LA VERITA’ SUL VANGELO E LA S.BIBBIA

29/12/2025

 

ARCANGELO  GABRIELE?

 

 

DALLA SACRA  BIBBIA

Un uomo politico francese di nome Franςois  Mitterrand,  disse che il discorso della Montagna è un discorso socialista…

 

Inevitabilmente il Discorso ha delle conseguenze sociali.   Ma non è un discorso politico.  Gesù non invita a difendere l’ordine esistente né a cambiare la società.  Vuole invece cambiare i cuori,  perché gli uomini possano entrare nel regno di Dio,  cioè dell’amore. È su questo piano che egli si colloca: e dunque,  allorchè parla di giustizia,  non si riferisce a una transitoria nozione politica,  bensì all’ordine del mondo voluto da Dio.  Ma egli ricorda pure  che ognuno deve cercare di far regnare l’amore nei rapporti sociali.  Per essere liberali,  e arrivare a ciò sfortunatamente,  non c’è una  strada unica ed evidente:  le scelte individuali devono essere diverse,  e perciò alcuni troveranno nel Discorso ottime ragioni per essere socialisti,  ed altri per essere liberali,  e così via.  Ma ciò che conta è una cosa unica e chiara:  operare per gli altri.

IL PECCATO E LE MALATTIE

È vero che Gesù pensava che la malattia fosse un castigo  per i peccati?

 Gesù non evoca mai la nozione di castigo in materia di malattie.  Anzi,  ha “laicizzato” la causa delle malattie.  Ricordiamo ciò che egli dice a un cieco: ” Né lui né e suoi genitori hanno peccato”.  La causa,  dunque è biologica.  Tocca alla madicina studiarla e,  se può,  guarirla.  Piuttosto,  Gesù condivide la concezione del suo tempo,  che lega corpo e spirito:  così come un attacco di febbre è la manifestazione esterna di uno squilibrio più profondo,  anche la malattia in generale  è il risultato di un disordine nel quale l’uomo può avere una parte di responsabilità.  Per Gesù,  l’equilibrio spirituale dell’uomo e la sua condizione fisica sono fra loro “solidali”.

06/01/2026

I precetti morali contenuti nel Discorso della Montagna devono essere interpretati?

 

Sì,  se “interpretati” non significa “accomodati”.  Gesù parlava il linguaggio comune del tempo e dell’ambiente,  ricco di frassi tipiche dell’Oriente,  che tanto colpivano i suoi ascoltatori:  si può dire che ne erano “ghiotti”.  Perciò,  al di là di alcune immagini ,  il senso profondo dei precetti di Gesù si può cogliere e comprendere collocandolo nel quadro generale della sua vita terrena.  Per esempio,  non ha mai”offerto l’altra guancia” quando lo colpivano.  Non ha cercato gli schiaffi e i colpi.  Ma non li ha mai restituiti:  nessuno di coloro che hanno fatto del male,  moralmente o fisicamente, a Gesù èstato da lui punito.  Così si dica delle altre regole di Gesù.  Le possiamo capire sempre e solamente mettendole a confronto con i suoi atti,  che ne chiariscono il significato. Inoltre,  bisogna “tradurle dall’ebraico”.  Cioè trasferirle  dall’ambiete umano nel quale Gesù viveva e operava,  alle bendifferenti condizioni attuali,  nei vari luoghi. Quella dei tempi di Gesù era una società essenzialmente rurale,  fondata sui rapporti tra individuo e individuo.  Oggi,  i rapporti degli uomini fra loro sono spesso funzionali (il tramviere verso i viaggiatori,  l’impegno verso il pubblico allo sportello) oppure  collettivi.  Che cosa fare in questi casi e quale regola di condotta adottare? Il discorso della Montagna non scende alla casistica minuta,  ma ci addita un punto di riferimento capitale: ciò che conta,  è un cuore puro,  che sappia concretarsi nell’azione.  Ecco uno di questi punti di riferimento:  la parola di Gesù sull’offerta all’altare,  cioè sugli onori dovuti a Dio.  Bisogna sospenderli,  egli dice,  bisogna rinviarli,  se in quel momento si è in lite col fratello:  più urgente è riconciliarsi con lui,  subito.  Questo è un punto di riferimento chiarissimo:  nemmeno gli onori a Dio sono ragione valida per ritardare o trascurare  il dovere dell’amore verso il prossimo,  un obbligo che non ammette scuse,  e in termini attuali e spiccioli lo possiamo tradurre anche così:  Un funzionario che fa torto a un cittadino barricandosi dietro i regolamenti,  per schivare le responsabilità, è uno che “porta offerte all’altare” con cuore impuro. A taluni,  l’espressione”puri di cuore” suona come un invito a ritornare bambini.  Qualcosa,  in fondo,  un po’ di umiliante.  Ma intendiamo bene quelle parole:  usando,  tuttavia,  discernimento da adulti,  per valutare le conseguenze che i nostri atti comportano per gli altri. Non si può sfuggire agli esiti concreti dei propri comportamenti.  Il buon Samaritano agisce concuore puro chinandosi sul ferito senza alcun pensiero per la perdita di tempo e di denaro,  senza alcuna paura di incappare anche lui nei rapinatori. È spontaneo come può esserlo un bambino.  Ma poi decide e opera come un adulto responsabile,  mirando unicamente aql modo migliore di curare il ferito.  Poi c’è l’indicazione finale,  il colpo d’ala:” Io però vi dico:  amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”.  È l’innovazione più profonda rispetto a quanto” fu detto dagli antichi”,  e il precetto si accompagna alla stupenda promessa:  se vi comportate così,  sarete veramente”figli  del vostro padre celeste”.  E participerete,  già da questa terra,  un po’ alla sua onnipotenza,  che “fa sorgere il sole tanto sui cattivi che sui buoni,  e fa cadere la pioggia sui giusti e sugli ingiusti”. Agli antichi fu detto:” Siate buoni”. Ma Gesù dice :” Siate grandi”.

