RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE VENTOTTESIMA PARTE

09/12/2016

L’ENCEFALO  E I  SUOI  NERVI

La corteccia del telencefalo è infine sede di attività superiori,  quali il pensiero astratto,  la memoria ecc.   Le zone associative sono pari e simmetriche,  sono presenti cioè in ambedue gli emisferi,  ma funzionano solo quelli di un emisfero.  Importanti nuclei telenfalici profondi,  cioè immersi nella sostanza bianca,  sono corpi striati che fanno parte di un complesso di nuclei destinati all’attività motoria automatica extrapiramidale.  Quest’ultimo aggettivo indica che i suoi centri sono situati al di fuori della via piramidale,  regolata dalla corteccia del giro pre-rolandico che,  come si disse,  è caratterizzata dalle cellule di forma piramidale cui si deve il nome via piramidale.  La via extrapiramidale ha però rapporti con la corteccia del lobo frontale e del lobo parietale ed ha stazioni di sostanza grigia anche in altri segmenti dell’encefalo.  La sostanza bianca del telencefalo è formata da fibre mieliniche destinate a funzioni diverse,  riassumibili in tre categorie: 1)  fibre associative,  che mettono in relazione due regioni della corteccia dello stesso emisfero più o meno lontane l’una dall’altra;  2)  fibre interemisferiche o commessurali,  che mettono in connessione regioni corticali omologhe dei due emisferi e formano la commessura del corpo calloso;  quest’ultimo è la grossa formazione bianca che si vede in fondo alla fessura interemisferica divaricando i due lobi;  3)  fibre di proiezione,  acsendenti sensitive e discendenti motrici,  che mettono in connessione la corteccia cerebrale con i centri nervosi sottostanti. Continua…

11/12/2016

Va ricordato che al telencefalo arrivano i nervi olfattori,  costituenti il primo paio di nervi encefalici.  Sotto al telencefalo,  in parte incuneato in esso,  si trova il diencefalo nel quale spicca per volume ed importanza funzionale un grosso accumulo di sostanza grigia,  il talamo ottico.  Si tratta di una importantissima stazione sottocorticale alla quale arrivano tutti gli impulsi sensitivi  (olfattori,  visivi,  acustici di sensibilità generale)  provenienti dagli altri centri e destinati a raggiungere le aree proprie della corteccia cerebrale.  Dorsalmente al talamo si trova l’epitalamo,  in cui si nota una piccola ghiandola endocrina,  l’epifisi o ghiandola pineale,  che nell’uomo sembra essere una struttura rudimentale o secondariamente regredita;  ventralmente vi è la regione ipotalamica,  sede di importanti centri regolatori di attività della via vegetativa quali il sonno e la termoregolazione corporea,  nonché di gruppi di cellule neuro-secretrici connessi con il lobo posteriore dell’ipofisi,  chiamato anche ipofisi nervosa per le fibre nervose provenienti dall’ipotalamo che vi si trovano.  Si comprende così come l’attività dell’ipofisi possa essere influenzata dal sistema nervoso centrale.  Al diencefalo arrivano i nervi ottici (2° paio di nervi cranici)  cui seguono i tratti ottici che formano parte del pavimento e delle pareti laterali del diencefalo stesso.  La cavità del diencefalo è il 3° ventricolo;  essa è in comunicazione lateralmente con i ventricoli del telencefalo e posteriormente si continua con un sottile condotto,  l’acquedotto di Silvio,  che attraversa il mesencefalo.  Il mesencefalo o terzo segmento encefalico,  segue caudalmente nel diencefalo.  Esso è ricoperto dalla parte posteriore dei due emisferi telenfalici che occorre divaricare per scoprirlo.  Nel mesencefalo distinguiamo una parte,  posta sopra all’acquedotto di Silvio,  chiamata lamina quadrigemina, nella quale si nota una struttura grigia stratificata che può ricordare la corteccia del telencefalo,  che sta a indicare la sua funzione di coordinazione degli stimoli sensitivi( visivi e acustici)  e delle risposte motorie di tipo riflesso,  quali sono il movimento dei bulbi oculari,  la rotazione della testa,  il riflesso papillare,  ecc.  Continua…

12/12/2016

Il nome di lamina quadrigemina deriva dal fatto che vi si riscontrano quattro rilievi o collicoli,  due anteriori in rapporta con la visione  e due posteriori in rapporto con l’udito.  La parte anteriore,  filogeniticamente più antica,  nei vertebrati inferiori forma il tetto ottico,  che è un centro superiore di coordinamento nervoso,  il quale sostituisce,  entro certi limiti, la corteccia cerebrale.  Questa infatti,  in detti animali,  non ha lo sviluppo e la funzione che troviamo nei mammiferi e in particolare nell’uomo.  Al tetto ottico giungono anche sensazioni dolorose e termiche,  di caldo e di freddo,  inviate dal midollo spinale.  Le regioni ventrali e laterali del mesencefalo formano il corpo del mesencefalo,  in cui si trovano i nuclei del 3° e del 4° paio di nervi encefalici destinati ad innervare la maggior parte dei muscoli che fanno muovere i bulbi oculari.  Vi si trova inoltre un’importante stazione della via extrapiramidale,  il nucleo rosso,  connesso con il corpo striato,  centro superiore del telencefalo,  già ricordato,  e con il cervelletto,  e deputato a regolare i movimenti del tronco e degli arti.  Il mesencefalo è ovviamente attraversato da fasci  di fibre nervose,  che costituiscono una parte notevole della sostanza bianca di questo segmento:  sono i peduncoli cerebrali,  che portano verso i centri superiori impulsi provenienti da da segmenti inferiori e viceversa,  impulsi rispettivamente sensitivi (ascendenti) e motori (discendenti).  In coda  al mesencefalo troviamo il metencefalo,  formato da due parti ben distinte,  una ventrale detta ( ponte  di Varolio) e una dorsale,  il cervelletto.  Attraverso il ponte passano le fibre che ho descritto come peduncoli cerebrali parlando del mesencefalo,  e fibre disposte trasversalmente, ad abbracciare come un semianello le fibre verticali.  Le fibre orizzontali mettono in rapporto tra loro i due emisferi del cervelletto e sono dette perciò peduncoli cerebellari.  Continua…

13/12/2016

Tutto questo insieme di fibre costituisce la sostanza bianca del ponte che, come negli altri segmenti encefalici sopra descritti,  ad eccezione del telencefalo,  si trova anche alla periferia.  Frammisti alla sostanza bianca metencefalica si trovano ammassi di sostanza grigia costituenti i nuclei pontini;  taluni di essi sono connessi con la corteccia cerebrale e con quella del cervelletto, quest’ultimo viene così controllato dalla corteccia degli emisferi cerebrali.  La porzione dorsale del metencefalo è costituita dal cervelletto,  segmento encefalico di notevole importanza funzionale perché regola l’attività motoria somatica.  Il cervelletto controlla il tono muscolare e la forza dei movimenti volontari e automatici.  Ciò che si realizza per mezzo di riflessi che assicurano l’equilibrio del corpo, in base a informazioni provenienti dai canali semicircolari e dall’utricolo dell’orecchio interno e dagli organi locomotori stessi  (superfiarticolari,  muscoli,  tendini,  fasce muscolari).  Rispetto al resto della massa encefalica,  le dimensioni del cervelletto sono notevoli,  superate solo da quelle degli emisferi cerebrali;  e da ciò che deriva il nome,  che appunto significa piccolo cervello.  È anch’esso formato da due emisferi,  emisferi cerebellari (o lobi laterali),  e da un lobo mediano chiamato verme per la forma allungata,  vermiforme,  suddivisa da solchi trasversali in anelli che si susseguono.   La superficie degli emisferi cerebellari e del verme è ricoperta,  anch’essa da una corteccia,  la corteccia cerebellare,  che appare come pieghettata per la presenza di solchi,  poco profondi e scissure,  profonde parallele e disposte trasversalmente rispetto all’asse encefalico antero posteriore.  Continua…

14/12/2016

Tale solcatura suddivide la sostanza grigia corticale (circonvoluzioni cerebellari)  e la sostanza bianca interna in modo tele che,  sezionando il cervelletto con tagli sagittali,  la superficie di taglio persenta un aspetto fogliforme, o arborescente,  dal quale derivò il nome di “arbor vitae”,  con cui lo designavano gli antichi anatomici.  Situati profondamente,  all’interno della sostanza bianca,  si trovano tre ammassi principali di sostanza grigia detti nuclei profondi o grigi centrali del cervelletto;  essi sono connessi con la corteccia del telencefalo.  Il cervelletto è infatti collegato con il resto del neuroasse per mezzo di tre coppie di peduncoli cerebrali:  superiori,  medi,  inferiori,  nei quali  passano fasci di fibre da e per i centri superiori ( corteccia cerebrale,  corpo striato,  talamo ottico del diencefalo,  nucleo rosso mesencefalico), fasci che collegano le due metà del cervelletto attraversando la protuberanza anulare  (= anello pontino),  fasci da e per il midollo spinale.  La corteccia cerebellare ha una struttura molto complessa:  essa è caratterizzata da cellule di  Purkinje con dentriti molto numerosi e ramificati a spalliera,  su cui arrivano i prolungamenti e quindi le informazioni di numerosi neuroni associativi.  Questo permette alle cellule di Purkinje di inviare risposte che si diffondono a valanga e coordinare l’attività dei vari settori muscolari e in particolare di muscoli tra loro antagonisti.  Al di sotto del cervelletto si trova l’ultimo segmento encefalico,  il mielencefalo,  detto anche midollo allungato o bulbo.  Per vedere bene la parte dorsale bisogna sollevare il cervelletto che copre il 4° ventricolo (ventricolo bulbare).  Questo è posto superficialmente,  essendo  ricoperto soltanto da una laminetta meningea molto vascolarizzata  chiamata tela coroidea del 4° ventricolo.  La cavità che a causa della sua forma a losanga è denominata fossa romboidale,  si estende  nel metencefalo e si continua nell’acquedotto di Silvio  del mesencefalo;  caudalmente è in comunicazione con il canale centrale del midollo spinale. Il fondo o pavimento della fossa romboidale corrisponde alla sostanza grigia bulbare formata dai nuclei di nervi encefalici,  e precisamente dalle ultime sette paia,  cioè dal 6° al 12°.  Continua…

15/12/2016

Tali nuclei,  essendo superficiali provocano dei rilievi del pavimento stesso,  sono disposti secondo un ordine che corrisponde a quello dei nuclei di sostanza grigia del midollo spinale;  nel bulbo,  però, il canale midollare,  trasformandosi in 4° ventricolo,  è venuto ad incunearsi allargandosi,  tra i due bracci dell’H  della sostanza grigia che è stata spinta a disporsi su una linea frontale anziché su due linee sagittali  parallele come il midollo.  Nel midollo allungato troviamo inoltre una formazione grigia,  pari,  chiamata oliva bulbare,  che sporge sulla faccia anteriore ed è una stazione della via motrice che ha collegamenti con il cervelletto e con altri centri encefalici e del midollo spinale.   Inoltre,  ci sono due nuclei ( di Gall e di Burdach)  sui quali terminano fibre nervose di senso,  penetrate dal  midollo spinale atttraverso le radici posteriori  e proiettate a questa stazione  mielencefalica che a sua volta è collegata con centri superiori ( per esempio col talamo).  La sostanza bianca del midollo allungato è formata dai fasci di fibre che,  in senso ascendente o discendente,  lo attraversano anche incrociandosi.  Come nel midollo spinale la sostanza bianca del bulbo è disposta esternamente,  salvo in corrispondenza del pavimento del 1° ventricolo,  come ho già detto.  Pertanto,  il  midollo allungato è un sito di passaggio per i fasci ascendenti e discendenti,  rispettivamente sensitivi e motori,  che qui si incrociano o no;  vi passano anche fasci cerebellari.  Inoltre esso è un’ importante stazione nervosa,  sede di centri di fondamentali riflessi viscerali,  che si realizzano attraverso le fibre del nervo vago:  centro respiratorio;  centro moderatore del cuore; centro vasomotore per la contrazione delle arterie periferiche;  centri secretori (per la glicosuria,  per la secrezione urinaria,  per la secrezione salivare);  centro per i movimenti di masticazione,  di deglutazione,  del vomito, della tosse ecc.  Continua nell’articolo risposte ai lettori 92 ventinovesima parte…

RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE VENTISETTESIMA PARTE

02/12/2016

Il  sistema nervoso di conduzione,  midollo spinale e i nervi spinali.

