OTTICA FISICA

08/02/2013

NATURA   DELLA  LUCE

Per spiegare la natura della luce,  non possiamo che fare delle ipotesi perché,  non essendo la luce materia,  la sua vera essenza non  cade sotto il dominio dei nostri sensi.

Newton fu l’ultimo sostenitore di una vecchia teoria,  detta dell’emissione o corpuscolare che,  presupponeva che la luce fosse dovuta alla emissione da parte di corpi luminosi di innumerevoli piccole particelle imponderabili,   che si propagano in linea retta,  in tutte le direzioni ,  con la velocità della luce ( 300.000 km al minuto secondo ) ; è la più alta velocità conosciuta in natura.

Queste particelle, battendo sui corpi,  rimbalzerebbero,  dando luogo alla diffusione e alla riflessione.

 Attraverso i mezzi trasparenti,   devierebbero dal cammino primitivo, dando luogo alla rifrazione ecc.

Ma fin dai tempi di Newton,   si scoprirono dei fatti che,  non si potevano più spiegare con questa ipotesi.  Nacque così la ” Teoria  ondulatoria ” .  Si suppose che, la luce ,  fosse dovuta ad un moto vibratorio rapidissimo. Questo moto vibratorio veniva trasmesso,  non dall’aria ma , per mezzo di onde elettromagnetiche.

Secondo gli ultimi risultati della fisica moderna,  la ” Teoria corpuscolare ”  di Newton, non è da scartarsi completamente ma, le due teorie, dell’emissione  e ondulatoria, si integrano e si completano a vicenda.

Che cosa accade ad un raggio luminoso, a seconda del tipo di corpo che va a colpire.

1) Assorbimento :  La luce è assorbita dal corpo. Ciò avviene ad esempio su un panno nero. Vediamo nero ciò da cui il nostro occhio non riceve luce; quindi, i raggi luminosi  che colpiscono un corpo nero,  sono assorbiti da esso e , non tornano indietro.  Nessun corpo assorbe totalmente la luce.

2) Riflessione : la luce è rimandata indietro dal corpo; in modo però che, se un raggio luminoso colpisce la superficie del corpo, ritorna indietro ancora un solo raggio, in una sola direzione.

  3) Diffusione :  la luce che batte sul corpo è riflessa in tutte le direzioni. Un foglio di carta, anche se riceve i raggi solari da una sola direzione ,  è visto da tutti i punti della stanza ; cioè, rimanda la luce in tutte le direzioni. Questo fenomeno è una riflessione irregolare della luce in tutte le direzioni , e si chiama appunto diffusione della luce.

4) Rifrazione : la luce, batte su di un corpo trasparente e, il raggio luminoso, procede oltre, nell’interno del corpo.  Non esiste nessun corpo perfettamente trasparente; lo sarebbe il vuoto assoluto, cioè lo spazio,  privo di qualsiasi sostanza, anche gassosa; ma nel vuoto, la luce non si vede.

VELOCITÁ DELLA LUCE

Anticamente si credeva che la luce si propagasse istantaneamente; ma quando cominciarono le osservazioni astronomiche con strumenti di ingrandimento,  si riscontrarono diversi fatti che dimostravano come la luce, mettesse un tempo determinato e , talvolta rilevante, per percorrere gli spazi celesti.

Dagli studi più o meno recenti, risulta che la velocità della luce, si aggira, in modo molto approssimato, attorno ai 300.000 Km/ sec…  Questa velocità è tanto grande che, se la luce potesse seguire un percorso circolare potrebbe fare in un secondo, 7,5 volte il giro della terra.

 Ma tale tempo,  diventa notevole ed anche grandissimo,  quando la luce debba percorrere distanze enormi,  come quelle esistenti fra le stelle. Basti pensare che,  la luce, impiega più di 8 minuti primi  ( 480 secondi ) , per arrivare dal Sole a noi (150 milioni di km. circa ), e, parecchi anni o secoli,  per arrivare dalle stelle più lontane. Ma…………………………………………………………………..

Scomposizione della luce bianca

Tutte le considerazioni precedentemente fatte, presuppongono che il raggio luminoso sia di un solo colore ( luce monocromatica ).

Se facciamo cadere su un prisma di cristallo, un raggio di luce solare ( che chiameremo luce bianca in quanto , in ottica colorimetrica il colore bianco non esiste ma è la luce ) , esso esce dall’altra parte del prisma scomposto in infiniti raggi tra cui Newton , ne contò sette: rosso-aranciato- giallo-  verde- azzurro- indaco- violetto.

Raccogliendo tali raggi su uno schermo, su un foglio di carta bianca, si forma una striscia continua variamente colorata,  dal rosso al violetto ; tale insieme di colori,  prende il nome di ” Spettro Solare ” .

