Gennaio 23, 2026 Elena Lasagna Uncategorized QUANDO CADDE IL CIELO 23/01/2026 Era un’estate di fuoco, la spiaggia era vuota, erano le tre del mattino, c’eravamo solo noi cinque, eravamo seduti sopra gli scogli, ci raccontavamo la nostra vita, la musica continuava a suonare dalla casa dei miei amici, poi, loro quattro ballavano abbracciati, io ero scesa giù per mettere i piedi in acqua e per rinfrescarmi un po’; uno dei nostri amici mi chiese di ballare perché pensava che mi sentissi sola, secondo loro ero assente e pensierosa, ma io avevo ben altro per la testa. In quei momenti l’unica cosa che mi interessava era di restare in silenzio ad osservare e ad ascoltare la musica con le più belle canzoni di quel momento. Ad un tratto vidi un bagliore, ma poi all’improvviso scomparve, sul momento non dissi nulla perché pensavo che fosse la stanchezza a rendermi vulnerabile alla vista del cielo. Ma qualche minuto più tardi, vidi un bagliore e una figura enorme venire verso di noi, con una luce mai vista prima: anche se era notte sembrava un giorno di sole estivo delle ore sedici. Rimanemmo tutti impietriti, ma la figura continuava a venire verso di noi fino a quando ci sdraiammo a terra anche se la figura era ancora lontana. Poi fece un giro nel cielo, lasciando una scia di luce potente e piano piano scomparve dietro la scogliera, pensavamo che andasse a sbatterci contro, perché lo scoglio aveva una punta aguzza. In quel momento si scatenò un vento da temporale e le onde del lago si avventarono contro gli scogli; continuò per circa cinque minuti. Poi ci fu silenzio e pace innaturali, come se fossimo dentro ad un tunnel senza uscita. Ritornammo alla casa anche se sconvolti provammo ad andare a dormire. Il mattino verso le nove andai a fare una passeggiata dove eravamo la notte scorsa, e lì sul posto vidi un vecchio pescatore, mi guardò e mi sorrise, io gli risposi con il saluto, lui stava fissando il lago nel punto in cui successe il fatto. Gli offrii la mia bibita ancora chiusa, e lui mi rispose gentilmente che beveva solo vino, poi si passò la mano sulla fronte dicendo: “eh è un brutto vizio quello del vino, non ti crede più nessuno! ” Ma che cosa voleva dire il vecchio pescatore? La cosa m’incuriosì molto e con tatto gli chiesi: ” Perché dice questo signore? E lui rispose: perché quando parlo non mi crede nessuno, proprio perché bevo, ma io non sono mai ubriaco, la mia mente è ancora lucida come quando ero giovane, mi crede? Ed io risposi: ” Ma certo! Se beve vino per me è una ragione di più per crederle, perché lei tiene pulite le arterie quindi è più lucido degli altri. Lui mi guardò e sorrise poi mi disse: ” O così la me piase! (In dialetto significava: (così lei mi piace!) Qui molti dicono che sono rimbambito, ma ha ragione lei, sono loro che non vogliono vedere e non vogliono sentire niente di più di quello che succede in un giorno normale. Guai a parlare di cose strane che esistono e non le inventiamo, semmai diamo la colpa al buon Dio che ce le fa vedere, sempre se le vogliono vedere! Tutto questo mi fece capire che anche lui aveva visto qualcosa di straordinario, ma non lo disse per non passare per ubriaco e rimbambito. Continua… 24/01/2026 Ad un tratto sentii dei passi felpati arrivare da dietro di me, era il cane pastore di Robert e Linda. Il vecchio gli fece una brusca carezza, poi gli dsse:” stai bravo, come ti chiami? Ed io risposi: “si chiama Giois, è il cane dei signori che abitano laggiù.” Poi il vecchio si guardò intorno e respirava a pieni polmoni; anche se erano già passate le nove e il giorno prima c’era un caldo soffocante, oggi invece c’era un clima sorprendentemente leggero e tiepido. Invitava a restare fuori ancora prima che il sole diventasse bollente. Poi salutai il vecchio pescatore e mi avviai lungo il sentiero del lungolago che portava fuori provincia, con me a fare da guardia c’era sempre Giois, che a tratti si fermava ad annusare, poi mi raggiungeva correndo. Ormai eravamo distanti dalla casa di Linda e Robert, e pensai di raggiungerli a dare una mano in cucina. Da lontano vidi la figura di Robert venirci incontro, ci aveva visti da una delle più alte finestre della villa, sempre premuroso con tutti, così buono, trepido, appassionato alla vita e alle persone. Io mi sentivo molto ma molto sconvolta per tutto quello che successe la notte precedente, che credevo di avere un po’ di febbre, infatti sentivo i brividi che salivano e scendevano lungo la schiena e mi sentivo le guance infuocate. Robert se ne accorse subito e mi portò a casa sorreggendomi. Si era alzato un vento caldo e irreale; io affrettai il passo perché non