LA CURA DEI PIEDI DUE

25/01/2013

CURIAMO I  NOSTRI  PIEDI

secondo articolo

IL DERMA. Ha le stesse caratteristiche del derma della cute;  si spinge sui margini laterali dell’unghia     e alla radice dell’unghia,  avvolgendosi e formando così una piega o doccia,  sotto la quale l’unghia sembra incastrata, continuando poi,  nella pelle circostante.  La pelle della radice è ricoperta da un prolungamento dell’epidermide, chiamato  ” eponichio  “, che nei trattamenti viene abitualmente asportato.

 FISIOLOGIA  DEL  PIEDE

 La funzione del piede è di sostegno e di equilibrio del corpo, e mediante una serie ritmica ed automatica di movimenti,  il principale strumento della deambulazione e della corsa. L’aspetto esterno del piede è vario,  dipende dalla razza,  dalla costituzione,  dal sesso , dalla civiltà dell’individuo in esame. Così si potrà osservare una notevole differenza del piede di un europeo, da quello di un africano, o asiatico;  oppure di un soggetto alto di statura da uno basso;  di un uomo da una donna;  ed infine da chi abitualmente porta calzature,  da chi va scalzo.  A questo proposito è da notare che i piedi calzati,  perdono in parte,  la loro mobilità originale,  specialmente alle dita,  che assumono atteggiamenti forzosi e deformazioni,  che a lungo andare si stabilizzano. Da qui avrà inizio il più delle volte la formazione del callo.

ARCHI  DEL  PIEDE

sono in numero tre

ARCO  LUNGITUDINALE  INTERNO: è molto pronunciato; parte dal calcagno e termina sulla  epifisi distale del primo metatarso.

ARCO  LUNGITUDINALE  ESTERNO : è  meno pronunciato del precedente; parte dal calcagno e termina sull’epifisi  distale del quinto metatarso.

ARCO  METATARSALE :  è sempre sotto il piede e procede dall’interno all’esterno del piede fra il primo e il quinto metatarso ed è trasversale rispetto ai primi due. Su questi tre archi poggia tutto il peso del corpo.  La normale curvatura degli archi serve a dare elasticità ai piedi,  utile a tollerare meglio la stazione  eretta, nel susseguirsi alterno delle contrazioni dei vari gruppi muscolari. Durante la deambulazione si possono riconoscere tre periodi principali:

Ι  periodo di sostegno

ΙΙ  periodo della spinta

ΙΙΙ  periodo del movimento pendolare.

Nel primo la parte del piede più impegnata è il calcagno. Nel secondo sono la parte distale del tarso e le dita che svolgono il ruolo più importante. Il terzo indica il ritorno dell’arto flesso per riprendere la nuova posizione per proseguire il movimento.  Da ciò si potrà desumere fin d’ ora quali saranno i punti del piede normale, maggiormente  interessati da ipercheratosi. ( aumento dello spessore corneo )

LA  DISINFEZIONE

Prima di intraprendere lo studio della podologia, è necessario questo concetto basilare. La cura  dei mali principali che travagliano l’umanità sono le infezioni.  Esse sono dovute ad agenti piccolissimi,  non sempre visibili al microscopio normale,  raggruppabili con termine comprensivo, nei cosiddetti  ” GERMI  PATOGENI ” ( generatori di malattie. )

 Essi sono organismi formati da una cellula o più cellule,  capaci di vita autonoma (indipendente )  o parassitaria  ( dipendente da un altro organismo ),  oppure con entrambe le possibilità. Possono appartenere alla categoria animale o vegetale.  Con capacità di vita vegetativa  attiva e rapida moltiplicazione ( fase vulnerabile )  e di vita latente a volte resistentissima alle azioni esterne ( fase invulnerabile ).

A parte vanno considerati i cosiddetti  ” virus ” , a caratteristiche vitali molto più primitive dei precedenti,  ma spesso assai più pericolosi.  La lotta che noi conduciamo con vari mezzi,  contro questi microorganismi , ci darà quindi, il vero significato della disinfezione. Questa noi la possiamo praticare in vario modo:

MEZZI  FISICI  DIRETTI: 1)  fiamma di una lampada ad alcool o a gas.

                                                    2) sole,  raggi ultravioletti,  correnti ionizzanti.

MEZZI  FISICI  MEDIATI: 3) aria calda, acqua bollente,  vapore acqueo.

MEZZI  CHIMICI : 4) alcool 70 gradi,  tintura di iodio,  acqua ossigenata,  acqua borica ecc.

Naturalmente, tali mezzi,  vanno applicati adeguandoli ai vari casi. Così i metalli inossidabili, potranno essere trattati con tutti e quattro i metodi,  mentre il materiale da medicazione, con alcuni accorgimenti,  soltanto col metodo 2, 3, gli organismi col 3, 4 ecc.

Durante la disinfezione noi arriviamo alla sterilizzazione degli oggetti.  Questa si ottiene, eliminando completamente qualsiasi germe patogeno e saprofitario ( germi che vivono anche parassitariamente, senza causare malattie ).  Per conseguire questo scopo esistono appositi apparecchi detti ” strilizzatori “.  La successiva conservazione di questi oggetti sterili,  fino al momento dell’uso ( asepsi ) , è legata ad opportuna atrezzatura : contenitori di metallo,  involucri di carta impermeabile,  sterilizzatori stessi ecc.

Un oggetto sterile va sempre preso con un altro oggetto sterile o disinfettato il più possibile. Non si insisterà mai abbastanza su questo concetto!

I  DIFETTI  DEL  PIEDE

PIEDE VALGO : il calcagno ha tendenza a piegarsi verso l’interno deviando dalla linea perpendicolare rispetto alla pianta del piede,  specialmente nei soggetti col valgismo del ginocchio.  I talloni sbattono facilmente uno contro l’altro durante il camminare e le scarpe si consumano in modo anormale sul tacco e sulla tomaia del lato interno.  È  chiaramente un difetto acquisito in modo particolare dell’infanzia  e nell’adolescenza anche se può comparire nella vecchiaia.

I tacchi troppo alti delle calzature femminili provocano ed esaltano l’imperfezione.  Il piede valgo causa facile stanchezza e dolori muscolari che si estendono fino al polpaccio.  Particolarmente riportano verso l’asse perpendicolare del tendine.  Assai efficace la fasciatura elastica sulla caviglia particolarmente con cavigliere.

PIEDE  METATARSO  ABBASSATO: è un difetto sempre collegato con il piede abbassato o cavo.  Consiste nel cedimento dell’arco metatarsale,  si riduce o al limite si annulla e provoca un allargamento della parte mediana del piede.  Le dita perdono la forma arcuata e si appiattiscono, le falangi addirittura possono risultare più basse del metatarso.  L’avampiede si allarga a raggiera,  il fatto è assai doloroso per la comparsa di duroni e per le infiammazioni che possono insorgere  sulla testa delle ossa metatarsali.  Di particolare efficacia è l’uso dei sandali fatti appositamente per la ginnastica del piede che obbligano le dita ad un movimento molto utile per sostenere il tono muuscolare, che dovrebbe mantenere l’arcatura metatarsale;  inoltre la pianta del sandalo sostiene col suo profilo l’arco e porta il piede nella posizione corretta.  I supporti da impiegarsi in questo caso differiscono da quelli normali solo nella parte anteriore per la presenza di un rialzo a forma di goccia.

ALLUCE  VALGO : consiste nella deviazione laterale dell’alluce a causa di un ‘insuficiente muscolatura e di una errata linea di direzione del muscolo  adduttore che agisce dall’interno anziché dall’esterno. Il difetto è senz’ altro acquisito ed è per lo più derivante dalla forma delle scarpe che hanno la maggior lunghezza in corrispondenza del metatarso e poi, bruscamente si restringono a punta facendo convergere alluce e dito minimo verso l’interno della scarpa.

In casi più gravi si può giungere all’artrosi deformante con blocco dell’articolazione e forti dolori che coinvolgono tutto il piede.  Na soffrono i tendini ed i muscoli, si atrofizzano se sono sottoposti ad eccessiva fatica.  La stessa pelle del piede è schiacciata e la circolazione è ostacolata.  L’alluce valgo porta anche ad un’infiammazione con formazione di liquido molto dolorosa alla capsula sinoviale del primo metatarso che spinge il paziente a sottoporre il suo caso allo specialista. I casi più gravi vengono sottoposti a intervento chirurgico.

IL  PIEDE  PIATTO

È  una malformazione di tipo congenito ed acquisito.  Si manifesta con il totale abbassamento per tutta la pianta del piede che diventa superficie d’appoggio a cui mancano le doti di resistenza dei punti normali e sono indotti a sopportare il peso del corpo.  Il piede si allunga e si deforma, va soggetto a facili gonfiori per un ristagno della circolazione  sanguigna.  Conseguentemente si manifestano callosità in sedi svariate e deformazioni delle unghie. È un difetto talvolta congenito,  correggibile in tenera età con l’applicazione di appositi plantari e nei casi più gravi con operazione chirurgica.  Può essere anche,  ma difficilmente,  un difetto acquisito e la sua correzione si opera con supporti rigidi, scelti a seconda delle caratteristiche e delle dimennsioni del piede.  Le categorie che ne vanno più frequentemente colpite sono quelle obligate a stare per gran parte del dì  in piedi,  assumendo posizioni impegnative : camerieri, barbieri, commessi ecc.

DITA  A  MARTELLO:  si manifestano con un incurvamento notevole delle falangi delle dita che vengono sollecitate in modo eccessivo dalla pressione della scarpa. Sono generalmente conseguenza della differenza di tono muscolare tra gli estensori ed i muscoli flessori delle dita con vantaggio di questi ultimi ( cosiddetta reazione posturale accentuata ). Tale difetto si accompagna frequentemente al piede cavo ed al piede abbassato.  Per correggerlo si trattengono le dita a martello con cuscinetti appositamente studiati che sono in commercio.

LE  DITA   ( spesso presentano malformazioni di carattere congenito ).

