantissima funzione immunitaria,  vengono elaborate in gran parte dalle plasmacellule.  Va comunque sottolineato che le proteine plasmatiche rappresentano un sistema in equilibrio con la cosiddetta “frazione labile”  delle proteine tessutali potendo reversibilmente scambiarsi con queste.  Un’altra funzione delle proteine plasmatiche è quella di concorrere a determinare la pressione osmotica del plasma.  Ciò ha implicazioni importanti per quello che riguarda gli scambi idrici del plasma e liquido interstiziale. Nel determinare la pressione osmotica del sangue,  le albumine hanno più importanza delle globuline.  Pertanto,  là dove il contenuto totale di proteine plasmatiche risulti invariato, ma il rapporto albumine  globuline diminuito,  si avrà la diminuzione della pressione osmotica del plasma;  tale circostanza,  al pari della diminuzione generalizzata delle proteine plasmatiche,  è una delle cause determinanti l’edema tessutale,  cioè l’accumulo di liquidi nello spazio intercellulare.  Il processo di produzione della componente corpuscolata,  cioè delle cellule del sangue (emopoiesi),  si svolge,  durante i primi anni di vita,  nel midollo rosso delle diafisidelle ossa lunghe per lcalizzarsi poi,  in età adulta,  nel midollo delle ossa cortee piatte  (vertebre,  sterno,  bacino,  costole,  cranio,  ecc.);  l’insieme degli organi e dei tessuti in cui avviene la produzione degli elementi corpuscolati del sangue è detto sistema “emopoietico”.  Tutte le cellule del sangue  deriverebbero da un’unica cellula progenitrice indifferenziata,  l’emoblasto,  il quale darebbe vita ai vari elementi maturi attraverso diversi stadi di sviluppo e di differenziazione.  Tuttavia,  si sa che la percentuale di monociti e linfociti derivanti dal midollo osseo è assai modesta dato che l’origine specifica di queste cellule è a livello dei tessuti linfatici,  quali i linfonodi e la milza.   L’ultima parte sarà nel prossimo capitolo:  Risposte ai lettori quarantadue centoundicesima parte.  Elena  L.

 

 

 

 

 

 

 

 

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTONOVESIMA PARTE

21/01/2022

 

 

 

 

LA TIROIDE :  è situata nella base del collo ,  sotto la laringe (pomo d’Adamo), è formata da due grossi lobi uniti dall’itsmo,  stretto ponte di tessuto tiroideo,  dalla parte mediana dal quale si può elevare un sottile lobo intermedio. Il suo peso è di circa 20-30 g.  Come ho già accennato,  la tiroide ha struttura follicolare e le pareti dei follicoli sono formate,  nell’adulto,  di un solo strato di cellule cubiche o appiattite a seconda della quantità di sostanza colloide che si trova dentro il follicolo.  La colloide,  così chiamata per la sua sostanza gelatinosa,  contiene la tiroxina,  ormone tiroideo ricco di iodio.  Il prodotto dell’attività secretoria delle cellule tiroidee che prima viene versato e depositato dentro il follicolo,  deve poi attraversare l’epitelio,  portandosi verso l’esterno per essere immesso nei capillari sinusoidi che come una rete avvolgono i follicoli.  Nelle cellule tiroidee sono stati riconosciuti diversi stati di attività,  corrispondenti a richieste funzionali varie.  La tiroide è uno degli organi più abbondantemente vascolarizzati.  Essa secerne due tipi di ormoni :  la tirocalcitonina,  polipeptide secreto dalle cellule follicolari che controlla la calcemia e le iodotironine,  amminoacidi prodotti dalle cellule dei  follicoli, i cui effetti sono rivolti essenzialmente al controllo del metabolismo.  Il nucleo delle iodotironine è costituito dalla forma levogira della tironina alla quale possono legarsi due atomi di iodio  (3,3 -diiodotironina)  ,  oppure (3,5,3) -(triiodotironina) o quattro(3,5,4,5- tetraiodotironina o tiroxina.  Solo le due ultime iodotironine (T, e T 4 ) sono attive dal punto di vista fisiologico e rappresentano i veri ormoni tiroidei.  Continua…

 

22/01/2022

 

Nel sangue la tiroxina si trova per lo più legata a proteine, nella concentrazione di mcg/100 ml. Solo la quota libera circolante,  pari a 0,o04 mcg/100 ml,  esercita l’azione fisiologica.  La T³ è più attiva della tiroxina,  rispetto alla quale è meno legata alle proteine plasmatiche.  Gli effetti fisiologici degli ormoni tiroidei sono rivolti essenzialmente al controllo del metabolismo.  Le iodotironine aumentano il consumo di ossigeno in tutti i tessuti metabolicamente attivi e aumentano la produzione di calore.  Tale effetto inizia dopo parecchie ore dalla somministrazione,  diventa massimo dopo cinque- sei giorni per poi scomparire lentamente.  Gli ormoni tiroidei aumentano la glicogenolisi, aumentano l’assorbimento del glucosio da parte dell’intestino e diminuiscono la produzione di insulina,  provocando di conseguenza iperglicemia,  con curva da carico di glucosio di tipo diabetico.  L’azione sul metabolismo lipidico consiste essenzialmente nella diminuzione della colesterolemia determinata dall’aumento dell’eliminazione biliare del colesterolo.  Piccole dosi di ormoni tiroidei,  in sinergismo con l’ormone somatotropo attivano l’anabolismo proteico;  per contro dosi elevate lo accelerano negativizzando il bilancio dell’azoto.  Nell’ipertiroidismoil bilancio azotato è positivo,  l’ eccesso di proteine tende ad accumularsi nei liquidi interstiziali provocando il mixedema.  La tiroxina esercita effetti stimolanti sul cuore:  aumenta la frequenza cardiaca e la gittata sistolica,  come l’eccitabilità del miocardio e la velocità di circolo.  L’ormone stimola inoltre l’accrescimento scheletrico,  la maturazione sessuale e lo sviluppo psichico.  la secrezione tiroidea è regolata dalla tireotropina dell’ipofisi.   L’ipofisectomia provoca atrofia e ipofunzione della tiroide, mentre la somministrazione di di estratti ipofisari esalta la captazione dello iodio e la secrezione ormonale.

 Elena  L.  Diciamo che così può bastare,  altrimenti ti annoierai, ma più stringato di così non te lo farei mai,  perché le cose si devono sapere perfettamente.

 

Le ghiandole paratiroidi:

sono 4 piccoli corpi di forma rotondeggiante,  situati sulla faccia posteriore della tiroide,  racchiusi dentro la capsula connettivale della tiroide.  La loro struttura è fatta a cordone,  a file di cellule compatte,  dentro una fitta trama di connettivo e di sinusoidi.   Sono due superiori o interne, e due inferiori o esterne posti sulla faccia posteriore dei lobi laterali tiroidei,  tra i rami dell’arteria tiroidea inferiore. Vi si distinguono cellule principali,  o cromofobe,  con citoplasma omogeneo e cellule cromofile (acidofile) ricche di granuli.  Alcuni individui possono ritrovarsi altre  ghiandole paratiroidee dette: “paratiroidi ectopiche situate in altre parti del colo o nel mediastino,  mentre ammassi di tessuto analogo a quello proprio delle paratiroidi possono trovarsi anche nello spessore di altri organi come ad esempio il timo.  La funzione delle paratiroidi è quella di secernere un ormone detto: “paratiroideo o paratormone” ,  che è il principale regolatore del livello ematico del calcio e interferisce quindi in molti processi biochimici generali dell’ organismo.  La disfunzione dell’attività paratiroidea può provocare tetania  (in caso di ipoparatiroidismo)  quindi atonia muscolare,  calcolosi renale,  alterazioni ossee,  ecc.

Perché è così importante il paratormone?   Perché il suo ruolo fisiologico è strettamente legato al metabolismo del calcio.  Continua…

24/01/2022

 

Questo ormone favorisce l’assorbimento del calcio introdotto con gli alimenti,  collaborando in questo con la vitamina D,  riduce l’ escrezione renale del calcio e aumenta la mobilizzazione a livello delle ossa.   Attraverso questi effetti il paratormone regola l’eccitabilità nervosa,  controlla i processi della coagulazione e i processi contrattili a livello della muscolatura scheletrica e cardiaca,  infine determina il tenore calcico della parte minerale delle ossa. In casi di deficienza di paratormone,  che di solito si verificano nel corso di processi tumorali a carico delle paratiroidi o in seguito all’esporazione chirurgica di queste ghiandole,  si instaura una grave ipocalcemia,  con convulsioni che potrebbero portare alla morte per paralisi dei muscoli respiratori. Nei bambini una carenza di paratormone,  se associata alla mancanza di calcio o di vitamina D,  può essere responsabile di uno stato di ipereccitabilità muscolare o spasmofilia,  in cui brusche contrazioni muscolari seguono all’applicazione di stimoli anche lievissimi sui nervi o sui muscoli.  Mentre l’eccesso di questo ormone è una condizione piuttosto rara,  ma viene in seguito a un tumore secernente delle paratiroidi.  Le caratteristiche dell’iperparatiroidismo  sono appunto l’ipercalcemia,  la decalcificazione di ampie zone delle ossa e la deposizione di sali di calcio nel rene e in altri tessuti.  Elena  L.

