Dicembre 28, 2021 admin LA NOSTRA SALUTE RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOSETTESIMA PARTE 28/12/2021 BUON 2022 Da che cosa è caratterizzata l’improvvisa, completa e transitoria perdita di coscienza? P. Le cause sono molteplici: potrebbe essere provocata da grandi fatiche da sforzo, da lungo decubito supino; intense emozioni, dolori acuti, labilità vasomotoria, stato tossinfettivo, arteriosclerosi, ipertensione arteriosa, ipotensione arteriosa, infarto del miocardio, ipoglicemia, anossia anossica, stimolazione del seno carotideo. Può essere conseguente anche a turbe circolatorie che diminuiscono l’afflusso di sangue al cervello (sincopi cardiache) : ad esempio fibrillazione atriale o ventricolare, blocco seno-atriale, collasso cardiaco, trombo, lesioni intracardiache. Insorge improvvisamente o preceduta da malessere generale, nausea sudorazione, ecc. Da prendere in considerazione anche alcuni quadri clinici come la mancata respirazione o arresto degli atti respiratori in seguito a fenomeni nervosi di isterismo o fenomeni spastici ad esempio da traumi o a malattie gravi dell’apparato respiratorio. Non si verifica arresto della circolazione, ma il sangue non più ossigenato, causa cianosi. Elena L. 30/12/2021 Che cosa ha a che fare la circolazione sanguigna con la respirazione? Alessandra L’argomento della respirazione l’ho già scritto due volte e questa è la terza; Se sfogli il mio blog nella categoria “la nostra salute” li troverai. Ora te lo illustrerò in maniera diversa ma il significato è sempre quello. La circolazione polmonare fa passare attraverso i polmoni tutto il sangue espulso dalla parte destra del cuore, che contiene sangue venoso. Per necessità idrauliche il volume del sangue che viene spinto in tutto il resto del corpo (circolo somatico) dal cuore sinistro è uguale a quello espulso dal cuore destro, cioè la portata sanguigna dei due circoli è la stessa. L’albero circolatorio polmonare si sfiocca, come l’albero circolatorio somatico, in reti capillari. Una rete capillare polmonare avvolge tutti gli alveoli. Il sangue impiega circa un secondo a percorrere tale rete capillare, e questo tempo è sufficiente a permettere gli scambi gassosi tra sangue e alveoli polmonari. Come il sangue è continuamente ricambiato, così anche l’aria alveolare, deve essere continuamente ricambiata, altrimenti la sua scorta di ossigeno si esaurirebbe in poco tempo. Al fine di rimuovere l’aria dagli alveoli polmonari si attua il processo della ventilazione polmonare, che consiste in ritmiche inspirazioni, seguite da altrettante espirazioni, quello si chiama comunemente “ritmo respiratorio”. Negli umani e nei mammiferi la ventilazione è ottenuta con una ritmica dilatazione e restringimento della cassa toracica. Queste fasi sono determinate dai muscoli toracici, che sollevano e abbassano le coste, lo sterno e dal muscolo del diaframma, che si solleva e si abbassa contro i visceri addominali. I polmoni contenuti nella cassa toracica ne seguono passivamente le escursioni, si dilatano e si sgonfiano ritmicamente. Ogni atto inspiratorio ed espiratorio comporta un rinnovamento solo parziale dell’aria contenuta nei polmoni; infatti nell’uomo una inspirazione introduce circa mezzo litro di aria nuova, mentre l’aria totale contenuta nei polmoni è di circa 5 litri. Gli atti respiratori si susseguono con una frequenza che nello stato di riposo, è di circa 15 al minuto. Questo ritmo è involontario, e prosegue indisturbato anche in assenza della coscienza, come nel sonno. Si può modificarlo intensificandolo o rallentandolo, anche arrestarlo, per poco tempo sempre con l’ausilio della nostra volontà, e cioè con l’ausilio dei centri nervosi superiori. Elena L. Continua… 03/01/2022 Il ritmo automatico è presieduto da centri nervosi che sono situati nel midollo allungato, in corrispondenza del quarto ventricolo. L’interruzione delle connessioni di questi centri con il midollo spinale, nel quale risiedono i nuclei nervosi per l’innervazione dei muscoli respiratori, blocca gli atti respiratori e si ha la