Tali deformazioni possono differenziarsi nel volume ( diametro ) , nella lunghezza o per la loro brevità. È facile riscontrare un dito qualunque,  che  non sia l’alluce,  con due sole falangi o con una sola in un piede del tutto normale.   Deformazioni di eccesso sono frequenti all’osservazione;  ovvero piedi all’apparenza normali ma con più di cinque dita. Facile è riscontrare piedi con quattro dita soltanto,  così come spesso si offrono alla visione più  dita prive di spazio interdigitale,  ovvero staccate solo all’altezza  dell’unghia e marcate come normali dita avvicinate tra loro.  Continua…

ELENA  LASAGNA

NEL LABORATORIO DI EMI E PETER TERZA PARTE

22/01/2013

LE  ESSENZE

(terza parte)

L’iris, ci sono circa trecento varietà della specie Iris sparsi nelle zone settentrionali temperate, presenti in forme dalla radice rizomatosa e bulbosa. Il vero Iris appartiene alla famiglia delle”  Iridaceae “, è chiamato così in onore della divinità greca dell’arcobaleno. Questi fiori si dividono in quattro categorie: l’iris acquatica che ha bisogno di una posizione soleggiata vicino ai margini dei laghi o dei terreni umidi; l’iris boscosa che si sviluppa alla luce del sole chiazzata, in un terreno umido e ben drenato; l’iris barbata che dovrebbe essere asciugata dopo la fioritura; e l’iris rocciosa che richiede un terreno umido anch’esso ben drenato e ghiaioso. La moltiplicazione di solito avviene per divisione per le dormienti, meno comunemente per seme. Questi fiori sono immersi in colori innumerevoli; non sono profumati ma la loro essenza viene impiegata nelle profumazione muschiate e speziate.

Lavanda,  appartiene alla famiglia delle Lamiaceae ( Labiateae ) è una pianta con una base legnosa bruna e senza foglie, da cui si sviluppano numerosi fusti erbacei, alti fino a 70-80 cm, a sezione quadrangolare e grigio-pubescenti. Le foglie sono opposte, lanceolate-lineari gradatamente ristrette in un apice acuto, con il margine ripiegato e rivolto verso la superficie inferiore.  L’infiorescenza è posta al termine del fusto che nella sua parte superiore manca di foglie; talvolta si hanno infiorescenze laterali inserite all’ascella delle ultime foglie. I fiori sono riuniti in verticilli  che nel loro insieme formano una specie di spiga; essi hanno un calice tubolare, tomentoso e di colore bluastro, terminato da cinque denti piccoli e ottusi; la corolla è tubolare e termina alla fauce in due labbra: quello superiore è bilobato, l’inferiore è diviso in tre lobi sottili. L’essenza si ricava dalle spighe dei fiori, ossia da tutta l’infiorescenza. Il suo profumo è impiegato per le profumazioni femminili,  addizionato al muschio e ad altre assenze anche per quelle maschili.

Mugo, appartiene alla famiglia delle “Conifere ” e in parte alle ” Pinaceae” , per l’essenza si usa la parte terminale della pinta e la corteccia dei rametti giovani, prima che diventino  di colore marrone. Il  Mugo è una pianta molto nota proprio perché da esso si ricava un pregiato olio essenziale, ” o Mugolio “, ricercato non solo dalle industrie cosmetiche ma anche  dalle industrie farmaceutiche per le sue proprietà medicamentose che sono balsamiche, antinfiammatorie ecc… La sua essenza è impiegata soprattutto nelle profumazioni maschili.

Philadelphus: fiore dell’angelo. Questo genere di circa sessanta specie appartiene alla famiglia delle Hydrangeaceae/ Philadelphaceae, ed è formato da arbusti decidui  delle regioni temperate dell’Asia Orientale, dell’Himalaia, del Caucaso e dell’America del nord e centrale. Le piante presentano in genere scortecciatura e foglie verde chiaro ellittiche ruvide; in alcune specie le foglie sono leggermente pelose. La loro fioritura è prettamente primaverile-estiva, i loro fiori sono color crema o bianchi, possono essere singoli o doppi. Essi crescono in grappoli all’estremità dello stelo fogliare. Il loro profumo è molto intenso, la profumazione somiglia al fiore d’arancio. La loro essenza è usata per le  profumazioni femminili: come acqua di colonia, il profumo ( eau de parfum ), fragranze, ecc.

Verga  d’oro : Solidago  virga-aurea L.

La verga d’oro possiede fondamentali virtù diuretiche e astringenti , contiene tannini. Queste proprietà sono così complesse e profonde da dare alla verga d’oro la massima considerazione. Perciò non si ricorra a questo semplice per la comune cistite, ma quando il fenomeno interessa tutte le vie escretrici  dell’organismo perché le sue proprietà drenanti  interessano sia il fegato che i reni. È in grado di ridare limpidezza all’urina carica di sedimenti,  di disinfettare e alleviare l’ipertrofia prostatica,  di sciogliere i calcoli, facilitare la minzione, correggere l’eccesso di albumina, facilitare l’eliminazione dell’acido urico ai gottosi.

La sua attività sul fegato la rende utile come disintossicante generale e come riduttrice dei tassi di colesterolo.

In profumeria,  la sua essenza è impiegata nell’ eau de parfum che contiene il 15% di essenza ( profumo delicato e soave ).

Muschio : Il muschio che si adotta in profumeria non è certo quel muschio che cresce nei boschi umidi. Ma è tutt’altra cosa! Il muschio che si adopera nelle aziende cosmetiche è di origine animale. Ma nasce dalla secrezione ghiandolare di una capra che cresce nel Tonkino. Ci sono altri animali che lo producono come ad esempoi il cervo, e il bue; detti appunto i muschiati. L’odore acutissimo del liquido subisce una complessa elaborazione ed è alla base di quasi tutti i profumi di tipo orientale, più o meno intensi. Questo tipo di muschio è stato la base di profumi sia femminili che maschili, di case famose.  Esiste un’altro tipo di muschio di origine vegetale, è una specie di lichene, proprio come quello che vediamo nei prati ombrosi, o sui tronchi delle querce. Non assomiglia affatto al primo, il secondo è di tutt’altra fragranza. Anche questa tipologia di muschio viene adoperata l’essenza per creare note di fantasia nelle profumazioni maschili; il suo odore è più secco, meno sensuale ma ugualmente si possono creare profumi di  gran  classe.

Mughetto : è un fiore delicatissimo con una fragranza intensa, è presente in tutti i profumi delicati e floreali. L’unica specie di questo genere è una pianta perenne dalla crescita lenta diffusa in gran parte delle zone temperate settentrionali. Oltre all’impiego erboristico e cosmetico per la sua essenza, è molto importante nell’impiego farmaceutico , ancora usato nei moderni trattamenti per rafforzare il battito cardiaco, poiché contiene glucosidi cardioattivi. I mughetti possono essere coltivati sia in vaso che in piaena terra. Predilige il mezzo sole, terreni umidi e ben drenati. D’inverno coprire con fogliame secco.

Sandalo : Il legno di sandalo, ottenuto da scaglie molto piccole della corteccia di una delle piante più pregiate che crescono soprattutto in India,  e dalla quale si estrae anche la pregiata essenza che  costituisce la base di alcuni profumi del mondo: il muschio bianco, che cresce sulla corteccia degli alberi.  Nelle formule si trovano anche  essenze di eucaliptus, garofano, essenza di cannella, essenza di ireos,  essenza di vetiver essenza di incenso , solo una punta e una nota di tuberosa.

Incenso : è tra i profumi più antichi. È sempre stato usato per dare solennità a riti e cerimonie. Ma viene usato nelle aziende cosmetiche per la sua essenza; si presta in tutte le profumazioni sia speziate che floreali. Si ricava da una resina che trasuda da una piccola pianta dell’Africa, la boswellia. In profumeria si usa a piccole dosi; viene molto usato mescolato ad altri aromi orientali , per profumare gli ambienti.

Mirra : è un piccolo albero alto alcuni metri, i rami sono spesso spinosi, le foglie sono normalmente divise in tre foglioline che talvolta possono essere ridotte in una sola. I fiori sono riuniti in piccole infiorescenze all’ascella delle foglie; Il frutto è una drupa con la parte più esterna che si apre in due valve contenenti la porzione carnosa che è più breve del nocciolo in essa racchiuso e che perciò resta parzialmente sporgente. La parte usata è la resina.

La resina essuda spontaneamente dal tronco, ma per ottenere una maggiore quantità di prodotto si praticano delle  incisioni  sul tronco da cui esce la resina che si solidifica all’aria in gocce dette lacrime. La mirra viene usata anche in cosmetologia per fare i prodotti per la cura della pelle, essa contiene proprietà dermopurificanti, astringenti, antisettiche, balsamiche, aromatizzanti. Anche la sua essenza viene usata sia per profumazioni maschili e femminili che profumazioni per gli ambienti.

Hamamelis : ha una fioritura per lo più invernale; genere formato da 5 o 6 specie di arbusti decidui. L’hamamelis appartiene alla famiglia del nocciolo ( hamamelidaceae ), originaria dell’ Asia orientale e dell’America orientale. Presenta getti esili verticali  e, durante i mesi più freddi i rami si ricoprono di fiori con petali nastriformi profumati, simili a ragni gialli, arancione o bronzo. Seguono le foglie, arrotondate, con evidenti nervature, seghettate; spesso in autunno sviluppano tonalità dorate e arancione. Le piante sono anche conosciute con il nome  il nocciolo dello stregone; gli estratti della corteccia e delle foglie  dell’Hamamelis virginiana sono usati non solo nelle aziende cosmetiche per la loro essenza ma vengono usate anche come cure erboristiche.

Peonia : esistono circa trenta specie di questo genere di bellissime sia erbacee che arbusti perenni, tutte originarie delle zone temperate, dell’ Emisfero  Settentrionale. Sono longeve con rizomi e steli piuttosto legnosi e fogliame vistoso , molto ornamentale. Le foglie vanno dal verde scuro al verde azzurro, dentate o lobate , a volte colorate di marrone o di rosso. I fiori sono solitari, eretti , a coppa o grandi e tondi come rose senza spine, I petali possono essere bianchi, rosa gialli o rosso fuoco. Hanno un profumo intenso femminile e classico, ma solo i petali bianchi o rosa.  Il nome Peonia risale  ai tempi dell’antica Grecia e si riferisce alle presunte proprietà medicinali della specie.

Rododendro: Azaleodendron Hybrids, e rododendron ghent Hybrids sono due specie profumate, usate nelle profumazioni femminili e maschili. I rododendri sono oltre 800 specie, molto distribuito anche nell ‘ Emisfero settentrionale, con la maggioranza della coltivazione nelle regioni da temperate a fredde.  Varia da piante minuscole  coltivate in piena terra a piccoli alberi e perfino epifiti che crescono nei rami degli alberi  o sulle pareti rocciose.  Il fogliame si presenta in molte diversità di forme e molto rododendri producono grappoli che contengono fino a 24 fiori straordinari in colori che variano dal bianco al rosa,  al rosso al giallo a l color malva. I fiori sono spesso multicolori che variano , con macchie sui gambi, o singole chiazze di colori differente nella parte anteriore del fiore. Fatta eccezione per alcune specie i profumati sono sempre bianchi o rosa pallido. I fiori variano per dimensioni e forma ma di solito sono campanulati, compaiono all’inizio della primavera e a inizio estate.

