Dicembre 10, 2021 admin LA NOSTRA SALUTE RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOCINQUESIMA PARTE 10/12/2021 Giardino d’inverno coperto Dall’articolo precedente dove L. mi chiede se chi ha una grande avversione per il cibo potrebbe alimentarsi con le pillole. Come ho accennato nell’articolo precedente, gli enzimi digestivi sono elaborati e secreti da cellule viventi, poi versati nel canale alimentare. Queste cellule come ho detto parlando dell’anatomia dell’apparato digerente, sono raccolte in ghiandole dislocate in diversi livelli del tubo digerente, così che i processi digestivi non si compiono tutti in uno stesso tratto, ma iniziano in punti diversi per poi proseguire variamente lungo il canale alimentare. Si sa che nella bocca si trovano tre coppie di ghiandole salivari, le parotidi, le sottomascellari, e le sottolinguali. Il liquido secreto da queste ghiandole, che è la saliva, contiene muco che serve ad impastare e a lubrificare il cibo introdotto e masticato nella bocca, formando il bolo alimentare, pronto per essere deglutito. Ma nella saliva si trova anche un fermento idrolitico, la ptialina, che inizia la demolizione dell’amido cotto. Questa demolizione continua anche nei boli alimentari che si stratificano entro lo stomaco e cessa quando il contenuto gastrico si è trasformato in un liquido totalmente acido, il chimo. la digestione amilasica operata dalla ptialina non completa la scissione degli amidi: rimangono l’amido crudo e anche l’amido cotto è demolito solo parzialmente. La loro digestione continua e si completa nell’intestino tenue ad opera di un altro fermento amilasico, più potente detto amilopsina, secreto dalla ghiandola salivare, il pancreas. Dalla digestione amilasica si origina maltosio e D-glucosio, e cioè un disaccaride, e come tale, non può essere assorbito. Nei cibi si trovano anche altri disaccaridi, quali il saccarosio, e il lattosio. Anche questi non possono essere assorbiti come tali. Per scinderli in zuccheri semplici (saccarosio= a D-glucosio + D-fruttosio; lattosio= D-glucosio altri enzimi. Essi vengono fabbricati dalle cellule che rivestono la mucosa intestinale, e soprattutto nel tratto di intestino detto digiuno; questi enzimi sono le disaccaridasi, e precisamente la maltasi, la saccarasi e la lattasi. Continua… 11/12/2021 Anche per le proteine alimentari troviamo una successione di enzimi proteolitici. Prima le proteine vengono aggredite nello stomaco dalla pepsina, un enzima proteasico di origine gastrica. La pepsina rompe alcuni dei legami interni che tengono insieme i numerosi aminoacidi costituenti le proteine, dando origine a catene più corte di aminoacidi, i polipeptidi. Questo particolare enzima proteolitico, che compare solo nei vertebrati, non riesce però a reagire in un ambiente molto acido. Per questa ragione, alla sua secrezione da parte delle ghiandole gastriche è sempre associata la secrezione di acido cloridrico. Vi è però un altro enzima proteolitico, secreto dallo stomaco, che svolge una funzione particolare, soprattutto in un periodo fisiologico dello sviluppo, il periodo della lattazione, quando non è ancora prodotta dal bambino la pepsina e l’acido cloridrico. È il fermento che coagula il latte che si chiama rennina. La rennina infatti idrolizza la caseina in paracaseine che precipitano come paracaseinati di calcio. La digestione proteica attuata nello stomaco non porta ad una completa demolizione delle proteine. Il contenuto gastrico diventa fluido e fortemente acido e passa nella prima porzione dell’intestino tenue, il duodeno. Qui viene dal secreto bilare (bile) e dal secreto pancreatico ed arricchito da nuovi fermenti proteolitici provenienti dal pancreas, la tripsina e la chimotripsina. Questi in un ambiente fattosi debolmente alcalino, continuano l’opera disgregatrice iniziata dalla pepsina, fino a ridurre tutte le proteine in piccoli polipeptidi. I polipeptidi non sono ancora assorbiti come tali, essi devono essere spezzettati nei singoli aminoacidi che li compongono. Quest’ultima operazione viene catalizzata da fermenti chiamati polipeptidasi, che vengono secreti dall’epitelio della mucosa che riveste l’intestino tenue. Prima di chiudere l’argomento digestione proteica mi soffermo su un punto d’importanza biologica. Continua. La mucosa che riveste tutto il canale alimentare è formata come ho già scritto da un rivestimento epiteliale, con annesse ghiandole, che poggia su sottostanti strati di tessuto connettivale e muscolare. Il costituente chimico fondamentale di questi strati è formato da proteine. Allora ci potremmo chiedere come mai i fermenti proteolitici prodotti dalla parete intestinale non digeriscono le ghiandole stesse e i tessuti circostanti. La risposta è che tali fermenti non vengono secreti allo stato attivo, ma sotto forma di fermenti inattivi o profermenti. Il fermento attivo si genera dall’incontro nel lume-gastrintestinale, del profermento con un costituente attivante. Tale costituente attivante secreto all’inizio dall’attività digestiva viene comunemente chiamato chinasi. Esso opera una parziale demolizione del proenzima, liberando l’enzima attivo. l’acido cloridrico è la chinasi che agendo sul profermento della pepsina, libera la pepsina. L’enterochinasi e la chinasi intestinale che agendo sul profermento della tripsina libera i due fermenti allo stato attivo. Se per eccesso di fermenti proteolitici attivi, a