Aprile 7, 2017 LA NOSTRA SALUTE admin RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE TRENTASETTESIMA PARTE 07/04/2017 Di che cosa si occupa la scienza costituzionalistica? Angela È la scienza che studia i caratteri fisici, psichici e morfologici dei singoli individui al fine di giungere alla classificazione di tipi ben definiti (biotipi o tipi costituzionali). Nel passato i medici e gli studiosi dell’uomo hanno riconosciuto nella variabilità di una popolazione il ripetersi e l’accentuarsi di somiglianze che trascendono il semplice dato fisionomico e che invece sottolineano caratteri d’insieme che indicano particolari predisposizioni a malattie e particolari tipi di carattere e di comportamento. Ippocrate classificava i “tipi” umani dividendoli in due categorie fondamentali: a corpo lungo e snello (abito ptisico) e a corpo breve e massiccio ( abito apoplettico). Galeno sulla base di una sua teoria degli umori, definì quattro tipi fondamentali che presentano alcune coincidenze coi biotipi moderni (linfatico, sanguigno, bilioso, melanconico, o nervoso). Nel XlX secolo nelle classificazioni dei tipi umani prevalsero quelle costituzionalistiche, effettuate a scopo sia diagnostico-medico. Continua domani. 08/04/2017 Nel 1922 il Pende, sulla base di studi effettuati sull’attività ormonica e sull’influenza di questa sui singoli individui, definì la costituzionalistica come scienza che analizza in un tutto unico dati puramente fisici ( o fisiologici) e modelli di comportamento (o dati psichici). Su tali basi il Pende definì quattro biotipi : longilineo tonico-stenico; longilineo atonico-astenico; brevilineo atonico-astenico. Ciascuno di questi possiede, secondo lo studioso, ben definiti caratteri psicologici; inoltre, varianti di tali tipi caratterizzano in modo categorico le varie “razze”. Tale posizione deterministica del Pende servì di base per l’elaborazione di teorie razziali sia in Europa che in America. Negli anni Trenta, il Viola elaborò una classificazione fondata su metodi antropometrici, in base alla quale concluse che tutti gli individui derivano da un biotipo ideale (normotipo) secondo due linee (longilinei microsplancnici e brevilinei macrosplancnici) con una notevole percentuale di biotipi non differenziati (mixotipi). Tale classificazione è stata nel 1972 ripresa da vari studiosi, fra i quali l’italiano Brian che ha proposto un test antropometrografico per applicazioni costituzionalistico-mediche, che ha avuto largo seguito anche all’estero. In contrasto con questa tendenza, soprattutto nel XX secolo si sono affermate classificazioni di tipo psicosomatico, basate sul rapporto esistente di ogni individuo fra sviluppo del sistema endocrino e del sistema nervoso a struttura corporea in generale. La più nota fra queste è quella del tedesco E. Kretschmer che si basa essenzialmente sulla divisione operata da E. Kraepelin degli psicotici nei due grandi gruppi degli schizzofrenici e dei maniaco-depressivi. Continua domani. 10/04/2017 Kretschmer osservò che a queste due forme di psicosi corrispondevano rispettivamente dei tipi costituzionali diversi : gli astenici o leptosomici (longilinei) e i picnici (brevilinei); oltre a questi due tipi ne definì un terzo, l’atletico, con notevole sviluppo schelettrico e muscolare e con caratteri psichici affini a quelli del tipo picnico. Nei soggetti normali Kretschmer individuò tre temperamenti fondamentali: schizotimico, caratterizzato dalla tendenza all’autismo, con ricca vita interiore, e difficoltà nei rapporti sociali, tipico dei leptosomici; ixotimico, caratterizzato da rigità intellettiva, vischiosità affettiva, equilibrio e tenacia; ciclotimico caratterizzato da forte reattività emotiva, risonanza con l’ambiente, socievolezza, tendenza ai cambiamenti d’umore, tipico dei picnici. Secondo Kretschmer, non esisterebbe soluzione di continuità tra normalità e psicosi, temperamenti intermedi tra quelli normali e questi ultimi sarebbero rispettivamente gli schizoidi ei cicloidi. Partendo dalla tesi di Kretschmer, negli anni quaranta W.H. Sheldon e S.S. Steven isolarono negli individui alcune componenti primarie del fisico: prevalenza dei visceri e dell’apparato digestivo (endomorfismi), del sistema nervoso e dell’apparato tegumentario (ectomorfismo). Dal differente rapporto fra queste componenti hanno classificato gli individui in tre biotipi fondamentali: il viscerotonico, contraddistindo da estroversione e amore per le comodità, il somatotomico, caratterizzato da spirito pratico e aggressività; il cerebrotonico, caratterizzato da introversione e inibizione. 10/04/2017 Il mio bambino di sette anni soffre di incontinenza urinaria, il medico dice che non è niente, io sono preoccupata, ho ragione di esserlo? Grazie Silvia Il medico sa che sono diverse le cause dell’incontinenza che si riscontra a questa età, se lui ti ha detto così è perché ha capito il disturbo di tuo figlio. Fra le cause principali c’è malformazione dell’uretra, fimosi, calcoli vescicali, irritabilità vescicale, ipertrofia tonsillare, parassitosi intestinale, epilessia, ma soprattutto stati ansiosi; tuo figlio è ansioso? Comunque Silvia abbi fiducia nel tuo medico. 13/04/2017 Che cos’è l’emocromatosi? Grazie! Gilda È una malattia chiamata “cirrosi pigmentaria” detta anche diabete bronzino. La caratterizza un’alterazione congenita del ricambio del ferro, che assorbito in eccesso dall’intestino, tende a depositarsi sotto forma di emosiderina in vari organi ( cuore, pancreas, fegato, pelle ecc.) Intorno ai depositi tissutali di emosiderina si ha abbondante formazione di tessuto connettivo fibroso che provoca sclerosi diffusa e quindi gravi alterazioni funzionali degli organi interessati (insufficienza epatica, diabete, insufficienza cardiaca). Caratteristici aspetti di questa malattia sono il notevole ingrossamento del fegato e la deposizione di melanina nella pelle che determina il tipico aspetto color bronzo. 14/04/2017 Essere affetti da diverticolosi è grave? Che cosa sono? Sara La diagnosi della diverticolosi si ottiene quasi sempre dagli esami radiologici. La presenza di diverticoli a carico dell’apparato digerente, della vescica urinaria e dell’intestino. I diverticoli al colon e del duodeno è un’affezione quasi sempre asintomatica ma che talvolta può essere la causa di importanti emorragie o di altri disturbi legati appunti all’infiammazione dei diverticoli. i diverticoli sono la dilatazione circoscritta estroflessione cava a fondo cieco che appare come il prolungamento di una cavità di un organo. I diverticoli possono anche formarsi temporaneamente, durante lo sviluppo embrionale di un organo, come il diverticolo ipofisario. In anatomia patologica, malformazione di origine congenita o acquisita, dell’apparato digerente o della vescica, che può dar luogo a un’infiammazione (diverticolite) a causa del ristagno di materiali da espellere (feci o altro). Per esempio c’è il diverticolo di Meckel, appendice a fondo cieco annessa all’ultimo tratto dell’ileo: rappresenta un residuo del canale onfalomesenterico che si riscontra nel 20% degli individui. E come tutte le altre patologie se curate in tempo non diventeranno gravi. 19/04/2017 Il processo fagocitario avviene solo negli animali o anche nell’uomo? Gisella Avviene anche nell’uomo, è un processo biologico attraverso il quale alcuni tipi di cellule fagociti) inglobano nel loro protoplasma materiali estranei di diversa natura, (microorganismi, materiali organici e inorganici corpuscolati, cellule morte e senescenti, residui di cellule in distruzione). In genere i corpi estranei fagocitati vengono digeriti e distrutti da speciali enzimi endocellulari. Le particelle di natura inorganica, non essendo digeribili, possono depositarsi definitivamente nella cellula sotto forma di inclusioni citoplasmatiche. Negli organismi unicellulari e nei metazoi inferiori la fagocitosi ha significato essenzialmente nutritivo, concludendosi con la digestione e l’assimilazione delle sostanze fagocitarie. Nell’uomo e in genere negli animali superiori il processo fagocitario ha funzione di difesa in quanto permette la distruzione intraorganica di materiali estranei corpuscolati e soprattutto dei microrganismi pervenuti nel sangue e nei tessuti. Alcuni leucociti possiedono una spiccata attività fagocitaria come ad esempio i leucociti ( granulociti neutrofili e monociti) ed elementi fissi o mobili del sistema reticolo-istiocitario localizzati nella milza, nel midollo osseo, nel fegato, nelle ghiandole surrenali e in altri organi) . Nella prima fase della fagocitosi le particelle estranee penetrate nell’organismo vengono attratte dalla superficie cellulare dei fagociti presenti nella sede di penetrazione oppure giunti lì con la circolazione sanguigna o grazie a movimenti attivi di tipo ameboide del protoplasma. La cellula fagocitante emette quindi prolungamenti citoplamatici che circondano la particella estranea fino ad inglobarla. La presenza di particolari proteine e polisaccaridi sulla superficie delle cellule microbiche conferisce loro un’elevata resistenza alla fagocitosi: tale proprietà può essere ridotta o annullata dalla presenza del sangue di speciali anticorpi detti “osponine” e dall’azione del complemento. Di norma i germi patogeni fagocitati vengono rapidamente distrutti. In alcuni casi come infezioni meningococciche, streptococciche, ecc. i microrganismi possono restare vitali per lungo tempo o addirittura moltiplicarsi nei fagociti, i quali diventano un pericoloso veicolo di diffusione intraorganica del processo infettivo. 21/04/2017 Che cos’è la malattia di “Gapser” in che cosa consiste? A. È un morbo, un complesso morboso il cui sintomo principale è rappresentato dall’apparente perdita di nozioni elementari e da risposte a rovescio, mentre il soggetto si mostra perfettamente orientato rispetto alla sua situazione attuale.