Le fibre delle radici anteriori portano gli stimoli motori ai muscoli degli arti e al tronco.  Sia nel caso delle radici anteriori che di quelle posteriori,  il territorio innervato è quello del corrispondente segmento corporeo (metamero).  Si ricorda che alcune fibre della radice anteriore,  anziché unirsi con le fibre sensitive,  si allontanano dalle compagne e raggiungono un ganglio della catena simpatica latero-vertebrale.  Queste fibre sono chiamate “rami comunicanti bianchi” (vie gangliari)  e rappresentano i neuriti di cellule situate nella sostanza grigia del midollo spinale.  Queste cellule e fibre fanno parte del sistema simpatico e formano i centri destinati a coordinare le attività di organi viscerali innervati da fibre che partono dai gangli simpatici  (fibre post-gangliari);  alcune delle fibre post-gangliari ritornano verso il nervo spinale,  prima abbandonato,  formano un ramo comunicante grigio. La denominazione comunicante sia per le fibre pre-gangliari,  che per quelle post-gangliari indica chiaramente la funzione di connettere i due sistemi,  spinale e simpatico; il bianco sta ad indicate il colore delle fibre,  che sono avvolte da abbondante mielina,  come le altre fibre motrici somatiche della radice anteriore.  Il grigio indica che le fibre post-gangliari sono povere di mielina e che quindi hanno una colorazione grigiastra.

La struttura del midollo spinale ha il contorno del cilindro piuttosto irregolare,  essendo leggermente compresso in senso antero-posteriore,  lo dividono in due metà simmetriche. Inoltre alla periferia si trova sostanza bianca e al centro sostanza grigia; questa presenta una caratteristica disposizione ad acca (H) in cui è agevole riconoscere due corna anteriori,  piuttosto massicce,  due corna posteriori più sottili e una commessura grigia,  disposta perpendicolarmente alla direzione delle corna.    Continua…

03/12/2016

Nella sostanza grigia si trovano cellule nervose di nevroglia e fibre amieliniche;  nelle corna  anteriori sono concentrati i neuroni o cellule radicolari anteriori dalle quali partono le fibre  delle radici anteriori.    Tali fibre vanno ad innervare i muscoli scheletrici  e quindi i loro nuclei sono motori.  nelle corna posteriori si trovano cellule sulle quali terminano  fibre di senso, penetrate nel midollo attraverso la radice posteriore;  nelle corna posteriori sono localizzati dunque nuclei sensitivi Questi a loro volta si mettono in rapporto con cellule motorie situate sia nello stesso segmento del midollo spinale,  dello stesso lato o del lato opposto,  e in questo caso,  attraverso fibre che attraversano la commessura grigia,  sia con cellule situate a livelli più bassi o più alti.  in tal modo si realizza una armonizzazione dell’attività tra gruppi diversi di muscoli,  anche di segmenti corporei diversi e delle due metà del corpo.  Il collegamento tra cellule sensitive e motrici,  nel midollo spinale,  può anche essere effettuato tramite l’interposizione di uno o più neuroni, detti neuroni associativi, situati sempre nella sostanza grigia spinale.  Alla base delle corna anteriori, si trovano gruppi di cellule che formano i nuclei di nervi motori diretti ai gangli del simpatico,,  quindi destinati ai visceri;  tali cellule pregangliari sono quindi i pirenofori delle fibre formanti i rami comunicativi bianchi  di cui ho menzionato in precedenza.

Analogamente,  alla base delle corna posteriori si trovano cellule sensitive che raccolgono informazioni portate da fibre provenienti dai visceri.  Questi due gruppi di cellule (nuclei nervosi),  situati alla base delle corna di sostanza grigia,  formano la porzione centrale o intramidollare del simpatico. Continua…

05/12/2016

Nella sostanza bianca decorrono le fibre nervose mieliniche che si portano verso segmenti situati a livelli diversi,  recandosi ai centri superiori (fibre ascendenti) o a centri situati più in basso (fibre discendenti).   Le fibre dirette verso una meta comune decorrono insieme,  formando fasci che partecipano alla costituzione di vie discendenti o ascendenti che uniscono nuclei e stazioni di smistamento di uno stesso sistema funzionale.  Esempi di questa organizzazione  la via motrice cerebro-spinale discendente,  e la via della sensibilità generale ascendente,  la via  spinocerebellare ascendente, localizzate in zone diverse della sostanza bianca;  quest’ultima a causa della presenza della sostanza grigia,  risulta infatti suddivisa in un cordone posteriore,  un cordone laterale e un cordone anteriore.  Ventralmente alla commessura grigia si trova una commessura bianca,   formata dalle fibre bianche, che passa da una metà all’altra del midollo spinale,  incrociandosi;  in tal modo i centri nervosi di un lato possono determinare l’attività di organi effettori del lato opposto del corpo.

L’encefalo  e  i  suoi  nervi

L’encefalo è quella porzione del neurasse situata entro la scatola cranica.  Fin dalle fasi più precoci dello sviluppo,  la primitiva struttura tubolare si perde a causa della formazione di una serie di cinque vescicole o rigonfiamenti cerebrali che si susseguono in senso cranio-caudale. Le pareti di tali vescicole sono più o meno inspessite in conseguenza della concentrazione e dello sviluppo in ciascuna di esse di centri nervosi preposti a particolari funzioni.  Determinanti per l’organizzazione strutturale delle singole parti dell’encefalo sono i rapporti con gli organi di senso concentrati nel capo;  le informazioni trasmesse da tali organi comportano risposte complesse,  pertanto complessità di struttura dei centri nervosi.  Le cinque vescicole sono cave all’interno per la presenza dei ventricoli cerebrali o di un canale,  in comunicazione tra loro e con il canale midollare.  Procedendo in senso cranio-caudale troviamo:  il telencefalo,  connesso con l’organo dell’olfatto,  come indica il nome rinencefalo con cui è pure designato.  Il diencefalo,  in rapporto con l’organo della vista;  il romboencefalo,  che si suddivide in metencefalo  (cervelletto e ponte)  e mielencefalo (o midollo allungato) ed è in rapporto con l’organo statoacutistico e con gli organi del gusto.  Continua  domani…

06/12/2016

Il telencefalo,  attraverso l’evoluzione,  ha acquistato caratteri morfologici e funzionali sempre più complessi;  Nell’uomo si è sviluppato ampiamente,  più di tutte le altre vescicole,  specialmente a causa dello sviluppo della corteccia cerebrale e per il fatto di essere diventato il centro superiore integrativo di quasi tutte le attività della vita d relazione e intellettiva.  Ovviamente anche nell’encefalo,  come nel midollo spinale,  con cui è in continuità,  la trasmissione e l’elaborazione degli impulsi nervosi si realizza attraverso i nuclei e le fibre nervose.  Queste sono riunite in fasci che formano la sostanza bianca e costituiscono tratti di vie.  Tra i fasci di sostanza bianca si trovano masse di sostanza grigia di varia forma e grandezza,  aventi anch’esse valore di stazioni di arrivo o di partenza di fibre nervose;  da alcune di queste si originano i nervi encefalici che emergono dall’encefalo,  altre fibre mettono in connessione tra di loro i nuclei encefalici aventi significato di centri associativi,  ecc.  La massa nervosa encefalica pertanto viene spesso intersecata e suddivisa dal passaggio di fasci nervosi e non ha più la struttura compatta e ordinata descritta per il midollo spinale. Fino a qui è stata considerata la sostanza grigia interna o profonda,  circondata da sostanza bianca;  in alcuni segmenti encefalici (telencefalo tratto del mesencefalo, cervelletto) intorno alla sostanza bianca si trova uno strato esterno di sostanza grigia,  detta corteccia,  che è caratterizzata da una struttura a strati di cellule sovrapposti.  Una organizzazione così,  offre la possibilità di connessioni e correlazioni molto complesse.  Nel telencefalo,  comunemente detto cervello,  che è la massa più voluminosa dell’encefalo umano,  sovrastante le altre sezioni,  si distinguono due emisferi,  separati dal profondo solco chiamato scissura interemisferica.  Ciascun emisfero è scavato da un ventricolo (ventricoli laterali).  La superficie degli emisferi ha un aspetto tipico,  caratterizzato dalla presenza di solchi e scissure delimitanti aree di sostanza corticale dette circonvoluzioni o giri,  che si possono raggruppare in lobuli,  o lobi,  i quali corrispondono grossolanamente alle sovrastanti ossa craniche.  Continua…

08/12/2016

Nella corteccia sono state inoltre riconosciute aree corticali aventi valore funzionale diverso e specifico,  che sono definite quindi localizzazioni,  cioè sedi di formazioni specifiche; di esse sono state costruite mappe più o meno dettagliate.  In alcune di tali aree vengono proiettate informazioni  sensitive provenienti dai nuclei situati in segmenti encefalici inferiori o nel midollo spinale.  Ben note sono l’area visiva,  situata nella corteccia del lobo occipitale,  e l’altra acustica nel lobo temporale;  l’area della sensibilità generale si trova nel lobo parietale,  dietro al solco centrale chiamato scissura di Rolando.  L’area olfattoria ha sede nella zona della faccia della corteccia volta verso il solco interemisferico.  Altre aree corticali corrispondono a centri di motilità volontaria e sono situati nella circonvalazione del lobo parietale,  che si trova avanti alla scissura di Rolando  (circonvalazione pre-centrale o pre-rolandica).   Qui la corteccia è caratterizzata dalla presenza di cellule piramidali.  Sia nel giro pre-rolandico che in quello post-rolandico,  i centri rispettivi di sensibilità e di motilità sono distribuiti nello spazio inversamente alle corrispondenti regioni del corpo da cui provengono le sensazioni o a cui sono inviati i comandi di movimento:  i centri per i muscoli della testa o la sensibilità della cute di essa sono situati nelle zone inferiori dei rispettivi giri  (pre e post-rolandici);  verso l’alto,  e in sequenza,  si susseguono i centri per l’arto superiore,  per il tronco,  per l’arto inferiore, rispettivamente coscia, gamba,  piede.  Sono state inoltre localizzate aree associative,  e centri di funzioni complesse come il linguaggio,  per il quale abbiamo tre centri:  quello del linguaggio articolato,  quello del linguaggio visivo (scrittura) e quello del linguaggio uditivo.   Il linguaggio o capacità di comunicare,  ha infatti varie componenti quali l’idea di parola,  il significato di essa,  la struttura,  cioè i segni grafici per scriverla e pronunciarla  (successione di movimenti)  che come capacità di comprendere il senso,  dopo averla letta o udita,  ecc.  continua nel articolo risposte ai lettori novantadue ventottesima parte.