Questo fenomeno si chiama ” Scomposizione della luce ” in quanto,  un raggio di luce bianca,  è stato scomposto nei colori che lo costituiscono. Da ciò possiamo capire che,  il raggio di luce solare, la cosiddetta luce bianca,  è in realtà formato da veri raggi di colori diversi.

Questi raggi, a seconda delle loro caratteristiche, subiscono dal prisma variazioni diverse.  I raggi rossi sono i meno deviati mentre, i raggi violetti,  sono i più  deviati ; grazie a ciò,  i veri raggi si separano gli uni dagli altri.

 Una riprova che si ha con la ricomposizione della luce.  Se i raggi colorati che escono dal prisma, si raccolgono su una lente,  essa li concentra, li raccoglie in un solo punto, ove si vede luce bianca.  Un’ altra esperienza è quella del disco di Newton.  Su un disco di cartone,  si dipingono vari settori con i colori dello spettro solare ; quindi, si faccia girare rapidamente questo disco attorno al suo asse.  Per la persistenza delle immagini sulla retina,  i vari colori si fondono insieme in una sensazione unica, che è la luce bianca; cioè il disco,  si scorge con una tinta uniforme e biancastra.  La tinta che si scorge sul disco non è proprio bianca,   ma alquanto grigia,  perché i colori artificiali del disco non sono come quelli puri dello spettro solare.

10/02/2013

 Colore  dei  corpi  –  Luminescenza

Un corpo trasparente, che si lascia attraversare da tutte le radiazioni,  è incolore ( vedi i vetri delle finestre ); se ne assorbe alcune, pare colorato della luce risultante dall’unione dei corpi che sono stati respinti.  Così, un vetro giallo,  appare tale perché assorbe tutti i raggi che riceve,   tranne i gialli che lo attraversano ed arrivano ai nostri occhi.

  La stessa cosa avviene per la diffusione della luce.  Un pezzo di carta verde,  ci appare di tale colore,  perché dei raggi che riceve, rimanda al nostro occhio solo i verdi e , assorbe tutti gli altri.   Naturalmente,  i colori percepiti,  sono quasi sempre colori composti per somma di più altri ; così, se vediamo un corpo azzurro può significare tanto che rimandi al nostro occhio i raggi viola,  quanto che rifletta i raggi rossi e azzurri che, insieme, danno la sensazione del viola.   Il nero non è un colore, esso è la mancanza di luce che riceve.   Il bianco non è un colore, il bianco è la luce.

    La luce bianca,  oltre  che con la riunione ( ricomposizione ) di tutti i colori dello spettro solare,   si può ottenere con l’unione di  solo  due di questi colori ; ad esempio il rosso ed il verde ; due colori la cui somma dia la luce bianca,  si chiamano  ” colori complementari ” .

  Vi sono due corpi che, esposti per qualche tempo alla luce del sole  e, portati poi all’oscuro,  emettono una debole luce che, è di tinta diversa,  da un corpo all’altro.  tale fenomeno si dice  ” fosforescenza “.

Colori principali-  colori derivati-  controcolore

Analizzando la composizione dei colori dello spettro solare, si è potuto stabilire che, dei sette colori che lo costituiscono tre sono puri e , quattro, derivano dal mescolamento a due a due di questi tre.

     I colori puri, li chiameremo  ” colori principali ”  e , i colori composti li chiameremo ” colori derivati “.

  I colori principali sono:

  Rosso   Giallo   Azzurro

  I colori derivati sono :

  Aranciato   Verde   indaco  Violetto

  Se ricordiamo qual è il susseguirsi dei colori nello spettro solare

  (  ROSSO  aranciato   GIALLO   verde   AZZURRO   indaco  e violetto ),

  Possiamo notare che ogni colore derivato è compreso tra due colori principali, cioè da quei colori principali da cui deriva; ma vediamoli:

  L’ aranciato è tra il ROSSO   e il  GIALLO ( perché in realtà è formato da questi due colori ).

  Il verde è tra il GIALLO e  l’AZZURRO

  Il violetto e l’indaco sono tra l’ AZZURRO  e il ROSSO.

  Dicevo prima che possiamo ottenere luce bianca,  dall’unione di due colori,  ma non di due qualsiasi.

 Per ottenere luce bianca,  dobbiamo sempre riunire un colore principale, con quello derivato del quale non è entrato a far parte. Dunque, questo colore principale che, unito ad un colore derivato,  del quale non è entrato a far parte, dà luce bianca, si dice ” CONTROCOLORE “.