LA CURA DEI PIEDI

21/01/2013

CURIAMO  I  NOSTRI  PIEDI

Perché vi chiederete questo argomento? In passato ho fatto un corso di Podologia; così per curiosità, volevo sapere tutto sulle cure dei nostri piedi. Anche perché i piedi sono i nostri angeli custodi: se sappiamo curare i piedi, con loro curiamo l’intero organismo. Molte persone sanno di quest’altra mia passione, chi mi conosce mi fa sempre un sacco di domande sull’argomento. Io rispondo che prima di dare le mie risposte vorrei impostare bene questo vasto argomento. Mi ricordo ancora perfettamente tutto quello che mi hanno insegnato, nel frattempo vorrei anche rispondere ad una domanda urgente che mi ha fatto Lina.

Prima di tutto vorrei precisare che cos’è la PODOLOGIA.

La podologia si può suddividere nelle seguenti branche di studio:

ANATOMIA DEL PIEDE: scheletro, articolazioni; muscoli, cute.

FISIOLOGIA DEL PIEDE: studia la funzione.

PATOLOGIA DEL PIEDE : Studia le malattie del piede e quelle  inerenti all’attività della pedicure.

Ora rispondo a Lina che mi chiede che cos’è la verruca plantare.

Carissima Lina, la verruca plantare della quale sei affetta è una affezione profonda del piede, nel suo derma, in genere plantare, ricoperta di tessuti cornei simile alle molte altre, presenti in alcuni organismi. Raramente la si riscontra solitaria: aumenta il suo volume e degenera in piccole cellule secondarie. Le stesse cellule che la compongono vengono irrigate da masse vascolonervose. Per quanto tali affezioni appaiono multiple, generalmente sono uniche e prolificano raggruppate in numero a volte esagerato intorno alla verruca madre. La verruca sottopone il piede ad un dolore particolarmente acuto e insopportabile, tanto da rendere necessario ed urgente un trattamento radicale. La sua forma è quella di un piccolo tumore della cute, emisferico, a volte sporgente: rugoso, liscio, di colore bruno o rosso. L’origine della verruca non è ancora ben chiara: parassitaria sembra la causa accertata e si distingue un tipo giovanile e senile. La si distingue per lo più con trattamenti basati su agenti fisici, poiché la resezione espone quasi sempre a recidive. Il trattamento più  efficace è quasi sempre basato sul principio della coagulazione diatermica che non sottopone l’individuo affetto di tale anomalia a periodi di riposo forzato.

Ottenuto nel coagulo (questo trattamento viene effettuato generalmente da un chirurgo), l’alveolo viene raschiato. Generalmente una verruca ben coagulata( questa è più larga in profondità che in superficie ) viene trattata poi con una buona resenzione dei bordi, per ottenere risultanze di chiaro effetto. Il chirurgo pratica prima del trattamento di coagulo  una anestesia sulla parte ed ha cura di non inserire l’ago nel tessuto parassitario per non contagiare le regioni circostanti. La verruca presenta complicazioni simili ad ogni affezione plantare suppurata; pomate a base di ossido di zinco e il costante livellamento dei bordi della stessa concorrono all’eliminazione di questa dolorosa affezione. Continua…

Elena  Lasagna

Se vogliamo imparare a riconoscere le malattie del piede, dovremo conoscere queste tre branche in cui si suddivide la PODOLOGIA. Farò un riassunto delle cose essenziali e cioè : dello scheletro del piede, le articolazioni, e la fisiologia del piede.

SCHELETRO  DEL  PIEDE.

La struttura ossea del piede si suddivide in tre parti principali:

TARSO: è formato da sette ossa corte che, procedendo da dietro in avanti, sono: astragalo, calcagno, cuboide, scafoide, 1 cuneiforme, 2 cuneiforme, 3 cuneiforme.

Queste ossa, cosiddette ossa brevi o corte per la loro forma tozza, sono costituite da tessuto spugnoso trabeccolato con una sottile corteccia di osso compatto. Esse,  unite, formano le articolazioni tarsali ed a monte si articolano sulla tibia, ed a valle con le ossa metatarsali.

Il complesso delle ossa tarsali, funge da sostenitore del carico del peso corporeo.

METATARSO :  è formato da cinque ossa lunghe tubolari, nelle quali si può riconoscere la parte centrale ( diafisi ) costituita da osso compatto e la parte articolare ( epifisi ) costituito da tessuto spugnoso. Esse per la conformazione si rassomigliano e pertanto vengono numerate secondo i numeri romani ( metatarsale Ι – ΙΙ – ΙΙΙ  ecc.).

Le ossa metatarsali articolandosi col tarso sono disposte a raggera. Si articolano all’estremità con le ossa falangee delle dita. Svolgono la funzione di molleggio e di bilanciamento, intervento a mantenere l’equilibrio del corpo nella stazione eretta e nella deambulazione.

OSSA  FALANGEE: Sono in numero di tre per ciascun dito, tranne l’alluce che ne ha due. Sono tutte ossa lunghe, cioè del tipo delle ossa metatarsali, di cui hanno le medesime caratteristiche.

OSSA SESAMOIDI : di particolare importanza per la pedicure sono le ossa sesamoidi. Queste sono piccole ossa fisse  e soprannumerarie di forma lenticolare a sede fissa articolare o tendinea. Nel piede noi le riscontriamo soprattutto nella regione distale del primo e del quinto metatarso sulla faccia plantare oppure in corrispondenza delle articolazioni falangee: prima e seconda.

ARTICOLAZIONI:  come abbiamo già detto,  le varie ossa sopra descritte,  sono tenute insieme a contatto da superfici articolari,  dando luogo alle articolazioni. L’unione tra una superficie articolare e l’altra viene mantenuta da speciali formazioni anatomiche di tessuto fibroso resistentissimo,  che  forma,  intorno ad ogni articolazione,  la cosiddetta ” capsula articolare “. L’interno di questa capsula è tappezzato da un sottile strato  di tessuto secernente il liquido articolare  (sinoviale ),  che si chiama  ” Sinovia “.

A seconda del tipo di articolazione,  abbiamo diversi movimenti,  ad esempio:  le articolazioni tarsali tra le ossa del tarso sono molto modeste,  mentre i movimenti del tarso sulla tibia e del metatarso sulle falangi sono notevolmente ampie. Tale movimento si esplica in senso flessorio ed estensorio e modesto movimento di adduzione ed abduzione.  L’articolazione tibio-tarsica in collaborazione con le articolazioni tarsali,  consente un discreto movimento rotatorio del piede sulla gamba.

LEGAMENTI ED  APONEUROSI : Attorno alla capsula articolare  a maggior rinforzo di essa,  si trovano i legamenti,  la cui funzione è appunto di costituire una fasciatura di rincalzo per mantenere le varie parti articolari nella sede corretta.  Hanno inoltre anche il compito di sostegno dei tendini muscolari e di guidarli nella trasmissione degli impulsi contrattili. L’aponeurosi è una fascia fibrosa situata sotto le articolazioni sulla pianta del piede fino alle dita. Essa difende le parti del piede dagli insulti esterni e collabora a mantenere insieme le varie parti di esso.

MUSCOLI  DEL  PIEDE : Essi sono organi contrattili preposti ai movimenti del piede.  Sono costituiti da una parte centrale ingrossata ( ventre muscolare ) o muscolo propriamente detto e da una parte terminale di tessuto fibroso  ( tendine ) fissato all’osso. Non starò ad elencare tutti i muscoli del piede, soltanto a titolo informativo dirò che i muscoli plantari sono disposti in tre strati: superficiale,  medio,  e profondo  tutti ricoperti dalla aponeurosi plantare di cui ho parlato prima.

CUTE :  come tutte le parti del corpo,  anche il piede è avvolto dalla pelle o meglio,  cute. Essa è costituita da vari strati che,  a seconda delle caratteristiche assumono nomi differenti. Questi si possono distinguere :

EPIDERMIDE

DERMA

SOTTOCUTANEO

EPIDERMIDE : è costituita da cinque strati: procedendo dell’esterno all’interno, sono : Ι strato corneo, ΙΙ strato lucido, ΙΙΙ strato granuloso, ΙV strato mucoso o di Malpighi, V strato basale.

Tali strati sono in continua evoluzione in maniera che partendo dallo strato basale che è quello che li genera tutti,  si ha un graduale passaggio dall’uno all’altro in rapporto all’invecchiamento cellulare e all’usura.  Di questi,  lo strato corneo è molto importante in quanto isola e protegge perfettamente il corpo dagli agenti estranei.  La rottura della sua continuità espone l’organismo all’azione dei germi patogeni, molto numerosi in qualsiasi ambiente.  Il corneo resiste molto bene anche agli agenti fisici e chimici : sole, caldo, freddo, acidi, alcali, sempre però che siano in quantità moderata.  Gli strati sottostanti sono quelli che reagendo allo stimolo esterno, producono in maggior o minor quantità,  a seconda del bisogno,  lo strato corneo. Sono essi quindi chiamati in causa nel momento in cui,  a seguito di un trauma ripetuto, si produce il callo.

DERMA:  al di sotto dello strato basale dell’epidermide vi è il derma, che si spinge in piccoli rilievi nello strato soprastante formando le papille dermiche,  riccamente vascolarizzate,  onde agevolare la nutrizione dell’epidermide.  Esso è costituito da tessuto connettivo elastico e da una ricca arborizzazione di capillari venosi ed arteriosi e linfatici.

SOTTOCUTANEO : è uno strato connettivale fibroso-elastico,  molto ricco di tessuto adiposo  ( grasso ) specialmente abbondante nella regione plantare del piede.  In questo strato si trovano le porzioni secernenti delle ghiandole sudoripare molto numerose nella pianta del piede, dove mancano completamente le ghiandole sebacee.  Questi due tipi di ghiandole insieme coi peli sono raggruppati nel termine unico di ” ANNESSI  CUTANEI “.

UNGHIE : è uno degli annessi cutanei più frequentemente in causa nell’attività della pedicure.  È una produzione dell’epidermide,  situata alle estremità delle dita sopra l” ultima falange “.  Si può distinguere in essa una parte iniziale ( radice ) , una parte centrale ( corpo ),  una parte terminale o libera.  Vi sono inoltre due sezioni : l’unghia propriamente detta e l’organo riproduttore  o  letto ungueale,  che è il derma sul quale essa si adagia.