ELASTICITA’ E ATROFIA DELLA PELLE

22/11/2016

 

IL  TESSUTO  CONNETTIVO

 

DALLE MIE RELAZIONI DI ORTODERMIA

 

Considerando che il derma è la parte fondamentale della  pelle, ed è quella membrana formata di tessuto connettivo.  Essa è un tessuto di riempimento destinato a unire e sostenere gli altri tessuti.  È stato dimostrato che il tessuto connettivo ha in realtà una parte  della più grande importanza nella regolazione della nutrizione cellulare, nell’attività secretiva, nella rigenerazione dei tessuti, e nella protezione dell’organismo contro le infezioni.  Quindi è stato dimostrato che l’invecchiamento del tessuto connettivo equivale all’invecchiamento di tutto l’organismo e che la lotta  per la salute e la longevità dovrebbe essere intrapresa difendendo  l’integrità e la giovinezza di questo tessuto.  È stato scoperto che l’età e la salute dell’organismo sarebbero condizionati in gran parte dallo stato fisiologico del tessuto connettivo.

Infatti su questo tessuto sono stati puntati i riflettori dei cosmetologi, dei gerontologi,  dei fisiologi, in quanto  è probabilmente in seno ad esso che si potrebbe trovare la soluzione del prolungamento di un aspetto giovanile.

Il tessuto connettivo così messo da parte,  parlare di lui  per molte persone è come se si parlasse del corpo umano solo in superficie,  forse questi non sanno che questo tessuto è presente in tutto il nostro corpo;  si può dire perfino che è lui che lo forma,  indipendentemente che sia più o meno denso,  che si lasci impregnare di cartilagine, di osseina o di elastina esso costituisce il tessuto tendineo,  cartilagineo  od osseo.  Continua…

23/11/2016

 

Di tutti i tessuti  del corpo umano che ho imparato,   il T. connettivo lo considero il più importante,  proprio dalle fibre presenti nella sostanza intercellulare.  Esso è costituito da due gruppi di elementi che gli danno la sua struttura:  uno)  dalle cellule mesenchimatiche,  fibroblaste, macrofage,  adipose, ecc ;  due) da una sostanza in cui tali cellule sono a bagno.  la sostanza interstiziale  o intercellulare.  Questa sostanza contiene delle fibre: collagene,  reticolari ed elastiche.  Il tessuto connettivo è presente in tutti gli organi,  dei quali forma l’impalcatura di sostegno,  le guaine,  in alcuni organi forma anche strati che separano o uniscono formazioni di tessuto diverso.   Il connettivale,  circonda i nervi, si insinua nelle fibre muscolari e tra le fibre nervose dei nervi periferici. Il t. connettivo è il letto dove riposano gli epiteli di rivestimento,  come le cellule ghiandolari sono protette da una delicata trama di tessuto  C. speciale.  La facoltà di questo tessuto di essere presente contemporaneamente in diversi organi è dovuta al fatto che il liquido interstiziale intercellulare che si trova tra le maglie delle fibrille connettivali rappresenta una via di trasporto di sostanze nutritive e di cataboliti per le cellule del parenchima dell’organo.   Nel connettivo si distinguono le cellule e la struttura contenuta nella sostanza intercellulare,  elaborata dalle cellule e immersa nella sostanza fondamentale,  ricca di mucopolisaccaridi,  proteine ed acqua.  Questa struttura contenuta nella sostanza intercellulare può essere di varia natura:  presentano varie caratteristiche in base alle quali si distinguono in elastina, collagene,  reticolari.

Le fibre collagene possono essere più o meno addensate,  formare fasci di varia robustezza e risultano costituite da filamenti della proteina tropocollageno.  Le fibre elastiche formano membrane dotate per la loro presenza di elasticità come si può rilevare nelle pareti dei vasi sanguigni in cui esse abbondano.  Mentre le fibre reticolari si intrecciano formando delicati reticoli che avvolgono elementi istologici di altri tessuti.  Le cellule connettivali possono essere fisse o migrare tra i tessuti,  capaci di attività fagocitaria,e di anticorpi per la difesa dell’organismo.  Il tessuto adiposo è anch’esso un tessuto connettivale particolare perché la sostanza fondamentale è particolarmente assente. Mentre il tessuto cartilagineo e il tessuto osseo sono di origini comuni al tessuto connettivale;  infatti essi contengono numerose fibre collagene ed elastiche.

24/11/2016

 

Nella pelle abbiamo grande concentrazione di “elastina”  , ed è in essa che avviene per eccellenza la distribuzione della sostanza elastica per una buona parte del suo funzionamento. Essa racchiude nel suo strato più profondo (il chorion) la ricchezza che garantisce l’elasticità e la morbidezza del tegumento. Quando le fibre elastiche contenute nella sostanza intercellulare del tessuto connettivo  che forma il derma sono sane,  abbondanti e possiedono intatta la loro principale qualità,  l’elasticità,  allora abbiamo  tonicità naturale della pelle.  La tonicità della pelle è condizionata appunto dal reticolo elastico del derma e dal pannicolo adiposo dell’ipoderma.  Quando quest’ultimo non è troppo spesso né troppo sottile la pelle resta elastica e soda e non cade.

Ma la tonicità della pelle prima o poi cede il passo alla flaccidezza,  se non riusciamo a trovare l’armonia giusta che aiuta a mantenere lo stato sano di tutto il nostro organismo. Continua…

 

Come avviene la flaccidezza della pelle?  Noi siamo avvolti in un abito fatto su misura:  il derma,  quando il vestito diventa troppo largo per la perdita di elasticità,   allora i tessuti si accasciano,  diventano flaccidi ed ecco che compaiono le rughe. Quando il derma subisce alterazioni di natura biologica causata da malattie, dal dimagrimento generale,  diminuisce lo spessore del pannicolo adiposo;  gli spazi che prendono il posto del tessuto nell’ipoderma di conseguenza diminuiscono la sodezza, la tonicità,  quindi l’elasticità del tessuto cutaneo.  Se il dimagrimento avverrà in modo progressivo ma lentamente, il derma sarà recuperabile,  mentre se il dimagrimento sarà rapido,  produrrà inevitabilmente la caduta dei tessuti dando luogo a flaccidezza di tutto il tessuto connettivo compreso quello del viso.  La principale zona d’invecchiamento ha sede nel “chorion”,  dove si osservano modificazioni fisico chimiche del collagene.  La più importante è la diminuzione dell’elasticità,  la quale ha per conseguenza l’ingrandimento della pelle,  i muscoli non esercitano più movimento hanno la tendenza ad indurirsi, ad accorciarsi,  avviene che la pelle essendosi agganciata ai muscoli pellicciai (una specie di imbottitura) ricade su tale imbottitura non essendo più sottoposta all’azione di questi muscoli.  Un altro fattore di flaccidezza è l’invecchiamento,  il tessuto connettivo è l’unico che si sclerotizza.  Quando il derma invecchia,  comincia a disidratarsi ,  in modo progressivo ma fatale:  si dice che la sua disidratazione sia il primo segno biologico di invecchiamento. L’invecchiamento sarebbe in gran parte causato anche dall’infiltrarsi in esso dei rifiuti endogeni che rallentano la proliferazione cellulare molto attiva in lui, ma che sarebbe indefinita se non fosse  frenata  dal  tessuto  epiteliale al quale è congiunto.

 

 

RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE VENTISEIESIMA PARTE

21/11/2016

Maurizia ieri sera mi ha chiesto qual è  la differenza tra neurologia e psichiatria.

Ho risposto che la neurologia è quel ramo della medicina che studia il sistema nervoso,  e si distingue in alcune branche: la neuroanatomia,  la neurofisiologia,  e la neuropatologia.  Inoltre ci sono altre branche della neurologia a indirizzo applicativo  di rilevante interesse che sono: la neurochirurgia e la psichiatria.   La psichiatria invece è la branca della medicina che studia le malattie mentali e la loro terapia.  Cercare la natura delle malattie mentali,   trovare i rapporti che queste hanno con le malattie di natura somatica.  In tal modo viene attuata una specie di integrazione di dati polimorfi che in rapporto al fatto che il sintomo psichiatrico può essere interpretato in modo diverso dal momento che il fenomeno psicologico degli umani deriva da un concorso di fattori infiniti.