 

Isole pancreatiche del Langerhans

 

Tra gli acini ghiandolari del pancreas esocrino,  si trovano sparsi ammassi di cellule epiteliali in cui si riconosce una struttura a cordoni anastomizzati,  frammisti a capillari sinusoidi.  Le cellule possono essere distinte in due categorie:  cellule piccole,  con granuli acidofili che non vengono sciolti nei trattamenti con alcool,  usato per l’allestimento dei preparati istologici,  e cellule più grandi con granuli che vengono invece disciolti dall’alcool. Le prime dette cellule A,  producono il glucagone;  le seconde dette β o B (basofile) producono l’insulina.  Alcuni studiosi descrivono altri tipi di cellule  (γ o C e D)  che si trovano più o meno costantemente e la cui attività funzionale è incerta.  Riassumendo,  le isole del Langerhans sono dei piccoli ammassi globosi di cordoni cellulari separati da capillari sinusoidali,  presenti in grandi quantità nel pancreas.  Elena L.

 

LE CAPSULE SURRENALI

 

Sono due corpi ghiandolaridalle dimensioni di una grossa mandorla,  situati,  come indica il loro nome, uno su ciascun rene.  Sono formati da due parti,  la corticale e la midollare, di origine e significato diverso.

La corticale deriva dal mesoderma ed ha una struttura cordonale con file di cellule epiteliali disposte in varia maniera ,  che è facile riconoscere tre strati o zone:  zone glomerulare o esterna,  in cui i cordoni sono avvolti a vortice o a gomitolo.  Zona fascicolata o media,  con cordoni rettilinei e paralleli.  Zona reticolare o interna con cordoni anastomizzati a rete;  in tutti e tre gli strati,  ovviamente i sinusoidi sono interposti tra i cordoni e ne seguono l’andamento.

La midollare della surrenale si origina dall’ectoderma,  quando si differenzia il sistema nervoso;  anzi dalla stessa zona(creste gangliari) da cui deriva la midollare della surrenale derivano le cellule dei gangli simpatici,  simpatoblasti,  che si trovano anche frammiste alle cellule tipiche della midollare, con cui hanno compiuto un lungo percorso migratorio.  Le cellule proprie della midollare sono le cellule cromaffini, così chiamate perché si colorano in giallo-bruno con il bicromato di potassio;  tale colorazione è dovuta alla riduzione di questo sale ad opera di un precursore dell’adrenalina, che è l’ormone secreto appunto dalla midollare.  L’adrenalina è simile al mediatore chimico delle cellule simpatiche con le quali c’è affinità di origine embriologica e c’è anche uguaglianza di attività fisiologica  (per esempio vasocostrizione dei vasi periferici).

 

La corticale surrenale produce vari ormoni a struttura steroidea,  che influiscono sulle ghiandole sessuali maschili e femminili e sui caratteri sessuali secondari,  sul ricambio idrico-salino e sul metabolismo dei carboidrati,  dei lipidi e delle proteine,  sugli stati infiammatori  e allergici (cortisonici).  È interessante notare come,  sia nel maschio che nella femmina,  vengono secreti ormoni sessuali di tutti e due i tipi,  ma in rapporti diversi.  Continua.

Riassumendo:  le capsule surrenali,  sono le due ghiandole a secrezione interna che sormontano il polo superiore,  l’una del rene destro e l’altra del rene sinistro;  il colore l’abbiamo già detto, e sono avvolte in una fascia renale. Al taglio sono costituiti da due parti:  parte periferica costituita da due strati sovrapposti di cellule epiteliali;  parte centrale (midollare) costituita da cellule epiteliali poliforme riunite a cordoni intersecantisi a formare una rete.  Ogni strato ha una diversa fisionomia funzionale. La corteccia secerne due tipi di ormoni.  Al primo tipo appartengono quelli ad azione prevalentemente sessuale.  Al secondo tipo quelli influenzanti il ricambio degli idrati di carbonio.  Al terzo tipo quelli attivi sul ricambio idrosalino.  La parte midollare secerne l’adrenalina e la noradrenalina.  la patologia comprende essenzialmente affezioni di natura infiammatoria ed affezioni di natura blastomatosa.  Nell’uno e nell’altro caso si possono avere  sindromi di insufficienza funzionale delle ghiandole (morbo di Addison) o sindrome di iperfunzione surrenale Iperaldosteronismo  o sindrome di Conn,  sindrome di Cushing,  un’esaltata funzione della corticale).

   Elena  L.

 

 

 

 

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOOTTESIMA PARTE

11/01/2022

 

 

 

Io adoro i medici,  però anche se vorrei perdere peso non ho il tempo di seguire una dieta appropriata,  ho comprato delle riviste dove ho trovato mille idee ma non posso seguire diete così drastiche,  e poi quelle cose non mi piacciono.  Come potrei perdere peso senza andare dal medico?  Per ora non riesco a trovare il tempo.  Grazie B.

 

 

Io non mi sognerei mai di dare una dieta senza conoscere i tuoi esami e passare davanti al tuo medico sarebbe segno di maleducazione.  Posso solo dirti che se non hai patologie o disturbi seri potresti mangiare di tutto e di tutto un po’.  Se sei ingrassata per il troppo cibo,  togliendone un po’ potresti anche dimagrire;  se invece si tratta di una disfunzione allora devi proprio andare dal medico.  Elena L.

 

Che cosa significa diabete insipido?  Io non ci capisco niente.  Grazie.  B.

 

Il diabete insipido è il diabete renale,  è una forma ereditaria con carattere benigno e non evolutivo,  dovuta alla resistenza dei tubuli renali all’azione della vasopressina.  Ha la stessa sintomatologia del diabete insipido,  ma non è sensibile alla terapia con vasopressina:  sono efficaci alcuni diuretici,  i quali provocano la deplezione di piccole quantità di sodio con il risultato di aumentare il riassorbimento dell’acqua nel segmento prossimale del tubulo renale. IL DIABETE INSIPIDO è UNA SINDROME LEGATA A LESIONI DEL SISTEMA  DIENCEFALO-IPOFISARIO,  caratterizzata da una ridotta produzione di vasopressina ad ormone antidiuretico.  L’insieme delle cause sono da riferirsi generalmente a meningiti,  tubercolosi,  tumori encefalici e ipofisari,  ecc.

A causa del mancato riassorbimento dell’acqua del tratto  distale dei tubuli renali,  si ha l’emissione di forti quantità di urina altamente diluita,  con conseguente disidratazione e sete intensa fastidiosa perché quasi insaziabile.  Elena L.

 

14/01/2022

 

Da che cosa si differenziano le nevralgie dalle nevriti o neuriti? Patty

 

Le neuriti si differenziano dalle nevralgie in quanto i nervi presentano lesioni parenchimatose,  con interessamento del cilindrasse o dalla guaina mielinica,  oppure da lesioni interstiziali concernenti il connettivo intra- e perifascicolare.  Le mononevriti insorgono in seguito a un trauma del nervo interessato o ad un’infezione.  Si manifestano con paralisi flaccida e atrofia dei muscoli innervati dal nervo offeso, anestesia superficiale nei territori cutanei dipendenti da questo,  abolizione dei riflessi tendinei,  disturbi vasomotori,  secretori e trofici.  Le forme cliniche delle mononevriti dipendono dalla localizzazione e dalla natura della lesione e dall’interruzione completa e incompleta del tronco nervoso. La natura della lesione che ha compromesso l’integrità dell tronco nervoso,  ha influenza sulla sintomatologia.

La nevralgia è caratterizzata da dolori spontanei continui e parossistici,  nel territorio di un nervo,  che non trovano spiegazione in lesioni anatomiche evidenti delle fibre nervose.  La crisi dolorosa può essere scatenata da raffreddamento,  gravi anemie,  malattie infettive,  intossicazioni endogene,  ecc.  Si manifesta con indolenzimento continuo,  profondo,  interrotto con intermittenza da fitte improvvise parossistiche,  molto fastidiose,  a volte provocate dal movimento,  dal caldo dal freddo oppure spontaneamente.  Le sedi più frequenti delle nevralgie sono legate al decorso dei vari tronchi nervosi.  tra le nevralgie ricordiamo: la nevralgia del trigemino; la nevralgia occipitale;  la nevralgia bronchiale;  la nevralgia intercostale;  la nevralgia sciatica.  Elena L.

 

15/01/2022

 

Che cosa sono veramente i polipi?  È vero che possono essere anche di natura  maligna? Marco

 

Queste proliferazioni circoscritte della mucosa, sono escrescenze molli,  spesso anche in gruppi, di colore rosato spento, formate a peduncolo impiantate con una base più o meno larga appunto sulla mucosa.  Si sviluppano più di frequente sulle mucose intestinali,  nasali e uterine.  Possono insorgere a qualsiasi età:  quelli delle mucose nasali sono di un colorito rosa giallastro,  della grandezza di un chicco di granoturco,  ma possono raggiungere le dimensioni grandi come una noce.  Si distinguono in polipi adenomatosi e polipi angiomatosi o teleangectasici con una varia componente di vasi sanguigni dilatati.  Anche i polipi della mucosa uterina hanno frequente riscontro:  Sono dotati di una larga base di impianto e spesso riempiono la cavità uterina riproducendone la forma;  quelli cervicali sporgono spesso attraverso l’orificio uterino esterno.  I polipi della mucosa intestinale possono essere multipli e disseminati integrano il quadro della poliposi intestinale.  I polipi  isolati si riscontrano più di frequente nelle parti basse dell’intestino crasso,  polipi multipli sono invece situati a livello delle fessure coliche e del retto,  nelle sedi dove più intensamente agiscono quei sintomi irritativi cronici che sono alla base genetica di questa displasia.  Questi polipi presentano spesso lievi atipie citologiche e strutturali,  interpretabili come l’inizio di una trasformazione neoplasica.  Elena L.

 

18/01/2022

 

Io vorrei imparare bene l’anatomia delle ghiandole endocrine,  me le faresti come hai fatto con altri argomenti?  Grazie!  Marco di Patty.