UNGHIA  PROPRIAMENTE  DETTA: costituita da vari strati di cellule,  che ricordano quelli dell’epidermide  ( manca soltanto lo strato granuloso ),  con uno strato corneo particolare completamente cheratinizzato, trasparente e molto spesso.   Continua nel prossimo articolo…

LE RICETTE DI CASA MIA CINQUANTANOVESIMA PARTE

21/01/2013

IN  CUCINA  CON  FEDERICA

FEDERICA   Ieri sera sono venuta a trovarti ma non c’eri, e non eri raggiungibile.

ELENA   Ero in una stanza insonorizzata con la musica a tutto volume, poi ho spostato i mobili; ho cambiato faccia alla stanza, non ho sentito. Comunque per farmi perdonare ti regalo una bella ricetta: che sono gli spiedini alla salsiccia di fegato d’oca con carciofini ripieni.

FEDERICA  Ti ho già perdonato, anzi, ti perdono se m’inviti a pranzo.

ELENA  Affare fatto! Ti detto gli ingredienti.

SPIEDINI  DI SALSICCIA AL FEGATO D’OCA

 SPIEDINI

Ingredienti: salsicce di fegato d’oca, polenta di mais, carciofini piccoli e teneri, funghi porcini, vino bianco secco, sale, pepe, porri, salvia, parmigiano.

Esecuzione: per prima cosa faremo una bella polenta di mais, e la lasciamo raffreddare. Adesso mettiamo le salsicce prive della pelle di custodia, le tagliamo a pezzetti e le mettiamo sulla piastra a fuoco moderato. Precedentemente abbiamo fatto un sugo denso con porri e porcini, abbiamo aggiunto del parmigiano grattugiato; questo pesto andrà a riempire i carciofi. La polenta è stata tagliata a dadi e messa nel forno a 180°, abbiamo fatto delle listarelle di polenta fritte per decorare il piatto. Abbiamo infilato il tutto negli stecchini et voilá!

FEDERICA   Che crudeltà! Proprio oggi che volevo mettermi a dieta! Con Te non è possibile.

ELENA   Perché no? Se mangi con moderazione non ingrasserai mai! Parola mia, brinderò alla tua salute! Ecco le canzoni del giorno, o della sera: It’s Impossible, e Love Mi Tender di Elvis Presley. Buona giornata a Te!

22/01/2013

FEDERICA   Sono stata in pensiero, come mai così in ritardo? Pensavo che non mi chiamassi più.

ELENA   Ho avuto ospiti, ma non mi sono dimenticata delle nostre ricette, anzi mi sono venute idee nuove,  sono antiche quanto il mondo, e sono le zuppe; ne ho  messa a punto una proprio ieri sera, me l’ha ispirata il freddo. È piaciuta anche ai miei ospiti, eccoti la ricetta.

ZUPPA  DI  LEGUMI AL  ROSMARINO

Ingredienti: fagioli borlotti secchi, ceci, castagne secche, sale, pepe, rosmarino, una foglia di alloro olio di arachidi, scalogno,un bicchierino di vino rosè.

Esecuzione: mettiamo in ammollo tutti i legumi e le castagne il giorno prima. Dorare lo scalogno tagliato sottile in poco olio, mettiamo il tutto nella casseruola con qualche ago di rosmarino,  la  foglia di alloro, acqua e poco sale. Faremo bollire a fuoco lento fino alla cottura. Ora prendiamo la metà dei ceci e li passiamo al passaverdura, li rimettiamo sul fuoco per 5 min, pepiamo leggermente, e metteremo la zuppa ancora fumante nella zuppiera. Impiattiamo con un rametto di rosmarino e un buon bicchiere di vino rosè della zona.

FEDERICA   Mi sembra un ottimo connubio.

ELENA   Ma non è finita perché se abbiamo degli ospiti non possiamo mandarli via così senza un qualcosa di stuzzicante come delle sfogliatine al prosciutto e una frittura di verdure miste tagliate nel robot; saranno sottili, sottili e fragrantissime, così senza la pastella.

Ingredienti: zucca, cipolle, patate, melanzane e zucchine. Olio di arachidi, sfogliatine di pasta sfoglia fresca, burro di arachidi e prosciutto crudo, farina di riso.

Esecuzione: lavare, asciugare le verdure, passarle nel robot, tagliarle tutte della stessa misura. Nel frattempo abbiamo acceso la friggitrice, l’olio è già alla temperatura ideale, ora passiamo le verdure nella farina di riso, le setacciamo, poi, le  mettiamo poco a poco nell’olio bollente,  sull’assorbente e le serviremo ancora calde con le sfogliatine leggermente imburrate e una  fettina di prosciutto.

FEDERICA   Che bontà! È così tutto delizioso che mi viene l’acqualina in bocca. Ma per allontanarmi da questi profumi e sapori dammi una musica di tanto tempo fa; sì, perché no? Una musica romantica, oggi è martedì e verrà il mio ragazzo così l’ascolteremo insieme. Grazie!

ELENA   Ho una  canzone, però devo accertarmi se esiste per davvero. È di Neil  Sedaka ed è ” La terza Luna”. L’altra invece è famosissima ed è ” Titanic Theme ” di Celine  Dion. Spero vi piaceranno.

23/01/2013

ELENA   Ciao, allora com’è andata la serata?

FEDERICA   Buon mattino, più di così si muore!

ELENA  Ma come si muore, in che senso?

FEDERICA   Nel senso che vorresti Tu, nella maniera più bella, esaltante, divertente e ancora di più. Grazie!

ELENA   Sei pronta per la ricetta?

FEDERICA   A proposito di ricette vorrei domandarti se oggi mi darai una ricetta per le persone che soffrono di mal di stomaco.

ELENA   Se il mal di stomaco è una questione di dieta inadeguata, stress, senza patologie allora sì. Incominciamo con una vellutata di carciofi, poi, un contorno  di patate e zucca al forno senza grassi, e un secondo leggero come un medaglione di vitello alla salvia, senza spezie, ma fatto nella casseruola dal doppio fondo.

MEDAGLIONE DI VITELLO

IN CASSERUOLA

Ingredienti: Acquistiamo una fettina di vitello non troppo giovane, patate, zucca, salvia poco sale, timo, carciofi, farina di riso, brodo di gallina, una mela, olio extra vergine d’oliva.

Esecuzione: Abbiamo il brodo di gallina già pronto. Ora laviamo e puliamo i carciofi, lasciamo i cuori intatti mentre le foglie e il gambo possiamo tagliali a piccoli pezzi. Adesso taglieremo una mela verde e la uniamo ai carciofi, mettiamo qualche mestolo di brodo e lasciamo bollire piano fino a cottura completa. Passiamo il tutto nel passaverdura e con il coltellino taglieremo i cuori  in quattro.  Aggiustare di sale e addensare la crema con un poco di farina di riso e la vellutata è pronta da servire, lasciando dentro qualche cuoricino spezzato.  Passiamo ora alle patate e alla zucca al forno: le patate andranno tagliate a pezzetti, sbollentate in acqua leggermente salata, mentre la zucca la taglieremo a fettine e da cruda la pennelliamo con l’olio e cosi anche le patate, infornare a 180° per circa 20 min. Adesso abbiamo la fetta di vitello: è stata a bagno nel latte, l’abbiamo asciugata e poi pennellata lievemente con l’olio e messa nella casseruola a temperatura elevata. Girarla, lasciarla rosolare ancora un attimo con la salvia e il timo, ed è già ora d’ impiattare. Sarà un pasto leggero, completo, pien0 di salute. L’importante è non abusare nelle porzioni. A metà pomeriggio una bella tisana con Timo, Tiglio e Menta dolce,  un cucchiaino di miele; inoltre cercare di non sottovalutare lo stress.

FEDERICA   Anche questa ricetta mi piace da matti!

ELENA   La musica di oggi non deve essere troppo romantica altrimenti farà venire l’agitazione a chi soffre di nostalgia, allora dedico a tutti coloro che soffrono di tensione nervosa le canzoncine dei cartoni, o quelle dello ”  Zecchino d’oro “.

 24/01/2013

PER  LA  FESTA  DI  SAN  VALENTINO

ELENA   La sera del 14 dovrà essere un a sera da non dimenticare; si faranno le ore piccole!

FEDERICA   Hai qualcosa di speciale per quel giorno? Sto parlando della cucina ovviamente.

ELENA  Sì, un qualcosa di gustoso, e non troppo pesante; poi, è ovvio che sarà la quantità a determinare la buone riuscita della tua digestione. Come primo propongo dei tagliolini al ragù di carne; il contorno sono  fondi di melanzane ripieni di verdure miste; il secondo scaloppine di s. pietro contornate da gamberi. Poi, il dolce è la cupola di San Valentino. Credo che questo Menù piacerà a molte persone.

TAGLIOLINI  AL  RAGÚ

Igredienti: farina di semola di grano duro, uova, olio extra vergine di oliva, parmigiano, sale, pepe, alloro, pomodoro, carne bovina, vino rosato, sedano, cipolla, origano, salvia, basilico, brodo.

Esecuzione: facciamo la sfoglia nel metodo tradizionale, nel frattempo faremo lo stracotto con la carne, il vino, il pomodoro, le verdure intere e gli aromi.  Adesso dobbiamo aggiungere del brodo vegetale e cuocere il tutto a fiamma moderata. Una volta pronto lo stracotto, passiamo la carne al tritatutto, poi, faremo rosolare della cipolla tagliata molto fine, aggiungeremo la carne, un po’ di liquido saporito di cottura a quando si sarà amalgamato bene aggiungeremo l’olio. Ora abbiamo scolato i tagliolini al dente, li mettiamo nella casseruola del ragù,  mantechiamo, e mettiamo il parmigiano sopra i tagliolini ancora bollenti. Il piatto è pronto per le porzioni; che dovranno essere molto ridotte per lasciare spazio al resto della cena.

Passiamo al contorno , ingredienti: melanzane tonde, cipolla, peperoni, zucchine, olio, sale, pepe, chiodo di garofano, una sottiletta vino bianco secco. parmigiano.

Esecuzione: lavare le melanzane, le tagliamo in modo circolare a 5 cm dal fondo, togliamo uno strato sottile di buccia, le svuotiamo,  saliamo e andranno capovolte per circa venti min. Nel frattempo tagliamo a pezzettini le altre verdure compresa la parte restante delle melanzane, le faremo dorare con poco burro, e poi spruzziamo con il vino, aggiungere i chiodi di garofano e portare i dadini di verdure alla cottura al dente. Adesso riempiremo i fondi di melanzane con lo stufato , le pennelliamo, poi le spruzziamo col vino bianco. Andranno in forno a 170° fino alla cottura. Togliere la teglia dal forno, girare i fondi nel parmigiano grattugiato, e mettere  sopra le verdure la sottiletta; riporre in forno, per pochi min,   controllare la doratura.