Marzo 27, 2017 LA NOSTRA SALUTE admin RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE TRENTASEIESIMA PARTE 27/03/2017 CALCOLOSI Condizione patologica caratterizzata dalla presenza di calcoli entro organi cavi, ghiandole e le loro vie escretrici. I calcoli possono formarsi in ogni tessuto dove si depositano calcio e altri minerali: il suo nucleo può anche essere costituito da un piccolo coagulo ematico, frammenti mucosi e da qualunque altra sostanza estranea penetrata nelle cavità degli organi o nei dotti ghiandolari. Il calcolo non provoca alcun disturbo fono a quando non si sposti dal luogo di formazione o assuma proporzioni tali da ostacolare le funzioni organiche e comprimere i tessuti circostanti. Il calcolo biliare si localizza nelle vie biliari intra- ed extra epatiche, soprattutto nella cistefellea, può essere unico o molteplice, di volume variabile; relativamente alla sua costituzione si differenzia un calcolo costituito da una sostanza predominante(colesterina, bilirubinato di calcio), combinato (aggregato di colesterina circondato da un rivestimento pluristratificato di colesterina, bilirubinato di calcio e sostanze di impalcatura). La sintomatologia varia da caso a caso; il decorso può essere completamente silente (colelitiasi silente) oppure si ha una sintomatologia estremamente tipica, nota come colica biliare. In taluni casi si ha un decorso cronico con sintomi prevalentemente di tipo gastrico (digestione prolungata e difficile, pirosi, senso di pienezza epigastrica). Il calcolo bronchiale o broncolito, dovuto a precipitazione di colesterina con successiva stratificazione di sostanze calcaree, si forma in genere, nelle piccole diramazioni bronchiali in seguito a essudazione di origine infiammatoria. Pancreatico, di tipo combinato (carbonio di calcio associato a fosfati, ossalati e solfati), può essere unico con volume talvolta uguale a quello di una noce, oppure multiplo. I sintomi possono essere di tipo dispeptico, talvolta compaiono emorragie gastroenteriche. Il calcolo prepuziale, ha un nucleo unico ricoperto di strati di fosfato di calcio e ammoniomagnesiaci. È rilevabile soprattutto in persone anziane, o bambini in cui è provocato dall’esistenza da una fimosi che determina ristagno e decomposizione dello smegma e dell’urina tra il glande e il prepuzio. Poi abbiamo i calcoli prostatici è una concentrazione calcarea su materia organica, dalle dimensioni di una capocchia di spillo. Il calcolo renale invece, è costituito principalmente da acido urico e urati di calcio e di sodio, di acido ossalico e ossalati di calcio, da fosfati di calcio e ammoniomagnesiaci. Si rivela una sintomatologia polimorfa:può essere del tutto asintomatica o esplodere nella colica renale. Le principali complicazioni sono presentate da idronefrosi, pielonefrite, pionefrosi, perinefrite, anuria, insufficienza renale. Continua domani… 29/03/2017 La diagnosi è quasi ed esclusivamente radiologica, tranne nei casi in cui si possa raccogliere il calcolo espulso. La terapia può essere medicamentosa (dieta, acque minerali, riposo, astensione da sforzi eccessivi, somministrazione di anticoagulanti, antiinfettivi, infiltrazione anestetica del peduncolo renale in caso di anuria), tuttavia quando le coliche renali sono molto frequenti, esistono idronefrosi ed ematuria o infezione renale. Il calcolo salivare, è costituito da carbonato e fosfato di calcio associati a sostanze organiche dimostrano una tipica stratificazione, interessa soprattutto il dotto di Warthon e più raramente la paratiroide: i sintomi sono rappresentati da dolore di tipo gravativo sul pavimento della bocca e a volte anche da una colica salivare con crisi dolorosa all’ingestione dei cibi e ingrossamento subitaneo della sottomascellare e parotide. Il calcolo ureterale è secondario a un calcolo renale; si rivela con una sintomatologia soprattutto costituita da ematuria, colica renale, l’esame si basa sull’esame radiografico, sull’urografia endovenosa, cistoscopia, pielografia ascendente. Il calcolo uretrale può essere situato nell’uretra posteriore con sintomatologia di varia gravità (emospermia o ritenzione vescicale) , la diagnosi si basa sull’esplorazione rettale, del cateterismo, dell’esame radiografico semplice, dell’uretrocistografia. In caso di localizzazione del calcolo nell’uretra anteriore possono comparire disuria, ritenzione vescicale, periuretritee successiva fistolizzazione. Il calcolo vescicale è frequente soprattutto negli uomini di oltre cinquant’anni, insorge talvolta anche nei bambini, prevalentemente in relazione al tipo di alimentazione; può essere costituito da fosfati, urati ossalati, o cistina. A domani… È vero che nei calcoli biliari la terapia è sempre chirurgica? Adele Dipende da come si presenta la patologia; a volte vengono eliminati da sostanze capaci di sciogliere o ridurre di volume i calcoli delle vie biliari, tramite modificazioni fisiochimiche indotte nella bile. 30/03/2017 I calcoli possono ostruire i dotti biliari provocando un rallentamento o un arresto del deflusso della bile, possono ostruire il dotto cistico escludendo quindi la colecisti delle altre vie biliari, o a volte arrivano a riempire la stessa vescica biliare. La loro presenza è quasi sempre causa di uno stato irritativo delle vie biliari, cui seguono disturbi dispeptici e/o coliche epatiche; molto frequentemente se pure assente all’inizio della malattia, si associa un’infezione con produzione di colecisti, angiocoliti coledociti. La litiasi pancreatica è la formazione dei calcoli nei condotti escretori del pancreas; i calcoli sono di carbonato di calcio misto a fosfati e a residui organici. Le conseguenze della litiasi sono insufficienze digestive di tipo pancreatico e coliche pancreatiche, spesso inesistenti e di difficile accertamento diagnostico. La nefrolitiasi è la calcolosi dei calici e del bacinetto renale: i calcoli possono essere di fosfato di calcio, di urati, di ossalati misti. Si possono formare primitivamente sulla base di fattori costituzionali che condizionano una precarietà di equilibri che mantengono sciolte quelle sostanze nell’urina o in seguito a malattie metaboliche in cui si ha un’eccessiva eliminazione delle sostanze stesse ( ossaluria, iperuricemia, ecc.) Produzione secondaria di calcoli si osserva nelle infezioni delle vie urinarie. Una volta formatisi i calcoli possono rimanere nella pelvi e lì accrescersi di volume fino ad occuparla tutta spingendosi anche nei calici; ne consegue allora un ostacolo al deflusso urinario con gravi conseguenze per la funzione renale. Le stesse conseguenze possono aversi quando un calcolo invece di migrare lungo l’uretere, arriva ad ostruirlo. Più comunemente i calcoli, percorrendo l’uretere, giungono in vescica dove possono restare ed aumentare di volume (litiasi vescicale) oppure essere emessi con le urine per via naturale. La presenza di calcoli nella pelvi renale e soprattutto la loro migrazione lungo l’uretere (litiasi ureterale) può dar luogo a coliche renali; spesso con l’andar del tempo e la costituzione di un ostacolo al deflusso delle urine, si associa un’infezione delle vie urinarie. Nadia e Adele, spero di essere stata soddisfacente.
Febbraio 27, 2017 LA NOSTRA SALUTE admin RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE TRENTACINQUESIMA PARTE 27/02/2017 L’ARTRITE REUMATOIDE L’artrite reumatoide è l’espressione di una malattia più generale che può coinvolgere, per meccanismi disreattivi ed antiimmunitari, anche altri organi ed apparati. Si distinguono reumatismi primari e secondari. Il primo gruppo comprende forme di tipo flogistico: articolare acuto, cronico, primario, spondilartrite anchilosante, sindrome di Reiter. E forme a prevalente impronta degenerativa: osteoartrosi. Del secondo gruppo fanno parte quelle sindromi nelle quali la localizzazione articolare rappresenta una delle varie manifestazioni di una malattia fondamentale; si hanno così reumatismi secondari nel corso di malattie infettive (sepsi strepto-estafilococca, bienorragia, meningite, tifo e paratifi, sifilide, scarlattina, tubercolosi, ecc) di disendocrinie( acromegalia, ipoovarismo e e ipo- e ipertiroidismo, iposurrenalismo) di neuropatie (tabe, siringomielia, parkinson, ecc.) di alterato metabolismo (gotta), di neuro-distrofie, (malattia di Duplay, fibrositi, miositi, ecc). Tra i reumatismi primari di tipo infiammatorio il più importante è il reumatismo articolare acuto, detto anche malattia reumatica o di Bouillaud. Colpisce prevalentemente bambini e giovani, è dovuto molto probabilmente all’azione combinata di streptococchi emolitici e di uno stato allergico iperergico; si manifesta con infiammazione di tutte le articolazioni ossee e spesso interessa l’endocardio, il miocardio, l pericardio. Di conseguenza porta all’instaurarsi di vizi valvolari cardiaci di natura organica, costituendo la causa fondamentale del 90% di tutte le cardiopatie giovanili. Il reumatismo cronico primario, detto più comunemente artrite reumatoide, è un processo flogistico sistematico delle articolazioni e dei muscoli; colpisce con maggiore frequenza soggetti di sesso femminile dai trenta ai quarant’anni, insorge subdolamente con chiari segni infiammatori a carico delle piccole articolazioni delle mani e dei piedi. Il decorso cronico è progressivo con fasi acute alternate a fasi di quiescenza, non compromette in maniera aggressiva anchilosi articolari con grave compromissione funzionale. 03/03/2017 Qual è quella forma di reumatismo più frequente nei maschi? Grazie ! Alberta La spondilartrite anchilosante è una malattia che colpisce più frequentemente il sesso maschile, soggetti dai quindici ai quarant’anni. Si manifesta con dolori a elettiva localizzazione vertebrale, nelle articolazioni sacroiliache e coxofemorali, con possibile anchilosi del rachide per calcificazione dei legamenti e dei dischi intervertebrali; il decorso è cronico e invalidante. Anche la sindrome di Reiter è una forma di poliartrite che predilige il sesso maschile, con sede più frequente nelle ginocchia e nelle caviglie è quasi sempre associata a disturbi intestinali, uretrite e congiuntivite a decorso subacuto con tendenza a cronicizzarsi o a risolversi spontaneamente. 04/03/2017 Scusa la mia ignoranza, ma nei risultati del gruppo sanguigno, in tutte le persone è determinato da queste due consonanti : (Rh) non so che cosa significhi. Grazie! Guido Guido, se tutti gli ignoranti fossero così si starebbe meglio, credimi. Rh è l’abbreviazione di Rhesus, riscontrato nei globuli rossi del sangue Da Landsteiner e Wienner fino dal 1940 nel corso di studi condotto sul sangue di alcuni macachi. In seguito a ripetute iniezioni del sangue di macaca rhesus nel coniglio, tali studiosi accertarono che il siero di quest’ultimo, messo a contatto con sangue umano, ne provocava l’agglutinazione in ragione dell’ottantacinque % nei soggetti di razza bianca, che pertanto vennero contraddistinti come Rh positivi (Rh+), mentre i rimanenti quindici% furono chiamati Rh negativi (Rh-). Se ti può bastare, altrimenti domani posso anche approfondire. 11/03/2017 Soffro di abnorme secrezione di sudore localizzata, in certi punti del corpo, specialmente nelle mani, piedi, e in tutta la cute; non sono andato dal medico perché anche se fastidioso, non credo che sia una cosa preoccupante, o sbaglio? Renato Renato, io credo che ti stia sbagliando, nel senso che solo il medico può esprimersi in tale senso. Quello che posso dirti è che sono molteplici le cause del tuo disturbo, per esempio: fattori endocrini, neurovegetativi, discrasici, intossicazioni endogene ed esogene. Si riscontra in diverse condizioni patologiche quali: punture di ragni, l’acrocianosi, l’osteite deformante di Paget, l’encefalite epidermica, l’epilessia, le emicranie, la miastenia, le nevralgie, le crisi isteriche ecc. La terapia deve essere anzitutto causale e nello stesso tempo sintomatica mediante sedativi e antidistonici; ecco perché una visita dal medico non potrà farti che bene. 12/03/2017 Come è possibile garantire una regolare canalizzazione dei vasi sanguigni, liberandoli prontamente dai trombi che vi si possono formare in circostanze diverse? Esistono garanzie che ci tutelano per non ammalarsi di trombosi ecc.? Grazie. Liliana 13/03/2017 È ovvio che condurre una vita sana sarebbe un bel punto di arrivo, ma non è così per tutti; poi, c’è il fattore ereditarietà, ossia l’ereditarietà al sistema di condurre la propria vita. Ma il corpo umano è fatto di un meccanismo perfetto: c’è un meccanismo fisiologico che pensa anche a questo, vale a dire che concorre anche al mantenimento della normale fluidità del sangue all’interno dei vasi e che interviene nelle fasi tardive della emostasi, sia limitando la formazione del coagulo di fibrina sia determinandone la disgregazione, allorché il coagulo ha esaurito la sua formazione emostatica. In condizioni normali tale processo garantisce la regolare canalizzazione dei vasi sanguigni, liberandoli prontamente dai trombi che appunto vi si possono formare per diverse circostanze e cause. Questo meccanismo consiste nella disgregazione nella scissione della fibrina del coagulo in frammenti proteici di piccole dimensioni, è opera della plasmina o fibrinolisina che è di norma assente nel sangue, comparendovi in seguito all’attivazione di un precursore plasmatico inerte (plasminogeno o profibrinolisina). I più noti attivatori del plasminogeno sono gli estratti dei vari tessuti, alcuni enzimi batterici (streptochinasi, stafilochinasi), la trombina, il fattore XΙΙ della coagulazione, alcuni fattori di natura non precisata prodotti dall’utero, a cui sembrano dovute la persistente fluidità del sangue mestruale e la facile evenienza delle emorragie post-partum. Inoltre il meccanismo può essere attivato da ipoglicemia, l’anossia dei tessuti, gli stress, l’affaticamento, le emozioni violente, gli esercizi muscolari vigorosi, i traumi, gli ormoni glicocorticoidi, ecc. L’attività fibrinolitica è abnormemente elevata anche in alcune condizioni patologiche quali lo shok, la tossiemia gravidica, le leucemie, le gravi malattie del fegato (cirrosi, atrofia giallo-acuta), i tumori maligni della prostata, gli estesi interventi chirurgici sul torace e sull’addome. Poi, sono presenti nel sangue alcuni fattori proteici e fosfolipidici (antifibrinolisine) capace di bloccare quel meccanismo: il meccanismo fibrinolitico. Tale fattori, mentre sono capaci di inibire l’attività della fibrinolisina libera nel sangue, sono invece inattivi sulla fibrinolisina già fissata nel reticolo fibrinico del coagulo. L’iperattività fibrinolitica, responsabile di gravi emorragie, può essere bloccata ancheper mezzo di farmaci sintetici, quali l’acido ε- amminocaproico. 14/03/2017 Ho un’infiammazione a carico dei tessuti situati attorno ad una ghiandola, quali sono le cause? Giuliana Può insorgere per contiguità da adeniti acute o da organi vicini, oppure per via ematica o linfatica. Si manifesta con i segni caratteristici delle flogosi: tumefazione, dolore, calore, rossore e febbre. Una forma clinica particolare è il processo infiammatorio della mucosa necrotica ricorrente con sede elettiva nella mucosa orofaringea e nei genitali;insorge con la formazione di piccoli noduli duri che tendono a ulcerarsi lasciando profonde escavazioni con estrema facilità alle recidive. 15/03/2017 Come avviene l’infezione dell’endocardio e perché? Amelia Può essere una conseguenza di agenti infettivi. L’alterazione endoteliale risulta associata a stratificazioni di tipo trombotico; le lesioni più gravi si riscontrano nelle valvole cardiache, solitamente compromesse dal punto di vista funzionale anche dopo la guarigione della malattia. Questa infiammazione dell’endocardio: infiammazione batterica maligna è dovuta allo streptococco emolitico, allo pneumococco, al gonococco e raramente ad altri germi che provengono da un focolaio infettivo situato in altre regioni del corpo. Si ha distruzione del tessuto valvolare con deposito trombotico di varia entità. La sintomatologia è soprattutto rappresentata da ipertermia, tachicardia, embolie micotiche, instaurazione di un vizio valvolare ed eventualmente di insufficienza cardiaca. Questa infiammazione dell’endocardio batterica subacuta o lenta si instaura di solito in un cuore già colpito da precedenti manifestazioni morbose. Le valvole tendono ad alterarsi come nella forma acuta ma con minore tendenza all’ulcerazione del tessuto. Ipertermia protratta, dolori articolari, pallore, dimagrimento sono i sintomi più comuni; L’emocoltura è positiva. L’infiammazione acuta reumatica dell’endocardio è indotta dal reumatismo articolare acuto; la sintomatologia è indefinita, con lieve febbre, senso di malessere, tachicardia, alterazione dei toni cardiaci, e comparsa di soffi.
