RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CENTOUNDICESIMA PARTE

01/02/2022

CONTINUA  DALL’ARTICOLO   “RISPOSTE AI LETTORI

QUARANTADUE CENTODECIMA PARTE”

Il sangue e le sue funzioni

Giardino d’inverno

Il colore rosso del sangue è determinato dall’emoglobina contenuta negli eritrociti.  Il contenuto di emoglobina in ciascun eritrocito è definito da un parametro caratteristico,  detto valore globulare.  Gli eritrociti concludono il loro ciclo vitale in 120 giorni ca. ;  essendo privi di nucleo,  essi non hanno la capacità di moltiplicarsi.  La loro distruzione (eritrocateresi) avviene per fagocitosi ad opera di cellule del sistema reticolo-istiocitario,  specialmente a livello della milza.  I leucociti hanno l’importante funzione di provvedere alle difese dell’organismo contro gli agenti patogeni che,  per qualsiasi causa,  penetrano nel circolo sanguigno o si insediano nei tessuti a livello cellulare. Tale  funzione è svolta soprattutto dai granulociti:  i granulociti neutrofili hanno la capacità di uscire dai vasi sanguigni per portarsi nel territorio dove è in corso un processo infettivo.  A tale livello essi attuano la fagocitosi delle particelle batteriche,  che vengono poi distrutte dalla digestione a opera di particolari enzimi endocellulari ( catepsine).  La mobilità dei granulociti si deve in parte ai loro movimenti ameboidi,  in parte a forze attrattive di natura chimica che spingono tali cellule verso il territorio dell’infezione  (chemiotassi).  A differenza dei neutrofili,  i granulociti eosinofili hanno scarsa mobilità e modesta attività fagocitaria.  In essi sono presenti enzimi che intervengono nei processi immunitari, in particolare nella distruzione dei complessi antigene- anticorpo.  I granulociti basofili interverrebbero nei processi dell’emostasi,  contenendo nelle loro granulazioni forti quantità di eparina.  I linfociti svolgono un ruolo di grande importanza nei processi immunitari, essendo sede di sintesi delle globuline anticorpali.  I monociti svolgono un’intensa immunità fagocitaria e quindi svolgono anch’essi una funzione di difesa antinfettiva.  Le piastrine si formano nel midollo osseo dal disfacimento dei dei megacariociti;   svolgono l’importante funzione di favorire la coagulazione del sangue.  Esse infatti si portano nel punto di lesione dei vasi,  dove si agglutinano e liberano fattori che concorrono alla formazione della tromboplastina.   Quest’ultima agisce,  unitamente alla protrombina,  per appunto formare la trombina:  la formazione di questa sostanza,  indispensabile per far trasformare il fibrinogeno in fibrina,  che avviene però soltanto in presenza di ioni Ca++.   continua con i gruppi sanguigni: come e perché.

I GRUPPI SANGUIGNI

Molti di noi sanno che il sangue dei diversi individui può essere suddiviso in gruppi,  in base alla presenza  o meno sulla superficie dei globuli rossi di particolari complessi molecolari,  con caratteristiche di antigeni.  I sistemi antigenici più importanti secondo cui si può giungere alla suddivisione in gruppi,  sono il sistema  ABO e il sistema Rh.  La denominazione ABO deriva dal nome degli antigeni che con la loro presenza (gruppi A,  B,  AB) o con la loro assenza (gruppo 0)  determinano quattro diversi gruppi.  Il sistema Rh prende invece  in considerazione il fattore Rh:  nell’ 87% circa degli individui è presente l’antigene Rh,  per cui questi soggetti vengono  definiti Rh+,  mentre quelli in cui tale antigene è assente vengono definiti  Rh-.  Per quanto riguarda il sistema ABO, nel sangue sono presenti sia gli antigeni eritrocitari,  sia gli anticorpi plasmatici, quindi, negli individui di gruppo A il plasma contiene l’anticorpo (agglutinina) anti-B e i globuli rossi L’antigene (agglutinogeno) A.  Negli individui di gruppo B il plasma contiene l’agglutinina anti-A e i globuli rossi l’agglutinogeno B.  Negli individui di gruppo AB il plasma non contiene nessuna agglutinina e i globuli rossi contengono ambedue gli agglutinogeni A e B.  Infine negli individui di gruppo O il plasma contiene ambedue le agglutinine anti-A e anti-B,  mentre i globuli rossi non contengono alcun agglutinogeno.  I gruppi sanguigni  prendono dunque il nome dagli agglutinogeni presenti nei globuli rossi;  nel sangue di ciascuno individuo non sono mai presenti l’antigene (agglutinogeno)  e l’anticorpo agglutinina) corrispondenti,  mentre è sempre presente invece  l’agglutinina dell’agglutinogeno mancante.  I caratteri che definiscono l’appartenenza di un individuo a un gruppo sanguigno si trasmettono secondo le leggi dell’ereditarietà.  Continua…

