LA VERITA’ SUL VANGELO E LA S. BIBBIA DUE

26/01/2026

 

CANA  IL PAESE DEL PRIMO MIRACOLO

 

Oggi il luogo visitato più spesso come sede del miracolo è il villaggio di Kefr Kenna,  che sulla strada maestra è a una decina di km a Nord-est di Nàzaret,  sulla via di Tiberiade e Cafarnao.  Ma c’è pure Kirbet Qana (14 km a nord di Nazeret).  Che oggi consiste in una piccola distesa di ruderi.  Tra gli studiosi non c’è accordo;  chi sostiene Kefr Kenna,  chi sostiene Kirbet Qana:  per entrame le località vi sono indizi a favore e indizi contrari. Per nessuna delle due c’è però l’argomento decisivo.

Gli invitati

“Vi era la madre di Gesù” ,  Maria non era un’invitata propriamente: era lì, con molta probabilità, in qualità di parente,  anche col compito di dare un po’ di aiuto.  E stava con le donne addette alla cucina e alla dispensa,  perché al pranzo partecipavano gli uomini da soli.  Gesù,  invece,  “fu invitato coi suoi discepoli” .  Era già noto nella zona,  tra i suoi seguaci c’era Natanaele Bartolomeo originario di Cana,  e l’usanza orientale imponeva molta larghezza negli inviti.  Non c’era l’invito personale e limitato,  fisso, di oggi.  Ognuno poteva portare amici con sé. E poi si accoglieva anche la gente di passaggio,  quasi si costringeva il viaggiatore a fermarsi un momento,  e lo si faceva mangiare e bere.  Per offrire cibo e bevanda a tanta gente si facevano duri sacrifici per mesi e mesi:  ma poteva pure accadere che mancasse qualcosa,  per l’errore di calcolo o per l’arrivo di convitati inattesi.  È ciò che avvenne a Cana per il vino.  Era un dramma per la famiglia:  l’argomento sarebbe stato sarcasticamente commentato per anni,  nel villaggio: “hanno invitato tanta gente e poi l’hanno lasciata a bocca asciutta!” Ad ogni futuro matrimonio,  in paese, si sarebbe rievocata quella storia.  La notizia del vino venuto a mancare dovette prima circolare,  sussurrata affannosamente,  appunto tra le donne,  che badavano ai rifornimenti.  E Maria dovette apprenderla proprio in quel modo.  E segratamente andò a riferirla a Gesù,  mentre nessuno convitato ancora se n’era accorto,  e neppure lo sposo e l’organizzatore del banchetto.

Le giare di pietra

Erano sei,  dice Giovanni,  troppe per una sola famiglia.  Probabilmente qualcuna fu prestata per l’occasione.  Erano di pietra, perché secondo i conoscitori della legge,  la pietra non conteneva impurità come la terracotta.  La loro capacità era di due o tre “misure”(metrete ) ebraiche.  Ogni misura si aggirava sui trentanove litri.  Prima del miracolo,  Gesù le fece riempire perché ormai,  essendo il banchetto già molto avanzato,   l’acqua necessaria per le abluzioni era già stata consumata.

E,  venendo a mancare il vino, la madre di Gesà gli disse: “Non hanno vino”.  E Gesù le risponde:”Che c’è tra me e te donna? La mia ora non è ancora venuta”.  Sua madre dice ai servi:” Qualunque cosa vi dica fatela”. C’erano lì sei giare di pietra,  destinate ai riti di purificazione degli Ebrei,  capaci di due o tre misure ciascuna.  Gesù disse ai servitori: “Riempite d’acqua queste giare”.  E le riempirono fino al collo.  E disse loro: ” ora attingete e portate al direttore di mensa”. Ed essi portarono.  Il direttore di mensa assaggiò l’acqua cambiata in vino-  lui non sapeva di dove provenisse,  ma lo sapevano i servi che avevano attinto lacqua- poi chiamò lo sposo e gli disse:”Tutti mettano in tavola dapprima il vino buono,  poi,  quando la gente è brilla,  quello meno buono.  Tu invece,  hai tenuto in serbo il vino buono fino ad ora”.  Questo fu il primo dei segni di Gesù.  Fu compiuto a Cana di Galilea.  Egli manifeatò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”.

SPIEGAZIONE O COMMENTO

Che cosa ci vuole svelare questo episodio del vangelo?  Una madre sempre attenta a suo figlio,  sentendosi sempre vicina,  lo segue con il cuore e la mente,  per aiutarlo  per onorarlo anche  nei suoi poteri. Sempre attenta,  infatti riesce ad avvisare Gesù in tempo per non far fallire il divertimento e le aspettative di quella festa rivelando al Figlio che erano rimasti senza vino e senza quel vino la festa  si sarebbe  rivelata una catastrofe,  sì per loro  e specialmente in quell’epoca era devastante far fallire una festa di matrimonio con gli invitati e non invitati,  ma persone che vi parteciparono liberamente. Quindi Gesù fece il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino.   Non esiste l’impossibile per Gesù ma anche per noi.  Riusciremo ad ottenere tanto di ciò che  vogliamo,  con la forza e la speranza dell’amore che ci infonde lo Spirito Santo.  Basta non abbandonare le Fede.