vedevo l’ora di sdraiarmi e dormire. Arrivati a casa Linda mi tolse gli abiti, mi mise qualcosa di leggero e mi stese sul letto. Avevo una febbre da cavallo, sentivo loro due che parlavano ma io non capivo niente, le loro voci sembravano come un ronzio di api. Mi fecero impacchi con acqua ghiacciata e poi mi addormentai. Mi dissero che dormii per un giorno intero, e quando mi svegliai ricordo che avevo una grande sete. In fondo alla stanza vidi Il dott. Robert, Linda e un loro collega che lavorava all’ospedale del paese vicino, l’avevano consultato per avere la conferma della loro diagnosi: non era influenza ma era una reazione per lo spavento che avevo avuto da quella notte. Mi portarono da bere, e mi dissero che avevo gli occhi scintillanti: diversi da quelli di sempre. Poi dopo essersi presi cura di me mi lasciarono sola nella stanza a riposare, ma io non riuscii più perché mi prese un’angoscia improvvisa: avevo la fronte madida di sudore, la febbre era scesa completamente, dopo tanti pensieri che mi opprimevano la mente mi riaddormentai. Quando mi svegliai, aprii la finestra che dava sul lago e vidi la luce dare i primi riflessi sul lago deserto; erano le luci della riviera; da lontano si sentiva una musica di tango, i primi tanghi della sera nella sala da ballo di una grande barca di un signore del paese. Poi sentìì bussare alla porta: era Robert che veniva a chiedermi come mi sentivo. Mi visitò e mi disse che ormai era tutto finito, febbre e brividi e stanchezza se n’erano andati. Dopo un po’ scesi per stare con loro, passammo la serata insieme a parlare di cose importanti ma nessuno di noi parlò di ciò che avevamo visto quella notte. Continua… Il sole non era ancora tramontato del tutto, ma i pini alti e scuri tutt’intorno alla villa crearono un precoce crepuscolo. Se vivessi qui, io ne toglierei qualcuno, dissi a loro, perché tolgono una delle più belle viste gratuite che danno sul lago. Poi Linda si alzò e ci disse: via tutti da casa perché vi voglio preparare una cenetta coi fiocchi non voglio neanche Marta (Marta era la domestica). Robert mi chiamò a vedere gli ulivi e il vigneto, ma io gli risposi che volevo fare una passeggiata da sola a meditare. Seguiì il vialetto ghiaioso e passai sotto l’arco del gelsomino, e poi da lontano si vedevano gli oleandri fioriti dai cespugli immensi. Arrivai fino al recinto del frutteto, mi beccai una rinfrescata improvvisa dello spruzzatore fissato a una specie di piattaforma in mezzo allo spazio che prendeva il gelsomino e gli oleandri, lanciando lunghi getti d’acqua tremolanti. Le piante sgocciolavano nella penombra della sera. L’aria sapeva di fiori di oleandro, gelsomini ed erbe aromatiche, grossi uccelli bianchi che sembravano aironi, beccavano la terra umida. Rimasi là fino a quando non si spense lo spruzzatore. Poi calò un grande silenzio e presa un po’ dal timore mi venne la pelle d’oca. Guardai il cielo, qualche stella stava punteggiando lassù, rabbrividii ancora anche se la sera era calda ma gradevole. Poi provai come un bisogno di inginocchiarmi al buio a pregare, ma non per molto perché non volevo farli aspettare per la cena. Quando arrivai c’erano due ospiti in più: il medico che mi venne a visitare, con la moglie. Linda mi disse che erano tutti nello studio, dopo aver bussato entrai, vidi che loro tre erano seduti intorno alla scrivania. C’erano altre due sedie, occupai l’ultima verso sinistra. vidi il volto pallido di lei: la moglie dell’altro medico. Robert aveva appena finito di raccontare ciò che avevamo visto qualche notte fa. Ecco il suo pallore da dove usciva e mi guardò con sguardo intenso, poi mi chiese se la portavo là dov’era successo la cosa, io le risposi che dopo cena ci saremmo andati insieme tutti e cinque; ci ritrovavamo ancora in cinque. Lei mi rispose che le sarebbe piaciuto andare subito perché le si era chiuso lo stomaco e non sarebbe andato giù nulla. Io non potevo allontanarmi senza dire niente a Linda e a Robert la mia educazione non me lo permetteva. Allora si mise fuori dalla casa sul dondolo e nel frattempo io spiegai tutto ai miei amici. Poi salì le scale per andare in bagno, e nel salire incontrò una donna che scendeva ( la domestica era stata a mettere a posto le stanze sopra) , una donna sulla sessantina, un viso bellissimo, indossava un abito nero con grembiule bianco di pizzo, i capelli castano chiaro, legati che scendevano dietro le spalle, occhi scuri ed uno sguardo calmo, tranquillo, come se incutesse felicità. (Sembrava il ritratto di mia nonna Selina a quell’età) Poi la moglie del dottore mi chiamò perché non riusciva ad aprire la porta finestra