Ottobre 21, 2025 Elena Lasagna Uncategorized IL VANGELO PARTE QUARTA 21/10/2025 QUESITI SUL VANGELO Chi fissò il Natale al 25 dicembre? La data del 25 dicembre non commemora certo la ricorrenza cronologica (di cui non sappiamo nulla) ma semplicemente il fatto della nascita. Unica tra le grandi solennità liturgiche che non si ricolleghi ad antiche feste ebraiche (come la Pasqua e la Pentecoste), la commemorazione della Natività ha avuto inizio in Oriente e fu dapprima celebrata il sei gennaio. Più tardi fu introdotta in occidente e stabilita il 25 dicembre. L’anno dell’Istituzione non è certo: non prima comunque del 243 e non dopo il 336, secondo gli studi più recenti. (Un documento romano certo, La Depositio Episcoporum, attesa appunto che nel 336 si festeggiava il Natale del Signore). Più tardi anche l’Oriente adottò la data del 25 dicembre. Ma perché il 25 dicembre ? Alcuni studiosi ritengono che si sia scelta quella data per contrapporre la festa cristiana del Natale di Gesù alla festa pagana del “Sole invitto”, istituita dall’imperatore Aureliano tra il 270 e il 275, proprio al 25 dicembre, cioè quattro giorni dopo il solstizio d’inverno. In campo cristiano poi la solennità dedicata alla nascita terrena di Cristo aveva anche lo scopo di sottolineare con forza il mistero dell’incarnazione di Dio, negato da Ario e dai suoi seguaci. 22/10/2025 LA FAMOSA STELLA, È VERAMENTE ESISTITA? Molti astronomi hanno cercato di identificare la stella: qualcuno ha detto che forse si trattava di una congiunzione Giove-Saturno, avvenuta nell’anno 747di Roma (7 a.C.). Altri credettero di riconoscervi come la cometa di Halley. Ma il racconto evangelico non consente di credere a queste interpretazioni. La stella del vangelo, che cammina e poi si ferma, è un fenomeno assolutamente diverso da ogni fatto astronomico: e il vangelo lo sottolinea, appunto per far capire che si tratta di un evento miracoloso, estraneo al normale corso degli eventi spaziali. 24/10/2025 Perché la storia ha ignorato la strage? Al di fuori degli evangelisti, nessun autore ricorda quel fatto. Ma ciò non infirma minimamente la narrazione evangelica, perché massacri del genere erano frequenti a quell’epoca. Ricordiamo intanto, i quaranta giovani bruciati vivi per aver voluto togliereml’aquila di Erode sulla facciata nuda del Tempio ( e con loro furono uccisi anche parecchi notabili ebrei di Gerusalemme) . Poi c’è un altro massacro che ricorda più da vicino quello degli Innocenti: poco prima di Augusto, essendosi spsrsa la voce della nascita di un bambino che avrebbe regnato su Roma, il Senato decise di uccidere freddamente un certo numero di neonati. Il racconto della strage ordinata da Erode non ha perciò nulla di inverosimile, dati i tempi. 28/10/2025 QUANDO CRISTO LI CACCIÓ DAL TEMPIO? Si sa con precisione qund’è che Gesù ha cacciato i mercanti dal Tempio? Metteo, Marco e Luca hanno raggruppato alla fine dei loro racconti (dunque poco prima della Passione) tutti i fatti avvenuti a Gerusalemme, e quindi anche la cacciata dei mercanti. Non è del tutto certo che sia esatto, storicamente. Marco, Luca e Matteo si preoccuparono soprattutto del significato religioso degli avvenimenti, e pensano poco alla cronologia. È probabile, invece , che questo episodio sia avvenuto prima dell’ultimo viaggio, perché quando Gesù si trovava in Galilea vennero fuori dei suoi oppositori, in contrasto delle folle entusiaste. Ora è pressoché certo che questo solco tra sostenitori e nemici si è aperto dopo lo “Scandalo del tempio”, che ha diviso in due campi l’opinione pubblica. Dunque l’espulsione dei mercanti deve essere avvenuta molti mesi prima della Passione come appunto dice Giovanni. 29/10/2025 Perché i due Vangeli ignorano la natività? L a nascita di Gesù è narrata soltanto dai vangeli di Matteo e di Luca. Perché Marco e Giovanni non ne parlano? Il Vangelo di Marco è stato scritto in greco a Roma, ed è opinione diffusa da sempre che esso raccolga l’essenziale della predicazione di Pietro, destinata principalmente ai pagani. Ad Essi, ignari dell’Antico Testamento, bisognava innanzitutto fornire la prova della divinità di Cristo. Ed ecco che il testo di Marco si diffonde sul ministero in Galilea, parla di un solo viaggio a Gerusalemme e insiste continuamente sui miracoli. Non solo: dedica poi una lunga narrazione, con molti dettagli visivi, alla passione e morte di Gesù, e alla resurrezione, descrivendo le sue apparizioni e le sue parole ai discepoli sbalorditi. È questa specialmente agli occhi dei “Gentili”, la manifestazione suprema e indubitabile di Cristo come Dio. Pietro stesso come vediamo dagli Atti degli Apostoli, si presentava anche in Palestina come “Testimone della Resurrezione”. Scritto a Efeso verso gli anni 94-96, Il Vangelo di Giovanni è profondamente diverso dagli altri tre testi, come