digiuno, vengono intaccati e digeriti tratti di mucosa, si ha la formazione di ulcere dolorose, l’ulcera gastrica o l’ulcera duodenale. Anche i grassi alimentari devono subire l’opera dei fermenti digestivi. Uno fra questi la steapsina, secreta dal pancreas, assume una posizione predominante. Questo fermento catalizza la scissione idrolitica dei grassi neutri in glicerolo e acidi grassi, prima che possa avvenire questa reazione i grassi neutri devono essere finemente emulsionati, essi non sono solubili in acqua e un fermento idrosolubile come la steapsina non può penetrare in essi per demolirli ma può solo agire in superficie. Continua… 14/12/2021 L’emulsionamento moltiplica enormemente la superficie di contatto dei grassi con l’acqua, e con il fermento, e parallelamente, moltiplica l’azione enzimatica. L’emulsionante dei grassi è provocato dai movimenti intestinali ed è facilmente facilitato dai succhi biliari (bile), dal prodotto secreto dal fegato e versato nell’intestin attraverso il dotto biliare, tale succo contiene come agenti emulsionanti i sali biliari. Se la bile è scarsa o assente i grassi non vengono digeriti e non possono venire assorbiti. Si va incontro a quella disfunzione intestinale che si chiama “steatorrea”. Gli alimenti ridotti nei loro costituenti semplici, ad opera della digestione, vengono assorbiti dall’epitelio dell’intestino tenue; nell’epitelio sono in parte trasformati e convogliati nei vasi sanguigni o nei vasi linfatici intestinali. E precisamente gli zuccheri e gli aminoacidi nel sangue, grassi neutri nei vasi linfatici, chiamati vasi chiliferi perché trasportano il prodotto dell’assorbimento intestinale detto “chimo”. I vasi chiliferi contengono nel loro lume grassi neutri finemente emulsionati; infatti nell’interno delle cellule assorbenti della mucosa gli acidi grassi originati dalla digestione vengono di nuovo combinati al glicerolo per formare grassi neutri. la funzione fondamentale dell’intestino evidentemente è quella dell’assorbimento, tutte le altre come la masticazione, ingestione, digestione, sono fasi preparatorie che servono solo a rendere possibile l’assorbimento. Continua… 15/12/2021 Bisogna rendersi conto che l’entità dell’assorbimento è in funzione dell’estensione della superficie assorbente; questo fatto ci fa capire del perché l’intestino tenue, che è la parte del canale alimentare dove avviene l’assorbimento, è un tubo molto lungo che nell’essere umano è di circa 6 metri. Ma non è solo la lunghezza dell’intestino tenue ad assicurare la necessaria superficie assorbente: la mucosa che riveste internamente il tubo è disposta in pieghe, facilmente visibili ad occhio nudo, inoltre, se la si osserva con attenzione, si vede che la mucosa è come vellutata per la presenza di tanti rilievi a dita di guanto, della lunghezza di 1 -2 mm, chiamati villi intestinali. Se poi al microscopio a grande ingrandimento si analizzano le cellule assorbenti che ricoprono i villi, si vede che queste cellule si affacciano nel lume intestinale con una superficie a forma di spazzola perché costituita da tanti microvilli di 1-2 millesimi di millimetro di altezza. Si capisce facilmente che con questi espedienti la superficie assorbente viene di molto alimentata: A conti fatti essa viene moltiplicata circa 60 volte rispetto a quella apparente del cilindro intestinale. Messo in evidenza il valore funzionale della superficie ai fini dell’assorbimento intestinale, non bisogna cadere nell’errore di ritenere che la parete intestinale agisca solo come un filtro che lascia passare le sostanze il cui peso molecolare è inferiore a un certo valore e trattiene tutte le altre di peso molecolare maggiore. In effetti fa anche questo, e difende l’organismo dall’entrata di un’infinità di sostanze inutili o tossiche, ma non si limita solo a questo, bisogna subito dire che la funzione della parete intestinale consiste soprattutto scegliere le sostanze utili da quelle inutili, consentendo a quelle utili di entrare molto in fretta, anche se il loro peso molecolare è molto elevato. Tra due sostanze chimiche molto simili, una è rifiutata e l’altra è assorbita. Questa soluzione è operata da costituenti della membrana cellulare, chiamati trasportatori. Se la sostanza alimentare si lega chimicamente con i trasportatori, essa passa, ma se non si lega non passa. ma la barriera intestinale non fa solo opera di selezione; essa trasporta anche le sostanze utili dal lume intestinale nel sangue e nella linfa, fino al loro completo esaurimento. Fa accadere un fenomeno che spontaneamente non si verificherebbe mai, cioè, il passaggio di un soluto da una concentrazione minore ad una maggiore. Perché questo fenomeno accada occorre energia e questa energia è formata dall’epitelio intestinale. Finora nel processo della digestione, si sono viste intervenire solo operazioni svolte dall’organismo stesso, e prima tra queste, la secrezione di enzimi digestivi. Ma in molte specie animali, come anche nell’uomo, la digestione è un fenomeno molto più sofisticato perché alla sua realizzazione contribuisce una simbiosi con la flora batterica intestinale. Continua nel prossimo articolo: risposte ai lettori quarantadue centoseiesima parte. N.B. Queste spiegazioni che trovate nei miei articoli sono originali, se li trovate a nome di altre persone in altri siti è perché li hanno messi a nome loro senza il mio consenso. Grazie! Elena L.