Ingredienti per il secondo piatto: gamberi grossi, filetti di san pietro, olio extra vergine d’oliva gentile, oppure di arachidi. Rosmarino, salvia origano, sale, pepe, pane grattugiato finemente, limone a fettine, burro di arachidi, prezzemolo, aceto di mele.

Esecuzione: fare un trito di rosmarino e spalmare sulle scaloppine il burro di arachidi, arrotolarle poi nel pangrattato al rosmarino sale, e pepe. Farle dorare al tegame. Abbiamo lavato, pulito dal budellino i gamberi incidendoli sul dorso ma lasciati nel loro guscio, abbiamo mixerato l’olio, il limone, l’aceto, il prezzemolo, l’aglio e l’origano, con questa salsina irroriamo i gamberi e li mettiamo ad abbrustolire  sulla pietra. Abbiamo tutti i nostri piatti pronti, possiamo metterli in un vassoio di metallo inox perché restino caldi, poi impiatteremo le scaloppine con i gamberi e nel piatto a parte mettiamo il contorno di fondi ripieni di verdure. Continua nel prossimo articolo…

RISPOSTE AI LETTORI SESSANTATRE QUARTA PARTE

18/01/2013

LE  ARTI  MARZIALI

Il volo del gabbiano  (volo dell’anima o l’anima in volo) Okinawa.

Le armi delle arti marziali sono migliaia.

Un altro stile di Kung fu è “La Mantide religiosa”, conosciuto come ” Tong long”, questo stile fu inventato dal pugile cinese Wong Long. Regolarmente sconfitto dai pugili di altri stili, Wong Long abbandonò il pugilato e si ritirò a praticare la meditazione. Un giorno mentre sedeva in un giardino di un tempio, notò una cavalletta ed una mantide avvinghiate in una lotta ed osservò che la mantide lottava secondo uno schema ben definito. Trovandosi ad affrontare un avversario molto più grande e potente, la mantide sferrava colpi fulminei con gli arti anteriori a forma di chela e si allontanava poi precipitosamente sottraendosi all’attacco della cavalletta. Affascinato da questo spettacolo, Wong Long, catturò la mantide e la portò con sé a casa dove esaminò ogni mossa dell’insetto stuzzicandolo con uno stecchino. Riuscì quindi a formulare un sistema di combattimento derivato dai movimenti della mantide e ritornò a combattere contro i pugili degli altri sistemi. Con il suo nuovo stile di combattimento Wong Long ebbe tanto successo che decise di battezzarlo col nome dell’insetto. Una variazione sul tema è costituita dallo stile della “mantide” delle sette stelle ” un metodo di combattimento che si basa sulla teoria cinese delle costellazioni celesti. Questa è un’altra delle storie vere che ci raccontò il maestro nell’ora di pausa.

Ed ecco il metodo di combattimento della ” Gru bianca ” detta Bok Hok Pai. Fu inventato dai lama tibetani e, in origine, era riservato ai corpi scelti delle guardie del corpo dell’imperatore cinese. La sua creazione è dovuta ad un lama che ebbe modo di assistere ad una lotta tra una gru bianca e una scimmia. Il lama osservò che quando la scimmia si lanciava all’attacco, la gru si difendeva schivando il colpo e contrattaccando poi a sua volta con le ali. Il lama elaborò quindi otto tecniche combinando i movimenti naturali della gru con il lavoro dei piedi e le tecniche di presa della scimmia. Lo stile Bok Hok Pai, si è appropriato di alcuni elementi degli stili interni. Le tecniche della” gru bianca” ricorrono anche in altri stili del Kunk fu.

L’ Ung Gar è un adattamento dello stile della ” tigre Shaolin ” combinato con alcuni aspetti della gru bianca. Lo caratterizzano posizioni basse e ampie dove le gambe diventano forti e robuste.  La posizione fondamentale è quella del cavaliere O  Ma  Pu. Ung Gar è uno stile forte e duro di Kung fu, la cui mossa  principale è un poderoso diretto che secondo gli adepti, riesce sempre a mettere l’avversario fuori combattimeno. Hun apprese lo stile dal monaco  Shaolin Gee Seen. È una disciplina in cui prevalgono i metodi di combattimento a distanza ravvicinata.

Non meno importante degli altri stili è il Choy Lee Fut, creato da Chan Heung. Si trattava, in origine, di un allenamento segreto al combattimento per addestrare i ribelli cinesi e creare dei corpi che combattessero durante la guerra dell’Oppio del xιx secolo. In questo stile, l’energia e la potenza sono il prodotto dei movimenti delle anche e l’esecuzione delle tecniche comprende calci alti e bassi. Parecchie azioni di piede ingannevoli e sfuggenti caratterizzano questo sistema di combattimento a distanza. Le tecniche di mano principali sono i ganci e i montanti, i pugni col dorso della mano e i pugni doppi circolari che vengono sferrati con una forza devastante. Questi sono solo alcuni dei metodi interni del KUNG FU.

Il  VOLO  DEL  GABBIANO

Ora passiamo all’anima in volo (Okinawa). Mentre Okinawa Te è un termine collettivo per le scuole di karate. Ma anche il “Volo del gabbiano” nacque in questa città ed è un altro sistema interno del kung fu che pochi istruttori sanno. Ovviamente non si impara a volare come i gabbiani, ma questa disciplina dedica particolare attenzione alle proprietà terapeutiche delle sue tecniche in quanto queste hanno il potere di alleviare la tensione e lo stress. Il fine di quest’arte è quella di guidare il praticante verso la pace e la tranquillità dell’ ANIMA  per sentirsi vicini a” Dio”.  Anche questo stile coltiva l’energia” Chi”, un’energia interna che tutti gli esseri umani possiedono, e di cui la scienza non  riesce a trovare una spiegazione soddisfacente. Quando si sprigiona, l’energia ” Chi  ”  può produrre effetti straordinari. È una filosofia secondo la quale è possibile raggiungere l’illuminazione con la meditazione. La tradizione di questa arte marziale, tramandata da alcuni grandi maestri, dimostra la volontà di divulgare principalmente la via del benessere fisico e mentale ma soprattutto la pulizia interiore. In tutte le discipline delle arti marziali il maestro insegna che: ” non c’è maggior disgrazia che sottovalutare l’avversario. ” Sottovalutare l’avversario significa perdere ” Equilibrio, Armonia e Umiltà “. Questa arte come nel Thai-Chai ha anche un risvolto mortale che  il ” maestro” solo a pochi allievi insegna. ( Da usare solo in pericolo di vita).

Elena  Lasagna

LE  TECNICHE  DEL  THAI  CHI  CHUAN

Si tratta di una sistema di autodifesa molto complesso, che combina  varie abilità in un’unica forma per stabilire una  serie di principi e di metodi. Questo stile dedica particolare attenzione alla forza interna. Tutti i movimenti del ” Tai  chi” fluiscono l’uno nell’altro senza scatti e senza interruzioni,  ed ognuno di questi deve essere eseguito con precisione. I movimenti del ” Tai chi chuan ” sono numerosissimi, e richiedono uno sforzo di memoria notevole. Il Tai chi non ha avuto quella proliferazione di stili che ha avuto il Kung fu. Mentre si eseguono gli eserci del Tai chi, si deve conservare quella calma e la tranquillità dello spirito, i movimenti devono essere morbidi e fluidi, devono trasmettere una sensazione di leggerezza. I muscoli sciolti non devono essere mai tesi o rigidi , la respirazione profonda e regolare, si accompagna ai movimenti. La mente tranquilla ma vividamente cosciente, per controllare tutti i movimenti del corpo. L’obiettivo è un ” equilibrio dinamico ” , una combinazione di quiete e movimento.

RISPOSTE AI LETTORI SESSANTATRE TERZA PARTE

14 /01/2013

ELENA  LASAGNA

CODISOTTO  DI  LUZZARA  R.E.

CIRCOLAZIONE  DELL’ENERGIA

e  LA RESPIRAZIONE

La conoscenza dei percorsi dell’energia interna, è fondamentale nella pratica della respirazione e della meditazione. La respirazione per una migliore circolazione dell’energia è fondata su di una respirazione di tipo diaframmatico; ciò per alcune valide ragioni: innanzitutto perché è più efficace di quella toracica quando è necessario una maggiore quantità di aria, in secondo luogo perché ciò richiede notevole concentrazione e quindi facilita la consapevolezza del proprio interno. Non dimentichiamo però che è dall’aria che si genera una parte consistente di energia Ch’i. Controllare la respirazione significa controllare la propria mente, raggiungere la calma, rilassarsi, distaccarsi da altri pensieri, riunirsi con il proprio intimo.

La tecnica consiste nel respirare in modo da provocare l’abbassamento del diaframma, il muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale. Dobbiamo pensare di fare giungere l’aria respirata nella zona basso-addominale. Per fare ciò possiamo immaginare di avere in questa zona che che abbiamo chiamato Tan T’ien, un palloncino che dobbiamo riempire di aria. Si respira profondamente in maniera continua e regolare senza iperventilare, ossia senza gonfiare eccessivamente la gabbia toracica. Deve essere una respirazione naturale: si inspira con il naso e si espira con la bocca. Quest’ultima non deve essere serrata ma semplicemente chiusa.  Inspirando dunque in questo modo s’immagina di far scendere l’aria fino al Tan T’ien. Ciò comporta l’abbassamento del diaframma che, comprimendo l’addome, causerà dilatazione della parete esterna. Nella fase di espirazione gli intestini ricevono una ulteriore spinta verso il basso. Esaurita l’espirazione l’addome rientra naturalmente e il diaframma risale verso l’alto.

LA MEDITAZIONE

Il primo obbiettivo della meditazione è ottenere il massimo utilizzo del C’hi acquisito, concentrandolo  nel Tan T’ien e assicurando una completa circolazione nei canali du Mai e Ren Mai (uno della prima coppia e uno della terza coppia). Proviamo ora a descrivere alcuni metodi di meditazione, sottolineando ancora una volta l’importanza di riferirsi per la pratica di un metodo dinamico interno  (respirazione e meditazione) per una migliore circolazione dell’energia, alla guida di un valido maestro.

16/01/2013

Si inizia attuando una posizione seduta: le gambe incrociate, colonna vertebrale e testa perfettamente dritte. Ora, svuotiamo la nostra mente da ogni pensiero estraneo ( proprio come nel trainning autogeno). La respirazione addominale ci fornisce la giusta quantità di Ch’i, questa deve raggiungere il Tan Tien nel quale viene convogliata. Il pensiero deve ora concentrarsi sul canale Du Mai il primo che forma la prima coppia, punto per punto, guidando l’energia attraverso la colonna, raggiungendo la sommità del cranio fino al labbro superiore. Il ritmo da raggiungere è quello dato dal respiro. Questa pratica è particolarmente utile per imparare a prendere coscienza dell’interno del nostro corpo e della nostra capacità di guidare l’energia con il pensiero. Gradualmente si acquisisce consapevolezza del flusso Ch’i, ciò diventa fisicamente percepibile.