Febbraio 20, 2017 LA NOSTRA SALUTE admin RISPOSTE AILETTORI NOVANTADUE TRENTAQUATTRESIMA PARTE 20/02/2017 Le mie risposte Perché si diventa complessati e cattivi? Federica I complessi sono un insieme di contenuti psichici, carichi affettivamente, sostanzialmente inconsci, strutturati, in modo che ogni qualvolta un elemento viene risvegliato dalla situazione in cui si trova il soggetto, l’intero complesso viene ad influenzare la condotta. Il concetto di complesso viene correntemente utilizzato secondo tre accezioni fondamentali. In primo luogo esso designa un insieme relativamente fisso di catene associative. Il metodo principale per studiare i complessi è quello delle associazioni libere, secondo la definizione di Freud, il complesso è un contenuto di rappresentazioni che può influire in modo determinante sulla reazione a una parola, reazione che non è quindi casuale. In secondo luogo il termine può indicare un insieme di tendenze affettive, strutturatesi in connessione con esperienze infantili specie se traumatizzanti. Esso si riferisce a strutture fondamentali della personalità dell’individuo e delle sue relazioni interpersonali, tra le quali in primo luogo quelle con i genitori di cui è tipico: come il complesso di Edipo. Sempre più spesso, parlando di complessi si allude a contenuti mentali che sono stati respinti con un meccanismo di rimozione a livello inconscio. Nel linguaggio comune il termine viene anche usato attribuendogli una connotazione sostanzialmente negativa, in senso patologico. Grazie Dottor Robert per le tue lezioni di psicanalisi. 21/02/2017 Esiste il batterio responsabile della difterite? Angelina Sì, è un genere di batteri che comprende cellule immobili, a forma di bastoni piccoli diritti o leggermente ricurvi, disposti come uno steccato o in piccoli ammassi. All’interno del corpo microbico si osservano numerose granulazioni metacromatiche, che si mettono in evidenza con colorazioni specifiche. Molte specie sono di natura patogena per l’uomo, e anche per gli animali, come il Klebs-loeffler, o Corynebacterium, responsabile della difterite nell’uomo, che si prepara a livello delle mucose del cavo oro-faringeo degli ammalati e dei portatori sani: la sua azione patogena è dovuta all’elaborazione di una potente esotossina in grado di determinare un quadro tossico con gravi fenomeni degenerativi. Questo genere di batterio appartiene alla famiglia delle Corinebatteriacee. 21/02/2017 Da che cosa viene il comportamento? Ha a che fare con l’ambiente? Qual è il rapporto con il corpo umano? Come definisci la superficialità? Alessandro e Federica Il termine è di definizione difficile, pur essendo un concetto centrale della psicologia contemporanea. Si distingue un comportamento esterno riducibile in sostanze a contrazioni muscolari e attività ghiandolari, e uno interno riconducibile all’attività di pensiero e impegnativo. Si crede che esista un rapporto tra stimoli ambientali e stimoli interni, prodotti dall’organismo; tale rapporto secondo i vari studi, viene considerato come sede di altri fattori che influiscono sul comportamento e sono interposti tra stimoli e risposta. Gli stimoli interni ed esterni che tendono a dare inizio e a mantenere un comportamento vengono detti motivi. Tra i motivi interni si ricordano i bisogni, le pulsazioni e gli istinti. I motivi interni agirebbero sulla base del principio, dell’omeostasi, e della tendenza cioè dell’organismo a cercare del cibo per riequilibrare la situazione; una volta riequilibrata la situazione viene a cessare lo stimolo interno. Tra gli stimoli esterni si ricordano gli stimoli incondizionati e i rinforzi. Un comportamento superficiale può derivare dalla svogliatezza: voglia di non applicarsi in nulla, ma anche dalla incapacità di usare l’intelletto, per approfondire tutti gli aspetti del pensiero e da ciò che ne deriva. Il superficiale è incapace di amare, non presta la dovuta cura a persone e a cose, usando l’intelligenza neanche a metà di quello che si dovrebbe per un risultato esauriente degno di un essere umano dotato di un cervello che porti all’attività intellettuale, e a quella pratica, affettiva, conoscitiva, mediata e riflessa accompagnata dalla coscienza. 23/02/2017 È vero che l’uso prolungato nel tempo del cortisone può provocare effetti collaterali anche gravi? Che cos’è il cortisone? Grazie! M.P. Sì, i medici esperti confermano che l’uso del cortisone protratto nel tempo può dare origine a vari disturbi seri come ad esempio: la ritenzione di sali e di acqua, ipertensione arteriosa, irsutismo, iperglicemia, disturbi psichici, ecc. Il cortisone è un ormone steroide appartenente al gruppo dei corticosteroidi. Chimicamente è il diciassette-idrossi-undici-deidrocorticosterone, detto anche composto E di Kendall o deidrocortisolo. Nell’estratto della corteccia surrenale è presente in piccole quantità; si ottiene per sintesi a partire dall’acido desossicolico. Ha trovato impiego in medicina sotto forma di acetato, di fosfato o di ciclopentan-propionato nel trattamento di numerose malattie del collageno ( come ad esempio il reumatismo articolare acuto, poliartrite cronica, ecc.) nelle dermatosi, nelle dermatiti allergiche ( asma, febbre da fieno, edema angioneurotico, malattia da siero ecc. ) , nelle emopatie emolitiche, nel sistema reticolo-endoteliale (linfosarcoma, morbo di hodkin), nelle malattie oculari di carattere allergico e infiammatorio, come cheratiti, uveiti, iridicicliti, congiuntiviti, ecc. 24/02/2017 Scusa se ti disturbo, ma vorrei sapere che differenza c’è tra steroidi e corticosteroidi. Grazie! Non ti devi scusare, è solo che prima di pubblicare cose importanti come queste voglio l’autorizzazione di un medico esperto come il dott. Robert. Incominciamo con i composti steroidi: gli steroidi rientrano tra i composti di grande importanza biologica come gli steroli, gli ormoni corticosurrenali, gli ormoni sessuali, gli acidi biliari, gliormoni che provocano la muta degli insetti e dei crostacei e i cardenolidi, ossia i principi attivi sul cuore della digitale, dello strofanto e di altre specie vegetali. Nei diversi organismi viventi gli steroidi prendono in ogni caso origine dal colesterolo, attraverso trasformazioni provocate dagli enzimi degli organismi stessi. I corticosteroidi fanno parte della più vasta categoria degli ormoni adrenocorticali tra i quali vi sono sostanze prive di attività, corticosteroidi che agiscono sui caratteri sessuali, sul metabolismo proteico, oppure hanno la funzione di precursori metabolici dei corticosteroidi stessi. Dei numeri dei corticosteroidi isolati solo per sette è stata individuata un’azione specifica; essi sono: l’idrocortisone o cortisolo, il desossicortisolo, il deidrocortisolo o cortisone, il corticosterone, il desossicorticosterone, il deidrocorticosterone, e l’aldosterone. I corticosteroidi, si formano nelle surrenali a partire dal colesterolo e circolano nel sangue in parte liberi, in parte legati alle proteine plasmatiche. Si distinguono in base alla loro attività fisiologica e alla loro struttura chimica, in mineralcorticosteroidi, ad azione prevalente sull’equilibrio idro-salino, e in glicocorticoidi, a prevalente azione sul metabolismo glicidico. La sintesi dei minerlcorticoidi dipende dal sistema renina-angiotensina e dalla pressione sanguigna. Infatti quando la pressione del sangue diminuisce, il rene mette in circolo un ormone, detto renina, che ha il compito di trasformare in angiotensina un precursore inattivo contenuto nel plasma. A sua volta l’angiotensina provoca la trasformazione del corticosterone in aldosterone il quale favorisce la ritenzione del sodio e dell’acqua aumentando la pressione fino ai livelli in cui cessa lo stimolo alla liberazione della renina. La produzione dei glicorticoidi è regolata invece dall’ipofisi tramite la corticotropina. Nell’attività corticosteroide è riferita a una sostanza che ha la proprietà di fare regredire i disturbi conseguenti della insufficiente attività delle ghiandole surrenali o ai disturbi che ne derivano per conseguenza della loro asportazione. Spero ti sia di aiuto. 25/02/2017 Qual è la differenza tra artrite e artrite reumatoide? Grazie! M. P. Domani, o appena posso ti darò la risposta, perché ora sto uscendo. Elena Lasagna 26/02/2017 L’artrite è un processo infettivo infiammatorio che colpisce le articolazioni. In base al tipo di decorso si differenziano artriti acute, subacute, e croniche. Mentre in relazione al numero di articolazioni interessate si hanno monoartriti, quando l’articolazione colpita è una sola, e poliartriti quando le articolazioni colpite sono diverse. Le artriti si distinguono in 1) artriti infettive sostenute da streptococco, stafilococco, pneumococco, bacilio di Eberth ecc. L’artrite infettiva può rappresentare anche una complicanza di forme morbose di carattere generale, come la febbre tifoide, il vaiolo, la scarlattina, ecc. la sintomatologia di queste forme è rappresentata dal dolore a livello dell’articolazione colpita, versamento sieroso e purulento, blocco dell’articolazione. La terapia d’elezione è chemiobiotica, associata all’immobilizzazione precoce dell’articolazione. In casi particolari sarà necessaria la cura chirurgica come in artriti gonococciche, che rappresentano una delle complicazioni più frequenti dell’infezione gonococcica e possono manifestarsi anche in portatori di prostatiti, cerviciti, salpingiti, o proctiti croniche gonococciche. La sede più colpita è il ginocchio, seguono il collo del piede, le dita e gli alluci, l’anca, il polso, il gomito, la colonna vertebrale. La sintomatologia risulta estremamente varia in rapporto alla fase e alla localizzazione. Le due manifestazioni più importanti sono: l’artralgia e l’idrarto, nelle forme acute; la deformazione articolare in quelle cronicizzate. La terapia è essenzialmente antibiotica: i massaggi, e l’elettroterapia hanno la loro importanza nella prevenzione dell’anchilosi. Artriti tubercolari, conseguenti alla contaminazione articolare da parte del bacillo di Koch. Queste forme sono contraddistinte dalla produzione di fungosità, tendenza alla suppurazione e invasione progressiva degli elementi articolari. La sintomatologia è caratterizzata da un inizio subdolo, scarsamente significativo, cui seguono dolori costanti, difficoltà nei movimenti, contrattura muscolare, ecc. la terapia è essenzialmente antibiotica. Altre misure importanti da prendere sono la fisioterapia, e gli interventi ortopedici per mobilizzare l’articolazione. Ci sono inoltre artriti di natura allergica e manifestazioni artritiche in corso di malattie autoimmunitarie. L’artrite reumatoide, e artrite deformante sono sinonimi di uso molto comune di malattia reumatoide. Continua nel prossimo articolo: … novantadue trentacinquesima parte.
