DIALOGANDO CON VOI

26/12/2022

LA MIA CASSIA

09/01/2023

Marco di Patty   Come hai passato il resto delle feste?  Spero bene.  Prima di incominciare con gli argomenti di medicina,  ti va di continuare con italiano e storia?  Anche a me interessa molto il passato.

Elena  Ho passato tutte le feste in buona compagnia,  con persone meravigliose compresi voi due.  Grazie!  A proposito di italiano e storia,  possiamo continuare ancora quando vuoi con gli argomenti di cui abbiamo parlato a voce;  se vuoi posso farlo anche adesso,  lo scrivo subito così ti saprai regolare.

Allora,  mi avevi chiesto se si poteva parlare del periodo dell’ Illuminismo e del Romanticismo.

Fra gli intellettuali luministi e quelli romantici,  specialmente in Lombardia,  non vi fu una grande differenza:  cauto e moderato era stato l’Illuminismo,  fino alla metà del 1800 circa,  il Romanticismo,  in un certo senso, per gli stessi motivi,  cioè per il fatto che la realtà italiana,  le tendenze culturali e politiche premevano non tanto nella direzione di una brusca rottura,  quanto in quella di graduali cambiamenti.  Vi era uniformità anche nella estrazione sociale fra nuovi e vecchi gruppi  intellettuali,  per lo più aristocratici ed esponenti della borghesia imprenditoriale e impiegatizia vi era uniformità di atteggiamenti nei confronti di alcuni problemi,  ad esempio quello della religione il cui ripristino non fu in Italia così traumatico come in Francia,  perché il nostro Illuminismo non era stato ateistico.  Né ci si deve stupire che proprio quegli strati sociali che nel settecento in Lombardia avevano fornito degli intellettuali disposti a collaborare attivamente col potere austriaco sentissero in seguito l’esigenza di ribellarsi a quel potere:  proprio perché più aperti e progressisti,  non potevano non sentire l’oppressione e l’angustia del giogo dei governi restaurati ed aspirare ad una più ampia libertà politica,  nella quale realizzare le loro aspirazioni ad una società più giusta e civile.  È sempre difficile ed arbitrario identificare l’inizio di un fenomeno che,  come il Romanticismo,  investe la cultura e la sensibilità di un’epoca; pertanto  non si può dire certo che il Romanticismo abbia una data di inizio perché sarebbe impossibile. Gli intellettuali della bella Italia rivolgevano spesso l’attenzione al di là delle Alpi,  non dico per vestire le fogge straniere, ma per conoscerle;  non per diventare imitatori,  ma per uscire da quelle usanze vietate le quali duravano nella letteratura come nelle compagnie i complimenti,  a pregiudizio della naturale schiettezza.  Non era certo un invito all’imitazione,  bensì ad ampliare gli orizzonti della cultura,  a conoscere le tematiche culturali d’oltralpe;  soprattutto a svecchiare la cultura e far sì che essa si basasse su interessi reali e contemporanei e non su argomenti non superati.  In ogni caso va chiarito che,  proprio perché l’Italia era stata per secoli la custode della cultura classica,  era impossibile che i romantici riuscissero davvero a far piazza pulita del passato:  Il nostro Romanticismo si innestò sul tronco robusto della tradizione classica rinnovandola,  sì,  per esempio abbandonando l’uso della mitologia,  le regole che limitavano la libertà dell’autore,  l’eccessiva disciplina formale,  ma mantenedo quel rispetto del decoro formale e quell’esigenza di eleganza e rigore nell’espressione che  provenivano proprio dalla tradizione classica. Continua domani.

10/01/2023

Questi sono solo alcuni degli aspetti che differenziano il nostro Romanticismo da quello d’Oltralpe,  ma ancora lo distinguono la mancanza di componenti irrazionali e dell’evasione della realtà,  proprio perché la situazione italiana richedeva una militanza della cultura nella vita reale;  il letterato,  infatti rimane ancorato alla realtà,  alla storia,  per poter contribuire con i suoi mezzi,  alla battaglia per il riscatto dell’Italia.  Tuttavia  non bisogna credere che il nostro Romanticismo si esaurisse tutto nella tendenza realistica ed oggettiva,  che ebbe il suo massimo esponente in Manzoni,  perché accanto a questa vi fu il filone del soggettivismo lirico che si espresse  in forme altissime con Leopardi.  Ma proprio perché la tendenza più sentita e la più vera esigenza era quella di muoversi nell’ambito del reale:  storia,  società, la stessa religione cattolica che faceva parte della realtà della società italiana,  dei gusti e delle tendenze in un pubblico che il letterato voleva sempre più ampio,  un poeta come Leopardi,  ribelle al destino e alla vita nonché alla stessa natura,  ironico nei confronti dei credenti,  finisce con l’essere un po’ atipico nel nostro Romanticismo rimanendo come una grande voce isolata e non sempre compresa.

