Marzo 1, 2026 Elena Lasagna Uncategorized PER I RAGAZZI 01/03/2026 (SAN LUCA 12) Disse un giorno Gesù ai suoi discepoli: “non abbiate preoccupazioni per la vostra vita riguardo al cibo, né per il vostro corpo riguardo al vestito. Considerate gli uccelli dell’aria: essi non seminano, non mietono, non hanno dispensa nel granaio, eppure Dio li nutre… Osservate come crescono i gigli, essi non lavorano e non filano; eppure vi dico che nemmeno Salomone in tutto il suo splendore non fu mai vestito come uno di loro. Ora se Dio riveste così l’erba, che oggi è nei campi e domani sarà gettata nel forno, quanto più lo farà con voi, o persone di poca fede! Voi dunque non preoccupatevi di quel che mangerete e non vi tormentate lo spirito…cercate piuttosto il regno di Dio e tutte le altre cose saran date in più”. ————————————— Che cosa fa invece l’uomo di poca fede? Egli si preoccupa di tutto senza pensare che l’Angelo custode ci è sempre vicino e ci aiuta nelle nostre necessità materiali e spirituali. Più saggi dell’uomo sono gli uccelli che non si lamentano mai perché sanno che migliore sarà quella che viene. Esso ha fiducia nell’opera della provvidenza Divina, non dispera e canta lietamente godendo i beni che Dio gli ha concesso; perché dopo l’annata magra, ecco che viene l’abbondanza e dopo l’inverno il ruscello ricanta e tutto rinasce di nuovo. Ragazzi: Buona domenica a tutti! 03/03/2026 Che cosa diresti ai ragazzi sulla guerra? Che la nostra vita è troppo preziosa per poterla distruggere senza viverla. Un essere umano intelligente non combatte con le armi, ma sa risolvere con le parole del buon senso. Speriamo che tutti i giovani del futuro possano comprendere quello che significa la parola “Guerra e Pace”. Se guardiamo indietro nella storia, quante persone sono state uccise fino ad oggi? Che diritto avevano quelli che hanno voluto lo sterminio di tutta quella gente? Erano tutti innocenti e i bambini? Che cosa avevano fatto? Perché hanno lasciato che Itler sterminasse una razza intera? E tutti gli altri Paesi che hanno iniziato le guerre senza accettare un patto d’accordo di riconciliazione? Quelli vanno tolti dal mondo prima che incomincino ad uccidere innocenti. E tutti quei ragazzi soldati di Putin? Insomma si fa presto a dire eccettate la parola di riconciliazione se si ha a che fare con dei criminali! La gente malata di guerra va curata o tolta dal mondo. Adesso si fa presto a dire anche ma non dovevano attaccare L’Iran! Bravi che bella figura fate ora! Che Santi! Perché poi ci sarà la vendetta, allora lasciamo che si continui come hanno fatto fino ad ora, che in Iran come ancora in altri paesi, non si possa neanche dire una parola; un giovane non può esprimersi! Quanti ne hanno ammazzati fino ad oggi? Ragazzi e ragazze innocenti, sul fiore della loro vita! Quella non è guerra? Pensateci bene con profondità prima di esprimervi solo perché l’Iran ha fatto una mossa di vendetta; sapeste quanto è superficiale dire così! Ora speriamo solo che ci sia la rivolta dei giusti. Con l’aiuto della preghiera alla Vergine Maria forse se vorrà, qualcosa si vedrà. Però le guerre sono nel cuore degli uomini senza fede e dei malati di mente. Annalisa Ma tu non sei mai stanca? Elena No, non mi stanco mai, ma a volte se non riesco a dormire abbastanza poi mi viene sonno. 03/03/2026 Secondo te che cosa esige una patria malsana? (Come molte nazioni…) Elena Secondo me uno stato esige che su questa base le due generazioni fondino i loro sforzi ricostruttivi, e la loro unione diventi un centro che attragga il massimo numero di energie sane e valide; provenienti anche da altre correnti; e siano pur uomini che nelle presenti angustie, abbiano sentito per la prima volta la vocazione sociale. Dalla tendenza realistica di adeguare i propri sforzi alle esigenze dei tempi e alle necessità dei popoli, nascerà quel programma concreto di riforme che dovranno attuarsi nello Stato del domani. Ma già ora deve poggiare su alcuni punti fondamentali che s’ispirano ai nostri principi o sono conclusioni di un’esperienza sociale, ecomica e politica ormai secolare. La coscienza Le riforme politiche, sociali ed economiche, le garanzie costituzionali, i controlli amministrativi, le stesse sanzioni penali resteranno inefficaci se non è viva ed operante una coscienza vera e non superficiale. Le forze dell’ordine, la finanza, i giudici i revisori ecc. non bastano