morte per paralisi respiratoria. Lo stesso succede quando gli stessi centri respiratori vengono lesi direttamente da traumi o malattia. Durante la permanenza del sangue nei capillari polmonari, non solo il sangue si arricchisce dell’ossigeno proveniente dall’aria alveolare, ma si libera anche dell’anidride carbonica e la riversa nella stessa aria alveolare. L’entrata, e rispettivamente l’uscita, di gas nel sangue sono da riportarsi al fatto che le pressioni parziali dei gas respiratori sono diverse nel sangue dei capillari polmonari e nell’aria alveolare: la pressione di ossigeno è maggiore nell’aria alveolare che nel sangue giunto ai polmoni; la pressione di anidride carbonica invece, è minore nel sangue che nell’aria alveolare. È unicamente questa differenza di pressione a provocare lo spostamento dei gas in questione. Anche l’apparato polmonare come quello renale, sa adattarsi ai bisogni dell’organismo. E questo adattamento avviene essenzialmente modificando la ventilazione polmonare. Per esempio quando si cammina o si corre, il consumo di ossigeno è maggiore che in condizioni di riposo; la ventilazione polmonare aumenta, e con essa, aumenta anche il sangue che circola attraverso i polmoni, esso infatti, non riuscirebbe ad ossigenarsi completamente se non vi corrispondesse un incremento del ricambio dell’aria nei polmoni. A tal fine deve verificarsi un aumento sia del ritmo respiratorio che della profondità dei respiri e cioè il numero di atti respiratori al minuto e il volume di aria introdotta ad ogni inspirazione. Questo fenomeno ha una duplice origine. Una parte è dovuto al fatto che l’attività motoria che fa aumentare, per esempio nella corsa, i movimenti muscolari delle gambe, influisce nello stesso senso, e contemporaneamente, anche sull’attività dei centri cardioacceleratori, e su quella dei centri respiratori. Dall’altra parte questo fenomeno è dovuto al fatto che la scarsa ossigenazione del sangue, e soprattutto, l’accumulo in esso di anidride carbonica, che si verificano quando la ventilazione è insufficiente , provocano l’eccitamento di particolari recettori, chiamati “chemiorecettori” che sono situati a livello della biforcazione dell’arteria carotide comune. Continua… 04/01/2022 L’eccitamento di questi recettori ha l’effetto di inviare impulsi nervosi ai centri respiratori e di fare aumentare la loro attività. Si attua un meccanismo di salvaguardia dell’organismo; esso interviene a regolare l’attività ventilatoria , in modo di mantenere costante nel sangue la tensione dei gas, ossigeno e anidride carbonica. Nel rene la secrezione di un ormone antidiuretico, controllata dal tasso di acqua, ne regola il riassorbimento da parte dei tubuli renali, in modo da mantenere costante il livello idrico nel sangue. Nei polmoni la stimolazione dei chemiorecettori carotidei, ad opera della tensione dei gas respiratori nel sangue, regola la ventilazione polmonare, agendo sui centri automatici del respiro, in modo da mantenere la tensione dei gas respiratori nel sangue. C’è anche un altro tipo di regolazione dell’attività respiratoria polmonare che entra in funzione in condizioni completamente diverse da quelle di prima ricordate: è la regolazione che si mette in atto quando si respira in aria rarefatta, come in alta montagna o in un aereo il cui interno non sia pressurizzato o a una pressione atmosferica corrispondente a quella del livello del mare. La rarefazione dell’aria comporta la diminuzione della sua pressione totale e delle pressioni parziali dei suoi componenti gassosi; nell’aria rarefatta quindi la pressione di ossigeno è minore e per questo è minore anche la differenza di pressione di ossigeno che entra nel sangue a livello polmonare. Se non intervenisse un fenomeno regolatorio, cioè ancora una iperventilazione, si andrebbe incontro ad una deficienza di ossigeno nel sangue (ipossia). In questo caso l’iperventilazione può avere solo l’effetto di innalzare la pressione di ossigeno negli alveoli, la quale permette una normale erogazione di ossigeno. L’aumento iperventilatorio della