03/02/2026

UN PESCATORE DI NOME SIMONE

Dalle sacre scrutture

I primi vangeli e il libro degli Atti degli Apostoli danno la lista competa dei Dodici con alcune varianti nell’ordine dei nomi. Il primo,  per ordine e dignità,  è indubbiamente Simone Pietro,  figlio di un certo Giovanni e Iona,  al quale gli evangelisti,  ognuno anche con contributi propri,  danno concorde e significativo risalto,  menzionandolo con impressionante frequenza: 135 volte.  Per questo pescatore,  nativo di Betsaida sulle sponde del lago di Tiberiade e residente a Cafarnao nsieme con la suocera.  Cristo inventò un nome che nessuno aveva mai portato: Kefa che in aramaico signfica pietra,  quindi Pietro.  Il nuovo nome,  secondo la mentalità della Bibbia,  stava a significare che Simone diventava preda di Cristo,  ricevendo da lui come un nuovo essere,  un nuovo destino.  Infatti,  egli sarà la pietra di fondamento dellaChiesa che Gesù dirà “sua”con pieni poteri sul gregge di Cristo.  Nei vangeli Pietro è anche quello dei Dodici che,  con le sue battute e le sue reazioni,  il suo dramma personale,  permette di rendere conto del significato e dell’importanza del sodalizio degli apostoli con  Cristo. A presentare Simone Pietro a Gesù,  fu suo fratello Andrea,  che i cristiani greci venerano perciò come il primo chiamato da Gesù.  Di lui sono ricordati alcuni interventi nei discorsi e nei miracoli di Cristo.  Tra i dodici ci fu un’altra coppia di fratelli legati intimamente,  anche per ragioni di mestiere,  a Pietro e Andrea:  Giacomo e Giovanni,  fu da Cristo scelto a testimoniare di un miracolo,  i figli di Zebedeo e di Salome,  anch’essi nativi di Betsaida.  Con Pietro e col fratello Giovanni,  Giacomo fu da Cristo scelto a testimoniare di un miracolo di risurrezione,  della  Trasfigurazione e dell’agonia del Getsmani,  fu il primo dei dodici a subire il martirio a Gerusalemme,  per ordine del Re Erode  A. che voleva colpire il cuore del Cristianesimo nascente.  Giovanni si qualifica il discepolo che Gesù amava ,  il “prediletto”,  l’unico che ebbe il coraggio di uscire allo scoperto sul Calvario al quale Cristo morendo affidò sua Madre. Continua…

 

09/02/2026

 GESÚ

E Gesù rivedeva oltre il Giordano

campagne sotto il mietitor rimorte

il suo giorno non era lontano.

E stettero le donne sulle porte delle case, dicendo:

Ave Profeta! Egli pensava al giorno di sua morte

Egli si assiste all’ombra di una meta di grano,

edisse:  se non è chi celi sotterra il seme,  nen sarà

chi miete.  Egli parlava di granai nei Cieli,  e voi

fanciulli,  intorno a lui correste,  con nelle teste bionde

aridi .  steli.  Egli stringeva al seno quelle teste;

e Cefa parlò:  se così siedi temo per l’inconsutile

tua veste.  Egli abbracciava i suoi piccoli eredi.

il figlio Giuda bisbigliò veloce:  d’un ladro o Rabbì

t’è costì Barabba, ha nome il padre suo

che in croce morirà. Ma il profeta alzando gli occhi,

no!  Morirò con l’ombra della voce

e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.

Prosa

La poesia inizia come molte volte inizia il Vangelo,  con grande semplicità.   Si avvicina per Gesù il giorno della morte ed Egli, solo fra tutti,  sa che la sua ora è giunta.  Ma lui non fa nulla per sottrarvisi, e continua,  serenamente la sua predicazione sulla terra di Galilea.  Accanto a Lui sono i discepoli,  che lo seguono con affetto ma con l’animo ancora teso verso i beni terreni e le convenzioni sociali,  perché poco e nulla essi hanno capito delle sue parole. (Cefa) Pietro, infatti si preoccupa perché teme che Gesù, sedendo sulla paglia, possa sciupare la sua veste,  e Giuda colui che l’avrebbe tradito da lì a poco,  lo mette in guardia che tra i bambini accorsi intorno a Lui c’è anche il figlio di un ladro Barabba. Ma il Redentore,  che morirà in croce per tutti gli uomini  anche per Barabba,  in un impeto d’amore,  prende il bimbo e lo fa sedere sopra i suoi ginocchi.  In quest’atto sublime è racchiuso tutto lo spirito di Gesù.

Elena  L.