  Vediamo ora in dettaglio i colori derivati e, i loro rispettivi controcolore:

Aranciato   ( ROSSO + GIALLO )   controcolore  AZZURRO

Verde   ( GIALLO +  AZZURRO )  Controcolore ROSSO

 Indaco e violetto  ( ROSSO + AZZURRO )  Controcolore  GIALLO

  Ricordiamoci però che in questi casi ,  quando parliamo di bianco intendiamo veramente non un bianco puro ( se vi ricordate l’ho già detto ), ma un bianco grigio.

  Il fisico OSTWALD,  ha disposto i colori principali e derivati, in modo tale che ogni colore derivato si trovi,  nella stella che prende il suo nome,  esattamente di fronte al colore principale che, in realtà, è il suo controcolore.

LA CURA DEI PIEDI SEI . ULTIMO CAPITOLO

07/02/2013

CURIAMO  I  NOSTRI  PIEDI

VENE  VARICOSE

Codesti vasi venosi negli arti inferiori che portano il sangue dalle estremità al cuore, a mezzo di piccole valvole che ne facilitano l’ascesa, che si dilatano e si allargano, prendendo il nome di varici, essi sono vasi che si riempiono di sangue che defluisce; che non riesce a salire  e le evidenzia nelle gambe, come tortuosi sentieri in rilievo sulla stessa.  Generalmente,  quando ormai la loro funzione è negativa,  interviene il chirurgo ad eliminarle.

Molti individui prima di decidersi per una totale estrazione, si sottopongono ad iniezioni sclerosanti, il risultato delle quali purtroppo non è  molto soddisfacente.   Sembra comunque certo che eliminare una rete venosa superficiale negli arti inferiori, ricchissime di queste ad ogni livello,  non turbi minimamente il ritorno al cuore del sangue, dagli arti inferiori.

DIABETE

La regolazione del metabolismo dei carboidrati o degli zuccheri,  alterata sotto forma di un disturbo che si presenta in stato cronico,  è la classica malattia, conosciuta come ” diabete ” . Se un individuo è affetto appunto da codesta malattia, anche in podologia è utile esserne al corrente, poiché le ferite in genere presentano difficoltà nel loro trattamento per tutte le possibili complicazioni che potrebbero insorgere dopo un’incisione che il trattamento stesso avrebbe dovuto evitare. I sintomi  caratteristici più comuni nel diabete sono una sete fortissima, una frequenza allo stimolo di orinare  ( pliuria ) . Attraverso le urine abbiamo appunto l’eliminazione del glucosio mentre nell’individuo normale gli zuccheri si accumulano nel fegato e nei muscoli.  L’ ereditarietà è una caratteristica fondamentale nel malato di diabete; il diabete insorge spesso in individui che, con eccessi di alimentazione ( eccessi di grassi ) pongono l’insulina ad un esagerato lavorio, sino al totale esaurimento della stessa e danno possibilità di insorgere alla malattia.  L’età in cui si caratterizza l’insorgenza della malattia varia dai 45- 50- 60 anni e mentre negli anni trascorsi quasi sicuramente un individuo concludeva il ciclo della malattia con la morte,  è pressapoco identica a quella di un individuo normale.  In podologia si osservano complicazioni nel diabetico perché questi ha un eccesso di zucchero nei tessuti e nel sangue.

Ora, poiché i germi trovano migliori condizioni di sviluppo in presenza di zucchero,  i tessuti del diabetico  inibiti di codesta sostanza,  a contatto con strumenti e con medicamenti non del tutto sterili ( settici ) sui quali possono trovarsi più germi,   vengono portati a un’infezione piuttosto difficile da risanare.

Da qui le precauzioni necessarie da assumere onde evitare l’infezione nel diabetico. Le malattie vascolari causano spesso mortalità nel soggetto diabetico al di là dei 45 anni;  nell’individuo cioè dove è già in pieno sviluppo le arteriosclerosi. Anche una lesione o una ferita a un vaso capillare nella persona già interessata ad una malattia vascolare ( cioè  in un soggetto il cui sangue non circola bene ) rimargina con difficoltà,  per cui non è dato da escludersi,  fra i vari tipi di cancrena in cui potrebbe incorrere, quella diabetica. Ad ostacolare il processo di cicatrizzazione e di rigenerazione di nuovi tessuti nel diabetico,  si presenta l’acidiosi  ( corpi chetonici ) nel sangue distribuiti anche nei tessuti . )

 L’insorgere di una piccola piaga o di una ulceretta provocata dalla compressione di una calzatura che non abbia sicura tendenza a guarire in un paziente scrupoloso nell’applicazione di mezzi cicatrizzanti,  orienta ad una diagnosi di precauzione del diabete.   Così come ogni manifestazione cutanea pruriginasa o enzimica,  può rivelare una certa tendenza al diabete,  del quale il prurito è anche un sintomo, consiglierà un esame idoneo ad evidenziarlo.  Per ogni trattamento un soggetto diabetico,  di cui si conosca la malattia,  ogni piccola operazione necessita della massima precauzione e abilità,  che eviti ogni eventuale ferita o contusione.  Nel caso di fuoriuscita di sangue il paziente stesso collabora alla riparazione sottoponendosi alla costante e energica cura del diabete consistente nella riduzione della glicemia mediante una controllata alimentazione oppure adeguate cure o togliendo lo stesso acido contenuto nei tessuti per ottenere una più facile guarigione alla parte ferita.