Elena  Lasagna

IL TESSUTO E IL SISTEMA NERVOSO DI CONDUZIONE

e centri nervosi

Nel tessuto nervoso centrale e periferico,  nei gangli spinali,simpatici e parasimpatici e in organi di senso come la retina ,  si trova il tessuto nervoso.  È caratterizzato da cellule fornite da lunghissimi prolungamenti filiformi atti al trasporto a distanza degli impulsi nervosi. Questi prolungamenti sono multiformi:  alcuni hanno forma di ramificazioni arborescenti,  motivo per cui sono stati chiamati “dentriti”;  in essi viaggia uno stimolo raccolto alla periferia e,  raggiunto il corpo cellulare: il “pirenoforo”,  lo stimolo viene elaborato e poi inviato ad altre cellule attraverso un prolungamento unico,  detto “neurite”,  che decorre per un certo tratto in modo rettilineo, per dare poi origine a rami collaterali.  L’unità atomo-funzionale del sistema nervoso,  detta “neurone”, è rappresentata da una cellula detta” pirenoforo” con tutti i suoi prolungamenti già citati sopra.  le dimensioni del corpo cellulare possono variare da 10-15 micron,  a 100 micron di diametro medio come quelle delle espansioni dendritiche.  La forma del pirenoforo è rotondeggiante, oppure piriforme, o stellata piramidale ecc. Il nucleo è grande,  globoso con il nucleolo ben evidente.  Il citoplasma è ricco di acido ribonucleico e vi si trova inoltre una fitta rete di neurofibrille che si continuano raggruppati in un fascio nel neurite.  I neuriti dopo avere attraversato la sostanza grigia ed essere passati nella sostanza bianca del sistema nervoso centrale,  possono emergere dalla sua superficie per formare i nervi periferici.  Continua…

26/11/2016

Ciasun neurite, dopo l’emergenza dal pirenoforo,  è per tutta la sua lunghezza,  ben presto rivestito da una guaina formata da una serie di cellule laminari,  avvolte in un manicotto dette cellule di”Schwann”;  esse in corrispondenza della sostanza bianca o dei nervi,  elaborano la mielina,  un composto chimico costituito dall’associazione di una proteina con una sostanza affine ai grassi.  La mielina di dispone in lamelle concentriche intorno al neurite isolandolo (come un rivestimento) chiamate fibre mielinate.  Nella sostanza grigia dopo l’uscita dai gangli simpatici e in vicinanza delle terminazioni nervose, la mielina viene a mancare e i neuriti vengono detti fibre nude.  la trasmissione dell’eccitamento nervoso da un neurone all’altro o agli organi effettori è realizzato attraverso speciali zone di contatto,  che sono le sinapsi,  costituite da membrane, canali e vescicole.  Queste  vescicole sono la sede dell’adrenalina o di acetilcolina,  oppure di sostanze che vengano riversate nello spazio sinaptico esistente tra le superfici dei due neuroni che si trasmettono l’eccitamento nervoso senza che tra di loro vi sia continuità, ma semplice vicinanza. In questo tessuto abbiamo anche la nevroglia che è formata da diversi tipi di cellule:  gli astrociti,  e la olidendroglia,  aventi per la maggior parte origine comune con le cellule nervose,  ma dalle quali divergono per differenziamento istologico e funzionale, in quanto non sono organizzate per condurre lo stimolo nervoso,  ma servono a rendere possibile la nutrizione  delle cellule nervose e il loro funzionamento.  Continua…

29/11/2016

L’informazione che nasce nei recettori sotto forma di eccitamento,  viene condotta agli effettori,  muscoli e ghiandole a secrezione interna ed esterna;  essi attuano la risposta che obbedisce ad un fine utile all’animale per il funzionamento del suo mondo interno  (vita vegetativa)  o per la sua vita nel mondo esterno  (vita di relazione).   La conduzione dell’eccitamento è una proprietà generale delle cellule e dei tessuti.  Il moto ondoso delle cilia e di un epitelio ciliato si attua per la propagazione spaziale dell’eccitamento  a tutte le cilia nell’ambito di una cellula,  eda cellula a cellula per tutta l’estensione dell’epitelio ciliato.  La contrazione delle cellule miocardiche parte da un centro motore situato nell’atrio destro e si propaga,  di cellula in cellula,  a tutto il tessuto cardiaco.   Di solito però la funzione della conduzione viene assunta da cellule particolari,  le cellule nervose,  che come ho già descritto nel capitolo precedente sono provviste di prolungamenti i quali possono oltrepassare anche il metro di lunghezza,  come per esempio le fibre del nervo sciatico.

Nei metazoi inferiori,  i celenterati,  le cellule di conduzione,  collegate fra di loro,  portano l’allarme a tutti i muscoli del corpo,  dando luogo così ad una risposta generalizzata di contrazione,  con retrazione difensiva.  L’eccitamento può viaggiare nei due sensi lungo le fibre, e in qualsiasi luogo abbia origine,  si propaga sempre ovunque, lungo la rete di cellule conduttrici.  Continua…

30/11/2016

Ci devono essere quindi delle vie separate preferenziali che collegano determinati ricettori con  determinati effettori muscolari. Con l’enorme quantità di riflessi particolari possibili,  altrettanto numerose dovrebbero essere le vie di collegamento fra recettori ed effettori.  In questo caso si avrebbe un enorme dispendio di vie e di cellule per assicurare tutti i collegamenti.  Possiamo fare un esempio, come voler collegare tra di loro direttamente con vie separate,  gli utenti di una rete telefonica,  senza l’impiego di centralini telefonici. Con il sorgere di riflessi  particolari,  il sistema nervoso si centralizza,   e tutti i corpi cellulari si raccolgono in centri situati nella linea mediana del corpo.  Se una parte del sistema nervoso si è centralizzata sulla linea mediana del corpo,  a costituire una specie di centrale operativa,  questa parte  del sistema nervoso è chiamata “sistema nervoso centrale” ed è costituita dall’insieme di strutture anatomiche rappresentate dal “neurasse”,  massa di tessuto racchiuso nella scatola cranica e nel canale vertebrale.   Un’ altra parte invece è situata al di fuori della protezione scheletrica ed è denominata “sistema nervoso periferico”.  Essa è costituita da nervi sensitivi,  con i relativi gangli spinali che portano informazioni ai centri,  e da nervi effettori che portano le risposte,  elaborate dai centri neurassiali,  agli organi che devono effettuarle  (muscoli,  ghiandole).   La parte periferica comprende anche la porzione periferica del sistema simpatico e del parasimpatico,  con i loro gangli ( catena laterovertebrale,  gangli periferici e intraviscerali) e i relativi nervi.   MA ANCHE IL SIMPATICO E IL PARASIMPATICO,  hanno centri nervosi intraassiali,  cioè situati nel midollo spinale e nell’encefalo.  Voglio precisare che:  tra sistema nervoso centrale e periferico,  non vi è alcuna soluzione di  continuità  anatomica né funzionale,  tra le due sezioni.  Continua…

01/12/2016

Il midollo spinale è la parte del neurasse situata nel canale vertebrale che lo protegge,  dalla prima vertebra cervicale alla dodicesima lombare.  Ha la forma di un cordone cilindrico lungo quarantacinque cm e con un diametro medio di circa un cm,  salvo due ingrossamenti,  uno cervicale,  in corrispondenza dell’emergenza  dei nervi per l’altro superiore e determinato dall’aumento di sostanza grigia in rapporto al nucleo di tali nervi,  e uno lombare,  in corrispondenza dei nuclei e nervi per l’arto inferiore.  La parte terminale inferiore del midollo spinale ha la forma di cono  che si assottiglia rapidamente e si continua con un legamento connettivale (filo terminale) che lo lo fissa alle meningi.  Al centro della sostanza nervosa del midollo spinale si trova un sottile canale, il canale centrale o ependimale,  ripieno di liquido cefalorachidiano.  A destra e a sinistra del midollo spinale,  disposte su due file,  una antero-laterale e l’altra postero-laterale,   si notano fibre nervose raccolte in fascetti denominati radici dei nervi spnali,  rispettivamente anteriori e posteriori.  Dopo un breve percorso indipendente,  la radice anteriore e quella posteriore corrispondente si uniscono e formano il nervo spinale o più esattamente uno delle trentuno coppie di nervi spinali.  Le radici posteriori sono caratterizzate dalla presenza,  nel loro percorso,  di un ganglio, il ganglio spinale,  formato prevalentemente da corpi cellulari (pirenofori)  le cui fibre alla periferia raccolgono stimoli sensitivi che variano  a seconda del tipo di terminazione nervosa (o recettore).  Mediante le fibre nervose della radice posteriore le informazioni sensitive vengono trasmesse dal ganglio alla sostanza grigia del midollo spinale o ai centri encefalici superiori.  Continua… nell’articolo risposte ai lettori novantadue ventisettesima parte.

IL PH

17/11/2016

IL   PH    (Dalla mia relazione di ortodermia ed estetica)

 

Le due lettere “PH” sono un simbolo chimico.  Rappresentano l’abbreviazione della seguente espressione:  “POTENZA DI IDROGENO IN UNA SOLUZIONE”.

“Il PH di una soluzione acquosa è il cologaritmo della concentrazione di ioni idrogeno di tale soluzione”.

Di questa definizione basterà tenere a mente che il grado di concentrazione di ioni idrogeno di una soluzione determina lo stato di acidità o di alcalinità di tale soluzione;  che una soluzione è tanto più acida quanto più la sua concentrazione di ioni idrogeno è elevata.

PH ACIDO :  Si chiama acido un composto caratterizzato da un sapore acre,  piccante.  Si chiama acido un composto chimico che fa diventare rossa la tintura di tornasole e che forma un sale quando lo si combina con una base.

 PH ALCALINO   Questo termine chimico che è l’opposto di acido serve a definire una sostan  za che possiede le proprietà e il sapore degli alcali (soda, ammoniaca, ecc).  Gli alcali fanno ritornare blu i colori tinti in rosso da un acido,  e legati agli acidi danno i sali.

 

PH  NEUTRO  Si chiama neutro nel linguaggio chimico,  una soluzione che non è né acida né alcalina.  La neutralità è dunque lo stato intermedio fra l’acidità e l’alcalinità. L’alcalinità,  neutralità e acidità si misura in ioni di idrogeno,  ossia il suo PH.

Si rappresenta il grado,  lo stato di acidità,  di alcalinità,  o di neutralità di una soluzione mediante un indice di concentrazione di potenza “P”,  d’idrogeno “H”,  per mezzo di un ventaglio di valori che vanno da “0”a “14”.

Ph 0  è un  ambiente in cui l’alcalinità è assoluta e dove essa raggiunge il suo massimo.  Tali valori estremi si incontrano molto difficilmente e corrispondono ad uno stato ideale che in realtà non si verifica.

Il Ph 7 è l’ambiente nel quale l’acidità è analoga a quella dell’acqua più pura  (anche distillata tre volte). Il Ph 7 rappresenta l’ambiente neutro.  Tutto quello che è al di sotto di 7 è acido;  tutto quello che è al di sopra di tale cifra è alcalino.

Il Ph 8 significa che l’ambiente è leggermente alcalino,  mentre il Ph 6 significa che l’ambiente è leggermente acido.

In biologia la conoscenza del Ph è di estrema importanza perché non vi può essere vita (salvo rarissimi casi nel regno vegetale),  al di sotto di Ph 4,5 e al di sopra di Ph 8,5.  Il Ph del sangue e degli umori circolanti  è di circa 7,2.  I tessuti non possono vivere se non tra due indici relativamente ravvicinati tra loro,  fissati in Ph 4,9 in acidosi e Ph 7,4 in alcalosi.  Al di fuori di questi limiti,  si assiste ad incidenti estremamente gravi. Continua domani…

18/11/2016

 

IL  PH  DELLA PELLE

 

Il Ph  della pelle varia nei suoi diversi strati:  negli strati profondi è vicino a quella del sangue (7.20 circa,  mentre a livelli dell’epidermide è di 4,8-5.  Il Ph dello strato corneo,  quando la pelle è sana,  è tra Ph 5,5 e 6 circa. Il Ph normale della pelle in buono stato è dunque acido.  Le secrezioni sudorali,  le secrezioni sebacee e la cheratina formano  sulla pelle un rivestimento che hanno chiamato ” Mantello Acido” delll’epidermide.  Questo mantello ha una parte importante nella difesa dell’organismo nei confronti dei batteri, che si evolvono generalmente in un ambiente più alcalino, e una funzione estetica di prim’ordine,  poiché una pelle che non è normalmente acida manca sempre di bellezza ed è a rischio malattia se lo stato di alcalinità si prolunga e si aggrava.  Sappiamo che il principale elemento del mantello acido dell’epidermide è rappresentato da proteine a carattere acido. Il Ph cutaneo, essendo influenzato da agenti esterni come (luce solare, prodotti estetici troppo alcalini, prodotti igienici ecc.) e fattori interni quali la digestione, l’alimentazione e altri f. diversi varia nella stessa giornata.  Se sudiamo abbondantemente, dopo uno sforzo muscolare,  il sudore farà variare il Ph della pelle. Si modifica anche ad esempio,  durante le due o tre ore che seguono i pasti,  secondo le bevande e gli alimenti che abbiamo ingerito. Sottolineo inoltre che il Ph non è lo stesso su tutte le regioni del corpo.