10/02/2026

IL BATTESIMO DI GESÚ

Appuntamento al Giordano

 

L’episodio è modesto,  in sé: Gesù si accosta a Giovanni,  c’è un breve colloquio e poi il rito del battesimo.  Gesù ha fatto ben altro nella vita pubblica,  eppure i primi cristiani hanno attribuito grandissima importanza a quella giornata,  in riva al piccolo fiume.  Forse perché la semplice cerimonia condensa in sé molti significati profondamente incisi nello spirito del tempo e provenienti da molto lontano:  il millenario mito dell’acqua,  strumento universale di purificazione;  il deserto e l’antichissima sua funzione spirituale;  l’imponente figura del Battezzatore,  che ha abbandonato il mondo per ricercare un dialogo diretto con Dio.  Continua…

11/02/2026

Quel giorno,  Giovanni arriva al Giordano,  dove già l’attende un gruppo di seguaci per ricevere il battesimo e ascoltare la sua parola.  Ma tra essi,  ad un tratto,  egli riconosce qulcuno:  è Gesù,  Gesù di Nazaret.  I due giovani si conoscono sono anche parenti,  ma hanno potuto parlarsi solo recentemente,  perché Giovanni è vissuto in Giudea prima di ritirarsi nel deserto,  e Gesù invece ha trascorso la sua giovinezza a Nazaret,  lavorando un po’ col padre falegname.  Giovanni pensa che Gesù sia venuto appunto,  per parlare con lui,  come fa da poco tempo,  mettendolo anche a disagio. Sono coetanei,  Gesù non ha fatto ancora nulla,  ma ha l’aria di saperla così lunga sulla vita e Dio… Per Giovanni Egli non è un aspirante discepolo, oppresso dal peso dei peccati.  Però non è neppure il Messia avvolto da fiamme e folgori che egli aspetta:  e tuttavia…”E io non lo conoscevo”,  fa dire al Battista l’altro Giovanni,  l’evangelista,  nel suo racconto.  Non lo conosceva come il Messia,  non poteva essere troppo lontano e diverso da quello che ogni ebreo si aspettava.  Ma eccoli ormai di fronte:  Gesù di Nazaret guarda Giovanni,  poi china il capo come fanno tutti,  chiedendo di essere battazzato. Per la prima volta in vita sua,  Giovanni è incerto.  Dovrebbe,  come fa sempre,  invitarlo a pentirsi e a cambiar vita,  ma come è possibile a fare una cosa simile con Gesù?  Che cosa c’è da rimproverargli,  in che modo dovrebbe cambiare vita?  E allora Giovanni si mette a gridare: ” Ma sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. A queste parole Gesù risolleva il capo e gli dice semplicemente: ” È bene che noi,  in questa maniera,  adempiamo ogni giustizia”.  Gesù parla col linguaggio degli Esseni,  i monaci ebrei maestri di Giovanni,  per essi la parola giustizia indica la volontà di Dio sulla terra.  Giovanni comprende,  fa dscendere Gesù nel fiume e lo battezza.  L’incontro ha sigillato i loro destini.  La missione di  Gesù incomincia e quella di Giovanni finisce:  anzi per lui gli avvenimenti stanno per precipitare.  Arrestato qualche mese dopo per ordine di Erode Antipa,  governatore della Galilea e della Perea,  viene rinchiuso nella fortezza di Macheronte.  I motivi?  Devono essere almeno due: intanto far tacere l’uomo che denuncia pubblicamente i vizi di Erode,  il tetrarca corrotto:  e di conseguenza prevenire  possibili torbidi politici suscitati dalla sua predicazione,  senza bisogno di chiamare i romani.  Erode si ferma lì,  non vuole la sua morte:  gli basta neutralizzare Giovanni.  Ma per Erodiade,  la sua moglie-cognata-nipote,  tutto questo non basta:  egli dev’essere eliminato definitivamente.

12/02/2026

LA TESTA DI GIOVANNI IL BATTISTA

 

E l’occasione favorevole si presenta molto presto.  Alla fine di un banchetto,  la figlia di primo letto di Erodiade si mette a danzare,  affascinando il lussurioso Antipa,  che le promette di realizzare qualunque suo desiderio.  E la ragazza istigata dalla  madre,  per antichi rancori verso Giovanni,  chiede la testa di Giovanni Battista.  Erode Antipa è perplesso.  Conosce il valore di Giovanni,  inoltre sa che politicamente non è affatto necessario ucciderlo.  Ma la parola data a una ragazzina,  è più importante della vita di un profeta.  Così egli manda a decapitare Giovanni.  Ed ecco arrivare la sua testa mozza, su un vassoio d’argento.   Giovanni viene decapitato nella fortezza di Macheronte su ordine di Erode Antipa.  Gesù invece,  ha ancora alcuni anni da vivere.  Ma lo attende lo stesso destino.  Anche per lui i tempi preparano una condanna a morte.

 

LA TESTA DI GIOVANNI IL BATTISTA

Giovanni il Battista è largamente ricordato nella liturgia cattolica,  nella tradizione e anche nel folklore.  A partire dal V secolo la sua festa viene celebrata il 24 giugno.  La data non ricorda la sua morte ma la sua nascita,  per sottolineare come Giovanni era destinato fin dall’inizio della sua vita a una straordinaria missione.    Quello che conta di Giovanni è la sua irriducibile testimonianza per la giustizia,  la sua totale disponibilità per la missione affidatagli da Dio.