07/01/2026

Quando fu pronunciato il discorso della Montagna? E in quali circostanze?

Certamente non è stato pronunciato tutto insieme,  tale e quale.  D’altra parte né Marco né Giovanni lo registrno.  Verosimilmente, Gesù ha parlato un giorno per la prima volta,  enunciando alcuni dei principi che figurano in Matteo e Luca. E a queste sue parole i due  evangelisti hanno affiancato brani di altri discorsi pronunciati da lui in epoche differenti.  Una ragione di più per considerare il discorso della Montagna non già come un regolamento particolareggiato,  bensì come una legge-quadro,  una Carta costituzionale, una riflessione generale con alcuni spazi bianchi,  che possono essere riempiti e spiegati con ciò che noi conosciamo della vita di Gesù.

Perché Gesù a Cafarnao è così duro verso sua madre?

Sì,  questo atteggiamento colpisce e disorienta.  Ma noi non siamo in grado di valutare l’effettiva durezza del tono:  il Vangelo,  infatti,  così come tace sui sentimenti  di Maria,  non ci dice quanto sia stato penoso per Gesù esprimersi in questi termini; e neppure ci dice se Gesù ,  non abbia in realtà addolcito un po’ le sue espressioni,  per non ferire sua madre.  Gli evangelisti registrano solo i fatti che hanno rapporto con la fede,  e curano poco i dettagli psicologici.

13/01/2026

 

L’amore di Dio,  dispensa dunque da ogni sforzo per la propria famiglia?

 

No,  assolutamente.  Più volte Gesù difende con energia il comandamento  divino:

“Onora il padre e la madre”

E condanna i Farisei,  che destinano al culto i beni che dovrebbero invece servire al mantenimento dei vecchi genitori.  Anzi,  Gesù si serve anche dei legami del sangue,  e costituisce il gruppo dei suoi apostoli intorno a nuclei famigliari,  scegliendo dei fratelli o dei cugini,  costantemente tenuti vicini dal comune mestiere di pescatori.  Sulla croce,  non dimentica che sua madre sta per rimanere sola,  e chiede a Giovanni di prendere con sé colei che ai suoi occhi è la prima rappresentante della comunità nuova.  Quando poi si rivolge a Dio,  lo chiama “Abba”,  Padre con l’espressione affettuosa di tutti i ragazzi di Palestina per il loro genitore.   Infine,  insegna a pregare chiamando l’onnipotente “Padre”.  E questo suo collocarsi in una posizione di affetto filiale è di una eloquenza che non ha bisogno di spiegazioni.   Semmai,  Gesù è contro una certa idea della famiglia, che era tipica di certi strati sociali del suo tempo;  ma non esclusivamente poiché ne troviamo tracce clamorose anche oggi. È contro la famiglia di tipo “mafioso”,  che a quell’epoca aveva il suo modello più evidente nel mondo dei Sadducei,  l’alta aristocrazia del denaro,  monopolizzatrice del Tempio.  Quelle famiglie erano innanzitutto grandi coalizioni di interessi materiali.  Insomma,  quella famiglia era prima di tutto contro qualcosa.  prima che a favore.  Contro i concorrenti,  i rivali,  contro i cambiamenti,  e anche contro l’interesse pubblico se in qualche modo contrastava l’interesse del gruppo.  Se a tutto ciò diamo il nome di famiglia,  chiaramente Gesù è contro.