 

COME SI PUÓ MISURARE IL PH DELLA PELLE

 

Si può misurare il grado di acidità e di alcalinità della pelle,  cioè il suo Ph,  con due procedimenti:  elettrometrico o colorimetrico. Il procedimento elettrometrico è quello che ricorre ad un apparecchio delicato e complesso Il “Ph metro” elettrico,  che dà una misura molto precisa del Ph.  È un apparecchio costoso e delicato,   il Ph metro è impiegato nei laboratori d’analisi e nelle industrie dov’è necessario ottenere misure di precisione assoluta.  Il procedimento colorimetrico,  che utilizza dei reattivi liquidi  o sotto forma di piccole strisce di carta è pratico e di basso prezzo.   È correttamente usato da coloro che non hanno bisogno di ottenere misure al millesimo.  Per prendere il Ph della pelle si pssono usare questi due procedimenti.  Il metodo colorimetrico è quello più comunemente usato,  usando questo metodo,  la maggior parte dei ricercatori procede nel modo seguente: la regione da esaminare in genere è la piega del gomito,  dopo averla lavata accuratamente per eliminare il sudore,  si lascia evaporare l’alcool e si mette una goccia di reattivo sulla pelle. Continua domani…

19/11/2016

 

Il reattivo assume immediatamente una colorazione che varia secondo il grado di acidità della pelle.  Si paragona allora questa tinta con quelle fornite dal laboratorio che fabbrica il reattivo e si potrà leggere così la misura del Ph.  I reattivi più impegnati sono: il rosso di metile e il blu di bromotimolo.  Nel rosso  abbiamo: Rosso = a Ph 5;  blu = a 7,5,  poi abbiamo il rosso giallastro = a 5,3 ;  l’aranciato 5,5; giallo aranciato 5,7; giallo oro 6;   nel blu abbiamo: il giallo oro a 5,5;  il verdastro 6;  il verde6,4;  il verde bluastro 6,6;  il verde blu 7,1;  e il blu 7,5.

La misura del Ph dovrebbe essere presa in condizioni molto  particolari e controllata molto regolarmente se la si vuole conoscere in maniera esatta.

L’ analisi chimica dei tegumenti rivela che la maggior parte  delle malattie della pelle provocano una perturbazione nell’equilibrio biochimico che si traduce in una variazione del Ph verso l’alcalinità e in modificazione di quello che si chiama il “potere tampone della pelle”.  Si definisce con questo nome la proprietà che possiede la pelle sana, intatta,  normale di reagire alle variazioni del Ph provocate da cibi e prodotti alcalini e di recuperare,  ristabilire più o meno rapidamente il suo Ph iniziale.  La nozione del “potere tampone della pelle” è molto importante da conoscere quanto quella del Ph. Continua…

20/11/2016

Ho detto che fra le sostanze  che intervengono nella formazione del  “Mantello acido” dell’epidermide,  le proteine con carattere acido  (amminoacidi ) sono le più importanti.  I detergenti impiegati per la pulizia della pelle troppo detergenti e abrasivi possono alterare il Ph  così quando questo è per esempio 5,5  prima del lavaggio,  esso può passare a 7 e oltre dopo il lavaggio.  In questo momento il potere “tampone della pelle”,  quel potere di ammortizzare i colpi di natura chimica entra in gioco:  mediante la secrezione,  la formazione cioè di quelle sostanze che formano il suo mantello acido, la pelle riporta il suo Ph, divenuto alcalino, a quello che era prima dell’uso del detergente,  ossia all’acidità. La cosiddetta sensazione di pulizia che segue ogni lavaggio,  corrisponde al periodo durante il quale il mantello acido non è ancora ricostituito. Dopo un periodo più o meno lungo,  l’alcale si neutralizzerà totalmente dalle secrezioni naturali e dai prodotti di metabolismo che hanno contribuito alla formazione dello strato corneo. In realtà solo da questo momento il corpo è perfettamente pulito.  Considerato il lavoro che la pelle compie per recuperare la sua acidità,  per risparmiarle questo lavoro che l’affaticherebbe e l’invecchierebbe rapidamente,  per evitare di restare  troppo a lungo in stato di alcalinità,  nelle farmacie ci sono prodotti a basso ph e a potere tampone acido,  affinché essa possa recuperare nel modo più veloce possibile il suo mantello acido.  Continua nel prossimo articolo con” elasticità e atrofia della pelle”.

 

LE DIVERSE FUNZIONI DELLA PELLE

24/10/2016

 

LE  DIVERSE   FUNZIONI   DELLA  PELLE

(Dalla mia relazione di ortodermia ed estetica)

 

Che cos’è la pelle l’ho già menzionato in altri articoli riguardanti  lo studio della pelle.  La pelle è un tessuto ma è anche una ghiandola a secrezione interna.

La pelle è da considerare  anche una ghiandola a secrezione interna in quanto essa secerne gli ormoni, degli enzimi, dei fermenti e mette in circolazione degli eccitanti chimici,  quali l’istamina, e le sostanze istaminosimili,  che passando nella circolazione,  agiscono a distanza sugli altri organi creando reazioni di difesa negli stati allergici contro prodotti tossici e autotossici.  Poi, la pelle influisce sulle secrezioni ormonali di tutte le ghiandole endocrine di cui subisce un’influenza reciproca.

 

La pelle adempie alla funzione secretrice e depuratrice mediante la secrezione sebacea e sudorale.  La pelle secernendo il sudore depura l’organismo di un grandissimo numero di prodotti di scarto,  inoltre elimina i prodotti della fermantazione intestinale e può emanare anche alcuni corpi.  Essa trasporta all’esterno una notevole quantità di corpi nocivi alla salute aiutando fegato e reni  divenuti incapaci di adempiere completamente le loro funzioni.

 

La pelle ha la funzione di produzione di vitamine, di istamina,  di colesterolo.

La colesterina  e l’ergosterina contenute nella pelle per azione dei raggi uv del sole,  vengono trasformate in vitamina D che interferisce nel metabolismo del calcio/fosforo. Per il trofismo epiteliale e per il buon funzionamento delle ghiandole cutanee è indispensabile la vitamina A,  mentre per il metabolismo cutaneo sono necessarie le vitamine H e la F.

Come ho già citato in un altro articolo della pelle,  essa produce  anche colesterolo, presente sia nei tessuti che nel sebo. Il colesterolo della pelle contribuisce a regolare l’equilibrio idrico. Il colesterolo contenuto negli strati più esterni si trova in forma esterificata ed ha funzione idrofoba,  impedisce la perdita di acqua attraverso gli strati superficiali, cercando di trattenerla.  Il colesterolo degli strati cutanei  più interni  è libero,  idrofilo e attira l’acqua degli strati più profondi della pelle e concorre a conservare  il contenuto di acqua costante.

 

Inoltre la pelle ha la funzione di produzione di istamina,  che si forma nei tessuti provocando vaso costrizione nelle arterie e vaso dilatazione nei capillari. Si forma facilmente sotto l’influenza di irritazioni varie (meccaniche,  termiche,  chimiche).

La pelle può assorbire preparati medicinali e cosmetici ma non è una sua funzione perché il suo ruolo principale è precisamente quello di impedire che una sostanza estranea penetri all’interno dei suoi tessuti.  Il termine ” assorbimento” in fisiologia serve a designare una serie di atti di base ai quali le sostanze che erano esterne ad un organismo vivente penetrino senza lesioni traumatiche all’interno di tale organismo.

L’assorbimento fa parte della nutrizione,  si indica col nome di “assorbimento cutaneo o transcutaneo o diadermico o percutaneo e transfollicolare”,  il fenomeno per cui una determinata sostanza, attraversando lo strato corneo dell’epidermide,  penetra nel derma e si diffonde nell’organismo attraverso il circolo sanguigno.

La funzione di protezione della pelle contro gli agenti chimici  e l’acqua,  avviene nello strato corneo.  La superficie cornea dell’epidermide è una vera barriera maccanica e biochimica alla penetrazione dell’acqua e dei liquidi e di tutte le altre sostanze. L’ostacolo meccanico è rappresentato dal sovrapporsi delle cellule cornee (embricate)  e  da quello biochimico della cheratina,  dal grasso cutaneo e dal sebo.

 

MECCANISMO  DI  PROTEZIONE  DELLA  PELLE

 

La pellle protegge i nostri tessuti:  contro le aggressioni fisiche,  contro l’acqua,  contro le azioni meccaniche,  contro gli agenti chimici,  ontro le aggressioni microbiche.  Inoltre opponendosi alla dispersione del calore e dell’evaporizzazione dell’acqua contenuta nel nostro organismo,  la pelle ha il compito di regolazione termica.

  1.  La protezione contro le azioni meccaniche.  Per la sua superficie liscia,  il suo spessore e la sua resistenza, la pelle facilita lo sdrucciolare (fa da pendio) dei corpi contundenti e si oppone alla penetrazione degli oggetti appuntiti.  Questo avviene per causa della struttura fibrosa ed elastica del derma e il cuscinetto grasso dell’ipoderma che ammortizza e attenua gli urti.

  2.  Protezione contro gli agenti fisici.  Contro il calore del sole.  I raggi solari rossi e infrarossi,  hanno un’azione calorica sulla nostra pelle che si riscalda e diventa rossa in seguito alla dilatazione dei suoi vasi sanguigni.  Se per un’attivazione della secrezione sudorale,  la pelle non si difendesse,  la temperatura del nostro corpo si innalzerebbe notevolmente.

  3. Contro le radiazioni solari.  La pelle ostacola la penetrazione delle radiazioni solari e ci protegge principalmente contro le radiazioni ultraviolette che sarebbero mortali se riuscissero a raggiungere i nostri tessuti profondi. ( questo grazie al pigmento melaninico e alla cheratina).