Elena  Lasagna

LA CURA DEI PIEDI CINQUE

05/02/2013

CURIAMO  I  NOSTRI  PIEDI

ONICOGRIFOSI

Spesso l’alluce e  molto meno frequentemente  le altre dita,  sono affette da    ”  onicogrifosi ” (ovvero ispessimento, ricurvamento ed allargamento e ipertrofia dell’unghia, che raggiunge a volte lo spessore di un cm o più) impossibilitando il paziente all’uso di qualsiasi  tipo di calzatura normalmente adottato.  Recidere il più possibile e nel modo più corretto , evitando di ledere il sottostante derma sembra essere l’unica soluzione idonea e la più rapida.  Il trapano elettrico ha una parte considerevole e ( supponendo che la sensibilità del paziente che sarà sottoposto lo permetta ) molto importante in quanto,  oltre ad abbassare l’ispessimento dovuto all’anomalia medesima,  liscia l’unghia in modo  esteticamente perfetto, eliminando i dolori da compressione.  Ma qualora sotto il livello del derma  sottostante si producessero infezioni frequenti, allora, si indirizzerà il paziente dal medico chirurgo per l’asportazione della matrice ungueale.

EMATOMA  UNGUEALE

Le unghie , con particolare riferimento a quelle dell’alluce , sono frequentemente soggette a ematomi.  L’origine di un ematoma ungueale è sempre la conseguenza di un trauma che la parte subisce.  Possibili ed eventuali ematomi non sono da escludere alle unghie delle dita più piccole del piede , se pure si riscontrano in minore frequenza e per cause traumatiche di diversa natura.  L’alluce per la sua naturale tendenza a mantenere la falangetta in posizione più alta rispetto al piano di appoggio della falange e del metatarso , o per la sua proporzione o per la sua lunghezza , è il più soggetto ad esporre l’unghia di cui è rivestita la sua parte superiore, a contusioni di ogni genere più o meno violente.  Di qui l’ematoma più frequente che spesso coincide addirittura con la frattura della falange.  Un trauma violento produce un travaso di sangue che provoca lo stacco del derma sottoungueale, con espansione di liquido nel letto stesso dell’unghia.  Se le condizioni della falangetta sono naturalmente buone,  se non esiste traccia di lacerazione dei tessuti e l’ematoma è ristretto nella regione dell’unghia , sarà sufficiente incidere la medesima , quel tanto necessario a provocare una totaqle fuoriuscita di sangue e ( previo un buon lavaggio antisettico ) , fasciata la parte , aspersa prima con prodotti antibiotici , otterrà una risoluzione rapida e sicura dell’ematoma in questione.  Complicazioni grqavi possono derivare causa la rottura dei tagumenti, qualora l’ematoma subungueale tendesse ad eventuali  infezioni . Casi di infezione tetanica non sono esclusi, e taluni anche mortali. Risultanze queste   di piaghe difficili da rimarginare e spesso prventivamente causate da interventi settici apportati sulla parte dallo stesso paziente, che presentano alla vista contusioni che possono far temere un ampio focolaio contuso.

IPERIDROSI

La forte secrezione delle ghiandole sudorifere, a livello del piede, tende a colpire il genere umano di codesta noiosissima affezione maleodorante che macera i tessuti e conduce, a seconda degli agenti atmosferici, a screpolature della pelle di vario tipo e concorre adeterminare vari tipi di dermatosi e micosi.  Quale che sia il risultato di tale anomala infezione sulla psiche dell’individuo, sembra essere chiaro, se lo stesso è costretto a vivere in continuo contatto con i suoi simili. Ne risulta che il medesimo deve sottoporsi a trttamenti igienici più accurati, a costanti lavaggi e ad un pressochè esagerato ricambio di calzature.  Costanti bagni a base di alcool denaturato, della durata din4-5 minuti ciascuno, e l’espersione costante di polveri interessate al trattamento igienico concorrono a sollevare il paziente.