Gennaio 30, 2017 LA NOSTRA SALUTE admin RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE TRENTATREESIMA PARTE 30/01/2017 Il medico mi ha detto che sono tesaurismotica ma che cos’è questa malattia che non la trovo da nessuna parte; mi sono recata da lui perché mi faceva male un tatuaggio ed avevo paura di un’infezione, tutto qui. Grazie! Valentina La tesaurismosi si può spiegare in poche parole ma si può anche spiegare in maniera soddisfacente per comprendere di più, Però hai capita un po’ male perchè la tua è solo una delle forme di tesaurismosi, ed è la paratesaurismosi. La tesaurismosi è un accumulo progressivo di sostanze metaboliche normali o abnormi nelle cellule e nei tessuti, senza che sia possibile da parte degli stessi o dell’organismo di utilizzarle o di eliminarle. Le tesaurismosi vengono suddivise in alcuni grandi gruppi corrispondenti alla diversa natura delle sostanze che vengono accumulate. I tipi più importanti e più frequenti sono le tesaurismosi da glucidi, lipidiche, protidiche, idriche, pigmentarie, minerali. Alcune forme di tesaurismosi per la loro esiguità e limitazione, interessano zone del corpo circoscritte e indicano disturbi del ricambio locale; altre invece accompagnano o costituiscono quadri morfologicamente ben definiti per l’estensione e la gravitàraggiunta del disturbo metabolico. In particolare le tesaurismosi pigmentarie sono dovute all’accumulo di pigmenti, presenti in condizioni fisiologiche e patologiche nelle cellule e nei tessuti. Si distinguono tesaurismosi dovute a pigmenti emoglobinogeni, (ematoidina, emosiderina, metaemoglobine, bile), e che possono essere locali nelle sedi di emorragia, o generali (iperemolisi emocromatosi, ittero del neonato, malaria cronica), e tesaurismosi dovute a pigmenti autogeni, determinate cioè da eccessi di melanine e di lipofuscine. Mentre la paratesaurismosi è provocata da accumulo intenzionale proprio come il tatuaggio. 04/02/2017 La parola enuresi, cosa ti ricorda? Esiste? Fabrizia Sì, è una forma di incontinenza urinaria che si riscontra nella prima infanzia, soprattutto nei maschi, dovuta a cause diverse. Fra le cause principali, troviamo : malformazione dell’uretra, calcoli vescicali, irritabilità vescicale, stati ansiosi, epilessia, parassitosi intestinale e infiammazioni urogenitali. C’è un trattamento generale che può dare sollievo ma per una guarigione completa è necessario fare una diagnosi ben definita; è compito del pediatra indicarti la cura giusta. Elena Lasagna 08/02/2017 Perché ci sono persone che al polso portano un bracciale di rame? M. Indossare qualche filo di rame puro attrae a sé e riesce ad eliminare tutte le cariche in eccedenza che si sono formate nel nostro corpo, ristabilendo l’equilibrio elettromagnetico; ce lo hanno insegnato gli antichi. Elena Lasagna 15/02/2017 Perché e quando si usa l’elettroshock? I. Questa terapia si usa nelle malattie mentali, soprattutto nella schizofrenia, e nella depressione. Si provoca una perdita di coscienza e un accesso convulsivo nel paziente mediante il passaggio attraverso il cranio della corrente elettrica alternata. È il metodo impiegato dai primi psichiatri italiani, in sostituzione di altre terapie di shock. Nonostante la lunga e intensa utilizzazione clinica, questa terapia è stata per molto tempo in oscurità. 17/02/2017 Gli allucinogeni che prendono i ragazzi attraverso le medicine e droghe, è vero che deteriorano il cervello? Fausta Sì, procurano profonde alterazioni del sensorio, del pensiero e dell’umore, senza compromettere l’integrità funzionale del sistema nervoso autonomo e di altri apparati dell’organismo. Gli allucinogeni bloccano le funzioni inibitorie della corteccia e alterano l’attività di vari circuiti proiettivi e intercorticali, con un’azione specifica sui mediatori della trasmissione nervosa nel sistema nervoso centrale. Certi allucinogeni potenti vengono impiegati in medicina in psicoterapia (nevrosi croniche per alcoolismo) e per produrre, a fini di studio, delle psicosi sperimentali. L’effetto di singole dosi di allucinogeni come LSD, è seguito spesso dalla comparsa di psicosi e di serie manifestazioni depressive, da episodi confusionali, panico ecc. Quindi, l’uso protratto delle sostanze allucinogene, è la conseguenza drammatica della disintegrazione della personalità. 18/02/2017 Il placebo può dare disturbi fisici ecc. Fausta Il placebo è un procedimento o mezzo chimico, o fisico, o psicologico che simula un trattamento terapeutico. Nella maggior parte dei casi, il placebo si ottiene mediante la somministrazione di pillole, o iniezioni, che sono del tutto privi di principi attivi medicinali; serve per ottenere la guarigione di chi crede di essere affetta-o da patologie.
Gennaio 24, 2017 LA NOSTRA SALUTE admin OMOTERMIA E TERMOREGOLAZIONE 24/01/2017 OMOTERMIA In alcune classi di vertebrati (uccelli e mammiferi) il consumo energetico di base è sensibilmente più elevato che nelle altre classi. Ciò rende possibile il mantenimento di una temperatura interna costante, che è decisamente superiore a quella dell’ambiente e precisamente intorno ai 36-38°C. Per questo motivo questi animali sono chiamati omotermi. Il consumo energetico di base, è rappresentato dalla qualità di calore che l’organismo disperde nell’ambiente quando si trova in uno stato di lavoro muscolare ridotto al minimo ( si contraggono solo i muscoli respiratori e il muscolo cardiaco), quando non è in atto lavoro digestivo perché l’intestino è vuoto di alimenti (a digiuno da almeno 12 ore) e la temperatura ambientale è confortevole, non si hanno sensazioni sgradevoli né di caldo né di freddo. Questa quantità di calore deriva dal consumo dell’energia chimica alimentare occorrente perché si svolgano la respirazione, la circolazione e tutte le altre funzioni cellulari di base ed è sufficiente a rimpiazzare il calore che si disperde nell’ambiente attraverso la superficie cutanea, di modo che la temperatura interna dell’organismo si mantenga costante. La temperatura di 36-38°C sembrerebbe determinata da una particolare situazione che si verifica solo in condizioni di riposo muscolare, di digiuno e di temperatura esterna confortevole. Ma così non è, poiché la medesima temperatura interna viene mantenuta anche in condizioni esterne molto diverse: ciò si verifica per l’entrata in funzione dei meccanismi che riescono sempre a far quadrare il bilancio tra calore prodotto e calore disperso. In altre parole, gli omotermi sono quelli che, dotati di meccanismi di termoregolazione, riescono a mantenere costante la temperatura del sangue. 25/01/2017 Riassumendo, l’omotermia è la capacità dell’organismo umano di mantenere la temperatura corporea costante, indipendentemente dalla temperatura ambientale. Essa è ottenuta mediante processi ossidativi che liberano energia a livello tissutale e mediante meccanismi omeostatici dovuti al sistema nervoso endocrino. La termoregolazione è quel processo, che presuppone innanzitutto una esatta informazione sulla temperatura della pelle e del sangue. L’informazione sulla temperatura della pelle proviene dai recettori nervosi sensibili alla temperatura, che prendono il nome di termorecettori e sono situati nel derma. Esistono due tipi di termorecettori: termorecettori per il caldo e quelli per il freddo. Essi rispondono in modo diverso alla temperatura cutanea: quelli per il freddo scaricano impulsi nervosi nelle vie termiche ad una frequenza tanto maggiore quanto è più bassa la temperatura; quelli per il caldo invece scaricano impulsi nelle vie termiche ad una frequenza tanto più alta quanto più elevata è la temperatura. Le fibre nervose dei termorecettori portano questi impulsi di varia frequenza dapprima al midollo spinale e poi, lungo il midollo spinale, fino al talamo ottico, all’ippotalamo e alla corteccia sensitiva (è stato già menzionato in un altro articolo). Nell’ippotalamo esiste un centro di termoregolazione che, in base alle informazioni ricevute, invia dei messaggi alla periferia, provocando reazioni atte ad assicurare il bilancio termico. Le reazioni periferiche sono sempre di due tipi: reazioni che sono sempre atte a modificare la dispersione di calore e reazioni atte a modificare la produzione di calore in modo da mantenere il bilancio termico pari. Infatti quando la produzione è uguale alla dispersione, la temperatura del corpo rimane costante. Se la temperatura esterna scende al di sotto del valore ideale, ovviamente scende anche la temperatura cutanea e il sangue tende a raffreddarsi, quindi abbiamo una reazione duplice. Da una parte l’organismo cerca di ridurre la dispersione di calore riducendo la circolazione sanguigna cutanea aumentando lo spessore dell’aria ferma intorno alla superficie cutanea; questo ultimo risultato viene ottenuto dall’erezione dei peli. Riducendo la circolazione sanguigna la pelle si raffredda non solo in superficie, ma anche inprofonditàe la perdita di calore diminuisce; rizzando i peli aumenta lo spessore di un mezzo scarsamente conduttore qual è l’ari a ferma e la dispersione di calore viene ridotta anche in questo modo. L’organismo aumenta la produzione di calore, innalzandone la produzione di molti tessuti mediante la messa in circolo si un ormone prodotto dalla tiroide, la tiroxina, e aumentando l’attività della sua massa muscolare; i muscoli, infatti entrano in contrazione disordinata (brivido freddo). Se invece la temperatura esterna sale oltre il valore confortevole o ideale, anche la temperatura cutanea e quella del sangue tendono ad aumentare. Anche in questo caso la reazione è duplice: si ha una maggiore irrorazione cutanea perché i vasi sanguigni superficiali si dilatano. La pelle diventa calda e la dispersione di calore aumenta. E anche questo argomento continua a non finire nai. Un’altra versione della termoregolazione: La termoregolazione è il meccanismo che tende a mantenere costante la temperatura dell’organismo attraverso l’adattamento dei processi di produzione e di dispersione del calore ai cambiamenti della temperatura ambientale. Come ho già detto, nell’organismo la produzione di calore deriva dai processi ossidativi del metabolismo energetico, dall’attività muscolare e dall’alimentazione. Continua… 26/01/2017 Le perdite di calore avvengono in gran parte per radiazione e conduzione, e secondariamente attraverso il sudore, la respirazione, e gli emuntori intestinale e urinario. In seguito a variazioni della temperatura ambientale gli organismi omeotermi mettono in atto risposte di tipo somatico, endocrino, comportamentale e soprattutto neurovegetativo, attraverso le quali viene adeguata l’entità delle perdite e della produzione di calore. Il freddo attiva un meccanismo come l’attività muscolare, la secrezione di adrenalina e di noredrenalina, di ormone tireotropo, l’aumento dell’appetito, come pure la vasocostrizione cutanea, i riflessi di orripilazione e di raggomitolamento, che tendono a diminuire le perdite di calore. Al contrario sono attivati dal caldo: la vasodilatazione cutanea, la ventilazione polmonare, e la sudorazione, che favoriscono la dispersione del calore. Diminuiscono inoltre l’appetito, l’attività motoria e la secrezione ipofisaria di ormone tireotropo, con conseguente rallentamento del metabolismo e, quindi, della produzione del calore. L’insieme dei meccanismi riflessi termoregolatori è integrato dall’ippotalamo. Nell’ippotalamo anteriore dei neuroni sensibili ad aumenti di temperatura e capaci di reagire a questi aumenti (1-2°C) con l’attivazione dei meccanismi di dispersione termica. Lesioni a livello dei nuclei dell’ippotalamo anteriore determinano l’ipertermia. Nell’ippotalamo posteriore e laterale esiste n centro termogenetico, costituito da neuroni che risentono delle diminuzioni della temperatura ambiente reagendo a esse con l’attivazione dei meccanismi conservativi e produttivi del calore. In determinate circostanze il controllo ipotalamico della temperatura