sappiamo. “Vangelo spirituale” è stato definito: come i Sinottici , anch’esso non mira a raccontare tutta la verità di Gesù, bensì a sottolineare, a precisare, a elevare i principi capitali della dottrina, riferendo ad esempio con molta minuzia le dispute dottrinali. La nascita di Gesù, appunto è narrata sì da Giovanni, ma collocata sull’altissimo piano del progetto divino per la salvezza. “In principio era il Verbo; Il Verbo era presso Dio; il verbo era Dio,… e il Verbo si fece carne, e abitò fra noi”. Tralasciando le particolarità che noi chiameremmo cronistiche, Giovanni ci presenta la sostanza spirituale del fatto, anche per controbattere- secondo vari studiosi- certi movimenti ereticali del suo tempo, che negavano la divinità di Cristo. 30/10/2025 Ai poveri piacciono le feste Perché Gesù si presta alla festa improvvisa delle Palme? Come i poveri, i vecchi e i bambini, Gesù amava le feste. La sua prima manifestazione pubblica ha avuto luogo a Cana, in una festa nuziale. I motivi di questo atteggiamento sono comprensibili: In una festa cadono le frontiere tra gli uomini, affratellati e resi uguali dalla gioia. La festa in una commemorazione di cose passate, ma anche anticipazione, c’è attesa di qualcosa di bello e di buono. Perciò gli ebrei pensavano che il Messia sarebbe apparso durante una festa, e vivevano costantemente in questa speranza. 31/10/2025 L’EBREO ERRANTE Sette secoli or sono, ha fatto la sua apparizione nella letteratura un singolare personaggio: Asvero, l’ebreo errante. Le versioni della immaginaria vicenda cambiano secondo i tempi e i luoghi, ma è possibile ricostruire la trama originaria della storia. Asvero è secondo questo racconto un calzolaio ebreo, che ha bottega sulle pendici del Golgota. Gesù andando verso il suplizio, carico della croce, vorrebbe sostare, riposarsi un po’ nella bottega di Asvero: Ma questi lo respinge. Allora Gesù, per penitenza, lo condanna a errare interminabilmente, sino alla fine dei tempi. Così Asvero diventa il simbolo del popolo ebraico, disperso nel mondo dopo la distruzione di Gerusalemme. E una leggenda narra che nell’inverno del 1542 l’arcivescovo di Schieswig lo avrebbe visto in una chiesa di Amburgo, durante una funzione, vestito di cenci e a piedi nudi., che dava segni di tormentosi rimorsi ogni qualvolta sentiva pronunciare ilsegno di Cristo. Il tema dell’ebreo errante, purtroppo strumentalizzato a volte per scopi antisemitici, riappare spesse volte nella letteratura tra il XIII e il XIV secolo, in racconti e poemi spagnoli, francesi, inglesi e italiani, sotto vari nomi dopo Gooethe e Sciller, i poeti romantici tedeschi e inglesi ne faranno il simbolo di un certo desiderio di morte. E la vecchia leggenda, con le sue illustrazioni di Gustave Doré, ispirò allo scrittore francese Eugène Sue il romanzo “L’Ebreo Errante”. 06/11/2025 CHE COSA LI SPINGEVA VERSO IL DESERTO Quando l’uomo vuole ritrovare l’essenziale, abbandona i suoi beni e va nel deserto come Giovanni Battista e Gesù. La tradizione è antica. In Palestina la prima grande ondata di anacoretismo (vita solitaria) e di cenobitismo (vita in comune) coincide con la fine dell’epoca eroica dei Maccabei, e con l’avvento dei Sommi Sacerdoti compromessi con il paganesimo ellenistico. Molti “Hassidim”(ebrei pii) riprendono nel deserto l’esistenza nomade dei primi tempi di Israele. Una parte di essi darà vita, sulle scogliere del Mar Morto, alla comunità degli Esseni. Altri vivono in solitudine la loro esperienza spirituale. Poi ci sono i “nebi im”, cioè i profeti per così dire “ufficiali”. Essi vivono in gruppi itineranti, nei secoli più lontani, e comunicano il loro fervore religioso a quanti incontrano con danze vivacissime e contagiose. Dal nono secolo avanti Cristo in poi, questi gruppi si costituiscono in piccole colonie abbastanza fisse, poco lontano dalle città sante del tempo: Gilgal, Betel, Gerico. Vivono in comune, venerano i loro capi, ma non praticano un ascetismo rigoroso: possono prendere moglie, e qualche volta si fanno pagare per i loro servizi. Molti ebrei, infine, si rirtirano per brevi periodi nel deserto, allo scopo di “vivere sotto lo sguardo di Dio” pregando e digiunando. Nel deserto di Giuda, però non hanno soggiornato soltanto uomini in cerca di solitudine per la preghiera e per la meditazione. Nel decimo secolo avanti Cristo Davide vi si nascose per fuggire all’ira di Saul. Dodici secoli dopo, il deserto di Giuda accolse gli ultimi” partigiani” ebrei capeggiati da Bar Kokheba, che vi combatterono l’estrema disperata battaglia contro le legioni romane di Adriano. Fra queste due date, il deserto che fu percorso da Giovanni continuò a essere un luogo di rifugio per uomini di ogni specie: proscritti e perseguitati, combattenti alla macchia oppure predoni e criminali.
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