DIALOGANDO CON VOI

17/01/2026

 

Cari amici,  arrivederci a Lunedì.  Con tutto il mio affetto Ciao!

 

19/01/2026

Annalisa  Sai che tutti i giorni recito il S. Rosario?  Però adesso ho una grande cosa da chiederti: la prosa della poesia “A Silvia”  di Giacomo Leopardi ,  non è per la scuola dei miei figli ma per quello di Daniela;  sai lei non riusciva a chiedertela, però mi ha detto di dirtelo.

 

Elena  Brava per li Rosario,  in quanto a Daniela se me la chiedeva direttamente non la mangiavo mica.

 

Uno dei  sentimenti che dominano le poesie del Leopardi è  l’amore.  Nella poesia di  A Silvia  è l’esempio più felice e più bello. Il Leopardi ebbe una sua concezione dell’amore,  “platonica”,  secondo la quale ogni uomo possiede un’ideale immagine di donna,  un’idea d’amore e d’amare, che rifugge da ogni sensibile forma. L’amore nasce quando l’uomo crede di ravvisare in una donna reale,  la sua immagine ideale,  ed amando una donna vera,  l’uomo si illude di amare la propria idea di bellezza femminile.  Da questa concezione nasce un bellissimo canto dell’amore leopardiano,  ora rivolto a Silvia,  che sveglia in lui, sia pure per troppo breve tempo perché (Silvia morirà di una morte prematura).  Silvia  probabilmente è da identificare con la figlia del cocchiere di casa Leopardi,  morta di tisi da donna giovane.  Silvia rappresenta le speranze del futuro del poeta (donna del suo tempo) ;  ma queste speranze crollano sul nascere.   Non si sente alcun accento disperato nella sommessa rievocazione della vita di Silvia e della sua prematura morte;  si avverte solo una commozione sempre più intensa, specie nelle prime quattro strofe.  Tutto il canto ha un equilibrato e graduato svolgimento:  la prima strofa,  sotto forma di interrogazione rivolta a Silvia,  evoca il tempo della vita mortale della giovane.  La seconda  la presenta nella scena di quel maggio odoroso,  intenta nelle opere femminili.  Nella terza è rappresentata la vita di allora del poeta,  innamorato e felice.  La quarta,  segna il passaggio dall’atmosfera gioiosa,  di quel felice periodo alla tragica condizione degli uomini,  vittime della natura;  nella quinta è detta la morte di Silvia e nella sesta ed ultima il crollo della speranza del poeta e l’attesa della morte.  Elena L.

Annalisa   Stupendissima!

 

Annalisa  Tu però con il padre di Peter hai potuto conoscere molte persone di diversi ceti sociali;  che fortuna!

Elena  Per me non cambia niente:  sono tutti esseri umani:  persone famose, oppure nobili,  oppure poveri,  non mi sento diversa da prima. Invece ci sono persone di grande valore nascoste,  sconosciute a molti ma  con dei principi sani e nobili,  che ho avuto la fortuna di conoscere,  quella gente non perché sia ricca,  ma perché è gente d’altri tempi e d’altri mondi;  sembrava che venisse da un altro pianeta tanto sono perfetti,  ed io ringrazio Dio per evermeli fatti conoscere.

 

Patty  Non sei partita con Peter?

Elena  Peter partirà all’inizio di febbraio.

20/01/2026

Annalisa  Cosa pensi di V. Putin e di Trump?  Grazie.

 

Elena  V. Putin  ha un titolo imperiale che non merita.  Uno Zar che sia veramente uno Zar non fa queste cose!  Lui per me è il peggiore degli uomini;  quindi rispetto zero!

Un quanto all’altro,  non credo che ami il genere umano come ha detto,  lui si è comportato così con il Venezuela,  non per togliere il popolo  dal terrore,  ma l’ha fatto solo per far credere di essere una potenza,  anche per spaventare la Groenlandia;  in realtà  non gliene frega niente di nessuno.  Lui mira solo al potere.  Se fosse vero che la Groenlandia serve solo per proteggere se stessa e altri popoli,  non se ne dovrebbe impossessare,  ma poi lasciarla libera.