 

 

Anatomia delle ghiandole endocrine

 

Gli ormoni di cui ho già parlato sono prodotti da cellule epiteliali secernenti riunite in strutture consistenti ed autonome,  come alcune grosse ghiandole quali la tiroide,  le surrenali,  l’ipofisi,  l’epifisi.  In altri casi,  tali cellule formano raggruppamenti più piccoli,  più o meno compressi dentro altre ghiandole:  come ad esempio le paratiroidi,  situate nella capsula connettivale della tiroide, e delle isole di Langherhans,  sparse nel tessuto pancreatico esocrino; in altri casi ancora le cellule secernenti sono frammiste ad altre cellule,  come le cellule interstiziali delle gonadi e gli elementi endocrini sul tubo digerente.  Nel caso in cui le cellule endocrine costituiscono accumuli consistenti,  l’organizzazione spaziale può essere follicolare,  cioè le cellule endocrine tappezzano cavità rotondeggianti piene di secreto,  come nel caso della tiroide e dei follicoli di Graaf dell’ovaio o ovario,  sono disposti in cordoni,  come file di cellule separate dai capillari, la cui disposizione determina l’ordinamento delle cellule:  cordoni a file di cellule parallele molto evidenti si osservano nella corticale delle surrenali.  In altri casi i capillari formano una rete a maglie piccole e quindi la disposizione delle cellule epiteliali non è chiaramente orientata.  Continua domani.

 

19/01/2022

 

Il fatto anatomico importante è l’intimo contatto esistente tra le cellule endocrine e la parete dei capillari,  le prime possono versare direttamente nei vasi il loro secreto.  I capillari sono qui di tipo sinusoide, cioè di calibro non uniforme ma con la possibilità di dilatarsi o di restringersi a seconda dello spazio tra le cellule epiteliali, in modo di aderire completamente ad esse,  e che inoltre il connettivo perivasale è ridotto a scarse fibrille reticolari intrecciate lassamente.  Ricordiamo ancora le ghiandole endocrine nell’umano,  sono le seguenti:  epifisi,  ipofisi,  tiroide,  paratiroidi,  isole di Langerhans del pancreas,  surrenali,  follicoli ovarici e corpo luteo femminile,  cellule interstiziali del testicolo maschile,  tessuto endocrino della mucosa dello stomaco e del duodeno.

 

Epifisi,   o ghiandola pineale,  è collegata per mezzo di un peduncolo al diencefalo; ha forma piccola di un pisello.  Vi si trovano cellule di nevroglia,  cellule nervose e cellule epiteliali;  queste sono distinguibili in vari gruppi in base alle caratteristiche dei granuli presenti nel citoplasma.  La funzione endocrina dell’epifisi negli umani regolerebbe l’attività delle cellule che producono pigmento e inoltre sembra agire da antagonista dell’attività gonadotropa dell’ipofisi.  Continua…

 

20/01/2022

 

Ipofisi,   o ghiandola pituitaria,  ha la forma arrotondata come un cece,  pesa circa 0,5 grammi ed è situata in un’infossatura della base del cranio (nella sella turcica).  Ha una struttura molto complessa, essendo formata da tre parti:  una parte anteriore o adenoipofisi,  una parte intermedia,  ambedue epiteliali e secernenti,  e una parte nervosa,  detta anche neuroipofisi,  collegata con l’infundibolo (ipotalamo) del diencefalo, e in rapporto con elementi  neuro-secretori di questa parte del sistema nervoso.  Questo rapporto anatomico è moto importante,  in quanto  l’adenoipofisi controlla per mezzo di un delicato sistema di azioni e controazioni,  che si realizza attraverso la via sanguigna,  il funzionamento di molti organi e soprattutto l’attività delle altre ghiandole endocrine;  a sua volta essa subisce l’influenza del sistema nervoso che la giunge per via nervosa attraverso βla connessione con l’ipotalamo e va a completare i cerchio di correlazioni interne.  La parte anteriore dell’ipofisi ha una struttura cordonale;  le cellule epiteliali sono caratterizzate dalla maggiore o minore affinità per i coloranti e per la reazione dei granuli in esse contenuti.  Si hanno cellule cromofobe e cellule cromofile,  queste ultime distinte in acidofile o cellule ∝,  e basofile,  o cellule β.   La parte intermedia è formata da cellule allungate e da cellule cubiche che circoscrivono cavità (piccoli follicoli).  Nella parte nervosa,  che ha origine embriologica diversa dalle precedenti,  si trovano vari tipi di cellule,  alcune fusiformi con prolungamenti sottili,  altre derivanti dall’epitelio ependimale che tappezza le cavità interne del sistema nervoso.  Queste ultime sono ricche di granulazioni.  Numerose fibre nervose provenienti dall’ipotalamo  caratterizzano inoltre questo lobo dell’ipofisi.  È ovvio che  tra gli elementi epiteliali di ciascuna porzione dell’ipofisi si trovi una ricca rete di sinusoidi in cui viene versato il secreto.  Continua.

Ecco gli ormoni secreti dall’ipofisi  parte anteriore:  ormone somatotropo,  (STH secondo la denominazione internazionale desunta dalla terminologia inglese),  ormone adenocortitropo  (ACTH);  ormone tireotropo (TTH) ;  ormone follicolostimolante  (FSH);  ormone stimolante la secrezione delle cellule interstiziali del testicolo (ICSH);  ormone luteinizzante (LH) e la prolattina.

 

Parte intermedia: intermedina,  ormone stimolante la melanogenesi (MSH).

 

Parte  posteriore:  vasopressina e oxitocina.  per quanto riguarda l’attività funzionale di questi ormoni le ho già ripartite nei capitoli precedenti.

 

Continua nell’articolo risposte ai lettori quarantadue centonovesima parte.  Elena L.

 

 

 

 

 

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOSETTESIMA PARTE

28/12/2021

 

BUON  2022

 

 

 

Da che cosa è caratterizzata l’improvvisa,  completa e transitoria perdita di coscienza?  P.

 

Le cause sono molteplici: potrebbe essere provocata da grandi fatiche da sforzo,  da lungo decubito supino;  intense emozioni, dolori acuti, labilità vasomotoria,  stato tossinfettivo,  arteriosclerosi,  ipertensione arteriosa,  ipotensione arteriosa,  infarto del miocardio,  ipoglicemia,  anossia anossica,  stimolazione del seno carotideo.  Può essere conseguente anche a turbe circolatorie che diminuiscono l’afflusso di sangue al cervello  (sincopi cardiache) :  ad esempio fibrillazione atriale o ventricolare,  blocco seno-atriale,  collasso cardiaco,  trombo,  lesioni intracardiache.  Insorge improvvisamente o preceduta da malessere generale,  nausea sudorazione,  ecc. Da prendere in considerazione anche alcuni quadri clinici come la mancata respirazione o arresto degli atti respiratori in seguito a fenomeni nervosi di isterismo o fenomeni spastici ad esempio da traumi o a malattie gravi dell’apparato respiratorio.  Non si verifica arresto della circolazione,  ma il sangue non più ossigenato,  causa cianosi.   Elena  L.

 

30/12/2021

 

Che cosa ha a che fare la circolazione sanguigna con la respirazione?  Alessandra

 

L’argomento della respirazione l’ho già scritto due volte e questa è la terza;    Se sfogli il mio blog nella categoria “la nostra salute”  li troverai.  Ora te lo illustrerò in maniera diversa ma il significato è sempre quello.

La circolazione polmonare fa passare attraverso i polmoni tutto il sangue espulso dalla parte destra del cuore,  che contiene sangue venoso.  Per necessità idrauliche il volume del sangue che viene spinto in tutto il resto del corpo (circolo somatico) dal cuore sinistro è uguale a quello espulso dal cuore destro,  cioè la portata sanguigna dei due circoli è la stessa.  L’albero circolatorio polmonare si sfiocca,  come l’albero circolatorio somatico,  in reti capillari.  Una rete capillare polmonare avvolge tutti gli alveoli.  Il sangue impiega circa un secondo a percorrere tale rete capillare,  e questo tempo è sufficiente a permettere gli scambi gassosi tra sangue e alveoli polmonari.  Come il sangue è continuamente ricambiato,  così anche l’aria alveolare,  deve essere continuamente ricambiata,  altrimenti la sua scorta di ossigeno si esaurirebbe in poco tempo.  Al fine di rimuovere l’aria dagli alveoli polmonari si attua il processo della ventilazione polmonare,  che consiste in ritmiche inspirazioni,  seguite da altrettante espirazioni,  quello si chiama comunemente “ritmo respiratorio”.  Negli umani e nei mammiferi la ventilazione è ottenuta con una ritmica dilatazione e restringimento della cassa toracica.  Queste fasi sono determinate dai muscoli toracici, che sollevano e abbassano le coste,  lo sterno e dal muscolo del diaframma,  che si solleva e si abbassa contro i visceri addominali.