pressione di ossigeno qui si verificaanche perché l’iperventilazione provoca contemporaneamente una diminuzione dell’anidride carbonica nell’aria alveolare, oltre che nel sangue (ipocapnia) ; diminuendo la pressione parziale di anidride carbonica, può aumentare la pressione parziale di ossigeno. Mentre l’iperventilazione da lavoro muscolare è almeno in parte, dovuta sia alla diminuzione della pressione di ossigeno che all’aumento di anidride carbonica nel sangue, l’iperventilazione di aria rarefatta è dovuta solo ad una diminuzione della pressione di ossigeno nel sangue, e solo questa diminuzione agisce eccitando i chemiorecettori carotidei, e attraverso questi, i centri respiratori del midollo allungato. La superficie respiratoria polmonare è essenziale per il transito dell’ossigeno dall’aria nel sangue e per quello in senso contrario dell’anidride carbonica. A questo punto si affaccia però un altro problema, che è quello del trasporto dei gas nel veicolo sanguigno. L’ossigeno che entra nel sangue a livello della superficie respiratoria, nella massima parte viene utilizzato lontano da essa, in tutti i tessuti dell’organismo. E così l’anidride carbonica espulsa attraverso la stessa superficie, proviene con il sangue da tutti i tessuti in cui si è formata durante la combustione delle sostanze organiche. Un rapido conto permette di dire che per soddisfare i bisogni dell’organismo, l’ossigeno e l’anidride carbonica trasportati dal sangue non possono essere allo stato gassoso, perché troppo piccolo è il volume di questi gas che può sciogliersi nel sangue e di conseguenzatroppo piccolo sarebbe il volume di questi gas trosportato dal sangue nell’unità del tempo. Elena L. Continua domani: l’ultima parte. 05/01/2021 I gas in questione non solo devono essere sciolti fisicamente nel sangue, ma anche combinati chimicamente in modo labile “l’ossiemoglobina” di colore rosso vivo. E che l’anidride carbonica, per la massima parte, si trova legata agli ioni basici di sodio e di potassio, a formare dei sali, i bicarbonati, e all’emoglobina stessa a formare un composto labile, ” la carbodiossiemoglobina”. Circa 20 ml di ossigeno si trovano combinati come ossiemoglobina in 100 ml di sangue normale; analogamente circa 60 ml di anidride carbonica sono combinati chimicamente in 100 mldi sangue normale; di questi, poco più del 5% è combinato come cabodiossiemoglobina. Allora si può concludere che l’ossigeno, dopo essere entrato in forma gassosa nel sangue della rete capillare polmonare, si combina rapidamente con l’emoglobina e sotto questa forma è per la maggior parte trasportato con il sangue ai tessuti. Qui succede il fenomeno contrario fino a qui considerato: l’ossigeno si stacca dall’emoglobina e penetra nelle cellule, di nuovo sotto forma gassosa. tragitto inverso percorre l’anidride carbonica prodotta dalla combustione cellulare: essa a livello dei tessuti,penetra nel sangue sotto forma gassosa, e nel sangue si nega chimicamente alle basi e all’emoglobina. Sotto questa forma l’anidride carbonica viene viene trasportata ai polmoni dove si stacca dai globuli rossi e dalle basi, ed esce verso l’ambiente esterno sotto forma gassosa. nel trasporto dei gas respiratori, l’emoglobina, il pigmento caratteristico del sangue, gioca un ruolo fondamentale. Il sangue normale deve avere una certa capacità di trasporto per i gas respiratori, altrimenti si manifesta una malattia: l’anemia. L’anemia non è propriamente uno stato di deficienza di sangue, ma è soprattutto una carenza di emoglobina. Il sangue per deficienza di emoglobina non è in grado di far fronte alle condizioni di maggior bisogno di ossigeno, per esempio nel caso di un intenso lavoro muscolare. Infatti il sangue degli anemici trasporta, per unità di volume di sangue, un volume di ossigeno minore che nei soggetti normali e questo si fa risentire sulla capacità di lavoro dei muscoli, in quanto hanno a disposizione meno energia. Ed è così che uno stato cronico di anemia altera lo stato di nutrizione dei tessuti e quindi la funzionalità di tutti gli organi. Elena L. m