Giugno 15, 2026 Elena Lasagna Uncategorized PER I BAMBINI CINQUE . 15/06/2026 Fiabe per i bambini dai 5 ai 7 anni In questo articolo voglio raccontare le fiabe che mi sono state raccontate tempo fa dai miei nonni. LA VERGA DI NOCCIOLO Un pomeriggio, Gesù Bambino si era coricato nella sua culla e si era addormentato, gli si accostò la Mamma, La Vergine Maria, lo guardò piena di gioia e disse: Ti sei messo a dormire bambino mio? Dormi bene! Io intanto andrò nel bosco a raccogliere una manciata di fragole per Te; so che ti faran piacere, quando ti sveglierai. Fuori, nel bosco trovò un posto pieno di fragole bellissime, ma appena si china per coglierne una, ecco che dall’erba salta su una vipera. Ella si spaventa, lascia stare le fragole e fugge. La vipera l’insegue, ma la Madonna, come ben potete pensare trova uno scampo; si nasconde dietro un cespuglio di nocciolo, e resta là finché la vipera è tornata nel suo nascondiglio. Poi coglie le fragole, e quando prende la via del ritorno, dice: come oggi la pianta di nocciolo fu un rifugio per me, così lo sarà per altri in futuro. Per questo, fin dai tempi più antichi, un verde ramo di nocciolo è la difesa sicura contro vipere, serpi e tutto quel che striscia sulla terra. Anonimo. 16/06/2026 Seconda fiaba: ” LE NOZZE DELLA SIGNORA VOLPE C’ era una volta un volpone con nove code, che sospettava sua moglie d’infedeltà così, volle metterla alla prova. Si coricò sotto la panca e non si mosse più, fingendo così di essere morto. La signora volpe andò a chiudersi dentro la sua camera, mentre la madamigella gatta, la sua cameriera, cucinava accanto al focolare. Quando si seppe che il volpone era morto, si presentarono i pretendenti. La cameriera udì qualcuno fermarsi e bussare alla porta, andò ad aprire, era un volpacchiotto che disse: Damigella che fa a quest’ora? Dorme oppure è veglia ancora? No, non dormo ancora, no, vuolsapere cosa fo? Scaldo la birra e vi metto il burro; se vuol favorire è pronto il banchetto. Grazie Madamigella! Disse il volpacchiotto. Che fa la signora volpe? La cameriera rispose: Chiusa nella stanzetta piange la sua disdetta; gli occhietti arrossa il pianto perché morì il padrone di schianto! Madamigella le dica che c’è qui un volpacchiotto che vorrebbe sposarla. Benissimo, signore. La gatta andò e bussò. Signora volpe è qui? Oh sì gattina sì! Un pretendente è là. Cara, che aspetto ha? Ha anche lui nove belle code come il signore volpone buonanima? Ah no rispose la gatta– ne ha una sola. Allora non lo voglio! Madamigella gatta scese e mandò via il pretendente. Poco dopo bussarono di nuovo, e alla porta c’era un’altra volpe, che voleva sposare la signora; aveva due code, ma non ebbe miglior fortuna della prima. Poi ne arrivarono altre, sempre con una coda di più, e furon tutte respinte; finché ne venne una, che aveva nove code, proprio come il signor volpone. Quando lo seppe la vedova, disse allegramente alla gatta: “Aprite dunque porte e portone e spazzate fuori il vecchio volpone! Ma mentre stavano per celebrare le nozze, sotto la panca il vecchio volpone si mosse, picchiò di santa ragione tutta quella gentaglia e la cacciò fuori di casa con la signora volpe. Seconda parte Quando il signore volpone fu morto davvero, si presentò come pretendente il lupo; bussò alla porta, e gli aprì la gatta che era ancora a servizio presso la signora volpe. Il lupo la salutò e disse: Buongiorno alla signora scopettino, come mai tutta sola al fornellino? E di bello mi dica cosa fa? La gatta rispose: Nel latte mi sbriciolo un panetto, vuol favorire è pronto il banchetto. Grazie signora gatta rispose il lupo, non è in casa la signora volpe? La gatta disse: Di sopra nella stanza è immersa in gran dolore; piange la vedovanza per il vecchio signore. Il lupo rispose: se un altro sposo ora vuole, non ha che da scendere le scale. Sale la gatta senza indugiare, e tutt’intorno prende a girare, perché al salone deve arrivare. Bussa coi suoi cinque anelli d’oro: Signora, mio tesoro, se un altro sposo ora vuole, non ha che da scendere le scale. La signora volpe domandò: Ha i calzoncini rossi e musetto a punta? No, rispose la gatta. Allora non mi serve. respinto il lupo, vennero un cane, un cervo, un gatto, un orso, una lepre, un leone, e l’un dopo l’altro, tutti gli animali del bosco. Ma sempre mancava una delle belle doti che aveva avuto il vecchio volpone, e ogni volta la gatta doveva congedare il pretendente. Finalmente arrivò un volpacchiotto. Allora chiese la signora volpe: Ha calzoncini rossi e musetto a punta? Sì, disse la gatta, li ha. Salga, allora, disse la signora volpe e ordinò alla cameriera di preparare la festa di nozze: gatta spazzami il salone, gettami fuori il vecchio volpone. Se aveva unn grosso topone solo lui ne mangiava e per me non ne restava. celebrarono le nozze, tripudiando e ballando, e non hanno più smesso di ballare. 