corporea risulta spostato a un livello più alto: ciò in particolare si osserva nella febbre, dovuta il più delle volte alla liberazione di tossine che agiscono sui centri termoregolatori dell’ipotalamo attraverso fattori pirogeni dei leucociti circolanti. Per ora ci fermiamo qui. 27/01/2017 IPOTERMIA E CONGELAMENTO L’ipotermia è la diminuzione della temperatura corporea rispetto ai valori normali (detta anche algidismo). L’ipotermia può essere una conseguenza dell’assideramento, di intossicazioni esogene, lesioni nervose del midollo spinale, meningiti, idrocefalo, stati di collasso nel corso di malattie infettive febbrili, ecc. L’ipotermia controllata, denominata anche ibernazione artificiale, quel metodo del passato rivolto a ottenere, mediante adeguato abbassamento della temperatura corporea, un rallentamento dei processi vitali dell’uomo in alcuni particolari interventi di neuro e cardiochirurgia. La diminuzione dell’attività del sistema nervoso centrale nell’animale in ipotermia spinta suggerì la possibilità di utilizzare questa pratica in chirurgia per ottenere una più prolungata e più sicura anestesia generale, con il vantaggio dell’interruzione della circolazione sanguigna per un tempo relativamente lungo, il che è particolarmente utile in interventi sul cervello e sul cuore. Poiché il metabolismo diminuisce con l’abbassarsi della temperatura corporea, aumenta di conseguenza il tempo durante il quale i tessuti possono sopportare l’anossia. Siccome, l’arresto della circolazione, che spesso avviene in cardiochirurgia, potrebbe causare danni irreversibili al cervello si ovvia all’inconveniente raffreddando il sangue che va al cervello, limitando l’ipotermia al territorio cefalico. L’instaurarsi nell’uomo della fibrillazione ventricolare quando la temperatura corporea scende a 25°C creava una grave difficoltà all’adozione pratica del metodo. Il fenomeno, attribuito a un’alterata funzione del sistema nervoso autonomo, è stato rimosso trattando preventivamente il paziente con farmaci che bloccano tale sistema con il vantaggio di ottenere anche una diminuzione della frequenza cardiaca e una preventiva leggera anestesia. Aggiungendo a questa pratica l’iperventilazione del soggetto con ossigeno puro, onde evitare l’eccessivo accumulo di anidride carbonica, la cui solubilità aumenta molto a bassa temperatura, è possibile portare la temperatura interna al di sotto dei 30°C senza fibrillazione. In queste condizioni l’interruzione della circolazione, attraverso il cervello e il miocardio, può durare anche oltre mezz’ora senza che avvengano alterazioni permanenti, tempo sufficiente per numerosi interventi. Continua… 28/01/2017 L’azione esercitata dal freddo ha effetti sia locali che generali. Si parla di assideramento quando le manifestazioni sono prevalentemente generali (obnubilamento della coscienza, sonnolenza, sonno, morte). Per congelamento invece si intendono le manifestazioni locali dell’azione del freddo. Le cause predisponenti sono: Il tipo di freddo, quello umido è più dannoso, come la presenza di vento, gli ostacoli meccanici della circolazione (fascie elastiche, cinture, ecc.) , lo stato di nutrimento, il sovraffaticamento, la depressione morale, l’abuso di alcolici. Il freddo provoca diversi tipi di congelamento: 1°grado o fase eritematosa; il ripetersi dell’eritema dà luogo ai geloni. 2°grado: è caratterizzato dalla formazione di flittene (pustola provocata da cause esterne fisiche o chimiche). Terzo grado o fase della gangrena. Terapia: provocare gradualmente il disgelo con frizioni prima fredde (ottima da usarsi anche la neve), poi con bagni di acqua tiepida. Proteggere con garze sterili le parti colpite. Nel congelamento in genere, sono colpite le estremità e specialmente gli arti inferiori a partire dai tratti distali. In base ai sintomi e alla gravità si distinguono tre gradi di congelamento: il congelamento del primo grado è caratterizzato da dolore trafittivo, edema, torpore ed eritema, che regrediscono in dieci-venti giorni, lasciando quasi sempre per qualche mese un colorito bruno-grigiastro della parte. Può regredire come evolversi con comparsa di flittene sempre più estese a contenuto citrino-emorragico (congelamento di secondo grado). Le unghie tendono a staccarsi, persistono disturbi sensitivi, compaiono anche fenomeni paretici con rigidità muscolare. Nel caso in cui non sia possibile il recupero con il dissecamento delle flittene, persistono delle ulcerazioni torpide (congelamento di terzo grado e compare un progressivo raffreddamento, per lo più a carico delle parti distali che diventano cianotiche e bluastre cadendo in necrosi. Qualunque sia la fase cui il processo di congelamento è pervenuto, la guarigione è molto lenta.
Gennaio 21, 2017 LA NOSTRA SALUTE admin RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE TRENTADUESIMA PARTE 21/01/2017 Mi piacerebbe conoscere anche una relazione sul sistema nervoso, diversa da quella che hai già scritto. Barbara A. Sì, certo, anche perché quella che ho già scritto era una relazione sul tessuto nervoso e i suoi nervi. Però anche se faccio un riassunto non posso trascurare le cose essenziali, quindi più o meno non è che cambi molto; farò il possibile ma meno di così si rischia di tralasciare cose importanti determinanti per un buon apprendimento. Diciamo pure che il sistema nervoso è un insieme di organi che hanno il compito di permettere all’individuo di rendersi conto delle condizioni sia dell’ambiente esterno che di quelle interne all’organismo e di avere una reazione ad esse; di collegare tutti quegli organi dell’individuo in una correlazione nervosa che si aggiunge a quella sanguigna. È formato da organi di correlazione, di coordinazione e di associazione, che hanno il compito di raccogliere ed elaborare gli stimoli, giunti dagli organi recettori o organi di senso sede di attività sensitive, e di inviarli alla periferia agli organi effettori che sono per lo più ghiandole e muscoli. Esistono catene di elementi nervosi che costituiscono un arco che trasporta uno stimolo, da un organo di senso ad un organo effettore. In genere però il sistema nervoso è più complesso. il neurone afferente si collega con i rami collaterali del suo neurite a più neuroni efferenti, o un neurone efferente è stimolato da più neuroni afferenti o si inseriscono anche neuroni associativi. Il sistema nervoso comprende: Il sistema nervoso centrale o asse cerebrospinale formato da encefalo e midollo spinale, un sistema periferico formato da nervi e gangli, ed inoltre un sistema autonomo o simpatico derivato da quello periferico che serve gli organi della vita vegetativa. Nei vertebrati compaiono per la prima volta le fibre mieliniche che effettuano una trasmissione rapida degli impulsi, senza decremento di intensità durante la conduzione. I neuroni possono distinguersi in primari (neuroni sensitivi e motori) e secondari interposti fra questi. Però vi sono neuroni di correlazione posti fra i neuroni sensitivi, neuroni di coordinazione posti fra neuroni motori, neuroni di associazione, da cui dipendono le attività più elevate del sistema nervoso (memoria, intelligenza). La trasmissione degli impulsi avrebbe mediante la liberazione di un mediatore chimico nelle terminazioni nervose: per il sistema nervoso parasimpatico il mediatore è l’acetilcolina, per il sistema nervoso simpatico è l’adrenalina. Agirebbero inoltre anche dei fenomeni elettrici, le cosiddette correnti d’azione. Lungo la linea mediana dorsale dell’embrione si forma un ispessimento dell’ectoderma detto “piastra neurale”. I bordi di questa successivamente si elevano a formare una doccia neurale e da essi si staccano le creste neurali o ganglionari che danno origine ai gangli spinali e simpatici, dopodiché i bordi si saldano in un tubo, chiamato il tubo neurale, posto dorsalmente alla corda del dorsale. A domani… 22/01/2017 Questo tubo neurale, molto importante perché rigonfiandosi anteriormente formando così delle vescicole encefaliche dà origine al midollo spinale. Dalle cellule del tubo neurale derivano sia le cellule epiteliali che rivestono le cavità del tubo neurale sia i neuroblasti che danno origine alla neurologia. Il sistema nervoso centrale è formato da encefalo e midollo spinale; il sistema nervoso periferico è formato da nervi che escono dall’encefalo e dal midollo spinale. Il sistema nervoso simpatico è una parte del sistema nervoso periferico che comprende la parte simpatica e parasimpatica con i loro gangli periferici e intraviscerali e i relativi nervi. L’encefalo è collegato alle rimanenti parti del sistema nervoso, agli organi di senso, ai muscoli, alle ghiandole mediante vie afferenti collegate direttamente con gli organi di senso, e i muscoli del cranio e della faccia. Queste vie sono costituite da fibre e si collegano con i nuclei dell’encefalo con formazioni cellulari. Le vie afferenti, o centripete, o ascendenti, portano a questi nuclei stimoli provenienti da recettori periferici: le vie afferenti portano portano impulsi provenienti dai vari nuclei ai cosiddetti effettori ( muscoli, ghiandole). Inoltre le vie di associazione collegano fra loro i vari nuclei sia coordinando gli stimoli e le reazioni somatiche, sia presiedendo alle attività più elevate della corteccia cerebrale. Le vie associative, partendo dai nuclei talamici, esclusi i centrali, mandano fibre a diverse zone della corteccia cerebrale (proiezioni corticali), che si dicono aree associative. Tra le vie discendenti sono importanti le vie motorie, Piramidale ed extrapiramidale. La prima si origina dalla cporteccia della circonvoluzione frontale ascendente o prerolandica (corteccia motrice precentrale) che può essere suddivisa nelle zone dorsale, centrale e ventrale, la cui stimolazione provoca risposte motorie rispettivamente dagli arti posteriori, dagli anteriori, dal capo. Essa riceve anche fibre da aree corticali dei lobi frontali, occipitali, temporali; si continua attraverso vari centri cerebrali (centro ovale, capsula interna, peduncolo cerebrale, ponte di Varolio). Alcune fibre terminano al ponte, altre dopo la decussazione con le fibre omologhe provenienti dall’altra metà dell’encefalo, terminano nella sostanza grigia, delle corna anteriori delle varie sezioni del midollo spinale. È la via che controlla i movimenti volontari. La via extrapiramidale ha origine dalle aree motrici addizionali della corteccia, frequenti in vari punti della corteccia; dispone di neuroni nel corpo striato e nel sistema reticolare rombencefalico e mesodiencefalico (cellule nervose diffuse). Questa via controlla il tono muscolare, i movimenti automatici e mimici. Le vie sensitive sono date dalle vie ascendenti; la via primaria di sensibilità generale incrociata come la via piramidale è formata da fibre provenienti dal midollo spinale, dal bulbo e acustiche che sono convogliate attraverso il nastro di Reil o lemnisco al talamo ottico e nella corteccia laterale. A domani. 