Questo secondo esercizio rappresenta l’essenza, che per definizione, è meditazione dinamica.

Ora, concentrando la mente sul movimento infatti, il difficile traguardo dello svuotamento della mente è più facilmente raggiungibile. Quattro sono i metodi fondamentali di meditazione dinamica:

PRIMO, Immaginiamo che l’aria inspirata vada a gonfiare un immaginario palloncino situato nella zona  basso addominale. In questo serbatoio fittizio abbiamo incamerato il nostro Ch’i. Ora, nella fase di espirazione, dobbiamo immaginare di sospingerlo con forza esercitando una pressione con la muscolatura addominale e serrando i glutei. Guidiamo quindi con il pensiero la fuoriuscita del contenuto del palloncino: lungo le gambe e fino ai piedi da un lato, lungo la colonna e fino alle sommità del cranio e poi verso le mani, dall’altro.

SECONDO, proviamo ora ad immaginare di acquisire Ch’i sia dall’aria che dalla terra, attraverso i piedi. Nella fase di inspirazione il nostro palloncino si riempie ma, i due flussi d’ingresso (uno dall’alto e uno dal basso), gli imprimeranno un movimento rotatorio. Noi, favoriamo tale movimento contraendo la zona intorno al punto fra l’ano e i genitali. Iniziando la fase di espirazione  sentiamo il palloncino iniziare a svuotarsi, subendo un’inversione del moto rotatorio. Serrando ora i glutei e spingendo con gli addominali, guidiamo l’incanalarsi dell’energia che fuoriesce dal Tan T’ien; da un lato lungo le gambe verso il basso, dall’altro lungo la colonna verso l’alto fino alle sommità. Serrare i glutei è importante anche perché ciò comporta un migliore allineamento del punto ” porta della coda, con gli altri punti del canale Du Mai.

TERZO, ora occorre raggiungere l’abilità di far giungere, attraverso la stessa tecnica descritta per un metodo precedente, il Ch’i fino al punto della parte sommitale del cranio, già nella fase di inspirazione. Durante l’espirazione il Ch’i ridiscenderà poi lungo la colonna, fino agli arti e ai piedi, ancorandoci così al terreno, ma risalendo in parte lungo il canale Ren Mai fino alle mani.

QUARTO, se ora immaginiamo un’ulteriore porta d’ingresso di energia nel punto della sommità del capo, ne otterremo che al momento dell’uscita dell’energia della zona di accumulo, il Tan T’ien, possiamo usufruire di quattro potenti flussi di energia. Durante l’espirazione due correnti possono essere  dirette  verso le gambe, una verso la colonna fino alle braccia, e una può risalire lungo il Ren Mai per lasciare uscire il residuo dal naso. Naturalmente saranno sempre utili la contrazione del punto fra ano e genitali in fase di inspirazione e la spinta addominali-glutei in fase di espirazione.

17/01/2013

Questa disciplina non è praticabile solamente consultando un manuale che ne tratti gli argomenti specifici, e neanche una semplice ginnastica rilassante; questa antica disciplina è un’arte Marziale e prevede una graduale consapevolezza, da parte di chi vuole impadronirsi di questa disciplina, ma soprattutto imparare a distribuire e a concentrarsi sulle energie che animano tutto il corpo e la mente, quindi necessita di un insegnamento di persone qualificate anche perché esistono più di cento esercizi sia con la tecnica delle mani e quella con le armi (sciabola, bastone, spada e lancia). IL CORPO SI FONDE CON LO SPIRITO E LO SPIRITO SI FA GUIDA DEL CORPO. Questo stile è uno stile interno del Kung fu, che non è nella concezione originaria, solo un metodo di autodifesa, ma un esercizio per il miglioramento della salute.

L’addestramento di uno dei tanti stili Kung fu praticati attualmente nel mondo consiste nell’apprendere e praticare sistematicamente serie prestabilite di esercizi, conosciute come forme. È stato calcolato che, attualmente, in Asia esistono molte migliaia di stili di Kung fu. Un interessante esercizio della sensibilità ideato appositamente per gli studenti di Wing chun, è il ch’i sao, comunemente noto con la denominazione di ” mani appiccicose “. È un esercizio che sviluppa la sensibilità delle mani e delle braccia dello studente fino a renderlo capace di intuire le intenzioni dell’avversario esclusivamente con il tatto. L’uso dei calci è molto limitato, contrariamente a quanto i film sull’argomento danno ad intendere, perché gran parte dei movimenti del Wing chun si basano principalmente su tecniche di mano e su un impercettibile e agile lavoro dei piedi. Gli stili di Kung fu praticati nel tempio Shaolin si basavano sul movimento degli animali, e in particolare su quello della tigre, della gru, del leopardo, del serpente  e del drago. Negli anni successivi, si adottarono le movenze naturali di uno o due animali per formulare il nucleo di un sistema completo di Kung fu.

Così, lo stile cinese di Hung gar venne riadattato dal sistema della tigre Shaolin, che comprende anche movimenti presi dallo stile della gru bianca.

18/01/2013

Un altro metodo interno del Kung fu è il Pa-Kua, il cui nome significa ” otto trigrammi “. Il praticante di questo stile, se sarà in grado di difendersi dall’attacco proveniente dagli otto punti cardinali corrispondenti ai trigrammi, non dovrà più temere le tattiche di combattimento dell’avversario. Quest’arte marziale ricorre a parecchi colpi con le mani aperte e il lavoro di piedi segue un tracciato d’esecuzione a forma circolare. Il ‘ Da mu hsing “, o forma della grande madre, è lo schema centrale e il principio fondamentale del pa-kua. Il fine dello stile è quello di sviluppare l’energia chi (una potenza intrinseca sviluppata dall’individuo ). Nelle fasi più avanzate dell’addestramento, lo studente sferra l’attacco in movimenti a spirale e di torsione delle anche. La torsione che parte dalle anche sviluppa una potenza enorme. Il pa-kua venne diffuso poco più di 400 anni fa dal suo presunto fondatore, Tung Hai Chuan. Ma coloro che si occupano delle arti marziali sono propensi a credere che lo stile nacque circa 5.000 anni fa.

Un altro degli stili interni del Kung fu fu inventato nel xιι secolo dal generale Yueh Fei. A volte viene definito come pugilato della forma- mente. Sebbene i movimenti siano molto aggraziati, l’arte sottolinea il principio yin-yang degli opposti complementari, duro e morbido. I movimenti di base derivano dai cinque elementi cinesi del metallo, dell’acqua, del legno, del fuoco e della terra, ognuno dei quali ha il potere di sconfiggere l’altro. Il fuoco è sopraffatto dall’acqua che, a sua volta, è soppraffatta dalla terra, la terra dal legno, il legno dal metallo e il metallo dal fuoco. Nello hising-i questi elementi sono rappresentati da cinque movimenti fondamentali, dalle azioni di fendere, schiacciare, pestare, perforare e attraversare. I principali movimenti devono controllare ogni angolatura e direzione di attacco e di difesa. Il fine del praticante è quello di unire armonicamente la mente e il corpo. Le varianti dei movimenti di base sono migliaia e tutte eseguite con straordinaria velocità.  continua nell’articolo risp. ai lett. sessantatre quarta parte…

I FIORI CI PARLANO

13/01/2013

I  FIORI

 

I fiori assommano molte qualità irresistibili: eleganza, fascino, vigore, delicatezza, e inoltre fioriscono in una meravigliosa varietà di forme, colori, dimensioni, e fragranze. Questa attrattiva si potrebbe quasi definire sensuale, ed è proprio da qui che ci è venuta l’idea così per gioco, di creare profumi mescolando fragranze incredibili. Alcune persone si affezionano così tanto ai loro fiori da parlare con loro come se fossero esseri umani: anch’io mi sorprendo a volte a mormorare parole di stupore ogni qualvolta ne contemplo la loro bellezza. Tutto questo per  loro  ha un’importanza relativa o quasi nulla, però se c’è passione c’è anche attenzione per migliorare la loro cura.

Questa mia passione per i fiori e le piante mi perseguita da quando ero bambina, per questo ho imparato molto su di loro: tutto ciò che comporta per una coltivazione prodigata, adeguando la giusta misura di umidità, acqua,  nutrimento e cure.

Ho anche imparato attraverso lo studio a dare un significato simbolico ad ogni fiore; posso garantirvi che ha origini antichissime. Citazioni ai fiori che parlano li troviamo nella Bibbia, molte nella letteratura e perfino nelle favole. Dal singolo fiore, della stessa tipologia o della stessa specie, al ricco mazzo misto, i fiori possono dare bellezza in varie composizioni e ambienti. Possono avere un’aria semplice o formale, intima o elegante, vistosa o riservata; ma se non sono curati la loro bellezza è soave ma effimera.

Perché i fiori esprimano i nostri messaggi non bisogna mai trascurare il colore, sia del fiore singolo, sia nei bouquet misti: c’è un fiore per ogni occasione, e a seconda dell’abbinamento cambia il loro significato. Ciò che meglio determina la buona riuscita di un accostamento o di una composizione sono la disposizione, la semplicità, l’eleganza e il carattere giusto della persona che li sceglie e li prepara.

Elena  Lasagna

LE RICETTE DI CASA MIA CINQUANTASETTESIMA PARTE

10/01/2013

IN  CUCINA  CON  FEDERICA

FEDERICA  Oggi mi aspetto  da te qualcosa di particolare, non so perché!

ELENA  Sì, oggi passiamo subito alla ricetta del giorno, spero ti piaccia come le altre. Ti propongo la carne di coniglio in salsa turca. Ecco, vedi nella foto.

 SPIEDINI DI CONIGLIO  IN  SALSA  TURCA

CONTORNATI  DA  FINOCCHI  IN  FONDUTA  E  VERDURINE  MISTE

Ingredienti: coniglio disossato, cipolle, carote, sedani, chiodo di garofano, alloro, datteri, vino, aceto di mele, sale, pepe, radicchio rosa, finocchi, fontina, olio di arachidi, peperoncino, capperi al naturale, pomodoro.

Esecuzione: Tagliamo il coniglio a pezzetti, lo metteremo in farcia, con cipolla, sedano, carote tutto tagliato a piccoli pezzettini, aggiungeremo il sale, pepe, peperoncino, l’alloro, due chiodi di garofano e il vino. Lasciamo riposare per una notte.