del bagno che dava sul cortile. Ad un tratto sentì dei passi che camminavano nelle stanze del terzo piano, allora io chiesi ai padroni di casa se c’era qualche altro ospite al piano di sopra, ma loro sbalorditi del nostro racconto vennero con noi a vedere e non c’era assolutamente nessuno che si potesse vedere. Ma sia io che l’altra donna avevamo sentito benessimo camminare avanti e indietro: passi decisi e non leggeri. Continua… 26/01/2026 Così Lnda ci chiamò a tavola, la signora del dottore restò fuori a respirare l’aria fresca della sera, ma quando sentì i profumi della cucina che uscivano dalla finestra la vedemmo entrare e scusarsi per il ritardo e incominciò a mangiare. La sera finì deliziosa fino a notte fonda, gli ospiti se ne andarono e noi prima di salire nelle nostre camere ci bevemmo una tisana fresca con il sottofonda di musica classica. Arrivò il mattino, io mi alzai verso le sei, corsi subito alla finesta più alta e volevo vedere se il vecchio pescatore era ritornato da sua figlia che abitava lontano da lì. Sì, lo vidi che stava preparando le canne da pesca, e allora misi a posto in fretta la mia camera, andai sotto la doccia e mi preparai per andare a trovare il pescatore. Volevo invitarlo a mangiare da noi; quando mi vide mi sorrise apertamente con tutto se stesso, era felice anche lui di vedermi, era ancora lì. Mi avvicinai e gli chiesi delicatamente se oggi voleva essere nostro ospite a pranzo, lui mi rispose che quello che volevo sapere me lo diceva anche se non lo invitavo da noi a casa. Io gli dissi: no! Non lo voglio sapere ora, me lo direte oggi, così io vi racconterò il nostro segreto, anzi, noi vi racconteremo il nostro segreto. Gli dissi inoltre che avrei voluto invitarlo per fargli assaggiare un mio piatto molto pregiato nelle nostre zone in cui abitavo. Si tratta di una minestra di carne con il vino. Lui mi ringraziò e disse che per niente al mondo se lo sarebbe perso. Ci salutammo momentaneamente e corsi subito a casa per mettermi in cucina a preparare lo stracotto di carne nella pentola a pressione con le verdure. Nel frattempo grattugiavo il parmigiano e anche un po di pane. Poi incominciai a tagliare i pezzi di pasta del pane che avevamo impastato il mattino precedente, appunto per fare il pane fresco. Linda scese alle otto, e venne in cucina già profumata di pane fresco e stracotto per i cappelletti. Dopo un’ora feci il pesto e Linda fece l’impasto per la pasta; ci mettemmo in tre a fare i cappelletti, venne anche Marta. Linda aveva fatto il brodo di carne il giorno prima, così che era tutto perfetto. Verso mezzogiorno andai dal pescatore e gli chiesi a che ora gli sarebbe piaciuto pranzare. Lui mi rispose che dovevamo dirglielo noi che per lui sarebbe stato giusto. Noi gli venimmo incontro alle tredici, lui un po’ imbarazzato voleva cambiarsi e lavarsi prima di sedersi a tavola, così Robert lo portò davanti alla camera del bagno. Incominciammo a pranzare, gli andai vicino con i cappelletti e gli chiesi se voleva assaggiare quelli asciutti con il vino delle nostre zone (il lambrusco) , poi gli avremmo dato il piatto con i cappelletti in brodo e il parmigiano. Il pescatore gradì moltissimo non solo il piatto delle mie zone, ma anche la premura che avevamo nei suoi confronti. A fine pranzo gli chiesi se voleva vedere una cosa, una statua che Linda e Robert volevano far costruire nella loro residenza. Gli chiesi se l’aveva vista ancora una statua così; lui ci disse che sembrava un angelo, ma non l’aveva mai visto prima d’ora. Lui ci raccontò quello che vide più di una volta: stavo pescando disse ma i pesci non abboccavano, ad un tratto qualcosa mi attirò lo sguardo in alto e vidi che nel cielo azzurro chiaro, c’era uno spazio blu, un blu bellissimo ma scuro, con dei bambinelli intorno che avevano le ali ; noi raccontammo invece quello che avevamo visto qualche sera fà . Ci credemmo subito a lui, come anche lui credette a noi. E da allora fino a quando il vecchio pescatore restò in vita spesso si recava a trovarci, e a volte mi mandava a salutare quando non ero ospite lì da Robert e Linda. Con la figlia e il genero ci scambiamo ancora gli auguri a Natale. Il vecchio pescatore morì alla bella età di noventatre anni, altro che ubriacone e rimbambito! Lui amava il vino: era il suo unico vizio ma non si ubriacò mai. Da quel giorno che ci sembrava che il cielo cadesse su di noi, io non ebbi mai più la febbre, né alcun malanno. Questa narrazione di cose straordinarie, dà un senso alla nostra esistenza e ringrazio il Cielo ancora una volta per questa opportunità.
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