L’ntellettuale Illuminista si era posto il problema di una letteratura che avesse un fine educativo e che conquistasse un più ampio pubblico,  ma questa era rimasta come una pura intenzione anche a causa del linguaggio ancora troppo elevato,  distante dalle reali capacità di comprensione del popolo.  I romantici invece si pongono il fine preciso della popolarità dell’arte e di un coinvolgimeto di più ampi strati di pubblico.  A questo punto è bene definire due concetti basilari,  e cioè quello di popolo e quello di intellettuale romantico,  che poi è come dire intellettuale borghese.  L’intellettuale romantico è borghese,  non solo per estrazione sociale,  non solo perché si rivolge ad un pubblico borghese,  ma soprattutto è portatore degli ideali e dei valori di questa classe,  ed infatti anche quando si avvicinerà al popolo,  cioè quando amplierà col tempo il suo pubblico,  sarà sempre per trasmettere gli ideali della borghesia che si è ormai affermata come classe egemone,  cioè come classe che detiene le leve dell’ econmia,  della cultura e che aspira a detenere anche quelle del potere.

Dall’ esigenza di un’arte che fosse comprensibile ad un gran numero di persone e che avesse come fine una sorta di rieducazione morale e civile,  derivarono anche la ricerca di una lingua media,  comprensibile a tutti,  tutti coloro che avevano un minimo di cultura,  la volontà di evitare la distinzione fra lingua scritta e lingua parlata ed il tentativo di esprimersi nella lingua parlata ed il tentativo di esprimersi nella lingua parlata nella maggior parte delle persone,  per dirla col Manzoni,  e benpensanti e benparlanti e cioè sempre quella classe borghese.  Il problema della lingua però in un’Italia  divisa in tanti Stati nei quali si parlavano lingue diverse,  non fu di facile soluzione.  mancarono studi seri in proposito,   si eccettua il Manzoni,  e possiamo dire che fu l’esperienza dei singoli, che riuscì a dare una nuova impronta al linguaggio letterario che non poteva restare immutato rispetto al passato.

  A domani!  Cercherò di riassumere per farti capire meglio e di finire l’articolo di questi due movimenti filosofici e culturali…e la lingua.

11/01/2023

Una letteratura che abbia di mira non già il bello ideale degli scrittori greci e latini,  avvulso dal presente e  totalmente estraneo al mondo presente,  bensì  l’educazione civile ed il  miglioramento sociale e morale del popolo,  rifiuta per istinto lo strumento  espressivo della tradizione,  difficile, e tende ad accoglierne uno che sia più agile,  pronto ad accettare modi del parlato e persino termini stanieri. E i primi  attuarono una scrittura di tono medio,  discorsiva e confidenziale,  vivace.  Ma finiamo ancora una volta col riferirmi al Romanticismo lombardo o comunque dell’Italia compresa,  fra Milano e Firenze,  dove sebbene con diverse sfumature di tipo linguistico, si poteva arrivare ad esprimensi in una lingua con cui si aveva una certa consuetudine.  Altrove il letterato che voglia tentare l’esperienza di una letteratura popolare  si muove sulle sabbie mobili perché non ha intorno a sé dei parlanti che possano dettargli un’espressione comprensibile ad un pubblico extraregionale. Era sempre mancata in Italia una lingua nazionale comprensibile a tutti:  si era scelta come lingua letteraria il fiorentino,  ma questo  era andato bene fino a quando lo scrittore prendeva a modello la lingua letteraria,  le espressioni linguistiche di altri letterati,  ed aveva la certezza di non sbagliare,  perché le parole che usava  appartenevano di pieno diritto alla tradizione colta italiana;  ma quando lo scrittore volle adeguare il suo linguaggio al parlato evidentemente non ebbe modelli letterari e non esistevano uniformità di tipo nazionale in fatto di lingua parlata  i termini da lui usati ,  che gli potessero dare la certezza per indicare determinate cose  che avessero quel significato per tutti.

Nel momento in cui le istanze democratiche del Romanticismo pongono l’esigenza di una letteratura aperta ai problemi  del proprio tempo e di un rapporto diverso da quello intercorso  secolarmente in una cultura aristocratica come la nostra,  è naturale che le nuove idee  trovassero,  nella tradizione lombarda,  il terreno più adatto per attecchire prontamente;  non meno naturale poi che il problema di una lingua funzionale rispetto ai programmi romantici si ponesse agli scrittori lombardi del primo Ottocento nei termini di una opzione fra lingua e dialetto;  non già che il ricorso a quest’ultimo significasse la soluzione delle difficoltà di trovare  un rapporto con la realtà più diretta,  ma a degli scrittori periferici per i quali l’italiano è la grammatica,  cioè una lingua non assorbita col latte della balia, ma conquistata nella lettura degli autori collaudati, è difficle il controllo della corrispondenza tra l’espressione appresa sui libri e i propri bisogni espressivi,  controllo e senso vivo concessi invece ad ognuno nell’ambito della propria lingua di natura e cioè il dialetto…..

Ma forse l’equivoco più grossolano è stato quello di vedere nei poeti dialettali una sorta di ingenuità, di primitività ed inconsapevolezza,  convinzione che relegava la letteratura dialettale all’ambito esclusivo del folklore locale:  oggi noi sappiamo bene invece che anche i poeti dialettali sono dei letterati a pieno titolo che si inseriscono,  nell’Ottocento,  nella tendenza realistica tipica del nostro Romanticismo.

Marco di Patty  Al giorno d’oggi vedi un cambiamento?

Elena  Altroché,  oggi c’è una grande libertà di parola,  sia nel dialetto che nella lingua madre,  a molti manca solo la fantasia nel  comporre l’opera,  vanno bene le storie vere,  ma uno scrittore deve arrivare lontano sia con la verità che con la fantasia,  altrimenti le storie sembrano sempre le stesse e cioè banali.