IL CRISTIANESIMO SOCIALE

Quando ormai la contesa tra gli ideali liberali e socialisti era divampata,  si venne formando,  verso la metà del secolo scorso,  una nuova dottrina politica e sociale,  che prese posizione,  con un programma di conciliazione,  tra i due contendenti,  ed ha avuto crescente influsso in alcuni Stati,  sulla vita poitica e sociale.  La dottrina Sociale della Chiesa cattolica,  nota col nome di cristianesimo sociale.  Del liberalismo essa rifiuta il presupposto individualistico e la libertà di concorrenza economica,  che condurrebbero ad una lotta di tutti contro tutti,  dove il più povero è destinato a soccombere.  Ma pure accettando dal socialismo,  l’esigenza di proteggere le classi più umili contro quelle dei più potenti,  cioè l’impostazione di quella che si chiamò “La questione sociale”,  rifiuta energicamente la tesi socialista dell’abolizione  della proprietà privata.  Considerando la proprietà come un diritto naturale,  cioè come un diritto senza il quale l’uomo non può sviluppare a pieno la sua  personalità,  la dottrina del cristianesimo sociale,  aspira anziché alla sua soppressione,  alla sua più ampia diffusione,  in modo che possano diventare proprietare dei mezzi di produzione,  attraverso riforme che vanno alla frantumazione  della grande proprietà agricola alla partecipazione azionaria degli operai,  alle grandi imprese,  il maggior numero di individui.  Di fronte all’obiezione,  messa innanzi dal socialismo,  che la proprietà è il maggior fomite di discordia,  essa risponde distinguendo il diritto di proprietà,  che è privato,  dall’uso di essa,  che è sociale; e da questa distinzione trae la conseguenza che,  se non si può negare all’individuo di avere diritti individuali sui beni economici,  gli si può precludere,  non solo col richiamo del precetto evangelico della carità,  ma ricorrendo alla regolamentazione coattiva dello Stato,  un uso di questi beni che sia nocivo alla società e contrario al bene comune..  Con la dottrina del cristianesimo sociale,  la proprietà individuale viene riconosciuta,  anzi estesa nella sua titolarità,  seppur temperata nel suo esercizio.

21/01/2026

Annalisa   Io ho capito il tuo messaggio dalla foto di ieri;  era la “giornata del malato”.

 

Elena  Sì,  certo,  ma non l’hanno capita tutti.  La stanza come “degenza”,  il sorriso era per significare la speranza. Ho imparato che con i malati bisognerebbe avere sempre il sorriso per dare loro speranza anche quando la malattia è terminale;  perché la speranza nel Cielo non bisogna abbandonarla mai!  Io ne ho avuto la prova.

 

Annalisa   Allora cosa hai deciso?

Elena  Purtroppo qui non sono io a decidere,  spero che Peter riesca a capire che so difendermi bene,  e sa quante volte ho visto come vanno le cose laggiù con gli occhi del cuore,  ma le vedevo e le sentivo veramente.  Comunque ho tutto pronto,  anche le vaccinazioni;  se mi dice di sì io andrò con lui.

 

Annalisa,  a noi dispiacerebbe molto,  specialmente a Patty e a Marco.

Elena  Ormai è cosa vecchia, ne avevamo già parlato.

Annalisa  Posso farti delle domande sconvolgenti?

Elena  Sentiamo.

Annalisa  Peter ha mai sentito la nostalgia di sua madre?  Te l’ha mai fatto pesare?

Elena  E questa sarebbe una domanda sconvolgente?  Peverella!  All’inizio  non parlava per il grande dolore,  ma poi ho capito che eravamo molto uniti da sempre,  perché anche lui mi disse che somigliavo a sua madre,  ma non  nell’aspetto e tutto il resto.   Vedi?  I bambini sono i primi a leggerti dentro,  lui aveva visto quella compatibilità di carattere e quell’affettività nei suoi confronti:  la sentiva tanto che non volle più che suo padre mi lasciasse andar via;  aveva solo cinque anni.  Ma poi fu sempre così,  io voglio che si ricordi sempre di sua madre,  ma sono certa che nel suo cuore c’è un bel posto anche per me.