23/06/2026 IL LUPO E L’UOMO Una volta la volpe disse al lupo quanto fosse forte l’uomo: nessuna bestia poteva resistergli, dovevano usare l’astuzia per salvarsi da lui. Rispose il lupo: però se riuscissi a vederne uno, gli salterei addosso. Ti posso aiutare io, disse la volpe, vieni domattina presto da me, e te lo mostrerò. Il lupo giunse per tempo e la volpe lo portò sulla strada che il cacciatore percorreva ogni giorno. Prima passò un vecchio soldato in cngedo. È un uomo questo? Domandò il lupo. No, rispose la volpe lo è stato. Poi passò un ragazzino che andava a scuola. È un uomo questo? No, lo diventerà. Infine passò il cacciatore, con la sua doppietta sulla schiena e il coltello al fianco. Disse la volpe: “Vedi’ Ecco là un uomo: a quello devi saltare addosso; io però me la batto nella mia tana. Il lupo si lanciò contro l’uomo, e al vederlo il cacciatore disse: ” Peccato che non abbia caricato a palla il fucile! Prese la mira e gli scarico i pallini sul muso. E il lupo lo storse furiosamente, ma andò avanti senza lasciarsi intimorire; allora il cacciatore gli sparò addosso la seconda carica. Il lupo inghiottì il dolore e gli si avventò; e l’uomo estrasse il suo lucido coltello e gli diede un paio di colpi a destra e a sinistra, così il lupo ferito corse urlando alla volpe. Ebbene fratello lupo, disse la volpe, come te la sei cavata con l’uomo? Ah rispose il lupo così non immaginavo la sua forza! Prima si è tolto di spalla un bastone e ci ha soffiato dentro, e mi è volato qualcosa sul muso che pizzicava; poi ha soffiato di nuovo nel bastone, e mi è volato intorno al naso come una saetta e grandine; e quando gli fui proprio accosto, trasse dal suo corpo una costola rilucente, e con quella me ne ha date tante, che quasi ci son rimasto. Vedi, che fanfarone sei? Disse la volpe; fai il passo più lungo della gamba. 24/06/2026 IL FUOCO CHE RINGIOVANISCE Una volta, al tempo che nostro Signore girava ancora sulla terra, di sera si fermò con San Pietro da un fabbro, e fu bene accolto. Or avvenne che entrò in quella casa un povero mendicante, oppresso dagli acciacchi, e chiese al fabbro la carità. San Pietro s’impietosì e disse: Signore e Maestro, se non ti spiace, guarisci il suo male, che possa guadagnarsi il pane da sé. Il Signore disse dolcemente: “Fabbro, prestami la tua fucina e mettici il carbone, ed io ringiovanirò il vecchio infermo”. Il fabbro ubbidì prontamente, san Pietro tirò il mantice, e quando le fiamme divamparono belle alte, Nostro Signore prese il vecchietto, lo spinse nella fucina, in mezzo al rosso fuoco; e là dentro il povero infermo ardeva come un rosaio e a granvoce lodava Iddio. Poi il Signore si accostò alla tinozza, ci tuffò l’omino arroventato, così che l’acqua lo sommerse, e quando fu freddato come si conveniva, gli diede la sua benedizione: ed ecco, subito l’omino saltò fuori, smilzo, dritto e sano come se avesse vent’anni. Il fabbro, che aveva guardato ogni cosa con molta attenzione, li invitò tutti a cena. Ma egli aveva una vecchia suocera, gobba e mezza cieca, che si rivolse al giovane e con aria grave s’informò se il fuoco l’avesse scottato molto. Non era mai stato così bene, rispose quello, disse che era stato fra le fiamme come in una vecchia rugiada. Le parole del giovane le risuonavano tutta la notte nell’orecchio e di buon mattino, quando il Signore ebbe ripreso la sua strada, dopo aver ringraziato il fabbro, questi credette di poter ringiovanire anche la vecchia suocera, perché aveva guardato proprio tutto per bene, e del resto era cosa di sua competenza. Perciò domandò alla suocera se anche lei voleva camminare saltellando come una diciottenne. Di tutto cuore! Disse ella, visto che l’altro si era trovato così bene. Allora il fabbro accese un gran fuoco e ci spinse la vecchia, che si torse di qua e di là e si mise a gridare orrendamente. Sta zitta! Perché gridi e salti in quel modo? Adesso soffierò per bene. E tirò di nuovo il mantice, finché le si bruciarono tutti i cenci. Ma la vecchia gridava senza limiti e il fabbro pensò: ” Qui c’è qualche imbroglio!” La tirò fuori e la gettò nella tinozza. Allora ella gridò a squarciagola, che sopra l’udirono la moglie del fabbro e sua nuora: giusero tutt’ e due giù per le scale, e videro la veccha che urlava con la bocca sgangherata, tutta rattrappita nella tinozza, col viso raggrinzito e stravolto. Le due donne che aspettavano entrambe un bambino, si spaventarono tanto, che quella stessa notte partorirono due piccini, che non erano fatti come uomini ma come scimmie; corsero nel bosco, e la razza delle scimmie discende da loro.
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