I polmoni contenuti nella cassa toracica ne seguono passivamente le escursioni,  si dilatano e si sgonfiano ritmicamente.  Ogni atto inspiratorio ed espiratorio comporta un rinnovamento solo parziale dell’aria contenuta nei polmoni;  infatti nell’uomo una inspirazione introduce circa mezzo litro di aria nuova,  mentre l’aria totale contenuta nei polmoni è di circa 5 litri. Gli atti respiratori si susseguono con una frequenza che nello stato di riposo,  è di circa 15 al minuto.  Questo ritmo è involontario,  e prosegue indisturbato anche in assenza della coscienza,  come nel sonno. Si può modificarlo intensificandolo o rallentandolo,  anche arrestarlo,  per poco tempo  sempre con l’ausilio della nostra volontà, e cioè con l’ausilio dei centri nervosi superiori.  Elena  L.  Continua…

 

03/01/2022

 

Il ritmo automatico è presieduto da centri nervosi che sono situati nel midollo allungato,  in corrispondenza del quarto ventricolo.  L’interruzione delle connessioni di questi centri con il midollo spinale,  nel quale risiedono i nuclei nervosi per l’innervazione dei muscoli respiratori,  blocca gli atti respiratori e si ha la morte per paralisi respiratoria.  Lo stesso succede quando gli stessi centri respiratori vengono lesi direttamente da traumi o malattia.  Durante la permanenza del sangue nei capillari polmonari,  non solo il sangue si arricchisce  dell’ossigeno proveniente dall’aria alveolare,  ma si libera anche dell’anidride carbonica e la riversa nella stessa aria alveolare.  L’entrata,  e rispettivamente l’uscita,  di gas nel sangue sono da riportarsi al fatto che le pressioni parziali dei gas respiratori sono diverse nel sangue dei capillari polmonari e nell’aria alveolare:  la pressione di ossigeno è maggiore nell’aria alveolare che nel sangue giunto ai polmoni;  la pressione di anidride carbonica invece,  è minore nel sangue che nell’aria alveolare.  È unicamente questa differenza di pressione a provocare lo spostamento dei gas in questione.  Anche l’apparato polmonare come quello renale, sa adattarsi ai bisogni dell’organismo.  E questo adattamento avviene essenzialmente modificando la ventilazione polmonare.  Per esempio quando si cammina o si corre,  il consumo di ossigeno è maggiore che in condizioni di riposo;  la ventilazione polmonare aumenta,  e con essa,  aumenta anche il sangue che circola attraverso i polmoni,  esso infatti,  non riuscirebbe ad ossigenarsi completamente se non vi corrispondesse un incremento del ricambio dell’aria nei polmoni.  A tal fine deve verificarsi un aumento sia del ritmo respiratorio che della profondità dei respiri e cioè il numero di atti respiratori al minuto e il volume di aria introdotta ad ogni inspirazione.  Questo fenomeno ha una duplice origine.  Una parte è dovuto al fatto che l’attività motoria che fa aumentare,  per esempio nella corsa,  i movimenti muscolari delle gambe,  influisce nello stesso senso,  e contemporaneamente,  anche sull’attività dei centri cardioacceleratori, e su quella dei centri respiratori.  Dall’altra parte questo fenomeno è dovuto al fatto che la scarsa ossigenazione del sangue,  e soprattutto, l’accumulo in esso di anidride carbonica,  che si verificano quando la ventilazione è insufficiente ,  provocano l’eccitamento di particolari recettori,  chiamati “chemiorecettori” che sono situati a livello della biforcazione dell’arteria carotide comune.  Continua…

 

04/01/2022

 

L’eccitamento di questi recettori ha l’effetto di inviare impulsi nervosi ai centri respiratori e di fare aumentare la loro attività.  Si attua un meccanismo di salvaguardia dell’organismo;  esso interviene a regolare l’attività ventilatoria ,  in modo di mantenere costante nel sangue la tensione dei gas,  ossigeno e anidride carbonica.  Nel rene la secrezione di un ormone antidiuretico,  controllata dal tasso di acqua,  ne regola il riassorbimento da parte dei tubuli renali, in modo da mantenere costante il livello idrico nel sangue.  Nei polmoni la stimolazione dei chemiorecettori carotidei,  ad opera della tensione dei gas respiratori nel sangue,  regola la ventilazione polmonare,  agendo sui centri automatici del respiro,  in modo da mantenere la tensione dei gas respiratori nel sangue.  C’è anche un altro tipo di regolazione dell’attività respiratoria polmonare che entra in funzione in condizioni completamente diverse da quelle di prima ricordate:  è la regolazione che si mette in atto quando si respira in aria rarefatta,  come in alta montagna o in un aereo il cui interno non sia pressurizzato o a una pressione atmosferica corrispondente a quella del livello del mare.  La rarefazione dell’aria comporta la diminuzione della sua pressione totale e delle pressioni parziali dei suoi componenti gassosi;  nell’aria rarefatta quindi la pressione di ossigeno è minore e per questo è minore anche la differenza di pressione di ossigeno che entra nel sangue a livello polmonare.  Se non intervenisse un fenomeno regolatorio,  cioè ancora una iperventilazione,  si andrebbe incontro ad una deficienza di ossigeno nel sangue (ipossia).  In questo caso l’iperventilazione può avere solo l’effetto di innalzare la pressione di ossigeno negli alveoli, la quale permette una normale erogazione di ossigeno.  L’aumento iperventilatorio della pressione di ossigeno qui si verificaanche perché l’iperventilazione provoca contemporaneamente una diminuzione dell’anidride carbonica nell’aria alveolare,  oltre che nel sangue (ipocapnia) ;  diminuendo la pressione parziale di anidride carbonica,  può aumentare la pressione parziale di ossigeno.  Mentre l’iperventilazione da lavoro muscolare è almeno in parte,  dovuta sia alla diminuzione della pressione di ossigeno che all’aumento di anidride carbonica nel sangue,  l’iperventilazione di aria rarefatta è dovuta solo ad una diminuzione della pressione di ossigeno nel sangue,  e solo questa diminuzione agisce eccitando i chemiorecettori carotidei,  e attraverso questi,  i centri respiratori del midollo allungato.  La superficie respiratoria polmonare è essenziale per il transito dell’ossigeno dall’aria nel sangue e per quello in senso contrario dell’anidride carbonica.  A questo punto si affaccia però un altro problema,  che è quello del trasporto dei gas nel veicolo sanguigno.  L’ossigeno che entra nel sangue a livello della superficie respiratoria,  nella massima parte viene utilizzato lontano da essa,  in tutti i tessuti dell’organismo.  E così l’anidride carbonica espulsa attraverso la stessa superficie, proviene con il sangue da tutti i tessuti in cui si è formata durante la combustione delle sostanze organiche.  Un rapido conto permette di dire che per soddisfare i bisogni dell’organismo,  l’ossigeno e l’anidride carbonica trasportati dal sangue non possono essere allo stato gassoso,  perché troppo piccolo è il volume di questi gas che può sciogliersi nel sangue e di conseguenzatroppo piccolo sarebbe il volume di questi gas trosportato dal sangue nell’unità del tempo.   Elena L. Continua domani:  l’ultima parte.

 

05/01/2021

 

I gas in questione non solo devono essere sciolti fisicamente nel sangue,  ma anche combinati chimicamente in modo labile “l’ossiemoglobina” di colore rosso vivo. E che l’anidride carbonica,  per la massima parte,  si trova legata agli ioni basici di sodio e di potassio,  a formare dei sali,  i bicarbonati,  e all’emoglobina stessa a formare un composto labile,  ” la carbodiossiemoglobina”.  Circa 20 ml di ossigeno si trovano combinati come ossiemoglobina  in 100 ml di sangue normale;  analogamente circa 60 ml di anidride carbonica sono combinati chimicamente in 100 mldi sangue normale;  di questi,  poco più del 5% è combinato come cabodiossiemoglobina. Allora si può concludere che l’ossigeno,  dopo essere entrato in forma gassosa nel sangue della rete capillare polmonare,  si combina rapidamente con l’emoglobina e sotto questa forma è per la maggior parte trasportato  con il sangue ai tessuti.  Qui succede il fenomeno contrario fino a qui considerato: l’ossigeno si stacca dall’emoglobina e penetra nelle cellule,  di nuovo sotto forma gassosa.  tragitto inverso percorre l’anidride carbonica prodotta dalla combustione cellulare:  essa a livello dei tessuti,penetra nel sangue sotto forma gassosa,  e  nel sangue si nega chimicamente alle basi e all’emoglobina.  Sotto questa forma l’anidride carbonica viene viene trasportata ai polmoni dove si stacca dai globuli rossi e dalle basi,  ed esce verso l’ambiente esterno sotto forma gassosa. nel trasporto dei gas respiratori,  l’emoglobina,  il pigmento caratteristico del sangue,  gioca un ruolo fondamentale.  Il sangue normale deve avere una certa capacità di trasporto per i gas respiratori,  altrimenti si manifesta una malattia:  l’anemia.  L’anemia non è propriamente  uno stato di deficienza di sangue,  ma è soprattutto una carenza di emoglobina.  Il sangue per deficienza di emoglobina non è in grado di far fronte alle condizioni di maggior bisogno di ossigeno,  per esempio nel caso di un intenso lavoro muscolare.  Infatti il sangue degli anemici trasporta,  per unità di volume di sangue,  un volume di ossigeno minore che nei soggetti normali e questo si fa risentire sulla capacità di lavoro dei muscoli,  in quanto hanno a disposizione meno energia.  Ed è così che uno stato cronico di anemia altera lo stato di nutrizione dei tessuti e quindi la funzionalità di tutti gli organi. Elena L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

m

RISPOSTE AILETTORI QUARANTADUE CENTOSEIESIMA PARTE

16/12/2021

 

 

Dal mio giardino

 

Prosegue dall’articolo precedente:  risposte ai lettori quarantadue centocinquesima parte.