Ma vogliamo parlare di famiglia con argomenti ed esempi di “famiglia”? Ecco,  allora. In una casa qualsiasi di oggi,  arrivano i ragazzi e,  sedendo a tavola coi genitori,  cominciano a raccontare un sacco di cose.  L’argomento spesso concerne altri ragazzi,   i vicini,  i compagni di scuola:  il caso dell’handicappato,  del drogato,   della famiglia povera.  Oppure,  le questioni generali;  fame nel mondo,  perseguitati politici,  i terremoti.  E ogni cosa,  in genere,  comporta un impegno che il ragazzo ha già preso o che vuol prendere,  o un coinvolgimento della famiglia intera in qualche azione,  dalla raccolta di firme all’aiuto:  un qualche intervento concreto.  E che cos’è tutto questo?  È precisamente il discorso di Gesù a Cafarnao: “Ecco,  questi sono i miei fratelli!”  I ragazzi non solo introducono in casa notizie dall’esterno,  ma chiamano la famiglia a riconoscersi imparentata con tutti coloro che soffrono povertà o patiscono ingiustizia.  Ora,  mettiamo che in casa il padre o la madre o un fratello maggiore s’infastidisca di questi racconti,  tagliando corto:  “Lascia perdere non c’è tempo per queste cose,  dobbiamo badare ai probblemi nostri,  e gli altri si aggiustino un po’,  come facciamo noi”.  Sono cose che si dicono spesso,  mettendo a tacere i ragazzi.  Ebbene,  chi rispnde a questo modo veramente attenta alla famiglia. È proprio lui che senza pensarci,  la vorrebbe declassare a modello sadduceo di puro luogo degli interessi domestici,  a focolaio di egoismo.

15/01/2026

Libertà e testimonianza

Gesù dice che i discepoli debbono scuotere la polvere dai loro piedi,  se il loro messaggio non è bene accolto. Ma questo non è un segno di altezzosità e disprezzo?

 

No, anzi,  l’espressione è senz’altro brusca,  ma discende da un profondo rispetto per la libertà degli altri,  che si possono pronunciare  pro o contro il messaggio.  A questo punto non bisogna insistere,  meglio ritirarsi e tornare al momento opportuno.  Ma lo scuotere la povere dai piedi è anche un modo di sottolineare la responsabilità di coloro che dovrebbero essere più aperti al messaggio,  avendo molto ricevuto.

20/01/2026

Dalla Sacra Bibbia

IL PATER DEGLI EBREI

Gli evangelisti nel trascrivere la parola di Gesù,  hanno necessariamente tenuto conto di una preghiera fondamentale,  che si recitava sempre durante il culto nella sinagoga. Ne diamo qui una nostra versione, che segue quella di Edmond Fleg:  Sia magnificato e santificato il nome del Signore,  nel mondo che egli ha creato secondo la sua volontà.  Ed egli faccia trionfare il suo regno nella vostra vita e nei vostri giorni,  e nella vita di tutta la casa d’Israele,  ora e nei prossimi tempi.  Amen.