23/01/2017 Le fibre spinali arrivano direttamente al lemnisco mediante il fascio di Gowers 0 attraverso i nuclei di Goll e Burdach del midollo allungato provenendo dai fasci spinali omonimi. La via sensitiva secondaria o cerebrale è diretta, non incrociata, entra nel verme cerebellare dal peduncolo cerebellare con il fascio-spinocerebellare diretto (omolaterale) e attraverso i peduncoli cerebellari superiori giunge direttamente alla corteccia cerebrale attraverso o il nucleo rosso o o il talamo ottico. È anche in rapporto con i nervi cranici sensitivi attraverso il talamo. Nella corteccia occipitale terminano le fibre e i nervi ottici, che subisconi una quasi totale decussazione nel chiasma ottico e giungono con i tratti ottici nel talamo e precisamente nel corpo ginecolato laterale. Le fibre dei nervi acustici giungono ai nuclei coclearidel bulbo e da qui attraverso il lemnisco salgono alla corteccia temporale. I nervi olfattori penetrano con i bulbi olfattori da cui le fibre arrivano attraverso i tratti olfattori nella formazione dell’ippocampo o corno di Ammone e quindi nella corteccia sottocallosa. Per cause diverse si possono alterare la morfologia e/o le funzioni del sistema nervoso e dar luogo ad un numero di quadri morbosi, caratterizzati da associazioni molteplici di sintomi particolari come ad esempio paralisi, paresi, ipoestesie, dissociazioni sensitive, ipertonie, cefalee, algie, parestesie ecc). Le malformazioni possono interessare segmenti del sistema nervoso a diversi livelli ed essere più o meno gravi: encefalocele, spina bifida, microencefalia, idrocefalia, megaloencefalia, toxoplasmosi, paralisi cerebrale infantile ed altro. I processi degenerativi, giovanili o tardivi sono causa di: corea, distrofie muscolari, atassia cerebellare, encefalopatie infantili, morbo di Parkinson.Le alterazioni dei vasi sanguigni dell’encefalo comportano lesioni o quadri morbosi importanti quali: aneurismi, ematomi extradurali e subdurali, congestione cerebrale acuta, emorragie cerebrali, trombosi cerebrali, embolie cerebrali ecc. I processi infiammatori acuti o cronici, localizzati o diffusi, possono interessare le meningi e dar luogo a varie forme menengitiche, oppure essere la causa di encefaliti, mieliti, encefalomieliti, nevriti, radicoliti, neurassiti. Le lesioni traumatiche provocano contusioni, commozioni cerebrali, emorragie, ematomi, ferite. Possono essere causa di esiti cicatriziali ad azione irritativa e scatenante di sindromi epilettiche. i tumori del sistema nervoso rivestono grande importanza per le azioni compressive e distruttive che possono esercitare su tessuto estremamente delicato. Possono avere localizzazione varia ed essere costituiti da: oligodendrogliomi, papillomi ed epiteliomi dei plessi coroidei, adenomi ipofisari, ecc. Un altro notevole gruppo di malattie è legato ad alterazioni del sistema nervoso vegetativo tra le quali ricordiamo: diabete insipido, narcolessia, sindromi distroficoadipose, meteoropatie, chinetosi, causalgie, eritromeralgia, morbo di Raynaud, male perforante plantare, acrodinia, sclerodermia, malattia di Dupuytren. Fine ma può continuare all’infinito
Gennaio 5, 2017 LA NOSTRA SALUTE admin RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE TRENTUNESIMA PARTE 05/01/2017 Parlaci dei processi di difesa e dei rapporti con l’ambiente esterno. Dott. Robert e Linda Il primo rapporto tra l’ambiente esterno e l’organismo avviene attraverso il cibo; che da un altro punto di vista si tratta di rapporti dinamici, di adattamento e di lotta continua. I nostri tessuti rappresentano anche la prima nostra difesa: come ho già scritto negli articoli della “Pelle”, la cute e il tessuto sottocutaneo ci proteggono dai raggi solari nocivi, essendo impermeabili formano una barriera di protezione per quasi tutti quei microrganismi, e sono anche la sede del tatto che ci mette in comunicazione con l’ambiente. Un altro gruppo di difesa è rappresentato dai processi infiammatori e da quelli immunitari, che sono correlati nella genesi e per i tessuti che vi partecipano. Ogni qualvolta che nel nostro organismo entra un corpo estraneo provoca una reazione infiammatoria quindi una vasodilatazione, con fuoriuscita di leucociti dai capillari e attivazione delle cellule del reticoloendotelio, tutti enzimi che cercano di fagocitare la sostanza estranea. Quando compare la febbre la reazione è tale e diventa generale perché alle difese partecipa tutto l’organismo. Nella infiammazione superficiale invece può portare alla distruzione i microrganismi intrusi ma se questo non fosse possibile le cellule affluite per combatterlo si modificano fino ad avvolgerlo in una specie di fortino che lo rende innocuo, ma se la lotta si prolungherà un grande numero di cellule viene distrutto e insieme ai tessuti forma un liquido giallognolo chiamato “pus”, solo dopo l’eliminazione dell’agente infettante e del pus porterà quasi sempre il tessuto leso alla normalità. Tutti i batteri sono anche di natura proteica, le cellule del sangue ed i linfociti in particolare producono delle globuline capaci di legarsi specificamente alla sostanza introdotta (all’intruso) annullandone le proprietà tossiche e facilitandone la distruzione da parte di altre difese organiche. Ed ecco che questa parte di difesa prende il nome di immunità; gran parte di queste circolano col plasma condizionando così una pronta difesa nel caso di un nuovo contatto che ne ha richiamato la produzione. Molti processi difensivi sono capaci di sostituire o di rinnovare le parti lese con la proliferazione dei propri elementi cellulari, tra i quali : le ossa fratturate, l’epitelio della cute, il fegato è anche lui capace di riprodurre le proprie strutture, sempre che non vi sia una perdita molto vasta. Nel tessuto nervoso e nel tessuto muscolare invece le cellule distrutte vengono sostituite dal tessuto connettivo fibroso portando la formazione di una cicatrice. Continua… 08/01/2017 Oppure del sistema immunitario si può dire che è un complesso di cellule e sostanze solubili destinato per la difesa contro corpi o sostanze estranee, per la maggior parte rappresentate da antigeni batterici, virali, ecc. I linfociti e cellule fagocitarie ( i polimorfonucleati monociti che sono di origine midollare, mentre i macrofagi sono presenti nel sistema reticoloendoteliale, soprattutto polmoni, fegato e milza, oltre all’attività fagocitaria elaborano gli antigeni) , sono formate negli organi linfoidi e reticoloendoteliali, che si trovano in vari punti dell’organismo. I linfociti T che si formano nel timo, sono responsabili dell’immunità cellulo-mediata, ed i linfociti B, che si formano nel midollo osseo e vanno a colonizzare gli organi linfoidi delle linfoghiandole, della milza, ecc. e sono i responsabili dell’immunità umorale. Continua… 11/01/2017 Se si ha una ridotta capacità di risposta immunologica consecutiva ad un difetto dell’immunità umorale, o cellulomediata o di ambedue, si ha una condizione patologica detta “immunodeficienza”. Si distinguono immunodeficienza primaria e secondaria, congenita e acquisita, timodipendente, legata al sesso e così via. È facilitata a contrarre infezioni di varia origine e a varia localizzazione in rapporto al grado del deficit immunologico. Le forme congenite sono dovute ad anomalie di sviluppo del sistema immunitario mentre quelle acquisite sono causa di malattie linfoproliferative e neoplastiche, infezioni virali oppure l’uso prolungato di farmaci immunosoppressivi. una riduzione dei linfociti B e delle immunoglobuline caratterizzano le forme con impegno dell’immunità umorale, mentre una riduzione dei linfociti T e /o delle sottopopolazioni linfocitarie T o delle loro funzioni caratterizzale forme con impegno dell’immunità tessutale. le immunodeficienze combinate sono le più potenti e infatti i microrganismi responsabili di infezioni intercorrenti sono i meno patogeni; per essi la prognosi e di solito infausta. Infatti la terapia è sempre sostitutiva o con trapianti di timo di midollo, o con somministrazione di immunoglobuline, linfociti sostanze di derivazione timica, immunomodulanti. Se il sistema immunitario è compromesso e alterato quindi ridotto, questa condizione favorisce l’insediamento di virus, batteri, funghi provenienti dall’esterno o la virulentazione di quelli endogeni in stato saprofitario, si parla nell’uso corrente di ospite immunocompromesso. Le cause possono essere spontanee, cioè malattie ematiche o dell’apparato immunopoietico, oppure proiettate da terapie immunosoppressive o radianti. Per evitare l’insorgenza di processi infettivi è necessario tenere questi soggetti il più possibile in condizioni di sterilità o sotto la protezione di antibiotici a largo spettro. Continua… 12/01/2017 La condizione idonea invece è quella condizione che certi individui oppongono resistenza all’azione di determinati batteri o altro, tanto da evitarne i danni provocati che invece in altri individui con immunità non prestanti o compromesse. Come ho già scritto, in base a vari criteri si distinguono diverse forme di immunità. Si possono distinguere un’immunità congenita e un’immunità acquisita. La prima, rappresenta una proprietà connaturata all’individuo, insita cioè nella sua costituzione, e può dipendere dalla specie, dalla razza alle quali l’organismo appartiene o essere semplicemente individuale. Tale immunità può essere generica, cioè costituire una resistenza di vario grado di fronte a qualunque microrganismo patogeno, o specifica, cioè riferirsi a determinati microbi. L’immunità acquisita rappresenta .immunità che compare in un individuo come conseguenza della reazione promossa dall’agente infettante nell’individuo stesso. È sempre specifica, ma si dice naturale se fa seguito ad un’infezione casuale, artificiale se fa seguito ad introduzione intenzionale di microrganismi o di loro prodotti o parti come ad esempio la vaccinazione. L’immunità acquisita può essere inoltre attiva quando si instaura per reazione propria dell’organismo che la presenta, passiva quando è traportata in un organismo da un altro organismo nel quale si è prodotta. Sia l’immunità acquisita, sia l’immunita congenita, possono essere legate sia a reazioni dell’organismo contro le sostanze tossiche sia a reazioni contro i microrganismi, alla cui vita si oppongano (imm. antibatterica). C’è da dire che… 13/01/2017 certi meccanismi con cui tali tipi di immunità si realizzano, abbiamo: 1 ) l’immunità congenita antitossica è legata a vari fattori non tutti noti (tossine che non arrivano alle cellule sensibili alla loro azione, perché fissate in precedenza da altre cellule insensibili, ecc) 2) l’immunità congenita antibatterica è dovuta principalmente all’azione fagocitaria dei microfagi e dei macrofagi dell’organismo ospite, oltre che l’azione distruttiva dei batteri esercitata da particolari sostanze, ( alessina, opsonine, ecc); 3) l’immunità acquisita antitossica ed antibatterica è dovuta alla presenza nel sangue dell’individuo aggredito dalle tossine e dai batteri di particolari sostanze, dette anticorpi, la cui formazione consegue alla reazione dell’organismo verso altre sostanze particolari, dette antigeni, che fanno parte della struttura chimica dei batteri e loro tossine. In conseguenza alla formazione degli anticorpi, un individuo che abbia superato una determinata infezione è immune verso l’infezione stessa per un periodo vario di tempo, essendo gli anticorpi in grado di ostacolare la vita dei germi responsabili di quella specifica infezione. Nella pratica medica il termine indica i modi con cui si conferisce agli individui l’immunità verso determinate malattie o la si potenzia: sono rappresentati dalle vaccinazioni, dalla sieroprofilassi, della sieroterapia e dalla vaccinoterapia. Continua… 16/01/2017 Ci sono gruppi di affezioni morbose caratterizzate da reazioni infiammatorie di immunocomplessi (combinazione di antigeni e dei rispettivi anticorpi). Le lesioni si verificano principalmente a livello cutaneo, renale, articolare e dei piccoli vasi. Le più note sono la panarterite nodosa, la sclerodermia, alcune glumerolonefriti, la malattia da siero. La tecnica di indagine biologica consente la separazione e la identificazione di singole frazioni proteiche del siero e di complessi di proteine di diversa origine. Consiste essenzialmente in una reazione di precipitazione antigene-anticorpo preceduta da un’elettroforesi su gelosio, che assicura una migrazione differenziale delle varie globuline sieriche in funzione della loro grandezza molecolare. A separazione ottenuta, le singole proteine reagiscono con un antisiero-antiglobuline posto in un solco scavato parallelamente all’asse di migrazione delle proteine. Si formano in tal modo tanti archi di precipitazione quante sono le frazioni globuliniche presenti nel siero in esame. L’immunoelettroforesi trova applicazione in vari settori della ricerca biologica e costituisce un