 

La flora batterica è presente nell’intestino di tutti gli individui e svolge azioni utili come la sintesi delle vitamine,  la protezione contro l’insediamento di specie batteriche,  tossiche o dannose,  e ancora altri effetti.  Vi è tutta una scienza che studia gli effetti dell’assenza di germi nel canale alimentare.  Finita l’utilizzazione dall’alimento al fine nutritivo,  quello che rimane nell’intestino tenue,  passa nell’intestino crasso,  dove subisce essenzialmente un processo di asciugamento,  con assorbimento di acqua e di sali,  che prepara il contenuto intestinale per la sua eliminazione all’esterno sotto forma di feci.  Quanto si è detto sulla ingestione,  digestione,  assorbimento ed eliminazione presuppone un susseguirsi di atti esattamente distanziati e separati nello spazio,  cioè la secrezione dei succhi digestivi e il loro rimescolamento con l’alimento in tempi e luoghi diversi man mano che esso si muove dalla bocca all’ano.  Questo si realizza innanzitutto grazie alla motilità del tubo alimentare,  capace di spingere il suo contenuto in un senso e di impedire il reflusso in senso opposto.  Il tubo alimentare infatti non è un organo inerte,  ma è capace di modificare le sue dimensioni,  perché come ho detto in precedenza è rivestito das pareti muscolari formate da fibre muscolari il cui asse maggiore è disposto circolarmente o parallelamente al tubo stesso.  Se le fibre muscolari si accorciano,  si ha il restringimento del lume;  se invece sono le fibre longitudinali ad accorciarsi,  si ha l’allargamento del lume e diminuzione della larghezza del tubo intestinale.  Quando un’onda di contrazione delle fibre circolari si propaga da monte a valle ed è preceduta da un’inda di contrazione delle fibre longitudinali,  si ha una cosiddetta onda peristaltica e la massa liquida è spinta in senso anale.   Il movimento di ritorno del contenuto alimentare è impedito da diaframmi abitualmente chiusi:  i più importanti sono la valvola pilorica,  o meglio sfintere pilorico,  che divide lo stomaco dall’intestino tenue,  e la valvola ileo-cecale,  che divide l’intestino tenue dal crasso.  Queste valvole sono muscolari e si aprono solo per far passare il liquido sotto la spinta di un’onda peristaltica a monte:  altrimenti rimangono chiuse.  Esse regolano anche il tempo di permanenza del contenuto gastrico (chimo acido) nello stomaco e di quello intestinale (chimo) nell’intestino tenue.  La secrezione di succhi digestivi avviene al momento opportuno,  sotto l’azione dei riflessi nervosi e di regolazioni ormonali.  Così la stimolazione dei ricettori visivi e olfattivi scatena la secrezione salivare:  la vista e il profumo del cibo che fa venire l’acquaina in bocca.  La stimolazione di ricettori gustativi di quest’ultima di sostanze i stimola la secrezione gastrica.  La stimolazione chimica dei costituenti del chimo sulla mucosa duodenale provoca la liberazione da parte di quest’ultima di sostanze di tipo ormonale,  che per via sanguigna vanno a provocare la secrezione pancreatica (secretina),  lo svuotamento della cistifellea (colecistochinina) e la secrezione enterica (enterochinina).  Elena  L.

 

21/12/2021

 

Mi piacerebbe tanto che mi dessi una delucidazione sulle vitamine e gli aminoacidi.  Grazie  Patty

 

 

 

Ma certo!  Con piacere,  in un paio di volte ti descrivo le cose importanti ed essenziali.

Dal punto di vista alimentare, gli animali e anche l’essere umano,  sono organismi direttamente o indirettamente dipendenti dalle piante.  Essi infatti possono completare delle sintesi organiche, a partire da altre sostanze organiche,  ma non possono sintetizzare composti organici a partire da sostanze inorganiche.  Gli animali traggono le sostanze organiche necessarie al loro fabbisogno direttamente dalle piante (animali erbivori)  o da altri animali che a loro volta sono erbivori (animali carnivori).  Gli animali per il loro fabbisogno energetico non sono legati ad una determinata sostanza organica,  ma possono scegliere  e utilizzare indifferentemente molte sostanze organiche reperibili nel mondo biologico.  Queste ultime vengono classificate in tre categorie:   glicidi,  lipidi  protidi,  e gli animali hanno la possibilità di utilizzarle come tali o di trasformarle in altre,  prima di depositarle come riserva energetica o prima di degradarle come combustibile.   Gli animali però oltre che ad un fabbisogno energetico hanno anche un fabbisogno plastico, cioè devono costruire la loro macchina durante il periodo di accrescimento e reintegrarne l’usura continua anche nello stato adulto. Per questa necessità devono avere a disposizione,  oltre ai sali e all’acqua,  tutte le sostanze organiche che entrano nella loro composizione. Ecco che qui interviene un’ importante limitazione nelle possibilità chimiche di questi organismi:  infatti gli animali sono in grado di sintetizzare solo una minoranza delle sostanze organiche di cui sono composti.  Molte di esse devono essere reperite come tali negli alimenti,  e anche se una sola di queste è mancante,  l’animale va incontro ad una fame biologica,  cioè una fame senz accusare i sintomi della fame, con sintomi variabili da caso a caso e muore. Queste sostanze organiche prefabbricate sono di tipo diverso,  e inoltre sono necessarie in quantità giornaliere diverse,  esse possono essere distinte in due classi:  gli aminoacidi essenziali e le vitamine.  Per l’uomo adulto gli aminoacidi essenziali sono otto e servono come gli altri aminoacidi sintetizzabili dall’organismo animale  (aminoacidi non essenziali)  all’edificazione delle grosse molecole proteiche, molecole caratteristiche di ogni forma vivente. Gli aminoacidi essenziali non sono egualmente distribuiti  nelle proteine animali e vegetali,  anzi alcune di esse sono deficitarie di alcuni aminoacidi essenziali.  È stato dimostrato che l’uomo adulto,  per mantenere intatto il suo patrimonio proteico,  deve ingerire almeno 100 g di proteine animali,  proteine della carne o derivati.  Queste proteine non possono essere sostituite dai grani,  perché queste sono deficienti di alcuni aminoacidi,  ma soltanto dalla soia:  100 g di proteine ottenute dai semi di soia;  una miscela di proteine animali e vegetali è molto indicata perché le deficienze di queste ultime in alcuni aminoacidi vengono coperte da un eccesso degli stessi aminoacidi nelle prime.  Quindi una dieta mista,  con proteine di provenienza sia animale che vegetale,  oltre che ad essere più confacente all’organizzazione del nostro apparato digerente,  è un insieme più sano che secondo alcuni esperti scienziati ci farà vivere più a lungo.  Continua domani…

22/12/2021

 

Gli aminoacidi essenziali, necessari in quantità variabile da 0,5 a2 g al giorno,  sono:  L-triptofano;  L-fenilalanina;  L-lisina;  L-treonina;  L-metionina;  L-leucina;  L-isoleucina;  L-valina.

 

L’altra grande categoria di sostanze organiche che l’organismo animale non può sintetizzare sono le vitamine.  Esse a differenza degli aminoacidi,  occorrono in quantità giornaliere piccole,  ma non sono per questo meno importanti ed indispensabili degli aminoacidi essenziali.  Anche la funzione delle vitamine è diversa da quella degli aminoacidi.  Mentre questi ultimi sono dei grossi mattoni con cui vengono costruiti i grossi edifici proteici e tutti, più o meno contribuiscono a conferire la caratteristica specificità alla proteina di cui fanno parte,  le vitamine giocano ciascuna un ruolo particolare nel metabolismo.  Le vitamine sono sintetizzate dalle piante e da vari microrganismi;  gli animali erbivori si nutrono di piante e immagazzinano vitamine;  gli animali carnivori utilizzano le vitamine accumulate negli erbivori.  Le vitamine si distinguono n due gruppi: vitamine liposolubili,  cioè solubili nei grassi,  e idrosolubili,  solubili nell’acqua.

Fra le vitamine liposolubili ricordiamo:

 

Vitamina A  Molto importante nell’accrescimento.  Se la dieta è povera di questa vitamina compaiono delle alterazioni epiteliali con tendenza alla secchezza e alla cheratinizzazione,  e successivamente alle infezioni.  Oltre alla pelle viene colpita la congiuntiva, la retina,  la mucosa orale,  quella faringea e quella respiratoria;  la mucosa delle vie genito-urinarie.  Nella carenza di vitamina A si osserva la nictalopia,  cioè l’incapacità di vedere di notte. La dose giornaliera nell’ uomo è di 2 mg.  Le fonti di vitamina A sono molto abbondanti negli alimenti gialli che contengono carotene,  nell’olio di mais,  nelle verdure a foglie verdi,  ecc.

 

Vitamina D  La mancanza di vitamina D provoca nello sviluppo delle ossa, alterazioni caratteristiche che nel loro insieme costituiscono il quadro del rachitismo.  La dose giornaliera minima nei bambini e di 10 millesimi di milligrammo.  Le fonti alimentari di vitamina D sono molte scarse, si trova nell’olio di fegato di pesci marini,  nel latte intero ei suoi derivati,  nei funghi,  nel burro e poi tanto sole preso gradatamente nelle ore forti.

 

Vitamina K  La deficienza di vitamina K porta ad una sintomatologia emorragica più o meno grave. Fortunatamente però questa vitamina è fabbricata dalla flora intestinale,  per cui l’uomo ,  non necessita,  in condizioni normali,  di un apporto alimentare di questa sostanza.  Solo nei neonati,  nei soggetti trattati con antibiotici,  o in soggetti in cui è ridotto  o è cessato il flusso epatico di bile nell’intestino,  la produzione endogena di vitamina K è ridotta,  o anche se è prodotta non viene assorbita.  La vitamina K si trova nel germe di grano, nei pomodori,  cavolfiori,  prezzemolo,  e nella frutta secca.