“Sia benedetto il nome del Signore,  nel mondo e nell’eternità.  Sia benedetto,  lodato e onorato,  esaltato,  innalzato, illustrato,  magnificato,  e glorificato il nome del Santo.  Sia egli benedetto,  al di sopra di ogni benedizione e di ogni canto,  di ogni lode,  e di ogni consolazone che si proninciano nel mondo.  Amen

“Siano accolte le preghiere e le suppliche di tutti quelli d’Israele,  davanti al padre loro che sta nei cieli.  Amen

“Sia benedetto il nome di Dio di qui fino all’eternità;  che la grande pace del cielo e la vita siano su di noi e su Israele tutto.  Amen

“Il mio aiuto viene da Dio,  che ha fatto la terra  e i cieli. Colui che fa la pace negli altissimi,  faccia la pace su di noi e su Israele tutto.  Amen”.

21/01/2026

 

DALLA SACRA BIBBIA

L’onestà è un investimento

 

La saggezza,  perciò,  trova la conferma definitiva nella laboriosità dell’uomo.  È il segno del suo spirito diligente,  del suo coraggio,  della sua intelligenza (il pigro è per definizione stupido,  perché la sua pigrizia sarà sempre punita dalla vita). Questa è un’altra differenza tra l’Oriente ebraico e il mondo greco-romano,  in cui il lavoro manuale,  man mano che la schiavitù si va diffondendo,  sarà progressivamente screditato,  e in ogni caso non lo si considererà più una fonte di virtù.  Il lavoro porta denaro,  e l’uomo diventato danaroso con le sue fatiche,  e con la capacità del buon amministratore,  è aureolato di prestigio.  Purché sia onesto,  purché dia a ognuno il dovuto,  fino all’ultima moneta,  purché non cerchi di estendere il suo campo spostandone le pietre di confine.  Essere onesti è anche un buon investimento: aiuta negli affari,  procura autorità.  Il denaro,  naturalmente,  produce poi potenza,  rende influenti,  attira amicizie,  mentre la povertà isola gli uomini dai suoi simili.  Ai poveri si deve fare l’elemosina,  certo:  ma non è facile, costa sforzo,  e infatti essa è imposta dalle leggi religiose,  proprio perché si sa bene che non tutti vi sono spontaneamente disposti.

 

Che cosa li spingeva verso il deserto?

Quando l’uomo vuole ritrovare l’essenziale,  abbandona i suoi beni e va nel deserto come Giovanni il Battista.  E come Gesù.  La tradizione è antica in Palestina,  la prima grande ondata di anacoretismo (vita solitaria) e di (cenobitismo) vita comune,  coincide con la fine dell’epoca  eroica dei Maccabei,  e con l’avvento dei Sommi Sacerdoti compromessi col paganesimo ellenistico.  Molti “hassidim” (ebrei pii) riprendono nel deserto l’esistenza nomade dei primi tempi d’Israele.  Una parte di essi darà vita sulle scogliere del Mar Morto,  alla comunità degli Esseni.  Altri vivono in solitudine la loro esperienza spirituale.  i “nebî  îm” ,  cioè i profeti per così dire “ufficiali”.  Essi vivono in gruppi itineranti,  nei secoli più lontani,  e comunicano il loro fervore religioso a quanti incontrano con danze vivacissime e contagiose.  Dal nono secolo avanti Cristo in poi questi gruppi si costituiscono in piccole colonie abbastanza fisse,  poco lontano delle città sante del tempo:  Ghilgal,  Betel,  Gerico,.  Vivono in comune,  venerano i loro capi,  ma non praticano un ascetismo rigoroso:  possono prendere moglie, e qualche volta si fanno pagare per i loro servizi.  Molti ebrei si ritirano per brevi periodi nel deserto,  allo scopo di vivere sotto lo sguardo di Dio,  pregando e digiunando.  Nel deserto di Giuda,  però non hanno soggiornato soltanto uomini in cerca di solitudine per la preghiera e la meditazione.  Ne decimo secolo avanti Cristo,  Davide vi nascose per sfuggire all’ira di Saul.  Dodici secoli dopo il deserto di Giuda accolse gli ultimi partigiani ebrei,  capeggiati da Barkoheba,  che vi combatterono l’estrema disperata battaglia contro le legioni romane di Adriano.  Fra queste due date,  il deserto che fu percorso da Giovanni continuò ad essere un luogo di rifugio per uomini d’ogni specie:  proscritti e perseguitati,  combattenti alla macchia oppure predoni e criminali.

23/01/2026

CANA:  “IL PAESE  DEL PRIMO MIRACOLO”