MICOSI  INTERDIGITALE

Negli individui sofferenti di affezioni  iperidrosiche,  è frequente la formazione di micosi interdigitale, ovvero frequenti macerazioni,  tagli profondi all’apice interno delle dita  ( piccole ulcerazioni ).  sintomi dolorosi di pruriginosità denotano la micosi nella sua forma più cruenta ; le cause di tali sintomi vanno imputate spesso ad una affrettata asciugatura delle estremità ,  male e non del tutto effettuata negli spazi interdigitali.  Ogni trattamento è del tutto simile a quello usato per l’iperidrosi , ovvero tenendo come regola l’abitudine di mantenere molto ben asciutte  le dita alla base della loro attaccatura interna che sarà bene anzi tamponare in caso di ulcerazione   ( nelle ore notturne )con cotone idrofilo  rivestito di garze,  imbevuto di alcool e ( nelle ore diurne ) aspergendone la parte con polveri assorbenti o creme antibatteriche e curative ( tipo gentalin o simili ).

CALCAGNO

Borsite  retro  calcaneare

Generalmente la calzatura è la maggiore responsabile di tale affezione che con un bordo o rinforzo troppo ispessito,  mal cucito o comunque troppo rigido , genera una pressione o strofinamento nella regione retro-calcaneare.  Il paziente che ne è affetto e risente del disturbo con punte eccessive d’inverno,  autodefinisce gelone l’anomala protuberanza,  o durone ,  che vorrebbe eliminare attraverso un trattamento praticato dal pedicure o dal medico Podologo.

ARTRITE

L’infiammazione di una o più articolazioni è comunemente denominata ” artrite “.  La forma artritica si manifesta acuta , cronica e prodotta da moltissime specie , aventi cause differenti,  fra cui le più comuni sono l’acido urico,  le disfunzioni ormoniche, ecc.  Qualche volta la malattia , generalmente predisposta da condizioni ambientali di strapazzo fisico e di umidità , può manifestarsi anche per cause traumatiche.  È  caratterizzata da manifestazioni dolorose locali,  da sensazioni di freddo,  da distensione della pelle con arrossamenti e anche da impossibilità improvvise , o comunque difficoltose , di produrre movimenti a mezzo della parte colpita.  Applicazioni calde sulla parte colpita da artrite,  e se necessario iniezioni calmanti , gioveranno a sedare la dolorosità acuta.  Qualche volta la malattia provoca un rialzo di temperatura e le cure che le si adattano ( molte e varie ) vengono apportate al paziente a seconda della causa che ha determinato la malattia.

Un’artrite si evidenzia allo stato cronico sull’articolazione colpita e sui tessuti che la circondano , qualche volta in individui giovani   ( di 30-40 anni )  e, generalmente nella donne nel periodo della menopausa. Si manifesta nella maggior parte dei casi all’inizio attraverso un gonfiore molle dell’articolazione delle dita, tanto da rendere doloroso , successivamente il nodo articolare delle stesse. Prime ad essere colpite sono le dita della mano,  poi quelle del piede , e in progressiva successione,  i polsi , lecaviglie, il ginocchio,  attraverso lunghi periodi di stasi in cui la malattia è indolore.  Spesso l’artrite deformante , la cui dolorosità è incostante  ( qualche volta è a carattere fulmineo ) colpisce una sola articolazione.  Lo stadio acuto della malattia sembra incurabile durante codesta fase e scarse sono le cure opponibile  alla malattia anche perché  non si conoscono le cause e la vera origine della stessa. Cercare soprattutto l’ alimentazione giusta, cambiamento di clima per chi può permetterselo, evitando anche ogni tipo di bevanda alcooloca. Cercare le cure adatte dallo specialista e le scarpe ortopediche fatte su misura del piede. Ecc.

PIEDE  TORTO

Lo  si osserva come un piede quasi arrotolato su se stesso; l’origine della malformazione è congenita. L’ appoggio è prevalentemente nell’avampiede sulle dita  ( in equinismo  ) ; l’arco plantare mediale è molto accentuato  ( cavismo ), L’individuo affetto da piede torto,  costretto a camminare sulla parte laterale del piede,  presenta notevoli ispessimenti  (callosità ),  appunto su questa parte dove trova il suo innaturale appoggio.  Livellarne lo spessore non comporta assolutamente beneficio,  spesso anzi, un livellamento dello strato corneo,  effettuato con eccessivo zelo,  causa maggiore dolorosità alla parte resa sensibile durante la sua azione di appoggio.  È competente per questo genere di malformazione il medico specialista Ortopedico.

L’ Ortopedia prevede speciali tecniche atte a correggere la malformazione presente già nei bambini,  con ottimi risultati.