 

Vitamina E  La patologia da deficit di questa vitamina  può provocare l’aborto spontaneo,  tempo fa veniva chiamata la vitamina della fecondità.  Questa vitamina protegge dai tumori, e da altre patologie,  il fabbisogno giornaliero è di 30 mg al giorno.  Si trova negli oli vegetali,  nelle lattughe,  nelle verdure a foglie verdi,  nelle ciliegie, e in altri vegetali.

 

 Per le vitamine idrosolubili dobbiamo ricordare il complesso delle vitamine del gruppo B:

 

 

Vitamina B1 Da molto tempo era conosciuta in oriente una malattia chiamata Beri -Beri e se ne era individuata la causa in una dieta errata.  Una mancanza di vitamina B1,  accanto ad una forma nervosa,  debolezza  e nevrastenia, di incoordinazione motoria,  di anoressia e di vomito,  si verifica un accumulo di acido piruvico nel sangue.  La dose giornaliera è di i,5 mg.  Si trova diffusa sia negli alimenti vegetali che animali,  nel lievito di birra,  nella soia,  nella farina integrale,  nel riso non brillato,  nella farina di maisa  nei fagioli secchi,  nella carne bovina,  nelle carni insaccate come il salame.

 

La vitamina B2   Da tempo conosciuta come riboflavina.  Negli umani la sua assenza provoca segni caratteristici soptattutto a livello dell’epitelio cutaneo e della mucasa linguale.  Anche questa vitamina è abbondante nei prodotti animali e vegetali,  nel latte e derivati,  nel lievito,  nelle carni e in particolare nel fegato,  nei legumi secchi,  nelle farine integrali e nelle arachidi.  La dose necessaria va da 1 a 2,5 mg. al giorno.

 

Vitamina PP o niacina La sua mancanza nella dieta provoca una malattia detta “pellagra”,  che non è la manifestazione della mancanza di un solo fattore,  ma per lo più tre origine da una  in deficit sotto molto aspetti.  I sintomi della pellagra sono:  dermatite, accompagnata da pigmentazione,  eritema della lingua, lesioni gastrointestinali e degenerazione grassa del fegato.  La niacina si trova nei legumi secchi,  nelle arachidi,  nella frutta,  nelle uova,  nelle frattaglie.  La dose giornaliera raccomandata è di circa 20 mg.

 

Acido pantotenico Non insorgono sintomi di deficienza questa vitamina;  solo sperimentalmente si possono ottenere quadri patologici che nell’uomo sono soprattutto caratterizzati di irrequietezza,  irritabilità e soprattutto  affaticabilità,  disturbi del sonno e sintomi gastrointestinali.  La mancanza di malattie naturali è dovuta al fatto che il fattore in questione è enormemente diffuso e soprattutto al fatto che il batterio Escherichia coli,  ospite abituale nel nostro intestino,  ne fabbrica una certa quantità,  che diventa disponibile anche per il nostro organismo.  La dose giornaliera indispensabile è di 10-15 mg.

 

La Biotina  anche questa vitamina è diffusa negli alimenti animali e vegetali,  inoltre è sintetizzata dalla flora batterica intestinale.  Anche la carenza di questa vitamina dà scompenso all’equilibrio del metabolismo.  La dose giornaliera raccomandata è di 5-10 mg.

 

L’Acido folico,  nei mammiferi e anche negli umani la carenza di acido folico provoca forme gravi di anemia.  Nell’uomo alcune forme di anemia sono curate  efficacemente con l’acido folico. Si trova abbondante nelle foglie verdi,  nel fegato e frattaglie,  nel lievito. La dose giornaliera è di 05  a 10 mg.

 

Vitamina B12  Questa importante vitamina si trova soprattutto nelle carni animali e anche in alimenti vegetali. La mancanza di questa vitamina provoca irritabilità e stanchezza,  la si può trovare nelle carni,  nel prosciutto nelle uova,  nei cereali ecc.  la dose giornaliera è da o5 a 1 mg.

 

 

E terminata la rassegna delle vitamine appartenenti al gruppo B, rimane una vitamina molto importante per la nostra salute e anche molto nota per i danni causati dalla sua mancanza:  è la vitamina C o acido ascorbico. La mancanza di questa vitamina provoca lo scorbuto,  a cui vanno soggette le persone che vivono in condizioni di carestia alimentare.  La vitamina C è intimamente connessa con la formazione dei tessuti di sostegno,  quali il collagene dei connettivi,  la dentina dei denti e la sostanza osteoide delle ossa.  Si comprende come la carenza di vitamina C si manifesti con emorragie alveolari,  alterazioni ossee e dentarie,  e difficoltà nella guarigione delle ferite.  La quantità giornaliera consigliata è di 100 mg e questa quantità la si ricava dai vegetali freschi,  come spinaci,  prezzemolo,  agrumi,  ribes,  lamponi,  cavoli,  rape,  e molti ortaggi ancora.  LA COTTURA E LA CONSERVAZIONEDISTRUGGONO IN GRAN PARTE LA VITAMINA C.

 

DA QUESTA BREVE RASSEGNA,  POSSIAMO  FARCI UN’IDEA DI QUANTO COMPLESSO E MULTIFORME SIA  IL QUADRO DELLE NECESSITÁ  VITALI NELL’ALIMENTAZIONE UMANA:  non sono bisogni basati su motivi voluttuari,  ma inderogabili necessità di ordine biochimico e fisiologico,  che se non soddisfatte, possono determinare la morte dell’organismo carente.  Elena L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOCINQUESIMA PARTE

10/12/2021

 

 

 

Giardino d’inverno coperto

Dall’articolo precedente dove L. mi chiede se chi ha una  grande avversione per il cibo  potrebbe alimentarsi con le pillole.

 

Come ho accennato nell’articolo precedente,  gli enzimi digestivi sono elaborati e secreti da cellule viventi,  poi versati nel canale alimentare.  Queste cellule come ho detto parlando dell’anatomia  dell’apparato digerente,  sono raccolte in ghiandole dislocate in diversi livelli del tubo digerente, così che i processi digestivi non si compiono tutti in uno stesso tratto,  ma iniziano in punti diversi per poi proseguire variamente lungo il canale alimentare.  Si sa che nella bocca si trovano tre coppie di ghiandole salivari,  le parotidi,  le sottomascellari, e le sottolinguali.  Il liquido secreto da queste ghiandole,  che è la saliva,  contiene muco che serve ad impastare e a lubrificare il cibo introdotto e masticato nella bocca, formando il bolo alimentare,  pronto per essere deglutito.  Ma nella saliva si trova anche un fermento idrolitico,  la ptialina,  che inizia la demolizione dell’amido cotto. Questa demolizione continua anche nei boli alimentari che si stratificano entro lo stomaco e cessa quando il contenuto gastrico si è trasformato in un liquido totalmente acido, il chimo.  la digestione amilasica operata dalla ptialina non completa la scissione degli amidi:  rimangono l’amido crudo e anche l’amido cotto è demolito solo parzialmente.  La loro digestione continua e si completa nell’intestino tenue ad opera di un altro fermento amilasico,  più potente detto amilopsina,  secreto dalla ghiandola salivare,  il pancreas.  Dalla digestione amilasica si origina maltosio e D-glucosio,  e cioè un disaccaride,  e come tale,  non può essere assorbito.  Nei cibi si trovano anche altri disaccaridi,  quali il saccarosio, e il lattosio. Anche questi non possono essere assorbiti come tali. Per scinderli in zuccheri semplici (saccarosio= a D-glucosio + D-fruttosio; lattosio= D-glucosio  altri enzimi. Essi vengono fabbricati  dalle cellule che rivestono la mucosa intestinale,  e soprattutto nel tratto di intestino detto digiuno;  questi enzimi sono le disaccaridasi, e precisamente la maltasi,  la saccarasi e la lattasi.  Continua…

 

11/12/2021

 

Anche per le proteine alimentari troviamo una successione di enzimi proteolitici.  Prima le proteine vengono aggredite nello stomaco dalla pepsina,  un enzima proteasico di origine gastrica.  La pepsina rompe alcuni dei legami interni che tengono insieme i numerosi aminoacidi costituenti le proteine,  dando origine a catene più corte di aminoacidi,  i polipeptidi.  Questo particolare enzima proteolitico,  che compare solo nei vertebrati,  non riesce però a reagire in un ambiente molto acido.  Per questa ragione,  alla sua secrezione da parte delle ghiandole gastriche è sempre associata la secrezione di acido cloridrico.  Vi è però un altro enzima proteolitico,  secreto dallo stomaco,  che svolge una funzione particolare,   soprattutto in un periodo fisiologico dello sviluppo,  il periodo della lattazione,  quando non è ancora prodotta dal bambino la pepsina e l’acido cloridrico.  È il fermento che coagula il latte che si chiama rennina.  La rennina infatti idrolizza la caseina in paracaseine che precipitano come paracaseinati di calcio.  La digestione proteica attuata nello stomaco non porta ad una completa demolizione delle proteine.  Il contenuto gastrico diventa fluido e fortemente acido e passa nella prima porzione dell’intestino tenue,  il duodeno.  Qui viene dal secreto bilare (bile) e dal secreto pancreatico ed arricchito da nuovi fermenti  proteolitici provenienti dal pancreas, la tripsina e la chimotripsina.  Questi in un ambiente fattosi  debolmente alcalino,  continuano l’opera disgregatrice iniziata dalla pepsina,  fino a ridurre tutte le proteine in piccoli polipeptidi.  I polipeptidi non sono ancora assorbiti come tali,  essi devono essere spezzettati nei singoli aminoacidi che li compongono. Quest’ultima operazione viene catalizzata da fermenti chiamati polipeptidasi,  che vengono secreti dall’epitelio della mucosa che riveste l’intestino tenue.

