PER I RAGAZZI QUATTRO

04/05/2026

 

 

LA MADRE

di Giuseppe Ungaretti

 

E il cuore quando d’un ultimo battito

avrà fatto cadere il muro d’ombra,

Per condurmi,  Madre,  fino al Signore,

come una volta mi darai la mano.

In ginocchio,  decisa sarai una statua

davanti all’Eterno,  come già ti vedeva

quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,

Come quando spirasti dicendo:

Mio Dio eccomi.  E solo quando

m’avrà perdonato,  ti verrà desiderio di

guardarmi.  Ricorderai di avermi atteso

tanto,  e avrei negli occhi un rapido sospiro.

PROSA

Nell’ansia dell’uomo che avverte lo scorrere del tempo e il peso di una condizione umana di solitudine e di delusione,  la figura materna si pone come mediatrice  di salvezza,  che ricorda le ore e la sicurezza dell’infanzia.  La madre si rivolge con una preghiera intensa e piena di fiducia a Dio,  implorando per lui il perdono delle colpe.  Severa,  ma piena di affetto come quando fu in vita,  attenderà il giudizio della misericordia divina, prima di rivolgersi al figlio ed esprimergli tutto il suo amore. Quando il mio cuore col suo battito avrà fatto cadere il limite che separa la vita dall’eternità,  tu madre mi prenderai per mano, come quando ero fanciullo per condurmi fino al Signore…

E.  Lasagna

01/06/2026

Oggi vi detto una poesia di Rabindranath Tagore”Inno di vita”.  Filosofo indiano,  R. Tagore premio nobel nel 1913,  Questa bellissima poesia la possiamo definire un inno all’operosità degli uomini di buona volontà:  anche tra gli affanni e le guerre,  mentre imperi vanno in rovina,  il lavoro degli uomini segna il trionfo dell’amore e della pace.  La poesia fu scritta dal poeta ormai a pochi mesi prima della morte.  Nella sua opera domina sempre una visione mistica della vita e un senso profondo di pace.  Di lui si disse che l’intera sua vita fu un cantico d’amore.

INNO ALLA VITA

di R. Tagore

Quando il mio sguardo getto su questa

terra di polvere, vedo l’immensa accolta

d’uomini,

cantando essi vanno di età in età per vie

diverse,  compiendo  lorbisogna in vita e

in morte.  Vogano,  seminano,  mietono;

lavorano nei campi ed in città.

Vano è il reale ombrello,  il grido di guerra

più non s’ode; la colonna della vittoria oblia

il senso suo; gli occhi iniettati di sangue, con

loro armi bagnate di sangue,  si celano nelle

ninna-nanne.  Ma gli uomini lavorano di

contrada in contrada vicino e lontano.

Col loro brusio,  col ,oro canto,  fanno

risuonare il mondo.  L’inno di vita suona

notte e dì nella loro gioia,  nei loro affanni.

Imperi vanno in rovina- Pure essi lavorano.