prezioso mezzo di diagnosi delle malattie caratterizzate da perturbazioni del quadro proteico del siero o della comparsa di specifiche proteine anomale. Continua… 17/01/2017 Ha assunto notevole importanza in genetica umana e in antropologia lo studio della trasmissione ereditaria dei caratteri immunitari. Attualmente gli studi di immunogenetica tendono essenzialmente a scoprire le modalità per lo sviluppo della tolleranza immunitaria onde risolvere i problemi essenziali relativi all’innesto e al trapianto dei tessuti e di organi (rigetto ecc.). In questo campo di ricerca una delle più importanti scoperte è quella che un organismo , esposto in uno stadio precoce della vita e degli antigeni, impara a riconoscerli come propri. È stato così possibile effettuare con successo, in topi e ratti, trapianti di organi su un ricevente opposto durante la vita embrionale alle proteine del donatore. La tecnica diagnostica basata sulla reazione antigene-anticorpo con laggiunta di un marcatore di natura enzimatica (perossidasi) avoidina-biotina, ecc) che consente lo sviluppo di un colore di intensità proporzionale alla quantità di sostanza che si ricerca. Sono disponibili tecniche immunoenzimatiche: sistema eterogeno Emit (Enzime Multiple Immuno-assay o Linked-Immuno Sorbent Assay). Il sistema Emit è una metodica caratterizzata dal fatto che gli immunoreagenti non hanno bisogno di essere separati dopo la reazione e quindi l’attività enzimatica si determina direttamente sulla miscela di reazione. Continua… 19/01/2017 Nel sistema Elisa invece, che è quello correntemente utilizzato, l’immunocomplesso viene prima assorbito su fase solida, poi eluito con soluzione tampone e infine evidenziato mediante sviluppo di colore. Le tecniche immunoenzimatiche semplici nella procedura, sensibili e attendibili nelle risposte, vengono utilizzate in campo immunologico (ricerca di antigeni virali o di anticorpi), in campo ormonale in campo tossicologico, ecc. Esse sono destinate a soppiantare le tecniche radioimmunologiche, che hanno costi maggiori e richiedono l’uso di materiale radioattivo. Ci sono gruppi di sostanze chimiche che sono in grado di deprimere, parzialmente o completamente, la reazione immunitaria quando questa possa risultare dannosa o causa di malattie. Nelle immunopatie vengono impiegati farmaci ( immunosoppressori) , Vengono impiegati nelle manifestazioni allergiche e nei trapianti di tessuti o di organi da un individuo all’altro (farmaci antirigetto). tra i principali requisiti richiesti ai farmaci immunosoppressori sono: la minima tossicità, anche per posologie elevate e per lunga durata del trattamento; la capacità di bloccare selettivamente la reazione immunitaria di tipo cellulare in modo da impedire o attenuare i processi responsabili del rigetto e delle immunopatie, senza compromettere la reazione immunitaria umorale contro gli antigeni batterici, micotici e virali; la capacità di agire in via definitiva in modo che i processi non riprendano dopo la sospensione delle terapia. Continua… 20/01/2017 Esistono sostanze naturali di sintesi che favoriscono il ripristino delle funzioni del sistema immunitario, quando queste siano deficitarie. Tra gli immunomodulanti vanno annoverati prodotti batterici (da K. Pneumoniae,B. Substilis, C. parvum), sostanze vegetali, sostanze organiche endogene, (lisozima, interferone, polipeptidi cellulari indotti da infezioni virali), sostanze timiche (timopotentina timostimolina)e composti di sintesi ( isoprinosina, levamisolo). Le indicazioni sono le più svariate: tumori, infezioni batteriche e virali a lungo decorso o recidivandti, deficit immunologici di diversa natura. Isoprinosina, questo farmaco di sintesi è composto da inosina e da dietilaminopropanolo, è dotato di attività immunomodulante. Non ha effetto antivirale, contrariamente a quello che si credeva in un primo tempo. Continua all’infinito…
Dicembre 29, 2016 LA NOSTRA SALUTE admin RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE TRENTESIMA PARTE 29/12/2016 CONTINUA DALL’ARTICOLO RISPOSTE AI LETTORI 92 VENTINOVESIMA PARTE Il fenomeno fisiologico descritto il giorno 27/12/016 nell’articolo precedente, prende il nome di “innervazione reciproca degli antagonisti” e presuppone l’esistenza di una trasmissione sinaptica inibitoria, in aggiunta a quella eccitatoria. Nel caso che gli effettori muscolari siano i muscoli di visceri, si ricorderà che, come ho già detto, per essi esiste una doppia innervazione, la simpatica e la parasimpatica, tra loro antagoniste. Per la motilità dei visceri, quindi, il gioco eccitatorio-inibitorio non avviene a livello dei motoneuroni spinali, ma a livello degli effettori stessi. Mentre nella parte centrale (sostanza grigia) del midollo spinale troviamo i corpi cellulari dei motoneuroni e dei neuroni di collegamento, alla periferia (sostanza bianca) dello stesso troviamo le fibre nervose che collegano fra loro i diversi segmenti del midollo spinale e il midollo spinale con i centri encefalici; queste ultime vie sono chiamate “vie lunghe”. A questo punto occorre fare alcune considerazioni generali che servono a spiegare, almeno fino ad un certo punto, il ruolo dell’encefalo. Anzitutto attraverso i nervi cranici arrivano all’encefalo segnali sensitivi inviati dai recettori e dall’encefalo partono i segnali motori inviati agli effettori muscolari del collo e della testa e una grande quantità di effettori viscerali. Anche nell’encefalo quindi, come nel midollo spinale, avvengono riflessi semplici; originati da recettori di sensibilità generale e dagli stimoli che agiscono sugli organi di senso situati nel capo, essi determinano i movimenti dei muscoli della faccia, dell’occhio, dell’orecchio, della lingua, del laringe, ecc., oppure determinano riflessi viscerali quali la secrezione salivare, movimenti del diaframma irideo e del muscolo ciliare dell’occhio, ecc. Uno dei compiti specifici dell’encefalo è, almeno nei mammiferi, quello di poter coordinare i riflessi complicati e automatizzati, come camminare, correre, saltare, volare, nuotare ecc. Continua… 30/12/2016 L’encefalo possiede inoltre, situati nella sua parte romboencefalica e diencefalica, i centri per la regolazione dell’attività cardiaca e circolatoria, i centri per l’automatismo e la regolazione dell’attività respiratoria ed i centri per la regolazione di molte costanti interne, come il contenuto idrico salino del sangue, la temperatura e il grado di accumulo di tessuto adiposo. Ma il compito più caratteristico dell’encefalo, che si rileva in tutti gli animali, è quello di permettere di prendere iniziative abituali dell’animale per fini utili all’individuo e alla specie, come nascondersi, evitare o affrontare e combattere il nemico, procacciarsi il cibo, cercare l’altro sesso e accoppiarsi, ecc. Indipendentemente di poter compiere o no dei movimenti complicati, l’animale privo di centri encefalici, rimane in letargo o compie movimenti non diretti a raggiungere un fine utile e infine soccombe. Sotto quest’ultimo aspetto i centri encefalici non hanno lo stesso significato in tutta la scala zoologica. Ad esempio, mentre nei pesci e negli anfibi la rimozione del solo cervello anteriore non riduce o riduce di poco l’iniziativa spontanea, nei rettili, uccelli, e mammiferi produce lo stato letargico di cui si è detto. Alle zone encefaliche superiori, come anche a quelle encefaliche sottostanti, in tutti gli animali, arrivano le vie lunghe che portano i segnali informatori provenienti dai recettori generali e dagli organi di senso. E da queste stesse zone partono, sempre percorrendo vie lunghe, segnali motori che arrivano agli effettori somatici posti sotto il loro controllo (i cosiddetti muscoli volontari). Queste vie lunghe motorie sono le vie piramidali. È interessante notare che le vie lunghe, tanto quelle sensitive quanto quelle motorie, sono incrociate. Facendo riferimento ancora alla corteccia cerebrale, sappiamo che alle aree sensitive dell’emisfero destro arriva tutta la sensibilità della metà sinistra del corpo e che allo stesso emisfero cerebrale (aree motorie) partono i segnali motori volontari per la metà sinistra del corpo; lo stesso vale per l’emisfero cerebrale opposto. Continua… 02/01/2017 Così ci spieghiamo facilmente perché quando viene lesa la base di un emisfero cerebrale, nel punto in cui confluiscono le vie motorie, ad esempio a seguito di una emorragia ( la ben nota apoplessia emorragica), si instaura una specie di paralisi nella metà opposta del corpo (emiplegia destra o sinistra). Finora ho parlato del sistema nervoso centrale e periferico come fosse soltanto un sistema di conduzione di segnali tra i recettori e gli effettori, in modo da assicurare una certa attività viscerale o somatica a seguito di informazioni sensitive. Eseguito il riflesso spinale o encefalico, tutto dovrebbe tornare nelle condizioni primitive senza nessuna traccia dell’evento. Invece non è così. Soprattutto i centri encefalici e particolarmente certe aree corticali sono zone nelle cui cellule vengono immagazzinate le informazioni fornite dalla sensibilità generale e sensoriale. Tale memorizzazione può durare per molto tempo prima di scomparire. Un esempio ben noto, in cui si tocca con mano l’influenza della memoria, è quello dei riflessi condizionati studiati dal fisiologo russo Pavlov. Secondo Pavlov, i riflessi si distinguono in due categorie, riflessi non- condizionati o innati, e riflessi condizionati (acquisiti con la ripetizione di uno stimolo condizionante). I primi si riscontrano in tutti gli animali indipendentemente dalla loro esperienza precedente. I secondi compaiono solo in quegli animali che sono stati sottoposti precedentemente ad uno stimolo condizionante. Se ad esempio ad un cane si pone sulla bocca un pezzetto di carne, per via riflessiva si attiva il processo di salivazione. Questo è uno dei riflessi innati. Ora se contemporaneamente alla somministrazione della carne, all’animale si fa sentire un suono, questa associazione degli stimoli gustativi e sonori viene ripetuta più volte, alla fine comparirà un riflesso nuovo, il riflesso condizionato, per cui l’animale secernerà saliva soltanto sentendo il suono. Presumibilmente il suono, stimolo condizionante, ha evocato l’informazione lasciata dallo stimolo gustativo e, anche in assenza dello stimolo, si metterà in moto il riflesso di salivazione. Continua… 04/01/2017 Riassumendo: Il sistema nervoso centrale, riceve informazioni non solo dagli esterocettori o dai propriocettori ma anche per via umorale. Sia il midollo spinale che l’encefalo raccolgono ed elaborano questi dati correlandoli tra loro e confrontandoli con quelli già ricevuti. Uno stimolo esterno qualsiasi, viene recepito, corredato con altri giunti contemporaneamente, inscritti nel patrimonio mnemonico e messo in correlazione con l’ambiente esterno, e giudicato favorevole o meno da tutto l’organismo e quindi ogni informazione interessa varie sezioni del sistema nervoso centrale a livelli di organizzazione differenti. Tutto questo avviene continuamente sia nell’organismo che nel sonno ed un numero grandissimo di neuroni organizzati in circuiti fissi e variabili portano a compimento nella perfezione tutte queste operazioni. Si parla di ben oltre 15 miliardi di neuroni. Il sistema nervoso ha una complessità strutturale che riscontra un’estrema uniformità di funzionamento dei suoi elementi. Il sistema nervoso sottintende un neurone afferente che viene eccitato dalla stimolazione dei suoi recettori periferici e assume rapporti per mezzo di una sinapsi con il neurone effettore; che rappresenta il completamento dell’arco riflesso, trasferendo gli impulsi ricevuti alla periferia all’organo effettore, portandovi una risposta motoria o secretiva. Anche il sistema vegetativo come ho già accennato è organizzato sulla base dei riflessi; è in questo caso che molti archi riflessi restano disegnati nei gangli periferici o all’interno degli stessi organi. Ricordo anche che al sistema nervoso competono anche alcune funzioni specifiche come la coscienza che nei suoi vari gradi ha un particolare stato di attività nelle formazioni nervose cerebrali; essa formerebbe anche la base dell’ “io” individuale. È a lei che dobbiamo la conoscenza del nostro organismo e delle sue attività separate dall’ambiente esterno. E fra le altre funzioni specifiche abbiamo le altre attività superiori che hanno sede nel cervello, l’intelligenza, la memoria, e le capacità volitive e decisionali. Il sistema nervoso coinvolge la biofisica, la cibernetica, la bionica ecc… inoltre è uno studio interminabile. Fine