  4.   Protezione contro l’acqua e gli agenti chimici.   La superficie cornea dell’epidermide è un vero ostacolo meccanico  e biochimico alla penetrazione dell’acqua e dei liquidi.  L’ostacolo meccanico è rappresentato dall’embricatura delle cellule cornee e quello biochimico dalla cheratina,  dal grasso cutaneo  e dal sebo.  Lo strato lucido impedisce il processo osmotico tra il nostro corpo e l’esterno.  Sappiamo infatti che due soluzioni i liquidi circolanti del nostro corpo  l’acqua dolce dei laghi,  dei fuimi  tendono a porsi alla stessa concentrazione,  per cui se ci immergessimo in acqua di lago assorbiremmo quantità enormi di liquido fino a scoppiare,  se ci immergessimo invece in acqua salata o pura,  solvente delle nostre soluzioni circolanti uscirebbe dal nostro corpo fino a farci morire per disidratazione.  Tutto questo non avviene perché è impedito dalla barriera fisiologica di Blanck.

  5.   Contro gli agenti chimici.  La cheratina è una delle sostanze meno attaccabili dagli agenti chimici,  e protegge anche il nostro corpo da essi.

  6. Protezione contro i microbi.  La pelle viene in deifesa dell’organismo contro l’invasione dei microrganismi  come germi patogeni,  funghi ecc. in diversi stadi e in maniera differente:  nello strato corneo oltre agli avversari percepibili coi nostri sensi,  vi è tutto un mondo di microrganismi che ci circondano,  i quali abitano perfino sulla superficie della nostra epidermide e dai quali essa ci difende quando è in stato di integrità.

CHE COS E’ LA BELLEZZA DEL VISO, CHE IMPORTANZA HA SULL’ESTETICA GENERALE DI UNA PERSONA?

15/10/2016

 

L’effettto provocato da un bel volto sull’estetica generale di una persona è ormai universalmente accettato come un fattore primario,  valido ad ogni età. Ma se avere un bel volto è un elemento di vitale importanza,  sorge del tutto naturale una domanda: qual è la vera bellezza del viso e quali sono i metodi per l’analisi descrittiva della bellezza facciale usati da plastochirurghi ?  Qual è il metodo di misurazione diretto della bellezza?

(Io ho sempre pensato che la bellezza che risplende sopra un volto sia anche quella interiore).

 

Queste domande non hanno trovato risposte  esaurienti nel corso dei secoli.  Si dice spesso <<Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace!>>  Io credo che il bello sia bello per tutti ma che non possa piacere a tutti. Ammettendo che ciò che è bello per noi non può essere bello per altri,  ammettendo anche che il gusto individuale talvolta soggetto ad un istinto imponderabile che non può essere nettamente classificato.  Ma nella stragrande maggioranza dei casi,  il concetto di bellezza è sempre stato più o meno generalizzato ed influenzato dai tempi, dalla moda dal costume e anche dall’ambiente.  Definire in termini esatti i canoni della bellezza di un viso è sempre stato un problema  di soluzione quasi impossibile,  nel quale sono coinvolti anche fattori di tipo psichico:  qualche psichiatra sostiene la tesi che i gusti siano ereditari.  La reazione al bello non sarebbe solo soggettiva, ma dipenderebbe anche dall’estrazione sociale,  dall’educazione ricevuta,  dall’ambiente in cui si vive.  Shakespeare  per molti ha detto una grande verità:  <<  La bellezza è negli occhi di chi la guarda>>.  Bisognerebbe tener presente le differenze fisiologiche che diversificano le varie razze etniche nonché le condizioni ambientali,  alimentari,  religiose di ognuna delle razze stesse.  Tali diversità sono tuttavia più apparenti che sostanziali, cosa che può benissimo essere notata quando si tenta di classificare e confrontare le diverse razze attraverso i secoli:  potrà dare un impatto visivo che colpisce a prima vista,  ma poi ad uno studio più attento,  le diversità si riveleranno di rilevanza insignificante.  Isac  Asimof ha detto una incontrovertibile verità?  Esiste una sola razza:  la razza umana.  Indubbiamente questa unica razza umana si differenzia in diversi gruppi etnici somaticamente diversi,  ma ogni gruppo presenta caratteristiche fondamentali sostanzialmente uguali:  lo dice l’iconografia.

18/10/2016

 

Se noi guardiamo tutte quelle figure antiche dai romani,  agli egiziani, ai greci, agli incas,  ai maya e a tutte quelle opere antiche compreso Mosè fatto da Michelangelo che porta sul volto ” Il soffio di Dio”;  e come dimenticare la regina d’Egitto Nefriti, quei lineamenti perfetti,  dall’espressione altera,  remota e sprezzante?  Per non parlare poi delle opere greche: l’Apollo del Belvedere, o la Venere di Milo,  o la Vittoria Samotracia,  qui la bellezza soprattutto del viso è raffigurata ad un livello di maestosità divina.  Tutte queste opere soprattutto nei lineamenti facciali ispirano a chi le guarda una sensazione di grande dignità e serenità,  forse per i tempi che oggi non sono più gli stessi;  oggi invece il concetto di bellezza di quei tempi non è di moda,  non piace più se non a pochi intenditori.  Perfino quelle bellezze femminili degli ultimi cinquant’anni non rientrano più nei canoni di bellezza di oggi.

E allora ci chiediamo qual è la bellezza vera,  quella di ieri o quella di oggi?  Oggi la bellezza vera di un viso dovrebbe avere i lineamenti che si equilibrano  in modo che donino luce ed armonia tra loro.  Come del resto la struttura ossea facciale deve sostenere i lineamenti in modo armonioso.  Tutti i lineamenti dovrebbero essere in rapporto con gli altri:  fronte,  occhi,  naso,  bocca:  ecco la bocca più di tutti gli altri lineamenti ,  si dice che nel campo dell’estetica,  sia più importante in quanto le persone rivelano i loro sentimenti con l’espressione del volto ma la bocca sostiene un ruolo importante nelle manifestazioni delle sensazioni più intime e nascoste.

 

Alcuni fisionomisti sostengono che gli occhi possono essere controllati o restare impassibili anche in caso di emozioni forti,  mentre la bocca no!  La bocca esprime e parla da sé.

 

In quanto ai metodi dei chirurghi plastici in molti casi vengono impiegate misurazioni ispirate a quelle dei pittori.  Si divide la faccia in quattro sezioni uguali ( che verrà espresso in termini scientifici),  la distanza sub- nasale viene poi a sua volta suddivisa in due sezioni uguali:  la parte superiore di queste due sezioni comprende il labbro superiore,  mentre la parte inferiore comprende anche la mascella inferiore.  Queste misurazioni di tutte le sezioni stabiliranno se ed in quale misura le diverse parti del viso sono equilibrate tra loro.

(Dai miei studi di estetica e di ortodermia)

 

Se con la bellezza si potesse ritrovare una perfetta salute mentale,  riportando razionalità,  comprensione e lealtà nei confronti del prossimo e desse la possibilità alla freddezza della persona pervertita di trovare nel suo interno un nuovo e caldo modo di essere  di comportarsi con gli altri,  allora ben venga la bellezza della plastochirurgia!

Elena  Lasagna

 

 

 

RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE VENTICINQUESIMA PARTE

05/10/2016

È vero che sarebbe meglio sterilizzare la pelle del viso per evitare acne,  foruncolosi  ecc.?  Che ruolo ha il colesterolo della pelle del viso?  Quali detergenti dovremmo usare,  vanno bene tutti compreso il sapone?   Grazie.

Elisa

No,  Elisa,  non bisognerebbe sterilizzare la pelle del viso perché non bisogna distruggere la flora batterica residente,  necessaria per la produzione di azioni enzimatiche  che sono le sentinelle che fanno da barriera agli agenti patogeni indesiderati.

Per la cura e il mantenimento dello stato della pelle sono: Pulizia:  astergere e detergere,  ossia pulire dallo sporco endogeno ed esogeno. Disinfezione;  tonificazione,  nutrimento,  protezione,  intenvenire e personalizzare.  Dopo queste operazioni di pulizia e disinfezione e dopo aver decongestionato o calmato la pelle se il caso lo richiede,  la pelle sarà pronta a ricevere tutte quelle cure di cui ci apparirà deficitaria (sempre che lo sia).  La cute si nutre fisiologicamente in due modi:  sia per via ematica,  cioè quando dal derma il sangue lascia tra gli spazi interstiziali delle cellule basali e melanociti,  tutte le sostanze nutritive,  e queste nel loro processo evolutivo le trasmettono fino allo strato corneo,  e sia per mezzo del mantello idrolipidico che è un’emulsione formata dal sebo delle ghiandole sebacee e dall’acqua delle ghiandole sudoripare Eccrine,  miscelati fra loro e stabilizzati da tensioattivo rappresentato dal colesterolo estere.  Il colesterolo infatti idrata il corneo in una delle sue due fasi,  cioè quella idrofobica,  dove il colesterolo si unisce agli acidi grassi per mezzo di un processo detto di esterificazione raggiungendo una composizione cerosa che impedisce all’acqua di evaporare in quanto l’esteque respinge in esso una molecola di He H20.  Mentre nella sua fase idrofila il colesterolo sotto forma  di alcool ha il compito di assorbire l’acqua dagli spazi interstiziali e di portarla così dal derma verso l’epidermide per diffusione,  grazie all’azione di 2 ioni di potassio di carica positiva,  in quanto il potassio porta l’acqua all’interno della cellula,  invece di sodio che si trova all’esterno ha il compito di portare acqua fra gli spazi interstiziali delle cellule.

I detergenti sono ottimi tutti se non sono troppo schiumogeni,  devono rispettare il PH della pelle,   in quanto ai saponi sono impiegati su pelli grasse  o acneiche e sono a base di canfora e a PH acido.

Elena  Lasagna

09/10/2016

Che cos’è esattamente la psicanalisi?

Maurizia

Fin dalle sue origini,  la psicanalisi ha incontrato notevole opposizione presso gli studiosi in generale e questo sia per  il carattere rivoluzionario della dottrina,  che ha sostanzialmente spostato il centro di gravità della via psichica della coscienza all’inconscio e sia per la dimostrazione di certe presenze psichiche,  come la vita sessuale dell’adolescente;  particolarmente ripugnante alla morale di allora,  sia per interne resistenze della psiche umana ad una approfondita conoscenza di se stessa.

Il termine PSICANALISI  ha ben tre significati diversi:  1) tecnica terapeutica per la cura delle nevrosi.

2) Metodo di studio dei livelli più profondi della mente.

3) Scienza acquisita mediante lo studio dei livelli profondi della mente.

La psicanalisi è nata come tecnica terapeutica verso la fine del diciasettesimo secolo, attraverso innumerevoli studi e ricerche,  la psicanalisi è diventata dottrina dei fenomeni psicologici che si svolgono nella parte più oscura e nascosta della personalità.  Essa rappresenta la psicologia degli strati profondi o la scienza dell’inconscio psichico,  da considerarsi come la parte della psicologia generale cui spetta di studiare i fenomeni psichici  che non sono direttamente osservabili con l’introspezione.  Come dottrina e come metodo di studio,  ha allargato il proprio campo di interessi alla interpretazione di determinate manifestazioni della vita psichica normale,  e dei meccanismi  di particolari malattie somatiche o mentali fornendo un aiuto fondamentale alla psicologia normale da un lato e dalla psichiatria dall’altro.