ARTERIOPATIE

Malattie arteriose degli arti inferiori

 Morbo di Bürger : è un particolare tipo di malattia delle arterie  ( arteriopatia  ), consistente nell’interruzione di una o più di queste, con conseguente malnutrizione dei tessuti negli arti inferiori, consiste nel senso di formicolio e senso di piede freddo ; e soprattutto nel senso costante di sofferenza cui deve assoggettarsi l’arto medesimo,  disturbato anche da una sensazione di piccole punture sulla sua superficie.  La caratteristica del piede freddo, se pure molto importante all’insorgere della malattia,  non comporta sempre e necessariamente una lesione arteriosa di questo genere. La malattia vera e propria è poi diagnosticata, a distanza spesso di mesi, attraveso la manifestazione di disturbi di stanchezza al polpaccio,  pesantezza durante una marcia poco più che normale. Con l’andare del tempo pur rimanendo la sensazione del freddo ai piedi, le varie sensazioni assumono l’aspetto di un crampo vero e proprio, Quest’ultimo aspetto presenta così una forma di claudicazione  intermittente, che consente una diagnosi certa della malattia.  Le malattie arteriopatiche caratterizzate appunto dal crampo ai polpacci e della claudicazione intermittente,  evolvono spesso a distanza di anni attraverso l’estendersi dell’interruzione delle arterie,  o mediante la chiusura di altre, producendo anche  ” dolore a riposo “; ovvero la sofferenza dei tessuti che vengono male irrorati malgrado la posizione distesa dell’indivuduo che,  non sottoponendo a sforzo i suoi arti, non necessiterebbe in via normale di una maggiore irrorazione degli stessi.  L’ultima fase di queste malattie arteriopatiche è quella che nel piede permette di evidenziare piccole ulcerette,  alla estremità anteriore delle dita  (  piccole chiazze rosse prima, poi bluastre )  all’altezza delle unghie, spesso facili da conforndere con la classica manifestazione dell’unghia incarnita, con rottura dei bordi ungueali. Codeste lesioni trofiche denotano un inizio di cancrena caratterizzata appunto dal tessuto che, non alimentato con quella sufficiente quantità di sangue che gli necessita,  entra in fase di necrosi ( e cioè  di tessuto che muore ).

CHIARO DI LUNA

04/02/2013

“CHIARO   DI  LUNA”

    

“CLAIR  DE  LUNE”

Oh  lune !  De ta lumière la magie

ne peut pas mourir

Tu danses avec les étoiles, les étincelles

tuos les coeurs font vibrer

De la nuit tu en  sais beaucoup!  Sincere, douce ta

lueur, tu sais rêver.

Tu rends merveilleux  chaque soir

tu peins des jeux d’ombres

le chemin de celui qu’ on veut aimer.

Des jeux de perle, comme le visage d’une mariée

qui enveloppe sa pudeur.

La brisen de la nuit décoiffe la chevelure

ta clarté  s’evanouit un peu

elle entoure la splendeur qui se perd dans l’aurore.

Da ” Nella mente e nel cuore ”  ©  2009  Elena  Lasagna

LE RICETTE DI CASA MIA SESSANTADUESIMA PARTE

04/02/2013

IN  CUCINA  CON  FEDERICA

FEDERICA   Sai che oggi mi piacerebbe fare un piatto semplice di pasta,   sì , quella fatta in casa.

ELENA    Ti propongo le lingue allo zafferano e passato di carote;  un pieno di vitamina A.

LINGUE  DI PASTA  FRESCA

Ingredienti: farina di semola di grano duro, uova, zafferano, burro, un lime, carote stufate con cipolla e parmigiano.

Oppure potresti fare una ribollita, ti detto quella di casa mia.

LA   RIBOLLITA

Ingredienti: pane raffermo abbrustolito in fette, fagioli borlotti, cavolo verza o cavolo nero, una carota, un gambo di sedano,  una grossa cipolla, vino bianco oppure rosato, aglio q.b. prezzemolo, basilico pomodoro, formaggio grattugiato, sale pepe, olio extra vergine d’oliva.

Esecuzione: lessare i fagioli, ammorbidire il cavolo tagliato sottile, portarlo alla cottura, e stufare tutte le altre verdure. Ora facciamo il soffritto con aglio e qualche filo di cipolla lasciata da parte, facciamola dorare e aggiungeremo il pomodoro, spruzziamo con il vino , e dopo aver passato nel passaverdura carote, sedano, cavolo, cipolla e metà dei fagioli lo aggiungeremo al sugo. Lasciamo bollire ancora per 10-15 min perché si addensi, aggiustiamo di sale e pepe, un po’ di prezzemolo e basilico tritati, l’olio, e versiamo sui piatti dove abbiamo messo il pane  abbrustolito ancora caldo. Il vino adatto?  Per intensificare il gusto, possiamo bere quello che abbiamo usato a cucinare.