a frenare e a reprimere la corruzione; bisogna che tutte le istituzioni si sentano responsabili innanzi a “Dio”. I conflitti sociali non si possono comporre senza il senso di fraternità, e di fermento della civiltà cristiana. I patti internazionali non valgono niente se non c’è “coscienza” ma menefreghismo. La libertà politica di un popolo soccombe se non è accompagnata da una vita sociale onesta. Se tali freni di un governo non agiscono, sarà indotto per attuare le sue riforme ad una costrizione eccessiva e perfino ad una dittatura ferrea e sanguinaria. L’efficacia delle riforme statali è vincolata al miglioramento del costume. Tutti insieme i popoli dovrebbero agire con onestà in modo che quando qualcuno si sogna di volere la terra di un altro popolo allora si potrà risolvere al meglio la situazione con meno vittime. Sembra una cosa detta così, ma pensateci bene! Che cosa significa accudire gli anziani? Solo quando sono a letto infermi, oppure dare soccorso anche quando sono sani? Ci sono situazioni che non dobbiamo ignorare: solo perché due coniugi anziani sono in salute, non vuol dire che dobbiamo abbandonarli a loro stessi. Ci sono figli e nipoti che hanno speso un patrimonio senza guadagnare mai un centesimo, fino a quando i genitori o gli zii oppure i nonni avevano denaro da dare loro allora andavano a trovarli anche quando erano govani, ora che hanno chiuso i battenti del denaro perché altrimenti gli sollevano anche i mattoni della casa, allora quei nipoti ingrati non si fanno più vedere. Insomma ricattano perché gli zii hanno deciso di donare il resto del patrimonio a chi ha più cervello di loro. E hanno fatto bene, perché non si può arrivare a tanto! Non ci si fa pagare l’interessamento verso una persona! È umiliante e un colpo basso; dovreste incominciare a restituire il patrimonio che avete ricevuto dai vostri zii! Non erano neanche donazioni, ma prestiti, quindi quando incomincerete sarà fin troppo tardi! Prego, avanti! 04/03/2026 Elena Oggi vi citerò ancora Cesare Pavese su gentile richiesta del vostro prof. di Italiano. SEMPLICITÁ L’uomo solo che è stato in prigione —ritorna in prigione ogni volta che morde in un pezzo di pane. In prigione sognava le lepri che fuggono al terriccio invernale. Nella nebbia d’inverno l’uomo vive tra muri di strade, bevendo acqua fredda e mordendo in un pezzo di pane. Uno crede che dopo rinasca la vita, che il respiro si calmi, che ritorni l’inverno, con l’odore del vino nella calda osteria, e il buon fuoco, la stalla e le cene. Uno crede, fin che è dentro uno crede. Si esce fuori una sera, e le lepri le han prese e le mangiano al caldo, gli altri, allegri. Bisogna guardarli dai vetri. L’uomo solo osa entrare per bere un bicchiere quando proprio si gela, e contempa il suo vino: il colore fumoso, il sapore pesante. Morde il pezzo di pane che sapeva dilepre in prigione, ma adesso non sa più di pane né di nulla. E anche il vino non sa che di nebbia. L’uomo solo ripensa a quei campi, contento di saperli già arati. Nella sala deserta sottovoce si prova a cantare. Rivede lungo l’argine il ciuffo di rovi spogliati che in agosto fu verde. Dà un fischio alla cagna. E compare la lepre e non hanno più freddo. PROSA Il ricordo della prigione non abbandona mai l’uomo che vi è stato. Per il poeta, la libertà sognata fra le mura di un carcere non la si acquista uscendone, perché l’isolamento materiale si trasforma in solitudine esistenziale per l’uomo. L’idea di libertà si identifica, per il carcerato, con la libera e velocissima corsa alle lepri. Ma una volta libero l’uomo si ritrova dalla nebbia d’inverno, dai muri di strade dall’acqua fredda, e la prigione rivive ogni volta che morde un pezzo di pane, quando sarà tornato in libertà. I campi arati, il ciuffo di rovi spogliati lungo l’argine, già verde in agosto, e, prima i riferimenti alla città, all’osteria, alla stalla, richiamano il giudizio espresso dallo stesso Pavese su Lavorare stanca, la sua prima raccolta poetica, definita l’avventura dell’adolescente, che orgoglioso della sua campagna, immagina con simile la città, ma si trova la solitudine, e rimedia in maniera sbagliata con sesso e passioni, che servono solo a sradicarlo e gettarlo lontano da campagna e città: in una più tragica solitudine che è la fine dell’adolescenza e un inizio che sarà la sua vera fine. Elena L.
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