03/02/2022

Nell’ambito del sistema ABO l’appartenenza a un determinato gruppo è definita da geni aventi carattere di dominanza.  Così ad esempio,  se uno dei genitori è del gruppo A e l’altro di gruppo O,  il figlio potrà essere di gruppo O o di gruppo A;  oppure ancora,  se uno dei genitori è del gruppo AB e l’altro di gruppo A il figlio potrà essere di gruppo AB,  A,  o AB e così via. Oltre ai due sistemi ABO e Rh,  ne esistono altri,  come per es.  quello MN,  per cui si possono avere tre gruppi: M,  N,  MN.  Questi gruppi non hanno grande importanza pratica.  Da quanto detto risulta chiaro che prima di effettuare una trasfusione di sangue è necessario accertare la compatibilità tra il sangue del ricevente e quello del donatore.  Da sempre gli incidenti trasfusionali sono dovuti all’incompatibilità di gruppo. La trasfusione di sangue tra soggetti che appartengono allo stesso gruppo è sicuramente priva di inconvenienti;  invece ,  in caso di incompatibilità, i globuli rossi del donatore vengono agglutinati dalle agglutinine anticorpali presenti nel sangue del ricevente:  si formano ammassi coerenti che determinano l’ostruzione dei vasi sanguigni  (embolia) e alterazioni circolatorie in organi vitali,  fino al collasso e alla morte.  Inoltre,  in caso di agglutinazione,  i globuli rossi vengono distrutti massivamente;  la grande quantità di emoglobina che da essi si libera tende a precipitare sotto forma di cristalli nei tubuli renali,  provocando insufficienza renale,  anuria e quindi la morte.  Grande attenzione deve essere posta nella pratica trasfusionale al gruppo Rh.  Un individuo Rh¨  ,  trasfuso con sangue Rh+,  viene sensibilizzato e quindi produce anticorpi anti-Rh che possono provocare agglutinazione degli eritrociti in seguito a una seconda trasfusione di sangue Rh+.   Va infine rilevato che l’importanza dei gruppi sanguigni,  oltre che nella pratica trasfusionale,  è notevole anche in campo medico-legale,  perché rappresenta un utile elemento di identificazione personale consentendo di accertare la non paternità.  Elena  Lasagna

05/02/2022

È vero che le ghiandole sudoripare e altri annessi cutanei si possono ammalare di infezioni?  Grazie  Marco di Patty.

Sì,  il dottor Robert dice di sì.   Questa flogosi è determinata da infezione stafilococcica che interessa appunto le ghiandole sudoripare e gli annessi cutanei.  L’infezione interessa elettivamente le ghiandole sudoripare apocrine (ascelle,  perineo,  inguine,  ecc. )  con aspetto foruncoloide – ascessuale,  più frequente durante le stagioni calde.  Il sesso femminile risulta più colpito per l’uso di creme depilatorie e altri prodotti non sempre adeguati al tipo di pelle di ciascun individuo.  Si manifesta con un nodulo di forma sferica,  sottocutaneo,  ma aderente alla cute,  libero sui piani profondi,  dolente;  a volte si risolve spontaneamente.  Spesso diventa molle e dolente,  anzi molto doloroso con arrossamento della pelle a fluttuazione e finisce con l’ulcerarsi al centro:  dove ne fuoriesce pus denso,  senza cencio  (stato di debolezza fisica e psicologica).  Oltre alla forma descritta degli adulti è frequente anche l’infezione infantile che si localizza di solito con ascessi plurimi al capillizio dei lattanti.  Elena  L.