Prima di chiudere l’argomento digestione proteica mi soffermo su un punto d’importanza biologica.  Continua.

 

La mucosa che riveste tutto il canale alimentare è formata come ho già scritto da un rivestimento epiteliale,  con annesse ghiandole, che poggia su sottostanti strati di tessuto connettivale e muscolare.  Il costituente chimico fondamentale di questi strati è formato da  proteine.  Allora ci potremmo chiedere come mai i fermenti proteolitici prodotti dalla parete intestinale non digeriscono le ghiandole stesse e i tessuti circostanti.   La risposta è che tali fermenti non vengono secreti allo stato attivo,  ma sotto forma di fermenti inattivi o profermenti.  Il fermento attivo si genera dall’incontro nel lume-gastrintestinale, del profermento con un costituente attivante.  Tale costituente attivante secreto all’inizio dall’attività digestiva viene comunemente chiamato chinasi.  Esso opera una parziale demolizione del proenzima,  liberando l’enzima attivo.  l’acido cloridrico è la chinasi che agendo sul profermento della pepsina,  libera la pepsina.  L’enterochinasi e la chinasi intestinale che agendo sul profermento della tripsina libera i due fermenti allo stato attivo.  Se per eccesso di fermenti proteolitici attivi,  a digiuno, vengono intaccati e digeriti tratti di mucosa,  si ha la formazione di ulcere dolorose,  l’ulcera gastrica o l’ulcera duodenale.  Anche i grassi alimentari devono subire l’opera dei fermenti digestivi.   Uno fra questi la steapsina,  secreta dal pancreas, assume una posizione predominante.  Questo fermento catalizza la scissione idrolitica dei grassi neutri in glicerolo e acidi grassi,  prima che possa avvenire questa reazione i grassi neutri devono essere finemente emulsionati,  essi non sono solubili in acqua e un fermento idrosolubile come la steapsina non può penetrare in essi per demolirli ma può solo agire in superficie.  Continua…

14/12/2021

 

L’emulsionamento moltiplica enormemente la superficie di contatto dei grassi con l’acqua,  e con il fermento, e parallelamente,  moltiplica l’azione enzimatica.  L’emulsionante dei grassi è provocato dai movimenti intestinali ed è facilmente facilitato dai succhi biliari (bile), dal prodotto secreto dal fegato e versato nell’intestin attraverso il dotto biliare,  tale succo contiene come agenti emulsionanti i sali biliari.  Se la bile è scarsa o assente i grassi non vengono digeriti e non possono venire assorbiti.  Si va incontro a quella disfunzione intestinale che si chiama “steatorrea”.  Gli alimenti ridotti nei loro costituenti semplici,  ad opera della digestione,  vengono assorbiti dall’epitelio  dell’intestino tenue;  nell’epitelio sono in parte trasformati e convogliati nei vasi sanguigni o nei vasi linfatici intestinali.  E precisamente gli zuccheri e gli aminoacidi nel sangue,   grassi neutri nei vasi linfatici, chiamati vasi chiliferi perché trasportano il prodotto  dell’assorbimento intestinale detto “chimo”.  I vasi chiliferi contengono nel loro lume grassi neutri finemente emulsionati;  infatti nell’interno delle cellule assorbenti della mucosa gli acidi grassi originati dalla digestione vengono di nuovo combinati al glicerolo per formare grassi neutri.   la funzione fondamentale dell’intestino evidentemente è quella dell’assorbimento,  tutte le altre come la masticazione, ingestione,  digestione,  sono fasi preparatorie che servono solo a rendere possibile l’assorbimento.  Continua…

 

15/12/2021

 

Bisogna rendersi conto che l’entità dell’assorbimento è in funzione dell’estensione della superficie assorbente;  questo fatto ci fa capire del perché l’intestino tenue,  che è la parte del canale alimentare dove avviene l’assorbimento,  è un tubo molto lungo che nell’essere umano è di circa 6 metri.  Ma non è solo la lunghezza dell’intestino tenue ad assicurare la necessaria superficie assorbente:  la mucosa che riveste internamente il tubo è disposta in pieghe,  facilmente visibili ad occhio nudo,  inoltre,  se la si osserva con attenzione,  si vede che la mucosa è come vellutata per la presenza di tanti rilievi a dita di guanto,  della lunghezza di 1 -2 mm,  chiamati villi intestinali.  Se poi al microscopio a grande ingrandimento si analizzano le cellule assorbenti che ricoprono i villi,  si vede che queste cellule si affacciano nel lume intestinale con una superficie a forma di spazzola  perché costituita da tanti microvilli di 1-2 millesimi di millimetro di altezza.  Si capisce facilmente che con questi espedienti la superficie assorbente viene di molto alimentata:  A conti fatti essa viene moltiplicata circa 60 volte rispetto a quella apparente del cilindro intestinale.  Messo in evidenza il valore funzionale della superficie ai fini dell’assorbimento intestinale,  non bisogna cadere nell’errore di ritenere che la parete intestinale agisca solo come un filtro che lascia passare le sostanze il cui peso molecolare è inferiore a un certo valore e trattiene tutte le altre di peso molecolare maggiore.  In effetti fa anche questo,  e difende l’organismo dall’entrata di un’infinità di sostanze inutili o tossiche,  ma non si limita solo a questo,  bisogna subito dire che la funzione della  parete intestinale consiste soprattutto scegliere le sostanze utili da quelle inutili,  consentendo a quelle utili di entrare molto in fretta,   anche se il loro peso molecolare è molto elevato.  Tra due sostanze chimiche molto simili,  una è rifiutata e l’altra è assorbita.  Questa soluzione è operata da costituenti della membrana cellulare,  chiamati trasportatori.  Se la sostanza alimentare si lega chimicamente con i trasportatori,  essa passa, ma se non si lega non passa. ma la barriera intestinale non fa solo opera di selezione;  essa trasporta anche le sostanze utili dal lume intestinale nel sangue e nella linfa,  fino al loro completo esaurimento.  Fa accadere un fenomeno che spontaneamente non si verificherebbe mai, cioè,  il passaggio di un soluto da una concentrazione minore ad una maggiore.  Perché questo fenomeno accada occorre energia e questa energia è formata dall’epitelio intestinale.  Finora nel processo della digestione,  si sono viste intervenire solo operazioni svolte dall’organismo stesso,  e prima tra queste,  la secrezione di enzimi digestivi.  Ma in molte specie animali,  come anche nell’uomo,  la digestione è un fenomeno molto più sofisticato perché alla sua realizzazione contribuisce una simbiosi con la flora batterica intestinale.  Continua nel prossimo articolo:  risposte ai lettori quarantadue centoseiesima parte.

 

N.B.  Queste spiegazioni che trovate nei miei articoli sono originali,  se li trovate a nome di altre persone in altri siti è perché li hanno messi a nome loro senza il mio consenso.  Grazie!  Elena L.

 

 

 

 

 

 

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOQUATTRESIMA PARTE

30/11/2021

 

 

 

 

Continua dall’articolo precedente:  Gli ormoni che regolano le varie attività del nostro organismo.

 

 

E si continua con gli ormoni che agiscono sugli apparati che coinvolgono la termoregolazione:  la regolazione della produzione e della dispersione di calore avviene in modo da mantenere costante la temperatura corporea interna.  Tale regolazione non è attuata soltanto attraverso informazioni sensitive,  che giungono ai centri termoregolatori situati nell’ipotalamo  (vie termiche),  e attraverso messaggi motori che provengono dagli stessi centri e che giungono i visceri,  i muscoli  e la pelle;  la termoregolazione per via nervosa è infatti coadiuvata anche da ormoni.  La temperatura del sangue può fluire anche direttamente sui centri termoregolatori.  Questi sono vicini e in connessione con l’ipofisi ghiandolare,  da cui può essere secreto un ormone (ormone tireotropo),  che incrementa il consumo di ossigeno,  e la produzione di calore di alcuni tessuti come fegato,  reni, ecc.  Sempre dagli stessi centri può essere,  per via nervosa,  avviata una stimolazione alla midollare  della surrenale,  il cui secreto ormonale,  l’adrenalina,  agisce sui muscoli dei peli, provocandone l’erezione.  Tale erezione fa aumentare lo strato di aria ferma intorno al corpo e diminuisce la dispersione di calore.  L’adrenalina inoltre,  svolgendo azione vasocostrittrice sui vasi cutanei,  provoca diminuzione dell’irrorazione della pelle che diventa più fredda, e anche  per questa ragione,  disperde meno calore.  Elena  L.

 

Gli ormoni che agiscono sull’apparato

renale

 

 

 

Il contenuto di acqua  e di sali nel sangue esercita la sua influenza su cellule di origine nervosa aventi funzioni secernenti,  chiamate perciò cellule neuroendocrine,  localizzate nell’ipotalamo.  Queste cellule producono particolari ormoni polipeptidici,  quali la vasopressina; questa arrivata con il sangue su certi recettori del nefrone,  agisce regolando l’assorbimento di acqua.  Quando il contenuto di acqua nel sangue è elevato e quello di cloruro di sodio è basso,  la secrezione ormonale è depressa  e i tubuli collettori non operano il riassorbimento di acqua;  per questa ragione l’urina terminale aumenta.  Quando al contrario,  il contenuto di acqua diminuisce e la concentrazione di cloruro di sodio ematico aumenta,  la secrezione di vasopressina viene attivata,  e il nefrone trattiene la maggior quantità di acqua possibile,  perciò l’urina terminale diminuisce la quantità.  Elena  L.