Dicembre 16, 2016 LA NOSTRA SALUTE admin RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE VENTINOVESIMA PARTE 16/12/2016 Pertanto, si comprende che una lesione del bulbo è mortale se interessa i centri vitali, o è causa di paralisi se colpisce i fasci motori o di perdita della sensibilità se sono lesi i fasci sensitivi. I nervi del cranio e Le meningi Se della descrizione dei centri encefalici mi sono imbattuta in nervi che hanno origine o terminano nei segmenti dell’encefalo e che sono racchiusi nella scatola cranica. Per la posizione dei loro nuclei di origine o di terminazione, tali nervi vengono quindi detti encefalici, per il fatto che, per raggiungere il territorio di innervazione, le loro fibre devono fuoriuscire dalla scatola cranica, attraversando fori o fessure, sono detti anche cranici. Voglio ricordare che essi sono dodici paia ed hanno struttura e funzione diversa. Alcuni sono puramente motori somatici, cioè innervano soltanto muscolatura volontaria; altri sono puramente sensitivi somatici, cioè raccolgono sensazioni dal midollo esterno, attraverso ricettori specifici; altri sono misti e in uno stesso nervo si trovano fibre sensitive e e fibre motorie, sia somatiche che viscerali, associate in vario modo. È ovvio però che in questi casi, che per ogni funzione vi sono nuclei e territori di innervazione differente , talora anche non molto vicini tra loro; il nervo nervo misto rappresenta soltanto un tratto di tragitto comune percorso insieme da fibre essenzialmente diverse. Come i nervi spinali anche i nevi sensitivi presentano nel loro decorso un ganglio sensitivo e anche i nervi parasimpatici hanno fibre pre-gangliari e fibre post-gangliari, corrispondenti ai rami comunicanti bianchi e grigi del simpatico. Continua… 19/12/2016 Il midollo spinale e l’encefalo, oltre che dallo scheletro (colonna vertebrale e cranio) sono protetti da tre membrane connettivali sovrapposte, le meningi, interposte tra lo scheletro e la massa nervosa. Lo strato più esterno è la dura madre, fibrosa, spessa e robusta. Essa si continua con la guaina dei nervi, lo strato successivo è l’aracnoide, la quale invia verso la meninge profonda (pia madre) setti filamentosi che suddividono lo spazio tra queste due meningi (spazio aracnoideo) in lacune entro le quali circola il liquido cefalorachidiano, che assicura la sospensione idrostatica della massa nervosa, impedisce la compressione delle cellule nervose e ammortizza gli shock, anche quelli determinati dalle pulsazioni vasali. La membrana meninge più interna la pia madre, è molto vascolarizzata e aderisce alla superficie del neurasse, alla cui nutrizione contribuisce notevolmente. Le meningi formano setti interposti sulle grandi fessure encefaliche: in quella tra i due emisferi cerebrali si trova la falce del cervello e nella fessura tra il cervelletto e i lobi occipitali vi è il tentorio del cervelletto. Continua… 20/12/2016 I vari distretti del neurasse sono irrorati da arterie derivate dalla carotide interna, che porta sangue ossigenato all’encefalo, e dalle arterie vertebrali, che irrorano il midollo spinale. il circolo venoso refluo dall’encefalo si scarica nella vena cava superiore attraverso le vene giugulari interne: ad esse infatti arriva il sangue che si raccoglie nei seni della dura madre, scavati nello spessore della meninge di cui portano il nome. È la vascolarizzazione del sistema nervoso centrale. La cellula nervosa di conduzione, con i prolungamenti che portano gli impulsi al corpo cellulare (dentriti) ed il prolungamento che porta i segnali in senso cellulifugo (neurite), è l’unità fondamentale di questo sistema di conduzione e si chiama neurone. Al corpo cellulare, situato nei gangli spinali , arriva la fibra che dalla periferia, dove trova la terminazione ricettrice, porta gli impulsi generati dallo stimolo specifico. Il corpo cellulare è collegato, direttamente o indirettamente per mezzo del suo prolungamento neuritico, con i prolungamenti dentritici di una seconda stazione di neuroni, il cui corpo cellulare ha sede nelle corna anteriori della sostanza grigia del midollo spinale o nei nuclei di origine dei nervi motori encefalici; questi neuroni sono chiamati motoneuroni o neuroni effettori, perché tramite il loro prolungamento neuritico, inviano dei segnali motori fuori del midollo spinale fino alle fibre muscolari degli effettori. Ecco individuato il collegamento diretto privato (=diretto) tra recettori periferici ed effettori muscolari, che è la condizione indispensabile all’insorgere di riflessi circoscritti. Continua… 21/12/2016 Ma i collegamenti descritti tra due neuroni non sono i soli possibili. Il neurone di senso, per mezzo del suo neurite, si mette in contatto con altri motoneuroni, appartenenti allo stesso segmento corporeo (metamero) o a metameri superiori o inferiori, e con l’encefalo. Per questi collegamenti sono necessari neuroni intermediari. Questo fatto è può spiegare perché, quando lo stimolo è debole, il riflesso è all’inizio molto più limitato, ma può, con il crescere dell’intensità dello stimolo, estendersi ad altri gruppi muscolari o prendere la forma di un movimento complesso, come ad esempio quello della fuga o dell’assalto. In questa irradiazione dei riflessi i segnali afferenti sensitivi prendono dapprima la via preferenziale verso un numero limitato di motoneuroni e poi, crescendo essi di numero e di frequenza, possono anche seguire altre vie che portano ad altri gruppi di motoneuroni ed a riflessi più estesi. Ma qualunque sia la via seguita dai segnali, questi provocano sempre risposte utili all’animale. Le informazioni sensitive che salgono all’encefalo, fino alla corteccia cerebrale, vengono utilizzate per pianificare risposte più complesse, una vista della conservazione dell’individuo e della specie: nell’uomo diventano coscienti. I motoneuroni comunque sono sempre l’ultimo mezzo effettore, simile ad un terminale di una apparecchiatura elettronica, comune ai riflessi spinali o encefalici. Continua… 22/12/2016 I riflessi viscerali o vegetativi meritano una parola a parte. Il neurone di senso viscerale ha lo stesso decorso del neurone di senso somatico. Ma il suo neurite si mette in comunicazione con motoneuroni che costituiscono le vie motorie viscerali, diverse da quelle che innervano i muscoli somatici. Per ogni organo viscerale, vi sono due vie motorie, antagoniste tra di loro e chiamate rispettivamente simpatica o parasimpatica. I motoneuroni spinali che danno origine a queste vie motorie antagoniste non giacciono allo stesso livello del neurasse. Le vie motorie viscerali constano sempre di almeno due neuroni, a differenza di quelle dei muscoli somatici. Uno di questi neuroni ha il corpo cellulare nel neurasse e l’altro neurone in un ganglio simpatico o parasimpatico. Le fibre nervose o neuriti, che collegano ai gangli i corpi cellulari siti nel neurasse formano i nervi pregangliari; i neuriti che collegano i gangli con l’effettore viscerale formano i nervi postgangliari. Da ricordare qui l’impulso che nasce nella terminazione ricettrice si propaga automaticamente e senza decremento sino alle ultime terminazioni dendritiche dello stesso neurone. Questo segnale è essenzialmente un fenomeno elettrico di inversione di polarità a carico della membrana che circonda la fibra. Esso viaggia in una fibra in modo indipendente dai segnali che viaggiano nelle altre fibre vicine del tronco o filamento nervoso. Si tratta quindi di un fenomeno che si mantiene strettamente circoscritto alla fibra che gli ha dato origine. Continua… 23/12/2016 La velocità con cui i segnali viaggiano nelle fibre nervose è molto elevata, da 1 m a 100 al secondo. Le fibre nervose a maggiore velocità di conduzione sono quelle ricoperte da un manicotto di mielina. La membrana di mielina ha funzione isolante ed è costituita da strati di proteine alternati a strati di grassi fosforati e colesterolo. Il manicotto mielinico è interrotto di tanto in tanto da strozzature (strozzature di Ranvier) che lasciano allo scoperto la membrana del neurite. Le strozzature si ripetono ad intervalli regolari, tanto più lunghi tanto è più grosso il diametro trasversale della fibra. In queste fibre mieliniche il segnale elettrico salta da una strozzatura all’altra accelerando così notevolmente il fenomeno della sua propagazione. È interessante notare che il numero delle strozzature è fissato in tempi precoci dello sviluppo dell’organismo, cosicché la crescita successiva del neurone e dei suoi prolungamenti non viene a modificare il numero delle strozzature che sono gli unici punti di passaggio obbligato nella corsa del segnale elettrico. Di conseguenza il tempo totale di percorrenza non si modifica dal neonato all’adulto, anche se la lunghezza delle fibre cresce di molte volte prima di raggiungere lo stato adulto. Le fibre del sistema nervoso centrale e periferico dei vertebrati sono tutte mieliniche, ad eccezione delle fibre motorie dei nervi postgangliari del sistema di conduzione vegetativo che sono amieliniche; negli invertebrati troviamo invece solo fibre amieliniche. Mentre il segnale elettrico si autopropaga lungo tutta l’estensione di un neurone, dalle terminazioni dendritiche alla terminazione neuritica, con lo stesso meccanismo elettrico e la stessa velocità di trasmissione dell’informazione da un neurone all’altro avviene con un meccanismo diverso. Continua… 27/12/2016 Il punto di contatto tra un neurone e l’altro è chiamato sinapsi interneuronica. Attraverso la sinapsi l’informazione viene portata, per via chimica dal neurite al dentrite; la terminazione neuritica secerne infatti una sostanza detta “mediatore chimico”, che diffonde nello spazio intersimpatico e viene a modificare il punto di contatto dentritico Questo cambiamento nel meccanismo di propagazione del segnale, ha il suo significato preciso: il secondo neurone nella catena, infatti, può ricevere informazioni da più neuroni che lo precedono. Queste informazioni sono elettricamente tutte uguali, ma il loro effetto talvolta è qualitativamente opposto, eccitatorio quando porta all’eccitamento, inibitorio quando porta alla depressione. L’informazione quindi non è univoca e non può essere ottenuta che non intermediari chimici di natura diversa. Prendiamo l’esempio di un riflesso spinale di contrazione muscolare, immaginiamo che il movimento sia l’estensione della gamba sulla coscia, provocata dalla contrazione del muscolo quadricipite femorale. I neuroni di senso i cui segnali evocano questa contrazione, per mezzo del loro prolungamento neuritico, si sono dunque messi in contatto sinaptico, con i motoneuroni che innervano le fibre muscolari del muscolo in questione, eccitandoli. Ma gli stessi neuroni di senso contemporaneamente hanno inviato segnali inibitori, tramite un neurone intermediario, ad un altro gruppo di motoneuroni che innervano le fibre muscolari di muscoli antagonisti, di muscoli cioè che muovono l’articolazione del ginocchio in senso opposto. Alla contrazione del quadricipite (estensore) si associa la decontrazione dei flessori; il movimento di estensione oltre che risultare più agevole costa di meno, in termini di energia consumata, perché incontra meno resistenza. Continua nell’articolo risposte ai lettori novantadue trentesima parte…