RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CINTOCINQUANTANOVESIMA PARTE

14/01/2026

 

 

Daniela    Parlami della serotonina,  almeno che sappia che cos’è se la devo assumere.  Ti ringrazio

Elena  Le più elevate concentrazioni di serotonina si trovano nel sangue,  nelle cellule cromaffini dell’intestino tenue e in alcuni territori del cervello,  soprattutto l’ipotalamo.  Forti quantità sono presenti anche nei veleni delle vespe.  Il ruolo fisiologico della serotonina è compesso. È noto che tale sostanza  determina la contrazione della muscolatura liscia dei vasi,  dell’intestino,  dei bronchi,  ecc. regola l’automatismo intestinale,  modifica la pressione arteriosa;  interviene nei processi allergici e infiammatori,  determina la sintomatologia dell’emicrania, e di alcuni tumori dell’intestino tenue.  Inoltre la serotonina interviene nei meccanismi sonno-veglia,  nella regolazione centrale della temperatura corporea e in alcuni processi centrali determinanti il comportamento emotivo e l’affettività. Numerosi farmaci attivi sul sistema nervoso centrale,  interferiscono con il metabolismo della serotonina.  Altri farmaci antagonizzano l’azione della serotonina entrando in competizione con essa a livello dei recettori specifici,  triptaminergici.  Ne sono esempio la metisergide,  e la ciproeptadina, che trovano applicazione nell’emicrania.

15/01/2026

 

Daniela   Che cos’è la Lisolecitina?  Grazie.

Elena  È una sostanza tossica che si forma nel sangue per distacco di un radicale di acido grasso insaturo dalla molecola delle lecitine, contenute nello stroma dei globuli rossi.  La lisolecitina,  ha potente azione emolitica,  citolitica e fragilizzante delle pareti vasali.  La sua formazione si deve a un enzima idrolitico,  la lecitinasi contenuto nel veleno di diversi animali,  quali serpenti,  vipere,  vespe ecc.

 

16/01/2026

Marta   Io ho molti cani,  diciamo che ne ho sei,  a volte mi capita che escano dal recinto e mi fanno paura,  anche perché sono di mio cognato che abita in campagna con noi:  è un’azienda agricola.  Il mio terrore è quello di essere morsa da uno di loro,  cosa posso fare in caso di rabbia per non andare incontro alla morte?  Grazie!

Elena   La rabbia è una malattia infettiva sostenuta da un virus filtrabile:  il farmidio inexorabilis,  che si localizza nel sistema nervoso centrale.  È propria di cani,  lupi gatti,  ecc.e dei mammiferi in generale.  Viene trasmessa con la morsicatura,  mediante l’innesto di saliva contenente il virus.  Nell’uomo il periodo di incubazione oscilla tra le due alle sei  settimane  ;  ma se ci sono gravi ferite al volto allora l’incubazione viene a restringersi da una settimana a due al massimo.  La sintomatologia è caratterizzata da dolori e malessere generale.  Dolori in sede di morsicatura,  depressione,  eccitazione,  spasmi ai muscoli,  astenia, tremori,  convulsioni ecc.  strozzamento nel l’inghiottire o nel volere acqua.  La rabbia nel cane può manifestarsi in forma furiosa e in forma muta.  Nel primo caso si osservano all’inizio irrequietezza, uno stato di eccitazione durante il quale il cane tende ad allontanarsi da casa.  Nella forma muta manca lo stato di eccitazione,  i sintomi clinici  nelle altre specie animali sono più o meno simili.  La diagnosi si basa su reperti  epizoologici,  sui sintomi clinici e sugli esami anatomo patologici e istologici. La profilassi specifica consiste nella vaccinazione.

 

Gianni M.  Che cos’è questo dolore alle ossa dappertutto,  quando mi devo alzare mi ci vuole un’ora.  Va avanti così da due settimane,  il medico mi ha detto che dovevo prendere qualche sedativo e tutto sarebbe andato a posto.  Io invece sono ancora qui col male dappertutto.

Elena  Può darsi che sia una forma di influenza,  che è una malattia infettiva acuta,  sostenuta da un gruppo di virus specifici,  epidermica che si trasmette mediante la saliva,  l’escreato bronchiale,  attraverso i colpi di tosse. L’influenza non rappresenta una causa di mortalità rilevante nel mondo,  all’infuori delle forme pandemiche.  Le forme pandemiche e le riacutizzazioni epidermiche del’influenza sono dovute alle caratteristiche biologiche dei virus influenzali umani.  (A,  B,  C  ).  Soprttutto il virus A presenta variazioni nei due eantigeni superficiali,  emoagglutinina,  e neuraminidasi,  in seguito ad ibridizzazione con virus dell’influenza aviaria e suina. Ne risulta  la comparsa di nuovi ceppi virali a costituzione antigenica diversa che non trovando nella poplazione è maggiore nel caso in cui (come delle pandemie)  si verifichi una trasformazione  che interessa ambedue gli antigeni.  La vaccinazione è indicata nelle età estreme,  e nelle persone a rischio.

19/01/2026

Marco  Non ne abbiamo mai parlato di tubulonefrosi?  Che cos’è?  Grazie!

 

Elena  No,  noi di questo non ne abbiamo mai parlato,  me lo ricorderei, Ma l’ho scritto per un’altra persona.  Cercherò di spiegartelo bene, ma non conle stesse parole.