Il giorno successivo lo faremo bollire e asciugare di tutto il suo liquido, ma deve risultare a metà cottura. Ora faremo una salsa con cipolla frullata, aceto di mele, un poco di vino e poco brodo, metteremo alcuni datteri al posto dello zucchero, e ci  adageremo gli spiedini di coniglio. Ultimiamo la cottura nella marinata, poi, aggiustiamo di sale e pepe e impiattiamo con le verdure miste, e i finocchi in fonduta. Ottimo con un Chardonnay del Trentino.

FEDERICA  Ottimo tutto anche questo piatto fa leccare le dita, e non fa ingrassare.

ELENA  Dipende, non è solo la qualità che fa ingrassare, ma spesso è la quantità! Io non ho nulla contro le persone che hanno chili e chili in più, anzi, a volte sono più simpatiche di quelle molto magre, però a volte  succede che alcune di loro, uomini o donne che siano, sono complessati, e diventano cattivi, puntano il dito contro e non si sa perché! Però devo ammettere che i complessati non sono solo tra le persone dei chili in più…..

FEDERICA  Peccato che il tempo  stia per scadere! Non dimenticarti della canzone!

ELENA  Non potrei dimenticarmene perché amo molto la musica, a Voi dedico ” Il mare dei papaveri ” di Riccardo Cocciante.

11/01/2013

FEDERICA   Ho una sorpresa per Te, non ho molto tempo purtroppo perché sto preparando qualcosa di buono per stasera. Stasera ti verremo a prelevare ho il mio nuovo ragazzo a cena, lo vorrei presentare ai miei genitori, poi si ballerà, in casa ovviamente!

ELENA   La ricetta che sto per darti è “divina” nel senso che mi è venuta molto bene ed è buonissima; forse perché mi sono ispirata a quella terra che mi piace tanto: Il Brasile.

CONCHIGLIE   DI  MITILLI  IN SALSA

CONTORNATI  DA SALSA DI STUFATO DI CAVOLO BRASILIANO E MANGO

IN UN LETTO DI POLENTA DI  MAIS QUARANTINO

Ingredienti: mitilli ( grande mollusco marino della famiglia dei Lamellibranchi , come le cozze ). Prezzemolo, sale e pepe, paprica, aglio , mango, cavolo, salsa di ostriche, farina per polenta, olio o burro di arachidi.

Esecuzione: abbiamo davanti i molluschi freschi, li laviamo accuratamente e spazzoliamo le due vulve della conchiglia, poi, procederemo come si procede per le cozze. Le leviamo molto tempo prima dalla casseruola devono solo temprarsi, poi le passeremo al mortaio le condiremo con aglio, prezzemolo, olio, limone, appena un poco di pane grattugiato e formeremo dei piccoli salsicciotti che metteremo in forno a 160° per 5 min. Nel frattempo abbiamo tagliato il  mango, il cavolo brasiliano a piccoli pezzi e lo abbiamo stufato con una grossa cipolla rosata, sale, pepe, succo di acerola, e a cottura ultimata metteremo un poco di burro di arachidi. Abbiamo già la crema di ostriche ( in quei posti non manca mai) ed abbiamo pronta anche la nostra polenta fumante.  Ora prenderemo delle formine e faremo uno strato di polenta irrorata con olio di arachidi, mettiamo sopra le verdure stufate, i salsicciotti di mitilli e la crema di  ostriche. Ed ecco il piatto! Gustosissimo! Che cosa possiamo abbinare in mancanza del vino? Dei succhi freschi di frutta più svariati: cupuaçu, abacaxi, goiaba, acerola, caja… c’è di tutto per oltre una trentina di combinazioni possibili! Che squisitezze!

FEDERICA  Allora stasera andremo tutti in Amazzonia! Sì fa per cambiare.

ELENA   Allora vi farò da guida: vi porterò in un posticino dove si mangia buon pesce , a Manaus, il fiume regala pesci che sono una delizia per il palato, in quel posto c’è un’immensa terrazza coperta si chiama Restaurante Paramazon sulla rua Santa Isabel 1176 e fanno esclusivamente piatti amazzonici e del Parà ( questa ricetta però l’ho inventata io).

FEDERICA  C’è anche la musica?

ELENA  Certo! Con un po’ di fortuna si potrà vedere gli abitanti ballare il ” Forrò ” , danza popolare tipica del Norte, il cui nome viene dai tempi in cui gli inglesi invitavano tutti a grandi serate danzanti (For All). Però a Voi due vorrei dedicare una musica italiana: ” O sole  mio”.

FEDERICA  Grazie! A stasera!

12/01/2013

ELENA   E che sera! Mi sono sentita quasi come cenerentola, dico quasi perché mi sono divertita moltissimo, siete una famiglia meravigliosa!

FEDERICA   Hai notato papà com’è cambiato ? È tutto merito tuo!

ELENA  Non credo davvero, l’egocentrismo è nel suo carattere e non può cambiare, però si specchia di meno; il suo maschilismo è sfumato, vedi? Sono due cose completamente diverse, che sommate potrebbero anche confondere chi non lo conosce, ma tu hai avuto fiducia nel tuo papi e gli hai dimostrato che era sulla rotta sbagliata, ora puoi esserne fiera sia di Te che di Lui, perché hai capito quanto ti ama.

FEDERICA  Spero che mio padre non ti abbia annoiato con la politica.

ELENA  No, ha capito che non era la serata ideale, mi ha solo fatto una domanda in merito, mi ha chiesto cosa ne penso dello stato attuale, del clima che si stà formando, io gli ho risposto: ”  speriamo che non si passi dal defibrillatore al detonatore ” ; tutto dipende da chi governerà.

FEDERICA   Dopo una serata così oggi cosa proponi per il pranzo?

ELENA  Di sicuro non cose pesanti elaborate, ma un bel pinzimonio con un pescetto ai ferri, 25 grammi di pane.

FEDERICA  Stiamo a dieta anche con la musica?

ELENA  No, certo che no! Anzi, oggi hai anche le rose rosse che ti ha portato …diciamo il nome? Meglio aspettare, ma potrai ascoltare ” Pensiero d’amore ” di Mal dei Primitives.

14/01/2013

FEDERICA  Ciao! Anzi, buon giorno. Oggi però mi serve una bistecca, dopo pesce e pinzimonio credo che dovrò cambiare musica, anche perché ho incominciato a tenermi in forma con veri esercizi, e capisco che se non ingoio qualcosa di sostanzioso cadrò dalla spalliera.

ELENA  Mettersi in forma va bene, ma non precipitiamo! Le cose fatte bene sono sempre quelle fatte con testa. Io ti propongo un piatto nutriente con pochi grassi: ed è la costata di vitello con cavolfiore gratinato.

 Ingredienti: costate di vitello, erbe aromatiche, limone, cavolo bianco, latte, farina di riso, formaggio da fonduta, olio ex.verg. di ol. sale, pepe, spezie miste, parmigiano grattugiato.

Esecuzione: lavare la carne e asciugarla. Pennellarla con l’olio, e cospargerla di erbe aromatiche (quelle che preferiamo), lasciarla macerare per un paio di ore. Ora laviamo e tagliamo il cavolo a pezzetti, lo mettiamo a cuocere a vapore (al dente) nel frattempo faremo una basciamella leggera ma saporita con il latte e la farina di riso, le spezie miste e a cottura ultimata scioglieremo il formaggio molle, senza farlo bollire. Adesso stendiamo il cavolo nella teglia da forno e lo cospargeremo di besciamella, che non dovrà essere troppo consistente, inforniamo a 200 g° per 10, 15 min ed il piatto è pronto. Abbiamo tolto dalla carne le erbe, e abbiamo messo le costate a cuocere sulla pietra, a piacere metteremo un filo di succo di limone. Da bere ti posso offrire verdure e frutta centrifugata. Buon appetito e buona ginnastica!

 FEDERICA  Ti posso dire che questo piatto appaga la mia salute.

ELENA  Non sarà una giornata completa se non ascolterai la canzone di Giorgia :” Di Sole e D’ Azzurro “, per Te, da dedicare a chi vuoi Tu.

15/01/2013

ELENA   Se ti chiedo che cosa sto facendo, ovviamente penserai che ho appena impastato una pasta per pizza, vero?

FEDERICA   Evidentemente, ma potrei pensare anche ad una pasta sfoglia per la sfogliata, ad una pasta brisée, ma hai ragione a prima vista mi fa pensare ad una pizza.

ELENA   Invece è la mia ricetta del capone di mare affogato.

CAPONE  di mare AFFOGATO

Ingredienti: per questa ricetta ci serve una casseruola di coccio, ben custodita e senza odori. Acquistiamo un capone di media grossezza, funghi porcini ; il giorno prima faremo un sugo con i funghi porcini, vino bianco secco, pepe, cipolla o aglio, origano, due cucchiai di pomodoro, peperoncino, olio extra vergine d’oliva q.b. , e ovviamente della pasta lievitata.

Esecuzione: tagliamo il capone a piccoli pezzi, lo metteremo sulla vaporiera già in temperatura per qualche min. e profumata alle verdure  Ora versiamo il sugo dei funghi nella casseruola di coccio, adageremo il pesce con sale, pepe, origano, peperoncino, lo giriamo e irroriamo con un filo di olio. Spruzziamo con un filo di brodo veg. e poi copriremo la casseruola con la pasta per pizza, ritagliandone l’eccesso; a questo punto andrà in forno a 180° per 20 min. Controllare la cottura della pasta, non dovrà bruciare.  Servire con un Bianco fermo della zona, oppure un Chardonnay del Trentino.

FEDERICA   È semplicemente meraviglioso! Questo piatto è non solo dietetico ma di un gusto strepitoso! Però ci vuole anche la canzone!

ELENA   Ma certo, per Te e per l’uomo che sicuramente sposerai! Una canzone di Adriano Celentano, la conoscono tutti ed è ” L’emozione non ha voce “. A domani!

ANTICIPANDO IL CARNEVALE

09/01/2013

LO SCHERZETTO  PER  L’IMBECILLE

Allora ti è piaciuto lo scherzetto della mia pancia finta? Scommetto che quando hai visto la mia foto incinta (foto scattata per te con la borsa del ghiaccio piena di acqua messa da una brava professionista del trucco) per un pelo non hai fatto l’infarto! Dimmi è così? Ero quasi sicura che fossi tu il cornuto che si divertiva a disonorare gli altri alle loro spalle, ma io volevo la certezza per difendermi meglio!