FEDERICA   Questa deve essere una roba ! Proprio squisita! E una tisana depurativa ce l’hai?

ELENA   Sì, ho avuto la conferma dal dott. Robert.

TISANA   DEPURATIVA

Ingredienti :  due pizzichi di gramigna radice

un pizzico di liquirizia radice

due pizzichi di  bardana radice

un pizzico di salsapariglia radice

 e tre pizzichi di tarassaco radice; il tutto in una tazza abbondante di acqua bollente, lasciare in infusione per qualche min e filtrare.

FEDERICA   Non dimenticarti della festa di S. Valentino!

ELENA    E quando mai!

05/02/2013

FEDERICA    Si parla tanto di zuppa di cipolle, ma non l’ho mai mangiata buona come a casa tua.

ELENA   Ti ringrazio! Ma come in tutti i piatti che si preparano ci vuole passione, se non ci metti quella non verrà buono nemmeno il filetto ai ferri. Allora, ti detto la mia ricetta.

ZUPPA  DI  CIPOLLE

 Ingredienti: un kg di cipolle bianche o rosate. Farina di riso, olio extra vergine d’oliva, una manciata di dragoncello, sale, pepe, peperoncino, 1/2  mezzo litro di brodo, parmigiano grattugiato, due chiodi di garofano un tuorlo, fette di pane abbrustolito.

Esecuzione :  tagliamo le cipolle a fettine sottili, le facciamo soffriggere in poco olio, arrivati alla doratura ( che dovrà essere leggera ) aggiungeremo il brodo, i chiodi di garofano, portiamo il tutto alla cottura. Lasciamo intiepidire , prendiamo un poco di liquido e un cucchiaio di farina faremo una crema che poi scioglieremo nella zuppa, sempre mescolando. Nel frattempo giriamo il tuorlo con due cucchiai di parmigiano grattugiato , poi lo diluiremo con un po’ di latte e verseremo la crema nella zuppa di cipolle. Riscaldare  però  senza  portare ad ebollizione, ora aggiungere il dragoncello, sale, pepe, peperoncino, un filo di olio. Servire con i crostini di pane caldo.

FEDERICA   Mi è venuta l’acqualina in bocca! Cercherò di non pensarci è ancora presto per il pranzo.

 Sai? Sono già due volte che cerco di guardare il film ” Quando ruba un miserabile ”  Da  ”  I  miserabili  ” di Victor Hugo , ma non riesco mai a vedere la fine, a metà del film mi addormento. Ma come va a finire?

ELENA   È  ben ma, non merita di essere raccontato così ma di essere guardato. Prima di metterti davanti al televisore prenditi un caffè forte! Comunque  è molto bello, è un capolavoro della letteratura romantica ed è una delle massime espressioni della letteratura di ogni tempo. Ma cercherò di farti un riassunto stringato.

Jean Valjean finito in carcere per aver rubato un pane, ne esce dopo circa vent’ anni, scontata la pena;  ma la società respinge l’ex ergastolano. L ‘incontro con un santo prelato redime, ( ebbe dalla vita un’ altra possibilità )  non sottrae alla persecuzione ostinata di un poliziotto, Javert. Solo la scoperta finale della sua integrità morale maturata in Valjean anziano, del suo caldo amore per il prossimo, renderà giustizia all’ex forzato  e indurrà  al suicidio Javert,  straziato dal rimorso di una persecuzione ingiusta  quanto ostinata.

Devo dirti che ce ne sono ancora molti degli imbecilli come quel Javert;  anzi c’è di peggio: perseguitano gli innocenti e favoriscono i delinquenti! Ma almeno la facciano finita come nel romanzo!

FEDERICA   Se non altro ha un finale che mi piace! E una canzone non me la dedichi? Una bella canzone d’amore la dedico a Te e al tuo principe di S. Valentino! Allora , ti piace Amedeo Minghi? Una è ” Le   verdi cattedrali della memoria “, e l’altra  ” La vita mia “.  A domani!

06/02/2013

ELENA   Ho la ricetta a base di carne che mi hai chiesto. Ho pensato ad una carne di vitello saporita, e cioè in stufato.

FEDERICA   Sì è un piatto adatto per sabato sera: ho invitato dei parenti di mio padre. E di contorno cosa suggerisci?

ELENA   Cannellini conditi con erba cipollina e basilico, olio e aceto di mele. Poi il radicchio misto.

CARRÉ  DI  VITELLA

 Ingredienti : carré di vitella, salvia, sugo al pomodoro, pepe, aglio, peperoncino, vino bianco tipo Prosecco, alloro, brodo vegetale. Per il contorno fagioli cannellini, radicchio misto.