Le acquisizione psicanalitiche sono state introdotte in generale nelle scienze dell’uomo.  Attualmente la psicanalisi è materia di studio da parte di molte persone il cui interesse è rivolto principalmente verso la costruzione della psicologia dell’io.  Ai nostri giorni la psicanalisi ha ottenuto larghissimo riconoscimento ufficiale e,  pur all’interno di certi limiti viene considerata un importante strumento di studio della psiche umana.  Come tecnica terapeutica la spicanalisi tende a far ritornare alla coscienza del malato  i ricordi più tristi dell’infanzia i quali sono stati la causa  dell’instaurarsi  dei conflitti psichici dai quali dipendono  i sintomi nevrotici.  Riportare alla coscienza questi ricordi permette al malato una migliore conoscenza di se stesso e la liberazione dei sintomi di nevrosi.

I mezzi tecnici in cui lo psicanalista aiuta il malato ad esaminare la propria memoria sono le libere associazioni.  Il malato si mette in posizione comoda,  cercando di rilassarsi il più possibile,  è invitato a dire tutto ciò che gli passa per la mente,  tutto ciò che è spontaneo senza preoccuparsi dell’etica,  ma soprattutto  di aprirsi con la massima sincerità.  I fondamenti della dottrina psicanalitica sono: 1)  l’inconscio,  sistema psichico governato da leggi proprie nel quale sono presenti gli istinti,  le tendenze,  e tutto ciò che non può pervenire alla coscienza. 2)  Il preconscio,  sistema psichico nel quale sono presenti i contenuti psichici inconsci che, in particolare circostanze,  possono diventare facilmente coscienti.  3)  Il conscio,  sistema di contenuti coscienti che non coincide esattamente con L’IO.  4)  L a strutturazione dinamica della spiche umanain Io come il super Io.  %)  La dottrina dell’evoluzione degli istinti con il riconoscimento dell’istinto sessuale  o di conservazione della specie e dell’istinto di conservazione dell’individuo ecc.

Ecco perché dico spesso che ignorare la coscienza ci s’incammina verso una strada buia da cui spesso non se ne esce tanto facilmente.

12/10/2016

Ho sentito parlare di psicofisiologia  e di psittacismo,  che cosa vogliono indicare esattamente?

Maurizia

La psicofisiologia,  si occupa dello studio dei rapporti che intercorrono tra i processi fisiologici e comportamento.  Lo studio di tali rapporti non è concepito nel senso di una riduzione dei concetti comportamentali a quelle derivanti delle funzioni di organi o tessuti,  ma da un’interazione degli apporti provenienti dalla fisiologia e dalla psicologia,  particolarmente ma non esclusivamente la neurofisiologia.

La parola  “psittacismo”  è un sintomo spicopatologico di riscontro,  non raro in alcune forme di psicosi e nei gravi deficit intellettivi:  consiste nella ripetizione di parole o frasi udite da altri e non capite.

19/10/2016

Che cos’è esattamente la psicosi?  È una vera malattia?  È grave?

Francesco ed Anna

Diciamo pure che la “psicosi  non è un disturbo ma è una malattia abbastanza grave dove vengono coinvolte tutte le funzioni psichiche,  con incapacità di valutare il senso della realtà,  accompagnata da una serie di sintomatologie varie,  secondo le diverse forme,  a carico dell’affettività, della motricità,  del pensiero ecc.  Si distinguono due forme di psicosi:  esogene ed endogene.  Le psicosi endogene dette funzionali quelle che possono derivare da fattori costituzionali;  le psicosi esogene possono essere secondarie a  malattie organiche causate da agenti esterni,  dette quindi secondarie.

Nelle psicosi funzionali sono comprese le psicosi distimiche ( da stato patologico caratterizzato da oscillazioni del tono dell’umore,  che tende alla depressione e all’ansia) fra le quali vi sono la schizzofrenia,  la psicosi maniaco-depressiva,  la paranoia.  Tra le cure adeguate vi sono terapie da shok,  terapie da psicofarmaci,  e la psicoterapia;  in tutti i casi le terapie delle psicosi hanno compiuto notevoli progressi.

19/10/2016

C’è un rapporto tra teleangectasie e cellulite?  Sono così antiestetiche,  si possono prevenire?

Lorena

Le teleangectasie non sono solo un problema estetico,  ma sono da considerare come un inizio di una malattia varicosa che tenderà ad aggravarsi nel corso degli anni specialmente se c’è anche cellulite.

Le teleangectasie e la cellulite sono due importanti disfunzioni frequentemente interdipendenti.

Cellulite e obesità  possono essere all’origine delle alterazioni venose,  perché determinano una compressione sulle strutture delle pareti venose. La cura e l’eliminazione di questo disturbo (considerato erroneamente solo inestetismo superficiale) richiede da parte del medico un esame generale delle pazienti e uno studio approfondito delle peculiarità del fenomeno per stabilire con esattezza le cure idonee per ottenere risultati efficaci.

Sarà dedicata la massima attenzione alle vene nutrici spesso insospettate da cui esse dipendono,  e sicuramente un bravo medico saprà indicare una cura efficace e altrettanto soddisfacente.

11/11/2016

Vorrei sapere se chi ha disturbi psichiatrici potrà guarire per sempre?

 Giorgia

In molti casi si,  sono malattie che  se non trascurate possono migliorare molto, fino ad arrivare ad una guarigione non proprio perfetta ma siamo sulla buona strada.  Mentre altre forme,  come ad esempio la psicosi se non curata può diventare particolarmente grave,  è caratterizzata da una profonda alterazione delle funzioni psichiche,  con incapacità di valutare adeguatamente la realtà e con un insieme di sintomatologie varie,  secondo le diverse forme,  a carico dell’affettività,  della percezione, ecc. anche questa malattia va curata sempre o non se ne uscirà mai.  Come ad esempio un’altra forma di psicosi: la maniaco- depressiva,   se presa in tempo sarà sufficiente ricorrere alla terapia di psicofarmaci quali l’amipramina, ecc.  Metto eccetera… perché non  essendo un medico non voglio suggerire medicine  di nessun genere ma di andare di corsa dal medico curante  perché come ho già ricordato certe forme se trascurate è difficile uscirne lo dico per esperienza perché   conosco certe persone malate di una di queste malattie e non sanno di esserlo,  a vederle non sembra,  ma il contatto con loro è impossibile proprio perché vogliono la ragione sempre e sanno mentire a più non posso  se si fanno delle fissazioni  con qualcuno,  questo non lo lasciano vivere in pace  non hanno il senso della realtà,   e sanno odiare molto.

Elena  Lasagna

L’ANTICA MEDICINA CINESE

14/09/2016

IL  TAO  CURATIVO

Le nostre giornate ci riservano momenti di ansia e di tensione,  i conflitti e gli stati d’animo negativi possono oltrepassare i confini della nostra mente attraversando come un fiume in piena il nostro corpo,  alterando il nostro equilibrio psicofisico.  I disturbi psicosomatici sono in abbondante crescita ed è uno dei fattori non meno p reoccupanti;  noi scarichiamo il contenuto psichico negativo sul corpo e costui reagisce in maniera diversa facendoci sentire dolori  scatenanti patologie serie.

Secondo l’antica sapienza ” Tao”,  tutte le emozioni negative si esprimono nell’intestino tenue sotto forma di dolori e contrazioni.  Come ad esempio la preoccupazione legata alla milza colpisce il lato sinistro dell’intestino,  astio e rancore sono connessi al cuore, contraggono la parte superiore dell’addome sotto il diaframma. La rabbia è legata al fegato colpisce e contrae il lato destro dell’intestino,  la tristezza è legata ai polmoni, colpisce le parti laterali inferiori dell’intestino tenue;  la paura è legata ai reni,  colpisce le zone inferiori più profonde,  e così via…  Tutte queste energie negative intossicano il nostro organismo,  ma la nostra medicina cinese ci insegna che con particolari tecniche  di meditazione si possono riequilibrare tutte queste scariche negative che giorno dopo giorno posono distruggere l’essere umano.

L’energia ” Chi” (forza vitale che passa e nutre tutto ciò che vive sulla Terra)  Chi studia il  Tao curativo impara a concentrarsi e ad immagazzinare  l’energia CHI in un campo ben preciso dell’ addome chiamato campo cinabro o Tan Tien il grande campo che regola tutte le funzioni metaboliche del corpo umano.

17/09/2016

La tradizione medica cinese rivolge l’attenzione alla somatizzazione di ansie e tensioni nell’area addominale.  Secondo loro l’intestino tenue digerisce le emozioni al pari del cibo e viene perciò chiamato ” cervello addominale”.  In verità all’interno del corpo ci sono tre  Tan  Tien:  quello dell’addome è detto inferiore,  quello del cuore mediano e quello del cervello superiore;  quando questi tre centri son o bene equilibrati fra di loro si vive in salute e in armonia con l’universo.   Per la tradizione Tao è molto importante la pratica del Chi nei Tsang,  si può anche imparare una tecnica di automassaggio manuale che agisce su alcuni punti ben precisi,  allo scopo di disintossicare il corpo dalle emozioni negative che bloccano il fluire dell’ energia negativa che favorisce non solo disturbi a livello intestinale ma molti disturbi psicosomatici,  e riattivando  poi l’energia positiva.

È inutile scrivere un mare di parole su questo argomento ma vale l’affermazione,  scr itti e parole potranno giovare a coloro che vogliono raggiungere la comprensione senza pratica costante.  Ciò che in termini filosofici è definita illuminazione e che noi potremmo chiamare riuscita,  non può venire solo con lo studio della teoria;  l’applicazione pratica dell’insegnamento appreso direttamente dal maestro è l’essenza dell’apprendimento.

Si può tentare una sintesi, richiamando il concetto di unità fra corpo e mente.  Il T’ai Chi è proprio l’unità fra corpo e mente,  il fine,  il traguardo da raggiungere è la perfetta sincronia tra azione e pensiero;  la tecnica perfetta è data dall’azione che viene eseguita nello stesso tempo nel quale viene pensata.  Ma la perfezione assoluta avverrà quando il tutto accadrà nella più immediata naturalezza:  quella perfezione che toglie la maschera che copre la coscienza e che ti dà ricettività e sentimento verso il tuo prossimo,  permettendo di dare e difenderti con lealtà. Continua verso la strada del Kung Fu.