 

 

02/12/2021

 

Come ho già scritto in altri articoli alle correlazioni ormonali,  ribadisco che,  molte funzioni dell’organismo sono quasi esclusivamente regolate da ormoni.  In questo caso il collegamento con il sistema nervoso è molto più difficile da precisare,  anche se indubbiamente è presente.  Si tratta di funzioni che rivestono un’importanza generale,  come l’accrescimento e la differenziazione dell’organismo,  la maturazione sessuale e i cicli sessuali dell’adulto e certi aspetti generali del nostro organismo.  Sulla produzione di ormoni che presiedono alla regolazione delle funzioni sopra elencate assume spesso una mansione importante e diretta l’ipofisi,  detta anche adenoipofisi.  Questa poi è legata intimamente alla neuroipofisi,   che è l’estrema appendice dell’ipotalamo al quale convergono un’infinità di informazioni sensitive che viaggiano nel sistema nervoso di conduzione o provengono dalle caratteristiche del sangue stesso  (temperatura,  concentrazione salina,  concentrazione di sostanze alimentari,  ecc).   A questo livello si ha la connessione tra il sistema nervoso e la costellazione endocrina,  cioè un’integrazione che ha il fine di raggiungere lo sviluppo armonico e la salvaguardia di ognuno di noi e della specie.

 

 

Gli ormoni che regolano lo sviluppo sessuale e i cicli sessuali

 

Lo sviluppo normale dei caratteri sessuali femminili e maschili è essenzialmente giudato da ormoni, rispettivamente dell’ovaio(estrogeni),  e del testicolo (androgeni).  Questa secrezione interna,  a sua volta è stimolata da tropo-ormoni  ipofisari,  le gonadotropine,  quindi,  da ormoni che agiscono sulle gonadi,  infatti, nella donna stimolano la crescita del follicolo ovarico ( ormone follicolostimolante) e rispettivamente  del corpo luteo (ormone luteinizzante).   Si comprende come tutto il ciclo estrale ,  caratteristico della femmina dei mammiferi,  sia sotto il controllo delle gonadotropine ,  che mentre inizialmente stimolano lo sviluppo dei follicoli ovarici in cui maturano le uova,  in seguito stimolano la formazione del corpo luteo originato da cellule dello stesso follicolo dopo l’espulsione dell’uovo.  Dalla secrezione  ormonale dei follicoli e dei corpi lutei dipendono a loro volta le modificazioni cicliche della mucosa e della vagina.  Avvenuta la fecondazione e l’insediamento dell’uovo nell’utero,  il controllo dell’ipofisi continua ad esercitarsi attraverso l’ormone luteinizzante.  Al parto infine,  interviene l’ormone dell’ipofisi nervosa,  che stimola la concentrazione della muscolatura uterina per espellere il feto.  Durante la gravidanza e dopo il parto, l’ipofisi interviene con un altro ormone, la prolattina, la cui funzione è quella di sviluppare la ghiandola mammaria e di indurre alla lattazione.

 

E adesso  chiudiamo questo argomento con ” gli ormoni che regolano l’accrescimento”.

 

L’accrescimento è sotto il controllo dell’ormone della crescitao o somatotropo prodotto dalla adenoipofisi  (parte anteriore dell’ipofisi).  La sintesi proteica e l’accrescimento delle ossa vengono stimolati da questi ormoni.  La loro deficienza patologica produce nanismo,  mentre una patologia inversa come iperproduzione ,  produce gigantismo e acromegalia,  esagerato sviluppo della mandibola e degli arti).  La mineralizzazione delle ossa è anche sotto l’influenza di un altro ormone:  il paratormone,  che è una proteina prodotta dalle paratiroidi.  Le ghiandole paratiroidi sono situate vicino alla tiroide  e sono influenzate dall’ipofisi attraverso un ormone paratireotropo  secreto da quest’ultima.  Il paratormone innalza la quantità di calcio nel sangue e favorisce la sua deposizione nelle ossa.   Il livello delle ossidazioni cellulari e certi aspetti del differenziamento evolutivo dei tessuti sono sotto il controllo della tiroxina,  parte attiva dell’ormone prodotto dalla tiroide.  Anche l’attività secretoria della tiroide è sotto il controllo dell’ipofisi attraverso un altro tipo di ormone,  l’ormone tireotropo.  Elena  L.

 

03/12/2021

 

Ho sentito parlare di ipofisi, e di tutte le altre ghiandole,  ma dell’epifisi mai,  è meno importante delle altre?  Marco e Patty

 

Tutte le ghiandole sono importantissime per il nostro vivere,  l’epifisi o ghiandola pineale,  è collegata per mezzo di un peduncolo al diencefalo (epitalamo);  ha forma e dimensione di un pisello.  i si trovano cellule di nevroglia,  cellule nervose e cellule epiteliali;  queste sono distinguibili in vari gruppi in base alle caratteristiche dei granuli presenti nel citoplasma.  La funzione endocrina dell’epifisi regolerebbe l’attività di cellule che producono pigmento,  essa produrrebbe un ormone detto melatonina;  inoltre sembra agire da antagonista dell’attività gonadotropa dell’ipofisi .  Le epifisi hanno forma varia,  in genere espansa ;  sono costituite da una massa centrale di tessuto spugnoso,  rivestite da tessuto osseo, e in corrispondenza delle articolazioni da cartilagine. Un sottile disco cartilagineo che separa l’epifisi dalla diafisi,  ha capacità di produrre tessuto osseo,  e  nella fase dello sviluppo, provvede all’accrescimento in lunghezza dell’osso.  Elena  L.

 

04/12/2021

 

Ho la bronchite cronica,  il mio medico mi ha mandato alle terme,  Ti sembra giusto?  R.

 

Secondo me sì,  per le cure di malattie croniche l’azione  terapeutica delle acque minerali naturali è molto efficace. Lo stesso vale per la cura delle acque minerali alla sorgente mediante bagni,  fanghi, ecc.  Le terapie termali sono elettivamente indicate  proprio nelle malattie croniche,  mentre sono controindicate  nelle fasi acute di tutte le malattie,  nelle forma cardiocircolatorie in scompenso,  nelle malattie edemigene ,  nelle neoplasie ecc.  Elena  L.

 

07/12/2021

 

Che cos’è la malattia dell’Alzheimer?   Sono stati fatti progressi da 10 anni fa a questa parte?  Marco e Patty.

 

 

Il morbo di Alzheimer arriva in età presenile in corrispondenza con una patologica atrofia cerebrale. L’incidenza della malattia tende a salire con l’età. Ci sono alcune ipotesi sulla causa della malattia:  che vanno da una forma autoimmune,  ad un’anomalia genetica,  anche ad infezione da virus,  ecc. Tempo fa è stata individuata una proteina anomala che andrebbe a depositarsi sui neuroni,  provocandone la degenerazione;  inoltre,  gli scienziati hanno scoperto che una concentrazione elevata nel sangue di ferro e rame possa favorire la malattia dell’Alzheimer    Elena  L.

 

09/12/2021

 

 

Se una persona che soffre di anoressia e che ha ripugnanza verso il cibo,  non si potrebbe alimentare con delle compresse?  Sappiamo che nel cibo ci sono anche tante sostanze  chimiche e cancerogene;  cosa ne pensi?  L.

 

 

Da quello che ho imparato fino ad oggi io ti rispondo di no!  Il nostro è un  corpo umano,  non una macchina di metallo,  è fatto di carne ed ossa e ti sentimenti e un meccanismo delicato dove tutti gli organi,  i sensi,  la pelle ecc. sono coinvolti.  Anche se raramente le sostanze nutritive si trovano nel mondo esterno nelle condizioni e nello stato chimico che consentano loro di essere utilizzate come tali,  non sarebbe possibile.  Queste sostanze si trovano inglobate in parti grossolane e piccole di origine vegetale e animale con una struttura chimica tale che l’organismo non è capace di assorbire.  Gli alimenti subiscono una triturazione, che li riduce in piccole particelle, in modo da poter essere deglutite e poter offrire maggiore superficie esposta agli agenti chimici versati nel canale alimentare dalle ghiandole annesse al tubo digerente.  La triturazione è realizzata nel cavo orale per mezzodella masticazione;  essa è la prima delle modificazioni a cui vengono sottoposti gli alimenti introdotti in bocca.  Un altro passo importante,  quello subito dopo è quello della digestione,  che consente nella demolizione delle sostanze chimiche complesse di cui risultano costituiti gli alimenti in sostanze più semplici e assorbibili.  Le proteine vengono demolite in amminoacidi,  gli amidi in monosaccaridi e i grassi vengono scissi ad acidi grassi ed alcoli (glicerolo).  Questa demoolizione è opera di reazioni chimiche per mezzo delle quali i legami chimici che uniscono le sostanze più semplici per formare le sostanze complesse,  vengono scissi.  In ognuna di queste reazioni di scissioneviene utilizzata una molecola di acqua, i cui elementi determinano la rottura;  queste reazioni si chiamano reazioni idrolitiche.    Le reazioni di questo tipo avvengono spontaneamente congrande lentezza,  che solo una minima parte delle sostanze alimentari complesse verrebbe demolita se non intervenissero dei catalizzatori delle reazioni.  Quindi,  sono i catalizzatori a condurre in tempo utile tutta l’opera digestiva;  trattandosi di catalizzatori proteici prodotti da cellule viventi, si chiamano enzimi o fermenti digestivi.  Gli enzimi sono di varia natura e sempre specifici per una determinata reazione chimica,  nel senso che un determinato fermento catalizza solo una o solo quella  determinata reazione idrolitica,  e non le altre.

 

N.B. Se vuoi saperne di più posso andare avanti domani,  solo me lo dovrai dire.  Elena L.