Esecuzione : rosolare la carne in una pentola dal doppio fondo, sfumare con il vino, aggiungere le erbe, sale e spezie, infine il brodo. Lasciare cuocere lentamente fino a cottura ultimata. Raffreddare la carne prima di tagliarla e adagiare le fette nel loro sugo: se dovesse risultare un poco liquido addensare con un cucchiaino di farina di riso.

FEDERICA   È proprio il piatto adatto per le persone che non amano il pesce. Cambiando discorso, sai che ho una fissa per i terremoti? Vorrei sempre sapere dove avverranno!

ELENA   Perché, se lo sapessi cosa faresti? aspetteresti così senza vivere in pace , con il fiato sospeso? Ma non augurartelo mai! I sensitivi quelli veri soffrono!

 07/0272013

FEDERICA   Ho già messo in opera il menu di S. Valentino; non ne vedo l’ora!

ELENA    Guarda che non ho ancora finito, ho un altro pranzo completo: ossia un secondo piatto, un contorno, e il dolce.

Secondo  menu di S. Valentino

MACARELLI  E  MAZZANCOLLE

alla griglia

Ingredienti: macarelli, olio extra vergine d’oliva, pepe, rosmarino, limone  maionese, (fatta in casa con uova ,  aceto di mele olio di mais o di girasole, succo di limone ).

Esecuzione : lavare e pulire il pesce e i crostacei. Pennellarli  con la salsa di olio , limone e rosmarino, metterli sulla griglia e custodire la cottura e la doratura; verranno squisiti.

INSALATA  MISTA

Ingredienti : avocado, finocchi, noci, arancia tarocco, olive verdi, rucola, aceto di mele, pepe, lime, olio extra vergine d’oliva.

Esecuzione: laviamo le verdure , le tagliamo a fettine, incorporiamo la rucola , le noci, il lime grattugiato, tagliamo l’ arancia a fettine escludendo le pellicine, un po’ di pepe, olio e aceto.

DOLCE ALLE CREME E AI FRUTTI DI BOSCO

Ingredienti : 400 g di frutti di bosco misti, cioccolato fondente dolce, uova 3 tuorli, latte 300 g, zucchero a velo q. b. un cucchiaio colmo di farina di riso. latte per fondere il cioccolato, 100 g di lamponi panna montata, quattro savoiardi, aroma vaniglia, farina di riso.

Esecuzione: Usiamo metà dei frutti di bosco a fare la composta con un cucchiaio di farina di riso, aggiungeremo un po’ di zucchero a piacere, lasciamo raffreddare. Ora faremo la crema alla vaniglia nel metodo che desideriamo ( io preferisco a bagno maria ), poi, faremo sciogliere il cioccolato in poco latte, dovrà risultare non troppo liquido né troppo denso. E per finire passeremo al passaverdura i lamponi che serviranno per intingere i savoiardi. Ora incominciamo a dare forma al dolce. Prendiamo un recipiente trasparente tipo mezzo cilindro. imbeviamo i savoiardi nel passato di lamponi e zuccherato a piacere, poi verseremo un po’ di crema pasticcera, un altro strato di savoiardi il cioccolato, ancora la crema pasticcera ed infine sopra metteremo i frutti di bosco misti, infine decoriamo con la panna montata, rigando qua e là lasciando intravedere il colori dei frutti misti.  Al momento del consumo spruzzare con Gran Marnier.

FEDERICA   Delizioso menu!

08/02/2013

FEDERICA   Oggi ti dedico una canzone, anzi vi dedico una canzone ed è ”  La voce del silenzio  ”  di A. Bocelli.

ELENA   Così a metà mattina mi suona di felicità, è proprio vero che la felicità non devi cercarla in qualcuno ma dentro te stesso. Io ti ricambio con ”  Grande grande  ”  di Mina. E ora pensiamo alla ricetta del giorno.

TORTA  DI  POLPETTE

Ingredienti : pasta sfoglia fresca, carne di manzo macinata, sale, pepe, spezie, un uovo, una patata,  pane e parmigiano grattugiati, un filo di olio, aglio e prezzemolo, cipolle tagliate fini.

Esecuzione : stendere la p. sfoglia nella teglia, nel frattempo abbiamo fatto le polpette e, cotto,  poi macinato le patate con incorporato il parmigiano. Sulla pasta abbiamo steso la crema densa di patate, sopra metteremo le polpettine con un filo d’olio e dei filini di cipolle. Inforniamo a 170 °. per circa 15-20 min. controllare, togliere la torta dal forno e impiattare. Questa delizia verrà servita con insalata mista di scarole e lattuga e innaffiata da un buon Chianti o Lambrusco della zona.

FEDERICA   Anche questa ricetta è meravigliosissima! Non si può dire, lo so , ma siamo a carnevale.