19/09/2016

La filosofia  Wu shu,  è davvero illuminante in questo senso quando ci dice che il raggiungimento dell’illuminazione che noi potremmo definire della comprensione ai livelli più alti,  non ci rende dei semi-dei,  non ci porta a fare nulla di diverso da ciò che facevamo ogni giorno ( il famoso ritorno su questa riva dopo aver raggiunto l’altra riva),  eppure tutto acquista un’altra dimensione,  le nostre azioni sono le stesse perché noi abbiamo un’altra coscienza di esse. È difficile giungere a questa dimensione ma non impossibile.  Occorre  distaccarsi dalle cose per imparare a concentrarci su di noi:  dobbiamo imparare a fare il vuoto in noi stessi,  a liberarci da tutti quei pensieri che ci legano alle cose,  significa elevarsi,  distaccarsi,  riuscire ad essere il proprio centro.   I  saggi delle arti marziali raccomandano il silenzio,  nel silenzio si può dimenticare ciò che sta intorno,  il corpo diventa trasparente, e si arriverà a vedere con gli occhi della mente. Una volta arrivati a questi livelli si può arrivare a sviluppare fortemente l’attenzione  con un programma fatto di esercizi  molto  duri;  i maestri ripetevano sempre: ” state attenti come il pesce,  “egli non chiude mai gli occhi”! Questa è la condizione per consentirci di usufruire al massimo della nostra energia mentale che simultaneamente deve diventare azione.

Il Wu shu è il nome con il quale in Cina  vengono indicate le arti marziali tradizionali nel loro insieme.  Nell’ex protettorato britannico di Hon Kong,  esse presero il nome di Kung Fu,  ed è con questo termine che divennero popolari  in occidente.  Negli stili derivati da questa disciplina possiamo trovare riflessa la sua stessa storia.  Ogni maestro ha comunicato all’allievo le proprie conoscenze e lo ha guidato durante la sua formazione, in questo modo si è tramandata la tradizione.  Ogni allievo,  a sua volta divenuto maestro o grande combattente,  ne ha interpretato gli insegnamenti e li ha adeguati al cambiamento dei tempi,  in questo modo il Kung Fu si è evoluto e si sono differenziati i vari stili.  Per intraprendere le arti marziali e per assorbire tutti gli insegnamenti dei grandi maestri bisogna volerlo con tutto se stessi perché  ci si deve   purificare dai vizi,  da cattiverie  dovute a gelosie e invidie,  da infamità ecc. se solo una di queste negatività dovessero convivere con  qulcuno degli allievi il maestro lo capirebbe  e non potrebbe insegnare fino in fondo tutti i segreti di questa grande arte.

I principi dei grandi guerrieri sono:  lealtà, umiltà, coraggio e giustizia.

Elena  Lasagna

IL TESSUTO CONNETTIVO TERZA PARTE

10/08/2016

INCONTRO   ALL’ESTATE  CON ARMONIA

Non si può certo dimenticare il pericolo che tutte le cure estetiche vengano vanificate da un eccesso di esposizione ai raggi solari.  I benefici del massaggio non è solo estetico ma  ricordo che operano su vaste superfici corporee; ed è anche vero che il movimento,  la dieta, e un buon massaggio possono dare grandi benefici,  ma non sono mai vere e proprie cure.

Dopo i trattamenti alcune persone anzi,  molte avvertono la scomparsa di dolori,  il massaggio dei loro rifiuti organici,  altri muovendosi con maggiore libertà,  non avvertono più dolori alle articolazioni.  Molte persone credono addirittura che il massaggio abbia sconfitto la loro artrite,  la loro cefalea,  la loro stitichezza ecc.  ,   in realtà il massaggio è una grande cura,  ma la cura più grande è quella che noi ci prefiggiamo con  noi stessi o con lo psicoterapeuta;  prima dobbiamo sconfiggere le nostre paure,  le nostre insicurezze,  le nostre ossessioni ecc.   per poi vedere fino a che punto  il massaggio sia l’arteficie della guarigione,  o se tutti questi disturbi non erano altro che il risultato delle nostre frustazioni.

L’ EFFICACIA DEL MASSAGGIO CONNETTIVALE SU UN SOGGETTO SANO

La pelle atonica e anelastica è un problema metabolico costituito da una insufficienza della consumazione di ossigeno,  o della riduzione degli apporti nutritivi  e ormonali, o del malassorbimento.  Nel caso specifico di rilassamento cutaneo, su un soggetto sano   il massoterapista o estetista utilizzano la tecnica del massaggio connettivale che con particolari e specifiche manipolazioni provoca un richiamo sanguigno che inonda la cute e il sotto-cute provocando effetti nutritivi e effetti sulla ossidoriduzione.  L’afflusso del sangue che può essere controllato attraverso l’elevarsi della temperatura locale,  si ripercuote sulla nutrizione poiché  con il sangue nuovo arrivano principi nutritivi e corpi di diversa natura: ormoni ecc. che regolano il metabolismo.  È a questa azione che vanno attribuiti gli effetti  trofici del massaggio sull’atomia;  come dobbiamo le modifiche plastiche del viso come tessuto,  turgore ecc.  che vengono successivamente evidenziati.  L’afflusso di sangue nuovo,  l’irrorazione,  stimola le ossidazioni,  ed è a queste azioni che si deve il rialzarsi della temperatura,  perché le combustioni cellulari vengono attivate a livello del tessuto adiposo.  La cute rilassata è anche iporeattiva,  il massaggio connettivale provoca un risveglio di essa dal punto di vista circolatorio e nervoso;  questa manipolazione digitale è capace di risvegliare e di rianimarla.   Questo particolare massaggio può essere trofico come può essere anche l’uno e l’altro iniziando dalla stimolazione.  Il connettivo è un passaggio obbligato degli scambi nutritivi cellulari e sede di ristagno di liquidi e tossine.

Quando per vari motivi appaiono alterazioni sanguigne con impedimento ad una buona circolazione c’è un disquilibrio fra la pressione osmatica delle proteine e la pressione idrostatica con l’aumento dei liquidi e tessutali.  Nella pelle atonica il ricambio dei liquidi è compromesso e vi è accumulo di tossine endogene,  dunque se si  aumentano gli apporti si devono anche aiutare i drenaggi dei liquidi in eccesso.  Il massaggio si può definire soprattutto circolatorio e in questo caso specifico (atonia ) rivolta alla microcircolazione della cute e del sottocutaneo.

In caso di malassorbimento invece,  prima di procedere con il massaggio connettivale sarà estremamente utile curare  questa patologia.  Perché è una vera patologia in quanto  è caratterizzata  dal deficit di trasporto di uno o più principi nutritivi attraverso la mucosa intestinale.  Osso si manifesta con disturbi complessi e caratteristici,  dovuti sia alla mancata assimilazione dei principi nutritivi degli alimenti,  sia all’accumulo di materiali ingeriti nel lume dell’intestino. All’origine di questa patologia vi possono essere fattori molteplici di natura intestinale come malformazioni congenite,  deficit enzimatico dell’epitelio della mucosa,  infezioni,  stati infiammatori, esenzione estesa dell’intestino ecc.  oppure di natura extra intestinale come malattie del fegato e delle vie biliari,  malattie del pancreas,  alterazioni locali del circolo ematico o linfatico,  scompenso cardiaco ecc.

L’IMPORTANZA DELLA MEMBRANA CELLULARE

16/08/2016

 Tutti sappiamo l’importanza della membrana cellulare in rapporto all’attività funzionale della cellula.  Infatti è proprio sulla membrana che avviene attaverso i recettori specifici per l’effetto di ionizzazione,  il richiamo di quelle sostanze che,  grazie all’azione degli enzimi la cui presenza è assai notevole,  circa l’80% del patrimonio enzimatico cellulare,  subiscono una prima trasformazione e danno il via al lavoro intracellulare.  L’attività metabolica cellulare quindi parte dalla sua membrana;  inoltre ha una risposta di tipo immunitario riconoscendo materiale non self e per quanto riguarda solo le cellule di tipo nervoso e muscolare la conduzione degli impulsi.  L’espletamento di tutte queste funzioni sono possibili  grazie alla loro struttura e alle sostanze  che le costituiscono e al loro stato fisico.  Le pareti cellulari sono tridimensionali disposte a tenda che sale e scende in modo che le sostanze che arrivano dall’esterno sono costrette ad un movimento ondulatorio sia nella fase anabolica che catabolica facilitandone il metabolismo.

Le sostanze che le costituiscono sono i fosfolipidi,  formati da grassi insaturi,  proteine, e colesterolo quanto basta per renderle permeabili.  Questi hanno una parte idrofila polare,  la testa di segno negativo,  ed una idrofoba a due code,  apolare di segno positivo.  Questa differenza di potenziale permette loro di tenersi unite formando così un doppio strato di grasso.  I fosfolipidi inoltre permettono alla membrana cellulare di sopportare temperature superiori ai 50-60° C senza che il loro stato fisico subisca variazioni è questo è possibile per la presenza di acidi grassi saturi combinati.  la semipermeabilità è in rapporto a un corretto equilibrio di fosfolipidi e colesterolo ,  un eccesso di questi in deposito soffocherebbe la cellula chiudendone i passaggi proteici.  Le prostaglandine derivate dagli acidi grassi,  sono responsabili della giusta quantità di questo deposito,  le quali presiedono  all’equilibrio del colesterolo sulla membrana portandone via se in eccesso rimettendolo nel torrente circolatorio.  Alle proteine invece spetta il compito di far passare sostanze che,  non avendo affinità con i grassi,  da sole verrebbero respinte.

Sono di due tipi:  di tipo A e tipo B.  Al tipo  A  è legato il passaggio dei soluti ( zuccheri,  elementi che trasportano acqua come i sali,  sodio,  potassio, ecc)  Queste passano da parte a parte il doppio sterato grasso portando gli elementi necessari per la vita della cellula direttamente nel citoplasma.

Il tipo B,  si immergono meno profondamente e fanno da intermediarie tra le sostanze che arrivano dall’esterno( ormoni, neurotrasmettitori,  farmaci ecc) e la membrana,  permettendone le prime trasformazioni per l’azione dei recettori e degli enzimi.

La funzionalità  e il benessere di ogni cellula sta nel suo corretto metabolismo e quindi alla ionizzazione delle sostanze  che potrà essere possibile solo se tutti gli elementi che compongono la sua mambrana sono in equilibrio e in perfetto stato fisico.  La membrana cellulare in rapporto all’ortodermia,  dovendo intervenire per la cura di un’anomalia distrettuale,  dove le funzioni cellulari sono rallentate o alterate,  bisognerà ristabilire il metabolismo cellulare per far sì che questa esplichi in pieno le sue funzioni,  in relazione anche ai prodotti per cui è preposta.  Sapendo che oggi ci sono sostanze adatte  con elementi che possono interagire per ristabilire attraverso scissioni e combinazioni un metabolismo equilibrato si potrà intervenire proprio su quel tipo di cellula.

La membrana cellulare deve essere nella situazione ottimale per poter accettare sostanze fisiologiche o indotte,  quindi un discorso ortodermico di prevenzione: bisognerà  evitare accumuli e depositi o situazioni extra- cellulari anomale,  perché queste situazioni  non facilitano l’apporto e gli scambi di sostanze,  rallentando così il metabolismo.  Quindi nel caso di anomalia bisogna prima ristabilire una situazione ottimale per la membrana cellulare e poi,  attraverso questa,  sfruttandone le attività e le proprietà,  riportare in equilibrio il metabolismo cellulare essendo questo il responsabile della vita e funzionalità della cellula.