In realtà stavi parlando di te senza saperlo! Prova a fare l’esame del D.N.A E VEDREMO quali dei due sono figli tuoi! Nemmeno uno ! Forse è un segno del destino a fare in modo che i tuoi figli conoscano il loro vero padre dal momento che lo incontrano ogni giorno, è un bene per loro, ora che sono ancora piccini! Per fortuna è migliore di te! Come si sta dall’altra parte? Così impari a disonorare gli innocenti! L’hai voluto tu pezzo d’idiota! Auguri!!!!! Qui di scherzo c’è solo la mia pancia finta ma la tua è vera e non te la toglie più nessuno sembri un cocomero avariato. Tutto sommato mi fai pena, un consiglio: leggi la ” Giara ” di Luigi Pirandello, ti farà bene! Parte tutto da lì, ma forse per te è un libro sprecato!

P. S. A proposito, dì alla segretaria tua complice che mi sembra un  VECCHIO trombone arrugginito!

Elena  Lasagna

OCCHIO PER OCCHIO  DENTE  PER DENTE

 Siamo contenti per Te, quando ci vuole ci vuole! Federica, dott. Robert, Giancarlo, Annalisa, Elisa, Roberto, Gabriella.

RISPOSTE AI LETTORI SESSANTATRE SECONDA PARTE

07/01/2013

La circolazione dell’energia

e i  punti  vitali

EQUILIBRIO  E  ARMONIA

Anche la ciclicità delle trasformazioni non ha un corso uniforme, si ritiene che essa sia collegata con le fasi naturali o macrocosmiche : le stagioni, le ore del giorno e della notte, e altre infinite corrispondenze. Questo criterio alternativo di analisi ha suscitato, un notevole interesse fra i medici occidentali, anche se molte delle acquisizioni della medicina cinese non sono ancora del tutto accettate dalla nostra medicina ufficiale. È comunque un dato fisico accertato, che nel corpo umano esistano delle differenze di potenziale, misurata sul dorso, mostra un valore in polarità positiva, mentre sul ventre, viene registrato un valore di polarità negativa. Alle estremità delle dita si trovano valori da dieci a trenta volte più bassi in soggetti affaticati o depressi, rispetto ai valori misurati su giovani in pieno stato di efficienza fisica. Questo solo per indicare uno dei riscontri oggettivi che il sistema occidentale ha potuto praticare sul complesso sistema anatomo-funzionale proposto dalla medicina cinese.

08/01/2013

Quelli che vengono comunemente chiamati ” meridiani “, sono meglio definibili come i tratti appartenenti a una rete di connessioni che attraversa tutto il corpo. Sono stati identificati perché in essi circola un flusso di energia che, assume diverse denominazioni a seconda della funzione a cui presiede. Queste sfere funzionali collegano varie parti del corpo che insieme costituiscono un sistema avente precise funzioni.

Sei di queste sfere funzionali hanno una funzione di ricezione: ricevono, sintetizzano e accumulano le risorse esterne e a esse viene assegnata una polaritàYin:

– la sfera funzionale del fegato

-la sfera funzionale del cuore

– la sfera funzionale della milza

– la sfera funzionale dei polmoni

– la sfera funzionale renale

– la sfera funzionale del pericardio.

Altre sei sfere funzionali hanno invece un ruolo più dinamico, nel senso che presiedono alla trasformazione delle risorse acquisite allo scopo di utilizzarle per le funzioni vitali; a esse viene assegnata la polarità Yang:

– la sfera funzionale dello stomaco

– la sfera funzionale dell’intestino tenue

– la sfera funzionale dell’intestino crasso

– la sfera funzionale della vescicola biliare

–  la sfera funzionale della vescica, ed infine, la triplice sfera del calore alla quale non corrisponde nessun organo riconosciuto dall’anatomia ufficiale, e al quale viene assegnato il compito di presiedere alla circolazione degli umori, le cosiddette vie d’acqua comunicanti.

Tutti i canali principali percorrono un tragitto esterno e un tragitto interno, ed esiste un sistema di corrispondenze tra ogni meridiano e quello avente polarità opposta.

Sui dodici meridiani principali sono localizzati, generalmente in minuscole depressioni delle superficie cutanea, i punti dove noi potremo utilizzare per una terapia senza incorrere ai medicinali  Per arrivare a individuarli in maniera perfetta, è necessaria una conoscenza molto approfondita della loro localizzazione, perché se tale fluire viene ostacolato, anche solo in una porzione di tale tragitto, tutta la funzione viene compromessa. Se ad esempio un singolo organo, si verifica un disturbo, tutto il resto dell’organismo interessato dal meridiano al quale quell’organo è collegato, ne riporta una disfunzione.

09/01/2113

Di particolare importanza per praticare queste pressioni digitali è invece la conoscenza degli otto canali supplementari, in alcuni casi denominati ” canali psichici “. In queste orbite energetiche,  le cui peculiarità non sono ancora state indagate profondamente, avviene la distribuzione e la ripartizione dell’energia che abbiamo chiamato ancestrale o prenatale.

 La loro funzione sembra essere quella di attivarsi come canali ” extra “, in caso di disfunzione di un canale principale, in tali orbite si attiva, quindi,  un flusso di energia Shen, Ch’i e Wei. Il nome ” psichico ” vuole indicare il fatto che ogni canale di questo tipo possiede una dinamica propria, un proprio tragitto, e una propria funzione.

Poiché tutti questi canali interessano l’ipofisi, la principale ghiandola endocrina che presiede alla secrezione ormonale, il corretto fluire di energia attraverso di essi è di fondamentale importanza per la conservazione e il ripristino di un adeguato equilibrio psico-fisico.

È in questo contesto, dunque, che la pratica ” meditativa “, si propone come il sistema più naturale per assicurare all’energia psichica un flusso regolare all’interno dell’organismo. Ciò si rivela di fondamentale importanza, soprattutto se consideriamo l’intima interconnessione esistente fra le sfere energetiche; in base a questo principio possiamo dire che il fluire  dell’energia mentale  Shen, è responsabile dell’attivazione dell’energia Ch’i, l’energia mentale Shen trae il suo impulso.

10/01/2013

La teoria di meditazione dinamica, si fonda sull’assunto che la concentrazione mentale sui punti (centri), attraversati dall’energia Ch’i, è di fondamentale importanza per facilitare il naturale fluire.

I canali psichici dell’agopuntura, vengono in genere presentati a coppie, due delle quali agiscono sulle orbite Yang, e due sulle orbite Yin: prima coppia: agisce sul sistema Yang, seconda coppia agisce sul sistema Yang, terza coppia agisce sul sistema Ying e quarta coppia agisce sul sistema Ying.

Dal punto di vista della meditazione due di questi canali assumono particolare importanza: il primo canale  (canale governatore ),che sovrintende a tutti i meridiani Yang del corpo, e il canale terzo il cui ruolo fisiologico-energetico è quello di regolare l’energia Yin. In entrambi i vasi la corrente energetica è direzionata dal basso verso l’alto, entrambi inoltre, sono canali superficiali ma, mentre i primi due è un vaso posteriore, il terzo è anteriore. La prima coppia inizia all’estremità inferiore del coccige, scorre lungo la colonna vertebrale e termina in mezzo al frenulo del labbro superiore. È dotato di 28 punti, ma quelli che rivestono particolare importanza nella meditazione in movimento sono : 1)  Porta della coda, che si trova a metà della linea che congiunge l’ano al coccige. 2) si trova tra il processo spinoso della seconda a terza vertebra lombare. Poi, abbiamo la porta del cervello, che si trova all’estremità inferiore dell’osso occipitale, sulla linea sagittale (lungitudinale del cranio). 3) La terza coppia sopra descritta scorre lungo la parte centrale e anteriore del tronco, è dotato di 24 punti, i più importanti dei quali per la pratica della meditazione in movimento sono: Il PRIMO che si trova nel centro pireneo, a metà della linea sagittale, che unisce l’ano e lo scroto del maschio, la commessura vaginale nella donna. IL SECONDO si trova a tre cm sotto l’ombelico, è il punto che viene fatto coincidere con il Campo del Cinabro, la zona nella quale, avviene la prima importante trasformazione di energia ancestrale. IL TERZO si trova a metà della linea che congiunge l’ombelico allo sterno, in una zona in cui il petto presenta una lieve rientranza. IL QUARTO si trova in una depressione sotto il labbro inferiore.  Tale canale può essere considerato diviso in tre segmenti: uno addominale inferiore, dal perineo all’ombelico, comanda le funzioni genito-urinarie; il secondo, dall’ombelico all’appendice xifoidea (parte inferiore dello sterno), comanda le funzioni digestive, il terzo, dalla xifoide al mento, comanda le funzioni respiratorie.

È importante mettere in evidenza come la teoria della meditazione in movimento consideri come punto d’inizio del canale terzo (la terza coppia), lo stesso punto ove inizia il canale della prima coppia, il contatto della lingua con il punto in cui termina lo stesso metterebbe, in questo modo, i due vasi in collegamento fra loro.

14/01/2013

I restanti canali: Il canale Yang Chiao che si considera accoppiato con il canale che forma la prima coppia, è anch’esso un vaso superficiale, bilaterale, che scorre lungo la gamba, il tronco e giunge sulla spalla in prossimità della testa dell’omero, infine segue la calotta cranica percorrendo prima la parte anteriore e terminando poi alla base del cranio. Il punto d’origine jn Men, si trova nel piede, nella depressione sottostane il malleolo, nella parte esterna del tallone. È considerato il vaso Yang del movimento e della forza. il canale Yin Chiao, in coppia con il canale che forma la prima coppia, è considerato il canale Yin dell’energia di movimento e della forza. Inizia anch’esso dal tallone, ma nella parte interna della gamba sulla quale prosegue fino al pube, prosegue lungo il busto lateralmente rispetto allo sterno, percorre il viso per fermarsi al punto Ying Ming, poco sopra il setto nasale.  Il primo canale che forma la seconda coppia, è detto canale-cintura in quanto circonda tutti i meridiani come la cintura. Permette il libero passaggio dell’energia Yang verso il basso e dell’energia Yin verso l’alto.

Il canale Yang Wei ( l’altro canale che forma la seconda coppia), anche questo canale percorre gli arti, ma, giunto alla testa dell’omero, percorre la parte posteriore del collo, lateralmente alle vertebre cervicali, raggiungendo infine la zona frontale-parietale. La quarta coppia, infine, può essere definita una coppia di collegamento. Il primo canale della quarta coppia, percorre sia il tratto che dai genitali  interessando la parte centrale del tronco, arriva fino alla cavità nasale, sia tutta la colonna vertebrale attraverso il midollo osseo. Mentre il secondo canale della stessa quarta coppia, percorre internamente l’arto inferiore, l’addome e la gabbia toracica lateralmente allo sterno, la base della clavicola fino allo ioide ( piccolo osso non articolato posto alla radice della lingua.( Continua nell’ articolo risposta ai lettori sessantatre terza parte)