Annalisa  Sai che mi vien da piangere?

Elena  E perché non ridi invece?  Fa bene a tutti.

Elena  Annalisa  voglio metterti il cuore in pace.  Un’ora fa mi ha chiamato Peter e mi ha detto che dove dobbiamo andare noi io non ci potrò andare,  perché non vuole vedermi morire un’altra volta. Quindi spero che queste maledette guerre finiscano;  pregherò notte e giorno se servirà.

Annalisa  Certo che se questa non è una prova d’amore di figlio per una madre,  allora io non so cosa sia.  Adesso mi vien da piangere ancora di più.

Elena  Dillo a me!

21/01/2026

Marco  Mi sei mancata molto,  mi accorgo che la cultura ci riempie e ci dà una vita migliore.

Elena  Con la nuova ragazza di Venezia hai già rotto?

Marco  Guarda io non so,  ma le ragazze che trovo io sono così leggere che mi fanno  vomitare.  Non voglio oiù saperne.

 

Elena   Sai cosa c’è? Che le forze opposte si attraggono,  ecco perché tu intelligente sì,  ma ingenuo come sei non riesci a distinguere bene.  Comunque,  sei giovanissimo,  non preoccuparti che un giorno troverai la personcina giusta per te.  Adesso studia e occupati delle tue passioni fuori dallo studio,  ti aiuterò come prima.  Oggi però ho già tutto programmato.

 

Daniela   Grazie per le due prose del Carducci.  Però vorrei anche qualcos’altro di lui oltre alla sua biografia,  com’era a quei tempi,  cosa pensava dell’Italia?  Grazie!

 

Elena     Gli intellettuali Italiani e non Solo G. Carducci,  sebbene in modi e con prospettive diverse, avevevano  partecipato attivamente e generosamente,  attraverso le loro opere,  al moto risorgimentale  e naturalmente,  proprio perché intellettuali,  lo avevano fortemente idealizzato.  Era inevitabile che la realizzazione politica di quel gran moto di idee,  dovesse essere deludente,  ma la svolta presa dal nostro Risorgimento fu davvero troppo diversa dalle aspettative,  e non solo i mazziniani,  ma tutti i nostri intellettuali più sensibili ne furono profondamente amareggiati.  Essi furono coinvolti nella frattura che si determinò fra i politici e le masse,  anche perché peccarono spesso di astrattezza e non furono in grado di comprendere o di accettare svolte politiche determinate di volta in volta dagli eventi reali e dai problemi del nuovo Stato.    Carducci contrappone,  all’Italietta in cui gli tocca vivere,  i tempi passati,  i momenti storici grandi,  quelli della Roma antica,  quelli dei comuni.  L’Italia ormai avviata sulla via dell’industrializzazione ha sostituito ai vecchi valori morali,  quelli nuovi dell’arrivismo e dell’aspirazione al benessere:  la differenza è troppo netta perché Carducci non senta nostalgia per il passato “eroico”,  il disprezzo per l’età presente meschina e piccola in cui gli uomini sono tutti presi dalle loro piccole cse.  L’eredità di Roma antica è ancora viva e può,  secondo Carducci risvegliare negli italiani il senso del valore e dell’operosità;  tuttavia questa speranza non riesce a fugare il tono triste e venato di pessimismo  che aleggia per tutta l’ ode: gli uomini sembrano sordi al messaggio che emana da queste grandiose rovine.  Tristezza e pessimismo sono determinati dalla volgarità degli uomini,  dalla speculazione edilizia,  dalla buracrazia,  se non corrotta inefficiente del nuovo Stato e si visualizzano nell’immagine dei corvi gracidanti e nel suono lento e lugubre delle campane:  nemmeno la Chiesa si salva dalla polemica Carducciana,  contro il presente mediocre indifferente ai veri valori.   (Certo che se il Carducci fosse vivo, chissà cosa direbbe dell’Italia di oggi.) Elena L.