Marzo 11, 2026 Elena Lasagna Uncategorized PER I RAGAZZI DUE 11/03/2026 LA LETTERA DI ANASTASIA Sono Anastasia, ho vissuto fino a diciannove anni in un paese della Russia, eravamo in cinque figli, 3 maschi e due femmine. I miei genitori erano amabili e giusti, ma non avevamo niente, solo non ci mancava da mangiare perché lavoravamo tutti in quel pezzetto di terreno che avevamo, però eravamo felici. Eravamo quello che si dice qui: una famiglia unita. Purtroppo quando persi mio padre e due dei miei fratelli ho dovuto cercare un lavoro, e sono venuta qui in Italia. Non vi dico in che famiglia sono capitata, il padrone mi guardava come se fossi uno scarto della società, ma noi eravamo una famiglia per bene, mai avuto guai con la giustizia e anche in famiglia ci siamo voluti un grande bene; anche perché quando c’ era il pane fresco era una festa. Mi sono demoralizzata qui in Italia, perché pensavo che le famiglie fossero tutte dominate da padri padroni e schifosi uomini nei riguardi della servitù. Avrei voluto ritornare a Mosca, ma non avevo i soldi per il viaggio, e così andai di casa in casa a chiedere lavoro. Fino a quando incontrai la famiglia giusta, che Dio li benedica! Quanto si soffre non per la povertà ma per la gente ostile e cattiva! Non mi sono mai interessata di politica, ma vorrei tanto avere una casa qui, perché ora che non ho più nessuno al mondo ritornare al mio paese adesso, non mi attira del tutto anche se lo amo lo stesso. Quello che mi interessa adesso è mantenere la salute, e guadagnare abbastanza per fare studiare mio figlio, e poi una casa anche piccola, ma almeno potrei dire è casa mia. Ti confesso che non mi sono mancate le occasioni di farmi un amante per il denaro, ma io non ho accettato mai! Solo di questo posso essere orgogliosa; di non avere tradito me stessa solo per del vile denaro. Però mi sento ricca anche se non ho che le mie braccia e un figlio da mandare a scuola; quello è il mio tesoro più prezioso perché l’ho concepito per amore. Grazie per avermi ascoltato. Anastasia, tu sei una delle donne più ricche del mondo, prova a pensarci, ma lo sai già, questo credo che sia merito anche della tua famiglia dove hai vissuto. Anche qui da noi c’è gente povera e ricca dentro indipendentemente dalle ricchezze materiali. Ma la gente non è tutta così, Puoi trovare la famiglia anche qui e essere felice con tuo figlio. Sento che realizzerai i tuoi sogni: quello di far studiare tuo figlio e quello della casa. Qui da noi c’è un detto che rivela: “la fede fa grandi cose”! Quindi non smettere mai di sperare! Un forte abbraccio! Elena Ciao! Annalisa che cosa hai detto ai giovani di martedì per renderli così entusiasti? Elena Poche cose ma sincere, come quello di essere felici amando molto e non bruciare quell’amore per trasformarlo in cenere o odio ma di portarselo con sé, di non piegarsi mai alla cattiveria, alla superbia, all’indifferenza e alla menzogna. Per restare giovani sempre. Perché solo così ci si sente realizzati nel profondo. 12/03/2026 LA MORTE DI TOMMASO Tommaso è il protagonista del romanzo Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini Un giovane che si potrebbe chiamare disorientato, che vive nello squallore di una borgata romana, fra giovani della sua stessa educazione e delle sue stesse tendenze. L’abbruttimento e il vizio sono congeniali alla situazione nella quale Tommaso e i suoi amici si vengono a trovare, anche se in Tommaso non mancano fermenti che, seppure non portano a grandi conquiste interiori, finiranno a poco a poco, attraverso una serie di imprese balorde, per fare intravedere una coscienza umana e generosa. Tommaso si ammala di tubercolosi, e seppure curato resta definitivamente minato nel fisico. La sua vita allora si svolge in una violenza che potrebbe essere il contravveleno della precarietà sempre imminente e preludente alla fine. Quando una notte una tempesta inaudita si abbatte su Roma, e le case mal costruite della sua borgata vengono allagate; la coscienza di Tommaso si risveglia in un’ansia generosa di solidarietà sociale; per questo egli nel pieno della tempesta si slancia nell’opera di soccorso e rimane lunghe ore in mezzo all’acqua e al vento. Il giorno seguente egli è già un uomo finito. Del vecchio Tommaso resta solo un qualche accenno di violenza verbale: il resto è dimenticato perché redento nella generosità nell’impresa di soccorso e di salvataggio dei bisognosi suoi simili e nel dolore che tutto gli appartiene. E. Lasagna 13/03/2026 CHI SIAMO NOI? È evidente che da quanto si dice che il decadente è fondamentalmente uno sradicato, che si sente contemporaneamente estraneo e superiore agli altri. Se si oppone alla borghesia industriale di cui condanna la volgarità. La superficialità e l’attaccamento al denaro e al benessere, non meno sprezzante è il suo atteggiamento verso il proletariato che osa rivendicare diritti, che avanza violentemente e contribuisce a creare disordine; né tanto meno l’artista si astiene a condannare i governi parlamentari, e specialmente in Italia, la politica di relativa apertura alle masse e le parvenze di democrazia. Da questo isolamento scaturisce quello che è il centro del sistema decadente e cioè l’estetismo. In realtà per il decadente, la sfera della morale è un tutt’uno con quella dell’arte, ed infatti al centro del sistema decadente è l’estetismo, la vera e propria religione del bello. Non la morale corrente, ma le regole della società borghese presiedono alla vita e all’arte del decadente, ma egli instaura una nuova morale, una nuova religione, la religione della bellezza, della raffinatezza, dell’eleganza: la vita stessa è costruita come un’opera d’arte. A sua volta l’estetismo, che deriva dalla convinzione che il decadente aveva di essere superiore e distante, tanto dalla borghesia volgare e materialista, quanto dal proletariato rozzo, prepotente e violento, era causa ed effetto insieme all’atteggiamento individualista. Un esasperato individualismo caratterizza questo movimento: l’individuo si astrae e si isola al di sopra dagli altri, incapace di comunicare col mondo esterno, con un mondo con cui non ha più nulla in comune. Secondo molti esperti sono tramontate le speranze positivistiche di migliorare la società, per sempre; la certezza che la conoscenza dei mali sociali possa contribuire alla soluzione di essi. Il decadente ha perso questa fiducia, vede i mali della società e se ne ritrae con disgusto, orgoglioso di essere un individuo che si eleva al di sopra della mediocrità e superficialità delle masse, fiducioso solo nel gesto isolato, nell’atto che lo distingue dalla inettitudine generale. Nasce così il culto della violenza in tutti i suoi aspetti, da quella politaica che aspira a un governo forte contrapposto alla democrezia, per respingere definitivamente le istanze delle masse, e quella collettiva che auspica la guerra come sola igiene del mondo. e come mezzo per uscire dalla grettezza dell’esistenza massificata, a quella individuale, come tendenza a porsi al di sopra e al di fuori dalle leggi comuni, come fosse un’aspirazione al gesto eroico, all’azione individuale. Chi sei?
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