07/02/2022

Secondo te che cosa dobbiamo aspettarci dalle radiazioni?  Marco di Patty.

Tutte le radiazioni hanno effetto su tutta la materia,  sia organica che inorganica,  in rapporto alla natura e alla lunghezza d’onda della radiazione,  perché la materia assorbe,  trasmette,  riflette più o meno intensamente ogni radiazione.  Diciamo che i materiali biologici sono i più sensibili e l’effetto può variare da semplici alterazioni superficiali,  ad alterazioni patologiche.  Tali effetti si verificano non solo con le radiazioni degli infrarossi ma anche con periodi più o meno lunghi di esposizione ad altri tipi di radiazioni.  In particolare le radiazioni elettromagnetiche:  campi di microonde emesse da installazioni radar,  possono provocare danneggiamento termico di tessuti sensibili come la retina dell’occhio;  sensibilmente radiazioni luminose  ecc. e anche le radiazioni ionizzanti.  Campi intensi di microonde possono provocare  alterazioni della popolazione cellulare del sangue.  In pratica gli effetti delle radiazioni sull’organismo dipendono da quattro fattori fondamentali:  la qualità e la dose della radiazione,  in rapporto al tempo di esposizione;  la modalità dell’irradiazione interna o esterna;  il carattere acuto o cronico dell’esposizione;  la sensibilità specifica dei tessuti.  Particolarmente sensibili agli effetti delle radiazioni sono i nuclei delle cellule:  le radiazioni indotte nei cromosomi portano durante la riproduzione sessuale,  a profonde trasformazioni delle cellule figlie;  quando vengono colpitecellule riprodutrici si può giungere a una vera e propria mutazione. L’azione delle radiazioni sui cromosomi e geni non si rivela però sempre nociva:  la microbiologia infatti sfrutta, le mutazioni radioindotte per ottenere nuove forme viventi di grande utilità per il genere umano.  come ad esempio nuovi ceppi di muffe per la riproduzione di nuovi antibiotici.  Nell’uomo in genere ,  i danni più gravi si riscontrano nei tessuti emopoietici.  L’irradiazione del timo delle linfoghiandole, della milza,  e del midollo osseo,  porta a una rapida distruzione delle cellule emopoietiche,  con la relativa scomparsa di linfociti,  granulociti,  emazie e piastrine del sangue.  Anche l’apparato digerente è altrettanto sensibile,  come lo è l’apparato genitale,  dove le radiazioni provocano  la riduzione del volume testicolare,  ecc.  e la cute,  che in base alle dosi può presentare arrossamenti,  dermatiti,  ulcerazioni,  adiodermiti croniche.  Per ciò che riguarda il sistema nervoso periferico si è sempre ritenuto che eventuali disturbi fossero conseguenza di alterazioni metaboliche,  ma l’elettrofisiologia invece ha scoperto che anche le cellule nervose sono sensibili alle radiazioni anche a dosi relativamente piccole.  Anche a distanza di molti anni,   possono comparire malattie e fenomeni correlati con l’effetto delle radiazioni sul patrimonio genetico dell’individuo esposto o dei suoi discendenti.  Anche l’esposizione ripetuta a piccole dosi di radiazioni ionizzanti può turbare gravemente i sistemi dell’informazione ereditaria delle cellule  riprodutrici e di quelle somatiche ad alto ritmo riproduttivo,  con conseguenze diverse.  Elena  L.