È una nefropatia,  una malattia a carico del rene che può essere grave. Essa è costituita da un’alterazione del tubulo per ostruzione del suo lume o per processi degenerativi a carico delle sue pareti. Le forme acute gravi si distinguono secondo un criterio eziologico in tre gruppi: nefrosi del tubulo distale, determinate da vasti traumi con schiacciamento di masse muscolari,  da trasfusioni di sangue incompatibile,  da ustioni estese e profonde,  da malattie emoglobinuriche.  Nefrosi del tubulo prossimale da avvelenamento da mercurio o da arsenico;  nefrosi da malattie infettive:  difterite,  morbo di weil,  polmonite,  tifo ecc. ,  da turbamenti dell’equilibrio acido-base,  da terapia con sulfamidici poco solubili, ecc. La sintomatologia è caratterizzata in una prima fase da improvvisa e grave oliguria,  o anuria,,  con insufficienza renale acuta;  in una seconda fase da poliuria,  glicosuria,  disidratazione e turbe da alterato equilibrio elettrolitico;  in una terza fase da lento ritorno alla normalità. Le forme acute lievi insorgono nel corso di malattie infettive,  di epatopatie gravi,  specie se itteriche,  di avvelenamenti esogeni lievi con contrazione della diuresi, e del potere di concentrazione,  cilindruria,  iperazotemia.  Le forme croniche si instaurano secondariamente a malattie del ricambio,  quali la gotta,  la glicogenosi,  come il morbo di wilson,  o a neoplasie maligne.  Si manifestano con lieve proteinuria,  cilindruria,  ematuria.  Il loro decorso evolve spesso verso l’insufficienza renale,  ma possono anche guarire completamente.

 

 Patty   Come possiamo  mantenere le nostre articolazioni sane ed elastiche con l’alimentazione?  In quali alimenti troviamo il collagene?

Elena   Il colagene lo troviamo nei nervetti di vitello,  negli ossobuchi di manzo,  e in certe parti del maiale (nelle  zampe e nelle costine).    Certo,  vanno cucinati in modo da renderlo un pranzo gradevole alla vista e squisito al palato.

26/01/2026

 

Marco  Ho bisogno che tu mi spieghi qualcosa sull'”idrocefalo”.  Grazie!

L’idrocefalo

 

L’idrocefalo :  si tratta della presenza nell’interno della scatola cranica  di un versamento liquido che,  per la sua pressione tende a produrre la dilatazione della teca cranica. Secondo la sede primitiva del versamento si distinguono :  idrocefali interni,  o ventricolari,  idrocefalo fetali patologico,  idrocefalo acerbo della prima età, idrocefalo acquisito,  nei quali il liquido è accumulato nelle cavità ventricolari,  e idrocefali esterni,  o meningei,  nei quali la raccolta sierosa è situata tra la faccia esterna dell’aracnoide e la faccia interna della, dura madre.  L’idrocefalo fetale patologico è caratterizzato da dilatazione delle cavità ventricolari,  con assottigliamento delle pareti,  le quali unitamente ai plessi corioidei, recano spesso i segni recenti o pregressi di lesioni flogistiche;  l’aumento di volume del capo,  può apparire fin dalla nascita,  oppure dopo qualche giorno o mese.  L’entità del versamento condiziona la possibilità di vita.  Il decorso può essere progressivo o con ricorrenti acutizzazioni.  L’idrocefalo acuto della prima età,  rappresenta la conseguenza di un processo tossico o infettivo,  localizzato nei ventricoli cerebrali,  da infezioni gastrintestinali,  pertosse,  influenza,  polmonite,  otomastoidite,  ecc.  Preceduto da agitazione,  insonnia,  vomito,  stipsi,  febbre;  si manifesta con crisi epilettiche,  strabismo,  rigidità generale,  tremori e successivamente con i caratteri dell’ idrocefalo già descritti. La guarigione è rara e più raro è  il ripristino  delle condizioni normali;  qualche volta l’idrocefalo si cronicizza,  determinando gravissime menomazioni organiche e psichiche.  L’idrocefalo acquisito o meningite sierosa di Quincke è una forma di meningite sierosa caratterizzata dall’instaurarsi più o meno precoce dell’idrocefalo.  Si distinguono forme a inizio acuto,  che colpiscono soggetti giovani,  e forme a inizio lento e decorso cronico, più frequenti in età meno giovanili.  Le prime si instaurano rapidamente ma in modo subdolo,  con o senza febbre,  cefalea,  rigidità della nuca,  iperestesie,  e parestesie,  convulsioni,  paresi,  vomito,  disturbi pupillari,  ambliopia per nevrite ottica.  La malattia può assumere un decorso cronico per mesi e terminare con la guarigione o con la morte.  Le seconde hanno un decorso molto simile a quello dei tumori cerebrali e spesso anche sintomi di localizzazione simili a quelli della sindrome cerebellare;  la durata della malattia varia da settimane ad anni.  La prognosi è sempre grave.  L’idrocefalo sintomatico dei tumori cerebrali s’instaura per diverse cause:  stasi linfatica per occlusione da compressione del foro di  Magendie,  o dell’ acquedotto di Silvio;  stasi venosa per compressione delle vene di Galeno;  stasi venosa generale dell’encefalo per aumento della pressione endocranica che sembra in grado di produrre l’obbliterazione delle vene e non delle arterie;  irritazione ependimale da parte di sostanze tossiche secrete dai tumori.  La malattia si manifesta con i sintomi di aumentata pressione endocranica,  sovrapposti a quelli dovuti alla localizzazione tumorale.